UEFA, protesta dei tifosi dei piccoli Stati contro la riforma delle qualificazioni
Il coordinamento dei tifosi dei piccoli Stati d’Europa prende posizione contro la riforma UEFA del sistema di qualificazione ai Campionati Europei e Mondiali. In un documento firmato dai gruppi organizzati di San Marino, Gibilterra, Malta, Liechtenstein e Isole Faroe, viene espresso “totale disaccordo con l’ultima riforma della UEFA del sistema di qualificazione per i Campionati Europei e Mondiali”.
Nel comunicato, il coordinamento ricorda che “la riforma, approvata dal comitato esecutivo UEFA a Istanbul il 20 maggio, introduce una separazione strutturale tra nazioni più grandi e più piccole”. Secondo quanto riportato, “a partire dal 2028, le squadre più forti giocheranno in un proprio sistema di leghe, il che significa che i Paesi più piccoli non affronteranno più le migliori squadre europee nelle qualificazioni regolari”.
La posizione espressa dai tifosi è netta. “Ci opponiamo fermamente a questa decisione per diverse ragioni”, si legge nel documento.
Tra i punti principali viene evidenziata la questione dell’equità sportiva. Il coordinamento sostiene che “essa distrugge il principio di uguaglianza tra le nazionali”. Viene ricordato inoltre come “la Nations League era già stata introdotta per bilanciare la competizione, permettendo alle squadre di affrontare avversari di livello simile”, aggiungendo che “è quindi incomprensibile per noi perché la UEFA stia ora riproponendo la stessa idea anche nel sistema di qualificazione”.
Nel testo si evidenzia come la modifica rischi di penalizzare in particolare le realtà più piccole del calcio europeo. “In realtà, questa decisione spinge le nazioni più piccole – in particolare i microstati senza realistiche possibilità di promozione – fuori dal calcio di alto livello, togliendo loro il diritto di affrontare le migliori squadre d’Europa”, si legge.
Ampio spazio viene dedicato anche all’impatto sui giocatori. “Per i giocatori dei Paesi più piccoli, queste partite sono tutto. Rappresentano il palcoscenico più alto a cui possono aspirare”, scrive il coordinamento, aggiungendo che “eliminare queste sfide significa privarli di motivazione, ambizione e delle opportunità che plasmano le loro carriere”.
Secondo i firmatari, il nuovo sistema porterebbe inoltre alla creazione di un calcio europeo strutturato su due livelli distinti. “In secondo luogo, questa riforma crea un sistema a due livelli nel calcio europeo”, viene sottolineato nel comunicato. Pur riconoscendo l’esistenza teorica della promozione tra le categorie, i tifosi ritengono che “nella pratica è irraggiungibile per la maggior parte dei microstati”. Una condizione che, secondo il coordinamento, comporterebbe l’esclusione di molte nazionali minori dalle sfide contro rappresentative come Germania, Spagna o Francia.
Il documento richiama anche i principi dichiarati dalla stessa UEFA. “Questo è in diretta contraddizione con i valori stessi della UEFA, quali unità, inclusione e il tanto promosso #footbALL”, scrivono i tifosi.
Un altro elemento contestato riguarda la riduzione delle sfide di andata e ritorno. Il coordinamento evidenzia come questi incontri rappresentino occasioni di incontro e scambio tra tifoserie. “Per noi tifosi delle nazioni più piccole, queste partite non sono semplici incontri — sono esperienze di vita”, si legge nel testo. E ancora: “È lì che nascono amicizie, si incontrano culture e si costruisce rispetto oltre i confini”.
Secondo i firmatari, eliminare questi appuntamenti significherebbe interrompere relazioni costruite negli anni. “Togliere queste partite significa spezzare questi legami”, afferma il coordinamento.
Nel documento viene inoltre richiamato il valore sportivo degli incontri tra grandi e piccole nazionali, ricordando episodi storici considerati simbolici. Vengono citati “il gol di San Marino contro l’Inghilterra dopo otto secondi nel 1993, il pareggio 2-2 del Liechtenstein contro il Portogallo nel 2004 o la vittoria delle Isole Faroe contro la Turchia nel 2022”, definiti momenti che “dimostrano che non è impossibile e, quando accadono, significano tutto per le nostre piccole nazioni”.
Da qui una critica più ampia all’evoluzione del calcio contemporaneo. “Infine, questa riforma riflette una tendenza più ampia del calcio moderno, in cui la logica commerciale e una competizione sempre più controllata vengono poste al di sopra dei valori del gioco”, scrive il coordinamento, aggiungendo che “questo allontana ulteriormente il calcio da ciò che dovrebbe essere: uno sport per tutti”.
La richiesta finale è rivolta direttamente alla UEFA e alle federazioni nazionali. “In qualità di tifosi, chiediamo alla UEFA di prendere seriamente in considerazione le nostre preoccupazioni e di valutare nuovamente le conseguenze a lungo termine di questa decisione”, si legge nel comunicato. I firmatari invitano inoltre le rispettive federazioni “a rappresentare la nostra posizione e a far sentire la nostra voce”.
La conclusione sintetizza la posizione espressa dai gruppi aderenti: “Il calcio deve rimanere un gioco in cui ogni nazione, per quanto piccola, ha il diritto di competere, sognare e sentirsi parte di qualcosa”.
Il documento è firmato dal Coordinamento dei tifosi dei piccoli Stati d’Europa, che riunisce Brigata Mai 1 Gioia (San Marino), Team 54 (Gibilterra), South End Core (Malta), Landblock & Mormile Raeticae (Liechtenstein) e Skansin (Isole Faroe).


