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Violenza di genere, a San Marino 33 procedimenti in sei mesi: donne e minori le vittime principali, ora servono più protezione e assistenza dopo la denuncia

La violenza si vede di più, viene segnalata più spesso e arriva con maggiore frequenza davanti all’Autorità giudiziaria. Ma il vero buco nero resta ciò che accade dopo la denuncia. È il nodo emerso dalla seduta congiunta delle Commissioni II e IV, riunite oggi a San Marino per esaminare i dati sulla violenza di genere e contro i minori.

Il punto di partenza sono i numeri. Nel 2025 risultano 47 procedimenti penali, mentre nei soli primi sei mesi del 2026 ne sono stati aperti 33. Di questi, 29 erano ancora pendenti al 30 giugno, tre erano stati archiviati e uno risultava in attesa dell’esito di un esperimento probatorio. Tra le vittime registrate nel primo semestre dell’anno figurano 19 donne e 17 minori. Nel 2025 erano state rispettivamente 30 e 15.

Il confronto tra un anno intero e un semestre richiede cautela, ma il quadro resta pesante. Anche perché dietro ogni fascicolo possono esserci violenze fisiche, sessuali o psicologiche, maltrattamenti in famiglia, minacce, persecuzioni, controllo economico e abusi commessi attraverso telefoni, social network e altri strumenti digitali.

La relazione della Gendarmeria allarga lo sguardo agli ultimi anni. I casi arrivati all’Autorità giudiziaria sono stati 48 nel 2022, 36 nel 2023, 39 nel 2024 e 49 nel 2025. Le segnalazioni trasmesse dalle forze dell’ordine ai servizi competenti sono state invece 70, 62, 97 e 73.

Il segretario di Stato Luca Beccari ha invitato a non trattare queste cifre come un semplice grafico in salita o in discesa. Una segnalazione non corrisponde sempre a un reato e, allo stesso tempo, una parte degli episodi può non arrivare mai all’attenzione delle autorità. L’aumento dei casi conosciuti può quindi indicare anche una maggiore capacità di riconoscere la violenza e un sistema più accessibile per chi cerca aiuto.

Nel tempo è stato messo a punto un buon sistema di attenzione e ascolto”, ha affermato Beccari. Il riferimento è all’Ufficio violenza di genere e contro i minori della Gendarmeria, alla stanza protetta “Una stanza per te”, alla formazione specialistica svolta con l’Arma dei Carabinieri e al coordinamento tra forze dell’ordine, ISS, Tribunale e Authority per le Pari Opportunità.

La rete, però, deve reggere non soltanto nel momento della segnalazione. Deve funzionare anche nei giorni, nei mesi e talvolta negli anni successivi. “Esiste una fase successiva nella quale bisogna gestire la situazione della vittima, dei suoi affetti e degli eventuali figli, soprattutto quando sono coinvolti minori”, ha sottolineato Beccari, indicando come priorità la realizzazione di strutture protette specificamente dedicate.

Proprio la protezione dopo la denuncia è stata una delle questioni più battute durante il dibattito. Gaetano Troina di D-ML ha ricordato che la paura delle conseguenze può spingere una vittima a restare in silenzio. “Una delle cose che maggiormente frenano chi decide di sporgere denuncia, presentare una segnalazione o chiedere aiuto è proprio la paura di non essere adeguatamente tutelato dopo”, ha spiegato. Da qui la richiesta di costruire, almeno nei casi più delicati, una forma di assistenza disponibile anche ventiquattr’ore su ventiquattro.

A preoccupare sono inoltre i procedimenti che rimangono aperti e quelli che si chiudono senza arrivare a sentenza. Nell’intero periodo esaminato risultano 90 procedimenti pendenti. Diciannove sono stati archiviati per remissione o mancanza della querela, ma dai dati forniti non è possibile distinguere chiaramente le due situazioni.

Matteo Zeppa di Rete ha chiesto di fare luce proprio su questo passaggio. “È importante sapere perché i procedimenti vengano archiviati e distinguere i casi di remissione da quelli di mancanza della querela”, ha affermato. Il dubbio è che alcune persone possano fare marcia indietro perché non si sentono sufficientemente al sicuro o perché temono le conseguenze familiari, economiche e sociali della denuncia.

Nel periodo complessivamente analizzato risultano 205 vittime: 147 donne e 50 minori. Insieme rappresentano oltre il 96% del totale. I minori costituiscono da soli quasi un quarto delle persone coinvolte. Nel primo semestre del 2026, tra le segnalazioni gestite dalla Tutela minori, figurano sette casi di violenza fisica, quattro di violenza psicologica e tre di violenza assistita.

Giulia Muratori di Libera ha richiamato la necessità di intervenire prima che la situazione esploda. Molte vittime entrano infatti nella rete attraverso le forze dell’ordine o il Pronto soccorso, quando la violenza si è già manifestata in modo evidente. Secondo la commissaria, occorre rafforzare il ruolo della scuola e del Punto d’ascolto del Centro Salute Donna, dove una persona può raccontare quello che sta vivendo, ricevere informazioni e avviare un percorso di sostegno senza essere necessariamente pronta a presentare subito una denuncia.

Il segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini ha spiegato che oggi il fenomeno viene intercettato “prima, meglio e da un maggior numero di attori”. Dal 2024 le regole individuano con maggiore chiarezza i servizi incaricati di ricevere le segnalazioni e distinguono il percorso giudiziario da quello sociosanitario.

Il Governo sta inoltre lavorando a un sistema informatico unico, destinato a raccogliere dati completi e confrontabili provenienti dai diversi organismi. L’obiettivo è seguire il percorso della vittima all’interno della rete, evitare sovrapposizioni e capire se le misure di protezione funzionino davvero.

Tra gli interventi annunciati figura anche il progetto di legge contro violenze e molestie nei luoghi di lavoro, per il quale sarà richiesta la procedura d’urgenza. Il testo introduce la giusta causa di dimissioni e un congedo retribuito fino a cento giorni, utilizzabile nell’arco di tre anni da dipendenti e autonomi inseriti in un percorso di protezione certificato dall’ISS.

Le opposizioni hanno però contestato il modo in cui il dibattito è stato preparato. Repubblica Futura ha lamentato la consegna tardiva di dati privi di un’analisi politica e ha chiesto risposte sul Codice unico delle pari opportunità, sul consenso esplicito, sulle pene e sulle misure cautelari, sulla nuova sede del Centro di prima emergenza, sulla reperibilità h24 di psicologi ed educatori e sugli obblighi di segnalazione nel mondo dello sport.

La richiesta arrivata da più parti è quella di passare dai principi alle scadenze. Denunciare non può significare restare soli, né dover affrontare senza protezione un procedimento lungo anni. Il sistema sammarinese, è stato riconosciuto durante il confronto, ha fatto passi avanti nell’ascolto e nell’emersione dei casi. La sfida adesso è riuscire ad arrivare prima della violenza e restare accanto alla vittima anche dopo che ha chiesto aiuto.