Politica

San Marino. Il Congresso di Stato sul caso Simoncini: “La decisione all’unanimità del Consiglio Giudiziario smentisce la propaganda politica”

La recente delibera del Consiglio Giudiziario sul caso di Massimiliano Simoncini riporta il dibattito pubblico sul binario della verità documentale. Nessuno intende sottrarsi all’esecuzione della sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Le pronunce internazionali richiedono massimo rispetto e rigorosa attuazione secondo le forme previste dalla Convenzione. Esiste tuttavia un confine nettissimo tra la doverosa esecuzione di una pronuncia sovranazionale e l’uso strumentale della giustizia per gettare discredito sulle istituzioni della Repubblica.

Sconcerta la posizione espressa da Repubblica Futura. La forza d’opposizione attacca un provvedimento definendolo politico o condizionato da presunti sistemi di potere. Dimentica un dettaglio decisivo. La delibera dell’organo di governo della magistratura è stata approvata all’unanimità dai sette componenti aventi diritto al voto. All’interno di quel collegio siede anche il rappresentante designato direttamente da Repubblica Futura, il quale ha concorso all’adozione del provvedimento condiviso. Sostenere una tesi nelle sedi istituzionali per poi rinnegarla sui giornali rivela una palese incoerenza.

Sul piano strettamente giuridico occorre fare chiarezza per evitare di disorientare la cittadinanza. La Corte di Strasburgo ha censurato l’intervento legislativo retroattivo del 2020 relativo alla nomina, ma non ha mai ordinato il reintegro automatico di Simoncini nel ruolo di Commissario della Legge. L’ordinamento sammarinese non prevede la revocazione automatica delle decisioni amministrative o civili passate in giudicato. Il Consiglio Giudiziario si è mosso nell’alveo della legge costituzionale n. 1 del 2021. Gli approfondimenti condotti dalla commissione istruttoria hanno evidenziato la totale assenza dei prerequisiti di indipendenza, imparzialità ed equilibrio indispensabili per l’esercizio delle funzioni giudicanti.

A pesare sulla decisione finale non sono i fatti giudicati a Strasburgo, bensì le vicende autonome e successive maturate negli ultimi anni. Il percorso professionale dell’ex magistrato parla da solo. Due distinte relazioni sulla professionalità, redatte da Canzio tra il 2020 e il 2023 ed esaminate dal Consiglio Giudiziario, hanno decretato giudizi ampiamente negativi sia per il ruolo di Commissario della Legge sia per quello di Procuratore del Fisco. Impugnate dal diretto interessato, le relazioni hanno retto all’esame dei giudici d’appello e straordinari, del tutto estranei alle vicende originate dal ricorso europeo. A metà tra inadeguatezza professionale e illeciti deontologici, il quadro si è aggravato con tre sanzioni disciplinari definitive. Dalla censura per mancata astensione in palese conflitto d’interessi fino alla destituzione, poi riformata in sospensione, irrogata per aver compromesso i diritti di una vittima di violenza di genere ammettendo prove illegittime in un processo civile.

Pure la narrazione economica propinata alla cittadinanza appare deformata. Le somme pari a circa 170mila euro richiamate da Rf riguardano arretrati e differenze retributive legate alle funzioni svolte, non un mero indennizzo per danni. Inoltre, se da un lato l’Erario è chiamato a saldare le spettanze dovute, dall’altro lato il medesimo Simoncini è tenuto a corrispondere allo Stato cifre ingenti a titolo di spese di giustizia ed onorari per le decine di ricorsi persi. Il bilancio pubblico va presentato nella sua interezza.

Serve memoria storica per comprendere come la Repubblica sia arrivata al punto di svolta. Le riforme strutturali dell’ordinamento giudiziario non sono nate per capriccio della politica. La stagione di profonda crisi culminata durante l’esperienza di governo targata Rf, quando la titolarità della Giustizia era affidata a Nicola Renzi, aveva ridotto il Tribunale a un terreno di scontro permanente tra magistrati. Furono proprio gli organismi sovranazionali, primo tra tutti il GRECO nel settembre 2020, a esigere da San Marino un intervento radicale sul sistema giudiziario. La riforma varata successivamente dal Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini e il consolidamento normativo del 2021 hanno ridato stabilità, autorevolezza ed efficienza a una magistratura altrimenti paralizzata da conflitti interni. L’attuale Segretario di Stato Stefano Canti conferma l’impegno dell’esecutivo nel difendere questo percorso di ammodernamento istituzionale, pienamente riconosciuto dalle istanze europee.

Nessuna “terra da ceci” è stata generata, nessuna epurazione è stata compiuta. Il Tribunale del Titano è tornato a funzionare con regolarità ed è proprio la solidità delle riforme a presentare la Repubblica come un partner credibile alla vigilia della firma dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. Screditare sistematicamente la magistratura sammarinese a colpi di comunicati stampa denota un atteggiamento irresponsabile verso il Paese. Le istituzioni proseguiranno nel percorso tracciato dall’Agente di Governo per l’attuazione dell’Action Plan a Strasburgo, tutelando l’autonomia dei giudici e la dignità dello Stato di diritto.

Congresso di Stato della Repubblica di San Marino