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Seduta congiunta Commissioni II e IV: report di lunedì 21 settembre 2026

Seduta congiunta Commissioni II e IV

Lunedì 21 settembre 2026, mattina

I lavori della Commissione Congiunta si aprono con il comma “comunicazioni”. Gaetano Troina (D-ML) sollecita aggiornamenti sul Pdl riguardante il tema della fibromialgia, ricordando che “i progetti di legge di iniziativa popolare meritano una particolare attenzione da parte della politica” e che lasciare senza risposta i cittadini che lo hanno presentato “non è corretto neppure dal punto di vista istituzionale”. Emanuele Santi (Rete) chiede invece chiarimenti sul futuro dei comandanti dei tre corpi di polizia, sulla permanenza dell’attuale direttore di San Marino RTV e sulle modalità con cui verrà recepita la normativa europea legata all’accordo di associazione. Secondo Santi, dopo la chiusura del negoziato “è arrivato veramente il momento di svelare le modalità con cui San Marino potrà recepire questa importante mole di normativa”. Sulla stessa linea Nicola Renzi (RF), che apre alla collaborazione purché non vi siano forzature e chiede al Governo una road map sui testi già pronti. Renzi affronta anche il nodo di RTV, chiarendo che l’opposizione non cerca polemiche sull’attuale direttore, ma vuole conoscere la posizione del Governo e discutere il piano industriale dell’emittente, perché “la nostra televisione, chiunque sia il direttore pro tempore, non può dipendere dai meriti o dai demeriti di un’unica persona, ma deve avere una strada tracciata anche per il futuro”. Antonella Mularoni (RF) insiste sul recepimento dell’acquis comunitario, chiede che siano messi a disposizione i testi già predisposti e domanda chiarimenti sulla consulenza da 15mila euro affidata dal Congresso di Stato. Sollecita inoltre il coinvolgimento degli ordini professionali e dei corpi intermedi sammarinesi e un piano strategico per affrontare la fase successiva alla firma dell’accordo, fissata per il 19 ottobre: “Quello che non vorrei è che ci trovassimo a un certo punto a dover constatare di non essere pronti su molte questioni”. Matteo Zeppa (Rete) porta invece l’attenzione sui messaggi di odio diffusi online, leggendo un post contro le persone di fede musulmana e denunciando il rischio che contenuti simili alimentino ostilità e distorcano i fatti. “Rete si dissocia completamente da questo genere di messaggi”, afferma Zeppa, secondo il quale il confine tra libertà di opinione e incitamento all’odio razziale o religioso è sempre più fragile. Guerrino Zanotti (Libera) si associa a questa presa di posizione e richiama poi le criticità segnalate dall’Agenzia sammarinese di controllo sulla cannabis: delle sette società autorizzate alla fine del 2025, soltanto una risulta operativa. Mancano ancora il decreto sull’imposta di coltivazione, procedure autorizzative complete, una normativa sui farmaci, un ufficio dedicato e accordi strutturati con l’Italia. Per Zanotti, senza queste scelte politiche e diplomatiche un comparto potenzialmente importante per l’economia sammarinese non riesce a decollare. Andrea Ugolini (PDCS) esprime soddisfazione per la riuscita di “Sport in Fiera”, sottolineandone il valore educativo, sanitario e promozionale e rivolgendo i complimenti al Comitato olimpico nazionale sammarinese e alla Segreteria di Stato allo Sport. Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) richiama l’attenzione sul corso organizzato dall’Università per dare seguito alle raccomandazioni del GRECO e aiutare consiglieri e membri di Governo ad affrontare i possibili dubbi legati all’attività istituzionale. Chiaruzzi invita i parlamentari a partecipare, sottolineando che San Marino si sta dotando di ulteriori strumenti per tutelare la correttezza dell’azione politica. Fabio Righi (D-ML) torna invece sulla scelta del nuovo comandante della Gendarmeria e chiede che la nomina sia accompagnata da un dibattito più ampio sulla riorganizzazione delle forze dell’ordine, anche alla luce della contemporanea conclusione degli incarichi ai vertici dei corpi. Righi chiede poi al Governo informazioni dettagliate sui rapporti e sulle eventuali convenzioni con il gruppo BYD, comprese le ipotesi di sperimentazione nel campo delle batterie e delle colonnine di ricarica. Pur escludendo preclusioni nei confronti degli investimenti stranieri, Righi evidenzia le possibili implicazioni geopolitiche e di sicurezza legate a prodotti dual use e domanda di conoscere “quali rapporti siano attualmente in essere, quali vi siano stati fino a questo momento e quali siano quelli prospettati per il futuro”. Matteo Casali (RF) sposta infine il dibattito sulla sanità, prendendo le mosse dalla proposta del PSD di aprire un confronto sul nuovo modello sanitario. Casali condivide l’idea che il nuovo ospedale debba essere progettato soltanto dopo aver stabilito quali servizi dovrà contenere, ma ricostruisce criticamente le scelte compiute finora: dagli atti organizzativi adottati prima dei piani sanitari all’aumento della spesa, passando per il taglio delle consulenze mediche, l’eliminazione del presidio pediatrico notturno, gli obiettivi di budget per lo screening mammografico e l’esternalizzazione della cucina. Sul nuovo ospedale ironizza parlando dell’“ospedale di Loch Ness, quello che appare, scompare e poi riappare” e contesta la scelta preventiva della finanza di progetto.

Il segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini assicura la disponibilità del Governo a esaminare il progetto di legge di iniziativa popolare sulla fibromialgia non appena sarà inserito nei lavori della Commissione IV. Sulla cannabis terapeutica riferisce che il direttore dell’Authority sanitaria ha già convocato il gruppo tecnico previsto dalla legge per affrontare le criticità emerse, mentre proseguono i contatti con le autorità italiane ed europee. “Se vi sono aspetti sui quali la politica può intervenire attraverso atti normativi per agevolare questi percorsi, ci faremo sicuramente trovare pronti anche nei prossimi mesi”, afferma Ugolini. Sulla sanità rinvia gli approfondimenti tecnici all’audizione con il Comitato esecutivo dell’ISS, prevista per fine mese, e spiega che si lavora sulle liste d’attesa, sulla medicina territoriale e sui servizi rivolti alle persone più fragili. Quanto al nuovo ospedale, difende la necessità di una struttura più moderna e ribadisce che i servizi attualmente erogati devono restare pubblici: “Non siamo disposti a privatizzarne nessuno, perché li riteniamo fondamentali per la nostra comunità”. Il segretario di Stato Luca Beccari apre invece al confronto sulle modalità con cui recepire le norme europee, proponendo un passaggio nella Commissione per le riforme istituzionali e una seduta congiunta delle Commissioni I e II. Respinge l’accusa di ritardi e riferisce che esistono già testi pronti o in via di definizione su ambiente, residenze, lavoro, concorrenza, tutela dei consumatori, servizi digitali, sicurezza dei prodotti, aiuti di Stato, proprietà intellettuale, statistica e sicurezza sul lavoro. “Non vi è alcuna volontà del Governo d’imporre una strada piuttosto che un’altra”, precisa Beccari, annunciando l’aggiornamento della roadmap e l’avvio dell’attività legislativa già entro l’anno. Sul caso dei messaggi contro i palestinesi, il segretario denuncia “un modo di fare e una cultura dell’odio che sinceramente non ci appartengono” e invita a rompere il silenzio, ricordando la tradizione sammarinese di solidarietà e accoglienza. Per San Marino RTV chiarisce che, in base agli accordi con la Rai, la nomina del direttore spetta alla parte italiana e che Roberto Sergio può tecnicamente restare fino alla scadenza naturale del mandato, salvo una decisione diversa del Consiglio di amministrazione. Al momento, però, non risultano interlocuzioni ufficiali per un cambio alla guida dell’emittente. Sul ricambio dei tre comandanti delle forze dell’ordine, Beccari spiega che le scadenze coincidono soprattutto per ragioni anagrafiche. Per la Gendarmeria il Governo intende continuare la collaborazione con l’Arma dei Carabinieri e cerca una figura esterna con esperienza internazionale, investigativa e nei settori dell’antiterrorismo e dell’antimafia, disponibile a compiere una scelta definitiva a favore di San Marino. Gerardo Giovagnoli (PSD), infine, si unisce alla condanna dei messaggi d’odio diffusi attraverso alcune testate online, sostenendo che “la libertà di stampa sia una questione quasi sacra, ma richieda responsabilità ed etica nel suo esercizio”. Giovagnoli presenta poi un ordine del giorno, sottoscritto da tutti i gruppi, per rafforzare i rapporti parlamentari con i piccoli Stati europei e avviare in via prioritaria relazioni ufficiali di amicizia con Lussemburgo e Cipro. Il documento viene approvato all’unanimità. 

Segue il comma numero 2: riferimento del Congresso di Stato riguardante i dati aggiornati in merito ai casi di violenza di genere a seguito dell’approvazione di un Ordine del Giorno avvenuto nella seduta del Consiglio Grande e Generale del 21 luglio 2026. 

Il segretario di Stato Luca Beccari riferisce i dati elaborati dalla Gendarmeria: i casi arrivati all’Autorità giudiziaria sono 48 nel 2022, 36 nel 2023, 39 nel 2024 e 49 nel 2025, mentre le segnalazioni alle forze dell’ordine e ai servizi competenti sono rispettivamente 70, 62, 97 e 73. Beccari invita però a non leggere questi numeri come un normale andamento statistico, perché una segnalazione non corrisponde necessariamente a un reato e una parte delle violenze può ancora rimanere sommersa. L’aumento riflette anche una maggiore consapevolezza sociale e una crescente attenzione non soltanto verso la violenza fisica e sessuale, ma anche verso quella psicologica, economica e digitale, comprese le condotte persecutorie e il controllo coercitivo. “Nel tempo è stato messo a punto un buon sistema di attenzione e ascolto”, afferma Beccari, indicando nella crescita delle segnalazioni uno dei risultati più importanti ottenuti. Il segretario sottolinea il ruolo dell’Ufficio violenza di genere e contro i minori della Gendarmeria, della stanza protetta “Una stanza per te”, della formazione svolta con l’Arma dei Carabinieri e del lavoro coordinato tra forze dell’ordine, ISS, Tribunale e Authority per le Pari Opportunità. Il punto sul quale occorre ancora intervenire riguarda però il sostegno successivo alla denuncia: “Esiste una fase successiva nella quale bisogna gestire la situazione della vittima, dei suoi affetti e degli eventuali figli, soprattutto quando sono coinvolti minori”. Per questo Beccari propone di ragionare sulla creazione di strutture protette appositamente dedicate. Richiama inoltre l’importanza della prevenzione nelle scuole, del contrasto al bullismo e dell’aggiornamento delle tecniche investigative di fronte alle violenze commesse attraverso social e strumenti digitali. Il segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini conferma che dai dati relativi al periodo 2022-2026 emerge un tendenziale aumento dei casi, ma spiega che il fenomeno viene oggi individuato “prima, meglio e da un maggior numero di attori”. Le modifiche normative introdotte nel 2024 chiariscono infatti quali servizi devono ricevere le segnalazioni e rafforzano il coordinamento della rete antiviolenza, con un maggiore coinvolgimento della Tutela minori e della scuola. Ugolini annuncia inoltre la realizzazione di un software unico per raccogliere dati completi e confrontabili, monitorare i percorsi di protezione e valutare l’efficacia delle misure adottate. Tra gli interventi in corso segnala anche il progetto di legge contro violenze e molestie nei luoghi di lavoro, per il quale viene richiesta la procedura d’urgenza: il testo introduce la giusta causa di dimissioni per le vittime e un congedo retribuito fino a cento giorni, utilizzabile nell’arco di tre anni, per lavoratori dipendenti e autonomi inseriti in percorsi di protezione certificati dall’ISS. In attesa della relazione della nuova Authority per le Pari Opportunità, prevista a novembre, Ugolini ribadisce la necessità di verificare l’efficacia delle misure esistenti: “Sono strumenti che devono essere attentamente monitorati per capire se vadano ricalibrati o rafforzati e in quali ambiti sia possibile intervenire”.

Secondo Matteo Zeppa (Rete), i dati mostrano un quadro grave, soprattutto per quanto riguarda le violenze contro donne e minori, ma presentano anche diverse lacune che impediscono di ricostruire pienamente il fenomeno. Zeppa richiama i casi registrati nei primi sei mesi del 2026: tre per corruzione di minorenni, tre per atti di libidine su minori o incapaci consenzienti, quattro per violenza privata, tre per violazione della libertà sessuale e tredici per maltrattamenti contro familiari o conviventi. Nell’intero periodo esaminato risultano inoltre 90 procedimenti pendenti, dei quali 29 soltanto nell’ultimo semestre, lo stesso numero registrato durante tutto l’anno precedente. Sul totale dei procedimenti definiti, Zeppa evidenzia undici condanne e diciannove archiviazioni. “È importante sapere perché i procedimenti vengano archiviati e distinguere i casi di remissione da quelli di mancanza della querela”, afferma, ipotizzando che il ritiro delle denunce possa indicare una percezione insufficiente della protezione offerta alle vittime. Nel periodo considerato risultano 205 vittime, delle quali 147 donne e 50 minori: insieme rappresentano il 96,1% del totale, mentre gli uomini sono il 3,9%. I minori costituiscono da soli il 23% delle vittime. Zeppa definisce quella sammarinese “una società profondamente patriarcale” e pone il tema della tutela concreta di chi trova il coraggio di denunciare, soprattutto in una comunità piccola nella quale il giudizio sociale può pesare. Matteo Casali (RF) critica il metodo seguito, perché ai commissari vengono consegnati dati grezzi senza una relazione capace di interpretarli e senza un aggiornamento sulle proposte avanzate nel 2025 dall’Authority per le Pari Opportunità. “L’Authority deve fare l’Authority e la politica deve fare la politica”, afferma Casali, chiedendo risposte sul Codice unico delle pari opportunità, sull’introduzione del consenso esplicito, sulla revisione delle pene e delle misure cautelari, sul Polo delle pari opportunità, sul difensore civico e sul registro delle famiglie disponibili all’affidamento in emergenza. Domanda inoltre se sia stata individuata una nuova sede per il Centro di prima emergenza, se la reperibilità h24 verrà estesa a psicologi ed educatori e se il numero antiviolenza sia stato trasferito al nucleo interforze. Un passaggio particolare riguarda lo sport: Casali richiama la richiesta dell’Authority di introdurre per le federazioni l’obbligo di segnalare molestie e abusi. Matteo Rossi (PSD) osserva che “la lotta contro la violenza di genere non si può realizzare esclusivamente per decreto o per legge” e rivendica il valore degli interventi normativi già approvati, dal decreto del 2024 all’introduzione del reato di molestia, fino all’eliminazione della riprensione. Secondo Rossi, la crescita dei casi registrati può indicare che le vittime trovano più forza per denunciare e che aumenta la consapevolezza dell’inaccettabilità di certi comportamenti. Il commissario richiama anche il protocollo per la risoluzione consensuale di separazioni e divorzi, ritenendolo utile per ridurre la conflittualità familiare. Propone quindi un monitoraggio periodico nella Commissione per gli Affari di giustizia, con il coinvolgimento di Tribunale, servizi sociosanitari e forze dell’ordine, senza limitarsi alla relazione annuale dell’Authority. Guerrino Zanotti (Libera) evidenzia che la maggiore sensibilità sociale permette alla violenza di genere e contro i minori di emergere con più chiarezza, ma invita a respingere l’idea che si tratti di gesti improvvisi compiuti da uomini che perdono il controllo. “Molto spesso si tratta di una scelta precisa, che nasce da un’idea sbagliata di possesso e di controllo della famiglia, dei familiari, della moglie e dei figli”, afferma. Zanotti riconosce i risultati positivi della rete e dell’Ufficio violenza di genere della Gendarmeria, che continua a seguire le vittime anche quando non denunciano, e indica quattro direttrici: prevenzione, protezione, punizione e monitoraggio. 

Antonella Mularoni (RF) critica la documentazione messa a disposizione dei commissari, giudicata tardiva e incompleta, e sostiene che il Governo avrebbe dovuto indicare quali richieste dell’Authority per le Pari Opportunità siano già state accolte, quali verranno realizzate entro il 2026 e quali richiederanno tempi più lunghi. “I numeri, da soli, molto spesso dicono poco se non si tiene conto dei progressi o dei peggioramenti delle situazioni”, osserva, chiedendo decisioni chiare sul testo unico delle pari opportunità, sul coordinamento tra amministrazione e forze dell’ordine e sulle strutture destinate alla protezione delle vittime. Mularoni invita a evitare discussioni ideologiche e a intervenire in qualunque contesto si verifichi la violenza. Giulia Muratori (Libera) riconosce i progressi compiuti dalla rete antiviolenza, ma richiama i dati più recenti: 47 procedimenti penali nel 2025 e già 33 nei primi sei mesi del 2026, dei quali 29 ancora pendenti; tra le vittime risultano 30 donne e 15 minori nel 2025, mentre nel primo semestre del 2026 sono già 19 donne e 17 minori. La commissaria evidenzia inoltre le 19 archiviazioni per remissione o mancanza di querela e chiede quanto il sistema riesca davvero ad accompagnare le vittime in un percorso difficile sul piano psicologico, familiare ed economico. Considera quindi importante il futuro sistema informativo unico, che dovrà ricostruire il passaggio delle persone attraverso i diversi servizi senza produrre duplicazioni. Il nodo principale, però, riguarda la capacità di arrivare prima dell’emergenza. Muratori richiama il ruolo della scuola e domanda se l’eliminazione del riferimento espresso alla riservatezza del segnalante abbia reso insegnanti e operatori meno sicuri nel comunicare situazioni sospette. Gaetano Troina (D-ML) si concentra invece su ciò che accade dopo la segnalazione, quando la paura di ritorsioni e di una protezione insufficiente può frenare la denuncia. “Una delle cose che maggiormente frenano chi decide di sporgere denuncia, presentare una segnalazione o chiedere aiuto è proprio la paura di non essere adeguatamente tutelato dopo”, afferma, chiedendo un’assistenza reale e, nei casi necessari, disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro. La prevenzione nelle scuole resta fondamentale, ma deve essere affiancata da “una tutela e una protezione a 360 gradi”. Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) pone infine l’accento sull’investimento nelle risorse umane e nella formazione degli operatori, chiamati a gestire situazioni molto diverse. Chiede chiarimenti sui procedimenti del 2023 e del 2024 ancora pendenti. Chiaruzzi riconosce i passi avanti compiuti sul piano normativo e nella costruzione della rete antiviolenza, ma sollecita maggiore autonomia economica per gli organismi di tutela e una protezione effettiva delle vittime durante procedimenti che possono durare anni. 

Alle 13.00 i lavori vengono interrotti. 

Di seguito una sintesi dei lavori

1. Comunicazioni 

Gaetano Troina (D-ML): Preliminarmente vorrei chiedere, visto che sono presenti alcuni membri del Congresso di Stato, aggiornamenti riguardo ad alcuni progetti di legge di iniziativa popolare. Uno, in particolare, è stato depositato da tempo presso l’ufficio e, a oggi, politicamente non è stato ancora deciso di affrontarlo. Mi riferisco al progetto di legge che era stato criticato anche in Consiglio Grande e Generale perché la cittadinanza che lo aveva sottoscritto, per protesta, aveva deciso di spacchettarlo in numerose Istanze d’Arengo, che erano state respinte. A oggi, nonostante le plurime richieste dei cittadini, non è stato portato all’attenzione né della commissione né, successivamente, del Consiglio Grande e Generale per l’approvazione. Volevo quindi chiedere se ci siano aggiornamenti in proposito e quali siano le ragioni per cui, nonostante le prime richieste, non sia stato ancora deciso di affrontarlo. Giustamente si sta procedendo con altri progetti di legge di iniziativa popolare, e devo dire notevolmente, perché alcuni erano già da molto tempo tra i temi da affrontare, mentre questo è rimasto indietro. Lo chiedo perché trovo che i progetti di legge di iniziativa popolare meritino una particolare attenzione da parte della politica e che debba essere loro attribuita e riconosciuta una priorità, vista la provenienza. Poi possiamo discutere se il contenuto sia condivisibile o meno e se siano necessari degli emendamenti. Vedo che, per altri progetti di legge, non ci si è fatti questo problema, ma occorre almeno avere il coraggio di affrontarlo e di lavorarci, qualora vi siano modifiche da apportare. Non affrontarlo e tenere in sospeso i cittadini che lo hanno sottoscritto e presentato non lo trovo corretto neppure dal punto di vista istituzionale. 

Emanuele Santi (Rete): Anch’io utilizzerò poco tempo: si tratta soprattutto di domande che voglio porre ai segretari di Stato qui presenti. La prima è rivolta, se possibile, al segretario Beccari, affinché possa darci degli aggiornamenti sui comandanti delle tre forze di polizia. Sappiamo che in questi mesi, per varie ragioni, scadranno gli incarichi del comandante della Guardia di Rocca, del comandante della Polizia Civile e del comandante della Gendarmeria. Stiamo ormai arrivando alle scadenze naturali: qualcuno andrà in pensione e qualcun altro è giunto alla fine dell’incarico. Vorremmo quindi conoscere le iniziative e le interlocuzioni intraprese dal Governo rispetto a questi tre importantissimi ruoli e avere indicazioni in merito. La seconda domanda è sempre rivolta al segretario Beccari. Come opposizione abbiamo già posto una domanda molto semplice rispetto all’eventualità che siano stati compiuti atti da parte del Governo per la permanenza nell’incarico dell’attuale direttore di San Marino RTV. Sappiamo che in Italia il direttore Sergio è decaduto dal proprio ruolo nella Rai. Vorremmo capire se ci siano novità in merito alla sua permanenza a San Marino e, considerato che è arrivato non più tardi di un anno e mezzo o due anni fa, quali iniziative abbia intrapreso il Governo rispetto a questo ruolo. Le dinamiche interne alla Rai italiana ci interessano poco, ma di riflesso producono conseguenze anche per noi. Approfitto quindi della presenza del segretario per chiedere quali siano state le interlocuzioni e gli atti relativi al direttore di RTV. Come commissari della Commissione II abbiamo inviato una richiesta e mi auguro che il presidente possa evaderla nel più breve tempo possibile, convocando una seduta dedicata alle prospettive e alla situazione di San Marino RTV. Credo sia necessario capire come si stia evolvendo la situazione, quali siano le prospettive e avere tutti gli aggiornamenti dovuti. Chiedo quindi che oggi venga assunto l’impegno a convocare a breve questa commissione. L’ultima riflessione è di carattere più politico. Nell’ultima seduta del Consiglio Grande e Generale è stato aperto il comma sul Regolamento consiliare. All’ultimo momento è arrivato un emendamento, presentato dal segretario di Stato Beccari insieme alla maggioranza, per poter recepire la normativa europea. Dopo un confronto tra maggioranza e opposizione si è deciso di ritirarlo. Ricordo che il collega Zeppa e altri colleghi dell’opposizione, quando hanno saputo nella scorsa commissione che vi era questa richiesta, hanno fatto presente che, dopo almeno tre anni nei quali l’opposizione e il Paese chiedono come verrà recepita la normativa europea, un emendamento presentato all’ultimo minuto nel progetto di modifica del Regolamento consiliare non sembrava la forma migliore. È stato assunto un impegno e mi auguro che la questione venga portata a breve nella sede opportuna, cioè nella Commissione per le riforme istituzionali, ma anche nella Commissione II; poi vedremo quale sia la commissione competente. Credo sia arrivato veramente il momento di svelare le modalità con cui San Marino potrà recepire questa importante mole di normativa. Ricordo che, durante le audizioni svolte nella Commissione per le riforme istituzionali, l’avvocato Crescentini della Segreteria istituzionale ci disse che su questo tema, per San Marino, non era previsto un recepimento automatico e che bisognava adottare tutta una serie di provvedimenti. Mi auguro che, a brevissimo, si compia un ragionamento complessivo su quali norme recepire e su come farlo. Abbiamo chiuso il negoziato nel dicembre 2023 e credo che, nel frattempo, sia stato fatto poco per preparare il Paese a questo recepimento. Mi auguro quindi che, da adesso in avanti, anche rispetto alle tante leggi delle quali il nostro Paese dovrà dotarsi, vengano portati a breve in quest’aula i provvedimenti e gli atti conseguenti, affinché San Marino sia pronto e preparato a gestire l’accordo di associazione. 

Nicola Renzi (RF): Vorrei fare alcune considerazioni, sostanzialmente seguendo l’ordine inverso rispetto a quello utilizzato dal commissario Santi, partendo proprio da quest’ultimo tema, in modo che rimanga anche ai microfoni ciò che ci siamo detti in un incontro che non credo fosse assolutamente segreto, tra maggioranza, opposizione e segretario di Stato, per trovare il sistema e le modalità migliori con cui proseguire il confronto e cercare di avviare, se possibile, una collaborazione. Il segretario ha dato la propria disponibilità a ritirare l’emendamento inserito nel progetto di legge di modifica del Regolamento consiliare, impegnandosi a svolgere un confronto nella Commissione per le riforme istituzionali. Se abbiamo bisogno di aggiornarci per modificare o integrare la convocazione del 6 ottobre, da parte mia non c’è alcun problema. In quel caso dovremmo semplicemente confrontarci con il collega, oppure possiamo aggiornarci nei tempi immediatamente successivi. Lo stesso vale per la Commissione esteri o per le commissioni permanenti: non so quale sarà la sede scelta, ma è chiaro che uno degli argomenti sarà proprio capire quali strumenti e quali passaggi normativi vogliamo utilizzare per recepire l’accordo. Da parte nostra, se non ci sono forzature, come sembra essere stato chiarito, c’è la massima disponibilità a confrontarci sulle modalità migliori. Questo è il senso. Probabilmente annoiamo un po’ i colleghi della Commissione IV, ma su questo tema noi della Commissione II torniamo tutte le volte. Sarà necessario iniziare anche a stabilire una road map, che ci aspettiamo il Governo voglia condividere, sui testi di legge eventualmente già pronti che potremmo implementare e sui quali speriamo sia possibile svolgere un dibattito preventivo, anziché trovarci qui in aula a votarli uno per uno. Il tema fondamentale è capire se siamo d’accordo sul Paese che andremo a creare in virtù dell’accordo, perché questo significa cambiare alcune nostre modalità: in alcuni casi cambiare tutto per non cambiare niente, in altri cambiare qualcosa per cambiare molto. Dobbiamo quindi tararci su queste diverse modalità. Per quanto riguarda RTV, ci tengo a ricordare che abbiamo depositato un’interrogazione e una richiesta per l’inserimento di un comma. Voglio dirlo in maniera molto semplice: non vogliamo fare alcun tipo di polemica. Questo è il tema fondamentale. A noi sta a cuore San Marino RTV, il suo status attuale e ciò che potrà accadere nel tempo. Quando emergono questioni che riguardano alcune figure inserite in maniera evidente nel dibattito politico italiano, e chiaramente il ruolo di direttore generale della Rai non può che rientrarvi, è naturale che vi siano degli strascichi e che il dibattito su queste figure venga immediatamente trasferito sulla stampa, compresa quella italiana. A noi dispiacciono soltanto due cose. La prima è che spesso la nostra televisione di Stato venga descritta come una televisione da operetta da altri mezzi d’informazione stranieri. Questo francamente ci dispiace e siamo qui, invece, per cercare di tutelarla. La seconda è che i meccanismi che porteranno all’individuazione di un nuovo direttore oppure alla permanenza dell’attuale direttore di San Marino RTV, perché per noi anche questa può essere una possibilità, diventino soltanto oggetto di speculazioni sulla stampa italiana o sammarinese e non prevedano, invece, un percorso condiviso anche al nostro interno. Non siamo qui per fare polemica contro l’attuale direttore, contro San Marino RTV o contro la Rai, qualunque decisione essa assuma. Vorremmo semplicemente sapere quale strada stia percorrendo il Governo della Repubblica di San Marino: ha chiesto oppure no che l’attuale direttore resti in carica anche qualora lasci il ruolo di direttore generale della Rai? Il Governo di San Marino ha chiesto oppure no alla Rai che l’attuale direttore rimanga anche dopo il raggiungimento della pensione in Italia, che mi sembra avverrà fra un anno? Secondo gli statuti vigenti, questo è possibile oppure no? Sono domande molto semplici, che uniamo alla questione del piano industriale di San Marino RTV, perché è chiaro che la nostra televisione, chiunque sia il direttore pro tempore, non può dipendere dai meriti o dai demeriti di un’unica persona, ma deve avere una strada tracciata anche per il futuro: un piano industriale, collaborazioni e contatti che non siano nocivi, ma che portino opportunità. Un’ultima nota, alla quale tengo molto, riguarda i corpi di polizia. Mi è dispiaciuto francamente che la notizia della volontà del comandante della Gendarmeria di cessare anticipatamente il proprio incarico sia stata appresa attraverso i blog e, successivamente, dalla stampa. Per me questo è stato un problema, perché sono convinto che il tema dei vertici dei tre corpi sia delicato, soprattutto quando anche altre persone sono prossime alla conclusione del proprio incarico. L’individuazione di un nuovo capo della Gendarmeria a San Marino dovrebbe avvenire attraverso un percorso il più possibile condiviso. Mi preoccupa un po’ che il Governo abbia detto: “Noi individuiamo il nome e poi, quando siamo pronti, lo condividiamo”. A noi piacerebbe seguire un percorso diverso: discutere prima, in maniera corale, del profilo. Certamente la maggioranza dovrà avere maggiore voce in capitolo, questo ci sta, ma ci piacerebbe condividere prima le regole d’ingaggio e poi, eventualmente, anche l’individuazione del nome. 

Presidente della Commissione Michele Muratori: Per quanto riguarda la situazione di San Marino RTV, confermo chiaramente di aver ricevuto venerdì scorso la vostra comunicazione relativa alla richiesta d’inserimento, nella prossima seduta della Commissione consiliare permanente II, di un comma sullo stato di fatto e sulle prospettive di San Marino RTV. Visto che alcuni commissari di opposizione hanno chiesto informazioni anche sullo stato dell’organizzazione, comunico che mi sto confrontando con il segretario di Stato, il quale sta chiedendo anche la disponibilità del direttore Sergio, per svolgere un dibattito sulla situazione di San Marino RTV. Volevo quindi comunicarvi che sto organizzando una commissione nel più breve tempo possibile. 

Matteo Zeppa (Rete): Approfitto della riunione congiunta, andando completamente da un’altra parte, e ringrazio sia i presidenti sia i commissari che hanno dato la propria disponibilità ad affrontare il tema successivo. Le due commissioni trattano in maniera indipendente argomenti legati all’informazione o alle politiche sociali, che però dovrebbero essere affrontati collegialmente. Delle politiche sociali parleremo successivamente, con il comma immediatamente seguente; adesso siamo nelle comunicazioni. Stiamo vivendo un periodo molto buio e le informazioni diffuse da presunti organi di stampa, molte volte, fanno accapponare la pelle. Mi discosto completamente da ciò che sto per leggere e chiederei anche alle commissioni e ai consiglieri di isolare certi pensieri, perché non possono appartenere alla classe politica e non dovrebbero appartenere alla società. Purtroppo, però, esistono. Sappiamo come si sta evolvendo la situazione geopolitica, anche alla luce di quanto accaduto questo fine settimana in Germania, con altre elezioni nelle quali l’ultradestra si è ulteriormente rafforzata. Credo quindi che occorra compiere anche un esame di coscienza su chi possa essere considerato un referente politico fuori dall’Aula consiliare e sui messaggi che vengono mandati. Ieri mi hanno girato un post e ve ne do lettura, perché è molto crudo ed esplicito nelle sue intenzioni: “I cristiani hanno problemi con i musulmani, i buddisti hanno problemi con i musulmani, gli indù hanno problemi con i musulmani, gli ebrei hanno problemi con i musulmani, i laici hanno problemi con i musulmani, i cani e i maiali hanno problemi con i musulmani, i musulmani hanno problemi con i musulmani. Ma non sarà che sono i musulmani il problema?”. Questo è un post pubblicato ieri da Giornale.SM. Lo segnalo perché si tratta di contenuti diffusi da chi presume di fare informazione, andando anche oltre quel confine labile tra il vero e proprio incitamento all’odio, in questo caso razziale o religioso, e la libertà di pensiero. Io questa cosa non la sottovaluto, perché crea pericolosi movimenti d’opinione. Il segretario Beccari ne ha avuto una prova quando, attraverso alcuni post, sono state strumentalizzate parole e concetti. Mi riferisco a una questione recente, quella degli “ulteriori palestinesi”. Nella scorsa commissione non si era parlato di ulteriori palestinesi: ce ne sono due a San Marino attraverso l’Università e il piano rimane quello che l’Aula consiliare aveva approvato all’unanimità e in maniera cosciente. Non c’è quindi alcuna novità. È però molto labile il confine attraverso il quale si cerca di far fraintendere un concetto. Questo produce una ridondanza e anche un aumento della cattiveria sociale, perché il confine tra l’incitamento all’odio razziale o religioso e la libertà di pensiero e di opinione è molto fragile. Si creano così tutta una serie di subculture, non perché siano inferiori, ma perché si generano diverse interpretazioni del pensiero e, partendo da quel pensiero, se ne costruisce un altro. Quando si dice che “il web ha deciso” oppure che “il web si infervora”, si esprime qualcosa di soggettivo. Credo che il problema del rapporto con chi incita all’odio, o quantomeno fornisce una propria interpretazione della libertà di pensiero e dei fatti, debba essere affrontato adesso, perché io non ci sto più. Ogni volta che si tira fuori la questione della differenza religiosa, oppure che viene attuata una politica di accoglienza nei confronti di persone che stanno subendo un genocidio, sentire, leggere o essere informati di queste cose dimostra che esiste un problema grosso, indipendentemente dalle persone che le scrivono. Si costruisce, infatti, un movimento d’opinione devastante rispetto alla realtà dei fatti. Rete, e penso di poter parlare anche a nome del collega Santi, si dissocia completamente da questo genere di messaggi, anche perché la nostra storia racconta altro. La storia dei nostri nonni, per quanto molte volte venga enfatizzata o riportata come la massima espressione della disponibilità dimostrata durante la guerra nell’accoglienza dei profughi, dovrebbe indurci anche a osservare ciò che è stato fatto successivamente, come l’accoglienza degli ucraini. In quel caso non c’è stata la sommossa popolare, o la presunta sommossa popolare, registrata invece per i palestinesi. Se seguissi certi ragionamenti, dovrei pensare che ciò sia avvenuto perché gli ucraini sono bianchi, sono in maggioranza cristiani e sono europei, quindi appartengono a una cultura molto vicina alla nostra. Penso che post di questo tipo, che mi provocano un fortissimo disagio, debbano spingere anche la politica a non offrire più, o quantomeno a limitare per quanto possibile, le proprie referenze verso questi pensieri e verso chi li esprime. So già che adesso si scatenerà quel giornale contro il sottoscritto. Ho le spalle larghe e non è un problema. Finché saremo ancora in un Paese democratico nel quale vive e vige la libertà di pensiero, contenuti del genere – e questo non è il primo né sarà certamente l’ultimo – continueranno a crearmi un profondo disagio. Mi fanno pensare che, mentre guardiamo sempre ciò che accade fuori dai nostri confini, forse quella stessa cosa sta nascendo anche qui dentro. 

Antonella Mularoni (RF): Condivido integralmente quanto affermato dal mio gruppo. Volevo soltanto aggiungere qualcosa sul recepimento dell’acquis comunitario. Chiederei davvero al segretario Beccari di mettere a nostra disposizione i testi che, nell’ultima seduta della commissione, ci ha detto essere di fatto già pronti. Chiedo inoltre come si intenda procedere, visto che tra le delibere del Congresso di Stato abbiamo notato una notizia che il segretario non ci aveva dato: proprio nei giorni scorsi è stata affidata una consulenza da 15.000 euro per il recepimento dell’acquis comunitario. Vorrei soprattutto sapere se vi sia la volontà di coinvolgere gli ordini professionali e i corpi intermedi sammarinesi. Lo ribadisco: secondo me sarebbe un’ottima cosa, anche per evitare che i testi vengano predisposti sempre soltanto da persone che vivono fuori e che, quando devono essere applicati concretamente sul territorio, ci si accorga che non funzionano. L’altra cosa che volevo chiedere riguarda i registri pubblici delle società. Sappiamo che è un tema che ci è stato evidenziato già da anni e non rappresenta una novità. So che, qualche anno fa, era già stata dedicata una risorsa umana a questo tema e vorrei quindi sapere se siamo arrivati al compimento del percorso oppure se siamo ancora indietro per quanto riguarda la modifica della legge sulle società. Come ho detto nell’ultima seduta della Commissione esteri, penso che adesso dovremmo predisporre anche un piano strategico. Prima di tutto dovrà certamente deliberarlo il Congresso di Stato, ma dovremmo poi condividerlo, individuando le materie sulle quali vogliamo essere pronti dal momento dell’entrata in vigore dell’accordo, che il segretario Beccari ha auspicato possa avvenire tra gennaio e febbraio dell’anno prossimo. Dovremmo far entrare in vigore nel nostro ordinamento non soltanto normative che potrebbero creare qualche penalizzazione per gli operatori economici, ma anche quelle che possono contribuire fin da subito ad aumentare il Pil del Paese. Esprimo la mia soddisfazione per aver appreso che la data della firma sarà il 19 ottobre. Siamo molto contenti, segretario, di averlo saputo, ma riteniamo che, a questo punto, sia più che mai necessario prepararci tutti, compreso il Consiglio Grande e Generale, alla fase due. Se la fase uno è stata gestita dal Congresso di Stato e dal Governo, com’è normale che sia perché la trattativa viene condotta dal Governo, adesso entra immediatamente in gioco la nostra attività. Quello che non vorrei, perché nella vita ho sempre cercato di evitarlo, è che ci trovassimo a un certo punto a dover constatare di non essere pronti su molte questioni. Vorrei invece che il Consiglio Grande e Generale fosse pronto il prima possibile per tutto ciò che gli compete: la fase d’implementazione della normativa e quella della collaborazione con i parlamenti degli altri Paesi, sulla quale ci siamo già mossi. Dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per recepire al meglio la normativa comunitaria, affinché rappresenti davvero, come è avvenuto per tutti gli altri Paesi che hanno intrapreso percorsi d’ingresso o di avvicinamento all’Unione europea, un momento di forte crescita per il nostro Paese. Pensiamo che possa esserlo, se saremo in grado di gestire al meglio questo processo. Concordo inoltre sul fatto che, per quanto riguarda le forze dell’ordine e quindi i corpi di polizia, sia quanto mai opportuno che nella prossima Commissione esteri il segretario Beccari svolga un riferimento dettagliato. Vi sono diverse circostanze concomitanti e sarebbe quindi opportuno che la politica, il Consiglio Grande e Generale o le sue emanazioni, come le commissioni, fossero informati tempestivamente su ciò che sta avvenendo e non soltanto, come diceva il collega, quando il nuovo comandante della Gendarmeria sarà già stato individuato dal Governo. Il segretario Beccari ci ha già detto in commissione che si è orientati a richiedere la collaborazione dell’Arma dei Carabinieri. Ci sono comunque diverse pedine da mettere a posto, anche perché i comandanti degli altri corpi sono prossimi al pensionamento. Potrebbe essere l’occasione per compiere un ragionamento organico e complessivo e valutare, alla luce delle esperienze degli ultimi anni e delle dinamiche che stanno cambiando a livello mondiale, ciò che vogliamo per i nostri corpi, che garantiscono la sicurezza nel Paese, e quale debba essere la loro prospettiva. Occorre quindi comprendere anche se vi siano normative da modificare, cambiare o aggiornare. Dobbiamo assolutamente essere pronti anche su questo. Sappiamo che la sicurezza è un tema molto importante per i sammarinesi, così come per i cittadini di tutti i Paesi. Vogliamo che San Marino rimanga un Paese sicuro, nel quale tutti possano circolare tranquillamente di notte e nel quale la percezione sia sempre quella della sicurezza. Questo vale per i cittadini. Vi sono poi i grandi temi internazionali, rispetto ai quali dobbiamo essere strutturati per reprimere i fenomeni nuovi e più gravi e per prestare la massima collaborazione alle autorità degli altri Paesi. Sappiamo che il crimine è sempre più efficace e spesso si insinua negli ordinamenti meno preparati a reagire, per utilizzarli e realizzare progetti non proprio virtuosi. Soltanto pochi giorni fa, credo venerdì o sabato, abbiamo letto che nel mercato delle autovetture continuano a esserci numerosi traffici nei quali molto spesso risulta implicato il nostro Paese. Dobbiamo metterci in testa che occorre essere molto efficaci e non aspettare che, a distanza di anni, siano le autorità degli altri Paesi a segnalarci l’esistenza di un problema e a chiederci una collaborazione che spesso prestiamo in maniera efficace, ma tardivamente, quando quei fenomeni hanno ormai provocato numerosi danni non soltanto al nostro Paese, ma anche agli altri. Per il resto, mi rimetto completamente a quanto già affermato dal capogruppo. 

Guerrino Zanotti (Libera): Non ho letto il post al quale si riferiva il collega Zeppa perché, per tutelare la mia salute mentale, preferisco evitare certe letture. Non posso però che associarmi alle sue parole e a quanto da lui affermato. Intervengo invece nel comma comunicazioni per svolgere alcune considerazioni sulla relazione inviata durante l’estate, credo a metà estate, al Consiglio Grande e Generale da parte dell’Agenzia sammarinese di controllo sulla cannabis. In quella relazione sono state evidenziate alcune criticità che l’Authority ha messo per iscritto. Quello dell’Authority è un documento tecnico, perché riguarda la sua attività di monitoraggio, ma nelle conclusioni emergono anche risvolti politici. Per questo credo sia giusto parlarne almeno in una commissione nella quale sono presenti sia il segretario di Stato alla Sanità sia il segretario di Stato agli Esteri. Partiamo dalla legge n. 113 del 2021, che disciplina la coltivazione, la trasformazione e il commercio della cannabis a uso terapeutico. La legge aveva ricevuto un larghissimo sostegno all’interno dell’Aula: credo, addirittura, che fosse stata votata da tutto il Consiglio. L’Authority sanitaria è stata incaricata di effettuare i controlli in questo settore e, a partire dalla legge del 2021, rappresenta il punto di contatto con l’organismo delle Nazioni Unite che ha sede a Vienna e controlla il mercato legale globale degli stupefacenti. Tra le evidenze contenute nella relazione emerge che, da quando è stata approvata la legge e sono stati emanati i decreti attuativi che hanno chiarito il quadro e l’ambito nel quale possono operare le aziende della Repubblica di San Marino, al 31 dicembre 2025 sono sette le società che hanno ottenuto l’autorizzazione o il nulla osta del Congresso di Stato. A quella data, però, soltanto una coltivava effettivamente cannabis: lo fa dall’ottobre 2024 e, per tutto il 2025, ha ottenuto anche l’autorizzazione al commercio all’ingrosso. Le altre sei società, in alcuni casi, si sono già costituite ma non hanno mai avviato l’attività; altre hanno ottenuto l’autorizzazione del Congresso di Stato, ma per alcune di esse stanno ormai scadendo i termini entro i quali poter operare, senza che l’attività sia mai cominciata. Vi è quindi una sola società operativa e altre sei autorizzate, ma mai avviate. Essendo trascorsi ormai più di cinque anni dall’approvazione di una legge che aveva creato aspettative da parte di tutti, perché ci eravamo detti che si trattava di un settore nel quale la Repubblica di San Marino avrebbe potuto trovare ottimi margini di sviluppo economico, siamo abbastanza preoccupati per il fatto che questo comparto non abbia avuto alcuno sviluppo. La relazione che ci è stata inviata si concentra su quelle che l’Authority ritiene siano le principali criticità. Innanzitutto, manca un decreto sull’imposta di coltivazione, che era previsto dalla legge istitutiva. Secondo l’Authority, questo provvedimento è necessario per fornire agli imprenditori che investono nel settore garanzie precise sui costi complessivi di gestione. Vi sono poi criticità nelle procedure autorizzative, che presentano ancora alcuni passaggi non definiti: in particolare, l’autorizzazione alla realizzazione non è stata regolamentata in maniera precisa. Probabilmente pesano soprattutto i rapporti con l’Italia. L’Ufficio centrale stupefacenti italiano ha precisato più volte, nei rapporti con San Marino, che senza un accordo formale a un livello istituzionale superiore non è possibile avviare, a cascata, forme di collaborazione strutturata. Questo limita fortemente lo sviluppo del settore, che riguarda ovviamente prodotti destinati esclusivamente all’uso terapeutico. Non è stato ancora creato un ufficio farmaci sammarinese, manca una normativa sui farmaci e non esiste una struttura incaricata di gestire gli stupefacenti, nonostante l’Authority l’abbia proposta già nel 2023. Per quanto riguarda la parte clinica e i pazienti, mancano ancora un protocollo e indicazioni specifiche per la terapia con cannabis. Si tratta di una serie di attività di carattere politico e diplomatico senza le quali, purtroppo, un settore che riteniamo possa rappresentare un vero volano per la nostra economia, o comunque un segmento capace di attrarre investimenti importanti e produrre rilevanti ricadute fiscali ed economiche, non riesce a decollare. L’invito che rivolgiamo al Governo è quindi quello di prestare attenzione a ciò che l’Authority segnala e di valutare quanto la politica e le istituzioni possano mettere in campo per favorire lo sviluppo di un settore molto importante. 

Andrea Ugolini (PDCS): La Commissione IV ha tra le proprie deleghe la sanità, lo sport e il territorio. Non è un caso che questi tre grandi capitoli siano collegati tra loro. Voglio quindi esprimere la mia soddisfazione per la riuscita dell’evento “Sport in Fiera”, la festa di tutto lo sport sammarinese che si è svolta lo scorso fine settimana e che coinvolge proprio questi tre temi di competenza della nostra commissione: la promozione dello sport, dell’educazione che deriva dallo sport e della salute attraverso lo sport. Nelle prossime ore esamineremo inoltre un progetto di legge relativo agli incentivi per le strutture sportive e per l’organizzazione di eventi e manifestazioni. “Sport in Fiera” è una manifestazione che viene organizzata ormai da diversi anni e, sia come genitore sia come uomo delle istituzioni, non posso che sottolineare ancora una volta l’importanza dei messaggi che trasmette. È un evento che ci viene invidiato anche dalle regioni limitrofe ed è una manifestazione realmente coinvolgente. I ragazzi che partecipano attraverso le scuole, accompagnati dai genitori oppure autonomamente, riescono a vedere che cosa vi sia dietro le federazioni e dietro l’organizzazione degli eventi e delle stagioni sportive. Sono inoltre contento del fatto che i ragazzi, per imitazione dei compagni di classe o degli amici, siano portati a sperimentare altri sport, diversi da quelli maggiormente praticati. Anche le esibizioni organizzate durante il fine settimana rappresentano una forma di promozione che non potrà fare altro che crescere e attirare nella nostra Repubblica eventi e organizzazioni provenienti dall’esterno, generando un indotto. È quanto avvenuto, ad esempio, con una recente manifestazione internazionale come i Giochi del Mediterraneo di Taranto, che hanno prodotto e produrranno ricadute nella vicina Italia e soprattutto nella regione Puglia. Concludo, presidente, rinnovando i complimenti e le congratulazioni al Comitato olimpico nazionale sammarinese e alla Segreteria di Stato con delega allo Sport, per aver centrato nuovamente questo obiettivo e per l’ottima riuscita dell’evento. 

Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): Volevo richiamare brevemente l’attenzione su una comunicazione che la Segreteria istituzionale ha inviato a tutti i membri del Consiglio, e non solo, in merito a un corso che si terrà prossimamente, nel mese di ottobre, per dare seguito alle raccomandazioni del Greco. Si tratta della partecipazione a un corso formativo, tenuto dalla nostra Università, che vuole offrire a tutti i membri del Consiglio Grande e Generale la possibilità di riflettere sui possibili dubbi che, nell’ambito dell’attività parlamentare e di governo, possono coinvolgere i consiglieri. L’avvocato Crescentini, attraverso questa comunicazione, ha caldamente invitato tutti i parlamentari a partecipare. La Segreteria di Stato per gli Affari Esteri, in attuazione delle raccomandazioni del Greco, ha nominato un gruppo di progetto del quale l’avvocato Crescentini è dirigente. Volevo soltanto sottolineare l’importanza di questo momento perché, considerate tutte le problematiche che possono riguardare le figure politiche in ogni Paese, San Marino si sta attrezzando per fornirci ulteriori strumenti rispetto a quelli che già acquisiamo quando prestiamo giuramento o apprendiamo le regole delle istituzioni e del Consiglio  

Fabio Righi (D-ML): Come hanno fatto alcuni colleghi, colgo l’occasione per chiedere informazioni su alcuni punti che ritengo siano d’interesse non soltanto della Commissione esteri, ma trasversalmente di tutti. Il primo riguarda la selezione e l’individuazione del nuovo comandante della Gendarmeria, visto che abbiamo anche un comma dedicato al tema della sicurezza, seppure declinato in un contesto specifico. Sarebbe interessante ricevere un aggiornamento sui profili eventualmente individuati, non sapendo se si tratti di un unico profilo o di più candidati. Ancora più importante sarebbe avere l’opportunità, attraverso convocazioni specifiche o nelle modalità che si riterranno più opportune, di non arrivare semplicemente alla nomina, ma di accompagnarla con un dibattito serio. Questo è un momento particolarmente propizio, nel quale i comandanti dei corpi concludono il proprio percorso per una ragione o per l’altra, e rappresenta l’occasione per tornare finalmente a discutere in maniera seria e compiuta di quella che dovrebbe essere la riorganizzazione del settore nel nostro Paese. Alcuni colleghi lo hanno già sottolineato: vi sono aspetti che meritano attenzione e valutazioni sugli indirizzi politici da adottare per strutturare i corpi e le loro attività. Lo ribadisco: questo non significa mettere le mani nelle indagini, ma comprendere quale struttura vogliamo, tenendo conto delle nuove esigenze. Lo dico perché, fin dalla scorsa legislatura e anche in quella attuale, sono stati compiuti interventi che, a mio avviso, non sono organici, anche rispetto all’organizzazione delle attività di controllo. Non mi riferisco soltanto alle attività strettamente connesse ai fatti di reato, ma anche a quelle d’indagine nel mondo economico, che, come abbiamo sempre affermato anche come forza politica, è probabilmente quello che nel nostro contesto deve essere maggiormente attenzionato. Continuiamo a sottolineare l’importanza e la necessità di cominciare a parlare in maniera organica di un sistema dell’informazione a San Marino. Da sempre poniamo un forte accento su questo punto, perché il nostro è un Paese che spesso si trova a prendere in carico determinate situazioni con ritardo. Secondo le nostre analisi e valutazioni, ciò avviene innanzitutto per la carenza di strumenti e uomini, come ha sempre sottolineato anche il generale Faraone. Dal nostro punto di vista, tuttavia, uno dei problemi fondamentali è non avere un sistema dell’informazione adeguatamente normato e organizzato. In un Paese piccolo come il nostro, dove i reati sono principalmente di natura economica e societaria, con un sistema dell’informazione adeguato e regolamentato, anche rispetto a tutti i flussi informativi, si potrebbe prevenire molto. Come si dice, prevenire è sempre meglio che curare. A questo proposito chiedo informazioni più dettagliate su un argomento del quale chiediamo conto da tempo. Abbiamo notato un certo atteggiamento con il quale si cerca principalmente di schivare le domande, ma la situazione sta diventando tale da rendere necessarie informazioni più puntuali. Se ritenete che debbano essere fornite attraverso modalità riservate nelle commissioni, sarete voi a valutarlo, ma non possiamo astenerci dal chiedervi ulteriori chiarimenti sull’intera dinamica che riguarda gli investimenti, i rapporti con il Governo e le eventuali convenzioni specifiche con il gruppo BYD. L’ho detto più volte: non perché la nostra forza politica abbia preclusioni verso investimenti provenienti da altre parti del mondo, ma perché continuiamo a leggere sulla stampa, e non soltanto, e a sentire parlare di convenzioni, non so se già in corso o ancora in fase di elaborazione, riguardanti temi come la sperimentazione sulle batterie e sulle colonnine di ricarica. Anche considerando le dinamiche geopolitiche in corso e pur non avendo alcun preconcetto, riteniamo che si tratti di argomenti dai quali possono derivare conseguenze anche per un Paese piccolo come la Repubblica di San Marino. Considerato il blocco e la parte del mondo della quale, seppure neutrali, facciamo parte, queste questioni meritano attenzione, perché le batterie sono un prodotto dual use. Dobbiamo inoltre tenere conto delle informazioni pubblicamente disponibili sulle attività portate avanti, ad esempio, dalla vicina Italia. Non è un mistero né un’informazione riservata l’indagine avviata dal Copasir italiano nel giugno 2026, avente per oggetto proprio questo genere di attività in settori ben individuati, come quello dell’automotive. Credo quindi che siano avvenuti alcuni passaggi che meritano spiegazioni. Al netto della curiosa pubblicità realizzata in occasione della visita del Santo Padre a San Marino, ci sono altri aspetti che devono essere approfonditi e sui quali chiediamo un aggiornamento dettagliato e preciso: quali rapporti siano attualmente in essere, quali vi siano stati fino a questo momento e quali siano quelli prospettati per il futuro. Detto questo, ci sono altri due passaggi sui quali chiediamo maggiori dettagli. Il primo riguarda l’implementazione dell’accordo con l’Unione europea. Il 17 luglio 2026 la mia forza politica ha depositato in Consiglio Grande e Generale un ordine del giorno con il quale chiedeva un impegno per un lavoro complessivo di analisi, studio e implementazione, sia della linea di sviluppo economico sia delle normative, perché l’una non può esistere senza l’altra, a meno che non si voglia continuare a navigare alla cieca. Riteniamo che questo lavoro sia ormai impellente. Mi fa piacere, e continuo a ribadirlo, che queste preoccupazioni non siano più soltanto nostre, perché ciò conferma che quelle da noi sollevate da tempo non erano prive di fondamento. Anche su questo non vorrei ricevere soltanto un aggiornamento o i testi. Credo che la questione meriti un approfondimento importante e che l’implementazione dell’accordo, la stesura delle normative e l’individuazione delle priorità debbano essere il risultato di un confronto attento, non di una semplice presa d’atto di ciò che sta avvenendo. L’ultima considerazione, davvero velocissima, riguarda il corso legato alle raccomandazioni del Greco richiamato dalla collega Chiaruzzi. Al di là del corso, anche nel rapporto con questi organismi internazionali e considerate le vicende che hanno coinvolto recentemente il contesto sammarinese, avevamo chiesto informazioni alla Segreteria agli Esteri, seppure non nella cornice di questa commissione. Ribadisco quindi che avremmo piacere di ricevere un quadro delle missioni degli organismi internazionali previste prossimamente a San Marino: vorremmo sapere quando si svolgeranno, quali argomenti affronteranno e con quali modalità questi organismi potranno eventualmente essere incontrati, in modo che anche i partiti di opposizione possano confrontarsi con loro. 

Matteo Casali (RF): Prendo spunto da un comunicato stampa del PSD di alcune settimane fa che mi ha positivamente colpito e che riguarda la sanità. Per prima cosa dico che è quasi inaspettato vedere il PSD nel ruolo di pungolo di questa maggioranza. Come elemento di critica positiva all’operato della maggioranza, mi sarei forse aspettato altri partiti politici, asseritamente collocati più a sinistra del Partito dei Socialisti e dei Democratici, ma tant’è: prendiamo quello che viene. Il comunicato, in risposta o comunque in dissenso rispetto a un dibattito iniziato alla Festa dell’Amicizia con il discorso del segretario politico della Democrazia Cristiana, parte dall’amara constatazione che molti sammarinesi, o almeno quelli che possono permetterselo, devono mettere mano al portafoglio per aggirare il disservizio delle liste d’attesa. Questa situazione tradisce il principio di universalità delle cure e porta il Partito dei Socialisti e dei Democratici a sostenere la necessità d’individuare un nuovo modello sanitario che non sia la somma non coordinata di numerose scelte amministrative, ma che, partendo da analisi ampie e condivise e anche dalle opportune considerazioni demografiche, possa tracciare le direttrici della sanità sammarinese per i prossimi decenni. In questo contesto s’inserisce il nuovo ospedale che, in quanto contenitore, deve essere progettato soltanto dopo averne individuato il contenuto. La posizione espressa è, a mio modo di vedere, più che condivisibile, anzi assolutamente condivisibile. Prima di compiere un passo avanti, però, occorre mettere in fila alcune cose. La prima è che il Partito dei Socialisti e dei Democratici è il primo partito di maggioranza a riconoscere l’esistenza di una certa dicotomia in sanità, ma aggiungo che non riguarda soltanto questo settore, tra una determinata narrazione o rappresentazione e la realtà dei fatti. Il secondo elemento da evidenziare riguarda quella teoria di scelte amministrative scoordinate che forse, e dico forse, non delineano un percorso. Temo, purtroppo, che sotto traccia un percorso possa invece esserci e il mio partito lo denuncia da sempre. All’inizio della legislatura siamo partiti con forza dall’identificazione della dirigenza come fonte di tutti i mali, ma questi elementi erano presenti anche nel nostro programma elettorale. C’è stato poi il “promoveatur ut amoveatur” dell’ex direttore Bevere. Mi piacerebbe sapere a che punto sia il suo incarico e che cosa abbia prodotto. Sono seguiti l’adozione di atti organizzativi prima dei piani sanitari e l’esplosione della spesa sanitaria: tutte situazioni puntualmente evidenziate e denunciate dal mio partito. Da ultimo, rilevo che il segretario Gatti, nell’ultima occasione in cui è stato discusso l’assestamento di bilancio, a luglio, ci ha presentato un assestamento omissivo, perché tutta la parte relativa agli enti autonomi, e quindi anche all’ISS, è stata bellamente sottaciuta. Le scelte del nuovo Comitato esecutivo sono state spesso, a nostro avviso, criticabili: un approccio alla gestione della spesa meramente algebrico, con il taglio lineare del 10% delle consulenze mediche; l’eliminazione del presidio pediatrico notturno; i famosi obiettivi di budget per lo screening mammografico, che poi qualcuno si è dovuto rimangiare al volo perché sono stati fortunatamente denunciati in quest’Aula; l’esternalizzazione di servizi, come quello della cucina. Repubblica Futura, al contrario di altri partiti, ha sempre evidenziato e portato puntualmente all’attenzione dell’Aula queste numerose scelte amministrative scoordinate. Per non parlare dell’ospedale di Loch Ness, quello che appare, scompare e poi riappare. Da sempre sosteniamo che, prima di definire il contenitore, occorre definire il contenuto, attraverso un nuovo modello o un aggiornamento del modello della nostra sanità, capace di coniugare il principio dell’universalità delle cure, introdotto nel 1955, con la qualità e la sostenibilità. L’unica risposta fornita durante questa legislatura è stata la famosa delibera adottata dal Congresso di Stato nel settembre scorso per finanziare l’ospedale attraverso la finanza di progetto. Non sappiamo che cosa ci metteremo dentro e non sappiamo, o almeno non crediamo di sapere, che cosa costruiremo, ma sappiamo già come finanziarlo. Potrebbero esserci anche altre strade, che non è questo il momento di illustrare, ma è singolare che le forze di maggioranza, giustamente, e noi da sempre, affermino che occorre prima definire il contenuto e poi il contenitore, mentre il Governo non definisce né l’uno né l’altro e, a prescindere da tutto, dice soltanto che bisogna ricorrere alla finanza di progetto. È una bella partenza dal fondo, come ormai ci avete abituato a fare. Anche la soluzione proposta dal PSD, quella di aprire un tavolo ampio, serio e aperto per arrivare alla definizione condivisa di un nuovo modello sanitario che possa, tra le altre cose, stabilire la forma del nuovo contenitore, è a mio avviso suggestiva: universalità, qualità e sostenibilità devono essere i pilastri del nuovo paradigma. Potrei parlare del fallimento di una politica, di commissariamento o di abdicazione alle funzioni di governo, ma non è mia intenzione fare questo genere di polemica. Credo invece che questa modalità d’impostazione del lavoro debba essere accolta positivamente, perché vi sono scelte che travalicano la durata dei governi. Anche se ci avete abituati a pensare che ormai l’unica cosa che non potrà cambiare sia il futuro, dovete ricordare che anche i governi hanno un termine. Le scelte strutturali, tra le quali rientra il modello sanitario, devono essere condivise nella maniera più trasversale possibile, perché molto probabilmente saranno portate avanti da altri. Attenzione, però, alle posizioni preconcette. Una di queste potrebbe essere la finanza di progetto, ma anche la posizione espressa durante la Festa dell’Amicizia può condurre all’immobilismo: il segretario politico della DC ha detto di preferire essere curato a casa e che i sammarinesi devono essere curati a casa. Io penso che i sammarinesi debbano, prima di tutto, essere curati bene; possibilmente a casa, ma soprattutto bene. Bisogna quindi stare attenti alle posizioni preconcette, che potrebbero derivare dal fatto che qualcuno, sotto traccia, stia già mettendo in fila quelle numerose scelte amministrative secondo un progetto e un disegno del quale la politica deve riappropriarsi. La politica deve riappropriarsi della propria prerogativa di progettare e individuare una strada, anche attraverso il tavolo di lavoro proposto dal PSD. Mi auguro che non si tratti di una boutade politica finalizzata magari a riequilibrare qualche assetto interno alla maggioranza, ma di una proposta seria. Di fronte a una proposta di questo genere, nel rispetto dei ruoli, porteremo le nostre istanze e parteciperemo volentieri alla costruzione del nuovo modello del quale il Paese ha bisogno. 

Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini: Cercherò di dare alcune risposte alle domande poste dai commissari. La prima riguarda quanto sollevato dal consigliere Troina sullo stato di avanzamento del progetto di legge di iniziativa popolare sulla fibromialgia. Chiaramente si tratta di un progetto di iniziativa popolare e, nel momento in cui gli istanti e il presidente riusciranno a trovare una collocazione all’interno dei lavori della commissione – operazione che, come avete visto, non è semplice, dovendo cercare d’incastrare tutte le tematiche – il Governo sarà certamente pronto e disponibile a fornire il proprio contributo. Avanzeremo anche valutazioni di carattere tecnico e, compatibilmente con i lavori della Commissione IV, cercheremo di capire come inserire anche questo progetto di legge. Per quanto riguarda invece la tematica della cannabis sollevata dal commissario Zanotti, in questi giorni è stato adottato un decreto delegato sulle sostanze stupefacenti, con l’aggiornamento dell’intera normativa anche rispetto ad alcuni aspetti rimasti lacunosi nel decreto precedente. Per adeguarsi a queste necessità sono state inserite negli allegati tutte le tabelle relative ai principi che possono rispondere alle esigenze legate al tema delle sostanze stupefacenti. Aggiungo che il direttore dell’Authority sanitaria ha già convocato il gruppo tecnico previsto dalla legge sulla cannabis a uso terapeutico, per aggiornare e affrontare tutte le questioni evidenziate dal commissario Zanotti e contenute nella relazione trasmessa dal direttore dell’Authority sanitaria. L’obiettivo è comprendere come intervenire, affrontare gli aspetti tecnici e migliorare una normativa che, nel corso del tempo, può aver presentato alcune problematiche. Per quanto riguarda i contatti diplomatici con le realtà limitrofe, con l’autorità italiana ma anche con quelle europee, vi è tutta la nostra volontà di portare avanti questa tematica, perché riteniamo che la cannabis a uso terapeutico possa rappresentare uno strumento importante. Come ha ricordato bene il commissario Zanotti, avevamo ricevuto sette richieste, ma soltanto un’attività è effettivamente operativa o sta cercando di svilupparsi. Se vi sono aspetti sui quali la politica può intervenire attraverso atti normativi per agevolare questi percorsi, ci faremo sicuramente trovare pronti anche nei prossimi mesi. Per quanto riguarda invece le questioni sollevate dal commissario Casali sulla sanità, ricordo che il 29 e 30 settembre avremo un’audizione con il Comitato esecutivo dell’Istituto per la Sicurezza Sociale. Cercheremo quindi di entrare maggiormente negli aspetti tecnici relativi a molte delle questioni sollevate, alcune delle quali erano già state oggetto di dibattito all’inizio dell’anno, durante la prima audizione con il Comitato esecutivo. Si sta svolgendo un lavoro importante sulle liste d’attesa. Non esiste una ricetta univoca per intervenire in tutti i settori, ma si sta cercando di valutare, per ogni ambito e servizio specialistico, come agire per ridurre le liste d’attesa e fornire una risposta più immediata ai bisogni della cittadinanza. Sappiamo molto bene quanto sia prioritario per questa maggioranza intervenire sulla medicina territoriale, sulla medicina di base e su tutto ciò che riguarda le fasce più fragili: anziani, persone con disabilità, servizio minori e tutela dei minori. È una delle priorità che ci siamo dati e sulla quale il Comitato esecutivo sta intervenendo anche attraverso azioni dirette, per rispondere in maniera efficace alle esigenze che emergono nel tempo. Per quanto riguarda il nuovo ospedale, si continua a discutere di quale debba essere la nuova visione della sanità. Questa visione è certamente importante, ma vorrei ricordare che la questione del nuovo ospedale era già stata avviata quando la titolarità della Segreteria di Stato alla Sanità era affidata a Rete, con il segretario Ciavatta. La struttura nella quale eroghiamo molti servizi risale agli anni Settanta e manifesta numerose criticità. La volontà è almeno quella d’iniziare a erogare i servizi in una struttura efficace e maggiormente aggiornata rispetto alle esigenze attuali. Possiamo anche affrontare la questione da un’altra prospettiva: siamo disposti a eliminare alcuni dei servizi che eroghiamo oggi? Io penso di no. Si vuole quindi ripartire da ciò che già facciamo e dall’atto organizzativo approvato nel 2024, che prevede i diversi dipartimenti con le varie UOC, UOSD e UOS. Se due anni fa è stata ribadita l’importanza di quei servizi, riteniamo che rimangano fondamentali anche per il futuro. Si ripartirà quindi da una struttura che dovrà prevedere quelle tipologie di servizi e non siamo disposti a privatizzarne nessuno, perché li riteniamo fondamentali per la nostra comunità. Dal punto di vista strutturale resta impellente la necessità di disporre, nei tempi necessari, di una struttura adeguata, perché quella nella quale oggi vengono erogati molti servizi comincia a manifestare tutte le difficoltà legate al tempo trascorso. Ribadisco che, avendo una Commissione IV convocata per la fine del mese, potremo approfondire con il Comitato esecutivo anche gli aspetti maggiormente tecnici. 

Segretario di Stato Luca Beccari: Per quanto riguarda l’accordo di associazione, avevamo ipotizzato un intervento, attraverso un emendamento al progetto di legge sul Regolamento consiliare, che non voleva rappresentare l’individuazione o la messa in campo di soluzioni immediate per il recepimento. Si trattava semplicemente della previsione di una delega che ci permettesse di confrontarci attraverso un provvedimento separato su questo tema. Alla fine cambia poco e, durante l’incontro che abbiamo avuto, ho accettato senza alcun problema di seguire un percorso diverso. Confermo quindi la mia disponibilità a un confronto nella Commissione per le riforme istituzionali e anche in una seduta congiunta delle Commissioni I e II. La Commissione per le riforme istituzionali potrebbe affrontare la parte un po’ più alta, senza entrare nello specifico dei temi, mentre le Commissioni I e II riunite congiuntamente potrebbero già confrontarsi sulle soluzioni tecniche. Queste, almeno dal punto di vista del Governo, non si discosteranno dai contenuti annunciati nella relazione che avete ricevuto alcuni mesi fa. È comunque un tema sul quale ritengo importante ribadire che, almeno in parte, condivido ciò che è stato detto: la palla passa un po’ al Consiglio, perché l’attività legislativa compete al Consiglio, sia che decida di esercitarla in una forma sia che scelga di farlo in un’altra. Il Consiglio deve innanzitutto acquisire consapevolezza delle modalità e degli strumenti. Non vi è alcuna volontà del Governo d’imporre una strada piuttosto che un’altra. Il Governo espone correttamente le esigenze, le priorità, gli obiettivi e le criticità che individua; spetta poi al Consiglio organizzare al meglio i propri lavori per compiere questo sforzo normativo. Non sarà uno sforzo eterno e perpetuo: ci impegnerà sicuramente un po’ di più nei prossimi anni ma, una volta impostato il lavoro e recepita la parte più consistente, affrontare i temi anche nell’ottica dell’Unione europea entrerà nelle nostre normali abitudini di lavoro consiliare. Tenete presente che il Liechtenstein, dopo trent’anni di appartenenza allo Spazio economico europeo, dispone di un ufficio dedicato a questa materia nel quale lavorano al massimo tre persone e che segue tutta l’attività di recepimento. Ciò significa che è stato svolto un buon lavoro di base, che oggi consente al Paese di continuare ad adeguarsi e ad adattarsi senza particolari sforzi organizzativi. Da parte mia, dunque, vi è la massima disponibilità su questo tema. Non condivido, invece, le questioni sollevate rispetto a un presunto ritardo delle attività di recepimento, perché non è così. Mentre eravamo tutti impegnati a capire quando il Consiglio avrebbe dato il proprio assenso, quale sarebbe stata la data della firma e quando sarebbero state risolte le diverse criticità, vi era comunque una macchina che lavorava in silenzio, com’è normale che sia, coordinata dalla Segreteria agli Esteri e con il coinvolgimento di diverse segreterie. È quindi proseguita non soltanto l’attività d’individuazione e messa a punto degli interventi necessari, ma anche la materiale predisposizione di nuovi progetti di legge. Ne parleremo, ma per darvi un’idea, rispetto ai 25 allegati abbiamo già lavorato su materie che riguardano il codice ambientale, le residenze, il lavoro, la concorrenza, la protezione dei consumatori, buona parte dei servizi digitali, la sicurezza dei prodotti, gli aiuti di Stato, la proprietà intellettuale, una parte della statistica e la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Questi potrebbero essere alcuni dei primi temi e progetti normativi che discuteremo nell’immediato futuro. Per molti allegati esistono già testi pronti o in via di definizione. Ci aspettiamo quindi di poterli condividere a breve, con tempistiche necessariamente un po’ diverse a seconda delle materie, e di poter avviare già entro l’anno anche l’attività propriamente legislativa. Tengo a precisare che non dovremo riscrivere da zero le nostre norme. In alcuni settori abbiamo già un elevato grado di conformità alla normativa europea. Penso, ad esempio, alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, alla privacy e al lavoro. Una buona parte delle norme, come quelle sugli aiuti di Stato, non richiederà riscritture massive. Dovremo saper distinguere i provvedimenti complessi, con un impatto normativo importante, dalle questioni che riguardano più l’impostazione o l’organizzazione e che non producono particolari effetti normativi. Ne parleremo comunque a tempo debito e lo valuteremo nei confronti che svolgeremo. Abbiamo già presentato una road map attraverso la relazione citata, ma la aggiorneremo sulla base degli ultimi sviluppi e ve la presenteremo nuovamente, così da poterci confrontare anche sull’asse temporale. Per quanto riguarda brevemente il tema dei palestinesi, ringrazio il commissario Zeppa perché devo dire che è sempre stato molto leale su questa questione, anche nel riconoscere gli attacchi che ho ricevuto su questo dossier. È stata una delle poche voci dell’Aula a sottolinearlo. Ricordo che l’intero tema della Palestina, sia nella fase del riconoscimento sia in quella relativa agli interventi di aiuto e sostegno ai palestinesi nelle forme che abbiamo individuato, è sempre stato voluto e discusso dall’Aula parlamentare, sostenuto e approvato all’unanimità. Mediaticamente, invece, è diventato uno dei tanti modi per attaccare il segretario Beccari e, in qualche misura, per lavorare ai fianchi del sempre noto dossier europeo. Credo però che questo conti poco. Quello che conta, e che mi sento di sostenere come allarme generale, non riguarda soltanto la questione palestinese, ma un modo di fare e una cultura dell’odio che sinceramente non ci appartengono. Se qualcuno è arrivato a San Marino per altre vie e pensa di portare una cultura che non appartiene ai sammarinesi, farebbe meglio a parlare un po’ meno e a ricordarsi che questa è una terra passata alla storia per il miracolo compiuto nel saper difendere la propria sovranità e indipendenza nonostante i grandi tumulti della storia. È una terra che, forse, proprio per questo è stata talvolta molto conservatrice e diffidente nell’aprirsi al mondo, ma che non ha mai fatto venir meno la solidarietà e la cultura dell’accoglienza, che rappresentano il nostro fiore all’occhiello ogni volta che ci affacciamo fuori dai nostri confini. Non credo che sia cambiato qualcosa. È quindi forse arrivato il momento che anche chi non si riconosce in questo modo di fare cominci a dirlo, perché nel silenzio accadono sempre cose molto spiacevoli. Questo è storicamente provato. Per quanto riguarda invece RTV, ricordo ai commissari e più in generale a tutti che esiste una questione legata agli accordi con lo Stato italiano e, in particolare, con la Rai. RTV è partecipata al 50% da San Marino e al 50% dalla Rai. Gli accordi parasociali prevedono che a San Marino spetti la nomina del presidente di RTV e alla Rai quella del direttore. Questo è quanto stabiliscono gli accordi. L’attuale direttore di RTV è stato nominato nel rispetto di tali accordi e del diritto societario sammarinese: è stato nominato dal Consiglio di amministrazione su proposta dei suoi membri. Indipendentemente dal fatto che cessi dalla funzione di direttore della Rai, secondo il diritto societario sammarinese rimane quindi direttore di San Marino RTV, a meno che non intervenga un’azione del Consiglio di amministrazione che ne preveda la rimozione. Questa deve naturalmente essere promossa nel rispetto delle regole sammarinesi e dei patti parasociali. La vera risposta è quindi che, da un punto di vista tecnico, il direttore potrebbe proseguire fino alla scadenza naturale del proprio mandato. Dal punto di vista dell’espressione dei soci, è chiaro che, se la controparte italiana manifestasse la volontà di cambiare il direttore di RTV, si aprirebbe un’interlocuzione. Sebbene la scelta spetti alla Rai, decisioni di questo tipo non sono mai state adottate nel silenzio o senza aver sentito l’altra parte, quindi senza informare e coinvolgere anche la Repubblica di San Marino. Gli eventi sono ancora in corso di sviluppo. Sono aspetti che dipendono dalle dinamiche della Rai e da quelle italiane e sui quali avremo modo di confrontarci. Su questa vicenda è ovvio che San Marino non possa pensare semplicemente di attendere lo sviluppo degli eventi senza porsi il problema di chi sarà alla guida della nostra emittente. Tuttavia, almeno per quanto ne so io, non siamo ancora in una fase di interlocuzioni ufficiali che ci porti a sederci a un tavolo su questo tema, come del resto abbiamo fatto in passato. Quando, per ragioni diverse, sono venuti meno i due precedenti direttori, si sono aperte interlocuzioni, si sono svolti incontri e confronti e poi la Rai ha individuato un’opzione che, ricordo, inizialmente era stata considerata un po’ particolare, ma poco dopo è stata immediatamente apprezzata da tutti. Quando era stata prospettata la possibilità dell’arrivo di Roberto Sergio a San Marino, tutti dicevano: “Ma come? Non verrà mai, non ci sarà mai. È già direttore là, che cosa vorrà dire?”. Pochi mesi dopo, invece, ha dimostrato di essere una persona capace di valorizzare la nostra emittente in maniera esemplare. Credo poi che le forze di opposizione, non ricordo se tutte o soltanto Rete, abbiano presentato un’interpellanza su questo argomento, alla quale si preoccuperanno di rispondere soprattutto i segretari con le deleghe specifiche. Per quanto riguarda il tema dei tre corpi, credo sia innanzitutto importante chiarire che questa circostanza si determina per ragioni prettamente anagrafiche, al di là della scelta del generale Faraone di anticipare di alcuni mesi il proprio pensionamento, sulla quale tornerò. Tutti e tre i comandanti raggiungono, più o meno nello stesso periodo, il limite di età previsto per il proprio ruolo. Si apre quindi un ricambio totale alla guida dei nostri tre corpi di polizia. È un tema che seguiamo con attenzione. Non sono ancora state definite tutte le scelte. Le consuetudini e le norme vigenti a San Marino prevedono, ad esempio, per la Polizia Civile la formula del concorso. L’attuale comandante, pur provenendo dal Corpo della Gendarmeria, ha comunque partecipato a un concorso. Lo stesso è avvenuto l’ultima volta per la Guardia di Rocca. Sono quindi opzioni che possiamo valutare. Per quanto riguarda la Gendarmeria, credo che, sebbene il Corpo sia cresciuto professionalmente e vi siano sempre più sammarinesi che in prospettiva potranno ricoprire il ruolo di comandante, in questo momento sia ancora necessario attingere a figure professionali esterne, capaci di apportare le professionalità e le competenze necessarie. Ciò è importante anche alla luce dell’evoluzione che il Corpo sta vivendo rispetto alle minacce e ai rischi che è chiamato a contrastare. Sono dell’idea che la cooperazione con l’Arma dei Carabinieri debba proseguire, non soltanto per la tradizione secolare di collaborazione, ma anche perché le diverse forme di cooperazione, tradottesi in formazione, esperienze, competenze e know-how trasferiti dall’Arma dei Carabinieri alla Gendarmeria, sono state multidisciplinari e costanti nel tempo. Il comandante Faraone non sta scappando né se ne sta andando di corsa. Per motivi personali ha chiesto di poter anticipare il proprio pensionamento. È un uomo che ha dimostrato un grande attaccamento alle istituzioni sammarinesi ed è consapevole che questa sia una fase delicata. Si è messo a disposizione, senza alcuna fretta, per lasciare nel momento in cui sarà individuato un sostituto adeguato alle nostre esigenze. Sono inoltre in corso valutazioni, che ritengo opportune, per verificare se sia possibile conciliare la sua esigenza di pensionamento anticipato con una diversa modulazione del suo incarico. Il comandante Faraone potrebbe, ad esempio, rimanere direttore di Interpol almeno fino alla scadenza naturale del mandato. Credo che questo faciliterebbe anche l’insediamento di un nuovo comandante, che non dovrebbe occuparsi immediatamente sia di Interpol sia della Gendarmeria. Ricordo che Faraone, quando è arrivato alla Gendarmeria, operava già da diversi anni in Interpol e che, tra l’altro, Interpol a San Marino è partita con lui. Questo potrebbe quindi favorire l’ambientamento e l’avvio dell’attività del nuovo comandante. Che cosa cerchiamo? Fondamentalmente, una risorsa proveniente dall’Arma dei Carabinieri che abbia, innanzitutto, esperienza nelle materie che riteniamo oggi maggiormente impegnative per la sicurezza pubblica di San Marino. Nell’Arma dei Carabinieri è molto facile trovare comandanti di compagnia o di nuclei operativi che abbiano gestito numericamente il triplo o il quadruplo delle risorse e abbiano lavorato in territori con un tasso di criminalità sicuramente superiore a quello di San Marino. Questo, però, non è il nostro unico parametro. Stiamo guardando soprattutto alle attività che la Gendarmeria è chiamata sempre più a svolgere in una prospettiva internazionale. Parliamo sempre di Interpol, ma ricordo che recentemente la Gendarmeria ha avviato un rapporto di collaborazione con Europol e fa parte della FIEP, la Federazione internazionale delle forze di polizia a statuto militare. L’accordo di associazione attribuirà ulteriori competenze e anche l’accordo sulla gestione delle frontiere richiederà capacità aggiuntive. Abbiamo bisogno di una figura con esperienza nelle relazioni internazionali e in ambiti investigativi speciali, che possono riguardare l’antiterrorismo, l’antimafia e quelle minacce rispetto alle quali disponiamo di una minore esperienza interna. Abbiamo una Commissione antimafia dal 2012 e io ho fatto parte della prima. Abbiamo certamente compiuto passi avanti e oggi è diventata Commissione contro le infiltrazioni della criminalità organizzata. Non disponiamo, però, di un’esperienza interna sul fenomeno né di una cultura interna che, ne sono convinto, figure qualificate potrebbero contribuire a diffondere. Questo è il profilo che cerchiamo: una persona che non sia in distacco, ma compia una scelta definitiva e non mantenga una doppia appartenenza; una figura con queste caratteristiche e con ancora diversi anni di servizio davanti, che ci permetta di guardare in prospettiva. Stiamo quindi svolgendo delle valutazioni. La scelta è ovviamente sammarinese e si fonda anche su un rapporto di collaborazione con l’Arma, ma saremo noi a dover compiere le valutazioni. Quando saremo pronti a condividere le opzioni o le ipotesi, naturalmente lo faremo. Concludo dicendo che non dobbiamo confondere la figura e la necessità di avere un comandante, o tre comandanti come abbiamo detto, con le valutazioni di più ampio respiro sull’organizzazione dei corpi, altrimenti rischiamo di cadere sempre negli stessi errori. Il comandante deve naturalmente possedere caratteristiche e capacità funzionali ai nostri macro-obiettivi, ma l’organizzazione dei corpi non può dipendere direttamente dalla figura del comandante né essere costruita su di essa, perché altrimenti, ogni volta che cambia il comandante, bisogna riorganizzare nuovamente i corpi. È lo stesso problema che talvolta si verifica con i dirigenti: il dirigente stabilisce la linea, poi se ne va e bisogna cambiare nuovamente la linea, come avviene in altri uffici dell’amministrazione. Lo Stato, il Consiglio e il Governo devono sapere che cosa vogliono nell’ambito della sicurezza e quali siano le figure più adatte, ma devono anche avere le idee chiare su ciò che i corpi di polizia devono fare, indipendentemente dalla persona del comandante. Altrimenti ci troveremo sempre nella condizione di fare ciò che ci viene indicato dal dirigente di turno, la cui sensibilità non necessariamente coincide con quella del Paese. Naturalmente, quanto sto dicendo non si riferisce agli attuali comandanti, ma più in generale alla storia e al modo in cui questi temi vengono affrontati nel nostro Paese ormai da anni. Anche su questo avremo modo di confrontarci nella Commissione II. Credo di aver risposto a tutto e di non aver tralasciato nulla. 

Gerardo Giovagnoli (PSD): Ritengo anch’io di dover stigmatizzare chi utilizza mezzi che dovrebbero rispettare un determinato codice e avere responsabilità, ma che invece troppo spesso vengono adoperati – mi riferisco a testate più o meno giornalistiche e comunque online – per far filtrare messaggi e concetti che non dovrebbero trovare cittadinanza nella nostra Repubblica e che, tutto sommato, non la trovano. Su questo va rivolto un plauso a tutti noi del mondo politico, perché fortunatamente, a differenza di quanto avviene in altri Stati, da noi nessuno utilizza questi argomenti per fare propaganda politica. Si tratta di fenomeni che appartengono maggiormente al mondo dei social e, purtroppo, anche a quello di chi dovrebbe avere ben altre responsabilità. Sono due cose diverse e va sottolineato. Un conto è l’espressione personale o quella di gruppi più o meno anonimi; altra cosa è chi, attraverso una testata, produce o vuole far circolare idee e creare reazioni dirette contro determinate etnie o addirittura contro specifiche persone, anche in ambito politico. Gli attacchi al segretario di Stato per gli Affari Esteri sono noti. Credo che si debba riflettere sul fatto che la libertà di stampa sia una questione quasi sacra, ma richieda responsabilità ed etica nel suo esercizio. Altrimenti viene svilita, sconvolta e rovinata e si finisce per negare i valori fondamentali. Fortunatamente questo non accade in ambito politico. Spero che continui a essere così e che, in seguito a ciò che è emerso e a quanto affermato dal consigliere Zeppa, non nascano movimenti intenzionati a cavalcare politicamente queste posizioni. Detto questo, nei giorni scorsi San Marino ha partecipato ad Andorra alla Conferenza dei presidenti dei Parlamenti dei piccoli Stati d’Europa. Si è conclusa anche una fase di lavoro durata, mi pare, circa due anni, nella quale è stata valutata la possibilità di un maggiore coordinamento tra i piccoli Stati, sfociata in una dichiarazione finale. Questo avviene a pochi giorni dalla firma dell’accordo di associazione, nel quale, come sappiamo, sono previsti impegni di collaborazione europea, in particolare con i piccoli Stati ma anche più in generale. Penso, ad esempio, all’articolo 78, che istituisce un Comitato parlamentare di associazione con i parlamentari europei. Vi sono poi alcuni piccoli Stati, come Liechtenstein e Islanda, che si trovano a metà strada nel percorso d’integrazione e che, facendo parte dello Spazio economico europeo e quindi del mercato unico, hanno un’esperienza per molti aspetti, anche se non per tutti, molto simile alla nostra. Questa serie di circostanze facilita la presentazione di un ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi, compresi quelli di opposizione, che ringrazio. Ciò testimonia l’importanza, in questo momento storico, di aprirsi anche sotto il profilo dei rapporti parlamentari. Do lettura dell’ordine del giorno: “La Commissione consiliare permanente Affari esteri, emigrazione e immigrazione, sicurezza e ordine pubblico, informazione, alla luce della Conferenza dei presidenti dei Parlamenti dei piccoli Stati d’Europa tenutasi ad Andorra nei giorni scorsi, particolarmente utile dal punto di vista dello scambio di opinioni sulle diverse esperienze rispetto all’integrazione europea e della dichiarazione congiunta finale deliberata in quell’occasione; considerando le deliberazioni già assunte sull’instaurazione dei rapporti di amicizia parlamentare con Malta e Liechtenstein; valutando positivamente l’opportunità di confrontarsi con delegazioni parlamentari di Paesi che hanno un grado d’integrazione con l’Unione europea maggiore rispetto a San Marino, appartenenti allo Spazio economico europeo o effettivamente membri dell’Unione europea; considerando tale opportunità allineata all’indirizzo espresso negli ordini del giorno approvati in questa legislatura per la divulgazione dei contenuti dell’accordo di associazione e delle sue conseguenze; tenuto conto dei contenuti dell’articolo 78 dell’accordo di associazione, che istituisce il Comitato parlamentare di associazione, primo organismo con la partecipazione congiunta dei parlamentari sammarinesi e del Parlamento europeo; impegna la Commissione esteri, nelle forme previste dal nostro ordinamento e in coordinamento con gli organi degli altri Stati, a stabilire rapporti ufficiali di amicizia parlamentare, in via prioritaria, con Lussemburgo e Cipro”. 

L’ordine del giorno viene approvato all’unanimità.

2. Riferimento del Congresso di Stato riguardante i dati aggiornati in merito ai casi di violenza di genere a seguito dell’approvazione di un Ordine del Giorno avvenuto nella seduta del Consiglio Grande e Generale del 21 luglio 2026 

Segretario di Stato Luca Beccari: Abbiamo chiesto, e in particolare ho chiesto alla Gendarmeria, di fornire una relazione sulle attività relative ai fatti di violenza di genere e contro i minori con riferimento agli ultimi anni. È stato preso in esame il periodo 2022-2025. Il mio non sarà soltanto un riferimento numerico, ma conterrà anche alcuni elementi di riflessione. Innanzitutto bisogna premettere che, nel corso degli anni, si è verificata una progressiva trasformazione della percezione sociale del fenomeno. Lo dico in senso positivo: rispetto al passato, diversi comportamenti e atti che finiscono per essere qualificati come fenomeni di violenza non venivano intercettati e rischiavano di essere sottovalutati, perché magari ricondotti alla dimensione privata, alla coppia o alla famiglia e non immediatamente riconosciuti come forme di violenza. Oggi vi è una maggiore consapevolezza, figlia anche della formazione messa in campo. Accanto alla violenza fisica o sessuale è cresciuta l’attenzione verso un’altra forma di violenza non trascurabile, quella psicologica: le condotte persecutorie, il controllo coercitivo, la violenza economica e le forme di violenza esercitate, non da ultimo, attraverso gli strumenti digitali. Tutto questo compone il quadro del fenomeno che stiamo esaminando. Per quanto vi sia stata un’evoluzione culturale positiva, partiamo da un’analisi dei dati che, presa asetticamente, non è di per sé indicativa della reale portata del fenomeno. Non possiamo escludere che, accanto agli episodi registrati, ve ne siano altri che purtroppo non sono arrivati all’attenzione delle autorità competenti. Il dato numerico rappresenta quindi un primo elemento di riflessione, ma non possiamo considerarlo secondo una logica di trend, come faremmo con dati economici che rispondono a dinamiche differenti. Vado rapidamente al cuore di questa rappresentazione numerica. Nel 2022 abbiamo avuto 48 casi presi in carico dall’Autorità giudiziaria, a fronte di 70 segnalazioni effettuate dalle forze di polizia agli uffici competenti, come l’Ufficio minori, il Servizio tutela minori, la Salute mentale e le diverse strutture dell’ISS. Nel 2023 abbiamo avuto 36 casi divenuti azioni giudiziarie, a fronte di 62 segnalazioni; nel 2024, 39 casi contro 97 segnalazioni; nel 2025, 49 casi contro 73 segnalazioni. Va chiarito che la segnalazione, di per sé, non indica necessariamente l’esistenza di un caso rilevante dal punto di vista giudiziario. La differenza tra questi numeri non deve quindi essere letta negativamente. Attraverso l’esperienza delle strutture competenti dell’ISS e delle forze di polizia è infatti necessario analizzare e valutare ogni situazione, stabilendo se vi sia o meno un’ipotesi di reato. Questi numeri indicano però un elemento positivo: nel tempo è stato messo a punto un buon sistema di attenzione e ascolto, che permette soprattutto alle persone che si sentono o ritengono di trovarsi in una condizione di violenza di avere centri di ascolto e punti di riferimento ai quali denunciare o segnalare la propria situazione. Parliamo quindi di un sistema integrato. Non esiste soltanto l’attività delle forze di polizia, così come non esiste soltanto quella delle strutture sanitarie o sociosanitarie. Esiste un sistema integrato che dialoga e collabora anche con il Tribunale e che consente di adottare un approccio sistematico verso questo genere di fenomeni. Come ho detto, l’oscillazione dei numeri è veramente molto relativa. Vediamo però che la maggiore cultura, formazione e informazione su questi casi ha sicuramente determinato un numero molto più alto di segnalazioni e denunce. Questo è forse uno dei migliori risultati che possiamo dire di aver ottenuto. Prendiamo il dato del 2025, nel quale sono stati registrati 49 casi d’interesse giudiziario riguardanti la violenza di genere o contro i minori, rispetto ai 39 del 2024 e ai 36 del 2023. Il dato dimostra la capacità delle forze dell’ordine, che in questo caso rappresentano il primo terminale, di ricevere efficacemente le segnalazioni. Allo stesso modo è fondamentale il lavoro svolto dalle strutture competenti per individuare l’effettiva esistenza del fenomeno. Nel 2024 sono inoltre intervenute alcune modifiche normative con il decreto 20 marzo 2024 n. 62, successivamente confluito, attraverso la ratifica, nel quadro normativo del decreto n. 161. Il provvedimento ha regolato le modalità di segnalazione e d’individuazione degli organi competenti, nonché il modo di ricevere le segnalazioni provenienti dai soggetti della rete antiviolenza. Anche questo è stato un passaggio importante. Tengo inoltre a segnalare un’attività organizzativa posta in essere dalla Gendarmeria che, a mio avviso, ha un valore rilevante: l’Ufficio violenza di genere e contro i minori. Non si tratta soltanto di un luogo fisico, sebbene sia anche questo, ma di un sistema integrato di ascolto, protezione e accoglienza. L’Ufficio violenza di genere e contro i minori della Gendarmeria ha sviluppato una modalità d’intervento importante, anche grazie alle collaborazioni con l’Arma dei Carabinieri italiana. Sono state svolte attività di formazione investigativa e, soprattutto, di formazione sull’approccio alla vittima, che oggi permettono di disporre di un importante punto di primo intervento su questo tema. Nel marzo 2021, all’interno dell’Ufficio violenza di genere, è stata inaugurata, in collaborazione con il Soroptimist Single Club di San Marino, “Una stanza per te”: un luogo fisico nel quale le vittime di violenza possono confrontarsi, in uno spazio idoneo e dedicato, con i funzionari di polizia incaricati e ricevere un’assistenza sicuramente migliore rispetto a quella che potrebbe essere offerta in un normale ufficio di polizia. È fondamentale il rapporto di collaborazione con l’Arma dei Carabinieri. Nel 2024 e nel 2025 sono stati svolti due corsi di alta formazione presso l’Istituto superiore di tecniche investigative dell’Arma, grazie all’intesa tecnica del 2020. Vi ha partecipato, in particolare, un gendarme addetto all’Ufficio violenza di genere. Questo percorso formativo è stato segnalato positivamente anche nell’ultimo rapporto di valutazione del Grevio. La formazione specialistica rappresenta una componente fondamentale, alla quale si aggiungono le iniziative messe in campo nel 2023 dall’Authority per le Pari Opportunità, che ha organizzato due giornate formative presso la Casa delle Donne di Bologna rivolte agli operatori della rete antiviolenza, con il coinvolgimento delle forze dell’ordine, dell’ISS e degli psicologi. L’esperienza è stata ripetuta nel 2024, approfondendo temi come la violenza contro le donne, gli indicatori per il riconoscimento della violenza, la valutazione del rischio, il metodo Sara e le esercitazioni pratiche. Sempre nel 2024, l’Authority ha organizzato una giornata dedicata ai contenuti del decreto del 2024 che ho citato, con il patrocinio delle Segreterie di Stato per la Famiglia e per la Sanità. Il valore della rete antiviolenza è fondamentale. Non bastano la formazione di polizia o quella sociosanitaria: sono necessarie la creazione di sinergie e un’operatività sistemica. Il tavolo tecnico sulla violenza, convocato dall’Authority per le Pari Opportunità, e gli incontri che vengono svolti rappresentano un modo per mettere sistematicamente a confronto tutti gli attori coinvolti. Al di là delle altre iniziative che ho citato, e delle ulteriori attività che potrete trovare nel riferimento che lascerò agli atti, credo sia importante segnalare alcuni elementi di attenzione. Come sapete, la Gendarmeria avrà una nuova sede, già individuata, per la quale i lavori e le attività inizieranno a breve. Questo consentirà, all’interno del nuovo polo della sicurezza, di disporre di soluzioni logistiche migliori per gestire alcune fasi dell’attività di contrasto alla violenza e, soprattutto, per tutelare le vittime. Credo però che sia fondamentale ragionare sempre più sull’individuazione e la messa a punto di ulteriori soluzioni, come la creazione di strutture protette. Dobbiamo sempre ricordare che, oltre alla fase della denuncia, del riconoscimento e della presa di coscienza del fenomeno di violenza, esiste un dopo. Esiste una fase successiva nella quale bisogna gestire la situazione della vittima, dei suoi affetti e degli eventuali figli, soprattutto quando sono coinvolti minori. Dobbiamo poterlo fare attraverso strutture appositamente dedicate e non appoggiandoci ad altre realtà nate per svolgere funzioni differenti. È un investimento che dobbiamo prendere in considerazione e che ritengo assolutamente importante. Credo inoltre che sia importante l’attività svolta nelle scuole. Il tema del bullismo non è secondario, perché è strettamente collegato a quello della violenza. Pensiamo, e spero di non dire un’ovvietà, che il bullismo sia un fenomeno legato ai giovani; in realtà può protrarsi nel tempo, trasformarsi in qualcos’altro e diventare anche un fenomeno di violenza di genere, oltre che di altre forme di violenza, comprese quelle di natura razziale. È quindi importante continuare a investire nella formazione dei giovani anche all’interno delle scuole, come del resto è già avvenuto attraverso alcune iniziative. Ricordo, ad esempio, la campagna antibullismo promossa dalla Gendarmeria nel 2023 e, in particolare, l’evento “Il sogno di Lorenzo”. Il pilota di go-kart che ha corso con la Gendarmeria è diventato testimonial delle attività contro il bullismo. Nell’ambito delle attività investigative riguardanti, più in generale, i servizi digitali, è inoltre evidente che tutti i fenomeni di violenza con una componente cyber, quindi legati ai social o all’utilizzo degli strumenti digitali, rappresentino un tema importante anche nell’evoluzione delle tecniche investigative. Mi fermo qui e rimango a disposizione per eventuali domande. Chiedo scusa, ma devo assentarmi per circa mezz’ora. Ritornerò appena possibile. 

Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini: Come ha già in parte esposto il segretario Beccari, abbiamo dato indicazione ai presidenti delle commissioni di inserire nell’area riservata ai consiglieri tutti i numeri riguardanti gli aggiornamenti richiesti all’Authority per le Pari Opportunità sul fenomeno registrato nell’ultimo periodo, così da disporre di dati più aggiornati rispetto al riferimento richiesto dal Consiglio Grande e Generale al Congresso di Stato su questa tematica molto importante. Da uno sguardo complessivo ai dati contenuti nel rapporto relativo al periodo 2022-2026 si rileva un tendenziale aumento dei casi di violenza di genere. Se, da un lato, questa tendenza desta forte preoccupazione e vivo rammarico, perché la violenza di genere è totalmente inaccettabile e condannabile, costituendo una grave violazione dei diritti umani e un problema strutturale della società, dall’altro deve essere letta anche alla luce delle modifiche normative e operative intervenute dal 2024. Queste hanno prodotto effetti significativi sull’intero sistema della rete antiviolenza, che è entrato in una fase di assestamento rendendo più leggibili gli effetti delle modifiche avviate negli anni precedenti. Il maggiore coordinamento tra i servizi coinvolti nella rete antiviolenza consente di ottenere segnalazioni più complete, coerenti e tempestive. I servizi sociosanitari possono seguire percorsi più articolati e continuativi, con un coinvolgimento più precoce della Tutela minori, mentre la scuola è diventata un soggetto segnalante stabile. In particolare, rispetto ai dati dei quali parliamo oggi, occorre rilevare come il decreto delegato 29 ottobre 2024 n. 161 abbia identificato chiaramente i servizi deputati alla ricezione delle segnalazioni. Ha distinto la competenza del giudice inquirente, in presenza di fatti che integrano ipotesi di reati procedibili d’ufficio o quando la vittima presenta formale querela per reati perseguibili su iniziativa di parte, da quella dell’UOC Salute mentale o, qualora siano coinvolti minori, dell’UOSD Tutela minori, nei casi in cui le violenze non configurino reati procedibili d’ufficio e manchi una formale querela per i reati perseguibili su iniziativa di parte. L’individuazione certa e univoca dei servizi destinatari delle segnalazioni costituisce pertanto un’ottima base per la raccolta dei dati. Negli ultimi anni, anche in seguito all’adozione del Piano d’azione nazionale globale contro la violenza sulle donne, il sistema sammarinese è diventato più proattivo e maggiormente integrato, grazie all’utilizzo di protocolli e norme condivise al posto di prassi eterogenee, garantendo una gestione più uniforme dei casi. L’aumento del numero dei casi di violenza lascia inoltre intendere che le attività di sensibilizzazione alla richiesta di aiuto stiano verosimilmente raggiungendo l’obiettivo prefissato. Come riportato nella relazione di fine mandato presentata dall’Authority per le Pari Opportunità, nell’analisi del bilancio operativo relativo al periodo 2021-2025, i dati mostrano un fenomeno che non diminuisce, ma che oggi viene intercettato prima, meglio e da un maggior numero di attori, grazie a un lavoro corale che ha contribuito a costruire un tessuto istituzionale più solido e connesso. Il rapporto evidenzia inoltre come, nel corso degli anni, il Paese abbia compiuto passaggi sostanziali attraverso un processo di progressiva strutturazione delle rilevazioni. Sebbene l’attuale sistema di tutela sia più maturo, consapevole e capace di rispondere alla complessità del fenomeno della violenza di genere, la rete antiviolenza dovrà quindi proseguire il proprio lavoro in maniera sempre più sinergica, per continuare a fronteggiare questo fenomeno. La Segreteria di Stato per la Sanità, la Sicurezza sociale, gli Affari sociali e le Pari opportunità s’impegna a continuare a garantire il sostegno e gli strumenti necessari affinché tutti gli attori della rete antiviolenza esercitino le funzioni loro attribuite dalla normativa vigente in materia di prevenzione e repressione della violenza contro le donne e della violenza di genere. Tra le attività già avviate, si informa che si sta lavorando alla realizzazione di un software per la raccolta dei dati, capace di garantire un sistema maggiormente unificato e condiviso tra i diversi soggetti coinvolti. Il sistema dovrà consentire di raccogliere informazioni complete e confrontabili, favorendo un’analisi più accurata del fenomeno, la valutazione dell’efficacia delle strategie adottate, il monitoraggio dei percorsi di protezione delle vittime e l’individuazione dei bisogni emergenti dalla rete antiviolenza, compresi quelli formativi, culturali e organizzativi. Nel corso del 2025 è stato affidato all’Ufficio informatica, tecnologia, dati e statistica il compito d’individuare, attraverso asta pubblica, un’azienda specializzata nello sviluppo di software dedicati alla gestione dei dati sensibili in ambito sociale e sanitario. Il 27 giugno 2025, ai sensi dell’articolo 30 del decreto delegato 2 marzo 2015 n. 26, è stata selezionata la società incaricata dell’analisi della piattaforma, conclusasi il 3 marzo 2026. Il passaggio successivo consentirà di procedere con l’elaborazione e lo sviluppo del sistema informativo. Segnalo inoltre il progetto di legge sulla prevenzione e il contrasto della violenza e delle molestie nei luoghi di lavoro, presentato in prima lettura e per il quale sarà richiesta la procedura d’urgenza nell’attuale seduta consiliare. Il testo è stato condiviso e approvato dal tavolo tecnico previsto dal Tavolo nazionale pluriennale sull’eliminazione della violenza, delle molestie e delle discriminazioni nel mondo del lavoro. Il provvedimento introduce una definizione ampia e moderna di violenza e molestia nel mondo del lavoro, la giusta causa di dimissioni per le vittime di violenza e molestie sul luogo di lavoro e un congedo retribuito fino a cento giorni, fruibile nell’arco di tre anni, per i lavoratori subordinati e autonomi vittime di violenza inseriti in percorsi di protezione certificati dall’Istituto per la Sicurezza Sociale. L’impegno e l’attenzione della Segreteria di Stato con delega alle Pari opportunità nel contrasto alla violenza di genere e a tutte le forme di discriminazione rimangono quindi elevati e prioritari, nella consapevolezza che la protezione e la tutela dei diritti di tutte le persone costituiscano l’obiettivo fondamentale delle nostre istituzioni. Anch’io posso lasciare il riferimento agli atti della commissione. Nella prima parte sono riportati tutti i dati depositati e messi a disposizione dei consiglieri sul sito, con i relativi aggiornamenti. Come ho detto nel riferimento, è fondamentale continuare a monitorare la funzionalità di tutti gli strumenti messi a disposizione con il decreto del 2024, per rafforzare la protezione e la tutela delle donne, dei minori e delle fasce più deboli. Attendiamo anche il riferimento complessivo della nuova Authority per le Pari Opportunità, che, come avviene ogni anno, sarà presentato nel mese di novembre, per capire se sia necessario affrontare il fenomeno con maggiore forza e potenziare ulteriormente la normativa. Ritengo comunque che il decreto approvato nel 2024 e ratificato, mi pare, nel 2025 rappresenti una base importante, perché mette strumenti rilevanti nelle mani delle istituzioni. Credo, anzi, che sia stato ratificato con l’appoggio dell’intera Aula. Sono strumenti che devono essere attentamente monitorati per capire se vadano ricalibrati o rafforzati e in quali ambiti sia possibile intervenire. Ritengo che l’inserimento nel decreto della rete antiviolenza, chiamata a lavorare in maniera sinergica e corale attraverso protocolli condivisi, costituisca un elemento molto qualificante e permetta di affrontare al meglio questo fenomeno. 

Matteo Zeppa (Rete): Ci sono alcune novità, soprattutto nel riferimento del segretario Beccari sulle segnalazioni e sulla parte relativa alla Gendarmeria, che ritengo importanti da analizzare e che rientrano nella valutazione complessiva della violenza di genere. Innanzitutto ringrazio i consiglieri e i colleghi che, durante il Consiglio Grande e Generale, hanno sottoscritto l’ordine del giorno che avevamo presentato per ottenere il riferimento odierno. Non è una cosa da sottovalutare, anzi, perché parliamo di una tematica che purtroppo possiede una dimensione sommersa, un mondo sotterraneo che fatica a emergere. Arriverò poi a spiegare il perché. Il report che ci è stato consegnato, con gli aggiornamenti, deve essere letto insieme alla relazione della precedente Authority per le Pari Opportunità. Bisogna quindi sommare gli elementi contenuti nei due documenti. Mi sono segnato alcune questioni e formulerò anche delle domande, alle quali chiedo ai segretari o a chi lavora direttamente sul tema di rispondere. Innanzitutto vediamo che cominciano a emergere procedimenti giudiziari relativi anche a normative in vigore da poco, come quella sulla discriminazione, sull’odio e sulla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi, legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. C’è un caso. Per quanto riguarda l’articolo 171-bis, relativo alle molestie sessuali, nel periodo 2022-2026 sono stati riscontrati quattro casi. Per l’articolo 177, corruzione di minorenni, negli ultimi sei mesi ci sono stati tre casi, una percentuale molto elevata. Per l’articolo 173, atti di libidine su minori o incapaci consenzienti, negli ultimi sei mesi si sale a tre casi. Per l’articolo 179, violenza privata, si registrano quattro casi negli ultimi sei mesi. Per l’articolo 171, violazione della libertà sessuale, si registrano tre casi negli ultimi sei mesi e, nell’intero periodo, si arriva a undici. Per l’articolo 235, maltrattamenti contro familiari o conviventi, i numeri sono costantemente cresciuti nel periodo considerato e nell’ultimo aggiornamento si registrano tredici casi. È presumibile che possano superare quelli dell’anno precedente. So che stiamo parlando di numeri, ma i numeri sono importanti per compiere una valutazione complessiva, perché parlano. Nel periodo considerato, il dato che emerge e che dovrebbe essere approfondito riguarda la percentuale dei casi archiviati, pari quasi al 25%, per un totale di 46 posizioni. Le sentenze di primo grado sono invece soltanto cinque e nessuna è stata pronunciata negli ultimi sei mesi. Esiste quindi un problema legato ai casi archiviati: significa che un caso è stato aperto e successivamente, per qualche ragione, archiviato. Un altro dato che emerge in tutta la sua estrema gravità è quello dei procedimenti pendenti. Attualmente sono 90 nell’intero periodo e 29 soltanto nell’ultimo aggiornamento dell’Authority. Questi 29 casi eguagliano già tutti i procedimenti pendenti dell’intero anno precedente ed è quindi presumibile che il dato aumenti nei successivi sei mesi. A giugno 2026 abbiamo dunque già esattamente gli stessi 29 procedimenti pendenti registrati nell’intero anno precedente. Per quanto riguarda gli atti introduttivi dei procedimenti penali, emerge come le forze di polizia siano considerate i soggetti più accessibili, come ha ricordato anche il segretario Beccari, con la Gendarmeria in posizione prioritaria. Vengono utilizzate anche le segnalazioni provenienti dall’ISS. Questi sono dunque i due macroambiti più ricettivi e maggiormente attenzionati. Rispetto all’esito dei procedimenti penali, su un totale di 80 nel periodo considerato si registrano soltanto undici condanne, a fronte di diciannove archiviazioni per remissione o mancanza di querela. In diciassette di questi casi non viene specificata la ragione. Qui esiste un problema, segretario. È importante sapere perché i procedimenti vengano archiviati e distinguere i casi di remissione da quelli di mancanza della querela, perché questa informazione modifica in maniera significativa la distribuzione delle percentuali. Negli aggiornamenti successivi questo elemento dovrà essere specificato. Nel periodo considerato le vittime sono 205: 147 donne e 50 minori. Significa che il 96,1% rientra in queste due categorie, donne e minori. Le vittime di genere maschile rappresentano soltanto il 3,9%. Da questo dato risulta evidente che viviamo in una società patriarcale e che le vittime della violenza sono principalmente le donne e i minori. I casi nei quali le vittime sono uomini sono rarissimi. In oltre il 57% dei casi le vittime sono sammarinesi, quasi il 15% sono italiane e per quasi il 14% la nazionalità non viene specificata. Non perché la nazionalità sia di per sé importante, ma anche in questo caso manca un dato. Penso a chi riceve la segnalazione o raccoglie una denuncia senza riportare neppure la cittadinanza. Questa informazione, insieme a quelle citate in precedenza, è importante per la corretta distribuzione delle percentuali. Lo stesso vale per la nazionalità degli imputati, cioè di coloro che commettono il reato. Non perché si debba rimproverare qualcuno o compiere quelle differenziazioni etniche delle quali ho parlato durante il comma comunicazioni, ma perché si tratta di un dato importante. Nel 19,1% dei casi la nazionalità non viene specificata e credo che questo rappresenti un problema nella raccolta dei dati. L’età delle vittime è un dato che fa venire i brividi: il 23% è costituito da minorenni. Anche in questo caso esiste una parte da ricollocare, perché per l’8,3% non viene specificato se si tratti di maggiorenni o minorenni. Anche questa informazione è importante per avere dati completi. Persino i dati relativi al rapporto tra le vittime e i responsabili risentono di un certo pressapochismo nella raccolta: su 209 casi registrati nel periodo considerato, in 45, pari al 21,5%, non viene specificato quale fosse la relazione. Dalle tabelle che ci sono state fornite si comprende tuttavia che quasi tutti i casi sono riferibili a legami familiari, a rapporti familiari cessati in seguito, ad esempio, a un divorzio o comunque a legami affettivi. Anche i dati relativi alle segnalazioni ricevute nel 2025 dalla Salute mentale e dalla Tutela minori evidenziano numeri impressionanti per una realtà come quella sammarinese. Ci troviamo di fronte non tanto a una sottostima – mi correggo – quanto a una mancata rappresentazione pubblica di quanto sia violenta la società patriarcale sammarinese nei confronti, innanzitutto, delle donne e dei minori. Questo è un problema fondamentale a San Marino, perché si tende a nascondere sotto il tappeto i nostri peccati. Credo che ciò non sia più possibile in questo momento storico. Non lo era nemmeno prima e, a maggior ragione, non lo è oggi, dopo aver visto, con l’omicidio avvenuto sul ponte, che cosa possa accadere. Poi c’è qualche baldanzoso giornalista che si pregia di affermare che a San Marino non esista violenza perché non ci sono femminicidi. Non si può affrontare il tema dei femminicidi e della violenza di genere dicendo: “Tutto sommato va bene, perché non c’è stato nessun omicidio”. È pazzesco. Posso certamente affermare, almeno dal mio punto di vista, che nella stragrande maggioranza dei casi riportati la violenza riguarda i rapporti affettivi ed è legata sostanzialmente alla sfera familiare e a tutto ciò che vi ruota attorno: fratelli, sorelle, ex mariti, ex mogli e così via. Più raramente emerge qualcosa anche sul posto di lavoro e pure questa dimensione dovrebbe essere affrontata. Ribadisco alcuni concetti. Vi sono diciannove casi di archiviazione per remissione o mancanza di querela che dovrebbero essere analizzati approfonditamente. Perché accade? Ho cercato di darmi alcune risposte, che presumibilmente potrebbero anche non essere corrette. Chi denuncia compie già un passo importante, ma come percepisce la propria tutela? Nel 96% dei casi si tratta di donne e minori. Nel caso dei minori, chi presenta la denuncia? Come viene percepita la tutela da parte di chi denuncia una violenza? Forse quei diciannove casi possono rappresentare un grido d’allarme e indicare che le vittime non si sentono al sicuro. Se così fosse, sarebbe un problema fondamentale. Se una violenza è avvenuta ed è stata accertata anche attraverso le comunicazioni giudiziarie, non è pensabile fare marcia indietro, a meno che intervengano altre valutazioni. Se una persona è violenta, è violenta; se ha commesso una violenza, l’ha commessa. Bisognerà quindi chiedere conto di questa situazione. Ho quasi terminato il tempo e arrivo alle domande. Nel nostro sistema di tutela abbiamo introdotto pubblicamente la possibilità di utilizzare i braccialetti elettronici? La questione era emersa parzialmente in relazione al cosiddetto killer dei cani: era stato posto agli arresti domiciliari e si era parlato della possibilità di valutare questo strumento anche per altre situazioni. Proprio ieri, fuori da San Marino, una persona è stata arrestata perché si era avvicinata a una donna nonostante indossasse il braccialetto elettronico. Dobbiamo quindi sapere se disponiamo di questo strumento. Tra le iniziative adottate vi era anche l’applicazione Tecum. La ricordate? Tecum era stata realizzata appositamente durante il Covid, quando i nuclei familiari si trovavano in forte difficoltà a causa delle restrizioni agli spostamenti e potevano esserci coppie o famiglie con problemi obbligate a rimanere in casa. Mi piacerebbe conoscere anche i dati relativi a Tecum e sapere se l’applicazione sia stata dismessa o meno. Credo che sia necessario raccogliere e acquisire dati completi. Ribadisco che, dal mio punto di vista, siamo una società profondamente patriarcale. La stragrande maggioranza delle violenze viene commessa dagli uomini e credo che il dato impressionante relativo alla remissione delle denunce possa dipendere dal fatto che le vittime non si sentano adeguatamente tutelate, anche perché il Paese è piccolo e, come si diceva una volta, la gente mormora. La tutela rappresenta invece il primo passo per fornire un riscontro positivo a chi prende l’iniziativa di denunciare questi fatti. Attendo naturalmente la conclusione del dibattito. Come Rete abbiamo abbozzato un ordine del giorno, del quale daremo lettura sulla base di quanto emergerà durante il confronto e che metteremo a disposizione delle commissioni per le eventuali valutazioni. 

Matteo Casali (RF): Devo anzitutto evidenziare, come al solito, una nota di metodo. In vista di questo dibattito è stato fornito ai consiglieri l’accesso a dati privi di qualsiasi commento: dati grezzi che, di fatto, aggiornano quelli riportati in calce alla relazione del novembre 2025 dell’Authority uscente. Non è stata fornita una relazione, un commento o la possibilità d’inquadrare determinati fenomeni alla luce dei dati. Ho sempre evidenziato, anche in altre occasioni, la difficoltà della politica nel reperire i dati – fortunatamente non in questo caso – ma anche la sua incapacità di sintetizzarli per arrivare all’analisi dei fenomeni. Che cosa vediamo? Abbiamo ascoltato un riferimento orale dei due segretari che, mi dispiace dirlo, mi sembra estremamente approssimativo e poco aderente al mandato contenuto nell’ordine del giorno. Ho avuto occasione di rileggere l’importante documento predisposto nel 2025 dall’Authority uscente, alla quale rivolgo ancora una volta il mio ringraziamento, perché sono convinto che abbia svolto un ottimo lavoro e che quel documento sia eccellente. Mi aspettavo una discussione, anche in attesa della prossima relazione dell’Authority prevista per novembre, ma attenzione: l’Authority deve fare l’Authority e la politica deve fare la politica. Mi aspettavo quindi un’analisi dello stato di fatto e dell’avanzamento di determinati temi e proposte che l’Authority uscente aveva posto sul tavolo nel 2025. Non abbiamo sentito nulla di tutto questo, ma soltanto una dissertazione molto generica dei segretari sui dati. Mi chiedo anche se determinati campioni possano essere significativi, perché il nostro è probabilmente un campione statistico molto limitato. Ricordo quando qualche segretario inneggiava alla mortalità zero sulle strade. È evidente che, nel nostro contesto, un solo incidente stradale mortale determina un aumento del 100% della statistica dell’anno successivo, ma il campione non è necessariamente significativo. Abbiamo ascoltato un’analisi molto generica di dati dei quali non sappiamo neppure se siano statisticamente significativi, ma nulla sullo stato di avanzamento delle questioni puntualmente poste nella relazione di un anno fa. Procedo con ordine. Si è parlato di un sistema integrato che, fortunatamente, si è consolidato, e questo è vero. Ma a che punto è lo sviluppo di questo sistema integrato? Un anno fa l’Authority parlava dell’opportunità d’introdurre un Codice unico delle pari opportunità e qui è la politica che deve fare la propria parte. Questo codice è stato pensato oppure no? Qual è lo stato di avanzamento della proposta? È stata accantonata oppure si ritiene che abbia senso e le sarà dato seguito? L’Authority proponeva un Codice unico delle pari opportunità proprio per evitare sovrapposizioni e zone grigie nelle competenze, che evidentemente continuano a esistere, e per avere una visione sistemica, anziché iniziative separate dei singoli uffici. A che punto è quell’approccio sistemico e integrato che, fortunatamente, è stato virtuosamente avviato? Su questo non abbiamo ricevuto alcuna informazione. Nell’ambito di una revisione normativa si sarebbe dovuto cominciare a parlare di consenso esplicito, come segnalato dall’Authority nella relazione precedente, e di una revisione complessiva delle pene. L’Authority fa riferimento, diciamolo ancora una volta, allo scandaloso episodio della riprensione, una vergogna che è stata fortunatamente cancellata grazie all’intervento pervicace delle minoranze. Ma che cosa dice l’Authority? Che occorre una revisione complessiva delle pene, facendo riferimento probabilmente anche alla Segreteria alla Giustizia, e delle misure cautelari. Chi mi ha preceduto ha parlato, ad esempio, di dispositivi elettronici. Un altro tema riguarda l’introduzione del Polo delle pari opportunità, previsto da una delibera del Congresso di Stato del 2024, nel quale sarebbero dovute confluire la Commissione per le Pari Opportunità e l’Authority. Mi chiedo a che punto sia e quale sia lo stato di avanzamento di questo presidio. Un altro tema affrontato dalla relazione è quello del difensore civico: a che punto è la legge per la sua introduzione? Vedete quindi come quello che avrebbe potuto essere un riferimento interessante e completo su un percorso si sia trasformato in una discussione generica sui dati. Non me ne vogliate, ma sembra quasi che chi ha svolto il riferimento non abbia letto o non avesse presente la relazione del 2025. Quella relazione è un documento eccellente e puntuale, che avrebbe potuto rappresentare un ottimo canovaccio sul quale impostare il dibattito, fornendo ai commissari elementi reali e non numeri asettici, difficili da interpretare e forse anche di dubbio significato proprio per la limitatezza del campione statistico. Vado avanti. Vi è il tema dell’affidamento familiare in emergenza e la necessità, evidenziata almeno un anno fa dall’Authority uscente, d’istituire un registro e formare i nuclei familiari, considerati elementi importantissimi nelle situazioni d’emergenza. A che punto siamo? Non abbiamo ricevuto alcuna notizia. Ripeto che questo è l’ambito della politica, non delle istituzioni. Dobbiamo valutare ed eventualmente fornire gli strumenti che le istituzioni competenti ci chiedono. Queste richieste sono state valutate oppure accantonate? Sono state implementate e, in tal caso, a che punto è l’attuazione? Questo sarebbe stato un riferimento sensato, possibilmente accompagnato da qualche elemento trasmesso preventivamente, così che qualcuno avesse la possibilità di studiarlo, anziché ricevere una relazione su due piedi. L’apertura del Centro di prima emergenza, in seguito al decreto n. 161 del 2024, secondo la relazione aveva registrato cinque accoglienze nel 2024 e nessuna nel 2025. Questo conferma quanto dicevo sul campione statistico. Mi avvio verso il raddoppio del tempo, presidente. L’interpretazione di questi dati può essere molteplice. Certamente intercettiamo prima la violenza, ma queste oscillazioni, su un campione di circa 30.000 abitanti, potrebbero non essere statisticamente significative. L’Authority evidenziava però la necessità di una nuova sede per il Centro di prima emergenza. Questa sede è stata individuata oppure no? Un altro tema posto dalla relazione dell’Authority riguarda l’estensione della reperibilità h24, oggi prevista per l’assistente sociale, anche allo psicologo e all’educatore. Questo tema è stato preso in considerazione? Si è deciso di non ampliare la reperibilità oppure di farlo? Esistono altri ostacoli, come problemi di bilancio o economici? Questi sono gli argomenti sui quali avremmo voluto ricevere informazioni, perché il dato numerico di 39 casi contro 45, soprattutto se non è accompagnato da un’analisi e da un’elaborazione, serve veramente a poco alla politica e ai politici che, fortunatamente o purtroppo, non sono addetti ai lavori. Vi è poi la necessità di rivedere il numero antiviolenza, trasferendo la gestione del numero di soccorso e di emergenza dagli assistenti sociali al nucleo interforze. La relazione auspicava che questa transizione avvenisse entro marzo 2026, cioè circa sei mesi fa. Ancora una volta: questa richiesta è stata attuata oppure no? Arriviamo poi a un altro punto molto interessante e, purtroppo, di stretta attualità contenuto nella relazione dell’Authority. In attesa della prossima relazione, quel documento rimane il canovaccio vigente sul quale la politica avrebbe dovuto impostare la propria agenda d’intervento. Mi riferisco all’ambito sportivo. L’Authority aveva presentato alcune proposte che, come afferma la stessa relazione, sono rimaste lettera morta. Nel marzo 2025 è poi arrivata una proposta delle federazioni e della Segreteria di Stato sul tema della violenza di genere e della violenza sui minori in ambito sportivo, una materia purtroppo di tristissima attualità. L’Authority afferma che quella proposta non è soddisfacente perché, ad esempio, non contempla l’obbligo per le federazioni sportive di segnalare situazioni di molestia, violenza e altro. Se nel famoso caso del pedofilo ci fosse stato l’obbligo di segnalazione, che cosa sarebbe accaduto? La politica deve interrogarsi su questo e deve dire se ha preso in considerazione le indicazioni dell’Authority e se abbia in programma l’introduzione di strumenti capaci d’intercettare la violenza anche in questo modo. Nel caso di Raul James, se fosse esistito un obbligo di segnalazione, probabilmente oggi nessuno potrebbe trincerarsi dietro il “non sapevo”, che in realtà non è un “non sapevo”, ma un “ho saputo per due mesi e non ho fatto niente”. È infatti conclamato che, almeno per alcuni mesi, tutti sapessero. Se fosse esistito questo obbligo di segnalazione, probabilmente avremmo potuto affrontare anche quel problema. L’Authority formula inoltre una proposta riguardo allo scambio d’informazioni tra gli Stati. Auspica l’adozione di protocolli tra Stati perché, secondo la Convenzione di Istanbul, non può esserci impunità di fronte a situazioni di molestia e abuso. L’Authority segnala quindi che il semplice attraversamento del confine e la mancata comunicazione tra le istituzioni potrebbero determinare, di fatto, una violazione della Convenzione di Istanbul. Auspica pertanto l’adozione di protocolli e l’avvio d’interlocuzioni. Ancora una volta: a che punto sono questi protocolli e queste interlocuzioni? Mi sarei aspettato un riferimento su questi temi, non la presentazione di dati difficili da interpretare, consentitemi, forse anche da parte di chi li ha illustrati, e nessun aggiornamento rispetto al canovaccio proposto ormai un anno fa. Devo quindi ringraziare nuovamente l’Authority uscente. Avremo modo di valutare anche il lavoro della nuova Authority e non dubito che, considerata la caratura dei suoi rappresentanti, sarà anch’esso di livello. Dobbiamo riconoscere che esiste una nuova consapevolezza, che sono stati introdotti nuovi strumenti e che il percorso intrapreso è positivo e virtuoso, a partire dai decreti delegati del 2024 che hanno rivisto la legge quadro e introdotto nuovi strumenti. Nessuno nega quindi l’esistenza di un processo virtuoso. Tuttavia, come conclude la relazione della quale oggi avremmo dovuto ricevere un aggiornamento, la sfida del prossimo ciclo sarà trasformare questa infrastruttura in piena efficacia operativa, rendere stabile ciò che oggi è in parte sperimentale, affinché ogni persona che subisce violenza possa trovare una risposta uniforme, tempestiva e qualificata, indipendentemente dal luogo in cui si trova e dall’ora in cui chiede aiuto. Dobbiamo quindi proseguire in questo percorso, compiere le nostre scelte rispetto alle indicazioni provenienti dagli organismi tecnici, assumerci le nostre responsabilità e rendicontarne l’attuazione a quest’Aula, al Consiglio Grande e Generale, che ce lo chiede attraverso un ordine del giorno, e in definitiva alla cittadinanza. Sono soddisfatto del percorso avviato e dell’alveo nel quale ci troviamo: questo va riconosciuto e ne va dato atto. Tuttavia, anche alla luce di quanto accaduto oggi, desidererei un impegno più serio della politica e un sostegno più concreto a queste istituzioni e a questo percorso. Oggi, purtroppo, da questo punto di vista non siamo stati efficaci. 

Matteo Rossi (PSD): Qualche anno fa, quando si parlava della crisi del mondo del lavoro, ricordo bene che, quando seguivo il Consiglio per radio, si utilizzava un modo di dire: purtroppo il lavoro non si crea per decreto. Mi viene da dire che, a maggior ragione, neppure la lotta contro la violenza di genere si può realizzare esclusivamente per decreto o per legge. Detto questo, è innegabile un elemento che penso sia sotto gli occhi di tutti: aver affrontato pubblicamente il tema, anche a livello di Consiglio Grande e Generale, ed essere riusciti a portare a casa un importante provvedimento come quello del 2024 sulla violenza di genere, che introduce anche il reato di molestia, rappresenta un risultato importante. Se la mia memoria è aggiornata, in Italia, ad esempio, si tratta di un reato non contemplato dall’ordinamento. È una materia estremamente difficile e complicata, che deve essere maneggiata con cura e buon senso, mantenendo sempre fermo l’obiettivo primario della tutela dei più deboli. Credo che, in quel caso come in molti altri, il Parlamento abbia dato una grande prova di maturità. Lo ha fatto anche quando, seppure con un po’ di ritardo, siamo riusciti a eliminare dal nostro codice penale l’istituto della riprensione per questi reati. Ricordo che i principi e le intenzioni erano ottimi, ma poi ci si trova davanti a fatti di un certo tipo. Probabilmente molti pensavano: “Devo ricevere una condanna penale per aver fatto una battuta a una donna?”. Sì. La riprensione non era uno strumento che ritenevamo maturo e, fortunatamente, siamo riusciti a eliminarlo. Detto questo, torno al punto dal quale sono partito: che cosa possiamo fare noi, come legislatori, per debellare questo problema? Dal punto di vista normativo abbiamo fatto molte cose positive e siamo intervenuti anche quando emergevano fatti di carattere amministrativo. Credo, soprattutto, che quando un dipendente pubblico commette determinati atti di violenza la macchina pubblica debba intervenire prontamente, affinché quella persona venga rimossa dal proprio posto di lavoro e siano applicate tutte le misure disciplinari del caso. Come legislatori, però, penso che la cosa principale sia prendere atto del fatto che viviamo in una società violenta per sua natura, non soltanto in una società patriarcale, come diceva Zeppa. Al di là delle iniziative legislative, ciò che potremmo fare come commissioni riunite e come legislatori forse va oltre il nostro tradizionale ruolo di approvare leggi e decreti e di agire attraverso queste leve. Dal mio punto di vista, un’ottima iniziativa è stata assunta, ad esempio, dal Tribunale insieme agli ordini forensi, attraverso un protocollo per la risoluzione consensuale delle separazioni e dei divorzi. È stato un elemento molto importante perché, se si vuole intervenire per ridurre la conflittualità e si osserva che la maggior parte di queste situazioni nasce tra le mura domestiche, è chiaro che individuare strumenti attraverso i quali i matrimoni o le coppie di fatto possano sciogliersi senza eccessivi conflitti possa essere d’aiuto. Questi numeri mi spaventano e mi rammaricano ma, guardandoli dall’altro lato, credo che la loro emersione dimostri che si sta lentamente facendo strada, all’interno di una mentalità come la nostra, la consapevolezza che certi comportamenti non siano accettabili. Le vittime trovano la forza di denunciare, mentre gli autori delle violenze sanno di poter essere denunciati e di poter subire tutte le conseguenze previste dal nostro Codice penale. Credo anche che la relativamente recente introduzione di queste fattispecie di reato ponga talvolta l’Autorità giudiziaria in una situazione non semplice, perché alcuni possono essere considerati “casi zero”. Non voglio giustificare nessuno e ribadisco che l’auspicio è arrivare a una società non violenta, nella quale questi provvedimenti non siano più necessari, ma capisco che in alcuni casi non sia facile. Quanto diceva prima il collega Zeppa su alcune archiviazioni prive di una motivazione specificata potrebbe forse essere collegato anche alla relativa novità di determinate fattispecie di reato. Vediamo poi come questi reati si verifichino, nella maggior parte dei casi, all’interno delle mura domestiche. Introduco allora un altro elemento dirimente. Il retaggio della nostra società fa sì che determinate condotte siano ancora non soltanto giustificate, ma addirittura comprese e considerate parte del percorso di crescita di un bambino. Quando ci si trova davanti a un nucleo familiare unito, che rispetta i canoni della famiglia “normale”, tra virgolette, il ceffone dato a un bambino può essere considerato educativo; quando invece si è davanti a una famiglia separata, nella quale la conflittualità è all’ordine del giorno, lo stesso ceffone diventa una forma di violenza. Per me è una forma di violenza a prescindere. Capisco però che i dati dei quali disponiamo siano così difficili da interpretare e così labili proprio perché esistono ancora situazioni non facilmente decifrabili. Non lo sono per me o, credo, per il legislatore, visto che siamo intervenuti tutti per punire severamente questi comportamenti e accendere un faro sul fenomeno; penso però che, da parte di chi deve giudicare, sia ancora necessario una sorta di rodaggio. Se, da un lato, il campione di circa 33.000 abitanti è limitato e troppo piccolo per comprendere pienamente gli indicatori e le casistiche, dall’altro credo sia necessaria anche una maggiore storicizzazione dei dati, se mi passate il termine, per comprendere quali siano i reali andamenti in un arco temporale più ampio. Ritengo che il nostro ruolo di legislatori sia quello di mantenere monitorata la situazione, perché dobbiamo impedire che certe condotte si verifichino. Dobbiamo fare in modo che le persone si sentano sicure e sappiano che esiste una legge capace di punire questi comportamenti, attivando tutti i deterrenti e tutti i fattori che possano limitare il verificarsi di tali fenomeni. Come istituzioni dobbiamo comprendere dove e in quale modo lavorare nella maniera più adatta a questo genere di questioni. Dal mio punto di vista, essendo membro della Commissione per gli Affari di giustizia insieme a diversi colleghi presenti in Aula, credo che possa essere svolto un ragionamento anche in quella sede. Stiamo infatti riflettendo sul ruolo della commissione alla luce della riforma del 2021 e delle modifiche legislative intervenute. Credo che si svolgerà anche un’audizione con l’apposita Commissione per le riforme istituzionali e che quindi vi sia già una riflessione aperta. La natura riservata e più ristretta della Commissione per gli Affari di giustizia potrebbe renderla una sede idonea per analizzare periodicamente il fenomeno, acquisire informazioni e confrontarsi con il Tribunale, i servizi sociosanitari e le forze di polizia. Avremmo così la possibilità di avere la situazione “in pugno”, tra virgolette, durante tutto l’anno, attraverso un monitoraggio periodico, senza limitarci alla relazione annuale della Commissione per le Pari Opportunità o a un comma specifico come quello, assolutamente benvenuto, inserito nel Consiglio di luglio e che oggi ha trovato compimento. Si potrebbe individuare un momento istituzionale nel quale affrontare con regolarità questi fenomeni, con cadenza bimestrale, mensile o secondo modalità da stabilire, per tenerli sotto controllo e consentire al legislatore di proporre modifiche alla legge, interventi e azioni legislative coerenti con il proprio ruolo. 

Guerrino Zanotti (Libera): Parliamo di un tema rispetto al quale sono sicuramente cambiate le sensibilità e, come affermava il segretario Beccari, è cambiata anche la percezione della società. Esiste quindi una maggiore attenzione verso questi fenomeni, che purtroppo non sono soltanto fenomeni, ma rappresentano una realtà nella quale viviamo, con numeri che, come vedremo, sono anche piuttosto importanti. Il fatto che vi sia una maggiore attenzione e una maggiore consapevolezza rispetto alla violenza di genere e contro i minori fa sì che il problema emerga in tutta la sua gravità. Non possiamo tuttavia nasconderci che una parte ancora molto ampia della società si rapporta a questi fenomeni considerandoli spesso gesti estremi, compiuti magari in situazioni di particolare tensione, oppure gesti malati commessi, in particolare, da uomini che perdono il controllo. Purtroppo non è così. Anche la relazione dell’Authority lo afferma in maniera piuttosto chiara: alla base di questi reati esiste una cultura trasversale che non ha nulla a che vedere con un improvviso gesto di follia. Molto spesso si tratta di una scelta precisa, che nasce da un’idea sbagliata di possesso e di controllo della famiglia, dei familiari, della moglie e dei figli. In una realtà e in una comunità piccola come la nostra, dove tutti si conoscono, è ancora più difficile parlare di questi reati, di queste violenze e di questi maltrattamenti. Molto spesso il pregiudizio e la vergogna prendono il sopravvento e la denuncia rappresenta davvero l’ultima possibilità. Questi reati si consumano quindi frequentemente all’interno delle mura familiari e non emergono in tutta la loro gravità. Non credo sia necessario ripetere i dati, che sono comunque preoccupanti. Da un lato, rispetto agli anni precedenti, è evidente l’aumento dei numeri riguardanti alcuni, se non quasi tutti, i reati di maltrattamento, vessazione o violenza. Ciò non significa necessariamente che questi reati siano aumentati numericamente. È possibile che la rete costruita per favorire l’emersione, la prevenzione, il controllo e il monitoraggio di questi fenomeni abbia raggiunto almeno l’obiettivo di far emergere maggiormente ciò che prima accadeva senza essere conosciuto. Nel nostro caso la lettura dei dati può quindi avere un aspetto negativo, perché si tratta comunque di numeri importanti, ma anche uno positivo, perché la loro crescita potrebbe essere legata ai buoni risultati prodotti dalla rete. Ho ascoltato molte critiche sui ritardi della politica e delle istituzioni in numerosi ambiti. È vero che anche dalla relazione dell’Authority per le Pari Opportunità emergono richieste reiterate e presenti sul tavolo ormai da tempo. Non mi sembra però di aver riscontrato nella relazione dell’Authority una situazione così drammatica rispetto all’attività che le istituzioni stanno portando avanti. Credo che le risposte che oggi dobbiamo pensare di fornire per il futuro siano quelle indicate dalla stessa Authority per le Pari Opportunità, dalle quali non penso si possa prescindere: prevenzione, protezione, punizione delle condotte e monitoraggio costante dei fenomeni. È su queste direttrici che deve concentrarsi il sostegno offerto dalla politica alle istituzioni, agli uffici, ai servizi dell’ISS e alla Gendarmeria. Come ricordava giustamente il segretario Beccari, la Gendarmeria ha attivato l’Ufficio violenza di genere, che sta producendo risultati molto positivi. L’approccio seguito non è burocratico, né quello nel quale si potrebbe facilmente cadere. Credo sia invece un approccio corretto, che cerca e apre il dialogo con le vittime, anche quando decidono di non presentare denuncia. Da quanto ho potuto apprendere e documentare, l’Ufficio continua infatti a seguire queste persone anche quando non procedono con la denuncia. Oltre al lavoro che l’Authority ha chiesto di portare avanti sui quattro punti che ho richiamato, credo debba cambiare anche l’atteggiamento della politica. Mi riferisco, ad esempio, al dibattito sviluppatosi sia su un’Istanza d’Arengo che chiedeva il consenso informato dei genitori per la partecipazione dei figli alle lezioni sull’affettività e sulla sessualità, sia sui fatti degli ultimi giorni relativi alle famiglie omogenitoriali. Spero che si possa modificare l’atteggiamento verso questi temi, perché si ripone tutta la nostra fiducia nella famiglia tradizionale, che dovrebbe non soltanto sostenere la scuola, ma soprattutto ricoprire un ruolo centrale. Vado alle conclusioni, presidente, e mi scuso perché non voglio sottrarre altro tempo. Quello che voglio dire è che si ripone molta fiducia nella famiglia tradizionale, ma purtroppo dobbiamo tenere conto dei dati. Questi reati avvengono proprio all’interno delle mura familiari e delle famiglie tradizionali. Chiedo quindi che il nostro approccio a questi temi sia laico. Altrimenti, se ci lasciamo condizionare da convinzioni ideologiche, religiose o di altro tipo, temo che non riusciremo ad analizzare correttamente il problema e a individuare le soluzioni più adeguate. 

Antonella Mularoni (RF): Premesso che non ho capito il riferimento precedente, perché non mi sembra che c’entri nulla con le questioni delle quali dobbiamo discutere oggi, semmai ne parleremo a quattr’occhi. Parto brevemente dalle considerazioni espresse dal collega Casali e devo manifestare ai due segretari di Stato il mio dispiacere per il modo in cui questo comma è stato portato alla nostra attenzione. Durante il fine settimana ho cercato sul sito la relazione del Governo, ma non c’era. Questa mattina avete letto dei documenti che, quindi, avevate già: avreste potuto caricarli venerdì e avremmo potuto prepararci diversamente. Nel comma non è stata caricata neppure l’ultima relazione dell’Authority per le Pari Opportunità e ciascuno ha dovuto cercarsela autonomamente. Sembra quasi che abbiate dovuto svolgere questo dibattito per forza, ma con poca convinzione o poca preparazione. Anch’io voglio partire dalla relazione dell’Authority per le Pari Opportunità, che è corposa e ha fornito alla politica molti elementi sui quali discutere. Oggi ci aspettavamo una relazione del Governo che illustrasse, rispetto alle criticità evidenziate dall’Authority, quali interventi fossero già stati compiuti, quali si intendesse realizzare entro il 2026 e quali richiedessero invece un orizzonte temporale più ampio. Ci aspettavamo anche la valutazione del Governo che, considerata la dipendenza dall’Esecutivo di tutta la ramificazione della pubblica amministrazione, avrebbe potuto interpretare i numeri. Come è già stato evidenziato, i numeri, da soli, molto spesso dicono poco se non si tiene conto dei progressi o dei peggioramenti delle situazioni. Credo che oggi, per svolgere un lavoro ben fatto come espressione del Consiglio Grande e Generale, avremmo avuto bisogno di proposte molto concrete, che non ho visto neppure nelle relazioni svolte questa mattina dai due segretari di Stato. Formulo quindi un invito per i prossimi anni: siano le commissioni congiunte oppure un altro organo che deciderete, credo che si debba dare un seguito molto diverso alle relazioni che l’Authority per le Pari Opportunità, l’Autorità giudiziaria e le forze dell’ordine presentano su queste tematiche. Esiste poi un problema che coinvolge innanzitutto noi legislatori. L’Authority per le Pari Opportunità afferma che probabilmente sarebbe opportuno realizzare un testo unico, perché nelle norme esiste una grande confusione. Siamo d’accordo? Io penso di sì, ma dobbiamo dire chiaramente come intendiamo organizzarci, se lo faremo e in quali tempi prevediamo di portarlo in Aula. Il rapporto tra i diversi organi dell’amministrazione e le forze dell’ordine deve essere migliorato. Esistono criticità alle quali vogliamo e dobbiamo porre rimedio il prima possibile. Io e i miei colleghi di partito eravamo pronti a fornire il nostro contributo rispetto a interventi molto concreti che, come forze politiche, riteniamo di essere chiamati a realizzare. Se in quest’Aula facciamo discorsi sui massimi sistemi, voglio sperare che almeno questi siano già risolti. Voglio dare per scontato che siamo tutti contrari alle violenze di genere e a quelle non legate al genere, ovunque avvengano. Vi sono quelle commesse all’interno delle mura domestiche, negli ambienti sportivi e nelle scuole. In altri Paesi si sono verificati, ad esempio, episodi di violenza contro bambini molto piccoli proprio all’interno delle scuole. È quindi necessario compiere un’operazione a 360 gradi. Vorrei evitare, mi scusi collega Zanotti, i soliti discorsi. Voglio dare per scontato che su queste cose siamo tutti d’accordo e che vogliamo intervenire. Per la miseria, non tiriamo fuori argomenti che non c’entrano nulla quando parliamo di queste questioni. Se c’è bisogno d’intervenire, si interviene. Che si tratti di famiglie eterosessuali, monogenitoriali oppure omogenitoriali, bisognerà agire perché a noi interessa che non vengano provocati danni ai soggetti più deboli, che solitamente sono le donne e i minori. È raro che avvenga il contrario, cioè che una donna compia violenze nei confronti del partner maschile, se non altro forse per ragioni fisiche. Qualche caso potrà esserci, ma rappresenta un’eccezione. Vorrei che la politica fosse molto concreta e valutasse al più presto, innanzitutto, gli interventi richiesti dall’Authority per le Pari Opportunità. Se la politica, e in primo luogo il Governo, ritiene che debbano essere attuati, l’Esecutivo deve dirci entro quando lo saranno. Il segretario, che per carità è appena subentrato, ha detto: “Seguiremo con attenzione e faremo la nostra parte”. Vorrei però che fossimo molto concreti, per non ritrovarci tra un anno o un anno e mezzo con l’Authority per le Pari Opportunità che ci dice che la politica non ha ancora risposto alle numerose criticità individuate. Recentemente, tra l’altro, nel decreto emanato per i profughi palestinesi sono stati previsti anche alloggi destinati a queste situazioni. Bene, è una buona cosa. Esistono però numerosi altri interventi da realizzare per proteggere nella maniera più ampia possibile soprattutto le donne e i minori, per le ragioni appena evidenziate: sono le vittime più ricorrenti di queste forme di violenza. La nostra comunità deve fare tutto ciò che è chiamata a fare e che gli organismi competenti la invitano a realizzare nel più breve tempo possibile. Esistono i pregiudizi, il problema del Paese piccolo e il fatto che si conoscano i nomi, ma se una persona ha bisogno di essere protetta deve esserlo. Dobbiamo assicurare che la privacy di queste persone sia tutelata al massimo, perché ogni tanto accade che qualcuno, da una parte o dall’altra, se ne dimentichi e renda noti i nomi delle vittime. È un impegno che riguarda tutti, a partire da chi ricopre i vertici più alti delle istituzioni. Tengo quindi a ribadire che l’Authority per le Pari Opportunità ci ha sottoposto un documento molto ben fatto e corposo, che offre alla classe politica numerosi elementi di riflessione. Se, ad esempio, il Governo non fosse d’accordo con alcune delle sollecitazioni formulate dall’Authority, dovrebbe dircelo. Su cento proposte, il Governo potrebbe anche non condividerne una, ma limitarsi a dire “seguiremo con attenzione e faremo la nostra parte” non credo sia la risposta migliore che possiamo offrire, non tanto all’Authority per le Pari Opportunità, che è un organo di vigilanza, quanto alle donne e ai minori che hanno maggiormente bisogno della nostra tutela e del nostro intervento come legislatori. Invito quindi davvero alla concretezza. Il Governo ci dica in tempi brevi quali interventi vuole e intende realizzare. Se noi legislatori dobbiamo apportare modifiche normative o predisporre il testo unico, cerchiamo di farlo nel più breve tempo possibile. 

Giulia Muratori (Libera): Innanzitutto anch’io credo sia utile, come hanno già fatto gran parte dei colleghi, partire dall’analisi dei dati. Checché se ne dica, la relazione dell’Authority per le Pari Opportunità del 2025 è sicuramente esaustiva e anche i riferimenti dei due segretari di Stato sono stati puntuali sotto il profilo dell’analisi dei dati. Questi dati ci restituiscono la dimensione concreta del fenomeno e ci aiutano soprattutto a comprendere dove il nostro sistema possa ancora migliorare. Alla luce di quanto si legge nella relazione, non mi sento neppure di affermare che non siano stati compiuti passi avanti, grazie al lavoro quotidiano della rete antiviolenza e al recepimento delle raccomandazioni provenienti dagli organismi preposti. Credo che, in questo senso, San Marino abbia compiuto dei progressi. Ciò non significa però che il fenomeno debba essere sottovalutato, soprattutto alla luce dei dati che discutiamo oggi. Grazie ai documenti consegnati nell’area riservata, aggiornati a giugno 2026 se non sbaglio, possiamo integrare e aggiornare la relazione del 2025. Sul versante giudiziario mi unisco alle osservazioni formulate da alcuni commissari. Nel 2025 risultano 47 procedimenti penali; nei primi sei mesi del 2026 sono già 33 e, di questi, 29 risultavano ancora pendenti al 30 giugno. È soprattutto il dato sulle vittime, però, che deve interrogarci e farci riflettere. Nel 2025 risultano 30 donne e 15 minori; nei primi sei mesi del 2026 abbiamo già 19 donne e 17 minori. Non possiamo tradurre automaticamente questi numeri in un aumento del fenomeno, ma certamente ci dicono quanto donne e bambini continuino a essere particolarmente esposti. Anche i dati della Tutela minori sono significativi. Nei dati definitivi del 2025 risultano 31 minori coinvolti nelle nuove segnalazioni e soltanto tre associati a una denuncia. Nel primo semestre del 2026 abbiamo altre 13 segnalazioni relative a 14 minori: sette vittime di violenza fisica, quattro di violenza psicologica e tre di violenza assistita. Anche questo dato è molto preoccupante. Ci ricorda che la violenza, soprattutto quando coinvolge i minori, non coincide con la denuncia penale e che è fondamentale l’intero sistema di protezione che ruota attorno alla vittima. Vi è poi un altro dato che, a mio avviso, deve essere evidenziato: tra il 2022 e il 30 giugno 2026 risultano 19 archiviazioni per remissione o mancanza di querela. Condivido quanto affermato dal collega Zeppa. Il dato, così presentato, non ci consente di distinguere le due situazioni e deve quindi essere letto con cautela, ma pone comunque una questione: quanto riusciamo ad accompagnare una vittima affinché possa sostenere un percorso psicologicamente, familiarmente ed economicamente molto difficile? Credo sia importante leggere questi dati anche alla luce del decreto delegato n. 161 del 2024, che ha chiarito i percorsi di segnalazione distinguendo quello giudiziario da quello sociosanitario. In presenza di reati procedibili d’ufficio o di una querela si attiva il percorso giudiziario; negli altri casi la segnalazione viene indirizzata ai servizi dell’ISS. Ciò significa che i diversi dati oggi a nostra disposizione non sono necessariamente sovrapponibili e che dobbiamo iniziare a leggerli sempre più come percorsi. Quanti dei casi segnalati dalla Salute mentale si sono successivamente tradotti in una querela? Con i dati disponibili oggi non riusciamo a ricavare questa informazione. Quanti sono rimasti nell’ambito della presa in carico sociosanitaria? Quante persone sono transitate attraverso più servizi della rete? Sono informazioni che oggi non riusciamo a ricostruire pienamente. Per questo considero molto importante il lavoro annunciato dal segretario Ugolini per arrivare a un sistema informativo unico e condiviso, che ci consenta non soltanto di disporre di dati più completi e confrontabili, ma anche di seguire meglio il percorso della vittima all’interno della rete ed evitare che l’accesso a più servizi produca duplicazioni nella lettura del fenomeno. Dalla lettura complessiva dei dati emerge infatti che, dal momento in cui una situazione viene intercettata, la nostra rete è presente. La questione sulla quale credo dobbiamo concentrarci maggiormente riguarda invece ciò che accade prima: come intercettiamo una situazione prima che diventi un’emergenza? Su questo vedo due nodi fondamentali: la scuola e, tra i servizi, il Punto d’ascolto del Centro Salute Donna. Partendo dalla scuola, nei dati definitivi del 2025 della Tutela minori, su 31 minori coinvolti, una sola segnalazione proviene dalla scuola. Nel primo semestre del 2026 ne troviamo nuovamente una sola, mentre undici provengono dalle forze dell’ordine. È vero che nei dati del 2025 compaiono cinque segnalazioni provenienti dalla scuola e che quindi i diversi flussi non sono perfettamente sovrapponibili, ma proprio per questo credo sia utile interrogarsi sul ruolo della scuola. È uno dei luoghi nei quali bambini e ragazzi trascorrono più tempo e dove possono emergere cambiamenti importanti, paure e segnali di disagio, che gli insegnanti sono preparati a rilevare. Voglio collegarmi alla modifica intervenuta nel 2024 nella disciplina delle segnalazioni. Mi riferisco in particolare all’articolo 19 della legge quadro n. 97 del 2008, come successivamente modificato dal decreto delegato. Nel testo precedente era espressamente prevista la riservatezza della segnalazione; nella nuova formulazione tale previsione non compare più. Credo che dobbiamo chiederci se questa modifica abbia prodotto conseguenze concrete. Gli insegnanti e gli operatori si sentono sufficientemente tutelati nel momento in cui effettuano una segnalazione? In una realtà piccola come la nostra, capite bene quanto questo sia importante. Da una parte imponiamo giustamente un obbligo di segnalazione, prevedendo anche sanzioni in caso di omissione; dall’altra dobbiamo garantire a chi segnala condizioni che gli consentano di farlo serenamente. Abbiamo raccolto preoccupazioni in questo senso, segnalate anche dalla CSU. Credo sia quindi utile chiedere all’Authority per le Pari Opportunità se abbia riscontrato criticità analoghe e se non sia opportuno valutare il ripristino di una tutela espressa della riservatezza del segnalante. Il secondo nodo è il Punto d’ascolto all’interno del Centro Salute Donna. Nel 2025 vi si sono rivolte 25 donne presunte vittime di violenza, 13 delle quali rappresentavano nuovi casi; dieci si sono rivolte al servizio semplicemente per ricevere informazioni e nove hanno intrapreso percorsi di accompagnamento psicologico. Al numero telefonico dedicato sono arrivate soltanto sei chiamate. Questo dato ci aiuta a comprendere bene la funzione del Punto d’ascolto. Non tutte le donne che vivono una situazione di violenza sono immediatamente pronte a denunciare. Una donna può avere innanzitutto bisogno di raccontare ciò che sta vivendo, comprendere quali possibilità abbia e ricevere informazioni e sostegno psicologico. Se emergono fatti procedibili d’ufficio vengono certamente attivati i percorsi previsti; negli altri casi la donna può essere accompagnata e indirizzata verso gli altri servizi, come la Salute mentale, la Tutela minori o altre strutture della rete. Credo che proprio qui si giochi una parte importante della prevenzione. Nel 2025, tra le vittime registrate dalla Salute mentale, 24 sono arrivate attraverso le forze dell’ordine e 14 dal Pronto soccorso. Nel primo semestre del 2026, su undici casi, sette provengono ancora dalle forze dell’ordine, tre dal Pronto soccorso e soltanto uno dal Centro Salute Donna. Il dato del Pronto soccorso, in particolare, deve farci riflettere: quando una donna arriva lì, spesso siamo già nella fase successiva a un episodio di violenza. Credo che la rete e il nostro sistema debbano provare ad arrivare prima. Per questo considero importante preservare e rafforzare il Punto d’ascolto. Non è casuale che si tratti di un presidio territoriale esterno all’ospedale e che sia inserito all’interno di un servizio che svolge molte altre funzioni. Anche questo è significativo. Una donna può entrare in quella struttura per una visita, per il puerperio, per l’allattamento o per una consulenza, senza essere identificata come vittima di violenza. Proprio l’integrazione tra i professionisti che operano nel Centro Salute Donna – ostetriche, ginecologi e la figura dello psicologo – può consentire d’intercettare precocemente situazioni di fragilità e disagio che altrimenti rischierebbero di rimanere invisibili. Questo vale in modo particolare anche dopo la nascita di un figlio, perché sappiamo tutti che si tratta di una fase delicata anche per gli equilibri familiari, nella quale la presenza di un presidio territoriale capace di accompagnare la donna può svolgere una funzione preventiva e intercettare situazioni difficili. Dobbiamo quindi chiederci se oggi quel Punto d’ascolto disponga del personale e delle professionalità sufficienti per svolgere pienamente questa funzione, a partire dal supporto psicologico e, perché no, anche da quello di un assistente sociale. Considero quel Punto d’ascolto, per come è stato istituito, un primo filtro rispetto ai passaggi successivi. La risposta alla violenza non può cominciare soltanto quando arriva una denuncia o quando una donna si presenta al Pronto soccorso: a quel punto è già troppo tardi. Dobbiamo lavorare su ciò che viene prima, intercettare i segnali, tutelare chi segnala, offrire luoghi accessibili nei quali chiedere aiuto e accompagnare le vittime affinché non rimangano sole durante il percorso. Credo che sia proprio attraverso questa capacità di anticipare l’emergenza che possiamo rafforzare ulteriormente la nostra rete. 

Gaetano Troina (D-ML): Mi unisco alla richiesta formulata per le prossime occasioni, perché in questo modo è veramente difficile prepararsi adeguatamente ed esprimere considerazioni puntuali. Chiedo quindi che le relazioni dei segretari di Stato possano essere messe a disposizione prima dei lavori della commissione, perché forniscono indubbiamente uno spaccato che ci consente di essere più consapevoli, svolgere valutazioni e considerazioni e prendere decisioni in maniera più approfondita. Detto questo, condivido quanto espresso dalla collega Muratori nel suo ultimo intervento. Dal mio punto di vista esiste un altro momento delle dinamiche vissute dalle vittime di violenza che passa sempre in secondo piano, ma che in realtà è determinante e può spingere oppure frenare una persona dal presentare una denuncia o chiedere aiuto: ciò che accade dopo. Non esiste soltanto il problema di come prevenire e gestire l’emergenza, ma anche quello di come viene affrontata la fase successiva alla segnalazione. Come ho detto più volte, una delle cose che maggiormente frenano chi decide di sporgere denuncia, presentare una segnalazione o chiedere aiuto è proprio la paura di non essere adeguatamente tutelato dopo. Fortunatamente, nel nostro Paese gli episodi sono proporzionalmente molto più limitati rispetto alla vicina Italia, ma è proprio dall’esperienza italiana che possiamo imparare. Quante vittime di violenza che hanno avuto il coraggio di denunciare e di farsi avanti sono state poi oggetto di ulteriori violenze o sono state addirittura uccise dagli autori di quelle violenze, perché il sistema non è stato capace di garantire loro un’adeguata protezione? Queste sono le paure che frenano molte persone che vorrebbero denunciare le violenze subite. Spesso è proprio la mancanza di una tutela reale e completa dopo la segnalazione a bloccarle. La paura è tanta: che cosa mi succederà dopo? L’autore della violenza verrà a saperlo? Quali conseguenze dovrò subire per aver compiuto questo passo, che considero coraggioso ma che mi espone ulteriormente al rischio? È un tema che spesso viene sottovalutato, ma che in realtà riveste un’importanza primaria. Se una persona si sentisse completamente protetta, tutelata e al sicuro, sarebbe sicuramente più incoraggiata a farsi avanti e a raccontare ciò che accade. Su questo, secondo me, bisogna intervenire. So che è difficile, perché bisognerebbe garantire in qualche modo un’assistenza reale, ventiquattr’ore su ventiquattro, alla persona che si fa avanti, soprattutto quando i casi cominciano a essere numerosi. È però l’unico modo concreto per far sì che una persona, sentendosi protetta, trovi il coraggio di parlare. Continuerò a insistere su questo, come faccio da sempre. La prevenzione è fondamentale ed è essenziale che, fin dalla giovane età, i nostri bambini comprendano quali problemi derivino dalle situazioni e dai fenomeni di violenza, perché non si debbano compiere certi gesti e, soprattutto, come gestire una situazione quando la si subisce. Questo, però, non è sufficiente. Servono una tutela e una protezione a 360 gradi, perché oggi, purtroppo, la nostra società è costantemente permeata dalla violenza, sia essa verbale, fisica o psicologica. Non possiamo ignorare il problema e rimanere inerti mentre il mondo va avanti. Non so quali siano le ragioni storiche e sociali per cui ciò sia avvenuto, ma mi sembra che la situazione sia molto peggiorata rispetto ad alcuni anni fa. Prendo atto, e lo considero un elemento positivo, di quanto emerge dalla relazione della Segreteria alla Sanità: l’Authority ci comunica che siamo migliorati nell’intercettare le esigenze e i bisogni della cittadinanza. Bisogna però acquisire consapevolezza dell’intero problema, dall’inizio alla fine, e saperlo gestire adeguatamente. Su questo continuerò a insistere finché potrò. 

Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): Le tabelle che abbiamo avuto modo di esaminare ci mostrano una quantità veramente incredibile di problematiche legate alla violenza. È positivo il decreto n. 161 emanato nel 2024, ma, come accade per molte altre problematiche, la quantità dei reati – che in alcuni ambiti coinvolgono una, due o tre persone e in altri raggiungono numeri più importanti – ci interroga anche sulla responsabilità che le forze dell’ordine e i servizi sanitari e sociosanitari sono chiamati ad affrontare. La formazione, la possibilità di accrescere le competenze, la conoscenza e le modalità d’intervento sono quindi aspetti sui quali, a mio avviso, i settori coinvolti devono puntare e ai quali devono essere destinate risorse economiche. Il Punto d’ascolto e il numero verde devono infatti rispondere a situazioni molto diverse, ma non disponiamo di dieci operatori specializzati: uno per il bullismo, uno per la violenza privata, uno per le percosse e così via. Penso anche all’abuso di sostanze da parte dei minori, con casi che coinvolgono ragazzini molto piccoli, come abbiamo avuto modo di leggere anche sulla stampa. L’investimento sulle risorse umane è quindi estremamente importante. Mi unisco inoltre alle osservazioni sulla necessità di approfondire lo stato dei procedimenti, distinguendo tra quelli archiviati e quelli pendenti. Immagino che, nel frattempo, all’interno del Tribunale vi siano stati assestamenti nel personale e passaggi tra diversi professionisti, ma questi sono i numeri più significativi e lasciano veramente sospesi. Non mi riferisco tanto ai procedimenti aperti nel 2026, quanto soprattutto a quelli del 2023 e del 2024: un procedimento di questa natura ancora pendente dopo anni suscita preoccupazione. Come affermavano prima i colleghi, pone anche un problema di fiducia e fa sorgere il dubbio su quale sarà il percorso successivo e su quali possibilità si avranno di vedere riconosciuto il proprio problema. Mi viene spontaneo utilizzare il femminile perché dai dati emerge che donne e minori costituiscono la parte prevalente delle vittime. Un altro aspetto che non riesco a comprendere riguarda l’età delle vittime, riportata nelle tabelle dai minorenni fino agli ultrasettantenni. Compare poi una voce “non specificata”, della quale non comprendo il valore o che cosa voglia rappresentare. Lo stesso vale per la relazione tra la vittima e l’indagato o imputato: compaiono le voci “sconosciuto”, che immagino riguardi una persona incontrata casualmente, e “relazione non specificata”, che interessa 45 casi su 209. Lo segnalo per comprendere meglio l’intera struttura dei dati. Come Paese abbiamo compiuto diversi passi avanti, riconosciuti anche dagli organismi internazionali, soprattutto per quanto riguarda l’allineamento normativo, i piani d’azione coordinati e una rete antiviolenza che ha cominciato a mettere radici e coinvolge trasversalmente diversi professionisti. Tra le criticità o le raccomandazioni rimangono però l’autonomia finanziaria ed economica degli organismi che agiscono per proteggere le vittime, che non possono essere ostaggio di condizionamenti economici. Non a caso abbiamo recentemente introdotto l’autonomia finanziaria anche per l’Authority, che prima non esisteva. Resta inoltre la preoccupazione di chiarire come proteggere le vittime nell’attesa del procedimento e durante questo lungo percorso. Guardando i dati giudiziari, parliamo infatti di percorsi che durano anni. Anche questo aspetto rappresenta una criticità che deve essere presa in considerazione. Già nel 2008 San Marino ha inoltre introdotto la possibilità, quando la vittima di violenza non è residente, di garantirle la permanenza, l’assistenza sanitaria e una forma di protezione finanziaria durante i procedimenti penali. Sono passi importanti, che devono comunque essere rafforzati insieme alla formazione, elemento fondamentale per tutti gli attori coinvolti.