Abbiamo toccato con mano una delle qualità più preziose della nostra Repubblica: la capacità dello Stato, del volontariato e dell’associazionismo di riconoscersi come parti di una medesima collettività
Indirizzo di saluto dei Capitani Reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva all’Aula Consiliare
Signore e Signori Consiglieri,
Signori Segretari di Stato,
giunti al termine di questa sessione consiliare, l’ultima del nostro mandato, desideriamo rivolgere a tutti Voi il nostro più cordiale indirizzo di saluto.
Sei mesi rappresentano un tempo breve nella vita di una persona e ancor più nella storia secolare di uno Stato.
Eppure vi sono esperienze nelle quali il tempo non si misura soltanto nella sua durata, ma attraverso ciò che è capace di lasciare, di modificare e talvolta persino di trasformare.
Per noi, il semestre reggenziale è stato una di queste esperienze.
Quando abbiamo assunto la Suprema Magistratura eravamo naturalmente consapevoli dell’altissimo valore dell’incarico che ci accingevamo a ricoprire, della sua storia, delle prerogative e delle responsabilità che l’Ordinamento affida alla Reggenza.
Ma conoscere un’Istituzione e viverla sono due cose profondamente diverse.
Vi sono realtà che possono essere studiate, raccontate, osservate dall’esterno. Ve ne sono altre che si comprendono fino in fondo soltanto attraversandole.
È per questo che, guardando oggi ai mesi trascorsi, ci piace immaginare il nostro semestre come un ponte. Un cammino fatto di incontri, confronti, approfondimenti ed emozioni. Uno spazio lungo il quale, passo dopo passo, cambia lo sguardo di chi lo percorre.
Ogni tratto percorso ci ha consegnato qualcosa. Ci ha consentito di vivere più profondamente la Reggenza e di accogliere il sincero affetto e la fiducia che le persone Le riservano.
Abbiamo visto, in questi mesi, quanto forte possa essere una Comunità quando le Istituzioni non agiscono da sole.
Abbiamo toccato con mano una delle qualità più preziose della nostra Repubblica: la capacità dello Stato, del volontariato e dell’associazionismo di riconoscersi come parti di una medesima collettività.
Abbiamo incontrato donne e uomini che dedicano il proprio tempo agli altri senza chiedere visibilità o riconoscimenti, costruendo ogni giorno una rete silenziosa di sostegno che spesso arriva là dove l’intervento pubblico, da solo, non potrebbe arrivare.
Non realtà separate.
Non mondi che procedono parallelamente.
Ma parti differenti di una stessa Comunità capaci di incontrarsi quando al centro vi è la persona.
Sotto questo profilo, la visita del Santo Padre nella nostra Repubblica ha rappresentato un momento particolarmente significativo.
Al di là della solennità dell’evento, ciò che resta è il richiamo ad una società capace di non lasciare indietro nessuno, di riconoscere la fragilità non come una condizione da nascondere, ma come parte stessa dell’esperienza umana.
In fondo, costruire una Comunità significa proprio questo: creare legami. Fare in modo che ciò che è distante possa avvicinarsi.
E se il ponte, è per noi, anzitutto un percorso, è proprio percorrendolo che realtà diverse possono imparare a riconoscersi, ad ascoltarsi e, quando possibile, a camminare nella stessa direzione.
Vale nei rapporti fra le persone.
Vale nei rapporti fra società civile e Istituzioni.
Vale anche nell’esercizio stesso del potere pubblico.
Il dialogo tra Istituzioni e cittadini non può essere concepito, infatti, come un movimento a senso unico.
Il semestre trascorso ci ha condotto altresì oltre i confini della Repubblica.
La visita al Consiglio d’Europa ci ha offerto l’occasione di osservare San Marino da una prospettiva diversa, in particolare ci ha dato l’opportunità di toccare con mano l’importanza del ruolo che un piccolo Stato può esercitare nella Comunità internazionale.
La credibilità di uno Stato non si misura in chilometri quadrati bensì nella coerenza delle sue posizioni, nella serietà con cui rispetta gli impegni assunti, nella capacità di contribuire al dialogo fra le Nazioni, nella forza dei propri principi.
Per questo anche un piccolo Stato può avere una voce. E quella voce diventa tanto più autorevole quanto più è riconoscibile, equilibrata e coerente.
La tradizionale vocazione di San Marino alla pace, al dialogo e alla neutralità assume, nell’attuale scenario internazionale, un significato che va ben oltre la dimensione del nostro territorio.
Neutralità non significa indifferenza. Non significa sottrarsi alle responsabilità.
Significa piuttosto preservare uno spazio nel quale il dialogo possa continuare ad esistere anche quando le posizioni sembrano inconciliabili.
Significa credere che, prima di ogni frattura definitiva, debba sempre essere ricercato, fino all’ultimo, un passaggio.
Viviamo in un contesto internazionale attraversato da guerre, tensioni e contrapposizioni che troppo spesso sembrano restringere gli spazi nei quali le parti possono parlarsi.
Il nostro auspicio è che i mesi che verranno possano essere caratterizzati da minori tensioni e da una rinnovata capacità e volontà di cercare il confronto prima dello scontro, la parola prima della frattura. Non sempre il dialogo conduce immediatamente ad una soluzione, ma senza di esso risulta davvero difficile, se non impossibile, superare divergenze.
Per un Paese come il nostro, che ha fatto della disponibilità al confronto una parte della propria storia, continuare a custodire questo spazio significa continuare a costruire ponti.
Ed è proprio in questa idea di incontro, di rispetto e di dialogo che si inserisce anche il valore dello sport: uno dei linguaggi più universali che esistano. Esso, infatti, crea uno spazio nel quale ci si confronta rispettando regole comuni e insegna il valore dell’incontro e del rispetto reciproco.
L’esperienza affianco agli atleti sammarinesi che hanno partecipato ai Giochi del Mediterraneo ci ha regalato momenti di grande orgoglio, anche attraverso le medaglie conquistate.
Ma sarebbe riduttivo fermare il nostro sguardo soltanto ai risultati.
Il nostro riconoscimento va a tutti gli atleti che hanno rappresentato San Marino.
A chi ha conquistato una medaglia, a chi l’ha inseguita senza raggiungerla e a chi ha concluso la propria gara lontano dai riflettori.
Perché il valore di un atleta non può essere misurato esclusivamente dalla posizione raggiunta al termine di una competizione.
Dietro ogni partecipazione vi sono anni di allenamento, disciplina, sacrifici, rinunce, cadute, ripartenze e una determinazione che spesso rimane invisibile agli occhi di chi osserva soltanto il momento finale: la gara.
Lo sport insegna che il talento, da solo, non basta se non è accompagnato dall’impegno.
Ai nostri giovani vorremmo consegnare soprattutto questo messaggio: non permettete che il valore del vostro cammino venga misurato soltanto dal risultato finale.
Abbiate il coraggio di impegnarvi, di provare, di cadere e di ripartire.
Perché vi sono traguardi che si vedono e altri che appartengono alla persona che si diventa mentre si cerca di raggiungerli.
E ogni atleta sammarinese che ha indossato i colori della Repubblica ci ha ricordato qualcosa che va ben oltre lo sport: rappresentare il proprio Paese significa portare con sé il volto umano, emotivo e culturale dell’identità propria di una nazione.
Anche qui ritroviamo il nostro ponte: lo sport unisce generazioni, popoli e culture diverse.
Signore e Signori Consiglieri,
Signori Segretari di Stato,
questo semestre ci ha insegnato molto sulla Repubblica e su noi stessi.
L’Istituto Reggenziale possiede una caratteristica tanto peculiare quanto preziosa: non è affidata a una sola persona. È composto da due persone chiamate, per sei mesi, ad esercitare insieme una funzione indivisibile.
Quello che in prima battuta può essere osservato attraverso due prospettive differenti trova poi sempre una sintesi.
E da quella sintesi nasce una voce unica.
Probabilmente la forza di questa Magistratura risiede proprio in questo: l’aver trasformato, da secoli, la pluralità di visioni in equilibrio. E l’equilibrio in garanzia.
In questi mesi le emozioni sono entrate profondamente nelle nostre giornate.
Alcune attese, altre impreviste.
Abbiamo avvertito il peso di determinate situazioni, abbiamo incontrato persone che hanno lasciato dentro di noi qualcosa che continuerà ad accompagnarci ben oltre la conclusione del mandato.
Abbiamo scelto di farci coinvolgere.
Perché rappresentare una Comunità significa anche essere capaci di sentirla.
Signore e Signori Consiglieri,
Signori Segretari di Stato,
la conclusione di un semestre reggenziale è inevitabilmente anche tempo di gratitudine.
Desideriamo quindi rivolgere il nostro più sentito ringraziamento a quanti, in questi mesi, hanno accompagnato la Reggenza nell’esercizio delle proprie funzioni.
Un particolare ringraziamento desideriamo rivolgere ai Segretari di Stato, ai Consiglieri, ai Presidenti delle Commissioni Consiliari Permanenti e Speciali e, con loro, a tutti i componenti delle Commissioni.
Nel corso del semestre abbiamo ritenuto importante stimolare il lavoro consiliare e favorire un rinnovato impulso nell’esame delle numerose questioni rimaste nel tempo in attesa di una definizione.
Dietro ad ogni progetto e ad ogni istanza che attende di essere esaminata esiste una responsabilità che le Istituzioni hanno assunto nei confronti della Comunità.
Una questione che rimane ferma troppo a lungo rischia di creare una distanza fra chi attende una risposta e chi è chiamato a fornirla.
Per questo abbiamo ritenuto importante incoraggiare il lavoro delle Commissioni, luoghi nei quali posizioni differenti sono chiamate a confrontarsi e nei quali le questioni affidate alla politica devono poter proseguire il proprio cammino.
Anche qui riconosciamo uno dei ponti che tengono insieme la nostra democrazia: quello che collega le istanze della Comunità alla responsabilità di chi è chiamato ad esaminarle, discuterle e, infine, decidere.
Un sentimento di particolare riconoscenza desideriamo rivolgerlo anche ai Capitani di Castello e ai membri delle Giunte da loro presiedute.
Abbiamo voluto incontrarli direttamente nel corso del semestre perché riteniamo che la loro funzione rappresenti una delle espressioni più autentiche di quella prossimità istituzionale che costituisce un valore da custodire.
Quelle visite ci hanno permesso di conoscere più da vicino le peculiarità dei singoli Castelli e le attività svolte dalle Giunte su questioni che incidono direttamente sulla vita quotidiana delle persone.
Le Giunte di Castello costituiscono un raccordo essenziale fra le Istituzioni centrali e i cittadini.
Sono luogo di ascolto.
Raccolgono esigenze, segnalano criticità, conoscono il territorio e permettono allo Stato di avvicinarsi anche alle necessità più specifiche.
Sono, in questo senso, uno dei ponti più vicini alle persone.
La nostra riconoscenza si rivolge poi all’Ufficio di Segreteria del Consiglio Grande e Generale, all’Ufficio di Presidenza e ai Gruppi Consiliari che lo compongono per l’instancabile e preziosa dedizione costantemente dimostrata.
Esprimiamo profonda gratitudine al Dirigente e al personale dell’Ufficio Segreteria Istituzionale e delle sue rispettive articolazioni – Operatori dei Servizi Istituzionali, Sezione Congresso di Stato e Sezione Studi Legislativi – per l’impegno profuso, per lo spirito di servizio e il profondo amore per le Istituzioni di questa Repubblica, qualità che hanno caratterizzato l’attività istituzionale durante questi mesi.
Estendiamo il nostro partecipato ringraziamento al Cerimoniale Diplomatico dello Stato, al personale del Dipartimento Affari Esteri, alla Guardia del Consiglio Grande e Generale, ai Corpi Militari, anche volontari, agli organi di Polizia e, più in generale, a tutti i funzionari e collaboratori che hanno prestato la propria opera con professionalità, cura e sensibilità.
Alle donne e agli uomini dell’Amministrazione che quotidianamente mettono a disposizione competenze, esperienza e senso delle Istituzioni rivolgiamo il nostro più sincero ringraziamento.
Perché se la Reggenza rappresenta uno dei simboli più alti della Repubblica, dietro la solennità dell’Istituzione esiste una trama quotidiana di persone, competenze e dedizione senza la quale nessuna funzione potrebbe essere esercitata pienamente.
Prima di avvicinarci verso la conclusione, vi è un immagine di questo semestre sulla quale desideriamo soffermarci.
Per ragioni legate ai lavori di restauro della Sala del Consiglio Grande e Generale di Palazzo Pubblico, l’attività del Consiglio Grande e Generale si è svolta, in questi mesi, qui, nella sede del Centro Congressi Kursaal. È una circostanza che abbiamo vissuto con un lieve rammarico.
Non perché un luogo diverso possa sminuire il lavoro consiliare, ma perché Palazzo Pubblico e in particolare la Sala del Consiglio Grande e Generale non sono soltanto una sede: sono il luogo nel quale la nostra democrazia ha costruito nel tempo parte essenziale della propria storia e della propria memoria.
Proprio per questo, esserci ritrovati nella Sala del Consiglio Grande e Generale in occasione dell’elezione dei Capitani Reggenti che ci succederanno ha assunto per noi un significato particolare: quando, accanto al Segretario di Stato per gli Affari Interni Andrea Belluzzi, ci siamo affacciati sul balcone di Palazzo Pubblico abbiamo avvertito la sensazione di riconsegnare idealmente quella Sala e quel Palazzo ai Capitani Reggenti neo eletti, al Consiglio Grande e Generale ma, prima ancora, al popolo sammarinese.
È stato un momento che ci ha profondamente toccato.
Vorremmo che questo ritorno nella sede più propria della nostra vita istituzionale potesse rappresentare anche l’inizio simbolico di una nuova stagione di dialogo e di apertura.
Ogni qualvolta che varchiamo il portone di Palazzo Pubblico ed entriamo nella Sala del Consiglio Grande e Generale portando con noi posizioni, sensibilità e idee dobbiamo ricordarci che le differenze appartengono alla politica e sono una ricchezza della democrazia. La conflittualità, invece, non dovrebbe mai diventare un fine in sé.
La politica mostra forse la sua funzione più alta proprio quando riesce a portare i punti di vista difformi attorno allo stesso tavolo, confrontandoli e trasformandoli in una vera e propria possibilità di crescita e di costruzione. Ciò non significa rinunciare alle proprie convinzioni. Significa riconoscere che, anche quando le strade proposte sono diverse, esiste una responsabilità comune verso il Paese.
In questo stesso orizzonte si colloca un altro passaggio significativo che ha accompagnato il nostro semestre: il percorso dell’Accordo di Associazione con l’Unione europea. Dopo una fase nella quale il cammino aveva conosciuto rallentamenti e momenti di attesa, sono stati superati gli ultimi passaggi istituzionali ed è stato possibile fissare con grande soddisfazione una data precisa per la sua firma: il prossimo 19 ottobre.
Vogliamo richiamarlo alla Vostra mente con la consapevolezza che esso rappresenta una tappa di un percorso lungo e complesso, al quale hanno contribuito al contempo Istituzioni, Forze politiche, Amministrazione e numerose professionalità della Repubblica.
Un percorso che non si esaurisce con la firma ma che richiederà da parte di tutti noi capacità di ascolto, di confronto, studio e approfondimento. Ci auguriamo che non venga disperso quel patrimonio di dialogo che, in alcuni momenti della nostra vita istituzionale, ha dimostrato quanto possa essere utile alla Repubblica lavorare attorno alle questioni più importanti.
Signore e Signori Consiglieri,
Signori Segretari di Stato,
siamo ormai prossimi alla sponda finale del nostro ponte.
Ma, come accade per ogni passaggio istituzionale nella nostra Repubblica, il luogo nel quale il nostro cammino termina coincide con quello dal quale altri inizieranno il proprio.
Ai Capitani Reggenti neo eletti, Gerardo Giovagnoli e William Casali, che raccoglieranno il testimone desideriamo pertanto rivolgere un augurio che nasce direttamente dall’esperienza di questi mesi.
Vivete pienamente questo semestre.
Lasciatevi coinvolgere dalle persone, dagli incontri e dalle situazioni che entreranno nelle Vostre giornate.
Fatelo con sincerità e con naturalezza.
Custodite sempre, insieme a tutto questo, la piena consapevolezza della responsabilità che Vi viene affidata.
Proteggete la Reggenza.
Proteggetene l’autorevolezza, l’equilibrio, la neutralità e la capacità di rappresentare l’intera Comunità.
Perché essa non appartiene a chi la esercita per sei mesi.
Appartiene alla Repubblica e alla sua storia.
Non abbiate timore delle emozioni che questo semestre saprà regalarvi.
Accoglietele, perché anche attraverso di esse sarà possibile conoscere più profondamente la Comunità che sarete chiamati a rappresentare.
Ascoltate.
Osservate.
Lasciatevi sorprendere.
E consentite a questa esperienza di modificare, almeno in parte, il Vostro sguardo.


