Arte e Religione

Valentino Garavani, l’ultimo narratore globale della moda italiana

La scomparsa di Valentino Garavani non è solo la perdita di uno stilista, ma la fine di una voce capace di raccontare l’Italia al mondo attraverso la bellezza, la disciplina e l’eleganza. Con lui si chiude una stagione irripetibile della moda italiana, quella in cui il talento individuale riusciva a farsi linguaggio universale, riconosciuto e ammirato ben oltre i confini nazionali.

Valentino apparteneva a una generazione di creatori che non si limitavano a disegnare abiti, ma costruivano immaginari. La sua formazione parigina negli anni Cinquanta e il legame profondo con l’Haute Couture francese hanno dato vita a un ponte culturale unico tra Italia e Francia, rendendolo uno dei pochissimi italiani capaci di muoversi con naturalezza nel tempio mondiale dell’alta moda. In quel dialogo costante tra rigore e sogno, tra artigianato e visione, si è definito uno stile che è diventato sinonimo stesso di eleganza.

L’articolo di Artribune mette in luce come la figura di Valentino si intrecci idealmente con quella di Alberto Arbasino, altro grande narratore italiano, anch’egli originario di Voghera. Una coincidenza geografica che diventa simbolica: da una provincia apparentemente marginale sono partiti due sguardi capaci di leggere, interpretare e raccontare un’epoca di splendore culturale. Non è nostalgia sterile, ma consapevolezza di una perdita più ampia: quella di una classe di interpreti che sapevano tenere insieme industria e artigianato, cultura e mercato, identità nazionale e respiro internazionale.

Valentino non era soltanto “l’ultimo dei couturier”, ma l’erede di una tradizione quasi mitologica, fatta di colpi di fulmine, visioni improvvise, racconti fondativi che davano senso a una vocazione. Storie forse romanzate, ma autentiche nel loro valore simbolico, lontanissime dalle motivazioni che oggi spesso guidano le nuove generazioni di fashion designer.

Nel suo ricordo riaffiora anche un’Italia che non esiste più: quella celebrata nella celebre fotografia del 1985 davanti al Duomo di Milano, con Valentino affiancato da altri grandi nomi dello stile italiano. Un’immagine che restituiva orgoglio, identità e coesione, in un tempo in cui la moda italiana era ancora pienamente padrona del proprio destino. Oggi, osserva amaramente l’articolo, molti di quei marchi sono passati sotto il controllo di fondi stranieri, in una logica finanziaria che spesso consuma senza custodire.

La morte di Valentino Garavani lascia quindi un vuoto che non è solo creativo, ma culturale. Un silenzio che interroga soprattutto le scuole, le istituzioni e chi è chiamato a formare i nuovi creatori di bellezza. Perché la sua eredità non è soltanto negli abiti, nel rosso iconico o nelle passerelle, ma in un’idea alta e responsabile del fare cultura attraverso la moda.

ARTICOLO TRATTO DA ARTRIBUNE.