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Trovata una neonata nella Culla per la Vita a Bologna, le suore: “L’abbiamo coccolata”

La piccola era pulita e curata: è stato subito allertato il 118. È la prima volta che lo strumento viene usato La bimba è stata presa in carico da un medico di eccellenza, il sammarinese dottor Caludio Meloni dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna

Erano quasi le undici di sera quando l’allarme della “Culla per la Vita” di Bologna ha iniziato a suonare. Le Suore Minime di Santa Clelia Barbieri, nella loro comunità di via Tambroni, hanno acceso il monitor collegato alla struttura e hanno visto qualcosa che in nove anni da quando è stata inaugurata non era mai accaduto: dentro c’era davvero una neonata. “Erano le 10.45 di sera, siamo andate fuori in due e abbiamo prelevato la bimba: l’abbiamo accudita e coccolata” racconta una delle religiose che per prima ha preso tra le braccia la piccola. “Da noi è stata una mezz’ora, poi la sorella ha chiamato il 118. Sono venuti a prenderla, appurando che stava bene”. La bambina è stata chiamata dalle suore Maria Stella, un nome scelto perché, spiegano, è “pieno di luce e speranza”. Adesso la neonata si trova all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, dove viene sottoposta agli accertamenti e alle cure di routine. Le sue condizioni non destano preoccupazione ed è fuori pericolo.

L’allarme della Culla e la scoperta della bambina

Tutto è accaduto nella tarda serata di sabato 8 agosto. La neonata è stata affidata alla Culla per la Vita situata davanti alla comunità delle Suore Minime di Santa Clelia Barbieri, in via Tambroni. La procedura è scattata immediatamente. “Appena suona l’allarme, il nostro compito è accendere il monitor che abbiamo all’interno della casa, dove si vede cosa c’è dentro” racconta la religiosa. Questa volta sullo schermo non c’erano dubbi: “Abbiamo visto che c’era davvero la bimbina”. Due suore sono quindi uscite e hanno preso con loro la neonata. La piccola, raccontano, appariva pulita e curata. Per circa mezz’ora è rimasta con le religiose, che l’hanno accudita in attesa dell’arrivo dei sanitari.

“L’abbiamo accudita e coccolata”

Sono stati pochi minuti, ma per la comunità religiosa sono stati particolarmente intensi. “L’abbiamo accudita e coccolata” racconta ancora la suora. Poi è partita la chiamata al 118 e sul posto sono arrivati gli operatori sanitari. “L’hanno avvolta nelle copertine e l’hanno portata al reparto di Neonatologia del Sant’Orsola” ricorda la religiosa. Prima del trasferimento i sanitari hanno verificato le condizioni della neonata, constatando che stava bene. Qui è stata presa in carico da un medico di eccellenza, il dottore sammarinese Claudio Meloni.

Maria Stella, il nome scelto dalle suore

In quella mezz’ora trascorsa nella comunità, le religiose hanno anche deciso di dare simbolicamente un nome alla bambina: Maria Stella. Una scelta non casuale. Per le suore è un nome “pieno di luce e speranza”, capace di rappresentare l’inizio di una nuova vita e il significato stesso della Culla. L’arrivo della bambina ha profondamente colpito la comunità. “Ha molto emozionato le sorelle”, racconta una delle religiose. “È una cosa molto bella aiutare su questo fronte”.

Tante telefonate per adottare Maria Stella

La storia di Maria Stella ha già commosso tantissime persone e alla comunità delle Suore Minime di Santa Clelia Barbieri sono arrivate numerose telefonate di persone interessate ad adottare la neonata. “Già abbiamo ricevuto tante telefonate di interessati all’adozione – racconta suor Marta – ma li abbiamo informati che la piccola non è più da noi, è al Policlinico Sant’Orsola, come da procedura, e la pratica dell’affido non funziona così. Noi semplicemente abbiamo accudito la piccola prima di affidarla all’ospedale”. Per le religiose, però, quella bambina resterà legata per sempre alla comunità: “Per noi è già parte della comunità spirituale, di famiglia”. Secondo le suore, Maria Stella doveva essere nata soltanto poche ore prima di essere lasciata nella Culla per la Vita: “C’era ancora il cordone ombelicale”. Dopo averla accolta, le religiose hanno persino suonato la campana per festeggiare, come avviene quando la comunità viene chiamata a riunirsi in preghiera. Il nome è nato spontaneamente: guardando quel piccolo fagotto avevano capito che era una bambina e avevano iniziato a chiamarla “bella stellina”. Da qui Maria Stella, un nome che naturalmente potrà essere cambiato. Dopo il trasferimento al Sant’Orsola, le suore hanno chiesto di essere aggiornate: la mattina successiva una dottoressa le ha chiamate per rassicurarle che la neonata stava bene.

È la prima neonata affidata alla Culla in nove anni

Quello avvenuto sabato sera è un evento senza precedenti per la struttura bolognese. È infatti la prima volta in nove anni che una bambina viene affidata alla Culla per la Vita della comunità di via Tambroni. Proprio per questo, quando è scattato l’allarme e sul monitor è comparsa l’immagine della piccola, l’emozione è stata ancora più forte. La Culla è pensata proprio per consentire a una madre in difficoltà di affidare un neonato in un luogo protetto, garantendo al bambino assistenza immediata.

La neonata è al Sant’Orsola e sta bene

Dopo il primo intervento delle suore e l’arrivo del 118, Maria Stella è stata trasferita al Policlinico Sant’Orsola di Bologna. La bambina è fuori pericolo di vita e si trova in ospedale per gli accertamenti e le cure di routine previsti in questi casi. Ora si apre anche il percorso previsto dalla legge per stabilire il futuro della neonata. La madre biologica ha dieci giorni di tempo dalla nascita della bambina per un eventuale ripensamento e per procedere al riconoscimento legale della figlia. Se entro questo termine non avverrà il riconoscimento, potranno partire le procedure previste per l’affidamento della neonata.Per il momento Maria Stella resta affidata alle cure dei medici del Sant’Orsola. La sua prima notte senza la mamma, però, è già legata a quella mezz’ora trascorsa tra le braccia delle suore di via Tambroni. “L’abbiamo coccolata”, raccontano. Una mezz’ora che, dopo nove anni di attesa silenziosa della Culla per la Vita, le religiose difficilmente dimenticheranno.

L’Ausl: “La Culla della Vita è l’ultimo paracadute prima della cronaca nera”

Le Culle della Vita sono uno strumento prezioso, ma devono rappresentare l’ultima possibilità. A sottolinearlo è Claudio Meloni, direttore dell’Ostetricia dell’Ausl di Bologna, intervenuto dopo il caso di Maria Stella. “Le Culle della Vita, intese come un’evoluzione delle vecchie Ruote degli esposti, sono una cosa da elogiare. Ma sul fronte della sicurezza dei bambini rappresentano l’ultimo paracadute prima della cronaca nera”. Il punto, spiega Meloni, è che lasciare un neonato in una Culla presuppone generalmente che il parto sia avvenuto fuori dall’ospedale e senza un’assistenza adeguata, con potenziali rischi sia per la madre sia per il bambino. Inoltre i sanitari non dispongono della storia ecografica e sierologica della gravidanza. Per questo l’Ausl insiste sulla necessità di far conoscere maggiormente una possibilità prevista dalla legge: una donna può partorire in ospedale mantenendo l’anonimato, ricevendo assistenza sanitaria e venendo accompagnata fin dall’inizio da consultori e servizi sociali. “Anche nel caso in cui non avesse assistenza sanitaria, la copertura è totale – sottolinea Meloni –. Partorire in ospedale, in sicurezza e senza essere lasciate sole, non significa che poi venga presentato il conto”. All’ospedale Maggiore di Bologna negli ultimi cinque anni si sono registrati mediamente da due a cinque parti in anonimato ogni anno, mentre a livello nazionale sarebbero circa 450-500 l’anno. Le Culle della Vita presenti in Italia, conclude Meloni, sono invece una sessantina.


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