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San Marino. Presentata alla Reggenza Francine Ntoumi, immunologa di fama internazionale, vincitrice del prestigioso Premio Emma Rossi

Si è concluso ieri, 24 settembre, il Premio Internazionale Emma Rossi. La vincitrice, la giuria, e una delegazione dell’Associazione, sono state ricevute in udienza dalla Reggenza, prima della proclamazione ufficiale nel corso della serata pubblica al teatro Titano. Di seguito, l’intervento della presidente Patrizia Busignani pronunciato di fronte ai Capi di Stato

Eccellenze, Signori Segretari di Stato, Signore e Signori,

desidero ringraziare a nome del Consiglio Direttivo dell’Associazione Emma Rossi e mio personale per l’alto onore che le Loro Eccellenze ci hanno concesso con questa Udienza.

L’occasione è solenne e giunge poche ore prima dell’evento con cui concluderemo la 4° edizione del Premio Internazionale Emma Rossi, la cui organizzazione ci ha impegnato per quasi due anni e sulla quale abbiamo investito molto anche delle nostre modeste risorse economiche.

Il Premio Emma Rossi, già dalla precedente edizione si è dato una dimensione internazionale scegliendo un tema “Donne che cambiano il mondo” con cui rivolgere lo sguardo anche oltre i nostri confini. Lo abbiamo fatto cercando di coinvolgere in questo nostro progetto i cittadini sammarinesi, sia residenti in Territorio sia residenti all’estero, la rete delle nostre rappresentanze diplomatiche e consolari, le istituzioni locali, il mondo del volontariato sammarinese, le ONG che operano a livello internazionale, la Scuola Superiore e l’Università.

Il risultato sono 17 candidate, una in più della scorsa edizione, di cui 3 sammarinesi, provenienti da 6 Paesi diversi: Italia, Argentina, Gaza, Repubblica del Congo, Gran Bretagna e San Marino. Donne che si sono distinte nel campo dell’assistenza medica, della ricerca scientifica, dell’aiuto umanitario e della cura.

Il Regolamento del Premio per questa edizione, infatti, ha orientato la scelta delle candidate all’ambito dell’assistenza sanitaria, sociosanitaria e umanitaria, alla ricerca scientifica in campo medico e biomedico, alla cura e all’accoglienza dei soggetti più vulnerabili: disabili, vittime di violenza, anziani soli, minori senza famiglia, profughi in fuga da zone di guerra, migranti… l’elenco – purtroppo – potrebbe continuare.  

La scelta effettuata è funzionale alla decisione di dedicare questa edizione del nostro Premio a celebrare i 70 anni della Legge n. 42 del 22 dicembre 1955 che ha istituito un sistema obbligatorio di sicurezza sociale, dando avvio al sistema sanitario pubblico, universalistico e gratuito, di cui da allora i cittadini di questo Paese beneficiano.

Non tutti però sono altrettanto fortunati in questo mondo che non riesce a trovare la via della convivenza pacifica e anzi fa pericolosi passi indietro.  

La risposta al bisogno di cura, intesa in senso lato, è assolutamente insufficiente in tutto il mondo. Lo è talvolta anche nelle nostre società, figuriamoci in zone di conflitto o in comunità che si misurano quotidianamente con la miseria, con la siccità, con le malattie, con la mancanza di ospedali e centri sanitari, di assistenza e di servizi, in una parola con la mancanza di tutte quelle prestazioni che possono garantire la “sicurezza sociale”, così come l’ha definita la nostra legge del 1955.  

Con questo Premio abbiamo voluto richiamare l’attenzione sul contributo delle donne e sulle responsabilità che esse si assumono di fatto nel campo delle cure mediche, della scienza, dell’assistenza umanitaria.

Abbiamo cercato di raccontarlo facendo uscire dall’ombra le esperienze delle nostre 17 candidate, a rappresentare idealmente tutte le donne di cui non conosciamo né il nome né il volto, che si rendono come loro protagoniste del cambiamento spesso senza esserne consapevoli, attraverso la quotidianità del gesto di accoglienza, di aiuto, di cura ma anche attraverso lo studio, la ricerca, la progettazione in mezzo a mille ostacoli, a pregiudizi, a mancanza di mezzi, con paghe inferiori ai loro colleghi uomini, mettendo a rischio la loro vita.

Con questo Premio vogliamo anche ribadire ancora e ancora che il mondo ha bisogno delle donne in tutti gli ambiti, anche là dove si prendono le decisioni che ci riguardano tutti, magari chissà potremmo avere meno guerre, meno distruzioni, meno armi. Non lo sappiamo con certezza, ma visto com’è andata fin qui, varrebbe la pena almeno provarci!

Aggiungo che far conoscere esperienze come quelle di cui sono protagoniste le candidate al Premio è anche un modo per offrire modelli positivi con cui identificarsi alle ragazze e alle giovani donne e – visto che in questo caso parliamo di medicina e di assistenza sociosanitaria – incoraggiarle a cimentarsi in ambiti prettamente scientifici e della ricerca medica.

Proprio su questo tema si terrà questa sera una conversazione che ha per tema “Presenza e apporto delle donne nel campo della medicina e della ricerca scientifica” che vedrà coinvolta la nostra prestigiosa Giuria, che ha svolto il difficile compito di decidere a chi attribuire il premio, tra candidate tutte assolutamente meritevoli e impegnate.

Mi sia consentito, Eccellenze, di presentare Loro la Giuria:

La prof.ssa Antonella Polimeni, che ha svolto il ruolo non certo facile di Presidente della Giuria, Rettrice dell’Università Sapienza di Roma, molto dispiaciuta, si scusa con le LL.EE. di non poter essere presente a causa di un impegno istituzionale urgente.  

La dott.ssa Bianca Caruso, già nota in Repubblica per avere egregiamente diretto il nostro Istituto per la Sicurezza Sociale tra il 2014 e il 2016, è Direttrice Responsabile della gestione medica dei presidi ospedalieri di Riccione e Cattolica.

La dott.ssa Anna Castellucci stimata psicologa, psicoterapeuta, didatta e per anni direttrice del centro Bolognese di Terapia Familiare.

La dott.sa Maria Luana Stacchini, apprezzata psicologa e psicoterapeuta, non ha bisogno di presentazioni, ha speso la sua vita professionale all’interno del Servizio pubblico di Salute Mentale con una parentesi alla direzione del Servizio Minori.

Donne che, ognuna nel proprio ambito, ognuna con le proprie competenze, hanno contribuito e contribuiscono a cambiare il mondo.

Lo stesso possiamo dire per la vincitrice del Premio, che verrà svelata questa sera, e che ho l’onore di presentare Loro in anteprima: la professoressa Francine Ntoumi immunologa di fama internazionale e Presidente della Fondazione Congolese per la Ricerca Medica, insignita nel maggio scorso del titolo di Cavaliere della Legion d’Onore, la più alta onorificenza francese per i suoi meriti scientifici.

Desidero aggiungere un’ultima riflessione: impegnare l’Associazione e in qualche modo coinvolgere anche il nome della Repubblica di San Marino in un’operazione di valorizzazione di donne capaci e intraprendenti, ma anche coraggiose e generose. in ogni contesto e a tutte le latitudini, ci è parsa una scelta coerente con la cultura di pace, di tutela dei diritti umani, di solidarietà internazionale, di cui la nostra Repubblica si fa giustamente interprete nel mondo.  E in quanto Associazione, anche per onorare la memoria di Emma Rossi, facciamo davvero tutto il possibile per esserne all’altezza!

Infine, non mi resta che rinnovare il mio ringraziamento alle Loro Eccellenze e – se mi è permesso – offrire Loro in dono le pubblicazioni più recenti della nostra Associazione. Si tratta del volume “EMMA. Una lunga strada tutta interna alla sinistra” che è una sorta di biografia politica di Emma Rossi e “La capitale di mille abitanti”, che propone percorsi nel nostro centro storico ovviamente corredati da un documentato racconto storico, architettonico e artistico opera di Laura Rossi e Gino Zani.