Associazione San Marino-Israele: “La solidarietà non può essere a senso unico: San Marino torni ad essere luogo di dialogo e di pace”
L’Associazione San Marino-Israele guarda con rispetto alla grande tradizione di accoglienza della Repubblica di San Marino. La neutralità, la difesa della libertà e la capacità di offrire rifugio a chi fugge dalla guerra e dalle persecuzioni costituiscono una delle pagine più nobili ed importanti della nostra storia. Proprio per questo riteniamo che la solidarietà sammarinese debba essere universale e non selettiva.
La scelta di concentrare oggi l’attenzione sull’accoglienza dei profughi palestinesi è certamente comprensibile davanti alla sofferenza della popolazione civile. Ma non possiamo dimenticare le altre immense tragedie che si consumano nel mondo, spesso quasi nell’indifferenza dell’opinione pubblica e della politica. Il caso del Sudan è emblematico. La guerra iniziata nell’aprile 2023 ha generato quella che le Nazioni Unite definiscono la più grande crisi umanitaria e di sfollamento al mondo. Secondo i dati UNHCR aggiornati all’agosto 2026, circa 11,3 milioni di persone risultano costrette allo sfollamento, mentre alcune stime riportate dalle Nazioni Unite parlano di oltre 150.000 morti dall’inizio del conflitto.
Perché queste vittime sembrano occupare uno spazio così ridotto nel dibattito politico? Il conflitto israelo-palestinese è una tragedia che richiede soluzioni, dialogo e responsabilità. Troppo spesso, invece, viene trasformato da una certa politica in uno strumento di appartenenza identitaria e di contrapposizione, dividendo l’opinione pubblica in schieramenti anziché contribuire concretamente alla ricerca della pace. San Marino può fare qualcosa di diverso, qualcosa di migliore.
La nostra Repubblica, proprio per la sua storia, le sue dimensioni e la sua tradizione di neutralità, dovrebbe proporsi sempre più come luogo di incontro fra i popoli, spazio di dialogo e territorio nel quale israeliani e palestinesi, così come rappresentanti di altri popoli coinvolti nei conflitti, possano incontrarsi e confrontarsi. La politica estera non dovrebbe servire a rafforzare l’identità di questa o quella area politica. Dovrebbe servire a costruire ponti, difendere il diritto internazionale, tutelare le popolazioni civili e favorire ogni possibile percorso di pace.
Accogliere chi soffre è giusto. Ma la sofferenza non ha nazionalità, religione o appartenenza politica. Se San Marino vuole essere coerente con la propria storia, la sua solidarietà non può essere a senso unico e la sua neutralità deve tornare ad essere uno strumento attivo di dialogo.
Associazione San Marino-Israele


