Attualità

Parole al vento: «La famiglia al centro del futuro sammarinese»

don Gabriele Mangiarotti

Ci sono tanti modi per parlare della famiglia e della sua responsabilità primaria nell’educazione dei figli. Anche qui, in Repubblica, in particolare in seguito alla discussione sull’Istanza d’Arengo che ne chiedeva il riconoscimento nella scuola per quanto riguarda l’educazione affettiva e sessuale e i vari temi eticamente sensibili.

Il risultato della lunga discussione è stato di 18 favorevoli all’approvazione dell’istanza, contro 19 contrari e 3 astenuti. Quello che ha fatto impressione è stato il constatare che 2 Consiglieri del PDCS sono stati contrari e 2 astenuti. E questo in seguito all’indicazione del Governo che aveva dichiarato il suo parere contrario all’approvazione, raccogliendo il plauso del Consigliere di Rete Matteo Zeppa, che ha riconosciuto nell’indicazione del Segretario democristiano Lonfernini (contro la maggioranza del suo partito) un segno di positiva modernità (contro bigottismo, patriarcato, medioevalismo di chi riteneva giusto approvare l’Istanza stessa e chi più ne ha più ne metta).

Francamente la scelta di coloro che dovrebbero avere nel DNA la difesa della famiglia e del suo primato educativo e dunque l’esigenza di un patto educativo fra scuola e famiglia mi pare fuorviante.

Ho letto su IL SAN MARINO la seguente riflessione sull’impegno del PDCS sulla famiglia, fino ai suoi aspetti educativi. Non mi sembrano parole vuote, ma, come sempre, non possono essere solo intenzioni a cui non segue una operatività: «Ci sono temi sui quali un partito dimostra fino in fondo la propria identità. Per il PDCS uno di questi è certamente la famiglia, intesa non come slogan, ma come nucleo fondamentale della società, luogo educativo primario, spazio di solidarietà concreta tra generazioni, prima cellula della comunità sammarinese. È da qui che passa il futuro del Paese. Ed è da qui che la politica deve ripartire, se vuole davvero affrontare con serietà le grandi questioni sociali, demografiche ed educative che abbiamo davanti. La denatalità, il calo delle nascite, le difficoltà economiche e organizzative che tante coppie vivono ogni giorno, non possono essere lette come problemi privati da lasciare sulle spalle delle famiglie. Sono una questione pubblica, nazionale, che riguarda la tenuta sociale della Repubblica, la sostenibilità del welfare, l’equilibrio tra generazioni e la capacità del Paese di guardare avanti. Per questo servono misure concrete, strutturate e coerenti: sostegno alla maternità e alla paternità, servizi educativi, conciliazione tra vita familiare e lavoro, tutela delle situazioni più fragili, riconoscimento del lavoro di cura. In questo quadro, anche la scuola assume un valore centrale. Non soltanto come luogo di istruzione, ma come presidio educativo, sociale e comunitario. Una scuola più attenta ai bisogni delle famiglie, capace di offrire qualità formativa, percorsi adeguati ai giovani, servizi di supporto, attività extrascolastiche e strumenti utili alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, è parte di una stessa visione politica. Per il PDCS, infatti, non esiste una vera politica per la famiglia senza un investimento serio sull’educazione e senza un sistema scolastico che sappia accompagnare davvero la crescita delle nuove generazioni

Credo che queste riflessioni di Adriano Bordignon, Presidente del Forum delle Associazioni Familiari nell’articolo “Ddl consenso informato a scuola, interviene Bordignon” pubblicato dall’UFFICIO NAZIONALE PER L’EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, possano aiutarci nella chiarezza di un giudizio, quello che ha portato molte famiglie sammarinesi a sostenere l’Istanza d’Arengo di cui stiamo trattando.

“Educare all’affettività, in un mondo sempre più distratto e violento, non è un’opzione, ma un’urgenza educativa. In un tempo in cui i ragazzi sono quotidianamente esposti a modelli, messaggi e contenuti non filtrati provenienti dal web e dai social, la scuola e la famiglia devono allearsi per offrire strumenti di comprensione, discernimento e rispetto reciproco”. È quanto ha dichiarato Adriano Bordignon, Presidente del Forum delle Associazioni Familiari, in merito al ddl “in materia di consenso informato in ambito scolastico” che introduce il requisito del consenso informato dell’esercente la responsabilità genitoriale per la partecipazione dello studente minorenne ad attività scolastiche vertenti su materie di natura sessuale, affettiva o etica.

“… Il consenso informato, strumento previsto e tutelato dalla normativa vigente, rappresenta una garanzia per tutti: è la via per assicurare la trasparenza dei percorsi educativi, il rispetto della libertà educativa dei genitori e la tutela degli studenti da qualsiasi forma di ideologizzazione. Non un ostacolo, ma una barriera di protezione contro semplificazioni e derive ideologiche”.

Secondo Bordignon: … “Come Forum delle Associazioni Familiari sosteniamo la necessità di un’educazione affettiva seria, rispettosa, condivisa, adeguata alle fasi evolutive di bambini e adolescenti, come parte integrante del loro percorso di crescita personale e relazionale”.

Non c’è che dire, le parole, se hanno un peso, devono aiutarci a creare condizioni ottimali di vita. E se nel dibattito prevale la mistificazione e la mostrificazione di chi pensa diversamente, attribuendo intenzioni liberticide od oscurantiste, contro la libertà di pensiero, allora forse dobbiamo pensare che la libertà, nella nostra Antica Terra, è in serio pericolo. Le parole non sono un «per modo di dire»!

Un grande pedagogista, che tra l’altro è anche passato tra noi del Titano, così scriveva nel suo capolavoro «Il paese sbagliato»: «Ricevere dai genitori i figli in consegna per educarli mi ha sempre dato un senso di sgomento. Anche stamane mi chiedevo: se questi genitori fossero liberi di scegliere la persona che educherà il proprio figlio come sono liberi di scegliersi il medico, il sarto, il parrucchiere, l’assicuratore, verrebbero da me? In una scuola che avesse come fine la formazione integrale e senza traumi del fanciullo, la scelta del maestro, o meglio dell’indirizzo pedagogico, dovrebbe essere il primo argomento da discutere fra genitori e insegnanti all’atto dell’iscrizione. Invece non se ne parla nemmeno, come se la scuola fosse la proprietaria dei bambini.»

Allora accettiamo tutti, se appassionati della educazione e della libertà, la sfida: «Nulla su di noi (e sui nostri figli) senza di noi». Sarà impegnativo, ma ne vale la pena! Così vedremo se è realistica l’affermazione che di «consenso informato» non c’è bisogno, perché qui vale la massima trasparenza!