Georg Baselitz al Museo Novecento di Firenze
MUSEO NOVECENTO Firenze presenta: BASELITZ AVANTI!
A cura di Sergio Risaliti, 25 marzo – 13 settembre 2026
Museo Novecento, Firenze
Orario: Lun – Mar – Mer – Ven – Sab – Dom: 11:00 – 20:00 Giovedì chiuso. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.
“Non sono mai stato un pittore che attende in silenzio e con stupore ciò che accade. Nel mio lavoro ho sempre adottato metodi aggressivi. L’aggressività è necessaria per mantenere vivo lo shock, prima di tutto per me stesso: lo spettatore viene dopo. Si tratta di costruire una nuova immagine, e questo è possibile solo distruggendo le immagini precedenti. Non è che non le ami: ma occorre liberarsene, cancellarle dalla mente, distruggerle”.
Georg Baselitz
“George Baselitz – ci ricorda ancora Ulrich Weisner – è uno xilografo nato. Osservando le sue xilografie, si potrebbe persino pensare che proprio in questo ambito risieda la sua vera vocazione, che nel mezzo della xilografia il suo concetto artistico e le sue capacità si realizzino nel modo più immediato e coerente, con la massima chiarezza e naturalezza”. Ogni carta conferma come la grafica sia un’attività necessaria all’evoluzione del suo lavoro di artista, permettendogli di scavare ancora nel solco aperto con un dipinto, per affinare ulteriormente specifiche idee figurative espresse sulla tela, e saggiare altre potenzialità inespresse. A tal proposito lo stesso artista ha dichiarato: “Ho sempre realizzato xilografie quando sentivo la necessità di precisare in una forma definitiva un’immagine, un’idea d’immagine che avevo sviluppato e che si era manifestata in dipinti”. Una necessità che lo ha incalzato per decenni, portandolo a dedicarsi alla grafica con risultati straordinari e sempre unici. Partendo da un punto preliminare, le sue opere si possono moltiplicare differenziandosi ad ogni nuova esecuzione, fino ad arrivare all’estrema conclusione, con un movimento che non è mai lineare ma circolare e sempre progressivo.
Estratto da AVANTI! di Sergio Risaliti
Artisti come Georg Baselitz osservano sempre ciò che accade intorno a loro. Quella è la loro natura, e realizzano disegni a partire da quello che vedono. E poiché Baselitz faceva disegni, realizzava anche acqueforti e altre incisioni. In questo senso era come Rembrandt. Quando osserviamo le acqueforti di Rembrandt, come quelle di un paesaggio aspro attraversato da una strada (1650 circa), iniziamo a capire cosa avesse potuto vedere. Quando un artista disegna, testa la dinamicità delle linee, esplora la loro direzione e come queste suggeriscono forme cangianti. La metamorfosi è l’essenza stessa della scoperta artistica.
Giorgio Vasari, nella sua grande opera, non menziona quasi mai i disegni, ma noi sappiamo che li collezionava. Aveva una profonda comprensione dell’arte e capiva molto bene come il disegno precedesse il dipinto. I disegni erano considerati studi, materiale di lavoro, come gli appunti frammentari di uno scrittore.
È in questo contesto che emerse nella storia dell’arte la visione dell’artista come una figura irrequieta e indagatrice. L’atelier, invece che semplicemente rappresentare una zona di lavoro, divenne il focolare creativo, il laboratorio del mago, dove nasceva la scintilla d’ispirazione e i disegni riflettevano la sinergia tra l’occhio e la mente. Il lavoro del pittore non era unicamente centrato sulla perfezione, ma anche sulla creazione, sulla ricerca e sull’immaginazione.
Il pittore è diventato ormai l’artista moderno e così, ancora prima di iniziare a dipingere, deve letteralmente inventare il dipinto, proprio come faceva Baselitz. Per questo motivo il suo atelier è pieno di motivi e materiali che assumono forme diverse a seconda del medium usato. L’atelier è il nodo attraverso il quale fluiscono tutti i rami del suo lavoro. (…)
Estratto da Alberi in movimento di Rudi Fuchs



