Dalla riforma della scuola ai social dei minori: il punto della Commissione Istruzione
Commissione Consiliare Permanente Affari Costituzionali ed Istituzionali; Pubblica Amministrazione; Affari Interni, Protezione Civile, Rapporti
con le Giunte di Castello; Giustizia; Istruzione, Cultura, Beni Culturali, Università e Ricerca Scientifica
Lunedì 29 giugno 2026, mattina
La Commissione apre i lavori con il comma comunicazioni e il confronto si concentra quasi interamente sull’utilizzo degli smartphone e dei social network da parte dei minori, alla luce anche di un recente Odg presentato dal PSD. Ad aprire il confronto è Carlotta Andruccioli (D-ML), che invita la Commissione ad affrontare il tema con equilibrio e senza contrapposizioni ideologiche. La consigliera ricorda il lavoro già svolto sul cyberbullismo e insiste sulla necessità di proseguire lungo quella strada, affermando: “Su un tema di questo tipo non dovrebbero esistere maggioranza, opposizione o bandierine politiche. Deve esserci dialogo, confronto aperto ed equilibrio”. Sulla stessa linea interviene Marco Mularoni (PDCS), che richiama le iniziative già promosse dai Giovani Democratico Cristiani. Pur riconoscendo la necessità di affrontare il problema, Mularoni invita a non pensare che una semplice legge possa risolverlo e sottolinea il ruolo decisivo di famiglie, scuola e luoghi di aggregazione. “Non è una questione che riguarda soltanto le istituzioni, il Governo o il Parlamento” sostiene Mularoni aggiungendo che “la politica debba iniziare ad affrontare questo tema senza approcci ideologici e senza partire da posizioni precostituite”. Donatella Merlini (PSD) si associa agli interventi precedenti, sostenendo che la Commissione debba approfondire un tema “incredibilmente complesso”. La consigliera ricorda le iniziative già promosse dalla Segreteria di Stato per l’Istruzione, ma sottolinea la necessità di disporre di dati aggiornati per comprendere la reale portata del disagio giovanile. Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini interviene con una riflessione più ampia sulle politiche educative e giovanili, ricordando che San Marino non è estraneo alle criticità che interessano le nuove generazioni. Richiama il lavoro già svolto sul bullismo e sul cyberbullismo, spiegando che il relativo protocollo è oggi operativo nelle scuole di ogni ordine e grado, e ribadisce l’importanza di rafforzare il rapporto tra Stato, famiglie e scuola. Sul tema degli smartphone si dice disponibile ad aprire una riflessione anche normativa, osservando che “Possiamo valutare se regolamentarne l’utilizzo, come hanno già fatto altri Paesi”, pur precisando che spetterà al Parlamento approfondire e valutare eventuali limiti. Il Segretario affronta anche il tema dell’intelligenza artificiale, riconoscendo che l’evoluzione tecnologica procede più rapidamente della capacità dei sistemi istituzionali di governarla e sottolineando la necessità di continuare a investire nella ricerca, nella formazione e nella sensibilizzazione. Anche Gemma Cesarini (Libera) condivide la necessità di approfondire il tema e riconosce l’utilità di osservare le esperienze adottate da altri Paesi. Secondo Cesarini è preferibile investire sull’educazione e sulla formazione dei ragazzi, valorizzando anche il contributo dell’Università e della ricerca, affinché i giovani sviluppino una maggiore consapevolezza nell’uso delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale.
Al comma numero 2 si svolge il riferimento del Segretario di Stato per l’Istruzione sull’aggiornamento del processo di riforma complessivo del sistema scolastico sammarinese. Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini spiega che il percorso di revisione del sistema scolastico è già iniziato e interesserà progressivamente tutti gli ordini di istruzione. Ricorda come, nella recente sessione del Consiglio Grande e Generale, siano stati approvati due provvedimenti ritenuti centrali in questo percorso: il nuovo indirizzo della scuola superiore e l’istituzione dell’Istituto per l’Istruzione e la Formazione Professionale. Evidenzia che sono stati avviati numerosi interventi, tra cui la revisione del fabbisogno del personale scolastico, il nuovo rapporto numerico tra insegnanti e alunni nella scuola dell’infanzia, la sperimentazione delle attività extrascolastiche e dell’équipe benessere, quest’ultima dedicata alla prevenzione e al supporto degli studenti. Lonfernini annuncia inoltre che è in fase di definizione il progetto sulla fascia educativa da zero a sei anni, mentre un gruppo di lavoro è ormai giunto alle conclusioni sul tema della settimana corta nella scuola media. L’obiettivo dichiarato è introdurre le lezioni dal lunedì al venerdì, rispondendo anche alle richieste espresse dalle famiglie nei sondaggi svolti negli ultimi anni. Il Segretario rivendica poi il rafforzamento dell’istruzione tecnico-professionale, ricordando che gli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale potranno finalmente completare il proprio percorso e conseguire il diploma restando a San Marino. Esprime particolare soddisfazione per l’approvazione del nuovo Istituto per l’Istruzione e la Formazione Professionale, definendolo un passaggio storico che supera una visione ormai superata del Centro di Formazione Professionale, troppo spesso considerato in passato “una scuola di serie B”, restituendo piena dignità ai percorsi tecnico-professionali all’interno del sistema scolastico sammarinese. Il Segretario si sofferma poi sull’istituzione del nuovo Liceo delle Scienze Umane, spiegando che il nuovo indirizzo nasce per ampliare e diversificare l’offerta della scuola superiore, integrando formazione umanistica, scienze sociali, pedagogiche e relazionali. Anticipa inoltre l’intenzione di valutare ulteriori indirizzi liceali, tra cui percorsi dedicati allo sport e al turismo, con l’obiettivo di rendere il sistema scolastico sammarinese più competitivo e capace di trattenere gli studenti che oggi scelgono di formarsi all’estero.
Enrico Carattoni (RF) ribadisce il sostegno del suo gruppo alle riforme approvate nell’ultima sessione consiliare, in particolare all’istituzione del nuovo Istituto per l’Istruzione e la Formazione Professionale e del Liceo delle Scienze Umane. Proprio su quest’ultimo richiama però alcune esperienze registrate nei territori limitrofi, dove l’introduzione del nuovo indirizzo ha spesso comportato una riduzione delle iscrizioni al Liceo Classico, chiedendo se questo rischio sia stato valutato anche a San Marino e se siano già state individuate eventuali contromisure. Il consigliere sposta poi l’attenzione sul piano di riorganizzazione dei plessi scolastici, domandando aggiornamenti sul nido di Città, sui lavori necessari per accogliere anche i bambini sotto l’anno di età e sullo stato di avanzamento della tabella di marcia presentata dalla Segreteria di Stato. Chiede in particolare quali siano le prospettive per i plessi di Faetano, Dogana e Chiesanuova e se il cronoprogramma delineato negli anni scorsi stia procedendo secondo quanto previsto. Nella risposta il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini spiega che il calo delle iscrizioni al Liceo Classico rappresenta un fenomeno “abbastanza fisiologico”, già evidenziato dai dati e dagli stessi tecnici della Scuola Superiore, caratterizzato da fasi cicliche di crescita e di flessione. Sottolinea che il nuovo Liceo delle Scienze Umane è stato progettato proprio per riequilibrare l’offerta formativa complessiva e compensare queste oscillazioni, rafforzando l’intero sistema. Sul fronte della riorganizzazione dei plessi conferma che il piano prosegue secondo il cronoprogramma: il progetto per il nido di Città è pronto ma i lavori devono ancora partire, mentre a Chiesanuova è stata individuata una soluzione condivisa con la comunità, utilizzando il plesso delle scuole elementari anche per la scuola dell’infanzia. Per Dogana ricorda che il percorso è già stato completato con il trasferimento degli alunni, prevalentemente verso Falciano, mentre sugli altri plessi gli aggiornamenti saranno presentati in autunno, nella fase di programmazione del prossimo anno scolastico. Carlotta Andruccioli (D-ML) affronta numerosi aspetti del percorso di riforma, soffermandosi innanzitutto sul reclutamento e sulla stabilizzazione del personale docente. Ricorda come in passato si fosse ipotizzato il ricorso ai concorsi, soluzione poi abbandonata, e chiede chiarimenti sulle nuove modalità di assunzione e sul confronto avviato con organizzazioni sindacali e insegnanti. Esprime inoltre apprezzamento per la revisione del rapporto numerico tra insegnanti e alunni, per la sperimentazione delle attività extrascolastiche e dell’équipe benessere, auspicandone una rapida istituzionalizzazione. Chiede poi aggiornamenti sul progetto educativo da zero a sei anni, domandando se la sperimentazione riguardi esclusivamente Acquaviva o sia destinata a essere estesa ad altri Castelli, e dedica ampio spazio anche alla settimana corta nella scuola media. Pur dichiarandosi favorevole al principio, sottolinea che il punto decisivo sarà la qualità dell’organizzazione didattica, affinché il nuovo modello non comporti una riduzione dell’offerta formativa. Nella replica, il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini annuncia che il confronto con le organizzazioni sindacali sul nuovo sistema di reclutamento degli insegnanti è ormai alle battute finali e che l’obiettivo è arrivare a breve alla sottoscrizione dell’accordo. Lonfernini affronta poi il tema delle figure di sistema, ritenendole indispensabili per una scuola moderna chiamata a gestire attività extrascolastiche, laboratori, progetti dedicati al benessere degli studenti e nuovi servizi educativi. Annuncia quindi l’intenzione di predisporre un intervento normativo specifico, separato dalla più ampia riforma scolastica, con l’obiettivo di approvarlo già nelle prossime settimane e rafforzare l’organizzazione delle scuole. Sul progetto educativo zero-sei anni chiarisce che, al momento, la sperimentazione riguarda esclusivamente il plesso di Acquaviva e che soltanto dopo averne verificato i risultati si valuterà un’estensione progressiva al resto del territorio. Per quanto riguarda invece la settimana corta nella scuola media, conferma che il gruppo di lavoro ha ormai concluso il proprio incarico e anticipa che la proposta prevede un modello con due pomeriggi strutturati e modifiche limitate all’attuale organizzazione oraria.
Donatella Merlini (PSD) ribadisce innanzitutto l’importanza che il percorso di riforma della scuola venga ricondotto a un progetto organico, capace di armonizzare le numerose sperimentazioni e gli interventi già avviati nei diversi ordini scolastici. A suo avviso è necessario definire un quadro complessivo che dia coerenza alle innovazioni introdotte e renda più chiara la direzione del sistema educativo sammarinese. La consigliera torna poi sul tema della riorganizzazione dei plessi scolastici, soffermandosi in particolare sul caso di Chiesanuova. Ricorda che la relazione predisposta dai dirigenti scolastici individuava un percorso preciso di razionalizzazione, fondato sul calo demografico e sulle criticità strutturali degli edifici, e che proprio Chiesanuova avrebbe dovuto rappresentare il primo passo di questo processo. Per Merlini, invece, il percorso si è interrotto, lasciando in vita una scuola elementare che definisce “monca”, con un numero molto ridotto di alunni e classi incomplete. Una situazione che, osserva, pone interrogativi non solo sotto il profilo dei costi, ma anche della qualità dell’esperienza educativa, della socializzazione e dell’apprendimento, aspetti che risentono inevitabilmente di classi con pochissimi bambini. Giuseppe Maria Morganti (Libera) chiede di poter esaminare al più presto i piani di studio del nuovo Liceo delle Scienze Umane e dell’Istituto di Istruzione e Formazione Professionale, definendo quest’ultimo un passaggio di grande valore per il sistema scolastico. Propone inoltre di rafforzare il Liceo Classico introducendo insegnamenti legati alla cultura e all’identità sammarinese, così da renderlo più attrattivo. Sostiene poi il rafforzamento delle figure di sistema e richiama l’importanza della formazione continua dei docenti. Sul tema della denatalità invita infine a valutare modelli innovativi come le classi aperte, ritenendoli una possibile risposta alla diminuzione degli alunni senza ricorrere esclusivamente alla chiusura dei plessi. Nella replica il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini difende la scelta adottata per Chiesanuova, spiegando che il forte calo delle nascite rendeva inevitabile una riorganizzazione e che la soluzione individuata ha consentito di mantenere comunque un presidio scolastico sul territorio, evitando la chiusura totale della scuola. Conferma inoltre l’intenzione di sviluppare nuovi indirizzi formativi collegati alle vocazioni economiche del Paese e ribadisce che la riforma complessiva della scuola procederà attraverso interventi normativi progressivi, tra cui quello dedicato alle figure di sistema. Sul tema delle classi aperte precisa infine che è in corso un confronto tecnico e pedagogico e che vengono analizzate anche esperienze maturate in altri territori colpiti dallo spopolamento, pur ricordando che San Marino dispone di condizioni organizzative e logistiche che consentono di affrontare la riorganizzazione della rete scolastica in modo più efficace.
Al comma 3 si tiene l’Audizione del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Musicale circa le segnalazioni di criticità inoltrate in una nota indirizzata al Segretario di Stato per l’Istruzione e per conoscenza al Presidente della Commissione. Il presidente Giacomo Volpinari ripercorre il lavoro svolto dall’insediamento del nuovo Cda nel 2020, spiegando che fin dall’inizio l’obiettivo è stato affrontare alcune criticità strutturali che si trascinavano da molti anni. Individua due priorità: la mancanza di una sede stabile, problema in parte superato con l’assegnazione dell’attuale edificio nel 2022, e soprattutto la necessità di una profonda riforma normativa dell’Istituto, ferma da decenni. Volpinari ricorda che la prima proposta di riforma è stata presentata nel 2021 e che negli anni successivi si è sviluppato un lungo confronto con Segreterie di Stato, Funzione Pubblica, Finanza Pubblica e altri soggetti istituzionali, fino ad arrivare al nuovo decreto. Pur definendolo un passo avanti, evidenzia che restano ancora aperte questioni importanti, a partire dall’organizzazione dell’ente e dall’inquadramento del personale docente, tuttora regolato da un contratto risalente al 1993 e ormai non più adeguato alle esigenze attuali dell’Istituto. Nel suo intervento Volpinari sottolinea come, in oltre trent’anni, l’Istituto Musicale sia profondamente cambiato, passando da una realtà orientata alla preparazione per i conservatori tradizionali a una struttura che oggi offre percorsi preaccademici, attività di propedeutica musicale, progetti educativi e iniziative rivolte anche al sociale. Nonostante l’assenza di una struttura amministrativa adeguata e di personale dedicato, spiega che sono stati avviati nuovi corsi, collaborazioni con l’Ospedale di Stato, attività in pediatria, progetti editoriali, gemellaggi internazionali e numerose iniziative formative. Ricorda inoltre che, fino a tempi recenti, molte attività amministrative, comprese buste paga e gestione organizzativa, sono ricadute direttamente sul presidente del Consiglio di amministrazione, una situazione che definisce insostenibile per un ente pubblico. Accoglie positivamente l’arrivo delle prime nuove risorse amministrative, ma ribadisce la necessità di costruire una struttura stabile e autonoma, capace di funzionare indipendentemente dalle persone che ricoprono temporaneamente gli incarichi. A sostegno della richiesta di intervento, Volpinari ricorda anche i numeri dell’Istituto, che conta oltre 550 iscritti, 35 docenti, circa sette-otto dipendenti non docenti e, solo nel 2024, ha coinvolto oltre 2.084 bambini e circa 350 insegnanti delle altre scuole sammarinesi attraverso attività formative. Conclude sostenendo che l’Istituto Musicale possiede un grande potenziale ancora inespresso e che, grazie alle sue caratteristiche, potrebbe diventare un punto di riferimento unico nel panorama italiano. La richiesta rivolta alla politica, precisa, non nasce dalla volontà di aprire uno scontro istituzionale, ma dall’esigenza di ottenere gli strumenti organizzativi, amministrativi e normativi necessari affinché l’Istituto possa finalmente operare in modo stabile e sviluppare pienamente il proprio ruolo culturale e formativo.
Carlotta Andruccioli (D-ML) definisce l’Istituto Musicale un presidio fondamentale per la cultura e la formazione del Paese. Sottolinea la necessità di risolvere le criticità legate alla sede, all’organizzazione amministrativa e all’inquadramento del personale, auspicando che si individuino rapidamente soluzioni concrete e manifestando rammarico per la possibilità che la presidenza possa lasciare l’incarico per la mancanza delle condizioni necessarie a operare. Marco Mularoni (PDCS) ringrazia il personale e il Consiglio di amministrazione per l’impegno profuso, osservando che l’Istituto rappresenta un’eccellenza che necessita di strumenti organizzativi più adeguati rispetto a quelli previsti per il resto della pubblica amministrazione. Donatella Merlini (PSD) evidenzia il ruolo svolto negli anni dall’Istituto anche nella formazione degli insegnanti della scuola elementare e si sofferma soprattutto sulla carenza della struttura amministrativa, ritenendo indispensabile rafforzarla per garantire una gestione adeguata di un ente sostenuto da risorse pubbliche. Chiede quindi un approfondimento rapido sulle problematiche illustrate. Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) ringrazia l’Istituto per il lavoro svolto sul territorio e domanda chiarimenti sulla copertura dei profili amministrativi e sul futuro del personale docente. Evidenzia il valore educativo della musica e invita la Commissione ad accompagnare l’Istituto nell’individuazione delle soluzioni necessarie senza ulteriori ritardi. Enrico Carattoni (RF) concentra il proprio intervento sugli aspetti organizzativi, chiedendo aggiornamenti sulla copertura delle figure amministrative, sulle modalità di reclutamento previste dal decreto e sulla futura gestione del personale docente, soffermandosi anche sulla necessità di garantire una struttura amministrativa stabile per assicurare una corretta gestione dei bilanci pubblici. Barbara Bollini (PDCS) richiama il valore storico e culturale dell’Istituto Musicale, sottolineando l’importanza del lavoro svolto in oltre cinquant’anni di attività. Ringrazia il presidente e il Consiglio di amministrazione, ricorda il ruolo dell’Istituto nella formazione di tanti giovani e auspica che venga aperto rapidamente un tavolo di confronto per affrontare le criticità legate alla sede, all’organizzazione e alle risorse necessarie per garantirne il futuro. Giuseppe Maria Morganti (Libera) paragona l’Istituto Musicale all’Università di San Marino, ritenendo che oggi svolga un ruolo molto simile come ente pubblico di formazione. Pur riconoscendo che alcune criticità amministrative sembrano già avviate a soluzione, invita a concentrarsi soprattutto sull’inquadramento del personale docente, ricordando che problematiche analoghe hanno interessato anche l’Università. Respinge inoltre qualsiasi ipotesi di dimissioni del Consiglio di amministrazione, affermando che l’obiettivo della Commissione deve essere quello di risolvere i problemi e mettere l’Istituto nelle condizioni di sviluppare pienamente il proprio potenziale. Maria Katia Savoretti (RF) auspica che l’audizione rappresenti solo l’inizio di un percorso di approfondimento, ricordando di conoscere molte delle criticità emerse per aver fatto parte in passato del Collegio sindacale dell’Istituto. Sottolinea la crescita registrata negli ultimi anni e riconosce che, insieme allo sviluppo dell’attività, sono aumentati anche i problemi organizzativi.
Nel finale vengono letti i riferimenti su quattro Istanze d’Arengo.
Comma 1 – Comunicazioni
Carlotta Andruccioli (D-ML): Non voglio essere ripetitiva, ma credo che questo sia un tema importante. Se n’è parlato recentemente e mi riferisco all’utilizzo degli smartphone e dei social network da parte dei minori. Ho visto che è stato presentato un ordine del giorno dal PSD, c’è stata una presa di posizione pubblica anche da parte dei GDC, so che l’argomento è stato affrontato dalla Commissione Politiche Giovanili e ci sono diverse istanze sul tema. Per questo avrei piacere di discuterne anche in questa Commissione, perché ritengo che sia una questione che ci riguarda direttamente. Se mesi fa, quando avevo espresso alcune preoccupazioni, avevo percepito un’aula piuttosto sorda, oggi mi sembra che questo tema stia suscitando l’interesse di molti. Credo quindi che meriti una riflessione molto seria, molto equilibrata e priva di approcci ideologici, perché stiamo parlando innanzitutto della salute e del benessere delle nuove generazioni. Come partito abbiamo più volte richiamato l’attenzione sul disagio giovanile. Nella passata legislatura avevamo presentato una proposta di legge sul cyberbullismo, che poi è diventata norma. Non ricordo se attraverso un decreto o con una legge vera e propria, ma è stata comunque approvata, se non all’unanimità, a larghissima maggioranza, perché su questi temi l’aula ha sempre dimostrato attenzione. Credo che quel percorso debba proseguire, rafforzando gli strumenti normativi ma anche quelli culturali, perché la prevenzione rimane la forma di tutela più efficace. In questa legislatura avevamo presentato un’interrogazione per comprendere con maggiore precisione l’entità delle problematiche che coinvolgono le giovani generazioni e per capire quali iniziative il Governo intendesse mettere in campo sul piano della prevenzione e del sostegno ai giovani. A quell’interrogazione è stata data risposta. Io credo che le problematiche che riguardano i più giovani siano ormai evidenti. Basta leggere gli studi e gli articoli che parlano di disturbi d’ansia, depressione, difficoltà relazionali e comportamenti disfunzionali. È altrettanto evidente come tutto questo si intrecci sempre più spesso con un utilizzo eccessivo, precoce e non adeguatamente accompagnato degli smartphone, della tecnologia in generale e dei social network. Per questo ritengo che San Marino debba affrontare questo tema con maturità e responsabilità. Credo sia necessaria una regolamentazione e sono dell’avviso, questa è la mia opinione, che sia necessaria anche una limitazione, ma naturalmente sarà un aspetto da discutere insieme. Ripropongo quindi questo tema perché ritengo che sia nell’interesse di tutti tutelare il benessere delle giovani generazioni e credo che sia interesse anche di questa Commissione affrontarlo, dato che rientra pienamente nelle nostre competenze. Lo ribadisco: non si vuole demonizzare la tecnologia. I social network e gli strumenti digitali fanno parte della nostra vita e rappresentano anche importanti strumenti di comunicazione e informazione. Il problema non è la tecnologia in sé, ma il suo utilizzo troppo precoce. In questo contesto entra in gioco il ruolo fondamentale della famiglia, che è il primo soggetto educatore, e successivamente quello della scuola, che però non può essere considerata l’unica responsabile dell’educazione. Troppo spesso si delega esclusivamente agli insegnanti un compito educativo che dovrebbe spettare innanzitutto alle famiglie. È quindi necessario un coinvolgimento forte e una collaborazione tra famiglia e scuola affinché i ragazzi possano sviluppare tutti gli strumenti necessari per utilizzare la tecnologia e il digitale in modo consapevole e responsabile. Credo inoltre che possiamo guardare alle esperienze internazionali. Diversi Paesi stanno sperimentando modelli differenti: alcuni hanno introdotto limiti più stringenti per l’accesso dei minori ai social network, altri hanno incentivato piattaforme con maggiori livelli di protezione per gli adolescenti. San Marino potrebbe osservare queste esperienze, coglierne gli aspetti migliori e adattarli alla propria realtà. Su un tema di questo tipo non dovrebbero esistere maggioranza, opposizione o bandierine politiche. Deve esserci dialogo, confronto aperto ed equilibrio, perché non credo che il dibattito debba essere impostato contrapponendo divieti ed educazione: sono due aspetti che devono procedere insieme. Per questo riporto nuovamente all’attenzione della Commissione questo tema, non tanto per rivolgere un’ulteriore domanda al Governo, visto che una risposta mi è già stata fornita, quanto piuttosto per proporre all’aula una riflessione più ampia, qualora i commissari lo ritengano opportuno.
Marco Mularoni (PDCS): Ringrazio anche la collega Andruccioli perché ha portato all’attenzione un tema che noi giovani sentiamo particolarmente, anche perché viviamo e osserviamo quotidianamente il mondo che ci circonda e, soprattutto, il mondo dei social. Come GDC abbiamo pubblicato un comunicato stampa nei giorni scorsi proprio su questa tematica. In realtà non è la prima volta che affrontiamo questi argomenti e non è la prima volta che ci occupiamo delle questioni legate al mondo dei social e, più in generale, alle nuove tecnologie e agli strumenti informatici che questo periodo storico ci pone davanti. Penso, ad esempio, al tema dell’intelligenza artificiale. Ricordo che già nel 2023, credo poi nel 2024, avevamo presentato un’Istanza d’Arengo per chiedere di approfondire proprio la questione dell’intelligenza artificiale, considerato che il mondo e, in particolare, l’Unione Europea stavano già riflettendo su questo tema, anche alla luce del regolamento che poi è stato approvato nel 2025. Quello dei social è un tema molto sensibile e lo vediamo ogni giorno. Assistiamo spesso a un utilizzo dei social che, per una certa fascia della popolazione, rappresenta quello che un tempo era la voce del popolo nei bar. Molto frequentemente ci troviamo di fronte a commenti e situazioni che, personalmente, considero molto spiacevoli. Da ultimo, penso anche a quanto riportato questa mattina dalla stampa italiana in merito alla scomparsa del marito di un ministro italiano, con il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha parlato dello “schifo” presente sui social. Credo quindi che, se davvero parliamo delle future generazioni, questo sia uno dei temi centrali su cui la nostra società deve iniziare a riflettere e su cui anche il Consiglio Grande e Generale deve confrontarsi. Non è una questione che riguarda soltanto le istituzioni, il Governo o il Parlamento, perché legiferare, da solo, non significa risolvere il problema. È però un tema che va riportato al centro del dibattito, perché coinvolge innanzitutto le famiglie, la scuola e tutti quei luoghi di aggregazione che sono fondamentali affinché i nostri giovani imparino a utilizzare i social in modo consapevole, comprendendo anche le tracce che lasciano con i loro commenti e l’influenza che il mondo dei social esercita attraverso ciò che viene pubblicato e condiviso. Per questo ringrazio la collega Andruccioli per aver sollevato questa questione nelle comunicazioni. Ritengo che oggi la politica debba iniziare ad affrontare questo tema senza approcci ideologici e senza partire da posizioni precostituite, come vietare, escludere o limitare, ma avviando una riflessione seria sulle future generazioni che oggi si avvicinano agli strumenti informatici. Probabilmente sono anche più preparate di noi sotto alcuni aspetti, ma dobbiamo soprattutto tutelare le fasce più giovani, i minori che si affacciano per la prima volta ai social network e, più in generale, al mondo di internet, che sappiamo essere ricco anche di contenuti potenzialmente pericolosi. Non so quali possano essere le soluzioni, ma forse si potrebbe partire proprio da questa Commissione per avviare un percorso di riflessione e valutare strumenti, anche non necessariamente normativi, che consentano di dare maggiore attenzione a questa tematica e offrire ai giovani, soprattutto attraverso il mondo della scuola, strumenti e opportunità adeguati.
Donatella Merlini (PSD): Io mi associo a quanto detto sia dal consigliere Mularoni sia dalla collega Andruccioli, perché credo che questa Commissione possa e debba discutere un tema che è incredibilmente complesso. Peraltro, rispetto ad alcuni aspetti, la Segreteria di Stato per l’Istruzione ha già promosso conferenze e iniziative proprio per affrontare questo argomento. Credo però che, anche alla luce dell’ordine del giorno depositato nell’ultima sessione consiliare, sia quanto mai opportuno, e direi urgente, avere anche dei dati che ci consentano di comprendere quale sia la reale dimensione del fenomeno del disagio giovanile. Ritengo infatti che il tema dei social network si intrecci con molte altre problematiche legate alle dipendenze che interessano i giovani a diversi livelli. Credo inoltre che il problema non riguardi soltanto i ragazzi, perché anche l’esempio degli adulti, molto spesso, non aiuta. Per questo motivo sottolineiamo anche noi l’esigenza che questa Commissione si occupi di questo tema.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Intervengo volentieri, cercando però di offrire una riflessione generale sui temi che sono stati sollevati, perché certamente rientrano nel lavoro della Segreteria di Stato competente per le Politiche Giovanili, ma riguardano più in generale anche le politiche educative. Prima è stato richiamato l’ordine del giorno presentato recentemente in Consiglio Grande e Generale sull’utilizzo degli smartphone e sia la consigliera Andruccioli sia il consigliere Mularoni hanno fatto riferimento al benessere delle nuove generazioni, partendo naturalmente dal luogo che per eccellenza svolge una funzione educativa e formativa, cioè la scuola. Per questo la mia sarà una breve riflessione di carattere generale. Sappiamo bene quali siano oggi le dinamiche che interessano le giovani generazioni. Il nostro Paese, come abbiamo avuto modo di riferire anche in questa Commissione, non è immune dai pericoli, non è distante da situazioni problematiche e, in diversi casi, ha già conosciuto episodi che hanno destato preoccupazione o rappresentato situazioni di rischio. Per questo è evidente che dobbiamo intervenire. Lo stiamo facendo adottando tutti gli strumenti che la scuola mette a disposizione. Abbiamo dato attuazione a un programma sul bullismo e sul cyberbullismo che oggi è già operativo e a disposizione del corpo docente, delle strutture scolastiche di ogni ordine e grado e di tutte le figure di sistema che si occupano del benessere dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze. Credo che in questi due anni il lavoro svolto su questi temi sia stato davvero significativo. Il protocollo sul bullismo e sul cyberbullismo è uno strumento concreto, già disponibile, e si inserisce all’interno di quel rapporto rinnovato tra Stato, famiglie e scuola che dobbiamo continuare ad alimentare. È un concetto che richiamo spesso, non per creare uno slogan, ma perché ritengo indispensabile costruire un rapporto quotidiano tra queste componenti fondamentali per la crescita dei nostri figli. È chiaro che su molti aspetti dobbiamo ancora intervenire. L’utilizzo degli smartphone rappresenta certamente una preoccupazione e il nostro Paese può aprire una riflessione anche su questo tema. Possiamo valutare se regolamentarne l’utilizzo, come hanno già fatto altri Paesi. L’ultimo esempio, se non sbaglio della scorsa settimana, è quello del Regno Unito, che ha scelto di invitare le famiglie a non mettere questi strumenti a disposizione dei figli fino ai sedici anni. È una scelta molto forte. L’hanno compiuta il Regno Unito, l’Australia e altre realtà che si sono mosse in questa direzione. Possiamo riflettere anche noi su un percorso analogo. La discussione aperta la scorsa settimana con l’ordine del giorno va proprio in questa direzione. Da parte mia c’è la massima disponibilità a valutare un eventuale percorso normativo, fermo restando che non spetta al Segretario di Stato legiferare, ma a un Parlamento maturo approfondire questi temi e valutare, eventualmente, anche quale possa essere il limite anagrafico più opportuno. Un altro aspetto richiamato dal consigliere Mularoni riguarda l’intelligenza artificiale. Sappiamo quanto oggi sia uno strumento potente e sempre più dominante. Probabilmente il nostro Paese, come sistema, è già in ritardo rispetto all’evoluzione tecnologica, ma credo che questo riguardi il mondo intero. Molti sistemi nazionali sono in ritardo rispetto a una tecnologia che corre molto più velocemente di noi e che rischia di dominarci anziché essere governata. È un pericolo concreto sul quale dobbiamo continuare a studiare e approfondire. Stiamo affrontando questo tema coinvolgendo diversi comparti, a partire dall’Università, che svolge un importante lavoro di studio e approfondimento scientifico sull’intelligenza artificiale. Successivamente cerchiamo di trasferire queste conoscenze attraverso momenti di confronto e sensibilizzazione. In questi due anni abbiamo promosso numerosi seminari e occasioni di approfondimento, cercando di coinvolgere un pubblico il più ampio possibile. A volte la partecipazione è stata soddisfacente, altre volte meno. Non nascondo che in alcune occasioni avrei voluto vedere una presenza maggiore, ma questo non deve scoraggiarci. Dobbiamo continuare a lavorare per comprendere come applicare e governare, per quanto possibile, l’intelligenza artificiale, anche all’interno del sistema scolastico. Non più tardi di due mesi fa ho partecipato nel Regno Unito ad un Forum mondiale al quale erano presenti 175 Paesi. È stata un’esperienza molto interessante, che ci ha consentito sia di presentare quanto San Marino sta facendo, sia di acquisire competenze ed esperienze che potranno esserci utili. Anche sul piano educativo e formativo l’intelligenza artificiale esercita ormai un’influenza enorme e dobbiamo affrontare questa sfida con grande attenzione e rispetto, perché altrimenti il rischio che la tecnologia finisca per predominare sul processo educativo è davvero molto elevato. Mi fermo qui, presidente, ribadendo la massima disponibilità ad affrontare questi temi con attenzione, responsabilità e rispetto, perché riguardano direttamente le nuove generazioni del nostro Paese. Non possiamo abbassare la guardia, né distogliere lo sguardo da situazioni di disagio giovanile che, come dicevo all’inizio, esistono anche a San Marino. Non entro nel merito di casi specifici, ma purtroppo episodi concreti si sono verificati e continuano a verificarsi. A questo si aggiungono alcune difficoltà che emergono proprio nel rapporto educativo tra Stato, famiglie e scuola. In diversi casi assistiamo a carenze educative che nascono all’interno delle mura domestiche e che, come comunità, non possiamo ignorare. Evito volutamente di fare riferimenti specifici, ma in alcune situazioni ci troviamo di fronte a casi davvero molto preoccupanti.
Gemma Cesarini (Libera): Sarò estremamente veloce, perché molti commissari hanno già affrontato questo argomento e desidero innanzitutto ringraziarli per aver portato all’attenzione della Commissione un tema così importante, che merita certamente ulteriori approfondimenti. Per quanto riguarda Libera, credo che l’utilizzo dei social network, degli smartphone e delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale richieda una grande attenzione, soprattutto sotto il profilo educativo e formativo. Questa è, almeno, la mia riflessione. Come è già stato ricordato dal Segretario di Stato, altri Paesi hanno scelto di intervenire con specifiche regolamentazioni e potremmo certamente prendere spunto dalle loro esperienze. Personalmente, però, non credo che l’approccio migliore sia quello di vietarne completamente l’utilizzo, anche perché oggi gli stessi genitori fanno ricorso agli smartphone per poter contattare facilmente i propri figli e, sempre più spesso, utilizzano anche sistemi di geolocalizzazione per sapere dove si trovano. Ritengo quindi che possa essere più efficace puntare su un percorso educativo e formativo, valorizzando anche il contributo dell’Università, come ricordava il Segretario di Stato. So che ci sono professori che hanno già svolto studi e approfondimenti su questi temi e credo che sia preferibile costruire nei ragazzi conoscenza e consapevolezza, piuttosto che partire immediatamente da un approccio basato sul divieto. Naturalmente, regolamentare e disciplinare questi strumenti può rappresentare un intervento utile, ma ritengo che l’aspetto educativo debba rimanere prioritario.
2. a) Riferimento del Segretario di Stato per l’Istruzione sull’aggiornamento del processo di riforma complessivo del sistema scolastico sammarinese e successivo dibattito b) Riferimento, ai sensi dell’articolo 7, secondo comma della Legge 24 maggio 1995 n.72, sui provvedimenti adottati a seguito dell’approvazione dell’istanza d’Arengo per avviare un processo di riforma complessivo del sistema scolastico sammarinese (Istanza d’Arengo n.3 del 5 ottobre 2025)
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: L’Istanza d’Arengo approvata dall’Aula consiliare richiama l’esigenza di avviare un percorso di riforma complessiva del sistema scolastico sammarinese, finalizzato ad adeguarne l’organizzazione e l’offerta educativa ai mutamenti sociali, demografici e formativi intervenuti negli ultimi anni, promuovendo al tempo stesso un rinnovato dialogo tra istituzioni scolastiche, famiglie e comunità. È esattamente quella connessione tra Stato, scuola e famiglie alla quale facevo riferimento anche in precedenza. La Segreteria di Stato condivide pienamente gli obiettivi generali espressi dall’Istanza e ha già avviato, nell’ambito delle proprie competenze, un articolato percorso di revisione del sistema scolastico che interesserà progressivamente tutti gli ordini e i gradi di istruzione. Siamo reduci dalla settimana del Consiglio Grande e Generale nella quale abbiamo completato l’iter di due importanti provvedimenti di riforma che si inseriscono proprio in questo percorso di integrazione e miglioramento del sistema scolastico: il decreto relativo all’istituzione di un nuovo indirizzo all’interno della scuola superiore e la legge, approvata con procedura d’urgenza, che istituisce il nuovo Istituto per l’Istruzione e la Formazione Professionale. Pur non essendo ancora stato presentato il progetto organico di riforma complessiva del sistema scolastico, sono già state avviate e rese pubbliche diverse iniziative che ne anticipano alcuni contenuti qualificanti e testimoniano la volontà politica di procedere verso un rinnovamento complessivo del settore. In particolare è già stata avviata la revisione del fabbisogno del personale scolastico, tenendo conto dell’attuale quadro normativo e degli obiettivi strategici che la Segreteria di Stato intende perseguire. È stato inoltre rivisto il rapporto numerico tra insegnanti e alunni nella scuola dell’infanzia, alla luce dell’evoluzione demografica e delle mutate esigenze educative di quella fascia d’età. Sono aspetti che abbiamo affrontato più volte anche in Commissione e sui quali continueremo ad aggiornarci periodicamente. Nel corso dell’anno scolastico 2025-2026 è stata inoltre avviata la sperimentazione delle attività extrascolastiche, con risultati estremamente positivi che ci consentono già oggi di programmare un progressivo ampliamento dell’offerta, sia nei centri estivi attualmente in corso sia nel prossimo anno scolastico, con l’obiettivo di arrivare a una loro strutturazione e istituzionalizzazione. È stata poi attivata la sperimentazione dell’équipe benessere, finalizzata a rafforzare le attività di prevenzione, supporto e accompagnamento degli studenti. In sostanza si tratta proprio di quel lavoro sul disagio giovanile richiamato anche nella precedente discussione. I riscontri ottenuti sono assolutamente positivi e l’orientamento della Segreteria di Stato è quello di consolidare e stabilizzare questa esperienza. È inoltre in corso un approfondimento complessivo sul percorso educativo e formativo da zero a sei anni, anche alla luce del costante e significativo calo demografico registrato negli ultimi anni. Si tratta di un progetto che avevo già presentato in Commissione e che prevede un percorso unitario tra asilo nido e scuola dell’infanzia, oggi già ricondotti sotto un’unica direzione. È una sperimentazione che sta prendendo avvio e che riteniamo possa dare risultati importanti. Per quanto riguarda invece l’organizzazione dei tempi scuola, il Congresso di Stato ha nominato uno specifico gruppo di lavoro incaricato di approfondire il tema della cosiddetta settimana corta nella scuola media e di individuare modelli organizzativi applicabili al contesto sammarinese. Il gruppo presenterà proprio in queste ore le proprie conclusioni, dal momento che il termine fissato era il 30 giugno 2026. Sono quindi in attesa di ricevere la relazione conclusiva dalla professoressa Benedetta Bindi, responsabile del Dipartimento Istruzione. Successivamente lavoreremo all’intervento normativo necessario per introdurre la settimana corta nella scuola media, con la conseguente riorganizzazione dell’orario scolastico, delle attività didattiche e curricolari e di tutti gli aspetti logistici necessari a consentire lo svolgimento delle lezioni dal lunedì al venerdì. Si tratta di una scelta che risponde anche a un’esigenza molto sentita nel rapporto tra scuola, Stato e famiglie, come dimostrano i due sondaggi raccolti negli ultimi anni, nei quali una larghissima maggioranza delle famiglie chiedeva di procedere in questa direzione. Per quanto riguarda la revisione dell’istruzione secondaria superiore, una prima attuazione degli indirizzi contenuti nel percorso di riforma è già stata avviata attraverso specifici interventi normativi adottati dal Congresso di Stato. In particolare, con la delibera n. 12 del 10 febbraio 2026 è stato adottato il decreto relativo all’attivazione del percorso conclusivo del ciclo formativo dell’Istituto Tecnico Industriale. Sono provvedimenti che conoscete già, perché sono stati preventivamente illustrati in Commissione e successivamente approvati dal Consiglio Grande e Generale. Questo intervento dà attuazione a uno degli obiettivi strategici della revisione della scuola superiore, garantendo la prosecuzione e il completamento del percorso di studi dell’ITI all’interno del sistema scolastico sammarinese. È un risultato che mi dà grande soddisfazione, anche perché stiamo già ricevendo le iscrizioni in continuità. Fino a ieri i nostri ragazzi sceglievano l’indirizzo tecnico all’interno dell’Istituto Superiore, ma dopo due anni erano costretti a proseguire il percorso fuori dal Paese, senza ricevere neppure un’attestazione del percorso formativo svolto. Oggi, invece, potranno conseguire il diploma dell’Istituto Tecnico Industriale rimanendo nel nostro Paese e all’interno del nostro sistema scolastico. Potete immaginare quale soddisfazione rappresenti questo risultato. Contestualmente, con la delibera del Congresso di Stato n. 29 del 19 maggio 2026, è stato adottato il progetto di legge concernente l’attivazione dell’Istituto per l’Istruzione e la Formazione Professionale, finalizzato all’introduzione di un nuovo percorso di istruzione superiore destinato a rafforzare e qualificare l’offerta tecnico-professionale del nostro Paese. È una riforma approvata proprio la scorsa settimana insieme a voi. Credo che rappresenti un passaggio storico per il sistema formativo sammarinese, perché per quarant’anni il nostro Centro di Formazione Professionale è rimasto sostanzialmente fermo, spesso considerato non tanto come un vero percorso formativo, quanto piuttosto come un luogo di semplice transizione per i ragazzi. Molte volte è stato definito, impropriamente, una scuola di secondo ordine o addirittura una scuola di serie B. Ricordo bene anche i titoli dei giornali nella scorsa legislatura, quando si discutevano alcune modifiche relative ai percorsi di primo e secondo livello della formazione professionale. Oggi invece abbiamo costruito una scuola di serie A, o perlomeno abbiamo gettato tutte le basi normative per realizzare una scuola di serie A dal punto di vista della formazione professionale e professionalizzante. Anche per questo dobbiamo essere assolutamente soddisfatti del lavoro svolto. Io lo sono e desidero ringraziare ancora tutti i colleghi consiglieri, quindi tutti voi, per aver contribuito a quello che considero un passaggio storico sotto il profilo formativo per il nostro Paese. Successivamente, con la delibera del Congresso di Stato n. 31 del 26 maggio 2026, è stato adottato il decreto legge relativo all’istituzione del Liceo delle Scienze Umane nella scuola superiore e alla revisione dei requisiti numerici minimi per la costituzione delle classi. Il provvedimento ha introdotto un nuovo indirizzo liceale finalizzato a diversificare l’offerta formativa, colmando anche in questo caso una lacuna presente nel sistema educativo sammarinese e offrendo agli studenti un percorso caratterizzato dall’integrazione tra tradizione umanistica, scienze sociali, pedagogiche e relazionali. Anche qui abbiamo portato a compimento un intervento necessario per completare e integrare l’offerta formativa. Ringrazio non solo tutti coloro che hanno lavorato all’interno del Dipartimento e della Segreteria di Stato, ma anche la Direzione della Scuola Superiore e i docenti del gruppo di lavoro che avevo nominato, perché sono riusciti a costruire quel collegamento tra gli indirizzi più scientifici e tecnici e quelli di carattere umanistico che fino ad oggi mancava. Anche in questo caso l’offerta formativa risulterà più ampia. Vi confesso che, perché esiste una reale necessità di rendere il nostro sistema sempre più competitivo anche rispetto ai territori vicini, darò mandato al gruppo di lavoro dei docenti di valutare, oltre al Liceo delle Scienze Umane, anche altri indirizzi particolarmente interessanti e attrattivi. Posso già anticipare alcune idee, senza alcuna pretesa di attribuirmene la paternità, ma con il piacere di condividerle. Esistono indirizzi liceali a carattere sportivo che oggi stanno funzionando molto bene. Allo stesso modo credo sia necessario capire se un Paese come il nostro, che vive anche di politiche turistiche e che spesso richiama questa vocazione, debba iniziare a pensare anche a percorsi formativi specifici dedicati al settore turistico già a partire dalla scuola superiore. In molti territori queste esperienze sono già realtà consolidate e rappresentano un’offerta estremamente competitiva, tanto che anche alcuni nostri studenti scelgono di frequentarle fuori dal Paese. Credo invece che dovremmo essere noi a mettere queste opportunità a disposizione dei giovani sammarinesi. Siamo un Paese a forte vocazione turistica, ma anche a forte vocazione sportiva e questi possono diventare a tutti gli effetti ambiti di formazione qualificata. Come dicevo, il nuovo indirizzo liceale è stato pensato proprio per diversificare l’offerta formativa, colmando una lacuna del sistema educativo sammarinese e offrendo agli studenti un percorso che integra tradizione umanistica, scienze sociali, pedagogiche e relazionali. Ci tenevo a ribadirlo perché considero questo aspetto particolarmente significativo. Tutti questi interventi testimoniano la volontà della Segreteria di Stato di ampliare progressivamente e qualificare l’offerta formativa attraverso l’introduzione di nuovi percorsi di studio e il rafforzamento di quelli già esistenti. Le iniziative che ho richiamato rappresentano quindi i primi, ma già importanti, interventi concreti di un più ampio percorso di riforma del sistema scolastico che intendiamo sviluppare attraverso un confronto condiviso con le istituzioni scolastiche, il personale della scuola, le famiglie e tutti i soggetti interessati. In primo luogo, naturalmente, con le istituzioni, che devono essere coinvolte pienamente, come già stiamo facendo, con l’obiettivo di costruire un modello educativo sempre più rispondente alle esigenze delle nuove generazioni e della società sammarinese. Ho cercato di offrirvi un quadro il più possibile completo di quanto abbiamo già realizzato, di ciò che è attualmente in corso e delle prospettive future che riguarderanno l’intero sistema scolastico sammarinese. Guardando al futuro e al lavoro già avviato, sono convinto che continueremo a valorizzare e rafforzare il nostro sistema scolastico, rendendolo sempre più attrattivo per chi dovrà sceglierlo e sempre più capace di rispondere a quella dimensione culturale sulla quale dobbiamo continuare a investire. Sappiamo infatti che ogni processo di crescita può svilupparsi in modo virtuoso soltanto se poggia su solide basi educative e culturali, perché non solo il nostro Paese, ma ogni comunità ha bisogno di un patrimonio culturale forte e condiviso per poter affrontare al meglio le proprie sfide e il proprio sviluppo.
Enrico Carattoni (RF): Colgo l’occasione per ribadire anche in questa sede il sostegno del nostro gruppo al percorso portato avanti nell’ultima sessione consiliare, in particolare per quanto riguarda il Centro di Formazione Professionale e l’istituzione del Liceo delle Scienze Umane. Proprio su quest’ultimo avrei una domanda di carattere generale. Come è noto, abbiamo sostenuto entrambi i provvedimenti, ma ho raccolto alcune osservazioni secondo cui, nei territori limitrofi, l’istituzione del Liceo delle Scienze Umane ha spesso determinato una diminuzione delle iscrizioni al Liceo Classico. Ogni volta che è stato attivato questo nuovo indirizzo si è infatti registrata una flessione delle iscrizioni al Classico. Vorrei quindi sapere se questo dato risulta anche a voi, se è stato preso in considerazione nelle valutazioni svolte e se, considerato che già oggi il Liceo Classico registra un numero di iscritti inferiore rispetto ad altri indirizzi, abbiate già individuato eventuali correttivi o riflessioni su questo aspetto. Collegandomi invece all’Istanza d’Arengo, vorrei tornare sul lavoro svolto dalla Segreteria di Stato in merito alla riorganizzazione dei plessi scolastici. Mi riferisco alla relazione del 24 marzo 2025, discussa lo scorso anno in Commissione, e al successivo aggiornamento del 29 gennaio di quest’anno. In particolare vorrei chiedere a che punto siamo per quanto riguarda la scuola dell’infanzia di Città, che è stata chiusa con l’anno scolastico 2025-2026. Nella relazione era previsto che gli spazi venissero destinati all’asilo nido di Città, così da poter accogliere anche i bambini al di sotto dell’anno di età, fino ad allora ospitati esclusivamente nei plessi di Cailungo e Dogana. Vorrei quindi sapere se i lavori di adeguamento sono stati eseguiti, quale sia lo stato di avanzamento e se dal prossimo anno scolastico, a partire da settembre e poi da marzo, il servizio sarà effettivamente attivo anche per i bambini di età inferiore a un anno, oltre a sapere se la struttura adotterà un orario unico. Sempre con riferimento alla relazione, vorrei poi chiedere a che punto sia l’attuazione della tabella di marcia presentata nel marzo 2025. In quel documento era prevista, dopo la chiusura della scuola dell’infanzia di Città con il trasferimento degli alunni a Murata, la chiusura nel 2026 delle scuole dell’infanzia di Chiesanuova, Faetano e Dogana, mentre nel 2027 sarebbero stati interessati Montegiardino o elementari Fiorentino elementari Chiesanuova. Sappiamo dalle notizie di stampa che, per quanto riguarda Chiesanuova, è stata adottata una soluzione diversa rispetto a quella inizialmente prevista. Vorrei quindi sapere se vi siano aggiornamenti relativamente ai plessi di Faetano e Dogana e quali siano oggi le ipotesi sulle quali state lavorando. Per il momento mi fermo qui e mi riservo eventualmente di intervenire successivamente.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Per quanto riguarda il Liceo Classico, il calo delle iscrizioni è un fenomeno abbastanza fisiologico. Non lo dico io, ma lo confermano i numeri e lo evidenziano anche i tecnici e le direzioni della Scuola Superiore che si sono succedute nel tempo. Anche gli insegnanti hanno sempre registrato un andamento ciclico delle iscrizioni, con fasi di crescita e fasi di ridimensionamento. In questo momento ci troviamo in una fase negativa e sarà sicuramente necessario derogare ai limiti numerici previsti dalla normativa per la costituzione delle classi. Lo farò senza alcuna esitazione. Proprio per questo, nell’impianto normativo che abbiamo approvato, siamo intervenuti anche su questi aspetti, scegliendo però una strada diversa rispetto al passato. Fino a ieri, infatti, si interveniva con semplici delibere amministrative del Congresso di Stato per derogare a quanto previsto dalla legge. Personalmente ritenevo questo sistema poco corretto e per questo abbiamo scelto di intervenire direttamente sul piano normativo in maniera più stabile e definitiva. Credo che sia stata una scelta condivisibile. Il calo del Liceo Classico, quindi, è fisiologico e rientra pienamente in questa fase ciclica. Nessuno può prevedere quanto durerà. Anche l’introduzione del nuovo indirizzo nasce con l’obiettivo, indicato dagli stessi tecnici, di creare una sorta di equilibrio tra i diversi percorsi, così da compensare le fisiologiche oscillazioni delle iscrizioni. Sono convinto che questa sia stata anche una delle valutazioni principali svolte dal gruppo di lavoro dei docenti che ha progettato il nuovo indirizzo. Se nei prossimi anni gli studenti sceglieranno maggiormente il Liceo Classico oppure il Liceo delle Scienze Umane, oppure se si raggiungerà un equilibrio tra i due percorsi, lo vedremo. Personalmente sono fiducioso che i nuovi indirizzi possano rafforzare l’intera offerta formativa: quando un indirizzo attraversa una fase di flessione, un altro può contribuire a mantenere l’equilibrio complessivo del sistema. È un andamento assolutamente normale. Per quanto riguarda invece i plessi scolastici, la situazione è la seguente. Per il nido di Città mi auguro che i lavori possano iniziare quanto prima, perché l’esigenza di creare spazi per i bambini sotto l’anno di età è reale e urgente. Al momento gli interventi non sono ancora partiti, anche se sono stati progettati e inseriti tra le priorità. Non dispongo dell’aggiornamento più recente, ma farò verificare immediatamente ai miei uffici. I lavori devono partire, perché questa esigenza è ormai contingente. Proprio la scorsa settimana abbiamo inoltre concluso il rinnovo della convenzione tra asili pubblici e asili privati, un lavoro complesso che ha richiesto diverse settimane per trovare il giusto equilibrio, anche alla luce dell’andamento demografico. Il numero dei bambini è quello che è e il calo delle nascite incide inevitabilmente sia sull’organizzazione dei servizi sia sull’utilizzo delle strutture pubbliche e private. Come sapete, da oltre vent’anni la normativa consente anche il convenzionamento dei nidi privati, ma è evidente che, se diminuiscono le nascite, diminuiscono inevitabilmente anche i bambini che possono frequentarli. Per quanto riguarda invece gli altri plessi, stiamo seguendo il programma con grande attenzione e precisione. Chiesanuova rappresenta un esempio concreto: la scuola dell’infanzia non sarà più utilizzata come struttura autonoma e, in piena condivisione con la comunità, abbiamo scelto di utilizzare il plesso delle scuole elementari anche per la scuola dell’infanzia. È una soluzione pienamente sostenibile, compatibile con gli attuali numeri e condivisa dalla comunità, perché mantiene comunque un presidio scolastico sul territorio. È un impegno che abbiamo assunto e che intendiamo rispettare. Per quanto riguarda invece la scuola elementare, alcune classi sono già state trasferite a Fiorentino, con una complessa organizzazione che ha riguardato anche i trasporti e l’inserimento nelle classi esistenti. Ad oggi tutto ha funzionato correttamente e l’anno scolastico si è concluso senza particolari criticità. Sugli altri plessi non ho ancora un aggiornamento definitivo, perché il punto complessivo della situazione viene sempre presentato nel periodo tra ottobre e novembre, quando si programma l’anno scolastico successivo. Sarà quindi in quella sede che riferiremo sugli ulteriori interventi previsti dalla tabella di marcia, compresi quelli relativi a Faetano e Montegiardino. Per quanto riguarda Dogana, invece, il percorso è già stato completato, analogamente a Chiesanuova. La vecchia scuola è stata chiusa perché non era più adeguata a garantire lo svolgimento dell’attività scolastica. Anche in questo caso abbiamo svolto numerosi incontri con i genitori e con il personale docente, lasciando alle famiglie la possibilità di scegliere il plesso di destinazione dei propri figli. La maggior parte ha scelto Falciano. Stiamo quindi procedendo con determinazione nell’attuazione della tabella di marcia. Sono consapevole che si tratta di scelte non sempre popolari. Chiudere una scuola non porta certamente applausi, perché modifica abitudini consolidate. Tuttavia, tutti gli interventi previsti sono stati attentamente valutati e risultano pienamente sostenibili sia dal punto di vista organizzativo sia per le famiglie. Fortunatamente il nostro territorio consente di riorganizzare i servizi mantenendo tempi di spostamento molto contenuti e garantendo comunque un’offerta scolastica di qualità.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Anch’io avrei voluto chiedere aggiornamenti su tutto ciò che riguarda il tema delle chiusure e degli accorpamenti dei plessi scolastici, legati al numero degli alunni iscritti alle nostre scuole. Mi limito quindi a dire che sarà importante avere un aggiornamento nel periodo di ottobre-novembre, nel rispetto della tabella di marcia che ci siamo dati, proprio perché si tratta, come diceva il Segretario, di un tema impopolare. Parlare di accorpamenti o chiusure di plessi non è mai semplice, ma dietro queste scelte ci sono esigenze di carattere educativo e sociale che, a mio avviso, non possono essere sottovalutate. Per questo ribadiamo la richiesta di un aggiornamento e credo che nella Commissione di ottobre-novembre ci sarà l’occasione per fare un punto più preciso, con tutti i dati a disposizione. Seguendo l’ordine degli argomenti affrontati dal Segretario, vorrei partire dalla revisione del fabbisogno del personale scolastico, naturalmente alla luce dell’andamento dei numeri e delle novità introdotte. Collegandomi a questo tema, vorrei tornare su una questione che mi sta particolarmente a cuore e che ho sollevato più volte in questa Commissione, cioè il reclutamento e la stabilizzazione degli insegnanti. In passato si era parlato di concorsi, poi quella strada è stata superata e si è deciso di non procedere in quella direzione, scelta sulla quale mi trovo d’accordo. Vorrei quindi chiedere aggiornamenti sulle nuove modalità di reclutamento e stabilizzazione del personale docente e sul confronto avviato con le organizzazioni sindacali e con tutti gli attori coinvolti, a partire dagli insegnanti. Il primo aggiornamento che le chiedo riguarda quindi questo tema. Per quanto riguarda gli altri aspetti richiamati, molte questioni le abbiamo già affrontate. Ha parlato del nuovo rapporto numerico tra insegnanti e alunni, un provvedimento che abbiamo sostenuto proprio perché rispondeva a esigenze educative che ritenevamo importanti e da non sottovalutare. Rispetto alla sperimentazione delle attività extrascolastiche e dell’équipe benessere, credo che, se i risultati sono positivi, sia importante arrivare a una loro formalizzazione e istituzionalizzazione. Ritengo che il contributo delle attività extrascolastiche sia ormai evidente, sia come sostegno alle famiglie sia come opportunità di crescita per gli studenti, non soltanto dal punto di vista scolastico ma anche personale. Lo stesso vale per l’équipe benessere che, anche alla luce di quanto abbiamo discusso prima sul disagio giovanile, rappresenta uno strumento importante di prevenzione e di accompagnamento dei ragazzi durante gli anni dell’adolescenza, che certamente non sono i più semplici. Credo quindi che sia molto positivo procedere verso la stabilizzazione di queste esperienze. Quando il Segretario parlava dello studio sul percorso educativo da zero a sei anni, ricordo che ne aveva già fatto cenno tempo fa. Vorrei capire se quel riferimento riguarda il plesso di Acquaviva, di cui si era parlato in passato, oppure se si tratta di uno studio più generale destinato a essere esteso progressivamente a tutti i Castelli. Un’altra domanda riguarda la settimana corta. Vedremo naturalmente quali saranno le conclusioni del gruppo di lavoro e della relazione che sarà presentata. Non entro ora nel merito della questione, ma chiedo se sarà possibile tornare successivamente su questo tema con un aggiornamento specifico, perché ritengo che sia un argomento centrale. Le famiglie erano state coinvolte e avevano espresso un orientamento favorevole a questo percorso. Immagino che anche gli studenti siano favorevoli all’idea di non frequentare il sabato; probabilmente anch’io, ai tempi della scuola, lo sarei stata. Personalmente non sono contraria alla settimana corta. Il punto fondamentale è capire come verrà organizzata, perché non deve comportare una riduzione dell’offerta formativa o della qualità dell’istruzione. Tutto dipenderà da come sarà strutturata. Dal momento che su questo tema ha lavorato un gruppo di esperti, chiedo se sarà possibile avere un ulteriore momento di approfondimento, perché lo considero davvero centrale. Per quanto riguarda la scuola superiore, credo che da parte nostra ci sia stato il massimo sostegno a tutti i provvedimenti approvati: il triennio dell’ITI, il Liceo delle Scienze Umane e il nuovo Istituto per l’Istruzione e la Formazione Professionale. Non mi ripeto rispetto a quanto già detto in Aula consiliare, ma ritengo che siano tutte scelte interessanti e condivisibili. Il Segretario si è già assunto l’impegno, sia in Consiglio sia negli incontri svolti parallelamente, di aggiornarci sugli sviluppi e sull’organizzazione conseguente a questi provvedimenti. Mi riferisco, ad esempio, al potenziamento delle risorse umane, alle figure di sistema e agli aspetti logistici. Chiediamo quindi di continuare a essere coinvolti e aggiornati su questi sviluppi. Condivido anche quanto diceva il Segretario rispetto all’ipotesi di valutare un indirizzo turistico. Considerate le caratteristiche del nostro Paese, credo che possa rappresentare una proposta molto interessante. Penso inoltre che potrebbe integrarsi bene anche all’interno dell’Istituto per l’Istruzione e la Formazione Professionale, perché sarebbe coerente con gli obiettivi di quel nuovo percorso formativo. Per il momento mi fermo qui. Su alcuni aspetti potremo tornare quando avremo a disposizione dati più aggiornati; sugli altri chiedo invece un riscontro già in questa sede.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Per quanto riguarda il reclutamento del personale docente, sto attendendo proprio in queste ore la conferma dell’appuntamento con le organizzazioni sindacali, con le quali abbiamo lavorato alla stesura del provvedimento. Come sapete, siamo partiti da un decreto che prevedeva l’introduzione dei concorsi, poi siamo passati all’ipotesi di eliminarli, quindi ad altre forme di reclutamento. Alla fine il testo è stato modificato decine di volte. Se poi torniamo all’origine di tutto questo percorso, cioè allo stralcio dell’allegato durante il rinnovo contrattuale del personale docente, ricordo che stiamo parlando di dipendenti pubblici. È vero che la scuola presenta specificità e peculiarità che altri comparti non hanno, ma resta comunque personale della pubblica amministrazione con un rapporto di lavoro nei confronti del proprio datore di lavoro. Su questo ho sempre avuto una convinzione molto chiara. Il testo è stato modificato moltissime volte, non tanto per scelta del sottoscritto, quanto per esigenze espresse di volta in volta dal personale docente, dalla politica, dalle organizzazioni sindacali e da altri soggetti coinvolti. Oggi siamo arrivati alla conclusione del percorso e contiamo di sottoscrivere a breve un accordo sindacale sul reclutamento del personale docente. Come sapete, non saranno più previsti i concorsi, unici nell’ambito della pubblica amministrazione, ma verrà introdotto un sistema articolato fondato su diverse condizioni condivise durante il negoziato. Da parte mia ho posto alcuni principi irrinunciabili che sono stati accolti. Tra questi vi è la valutazione annuale dell’attività svolta dal docente, sotto il profilo didattico, delle competenze professionali e della capacità di trasmettere gli apprendimenti. È prevista inoltre una valutazione attitudinale all’insegnamento. Ritengo che questi aspetti siano fondamentali all’interno di quel rinnovato rapporto tra Stato, scuola e famiglia di cui parlavamo anche in precedenza. I punti principali dell’accordo sono quattro o cinque e sono stati ritenuti tutti essenziali dalle parti. Per quanto riguarda invece le figure di sistema, considerando anche tutto ciò che abbiamo già discusso sull’équipe benessere, sulle attività extrascolastiche, sui laboratori e, più in generale, su tutte quelle figure che oggi sono indispensabili in una scuola moderna, credo che sia necessario un ulteriore intervento normativo. La scuola oggi non è più soltanto il rapporto tra personale docente e personale non docente, ma necessita di figure che, insieme alle direzioni e alle vicedirezioni, siano in grado di governare tutte le attività scolastiche. La mia intenzione è quella di estrapolare questo tema dal progetto di legge più ampio, che richiederà tempi più lunghi, e predisporre un intervento normativo specifico, perché ne avvertiamo la necessità e l’urgenza. Spero di poterlo presentare già nelle prossime settimane di luglio. Con tutte le attività che abbiamo avviato e con quelle che ci attendono tra il 2026 e il 2027, queste figure risultano sempre più necessarie. Porterò quindi questo provvedimento anche preventivamente all’attenzione della Commissione, come ormai è mia abitudine fare, spiegandone le motivazioni e la necessità. In questo modo rafforzeremo ulteriormente tutte le attività dedicate al benessere degli studenti, alle iniziative extrascolastiche e a tutto ciò che oggi una scuola moderna richiede. Per quanto riguarda il progetto educativo da zero a sei anni, preciso che al momento non riguarda l’intero sistema, ma esclusivamente la sperimentazione avviata ad Acquaviva. Se questa sperimentazione darà i risultati attesi, allora potremo valutare un’estensione progressiva del modello a tutto il territorio nazionale, interessando il nido e la scuola dell’infanzia. Al momento, però, è ancora presto per esprimere una valutazione definitiva. Per quanto riguarda la settimana corta, questo è un obiettivo che desidero portare quanto prima alla vostra attenzione. Sono convinto che il riferimento del gruppo di lavoro sarà positivo. Come faccio sempre, ho costituito il gruppo e poi l’ho lasciato lavorare in piena autonomia, senza alcuna interferenza. Disponiamo già di due sondaggi rivolti alle famiglie, che registrano un gradimento superiore al 70%. Inoltre abbiamo preventivamente incaricato il Dipartimento di Scienze Umane della nostra Università, coordinato dal professor Guerra, di valutare la fattibilità dell’intervento. Lo studio ha concluso che il nuovo modello è pienamente organizzabile anche sotto il profilo didattico. Quel lavoro è stato poi trasmesso al gruppo incaricato, che negli ultimi tre mesi ha sviluppato la proposta definitiva, la cui relazione riceverò nelle prossime ore. Posso anticipare soltanto un piccolo elemento: il nuovo modello prevede due pomeriggi strutturati, mentre il resto del quadro orario subirà modifiche molto limitate. Si tratterà quindi di un’offerta moderna, in linea con quella già presente nei territori vicini. Basta guardare a Rimini, senza andare troppo lontano, dove diversi istituti superiori funzionano già dal lunedì al venerdì e dove molti studenti sammarinesi scelgono di iscriversi anche per questo motivo. Noi abbiamo scelto di dare continuità a un’organizzazione oraria che già oggi caratterizza tutti gli ordini scolastici precedenti. Le famiglie usufruiscono infatti di un servizio dal lunedì al venerdì al nido, alla scuola dell’infanzia e alla scuola elementare. Poi, improvvisamente, con il passaggio alle scuole medie, tutto cambia e le abitudini vengono completamente modificate fino al termine della scuola superiore. Eppure il passaggio tra quinta elementare e prima media è estremamente ravvicinato: c’è semplicemente un’estate di mezzo e il bambino che conclude la scuola primaria è sostanzialmente lo stesso che inizia la scuola media. Anche per questo ritengo naturale dare continuità organizzativa alle famiglie e agli studenti. Credo quindi che, se adotteremo questo modello, introdurremo una scelta corretta e anche molto apprezzata. Personalmente mi sarei spinto anche oltre, immaginando in prospettiva un’organizzazione analoga anche per la scuola superiore. Ma procediamo per gradi. Oggi siamo concentrati sulle scuole medie perché rappresentano il naturale proseguimento dell’organizzazione già adottata negli ordini precedenti.
Donatella Merlini (PSD): Soltanto poche considerazioni. Mi sembra che il Segretario, all’inizio del suo intervento, abbia parlato di un progetto organico che dovrebbe essere pronto fra poco e che naturalmente verrà portato in Commissione. Reputo importante l’esigenza di un progetto organico perché, come abbiamo visto dall’illustrazione, sono stati avviati tantissimi progetti: alcuni sono ancora in fase di sperimentazione, altri hanno già superato questa fase nei diversi ordini di scuola e riguardano modalità differenti di modernizzazione del nostro sistema scolastico. Credo quindi sia necessario ricondurre tutto all’interno di un quadro organico, armonizzando le varie iniziative tra loro. Mi sembra un’esigenza di chiarezza per tutto il nostro sistema scolastico. Poi il Segretario mi perdonerà, ma ho già avuto modo, anche in altre occasioni, di richiamare l’attenzione su quanto è avvenuto nella scuola di Chiesanuova. Abbiamo ricevuto la relazione dei dirigenti scolastici, che individuava indicazioni precise legate, da una parte, alla denatalità e, dall’altra, alle criticità strutturali di alcuni plessi. A fronte di quella relazione erano state ipotizzate alcune chiusure, da realizzare progressivamente negli anni successivi. Si era iniziato proprio dalla scuola di Chiesanuova, dove lo scorso anno non era stata attivata la classe prima e i bambini erano stati trasferiti a Fiorentino. Naturalmente la chiusura di un plesso scolastico è sempre una scelta molto difficile, che ci interroga sul ruolo che la scuola ha all’interno di una comunità. Quelle decisioni non erano state prese a cuor leggero, ma perché i numeri imponevano una riflessione di questo tipo. Mi aspettavo quindi che il percorso proseguisse, invece questo non è avvenuto. La scuola elementare di Chiesanuova continua ad esistere, ma in una situazione che definirei monca, perché il prossimo anno ci sarà la prima classe ma non la seconda e, soprattutto, il numero complessivo dei bambini sarà estremamente basso, così come quello delle singole classi. Mi pongo quindi un problema non solo sotto il profilo della socializzazione, ma anche dell’apprendimento, perché è evidente che una classe molto numerosa offre dinamiche educative diverse rispetto a una composta da pochissimi alunni. Le esperienze di vita condivise fanno parte del processo di apprendimento. Mi pongo anche un problema di costi. Come ho già avuto occasione di dire insieme ad altri commissari, con un numero così ridotto di bambini si potrebbero sperimentare modelli organizzativi diversi, che la nostra scuola ha già conosciuto in passato, penso ad esempio all’esperienza della scuola di Montegiardino, che ha dato risultati eccellenti. Manifesto quindi il mio personale dispiacere per il fatto che non si sia tentato di percorrere anche strade differenti.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): La prima richiesta che rivolgo al Segretario, e l’avevo già avanzata in altre occasioni, è quella di poter conoscere al più presto i piani di studio dei due nuovi istituti avviati, uno attraverso una legge e l’altro attraverso un decreto: il Liceo delle Scienze Umane e il nuovo Istituto di Istruzione e Formazione Professionale. Mi interessa in particolare quest’ultimo perché rappresenta un salto di qualità enorme, che apprezzo molto, e va finalmente nella direzione di inserire a pieno titolo questo importante segmento della formazione all’interno del sistema generale dell’istruzione. Prima di tutto dobbiamo formare cittadini, poi anche persone preparate per il mondo del lavoro. Questo è un segnale molto significativo. Chiudo questa premessa più teorica per entrare in aspetti più concreti. Ascoltando la preoccupazione, mi pare espressa dal consigliere Carattoni, sul rischio che l’apertura del Liceo delle Scienze Umane possa ridurre ulteriormente le iscrizioni al Liceo Classico, penso che si tratti di un rischio reale. Ricordo con grande piacere una proposta avanzata una quindicina di anni fa dal professor Otranto, purtroppo scomparso, quando iniziavano a manifestarsi le prime difficoltà del Liceo Classico. Propose di inserire, tra le materie del liceo, insegnamenti legati alla valorizzazione della cultura espressa dal nostro Paese, così da offrire agli studenti anche questo tipo di preparazione. Poco fa si è parlato dell’opportunità di sviluppare un indirizzo turistico all’interno della formazione professionale. Io credo che si potrebbe invece valutare di inserire questi contenuti proprio nel Liceo Classico. Sarebbe un modo per dare un’impronta di modernità a un istituto che ha una tradizione straordinaria. Abbiamo celebrato da poco i cinquant’anni dei primi diplomi e tutti li abbiamo ricordati con grande interesse e anche con un po’ di nostalgia. Vengo poi ad altri due aspetti. Il primo riguarda le figure di sistema. Mi fa molto piacere che venga riconosciuto il loro ruolo all’interno della scuola. Sono figure fondamentali, al pari di quelle impegnate nell’insegnamento diretto, sia per sviluppare nuove opportunità, come il progetto legato al benessere o le attività extrascolastiche, sia perché possono contribuire al recupero degli apprendimenti e ad altre esigenze educative. Vorrei però cogliere l’occasione per richiamare una nota dolente della nostra scuola, e lo faccio con spirito costruttivo. Negli anni Ottanta e Novanta il nostro sistema scolastico aveva una grande disponibilità nei confronti della formazione e dell’aggiornamento. Oggi formazione e aggiornamento sono rimasti elementi indispensabili e obbligatori, ma non vengono più vissuti come strumenti di innovazione da portare nella scuola. È una critica che vuole essere esclusivamente costruttiva. Lo stesso vale per le relazioni tecniche sulla denatalità. A quel fenomeno si è risposto soprattutto con dati statistici, previsioni e ipotesi di chiusura dei plessi. Condivido quanto diceva poco fa la consigliera Merlini: quando un plesso scolastico è presente in una piccola comunità rappresenta il cuore della vita del castello e dovremmo fare tutto il possibile per mantenerlo aperto. Del resto questa problematica non riguarda soltanto San Marino. In Trentino, ad esempio, nelle zone di montagna si trovano oggi classi con tre o quattro bambini. La didattica moderna propone strumenti interessanti, come quello delle classi aperte, cioè attività laboratoriali e, in alcune materie, percorsi didattici condivisi tra bambini di età diverse. Ho avuto modo di osservare direttamente questa esperienza in Irlanda, dove vedevo gli alunni delle scuole elementari accompagnati alla mensa dagli studenti delle scuole medie e partecipare, naturalmente con modalità differenti, anche ad alcune attività comuni, ad esempio di geografia. Non parlo delle vecchie pluriclassi, perché sarebbe un ritorno al passato che oggi non avrebbe senso. Parlo piuttosto di una riflessione su una didattica fondata sulle classi aperte. Credo che questo tema sia ancora poco presente nell’analisi dei nostri tecnici e potrebbe rappresentare una risposta, almeno parziale, ad alcune delle criticità determinate dalla denatalità.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Mi colpisce un aspetto. Molte volte, facendo anche riferimento alla mia esperienza personale, tra il fare cose decisamente impopolari e fare cose decisamente popolari c’è sempre un equilibrio che va interpretato, compreso e poi anche accettato. Posso garantirvi che, molto spesso, la fatica maggiore non è tanto trasferire questi ragionamenti alla comunità, ma riuscire a far comprendere gli aspetti più impopolari, come quelli che riguardano la riorganizzazione delle strutture scolastiche, proprio qui dentro, negli ambiti istituzionali, dove tutti noi condividiamo informazioni anche con un certo anticipo rispetto al resto della comunità, cioè alle famiglie, agli operatori e a tutti coloro che poi quelle scelte le vivono concretamente. Dico questo perché, rispetto alla riflessione della consigliera Merlini, che considero una profonda conoscitrice del sistema scolastico per tutta l’esperienza maturata nella scuola, mi permetto di dire che tutte le possibili soluzioni per Chiesanuova le abbiamo realmente valutate. Lei, che è sempre stata tra le persone più partecipi di questo percorso, mi dispiace che conservi ancora qualche perplessità rispetto a una scelta che siamo stati costretti ad adottare in quell’area del Paese. E forse sarà così anche per Montegiardino, ma non voglio anticipare valutazioni che dovremo fare complessivamente nel piano d’azione che presenteremo a ottobre. Mi sorprende però che proprio su Chiesanuova non si riesca a cogliere fino in fondo quanto invece hanno compreso le famiglie e le stesse istituzioni locali, a partire dal Capitano di Castello e dalla Giunta. A Chiesanuova, nel 2026, è nato un solo bambino. Questo significa che nel 2029, quando quel bambino sarà pronto per entrare alla scuola dell’infanzia, dovremmo avviare un intero ciclo di tre anni per un solo bambino. Con chi avrebbe dialogato quel bambino? Soltanto con l’insegnante. E avremmo dovuto rimettere in moto tutto il sistema del fabbisogno e dell’organizzazione per un solo alunno. Per questo abbiamo scelto una soluzione ibrida, utilizzando quel presidio scolastico, cioè la scuola elementare, anche per rispondere alle esigenze della scuola dell’infanzia. Siamo stati costretti a fare questa scelta. I primi a dover sostenere queste decisioni siamo noi e poi, insieme, dobbiamo accompagnare la comunità affinché le comprenda, le accetti e le faccia proprie. A Chiesanuova, a mio modo di vedere, abbiamo fatto un lavoro corretto. Certamente qualcuno può pensarla diversamente, ma l’alternativa era chiudere completamente il plesso. Sareste stati più soddisfatti se fossi venuto qui, oppure negli incontri preparatori con le famiglie, dicendo semplicemente che non esistevano più le condizioni per mantenere aperta la scuola e che tutto sarebbe stato trasferito altrove? Proprio perché abbiamo valutato ogni possibile soluzione, mi riesce difficile comprendere come possano permanere dubbi su una scelta presa in una realtà dove quest’anno è nato un solo bambino e l’anno precedente, se non ricordo male, tre. Mi auguro davvero che questa sia una delle ultime situazioni sulle quali continuiamo ad avere perplessità. Per quanto riguarda invece il tema della formazione collegata alle vocazioni economiche e culturali del Paese, condivido pienamente questa impostazione. È proprio per questo che facevo l’esempio dei possibili nuovi indirizzi. Possiamo svilupparli sia nell’ambito liceale sia nell’ambito dell’istruzione e formazione professionale. Abbiamo già definito alcune linee di indirizzo per il nuovo Istituto, ma credo che guardare alle vocazioni economiche e culturali di San Marino sia una buona idea, sulla quale dobbiamo continuare a lavorare oggi e anche in futuro. Per quanto riguarda le figure di sistema, l’ho già detto, esiste una necessità assoluta di intervenire. E qui mi collego anche a una considerazione della consigliera Merlini che prima avevo dimenticato. Come vi spiegavo, stiamo progressivamente estrapolando alcuni temi da un progetto di legge complessivo, perché quel testo richiede ancora tempo e noi quel tempo non lo possiamo più perdere. Per questo abbiamo già adottato singoli interventi normativi: abbiamo disciplinato l’ITI, i nuovi indirizzi, il nuovo Istituto di Istruzione e Formazione Professionale e tanti altri aspetti. Dovremo fare la stessa cosa anche per le figure di sistema, perché il progetto di legge organico richiederà ancora tempo. Qui accanto a me c’è il consigliere giuridico della Segreteria e sa bene che non è possibile, nel giro di sei mesi, recuperare tutto ciò che è rimasto fermo per anni, inserirlo in un unico grande progetto di legge e portarlo in Commissione. Non avremmo mai potuto realizzare tutta questa attività nell’arco di una sola legislatura. Per questo, già da gennaio, abbiamo deciso di intensificare il lavoro. In realtà avevamo già iniziato prima, ma da gennaio abbiamo accelerato molto. Prima si parlava del fabbisogno: sapete quando ho avuto finalmente a disposizione una figura di esperto giuridico all’interno della Segreteria di Stato e quindi del Dipartimento? Da gennaio 2026. Il decreto che ha riorganizzato i Dipartimenti e il loro collegamento con le Segreterie di Stato risale all’inizio della legislatura, ma tra l’approvazione del decreto e il momento in cui alcune Segreterie hanno avuto effettivamente a disposizione queste figure è trascorso più di un anno. Da gennaio abbiamo quindi intensificato enormemente il lavoro e i risultati si vedono: da gennaio a giugno abbiamo presentato davvero tantissimi interventi. Dobbiamo continuare su questa strada, senza aspettare il progetto di legge complessivo, ma intervenendo di volta in volta sulle singole materie, come faremo appunto per le figure di sistema. Per quanto riguarda infine le classi aperte, consigliere Morganti, posso garantirle che esiste un confronto aperto. C’è una riflessione tecnica, pedagogica e anche culturale su questo tema. Personalmente ho ancora qualche perplessità, ma non sono io il tecnico e non voglio influenzare il lavoro di chi sta approfondendo queste questioni. Le posso però garantire che il dibattito è aperto e che si stanno valutando anche esperienze sviluppate fuori dal nostro territorio. Non serve andare fino al Trentino-Alto Adige. Proprio in questi giorni, trovandomi lì per ragioni personali, ho avuto modo di confrontarmi con alcune persone e mi hanno confermato che stanno vivendo un fortissimo spopolamento delle aree montane, tanto da non sapere più come organizzare il servizio scolastico. Ma non occorre neppure arrivare così lontano: basta guardare al Montefeltro, dove esistono problemi analoghi di spopolamento e di dispersione territoriale. In quei territori, quando è stato necessario chiudere dei plessi, lo hanno fatto, organizzando anche servizi di trasporto verso altri centri. Noi abbiamo la possibilità di affrontare queste situazioni con una mobilità, una logistica e una capacità di intervento decisamente migliori. Abbiamo iniziato da Chiesanuova e probabilmente dovremo intervenire anche in altri Castelli più periferici. Dobbiamo però essere consapevoli che il problema esiste e che può essere affrontato in modo virtuoso, trasformandolo anche in un’occasione di riorganizzazione di un sistema scolastico che è già eccellente e che potrebbe diventarlo ancora di più.
3. Audizione del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Musicale circa le segnalazioni di criticità inoltrate in una nota indirizzata al Segretario di Stato per l’Istruzione e per conoscenza al Presidente della Commissione
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Mi limito soltanto a dire che l’attività dell’Istituto Musicale rappresenta una componente importante delle attività culturali, educative e formative del nostro Paese e, proprio per questo, costituisce un ambito al quale la Segreteria di Stato presta particolare attenzione, inserendolo nel quadro più ampio di tutte le tematiche che abbiamo affrontato fino a poco fa. L’Istituto Musicale Sammarinese svolge da decenni un’attività importante. È chiaro che negli ultimi tempi si è resa necessaria anche una serie di aggiornamenti normativi, l’ultimo dei quali risale a pochi mesi fa. Auspicavamo che quest’ultimo intervento normativo fosse sufficiente a regolamentare e disciplinare una gestione che, per sua natura, rimane complessa, perché riguarda un corpo docente numeroso e un’attività articolata che spazia dalla didattica e dalla formazione fino all’organizzazione di eventi e iniziative di carattere istituzionale e culturale. È evidente che l’Istituto opera su più fronti e che, se l’ultimo intervento normativo non dovesse risultare sufficiente, come il Consiglio di amministrazione ben sa, c’è da parte mia, del Dipartimento e di tutta la struttura della Segreteria di Stato la piena disponibilità a continuare ad accompagnare questo percorso, rafforzando ulteriormente un comparto che riteniamo fondamentale sotto il profilo formativo, educativo e culturale.
Dott. Giacomo Volpinari: Intanto voglio ringraziare il presidente della Commissione e il Segretario di Stato per averci dato l’opportunità di essere qui a raccontare quello che è stato un percorso avviato a metà del 2020. Non è mia intenzione, anche per rimanere nei limiti e nelle indicazioni date dal presidente, fare una carrellata cronologica di tutto ciò che è stato fatto, perché credo abbia più senso andare al cuore dei motivi che hanno spinto il Consiglio di amministrazione a presentare questa richiesta di supporto. Faccio però un minimo di premessa per far comprendere meglio la situazione. Nel 2020, durante il periodo del Covid, si è insediato il nuovo Consiglio di amministrazione che, a parte la sostituzione di un componente nell’ultimo anno e mezzo a seguito della nuova legislatura, è rimasto sostanzialmente lo stesso. Quando siamo arrivati eravamo nel pieno dell’emergenza sanitaria, ma il nostro obiettivo è stato fin da subito quello di approfondire e comprendere quali fossero i problemi dell’Istituto. Io provengo da un percorso professionale di natura bancaria e finanziaria, ma sono anche musicista da molti anni e quindi questa istituzione mi sta particolarmente a cuore. Analizzando la situazione abbiamo riscontrato problemi strutturali che si trascinavano da tantissimo tempo. Il primo riguardava la sede, assente da oltre dieci anni. Ricorderete tutti la vicenda della sede di Borgo Maggiore. Il secondo era la riforma normativa, ferma di fatto dal 1994. Con la legge n. 188 del 2011 era stata prevista una riforma che però non è mai stata completata. Tutto questo ha generato criticità nell’organizzazione dell’Istituto, alle quali si aggiunge quello che oggi rappresenta il principale problema, cioè l’assenza di una struttura amministrativa organizzata e la necessità di rivedere l’inquadramento del personale docente, fermo al contratto del 1993. Tralascio molti altri aspetti, per non soffermarmi su questioni troppo puntuali, anche perché tutto il materiale è pubblicato sul sito dell’Istituto Musicale, dove abbiamo cercato di lavorare sempre con la massima trasparenza, pubblicando relazioni e documentazione. Le due richieste principali rivolte prima alla precedente Segreteria di Stato e poi a quella attuale hanno riguardato la sede e la riforma della legge, con tutto ciò che ne consegue in termini di rapporto di lavoro del personale docente e di organizzazione amministrativa. Queste sono le due macroaree sulle quali ci siamo concentrati. Per quanto riguarda la sede, posso dire che è stato compiuto un importante passo avanti. Nel 2022 ci è stata assegnata la nuova sede e da questo punto di vista siamo soddisfatti del percorso compiuto, pur permanendo alcune criticità legate a una struttura costruita molti decenni fa, che presenta problemi di accessibilità e richiede ulteriori interventi. Rimane inoltre il problema dell’utilizzo solo parziale dell’edificio, nonostante l’Istituto ne sia assegnatario, perché al suo interno sono ancora presenti gli uffici della Direzione delle Scuole Elementari. È un tema già sul tavolo del Dipartimento e ne abbiamo discusso più volte. Per noi sarebbe importante avere la piena disponibilità dei locali, sia sotto il profilo organizzativo sia sotto quello giuridico. In ogni caso, passare da dieci anni senza una sede all’avere finalmente una sede rappresenta certamente un risultato positivo. Il tema più rilevante resta però quello giuridico. La riforma normativa ha avuto un percorso molto lungo. La prima bozza di riforma l’ho depositata nel dicembre del 2021. L’ho redatta personalmente, studiando il sistema italiano e quello internazionale, visitando diversi conservatori italiani e cercando di comprenderne le criticità per costruire una disciplina che consentisse a San Marino di avere un Istituto Musicale riconosciuto all’estero in condizioni di piena parità. Considerando il percorso di avvicinamento all’Unione Europea e quello che anche l’Università stava sviluppando in termini di integrazione, ci sembrava la strada più corretta. Da quel momento si è aperto un confronto molto lungo. È stata istituita anche una task force, su mandato del Congresso di Stato, incaricata di predisporre una relazione sugli inquadramenti giuridici possibili, anch’essa pubblicata sul sito dell’Istituto. Nel 2023 si era arrivati a un compromesso tra tutte le parti coinvolte: Istituto Musicale, Finanza Pubblica, Funzione Pubblica e Segreterie di Stato. Si è cercato di trovare un equilibrio che consentisse di mantenere la natura di ente pubblico dell’Istituto, che utilizza quasi esclusivamente risorse pubbliche e svolge un servizio pubblico. Voglio ribadirlo con chiarezza perché non si pensi che l’obiettivo fosse privatizzare la struttura. Il confronto è stato molto intenso: oltre cinquanta bozze di testo, tre decreti emanati e successivamente decaduti o ritirati con la nuova legislatura, fino ad arrivare al decreto n. 104. Anche quest’ultimo è il frutto di un lungo percorso di confronto, anche duro sotto il profilo delle idee, ma sempre costruttivo. Dal punto di vista del Consiglio di amministrazione rimangono alcuni aspetti da rivedere, soprattutto perché un ente culturale dovrebbe essere inquadrato come tale e non come un normale ufficio amministrativo. Tuttavia questi sono aspetti secondari rispetto al problema principale, che riguarda l’inquadramento del personale docente, ancora regolato da un contratto del 1993, cioè di trentatré anni fa, in un contesto completamente diverso da quello attuale. In questi trentatré anni l’Istituto Musicale è cambiato radicalmente. Un tempo preparava gli allievi secondo il vecchio ordinamento dei conservatori; oggi quel sistema non esiste più, sia per le riforme introdotte in Italia già dagli anni Novanta, sia perché è cambiata completamente la popolazione scolastica dell’Istituto. Oggi la maggior parte degli studenti frequenta percorsi preaccademici o di propedeutica musicale. Negli ultimi anni abbiamo sviluppato nuovi percorsi nonostante tutte le difficoltà dovute all’assenza di una sede, di una struttura amministrativa organizzata e di personale dedicato. Fino a pochi mesi fa non esisteva nemmeno una vera figura amministrativa. Lo Stato assegnava personale che, pur con tutta la buona volontà, aveva competenze diverse e non riusciva a seguire l’amministrazione. Tant’è che alcune attività erano state esternalizzate a professionisti. È evidente che una situazione del genere non può essere sostenibile per un ente pubblico, come aveva già rilevato anche la Commissione Finanze e Funzione Pubblica. Questo ha comportato che il presidente, cioè il sottoscritto, si facesse carico direttamente di moltissime attività operative: dalla predisposizione delle buste paga alla gestione amministrativa, fino agli aspetti logistici della sede. È evidente che tutto questo non può dipendere dalla disponibilità di una persona che ricopre temporaneamente un incarico. Con la nuova legge si è cercato di affrontare questo problema prevedendo un fabbisogno di personale. Devo dare atto che dal 12 giugno qualcosa ha iniziato finalmente a muoversi e stanno arrivando, gradualmente, le persone che chiedevamo da anni. Questo rappresenta un passo avanti e ringrazio sia il Dipartimento sia la Segreteria di Stato, perché sicuramente hanno contribuito ad accelerare questo percorso. Resta però il grande problema dell’organizzazione e dell’inquadramento del personale docente. In questi trentatré anni si sono consolidate prassi che non sono nate per cattiva fede, ma per sopperire alle lacune di un contratto ormai completamente superato. Non è più allineato né agli articoli 3 e 4 del nuovo decreto né alla realtà attuale dell’Istituto Musicale. Basti pensare che nel 2015 è stato istituito il dipartimento Musica Giocando, che richiede modalità di lavoro completamente diverse rispetto a quelle previste nel contratto del 1993, senza che vi sia stato alcun aggiornamento contrattuale. Oggi i dipendenti sono trentacinque, con un costo annuo di circa un milione e 355 mila euro, sostenuto quasi interamente attraverso il contributo pubblico. Nonostante tutto questo, non ci siamo limitati a evidenziare i problemi. Abbiamo continuato a sviluppare nuove attività. Sono stati avviati nuovi corsi, il progetto con l’Ospedale di Stato riconosciuto dalla Società Italiana per l’Educazione Musicale, attività nel reparto di pediatria, un progetto editoriale con la pubblicazione di un libro, gemellaggi istituzionali e internazionali e numerose iniziative promosse dai dipartimenti strumentali. Abbiamo quindi cercato di continuare a crescere, pur operando in una situazione emergenziale, priva di una struttura amministrativa e giuridica adeguata. Oggi la nuova legge rappresenta certamente un passo avanti, e non stiamo dicendo il contrario, ma deve essere messa nelle condizioni di funzionare davvero. Lo dico indipendentemente da chi domani ricoprirà il mio ruolo. L’Istituto deve poter operare in modo organizzato a prescindere dalle persone che, temporaneamente, ne fanno parte. Io posso occuparmi personalmente di bilanci perché è il mio lavoro, ma non è corretto che il funzionamento di un ente pubblico dipenda da questo. È inoltre in corso tutto il percorso relativo alla gestione dei fondi dell’Istituto Musicale, perché il decreto prevede anche l’adozione di un apposito regolamento. Per fare tutto questo servono persone che abbiano competenze specifiche e che siano in grado di lavorare in autonomia, indipendentemente da chi ricopre gli incarichi negli organi dell’Istituto. Fortunatamente, nel 2025, anche grazie alle continue segnalazioni sulla totale mancanza di personale amministrativo, la Funzione Pubblica ha assegnato una risorsa che oggi ci consente almeno di gestire l’attività quotidiana. Rimane però la necessità di costruire una struttura stabile, perché una realtà con oltre 550 iscritti, 35 docenti, circa sette o otto dipendenti non docenti e un’attività così articolata ha bisogno di un’organizzazione adeguata. Solo nel 2024, dai dati che abbiamo elaborato, le attività dell’Istituto hanno coinvolto oltre 2.084 bambini della Repubblica e circa 350 docenti degli altri ordini scolastici attraverso attività formative. Dal mio punto di vista questa è una realtà con un potenziale enorme, ancora largamente inespresso. A differenza dei conservatori italiani, che oggi stanno attraversando una fase di ridimensionamento, l’Istituto Musicale Sammarinese ha la possibilità di svilupparsi come una realtà unica, perché non è soltanto un conservatorio, non è soltanto una scuola per bambini, non è soltanto una scuola preaccademica e non è nemmeno un’università: è tutte queste cose insieme. Può sviluppare progetti sociali, attività formative e percorsi di alta formazione professionale, ma tutto questo funziona solo se l’Istituto riesce a lavorare come un sistema unitario. Questa è la mia convinzione. La nostra richiesta non nasce dalla volontà di creare problemi alla politica, ma dall’esigenza di ottenere un supporto concreto. In questi anni abbiamo dimostrato che il nostro obiettivo è sempre stato quello di costruire una struttura capace di camminare con le proprie gambe e di diventare un’eccellenza in un contesto come quello italiano, dove una realtà con queste caratteristiche, di fatto, non esiste. Crediamo quindi che San Marino abbia l’opportunità di costruire un punto di riferimento di eccellenza per tutto il territorio circostante.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Più che vere e proprie domande, desidero innanzitutto ringraziare la presidenza e il Consiglio di amministrazione per il riferimento che ci avete portato. Abbiamo ricevuto soltanto questa mattina la lettera indirizzata al Segretario di Stato e al presidente della Commissione, quindi ci riserviamo di approfondirla con attenzione. Tuttavia, già dall’intervento che abbiamo ascoltato emergono alcune questioni rilevanti che meritano certamente la dovuta attenzione. Conoscevo in parte la vicenda attraverso confronti informali, ma non avevo piena contezza della situazione complessiva. Credo che sia doveroso riconoscere all’Istituto Musicale un ruolo di primaria importanza nella storia della Repubblica di San Marino. Da tanti anni rappresenta un presidio fondamentale di diffusione della cultura musicale, di formazione dei giovani e di valorizzazione del patrimonio musicale e artistico sammarinese. Penso che tutti riconoscano, almeno a parole, il valore e la funzione educativa, culturale e sociale che l’Istituto svolge. Proprio per questo mi auguro che le problematiche che ci avete illustrato possano trovare soluzione. Non conoscevo, ad esempio, la situazione relativa all’attuale sede dell’Istituto. Sapevo delle criticità strutturali e dei problemi di accessibilità dell’edificio, ma non ero a conoscenza del fatto che la sede non fosse ancora pienamente nella vostra disponibilità a causa della presenza della Direzione delle Scuole Elementari. Ritengo che anche questo aspetto debba essere affrontato, affinché l’Istituto possa disporre di una sede pienamente funzionale e adeguata alle proprie esigenze. L’altro tema che avete evidenziato riguarda l’assetto organizzativo, che condivido debba avere le caratteristiche proprie di un ente culturale. Mi colpisce particolarmente la situazione della struttura amministrativa, perché dalla vostra esposizione emerge quasi l’idea di un’attività svolta in forma di volontariato: un servizio prezioso che viene garantito senza disporre degli strumenti amministrativi necessari, mentre aumentano il numero degli iscritti, le attività e gli impegni dell’Istituto. Tutto questo avviene senza un adeguato supporto amministrativo e senza un aggiornamento dell’inquadramento del personale. Per questo condivido pienamente quanto avete detto sul grande potenziale dell’Istituto. Se oggi riuscite a lavorare così bene nonostante queste difficoltà, immagino quali risultati si potrebbero ottenere mettendovi nelle condizioni di operare pienamente e valorizzando tutte le vostre potenzialità. Voglio quindi ringraziarvi per aver portato questa situazione all’attenzione della Commissione. Come dicevo, ne conoscevo solo una parte e in maniera informale; ora approfondirò anche tutta la documentazione che avete pubblicato sul sito dell’Istituto. Il mio auspicio è che il confronto tra tutti gli organi coinvolti possa proseguire in modo costruttivo, individuando soluzioni concrete sia per la sede sia per l’inquadramento del personale e il rafforzamento della struttura amministrativa. Infine, desidero ringraziarvi anche per il lavoro che state svolgendo. Nella nota ho letto che la presidenza ritiene di non poter proseguire nell’incarico in assenza delle condizioni minime per operare. Confesso che questo mi dispiace, perché significa che non siete stati messi nelle condizioni di lavorare serenamente e di esprimere appieno le vostre potenzialità. Per questo credo che tutti dovremmo assumerci l’impegno di risolvere queste criticità, affinché la presidenza, e più in generale tutto l’Istituto, possa operare nelle migliori condizioni possibili. Saranno poi le persone a fare le proprie valutazioni, ma è importante che nessuno si trovi costretto a lasciare un incarico perché mancano gli strumenti minimi per svolgerlo correttamente. Mi auguro quindi che questo primo confronto istituzionale possa rappresentare l’inizio di un percorso che porti alla soluzione dei problemi e a ulteriori momenti di confronto.
Marco Mularoni (PDCS): È obiettivamente complesso formulare domande dopo aver ricevuto la documentazione soltanto questa mattina. Credo che sarebbe utile tornare ad affrontare il tema dell’Istituto Musicale con una Commissione dedicata, anche alla luce dell’audizione del presidente e del Consiglio di amministrazione. La nota contiene infatti numerosi dati, statistiche e informazioni che richiedono un approfondimento e che rendono difficile formulare già oggi domande puntuali. Per questo desidero innanzitutto ringraziare il presidente e tutti coloro che lavorano all’interno dell’Istituto Musicale. È stato definito quasi un volontariato e, leggendo rapidamente i dati e vedendo l’impegno che viene profuso, credo che questa definizione renda bene l’idea. In questo caso è la politica che dovrebbe ringraziare chi porta avanti questa realtà con tanta passione. Si percepiscono chiaramente l’impegno e la volontà di far crescere qualcosa che, mentre in altri contesti, penso a quello italiano ma non solo, vive molte difficoltà, a San Marino rappresenta invece un’eccellenza in crescita. Non conosco direttamente tutta l’attività dell’Istituto, se non indirettamente, perché i miei nipoti frequentano il corso Musica Giocando. Per questo desidero ringraziarvi sinceramente per tutto ciò che fate. Il mio auspicio è che questo incontro possa rappresentare, insieme alla Segreteria di Stato, l’inizio di un percorso più ampio. Da una prima lettura emerge infatti che l’Istituto Musicale fa parte del settore pubblico allargato, ma presenta caratteristiche, professionalità e specificità che spesso non si conciliano con la normativa generale del pubblico impiego. Si tratta di una disciplina che deve rispettare criteri validi per tutta la pubblica amministrazione, mentre una realtà come questa ha bisogno di risposte rapide, soprattutto nella selezione del personale docente e nell’introduzione di strumenti organizzativi nuovi. Il mio vuole essere soprattutto un intervento di ringraziamento nei confronti di tutti coloro che, con grande passione e spesso andando ben oltre ciò che sarebbe normalmente richiesto, portano avanti questa importante realtà.
Donatella Merlini (PSD): Dopo le parole del consigliere Mularoni non posso che aggiungere anche i nostri ringraziamenti per un’attività che ho conosciuto meglio in passato, quando insegnavo. L’Istituto Musicale ha dato molto anche alla scuola, in particolare alla scuola elementare, attraverso la formazione degli insegnanti che, a loro volta, erano poi in grado di portare avanti autonomamente numerose attività estremamente utili per i bambini. Credo che ci sia davvero bisogno di un approfondimento, anche perché ammetto di conoscere solo in parte la struttura dell’Istituto. Come diceva il presidente, non è un conservatorio, non è una scuola nel senso tradizionale del termine e proprio per questo dobbiamo capire quale debba essere il suo ruolo e quale modello vogliamo costruire per il futuro. L’aspetto che mi ha colpito maggiormente riguarda la carenza della struttura amministrativa. Quando un ente beneficia di un contributo pubblico così importante, è evidente che deve poter contare su una struttura amministrativa preparata, capace di garantire una gestione corretta, senza nulla togliere al lavoro del presidente che, fortunatamente, dispone delle competenze necessarie. Diversamente vi sareste trovati in difficoltà ancora maggiori. Mi sembra evidente che gli approfondimenti da fare siano molti e che questo possa essere soltanto l’inizio di un percorso che, anche alla luce della documentazione ricevuta, presenta elementi di urgenza e rispetto al quale non credo sia possibile perdere altro tempo.
Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): Prima di tutto, sia come commissaria sia come cittadina sammarinese, desidero ringraziare l’Istituto Musicale, oggi rappresentato dal presidente e dal Consiglio di amministrazione, ma anche tutte le persone che negli anni ne hanno fatto parte. È una realtà territoriale molto bella, coinvolgente, che ha sempre saputo mettersi in discussione e rispondere alle esigenze della cittadinanza, in primo luogo dei bambini, ma non solo, perché l’Istituto segue anche gli adulti e svolge un’importante attività concertistica e corale molto apprezzata sia a San Marino sia fuori dal nostro Paese. Mi ha colpito molto apprendere delle carenze amministrative che avete descritto, perché chi ha frequentato l’Istituto o vi ha iscritto i propri figli non ne aveva percezione. Vorrei quindi chiedere un chiarimento rispetto alla norma introdotta lo scorso anno: la copertura amministrativa prevista nell’allegato A del fabbisogno è stata completata oppure, come mi sembra di aver capito dal vostro intervento, permane ancora una situazione di carenza? Se è così, questa criticità è ancora attuale? È sicuramente una fortuna che il presidente provenga dal settore bancario e abbia potuto occuparsi personalmente di buste paga e contabilità, ma è evidente che questa non può rappresentare la soluzione organizzativa per una struttura che conta trentacinque docenti, centinaia di allievi e oltre duemila ore di attività. Questo dato, tra l’altro, dimostra anche la grande risposta del territorio. L’Istituto Musicale ha sempre cercato di valorizzare i ragazzi più meritevoli, costruendo rapporti con la Repubblica Italiana per accompagnarli verso percorsi di formazione e di conseguimento di titoli di studio. Docenti e gestione hanno sempre cercato di colmare le lacune esistenti senza lasciarsi scoraggiare. Mi interesserebbe inoltre comprendere meglio il rapporto con il personale docente. Se ho capito bene, gli insegnanti hanno contratti di natura privatistica. Vorrei sapere quali integrazioni ritenete necessarie rispetto al decreto approvato lo scorso anno e quali aspetti dovrebbero essere ulteriormente perfezionati. Ritengo che questa realtà, insieme alla scuola, rappresenti un patrimonio importante e debba essere sostenuta. L’apprendimento musicale offre ai bambini e ai ragazzi strumenti preziosi che incidono positivamente anche sul percorso scolastico. Penso, ad esempio, al rapporto tra solfeggio e matematica o allo sviluppo della capacità di concentrazione e di attenzione. Si tratta di un percorso formativo di grande valore e, personalmente, posso soltanto ringraziarvi per tutto il lavoro che svolgete. Posso soltanto aggiungere, rispetto alle considerazioni già ascoltate, che, se necessario, questa Commissione dovrà rendersi disponibile a riflettere insieme all’Istituto Musicale e al Segretario di Stato sui futuri interventi da mettere in campo, senza però perdere troppo tempo. Va infatti tenuto in considerazione che l’Istituto Musicale, nonostante tutte le carenze che ci avete rappresentato, non si è mai tirato indietro. Anzi, ha continuato a sviluppare nuove attività e nuove iniziative, rivolte ai bambini più piccoli, all’ospedale e a tanti altri ambiti. Non si è mai fermato. Probabilmente questo dimostra che chi lavora all’interno dell’Istituto ci mette davvero il cuore e, in molti casi, anche tanto volontariato. Per questo, personalmente, ritengo che non ci si debba fermare a questa prima audizione, ma che si debba cercare insieme di sostenere e accompagnare una realtà così importante.
Enrico Carattoni (RF): Grazie al presidente dell’Istituto Musicale, ai membri del Consiglio di amministrazione presenti, ai rappresentanti dei docenti e anche a tutti coloro che oggi non sono presenti ma che hanno lavorato e continuano a lavorare a questo bellissimo progetto. Mi unisco anch’io ai ringraziamenti già espressi e, senza soffermarmi ulteriormente su questo aspetto, perché li condivido pienamente, vorrei concentrare l’attenzione su alcune delle criticità che sono emerse, perché credo che il nostro compito sia proprio quello di cercare di contribuire alla loro soluzione. Rispetto alla relazione del presidente Volpinari, se non ho capito male, mi sembra che ci sia stato un aggiornamento. Ho visto infatti che la relazione è dell’aprile 2026, mentre la lettera è del maggio 2026 e mi pare di aver compreso che nel mese di giugno ci sia stato un aggiornamento relativamente alla copertura dei profili amministrativi previsti dall’organico. Vorrei quindi chiedere conferma di questo aggiornamento, che naturalmente non compare nella relazione, e capire anche per quale motivo, nonostante quanto previsto dal decreto n. 104, non si sia proceduto alla copertura dei profili di ruolo attraverso le graduatorie o comunque con le modalità previste dalla normativa sul pubblico impiego. L’Istituto Musicale è infatti un ente autonomo appartenente al settore pubblico allargato e, di conseguenza, le modalità di reclutamento dovrebbero essere quelle ordinarie previste per tutti gli enti pubblici, attraverso graduatorie o concorsi, a seconda dei casi. Vorrei quindi comprendere quale sia stato il motivo di questo, passatemi il termine, inceppamento della macchina amministrativa. Per quanto riguarda invece il bilancio, condivido le osservazioni già fatte dagli altri commissari. Vorrei però aggiungere che, oltre ai controlli della Finanza Pubblica, il bilancio dell’Istituto Musicale concorre anche alla formazione del bilancio consolidato dello Stato. Per questo desidero rivolgere un ringraziamento particolare a chi se ne è occupato in questi anni, ma allo stesso tempo ritengo che non possiamo permettere che una materia così delicata dipenda esclusivamente dalle competenze personali e professionali del presidente pro tempore. È evidente che occorra garantire una struttura amministrativa stabile, anche perché ne va della correttezza e della veridicità dei conti pubblici. Pur rappresentando una quota minima del bilancio dello Stato, il bilancio dell’Istituto deve comunque essere corretto e attendibile. Infine vorrei un chiarimento sul personale docente. Se ho ben compreso, il nuovo decreto introduce modalità differenti rispetto al passato, mentre oggi il personale è ancora disciplinato da un contratto di natura privatistica. Vorrei sapere se siano stati avviati tavoli di confronto con le organizzazioni sindacali, se ci siano già stati incontri e quale sia la vostra idea rispetto alla fase di transizione tra l’attuale personale docente e quello futuro. Avete immaginato di mantenere due regimi distinti, lasciando il personale oggi in servizio con il vecchio contratto e applicando il nuovo sistema soltanto ai futuri assunti, qualora il decreto lo consenta, oppure state valutando altre soluzioni?
Barbara Bollini (PDCS): Desidero ringraziare anch’io il presidente Volpinari e tutti i componenti del Consiglio di amministrazione. Condivido gran parte degli interventi che mi hanno preceduto, perché è evidente che ci sono diverse situazioni da sistemare. Come diceva il presidente, servono le gambe, serve il corpo, serve tutta una struttura che oggi evidentemente manca e vi trovate in una situazione oggettivamente difficile. Io però vorrei leggere l’Istituto Musicale anche da un altro punto di vista. Venendo da Borgo Maggiore, conosco bene tutta la vicenda della sede. Avrei avuto piacere che l’Istituto rimanesse a Borgo, ma capisco perfettamente che ci fosse l’urgenza di individuare una struttura diversa e che si sia quindi scelto di trasferirsi in Città. L’Istituto Musicale ha cinquantuno anni di storia e rappresenta una parte importante del patrimonio della Repubblica di San Marino. Cinquantuno anni non sono pochi e credo che questa storia debba essere valorizzata, aiutando l’Istituto a crescere ancora. Per questo desidero ringraziare il presidente Volpinari che, vivendo anche il mondo della musica, porta certamente competenze e conoscenze importanti. Dobbiamo cercare di colmare queste lacune. Tantissimi bambini sono passati dall’Istituto Musicale. Anche mio figlio ha frequentato questo percorso ed è stata un’esperienza molto ricca sotto il profilo educativo, formativo e inclusivo. Ho avuto modo di seguire anche alcune delle attività che avete sviluppato in ambito ospedaliero, nei reparti pediatrici e nei progetti rivolti anche alle future mamme. Sono iniziative preziose che meritano di essere sostenute. Confesso che non conoscevo fino in fondo il ruolo che il presidente si è trovato a svolgere. Mi dispiace sinceramente, perché il presidente dovrebbe poter fare il presidente e ciascuno dovrebbe poter svolgere il proprio ruolo, così da ottenere i migliori risultati. Vorrei poi ricordare anche un altro aspetto che mi sta particolarmente a cuore. Dall’Istituto Musicale sono usciti artisti conosciuti in tutto il mondo che hanno dato prestigio alla Repubblica di San Marino. Penso, ad esempio, a Francesco Stefanelli, pianista che sta ottenendo importanti riconoscimenti internazionali ed è anche componente dell’orchestra dell’Arena di Verona. Non mi dilungo oltre, perché molto è già stato detto dai colleghi. Voglio però ricordare che anche il Segretario di Stato, nel suo intervento introduttivo, ha manifestato piena disponibilità a collaborare per trovare soluzioni. Credo che un tavolo di confronto sia fondamentale e auspico che venga convocato con una certa urgenza, perché le necessità sono reali. C’è poi tutta la questione della sede, delle barriere architettoniche e di altri interventi che richiederanno tempo, ma bisogna iniziare ad affrontarli un passo alla volta. Vi ringrazio ancora per tutto quello che state facendo. L’Istituto Musicale è una realtà conosciuta anche fuori dai confini della Repubblica e questo è un merito che va riconosciuto al presidente, al Consiglio di amministrazione e a tutti coloro che negli anni ne hanno fatto parte. Personalmente, come cittadina, ne sono orgogliosa. Ogni volta che ne parlo con qualcuno ricordo sempre che anche mio figlio ha frequentato Musica Giocando e che quell’esperienza è stata molto importante. Concludo con un auspicio: cinquantuno anni di storia devono poter diventare cento e oltre, ma con una struttura organizzata, nella quale ciascuno possa svolgere il proprio ruolo senza trovarsi più nelle difficoltà che oggi ci avete rappresentato.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): Devo dire che, da quello che ho ascoltato, l’Istituto Musicale si è ritrovato ad essere riconosciuto come istituto di formazione scolastica e accademica e, di fatto, ha assunto, non proprio esattamente ma con caratteristiche molto simili, il ruolo che all’interno della Repubblica di San Marino svolge l’Università. L’Università ha una struttura molto simile sotto il profilo dell’organizzazione amministrativa e didattica e credo che sarebbe bene capire quali siano gli elementi di criticità che si sono innescati in questa operatività. Dalla lettera si capisce che ci sono delle criticità, ma non si comprende esattamente in quale direzione si muovano. Ci sono certamente quelle di natura amministrativa, già sottolineate dai colleghi, e ovviamente quelle vanno risolte. Mi pare che, almeno in parte, la Segreteria di Stato si sia già mossa in questa direzione e ci auguriamo che possa completare questo percorso, coprendo tutti i ruoli e le funzioni che è necessario ricoprire. C’è poi un altro elemento critico che richiama molto da vicino quanto è accaduto all’Università. Dalla sua fondazione fino a non più tardi dello scorso anno, anche il personale docente universitario non disponeva di una propria collocazione giuridica di ruolo. Soltanto recentemente i professori universitari hanno trovato un proprio inquadramento all’interno della struttura universitaria. Sapete bene che, proprio per questa mancanza, tanti professori di altissimo livello hanno lasciato la nostra Università. Oggi speriamo che questa nuova impostazione contribuisca a legare maggiormente i docenti alla propria realtà. Faccio questo paragone perché l’Istituto Musicale non può essere configurato come una scuola pubblica, ma come un istituto pubblico di formazione che presenta caratteristiche molto simili a quelle dell’Università, anche sotto il profilo amministrativo. Gestisce fondi propri, usufruisce di un contributo dello Stato e opera con una propria autonomia. All’interno di questa logica credo sia importante capire bene quali siano le problematiche essenziali, quelle fondamentali. Io, perlomeno, ma penso tutta la Commissione, condivido l’entusiasmo che ho colto fin dalle prime parole del presidente, cioè la volontà di rendere questa realtà quasi unica nel panorama europeo. Oggettivamente l’Istituto non solo è in grado di assegnare titoli accademici di primo livello, attraverso l’accordo con il Conservatorio di Cesena, sul quale sarebbe interessante capire quali risultati siano già stati raggiunti, ma si caratterizza anche per tantissime altre funzioni legate al mondo della scuola. Come è stato ricordato molto bene da chi mi ha preceduto, in questo ambito sono state fatte cose davvero egregie. Lo riconoscono i genitori, ma lo riconoscono anche gli insegnanti, perché la musica all’interno della scuola ha un ruolo primario, certamente non marginale. È proprio in questa dimensione che dobbiamo capire bene quali siano le criticità. Allontaniamo fin da subito qualsiasi richiesta di dimissioni che possa anche solo velatamente emergere dalla vostra lettera. Noi non vogliamo le vostre dimissioni, le respingiamo con convinzione. Vogliamo invece risolvere i problemi. Siamo qui per questo e immagino che anche il Segretario di Stato condivida pienamente questo obiettivo. Anzi, il fatto che si sia già mosso su alcuni aspetti dimostra chiaramente questa volontà. I problemi amministrativi credo possano essere risolti abbastanza facilmente. Più articolata è invece la questione dell’inquadramento del personale docente, ma credo che, così come una soluzione è stata trovata per l’Università, una soluzione possa essere trovata anche per l’Istituto Musicale.
Maria Katia Savoretti (RF): Grazie anche al presidente e ai membri del Consiglio di amministrazione dell’Istituto Musicale. Ritengo che l’audizione di oggi non debba essere né la prima né l’ultima. Anzi, mi auguro davvero che questo tema venga approfondito, anche perché alcune delle questioni emerse le conosco da tempo. Negli anni passati ho fatto parte del Collegio sindacale dell’Istituto Musicale e vedo che, purtroppo, alcuni di questi problemi permangono. Mi spiace sinceramente che, dopo tanti anni, siamo ancora qui a discuterne. Io credo invece che dobbiamo assolutamente valorizzare l’Istituto Musicale. Lo dico anche perché, quando ero bambina, l’ho frequentato anch’io e suonavo uno strumento musicale. Poi, crescendo, ho abbandonato questa attività, ma continuo a pensare che il lavoro svolto in tutti questi anni sia stato davvero straordinario. L’Istituto è cresciuto tantissimo ed è naturale che, quando un ente cresce, aumentino anche i problemi. Alcuni aspetti, come ricordava il presidente, sono stati risolti, a partire dalla sede, che rappresentava una questione importante. È fondamentale che un ente come il vostro abbia finalmente una sede. Restano però ancora problemi che si trascinano da tantissimi anni e che devono essere affrontati. Per questo vi ringrazio anche per il coraggio che avete avuto nel presentare questa lettera, perché pone la politica di fronte a temi che non possono più essere rinviati. Sarebbe davvero un peccato perdere le vostre professionalità e tutto ciò che l’Istituto ha costruito fino ad oggi se questi problemi non venissero affrontati. È vero che c’è tanto volontariato, tanta passione e tanto impegno personale, ma arriva un momento in cui il volontariato non basta più. Si continua perché si crede profondamente in quello che si fa, ma è giusto che, a un certo punto, vengano create le condizioni per lavorare in modo adeguato. Credo quindi che questa relazione debba portarci a prendere piena coscienza di ciò che è necessario fare per migliorare realmente la situazione. Un primo passo in avanti è stato fatto con il decreto approvato nel 2025, ma resta ancora molto da fare. Sono convinta che ci sia la volontà e ribadisco che questa non deve essere l’unica audizione. Penso che come Commissione ci sia la disponibilità del presidente e anche del Segretario di Stato ad affrontare, una alla volta, tutte le problematiche che oggi ci avete rappresentato. Mi auguro quindi che, in tempi ragionevolmente brevi, si possa arrivare a una conclusione positiva di questo percorso e colmare quelle lacune che ancora oggi esistono per un ente come il vostro, che ha ormai un riconoscimento nell’ambito della formazione scolastica, ma che ha bisogno di vedere riconosciuti e consolidati anche tutti gli altri aspetti che ancora oggi risultano incompleti.
Dott. Volpinari: Cercherò di dare una risposta breve alle varie questioni che sono state poste, partendo da quelle più semplici, tra virgolette, sollevate dal consigliere Carattoni riguardo al bilancio dell’Istituto Musicale. Il bilancio, fin dalla costituzione dell’Istituto con la legge del 1994, è sempre stato redatto secondo una contabilità di natura privata. Non c’è mai stato un consolidamento nel bilancio pubblico, né un consolidamento nell’ambito della rendicontazione finanziaria approvata con la legge di bilancio. Tuttavia questo si riflette nei conti del Dipartimento Istruzione e Cultura, dove esistono tre capitoli dedicati all’Istituto Musicale, nei quali vengono inseriti sia il contributo destinato all’Istituto sia i costi del personale. Si tratta del personale assegnato all’Istituto Musicale che, fino all’emanazione dell’ultimo decreto, era semplicemente personale assegnato, senza un fabbisogno concretamente definito. Nel corso di questo mandato e soprattutto quando è emersa la questione della nuova sede, si è reso necessario affrontare insieme alla Finanza Pubblica anche il tema degli investimenti, perché una nuova sede richiede inevitabilmente investimenti sulle strutture tecniche che non possono essere coperti con il semplice contributo destinato alle spese correnti dell’Istituto. Quel contributo viene infatti utilizzato praticamente al 100% e, da solo, non è sufficiente nemmeno a coprire il costo del personale docente, che grava sul bilancio dell’Istituto Musicale. Se consultate il sito dell’Istituto, o la documentazione trasmessa alla Commissione Finanze, troverete un bilancio costruito come quello di una società privata, quindi redatto per competenza. Questo è il quadro attuale. La nuova normativa ha introdotto un articolo specifico che prevede la definizione delle modalità con cui consolidare e applicare la contabilità pubblica all’interno dell’Istituto Musicale. Si tratta di un passaggio molto delicato, perché trasformare una contabilità di natura privata in una contabilità pubblica comporta una modifica sostanziale. Per quanto ne sappia, anche confrontandomi con la Finanza Pubblica, è molto raro che realtà di questo tipo vengano trasformate in enti pubblici senza essere assorbite in strutture già esistenti. È quindi un problema eminentemente tecnico, perché questo passaggio può essere realizzato soltanto da chi possiede competenze specifiche ed è in grado di valutare contemporaneamente gli aspetti della contabilità privata e di quella pubblica. Su questo punto sono stato molto fermo nel chiedere che il modello previsto dall’articolo 25 fosse costruito in modo da poter dialogare con la Finanza Pubblica, risultando sostenibile per lo Stato e senza moltiplicarne i costi. La struttura dell’Istituto Musicale, infatti, escluso il costo del personale docente, ha costi di funzionamento che oscillano tra i 40 e i 60 mila euro annui. Occorre quindi chiedersi se un costo di struttura di questa entità giustifichi un determinato tipo di procedura amministrativa. Per quanto riguarda invece l’aggiornamento della relazione, confermo che alcuni profili di ruolo sono attualmente in corso di copertura. Avevamo, ad esempio, un grave problema relativo al personale ausiliario. Non disponevamo di personale sufficiente per garantire il funzionamento della scuola, la pulizia e tutte le attività di supporto, perché il personale assegnato aveva modalità di impiego non compatibili con le esigenze dell’Istituto. Mi auguro che dal prossimo anno accademico questa situazione non si ripresenti, perché se dovesse scadere il personale addetto alle pulizie proprio mentre arrivano trecento bambini con i loro genitori, capite bene che il problema diventerebbe enorme. In queste situazioni il sottoscritto e altre persone si sono rimboccati le maniche e hanno svolto direttamente quei lavori, perché l’importante era garantire il servizio. Però è proprio questo il senso del fabbisogno: avere una struttura completa dal punto di vista amministrativo. Oggi il fabbisogno sconta anche un problema logistico, perché non abbiamo nemmeno gli spazi dove collocare tutto il personale previsto. Posso anche chiedere un operatore contabile, ma se prima non viene risolta la questione degli spazi e dell’organizzazione complessiva, quella figura non saprà nemmeno dove lavorare. Inoltre, se mi viene assegnato un operatore contabile che non possiede competenze nella contabilità privata, non sarà mai in grado di accompagnare la trasformazione verso la contabilità pubblica. Sono problemi tecnici che ovviamente la Commissione politica non può risolvere direttamente, ma ritengo corretto spiegarli. Il fabbisogno rappresenta una fotografia di ciò che abbiamo concordato con la Funzione Pubblica, ma dovrà necessariamente essere verificato e aggiornato nel tempo. Adesso abbiamo un altro problema concreto. Dopo numerose lettere è finalmente arrivato un ausiliario tecnico che segue la sede. Spero ora che venga assegnata anche la figura informatica, perché proprio pochi giorni fa ho inviato un’ulteriore richiesta. In questo momento, infatti, anche tutta la gestione informatica è in capo al sottoscritto e questo, evidentemente, non è sostenibile. Si è cercato di affrontare questi problemi seguendo le procedure della pubblica amministrazione. Personalmente avevo qualche dubbio non tanto sulla natura pubblica dell’Istituto, quanto sul fatto che le ordinarie procedure del pubblico impiego fossero realmente adatte a una realtà così particolare. Tuttavia la scelta è stata quella e noi stiamo seguendo quel percorso. Per quanto riguarda invece le osservazioni del commissario Morganti, è evidente che alcune criticità sono di natura molto tecnica, come quelle che ho appena illustrato, mentre altre sono squisitamente politiche. La principale riguarda l’inquadramento del personale docente. Senza un corretto inquadramento del personale sarà molto difficile garantire un’organizzazione adeguata e raggiungere tutti gli obiettivi assegnati all’Istituto, oltre a restituire piena dignità professionale ai docenti. È un aspetto che non può essere messo in secondo piano. Il personale dell’Istituto Musicale attende una riforma dal 2011. Già allora era stata prevista, poi nel 2017 fu approvata un’altra delega, nel 2020 un’altra ancora. Insomma, è un tema di cui si parla da molti anni. Prima ne parlavo anche con il Segretario di Stato: questo problema non nasce oggi, non nasce con questa legislatura, ma affonda le sue radici molto indietro nel tempo. La legge istitutiva è del 1994 e oggi siamo nel 2026. Il personale docente è inquadrato con un contratto di lavoro subordinato di natura privata, cioè con un normale contratto privatistico, come quello di un’azienda o di un’associazione. Questo comporta, anche dal punto di vista del vissuto delle persone, una certa frustrazione. I docenti si chiedono: siamo una scuola pubblica? Siamo un ente pubblico? Che cosa siamo? Se poi vengono considerati come lavoratori privati, tutto questo genera inevitabilmente un disagio, anche morale, indipendentemente dall’aspetto economico. Lo stipendio lo percepiscono regolarmente, ma il problema riguarda il riconoscimento del loro ruolo. Inoltre il contratto del 1993 è nato in un mondo completamente diverso, sia per l’Istituto sia per la scuola e per la pubblica amministrazione. Molte delle attività oggi vengono svolte attraverso prassi nate per sopperire alle lacune di quel contratto, che a mio parere presenta già di per sé limiti evidenti anche nell’ambito del lavoro privato. Figuriamoci all’interno di un ente pubblico di formazione. Venendo alla riflessione del commissario Morganti, il tema del rapporto tra Università e Istituto Musicale è stato affrontato già molti anni fa, quando insieme all’allora direttore generale Bizzocchi e al rettore Petrocelli ragionammo sull’ipotesi di costruire un profilo di ruolo specifico. Sono due realtà molto diverse, ma accomunate da alcune esigenze, perché difficilmente possono essere ricondotte ai modelli della scuola ordinaria. Nell’Istituto Musicale, ad esempio, un docente può seguire attività che coinvolgono bambini delle elementari, ragazzi e perfino adulti. È quindi molto difficile ricondurre tutto questo a un modello standard. Per questo nacque l’idea di costruire un profilo specifico. C’è però una differenza sostanziale rispetto all’Università. Quando si intervenne sull’Università non esisteva un personale docente già inquadrato da riformare. All’Istituto Musicale, invece, ci sono trentacinque docenti con un contratto privato che, a mio avviso, devono essere ricondotti a un nuovo inquadramento. Questa è la criticità principale, perché queste persone hanno maturato diritti, aspettative e situazioni consolidate nel tempo. Alcune prassi si sono anche discostate dal contratto originario, ma soltanto per consentire all’Istituto di funzionare e realizzare tutti quei progetti che sono stati ricordati. Questa è quindi la vera criticità: definire con chiarezza diritti, doveri, obblighi e possibilità del personale docente. Basti pensare che oggi questi docenti sono inquadrati con un part-time di trenta ore, mentre tutto il personale della pubblica amministrazione lavora trentasei ore. Presentano quindi caratteristiche del tutto particolari. Rispetto alla proposta che mi è stata chiesta, è evidente che le soluzioni tecniche possono essere diverse. Nel precedente decreto era stata ipotizzata la creazione di un profilo di ruolo specifico, come già avvenuto in altri enti con normative particolari. Personalmente, però, come presidente, non ritengo corretto arrivare a definire per legge i diritti e i doveri di trentacinque lavoratori che da oltre trent’anni operano con un contratto vigente. Non credo sarebbe la strada giusta. Ritengo invece che la contrattazione collettiva, soprattutto in questo contesto, rappresenti un passaggio pressoché obbligato. Mi è stato chiesto se siano già stati fatti incontri. Certamente sì. In questi anni ho chiesto l’istituzione delle rappresentanze sindacali all’interno dell’Istituto Musicale, che prima non esistevano, e abbiamo cercato di affrontare progressivamente tutte le criticità che emergevano, nella speranza che questo percorso si concludesse in tempi molto più rapidi. Pensavo che il processo, iniziato nel 2020 e formalizzato con la delibera del Congresso di Stato del 2022, potesse concludersi nel giro di un paio d’anni. Quando invece si prolunga fino al 2025-2026, le criticità inevitabilmente aumentano e diventano sempre più difficili da gestire. : Ma anche con i rappresentanti sindacali interni abbiamo cercato di capire come arrivare a un risultato concreto. Ho detto chiaramente che, se vogliamo raggiungere un obiettivo, dobbiamo avere qualcosa di concreto su cui discutere. Esiste documentazione, esistono studi, però io personalmente non ho il potere di decidere la direzione da prendere, perché è un atto che non compete al presidente dell’Istituto. Anche il documento strategico è stato inserito proprio per evitare quanto è stato sollevato da alcuni commissari, cioè il rischio di lasciare un ente che gestisce risorse pubbliche in una situazione di autogestione. Credo sia corretto che, come già avviene per l’Università, anche l’Istituto Musicale si doti di uno strumento di programmazione. L’Università ha adottato da anni il proprio documento strategico e la nuova legge prevede che anche l’Istituto Musicale presenti alle istituzioni un documento nel quale indichi gli obiettivi che intende raggiungere, la direzione che vuole seguire, il contributo economico necessario, le modifiche normative richieste e il fabbisogno di personale. Questo perché, a nostro avviso, una rendicontazione è indispensabile. Non si può lasciare una realtà così articolata, che sviluppa attività molto eterogenee e affronta problematiche di varia natura, priva di un quadro regolamentato e di regole chiare.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Penso che il presidente Volpinari sia stato molto chiaro sia nelle risposte sia nella relazione introduttiva. Credo che il Consiglio di amministrazione abbia fatto bene a chiedere questa audizione, perché ci consente di estendere anche in questa sede istituzionale quella sensibilità che da sempre caratterizza il rapporto con il nostro Istituto Musicale, che consideriamo a tutti gli effetti una componente istituzionale del Paese. Vorrei fare una brevissima considerazione. Il decreto del 2025, come ricordava anche il commissario Morganti, rappresenta uno spartiacque. Prima non avevamo strumenti normativi adeguati e credo che questo decreto debba essere accolto con grande favore. Mi fa piacere essermene fatto interprete dal punto di vista legislativo. È stato il risultato di un lavoro molto importante di confronto con il presidente Volpinari e con tutta la struttura dell’Istituto. Se proprio devo individuare un limite, è soltanto quello dei tempi. Quel decreto sarebbe dovuto arrivare prima. Probabilmente molte delle criticità che oggi si sono accumulate non si sarebbero presentate e forse anche alcune difficoltà che oggi vive il presidente del Consiglio di amministrazione non ci sarebbero state. Facciamone tesoro per il futuro. Non voglio dire che dovessi arrivare io perché si approvasse quel decreto, però mi viene spontaneo sottolinearlo. Del resto, questa mattina abbiamo ricordato quante riforme legislative abbiamo dovuto mettere in fila e possiamo inserire anche questa tra i risultati raggiunti grazie al contributo e al lavoro svolto insieme al presidente Volpinari. Mi fa piacere anche che il commissario Morganti, con la sua consueta onestà intellettuale, abbia riconosciuto il parallelismo con l’Università. Con tutte le dovute proporzioni, considero infatti l’Istituto Musicale e l’Università della Repubblica di San Marino due importanti componenti istituzionali. Anche l’Università, attraverso un recente intervento normativo, ha dovuto disciplinare il rapporto con il personale docente, il fabbisogno e le attività didattiche. Sono tutte realtà che hanno bisogno di essere accompagnate nel momento giusto, altrimenti i problemi inevitabilmente si accumulano. Il tema del fabbisogno, come ha spiegato il presidente Volpinari, è certamente un problema concreto dell’Istituto, ma è anche un problema politico. Il suo è un invito rivolto alla politica: decidere quale debba essere il fabbisogno dell’Istituto Musicale. Io condivido pienamente questo invito. Anche se, teoricamente, dovrei essere io a dare queste risposte, lo dico alla Commissione: non sempre siamo nelle condizioni di definire immediatamente il fabbisogno di tutte le strutture. Tant’è vero che il lavoro sul fabbisogno è ancora in corso e richiederà ulteriore approfondimento. Per il resto abbiamo un’Istituto che svolge un’attività riconosciuta e virtuosa. Non dobbiamo fermarci qui. Il lavoro con l’Istituto proseguirà e, proprio per questo, rivolgo un invito sia al Consiglio di amministrazione sia al presidente a non pensare alle dimissioni, ma a guardare avanti, continuando a lavorare insieme alla comunità e alle istituzioni per un’attività che riteniamo assolutamente essenziale. Mi auguro davvero che il Consiglio di amministrazione accolga questo invito e, allo stesso tempo, invito anche la politica a garantire continuità alle persone che operano nei consigli di amministrazione, in questo caso dell’Istituto Musicale, perché abbiamo bisogno di continuità.
4. Riferimento del Segretario di Stato per il Territorio, ai sensi dell’articolo 7, secondo comma della Legge 24 maggio 1995 n.72, sui provvedimenti adottati a seguito dell’approvazione dell’istanze d’Arengo:
a) per l’abolizione della lettera “c) essere cittadino italiano”, di cui all’articolo 6-ter, del Decreto Delegato 27 aprile 2011 n.66 – Statuto dell’Ordine degli Ingegneri e Architetti della Repubblica di San Marino (Istanza n.8 del 3 ottobre 2021)
Presidente della Commissione Oscar Mina: Partiamo quindi dall’Istanza d’Arengo n. 8 del 3 ottobre 2021, relativa alla richiesta di abolizione del requisito della cittadinanza italiana per l’iscrizione all’albo speciale degli ingegneri e architetti non residenti. L’istanza impegna il Congresso di Stato a eliminare il requisito della cittadinanza italiana previsto dall’articolo 6-ter, lettera c), del Decreto Delegato 27 aprile 2011 n. 66 quale condizione per l’iscrizione all’albo speciale. La richiesta nasce dall’esigenza di superare una disparità di trattamento che interessa i cittadini sammarinesi residenti all’estero, i quali, pur essendo in possesso dei requisiti professionali richiesti, non possono iscriversi all’albo speciale se non sono anche cittadini italiani. Per dare attuazione all’indirizzo espresso dal Consiglio Grande e Generale, la Segreteria di Stato ha avviato le necessarie valutazioni tecnico-giuridiche e tecnico-amministrative. L’attuale formulazione dell’articolo 6-ter trae origine dai rapporti di reciprocità professionale storicamente consolidati tra la Repubblica di San Marino e la Repubblica Italiana. L’introduzione del requisito della cittadinanza italiana era funzionale a disciplinare l’accesso all’albo speciale nell’ambito delle convenzioni bilaterali allora vigenti, garantendo l’esercizio della professione secondo criteri di reciprocità tra i due ordinamenti. L’evoluzione del contesto normativo internazionale rende oggi opportuno un aggiornamento della disciplina. L’applicazione della disposizione vigente determina infatti una limitazione nei confronti dei cittadini sammarinesi non residenti che, pur possedendo i titoli accademici e professionali richiesti, risultano esclusi dall’iscrizione per il solo fatto di non possedere la cittadinanza italiana. Si tratta di una situazione che merita di essere rivista, perché non coerente con l’obiettivo di valorizzare le competenze dei professionisti sammarinesi operanti all’estero e con il principio di parità di trattamento tra cittadini. L’eventuale modifica normativa dovrà comunque garantire il mantenimento dei requisiti relativi alle abilitazioni professionali, al riconoscimento dei titoli e al rispetto del principio di reciprocità con gli ordinamenti esteri interessati. In attuazione dell’Istanza d’Arengo approvata dal Consiglio Grande e Generale, la Segreteria di Stato ha avviato il percorso amministrativo finalizzato alla revisione della disciplina vigente. L’attività è orientata a eliminare la limitazione derivante dall’attuale requisito della cittadinanza italiana, assicurando al contempo la piena coerenza della normativa con il sistema ordinamentale sammarinese, con gli accordi internazionali vigenti e con il percorso di associazione della Repubblica di San Marino all’Unione Europea. È stato predisposto il necessario intervento normativo volto alla modifica dell’articolo 6-ter del Decreto Delegato n. 66 del 2011 e sono in corso gli approfondimenti tecnico-giuridici necessari a definire la nuova formulazione della disposizione, includendo espressamente tra i soggetti legittimati all’iscrizione anche i cittadini sammarinesi non residenti. Ultimate le attività istruttorie, la Segreteria procederà con la predisposizione dell’intervento normativo da sottoporre agli organi competenti. Questo riferimento verrà poi caricato sul sito e sarà disponibile per tutti.
b) per la dotazione di GPS per la localizzazione dei cani impiegati nelle unità cinofile da soccorso legalmente riconosciute e registrate presso il servizio di Protezione Civile nazionale (Istanza d’Arengo n.11 del 8 ottobre 2023)
Presidente della Commissione Oscar Mina: Passiamo ora all’Istanza d’Arengo n. 11 dell’8 ottobre 2023, relativa alla richiesta di dotare le unità cinofile da soccorso legalmente riconosciute di collari GPS. L’istanza impegna il Congresso di Stato a promuovere la dotazione di tali dispositivi, prevedendone acquisizione, gestione e manutenzione da parte del Servizio di Protezione Civile. L’obiettivo è rafforzare l’efficacia delle operazioni di soccorso, incrementando la sicurezza dei conduttori, dei cani impiegati nelle attività operative e delle persone coinvolte negli interventi di emergenza. La Segreteria di Stato, insieme al Servizio di Protezione Civile, ha già avviato le necessarie attività tecniche e organizzative. Le unità cinofile rappresentano una componente altamente qualificata del sistema nazionale di protezione civile e svolgono un ruolo determinante nella ricerca delle persone disperse e negli interventi di soccorso. L’impiego di dispositivi GPS professionali consente il monitoraggio in tempo reale dei percorsi effettuati dagli animali, migliorando il coordinamento delle squadre, la copertura delle aree di ricerca e la tempestività degli interventi. È stata inoltre valutata l’opportunità di affidare al Servizio di Protezione Civile la gestione unitaria delle apparecchiature, comprendente acquisizione, manutenzione, assegnazione e controllo dei dispositivi, così da uniformare gli standard operativi e garantire piena efficienza e interoperabilità con gli altri strumenti tecnologici già in uso ai servizi di emergenza. La Segreteria ha quindi avviato il percorso amministrativo finalizzato all’introduzione di queste nuove dotazioni tecnologiche. L’intervento rientra nel più ampio programma di rafforzamento delle capacità operative della Protezione Civile sammarinese e rappresenta anche una forma concreta di sostegno alle associazioni di volontariato impegnate nelle attività di soccorso. Sono già in corso il censimento delle unità cinofile operative e la ricognizione dei dispositivi GPS più idonei, oltre alla definizione delle modalità di acquisizione, assegnazione, gestione e manutenzione delle apparecchiature. Ultimate queste attività, si procederà con l’acquisto e la distribuzione dei dispositivi.
c) perché si adotti un provvedimento normativo che preveda dei limiti alla temperatura minima estiva e massima invernale negli edifici pubblici (Istanza n.6 del 6 ottobre 2024)
Presidente della Commissione Oscar Mina: Passiamo all’Istanza d’Arengo n. 6 del 6 ottobre 2024 relativa all’introduzione di limiti alle temperature di raffrescamento e riscaldamento degli edifici pubblici. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di transizione ecologica, efficientamento energetico e contenimento dei consumi della pubblica amministrazione. Le valutazioni dell’Unità Pianificazione Ambientale confermano che una corretta regolazione delle temperature interne rappresenta uno degli strumenti più efficaci per ridurre i consumi energetici. È stato però evidenziato che la definizione dei limiti dovrà tenere conto delle diverse destinazioni d’uso degli edifici pubblici, prevedendo deroghe per strutture sanitarie, scolastiche e per tutti i contesti che richiedono particolari condizioni microclimatiche. Anche l’Azienda Autonoma di Stato per i Lavori Pubblici ha confermato la coerenza dell’iniziativa con gli obiettivi di efficientamento energetico, pur rilevando la necessità di un’attuazione graduale a causa dell’eterogeneità degli impianti esistenti. La Segreteria di Stato ha quindi avviato il percorso amministrativo per introdurre criteri uniformi di regolazione delle temperature negli edifici pubblici. Tra le misure già avviate figurano la sospensione delle attività lavorative più gravose tra le 13 e le 16 quando la temperatura supera i 35 gradi, pause obbligatorie di cinque minuti ogni ora oltre tale soglia, la riprogrammazione delle mansioni nelle ore più fresche e la predisposizione di spazi ombreggiati e acqua per i lavoratori. Anche la pubblica amministrazione, in particolare nei cantieri, si è già allineata a questo regolamento. Sono inoltre in corso le valutazioni per definire i parametri di temperatura applicabili alle diverse categorie di edifici pubblici e predisporre linee guida operative accompagnate da iniziative di sensibilizzazione rivolte al personale della pubblica amministrazione.
d) al fine di rendere maggiormente visibili le ordinanze che prevedono il temporaneo divieto di accesso a strade e luoghi pubblici (Istanza n.31 del 6 aprile 2025)
Presidente della Commissione Oscar Mina: L’obiettivo è rendere più leggibili e immediatamente comprensibili i periodi di validità, i giorni e gli orari delle limitazioni alla circolazione, così da migliorare l’informazione ai cittadini, aumentare la sicurezza e ridurre i disagi legati a manifestazioni, eventi pubblici e lavori programmati. La Segreteria di Stato ha già avviato il coordinamento con gli uffici competenti per definire nuovi standard di comunicazione, prevedendo anche l’integrazione delle informazioni con le principali piattaforme digitali di navigazione, come Google Maps e Apple Maps. Sono in corso la definizione di criteri grafici uniformi per la cartellonistica temporanea e il potenziamento della comunicazione digitale della viabilità, così da offrire un sistema informativo più completo, tempestivo ed efficace.
Ilaria Baciocchi (PSD): Volevo soltanto aggiungere un aggiornamento. Proprio dieci minuti fa la Segreteria di Stato per gli Affari Interni, in attuazione di questa Istanza d’Arengo, ha pubblicato i nuovi fac-simile per la richiesta delle ordinanze di chiusura. Sono stati predisposti nuovi modelli con l’obiettivo di rendere queste richieste più chiare, complete ed efficienti. Prima esisteva un unico modello, mentre ora ce ne sono diversi: uno dedicato alle manifestazioni e agli eventi e un altro ai lavori. Questa istanza è stata più volte sollecitata anche dalle Giunte di Castello e dai Capitani di Castello e ritenevo opportuno informare la Commissione che i nuovi modelli sono già disponibili sul portale.
Maria Katia Savoretti (RF): Vorrei semplicemente fare un’osservazione, senza alcuna polemica. Comprendo perfettamente le difficoltà del presidente nel convocare questa Commissione, ma mi sembra che sia una Commissione un po’ sfortunata. Questa mattina il Segretario Lonfernini è dovuto andare via per impegni già programmati, mentre il Segretario Ciacci, che avrebbe dovuto essere presente per riferire sulle Istanze d’Arengo, non c’è. Credo che un minimo di considerazione nei confronti della Commissione da parte del Governo e delle Segreterie di Stato sarebbe opportuna. Non dico che siamo presi in giro, però il tema della scuola comprende tantissime questioni. Abbiamo ascoltato la relazione, poi l’audizione dell’Istituto Musicale: ci sono davvero tanti temi che meritano di essere affrontati, ma non si possono trattare in fretta e furia. Se la Commissione vuole lavorare bene deve avere il tempo e l’opportunità di approfondire questi argomenti. Spesso noi dell’opposizione veniamo a conoscenza delle informazioni soltanto attraverso i giornali, mentre sarebbe opportuno discuterne qui, in Commissione. La scuola si è appena conclusa e non vorremmo ritrovarci con una Commissione convocata a novembre quando l’anno scolastico è già iniziato a settembre. Noi vogliamo essere informati. Non è assolutamente una polemica nei suoi confronti, presidente, perché sa benissimo che in passato l’ho contattata più volte sollecitando la convocazione della Commissione. Chiedo però un po’ più di attenzione anche nei confronti dei commissari che partecipano ai lavori con la volontà di affrontare questi temi. Capisco che ci siano molti impegni anche fuori da questa sede, ma la Commissione era già stata calendarizzata e credo che sarebbe stato opportuno garantire una maggiore presenza. È difficile discutere anche delle Istanze d’Arengo quando il presidente deve limitarsi a prendere appunti perché non ha le competenze dirette per rispondere. Abbiamo avuto un Segretario che è dovuto andare via prima della conclusione e un altro che non era presente. Volevo soltanto fare questa osservazione per il futuro. I temi sono tanti e, a mio avviso, meritano di essere affrontati in modo diverso.
Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): Ho visto anch’io sul sito della Segreteria di Stato per gli Affari Interni la pubblicazione dei nuovi modelli, che sono destinati agli organizzatori per relazionarsi con gli uffici pubblici, con l’UGRA e con le Forze dell’Ordine, sia per i lavori sia per le attività sportive e le manifestazioni. Vorrei soltanto chiedere che si faccia il possibile per dare la massima pubblicità a questi strumenti, magari coinvolgendo RTV, le Giunte di Castello e tutti i canali utili, così da raggiungere il maggior numero possibile di cittadini. Alla fine sono proprio loro a subire gli effetti delle modifiche alla viabilità e spesso i problemi nascono da una scarsa conoscenza delle ordinanze. Capisco che non sia semplice raggiungere tutti, ma credo che lo sforzo debba essere quello di rendere queste informazioni il più possibile capillari.
Donatella Merlini (PSD): Mi associo a quanto detto dal commissario Savoretti. A volte si ha la sensazione che in questa Commissione si debba procedere troppo velocemente. In questo caso non è stato un problema particolarmente grave, ma è mancata la possibilità di replicare. Io, ad esempio, avrei voluto intervenire nuovamente sia sulla scuola di Chiesanuova sia sull’Istituto Musicale, che è un tema molto complesso. Dopo l’audizione ci sarebbe normalmente uno spazio per un confronto più politico, senza la presenza degli interessati, e mi auguro che nelle prossime sedute ci sia più tempo a disposizione per poter illustrare le nostre posizioni.
Barbara Bollini (PDCS): Volevo intervenire sull’Istanza d’Arengo relativa alle ordinanze, seguita dal Segretario Belluzzi. Mi ha fatto piacere l’aggiornamento fornito dal commissario Bacciocchi e credo sia positivo che ci sia stato un confronto con le Giunte di Castello e che siano stati predisposti nuovi strumenti per la comunicazione delle chiusure stradali. In passato ci si limitava ai cartelli, spesso esposti in modo non corretto o collocati in punti poco visibili. Ben vengano quindi nuovi strumenti di comunicazione, soprattutto attraverso i social, i giornali e tutti gli altri canali disponibili. Vorrei però rivolgere anche un invito ai cittadini. Per esperienza personale, avendo organizzato numerose manifestazioni, posso dire che abbiamo sempre affisso le ordinanze rispettando tutte le prescrizioni di legge, ma nonostante questo molte persone ci contattavano perché non le avevano lette. Quindi bene il lavoro della Segreteria di Stato e degli uffici, ma serve anche la collaborazione dei cittadini, che devono leggere le ordinanze e, se qualcosa non è chiaro, contattare direttamente la Segreteria o i Capitani di Castello, che sono sempre disponibili a fornire le informazioni necessarie. Solo con una collaborazione reciproca si possono ottenere risultati migliori.


