Politica

Sequestro di due imbarcazioni sammarinesi da parte di Israele: il caso “Flotilla” tiene banco in Consiglio (report della seduta del 21 maggio 2026)

Il Consiglio Grande e Generale conclude la sessione di maggio dopo un ampio e acceso confronto politico concentrato soprattutto sulla ratifica del Decreto Delegato 27 febbraio 2026 n.31 relativo alla riforma della navigazione marittima. Al centro del dibattito le notizie riguardanti il sequestro, da parte delle autorità israeliane, nei giorni scorsi, di due imbarcazioni battenti bandiera sammarinese impegnate nella Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza. Maggioranza e opposizione hanno condiviso la gravità dell’accaduto, pur dividendosi duramente sulla gestione della vicenda da parte del Governo e sulla tenuta dei controlli relativi ai registri navali.
Ad aprire il confronto sul decreto è stato il Segretario di Stato Stefano Canti, che ha illustrato gli interventi di adeguamento della normativa marittima sammarinese agli standard internazionali IMO e MARPOL, sottolineando che il provvedimento punta a “garantire i requisiti di qualità e sicurezza e incrementare la competitività internazionale del Registro Navale”. Il decreto introduce modifiche ai titoli professionali marittimi, nuove norme contro l’uso improprio di simboli e denominazioni riconducibili all’Autorità marittima e un rafforzamento del sistema sanzionatorio.
Fin dai primi interventi, però, il confronto si è spostato sugli eventi internazionali delle ultime ore. Gian Matteo Zeppa (Rete) ha definito quanto accaduto “un atto di pirateria internazionale perpetrato dal regime di Netanyahu”, accusando il Governo di immobilismo e sostenendo che “non è possibile né ammissibile che si verifichino atti di pirateria del genere su navi battenti bandiera sammarinese”. Guerrino Zanotti (Libera) ha parlato di “violazione palese del diritto internazionale”, affermando che “il solo fatto che battessero la nostra bandiera le rende spazio territoriale sammarinese a tutti gli effetti”. Sulla stessa linea Enrico Carattoni (Rf), che ha ricordato come il decreto stesso stabilisca che “la nave battente bandiera sammarinese è considerata territorio della Repubblica di San Marino ovunque si trovi”. “Se la ricostruzione dei media fosse confermata – ha detto – ci troveremmo davanti a un atto di una gravità senza precedenti per la nostra Repubblica”. Gerardo Giovagnoli (Psd) ha sottolineato che “dovunque si metta la nostra bandiera, lì c’è il nostro Stato”, mentre Mirko Dolcini (D-ML) ha evidenziato che “una parte del territorio nazionale è stata sequestrata” chiedendo al Governo una posizione chiara.
Dal Governo è intervenuto il Segretario di Stato Alessandro Bevitori, che ha definito il decreto “un adeguamento necessario rispetto alle conformità internazionali”, spiegando però che gli sviluppi diplomatici impongono ulteriori approfondimenti. “Se è stata compiuta un’azione non corretta, San Marino deve far sentire la propria voce a tutela della sovranità dello Stato”, ha dichiarato, annunciando l’attivazione dell’Autorità marittima e della Segreteria agli Esteri per acquisire elementi ufficiali sulla vicenda.
In replica, il Segretario Canti ha comunicato che “la Segreteria per gli Affari Esteri si è già attivata al pari degli altri Stati: abbiamo già scritto all’ambasciata israeliana per ottenere informazioni chiare sulla vicenda e sui fatti accaduti nei giorni scorsi, e soprattutto abbiamo convocato il nostro ambasciatore chiedendo un incontro urgente per avere delucidazioni”.
Giovanni Maria Zonzini (Rete) ha legato il dibattito anche alle raccomandazioni della Commissione antimafia, sostenendo che “se vogliamo avere un registro navale non possiamo solo incassare le tasse; dobbiamo assumerci la responsabilità di difendere diplomaticamente e legalmente quelle navi”. Tomaso Rossini (Psd) ha parlato di “un attacco rivolto al mondo intero”, invitando San Marino a proporsi come “polo di pace e dialogo internazionale”. Particolarmente duro l’intervento di Antonella Mularoni (Rf), che ha criticato l’assenza in aula del Segretario agli Esteri e del Segretario alle Finanze: “Noi ci saremmo aspettati che questa mattina, alla luce del caos che c’è stato ieri in tutta Europa, in aula ci fossero almeno il Segretario alle Finanze e il Segretario agli Esteri”. Mularoni ha inoltre espresso forti dubbi sulla capacità dello Stato di controllare realmente i propri registri navali: “Se decidiamo di avere questi registri, non dobbiamo pensare solo che siano un modo per fare due soldi”.
Dalla maggioranza Lorenzo Bugli (Pdcs) ha difeso l’operato dell’esecutivo ricordando il “pronto attivismo” del Segretario agli Esteri e spiegando le differenze tecniche tra nave commerciale e privata: “Lo Stato di San Marino ha l’obbligo di tutelare gli equipaggi e le navi battenti bandiera sammarinese quando si trovano in acque internazionali”. Dalibor Riccardi (Libera) ha parlato di “vergognoso diniego dei diritti umani”, chiedendo una “ferma condanna” per le immagini diffuse dopo il sequestro. Sul piano strettamente normativo Manuel Ciavatta (Pdcs) ha richiamato l’attenzione sul contenuto del decreto, definendolo un provvedimento che “migliora la sicurezza della navigazione e aumenta sensibilmente il valore del nostro registro navale”.
Maria Katia Savoretti (Rf) ha invece accusato il Governo di superficialità: “Quello che è successo con la nave con bandiera sammarinese non è una bella figura per San Marino”. Emanuele Santi (Rete) ha parlato di “atto di pirateria inaccettabile”, chiedendo se il tribunale sammarinese abbia aperto un fascicolo sui fatti. “È inutile tenere un registro solo per incassare i pochi soldi della tassa se poi non siamo in grado di garantire che le navi siano in regola”, ha dichiarato. Michele Muratori (Libera), pur condannando quanto accaduto, ha invitato a distinguere il piano politico da quello tecnico: “Lo Stato sammarinese immatricola la barca, ma poi ci sono altre leggi e organismi che regolamentano l’attività”.
Matteo Rossi (Psd) ha parlato di “dibattito di politica estera nato da un decreto tecnico”, ribadendo però la necessità di “rafforzare la credibilità internazionale” di San Marino. Sara Conti (Rf) ha accusato il Governo di “immobilismo totale”, chiedendo “una formale nota di protesta” verso Israele e domandandosi “chi doveva vigilare” sulla regolarità delle imbarcazioni coinvolte. Maria Luisa Berti (Ar) ha invitato a mantenere il confronto su un piano istituzionale, ritenendo “opportuno fare tutti gli approfondimenti necessari”, pur condividendo la necessità di verificare “gli adempimenti amministrativi” relativi alle navi coinvolte.
Nel corso del dibattito è emerso anche il tema dell’accesso delle forze di polizia ai registri navale e aeronautico, sollevato da un emendamento di Rete. La maggioranza, attraverso Ciavatta, Muratori e Bevitori, ha sostenuto che l’accesso diretto per Aif e Interpol sia già operativo, mentre l’opposizione ha contestato la mancanza di comunicazioni ufficiali e la contraddizione con quanto riportato nella relazione finale della Commissione antimafia. Anche il Segretario Canti ha sottolineato che “qualsiasi richiesta venga fatta internamente dalle nostre forze di polizia ha un riscontro immediato” relativamente all’accesso ai registri.
I lavori sono stati sospesi alle 12.15. Con la sospensione si è conclusa anche la sessione consiliare di maggio.

Di seguito un estratto dei lavori
Comma 6: Ratifica Decreti Delegati

I decreti numero 46, 47, 48, 49, 52, 57, 58, 59, 60 e 61 – non scorporati – vengono ratificati a maggioranza.

Decreto Delegato 27/02/2026 n.31 – Modifiche alla Legge 2 agosto 2019 n.120 “Riforma in materia di navigazione marittima” e successive modifiche

È presentato un emendamento modificativo da parte del gruppo Rete

Stefano Canti Segretario di Stato: In considerazione dell’esigenza prioritaria per la Repubblica di San Marino di assicurare il costante adempimento dei più elevati standard tecnici, al fine di garantire i requisiti di qualità e sicurezza e di incrementare la competitività internazionale del proprio Registro Navale;
Viste le prescrizioni stabilite dalle normative internazionali IMO e gli esiti dell’audit marittimo di settembre 2025;
Il Decreto in questione dispone l’integrazione del quadro normativo vigente (Legge n. 120/2019), intervenendo su alcuni pilastri strategici della gestione marittima:
Innanzitutto, è meglio declinato il riferimento relativo alla Convenzione MARPOL per recepire i più recenti aggiornamenti in materia di prevenzione dell’inquinamento marino.
Inoltre, viene integrato l’articolo 76-quinquies, che tratta dei Titoli professionali marittimi, per consentire l’ammissione all’esame a una platea più ampia di soggetti con requisiti ulteriori oltre a quelli già presenti nella Legge n. 120/2019, attraendo in questo modo professionisti di alto profilo e mantenendo al contempo elevati standard di competenza.
Mutuando l’efficace modello già previsto dalla Legge n. 125/2014 per il settore dell’aviazione, viene introdotto il Titolo XII-ter. La norma è volta, in particolare, a: disciplinare l’uso di segni distintivi, domini web e denominazioni commerciali nel settore marittimo; prevenire condotte parassitarie, atti di concorrenza sleale o l’uso di elementi che possano trarre in inganno l’utenza; proteggere l’operatività dell’Autorità Marittima, sanzionando l’uso improprio di simboli e nomi che possono ledere la sua attività pubblica. Infine, in un’ottica di armonizzazione con la normativa in materia di aviazione, viene integrato l’articolo relativo alle sanzioni penali.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Questo decreto tratta della famosa legge del 2019, quella riforma in materia di navigazione marittima che ciclicamente torna fuori. Ricordo semplicemente a chi è più nuovo in quest’aula che quella legge venne proposta e avallata dall’allora Segretario Celli su input dell’armatore greco Restis. Quella norma portò con sé tutta una serie di problematiche che si sono poi evidenziate nelle varie fasi di attuazione dei decreti; era una legge che, se non ricordo male, sarebbe entrata in vigore solo se fossero stati sottoscritti circa 39 trattati internazionali, insomma un caso più unico che raro all’interno della normativa sammarinese. All’epoca noi eravamo all’opposizione e si erano già evidenziati i problemi legati alle grandi navi: come sappiamo bene, la normativa del 2019 contempla un intero novero di imbarcazioni che vanno dai semplici yacht di pochi metri fino alle petroliere. Già allora era stato sollevato il problema delle petroliere battenti bandiera sammarinese con l’eventuale inquinamento e chi ne avrebbe risposto. Ricordo che l’allora collega Lazzarini, che sedeva in maggioranza, evidenziò una falla strutturale legata all’assenza di assicurazioni. Oggi però non si può non parlare di quello che è successo ieri, ovvero dell’atto bieco e animalesco compiuto dal ministro Ben-Gvir, che è andato a intercettare una flottiglia pacifica, almeno fino a prova contraria, mentre si trovava in acque internazionali; li hanno portati forzatamente in Israele e poi hanno diffuso quel video che credo abbiamo visto tutti. C’è un problema di fondo: pare che ci siano delle imbarcazioni battenti bandiera sammarinese coinvolte, e questo è un bel guaio perché, se la legge non dice il contrario — e non lo dice, anzi questo è uno dei punti cardine — l’area delle imbarcazioni è a tutti gli effetti territorio sammarinese. Vige la legislazione di San Marino. Ora potrei stare qui a dire quanto Ben-Gvir sia un porco, ma mi limito a dire che quello che ha fatto è un atto senza precedenti. È la dimostrazione di una linea coerente con quanto fatto un mese fa, quando ha festeggiato i suoi cinquant’anni con un cappio e le pistole, mostrando la mappa del territorio interamente israeliano. Questa è la persona, il ministro israeliano, che intercetta a suo piacimento imbarcazioni pacifiche in mezzo al mare, in acque internazionali dove dovrebbe vigere il regime internazionale. Come Rete ieri abbiamo fatto un comunicato stampa dove chiediamo con forza l’intervento del governo. È ora che l’esecutivo, al di là delle problematiche interne che riguardano esclusivamente i negoziati o la commissione d’inchiesta su Banca di San Marino, inizi ad avere un respiro più ampio. Deve manifestare la volontà di difendere la sovranità del territorio sammarinese che è presente su quelle imbarcazioni — pare ce ne siano due, se non di più — coinvolte nei fatti di ieri. Non è possibile né ammissibile che si verifichino atti di pirateria del genere. Noi l’abbiamo chiamata pirateria perché di fatto lo è: è pirateria internazionale perpetrata dal regime di Netanyahu e da quel Ben-Gvir. E oggi ci si stupisce ancora per il video di ieri, quando ce ne sono a milioni di prove di questo fenomeno. Io credo che il governo, al di là di chi siede oggi tra i banchi e che magari non ha nulla a che fare con questa specifica vicenda, avrebbe dovuto mandare qui il Segretario agli Esteri a riferire. È una questione che riguarda direttamente la nostra diplomazia, quella diplomazia che siamo pronti a invocare come un mantra per dire quanto siamo bravi a livello internazionale, ma che quando succedono queste cose sembra sempre recalcitrante, come se non volesse disturbare il can che dorme. Ma il lupo non sta dormendo: morde, fagocita persone e flottiglie, e continua a uccidere i palestinesi nei territori occupati. Questo è un problema serio. Se davvero non riusciamo a dire nulla nonostante quell’arte diplomatica che ci ha sempre contraddistinto nei decenni, allora la situazione è grave. A quanto ne so, ancora stamattina non c’è stata una presa di posizione né del Segretario agli Esteri né del Congresso di Stato. Questo dimostra una concezione limitata del guardare al di là dei nostri confini: spesso si dice che dobbiamo guardare cosa accade fuori, ma non possiamo limitarci a Cerasolo; dobbiamo guardare a quello che accade a livello geopolitico. Una presa di posizione su navi battenti la nostra bandiera è doverosa, perché è un problema internazionale e riguarda la posizione che San Marino vuole occupare nel mondo. Possiamo anche dire che storicamente siamo neutrali e non dobbiamo prendere posizione, ma su certi fatti bisogna mettere dei punti fermi e dire “basta”, senza calcolare troppo convenienze o ritorni. Quella legge sulla navigazione è nata male, ha avuto un’applicazione tortuosa tra Restis e altre vicende, ma siccome è una legge dello Stato, lo Stato stesso deve farsi garante e prendere posizione quando viene attaccata una propria nave. Persino il governo di destra in Italia ha preso posizione contro quegli osceni filmati di Ben-Gvir; qui invece il governo latita e io credo che un silenzio del genere, che ha tutto il sapore di un assenso, non sia più accettabile.
Guerrino Zanotti (Libera): Le Loro Eccellenze ci perdoneranno se utilizziamo la ratifica di questo decreto delegato come strumento per intervenire sul tema toccato dal collega Zeppa; siamo tecnicamente fuori tema, è vero, ma credo che di fronte a una questione così grave, che coinvolge la Repubblica di San Marino e le sue istituzioni, non si possa tacere. Il fatto che due imbarcazioni battenti bandiera sammarinese siano state bloccate e sequestrate mentre si trovavano in acque internazionali è un evento che non può passare inosservato. Non erano all’interno dei confini marittimi di Israele; credo si trovassero davanti alle coste egiziane, ma comunque in acque internazionali al momento del sequestro. Io penso che, anche se a bordo di quelle navi non fossero presenti cittadini sammarinesi, il solo fatto che battessero la nostra bandiera le rende spazio territoriale sammarinese a tutti gli effetti. Di conseguenza, il loro sequestro in acque internazionali rappresenta una violazione palese del diritto internazionale. Io credo che sia assolutamente necessario far sentire la nostra voce come Stato e come Repubblica. Purtroppo viviamo in una fase in cui ci indigniamo o ci scandalizziamo per fatti così gravi, per l’atteggiamento di un governo, quello israeliano, e di un ministro come Ben-Gvir, verso i quali probabilmente non esistono nemmeno aggettivi sufficienti a descriverne l’arroganza e la violenza. Ma, come dicevo, nonostante l’indignazione, negli ultimi mesi la vicenda dei palestinesi e di Gaza sembra essere passata in secondo piano perché non se ne parla più molto. Anche se c’è stato il cessate il fuoco, in quei territori si continua a morire, si continua a soffrire la fame e a vivere in condizioni disumane. Noi riteniamo che su un tema di tale interesse nazionale si debba far sentire la propria voce, proprio come hanno fatto altri Stati che hanno convocato l’ambasciatore israeliano. Non so se questa sarà la strada scelta dal governo o dal Segretario agli Esteri, ma resto convinto che questa azione del governo israeliano non possa essere sottaciuta e debba essere condannata senza riserve. Non esistono giustificazioni e mi associo pienamente alle richieste di un intervento immediato del governo.
Enrico Carattoni (Rf): Devo dare atto che questo decreto, come dicevano i colleghi prima di me, capita in un momento di estrema attualità viste le notizie emerse ieri relative a fatti che sarebbero accaduti lunedì 18 maggio scorso. Io però dissento da quanto detto poco fa su un punto: secondo me questo tema c’entra moltissimo con il decreto di cui stiamo parlando. Mi riferisco al dirottamento delle due imbarcazioni battenti bandiera sammarinese da parte della marina israeliana, avvenuto pare al largo delle coste di Cipro. Su questo punto, come gruppo consiliare abbiamo depositato proprio ieri un’interpellanza con la quale chiediamo chiarimenti urgenti al governo per capire l’esatta dinamica dei fatti. Se la ricostruzione dei media fosse confermata, ci troveremmo davanti a un atto di una gravità senza precedenti per la nostra Repubblica. Onestamente, non ricordo a memoria d’uomo, almeno dal 1945 a oggi, un atto di violenza di simile portata contro il territorio della nostra Repubblica. Prima di intraprendere qualsiasi azione abbiamo voluto chiedere riferimenti al governo, facendo presente che avere un registro navale non comporta solo degli onori, ma talvolta anche degli oneri pesanti. Bisogna farsi carico di capire come siano andati i fatti e per quali ragioni sia stata attaccata una nave che apparentemente era inoffensiva e si trovava in acque internazionali; pare addirittura che siano stati sparati dei colpi contro l’imbarcazione. Su questo aspetto il decreto che stiamo ratificando oggi parla chiaro: all’articolo 4, che va a modificare l’articolo 72 della legge vigente, viene dichiarato esplicitamente che la nave battente bandiera sammarinese è considerata territorio della Repubblica di San Marino ovunque si trovi. Questo significa che la nave è territorio sammarinese non solo in acque internazionali, ma anche quando si trova in un porto. La norma prosegue stabilendo che chiunque, mediante violenza o minaccia, compia un fatto diretto all’impossessamento della nave o all’esercizio del controllo su di essa, è punito con la prigionia di quinto grado. Se poi il fatto riesce e ci si impossessa della nave, la pena passa alla prigionia di sesto grado; parliamo di fatti di una gravità pari o superiore a quella del famoso “piano parallelo” di cui discutiamo da mesi in quest’aula, per essere molto chiari. La prigionia di sesto grado è prevista anche per chiunque compia atti di violenza contro le persone a bordo mettendo in pericolo la sicurezza della nave, per chi distrugga o danneggi il carico, o per chi collochi sostanze atte a distruggere l’imbarcazione o le sue installazioni. Ripeto: questo è un decreto delegato che, al netto della ratifica odierna, è già in vigore e prevede sanzioni gravissime per chi danneggia un’imbarcazione sammarinese. Abbiamo fatto un’interpellanza per avere un quadro chiaro, ma se c’è stato davvero un atto diretto a dirottare una nostra nave mi aspetto una presa di posizione chiara, netta e forte da parte delle autorità politiche, del governo e del Segretario agli Esteri. Questa presa di posizione deve partire dai fatti specifici ma deve estendersi anche alle immagini oscene che abbiamo visto nei giorni scorsi, con la segregazione di attivisti e militanti che hanno ricevuto un trattamento indegno di un Paese civile. In secondo luogo mi aspetto una presa di posizione forte anche dall’autorità giudiziaria, perché fatti simili meritano un accertamento rigoroso delle responsabilità. O ci assumiamo gli oneri e gli onori di avere un registro navale e siamo conseguenti, oppure, se di fronte al primo caso concreto ci giriamo tutti dall’altra parte — autorità politiche e giudiziarie — allora è meglio chiuderlo quel registro. È inutile scrivere che ci sono sanzioni fino a vent’anni di prigione se poi, quando non fa comodo, tutti fanno finta di non vedere.
Gerardo Giovagnoli (Psd): A volte certi aspetti che sembrano puramente mercantili o di rilievo economico — come l’istituzione di un registro per incassare tasse o rilasciare permessi alle imbarcazioni o agli aerei — si rivelano invece profondamente politici. Secondo me dovunque si metta la nostra bandiera, lì c’è il nostro Stato, che vive della propria immagine, della propria coerenza e di una rappresentazione legata alle leggi internazionali. Non è che scriviamo delle esagerazioni nei decreti riguardo alle pene; è un approccio che seguono tutti, ma noi dobbiamo essere consapevoli che ci sono degli effetti reali se qualcuno mette in pericolo navi, marinai o ospiti sotto bandiera sammarinese. La questione è molto seria e va affrontata come tale perché è la prima volta che succede e non possiamo permettere che si crei un precedente pericoloso. Chiedo scusa anche io alla Reggenza se questo dibattito si sta trasformando in una discussione di politica estera piuttosto che nella ratifica di un decreto, ma la questione è davvero grave. Deve esserci una risposta, in primo luogo dal governo, su come vadano trattate le vicende che coinvolgono le imbarcazioni che battono la nostra bandiera. Anche riguardo alle immagini che abbiamo visto — immagini che credo rimarranno come una macchia vergognosa per lo Stato di Israele — c’è poco da girarci attorno. La giustificazione di quanto accaduto il 7 ottobre non può essere usata all’infinito per coprire ogni singola violazione compiuta da quel governo; anche su questo noi dobbiamo dire la nostra, specialmente perché nei consessi internazionali predichiamo sempre il diritto internazionale, la pace e lo stato di diritto. Lo stato di diritto non può nutrirsi di immagini simili, che ricordano piuttosto gli stati totalitari. Non faccio paragoni storici diretti per non incorrere in polemiche, ma certe scene richiamano epoche buie e regimi non democratici, e questo deve essere segnalato dal nostro esecutivo. C’è poi un tema di vicinanza all’Italia, il nostro principale amico, che è direttamente coinvolta con i suoi cittadini in queste operazioni. Non dobbiamo farci cogliere impreparati; dobbiamo determinare uno standard di comportamento per lo Stato davanti a queste situazioni. Visto che abbiamo un registro navale e aeronautico, e speriamo che ci sia la massima diffusione possibile di mezzi con la nostra bandiera, la probabilità che capitino altri incidenti aumenta. Siccome questa è la prima volta, cerchiamo di creare subito dei precedenti positivi e non infiliamoci in una spirale negativa solo perché non abbiamo saputo gestire bene l’esordio.
Mirko Dolcini (D-ML): Il tema che affrontiamo oggi parlando di questo decreto e collegandolo all’attualità è estremamente importante. Due navi battenti bandiera sammarinese, la Furleto e la Munki, sono state di fatto sequestrate. Ma cosa significa in termini pratici che una nave batte bandiera sammarinese? Significa che quella nave è stata registrata nel nostro Stato e che tra essa e San Marino si è creato un legame giuridico inscindibile. L’imbarcazione viene considerata a tutti gli effetti un’estensione del territorio nazionale e quindi, di fatto, è come se una parte del nostro territorio fosse stata sequestrata. Non voglio nemmeno entrare nel merito di chi abbia ragione o se sia stato commesso un reato specifico; esistono teorie giuridiche secondo cui, se una nave in acque internazionali dichiara di voler forzare un blocco navale considerato legittimo, le si possa impedire il passaggio, ma sono situazioni che vanno analizzate, comprese e giudicate con estrema attenzione. Personalmente ritengo che la questione del genocidio in Israele debba avere sempre la massima attenzione per evitare che certe sciagure continuino. Tuttavia, ribadisco che una parte del territorio nazionale è stata sequestrata e il governo deve dirci, dopo le dovute indagini, come dobbiamo giudicare quell’evento da San Marino. Lo consideriamo un reato? Un reato, come ricordava il mio collega, porta con sé conseguenze e sanzioni molto pesanti. Oppure giudichiamo che quell’arrembaggio in acque internazionali fosse in qualche modo legittimo? È qui che serve una risposta chiara; non possiamo far finta di niente mentre quella tragedia continua. Qualcuno dice che siamo fuori tema, ma secondo me ha ragione solo fino a un certo punto: se ne parla troppo poco e il governo avrebbe forse dovuto fare una conferenza stampa immediata o intervenire qui, vista la coincidenza con la sessione consiliare. Quando si modifica un registro navale si incide direttamente sulla politica estera, perché le navi girano il mondo. Non è la prima volta che capitano fatti simili: il 12 gennaio 2026 un’imbarcazione sammarinese è stata colpita da un drone, pare russo, mentre usciva da un porto nel mar Nero. Forse anche in quel caso servivano più informazioni, nonostante il comunicato del governo. Quando gestiamo dei registri dobbiamo assumerci la responsabilità di mandare mezzi in giro per il mondo in una situazione geopolitica difficilissima. Un tempo certi fatti erano statisticamente più rari, ma oggi capitano e dobbiamo essere pronti; non possiamo limitarci a redigere registri sperando solo di specularci sopra. Esistono dei principi etici alla base di queste norme che vanno analizzati ogni volta che si mette inchiostro sulla carta. Chiedo quindi che il governo, fatti gli accertamenti, informi il Paese su come giudichi quell’espropriazione di territorio sammarinese e ci dica come intenda procedere a livello internazionale e geopolitico.
Alessandro Bevitori Segretario di Stato: Va detto innanzitutto che il decreto 31 che portiamo oggi all’attenzione dell’aula è un adeguamento necessario rispetto alle leggi e alle conformità internazionali che ci richiedono costantemente aggiornamenti normativi. Sotto questo aspetto è un decreto meramente tecnico che introduce provvedimenti disciplinari e sanzionatori, rafforzando il nostro attuale impianto normativo. È chiaro però che questo decreto tocca da vicino l’attività dei nostri registri dei trasporti, in particolare quello marittimo, che in questo momento è al centro dell’attenzione per via degli accadimenti internazionali che coinvolgono due nostre imbarcazioni. Condivido parte degli interventi che ho ascoltato, sia di maggioranza che di opposizione, perché la questione riguarda direttamente il nostro Paese. L’intervento compiuto contro queste due imbarcazioni necessita certamente di un approfondimento e di una verifica puntuale sulla dinamica delle azioni, sia che siano state compiute da gruppi autonomi o da un altro Stato. Sono tutte cose in fase di accertamento. Voglio informare l’aula che la nostra Autorità Marittima si è già attivata in coordinamento con la Segreteria di Stato per gli Affari Esteri, che è stata investita della responsabilità di accertare i fatti. Il canale diplomatico è aperto per verificare lo stato delle due imbarcazioni: dalle prime indagini interne risulta che una delle due ha un’immatricolazione scaduta, mentre l’altra è un’imbarcazione di tipo commerciale. Ci sono quindi vari aspetti da sviscerare. So che il collega Luca Beccari ha già aperto un dossier su questi accadimenti; di sicuro dobbiamo tenere alta l’attenzione. Mi unisco ai colleghi e a tutto il governo, ma direi a tutto il Parlamento, nel sostenere che dobbiamo verificare come stiano effettivamente le cose. Se è stata compiuta un’azione non corretta, ovvero non giustificata o fuori dal perimetro del diritto internazionale, San Marino deve far sentire la propria voce a tutela della sovranità dello Stato. Su questo non c’è dubbio. Stiamo raccogliendo informazioni e San Marino terrà la guardia alta. Dato che si tratta di un decreto tecnico con risvolti sanzionatori e visto che è stato presentato anche un emendamento — che pur non essendo scritto in maniera tecnicamente corretta apre comunque a un ragionamento interessante — io proporrei alle Loro Eccellenze di sospendere un attimo i lavori. Chiedo di convocare un veloce Ufficio di Presidenza per valutare eventualmente una deliberazione diversa, magari sospendendo questo decreto per riemetterlo in seguito, fatti salvi gli effetti, così da tornare in aula con elementi più precisi e puntuali dopo un ulteriore approfondimento.
Giovanni Maria Zonzini (Rete): Riguardo alla questione del nostro emendamento, apprezziamo che ci sia da parte del governo la volontà di recepirlo. Se ritenete che debba essere riformulato non abbiamo alcuna difficoltà a trovare una formulazione più congrua e a ridepositarlo con l’accordo di tutti i gruppi. È un emendamento per noi estremamente importante perché si muove in linea con le raccomandazioni della Commissione Antimafia e con le richieste delle forze di polizia: riguarda la capacità delle autorità di avere un accesso diretto ai registri aeronavale e aeronautico. Oltre a questo c’è la parte politica che non si può ignorare. Mentre il governo fa gli approfondimenti, la stampa internazionale e tutto il mondo hanno visto i video di quello che è successo: abbiamo visto soldati israeliani aprire il fuoco contro navi civili disarmate. Abbiamo visto centinaia di attivisti sequestrati — perché di fatto si tratta di un sequestro di persona in acque internazionali — condotti contro la loro volontà in un porto dove hanno subito trattamenti degradanti. Abbiamo visto il ministro della sicurezza di Tel Aviv farsi dei selfie compiaciuti mentre irrideva persone gettate a terra in ginocchio e picchiate solo perché gridavano “Free Palestine”. È un atto che ha spinto persino governi con linee politiche nettamente filo-israeliane a prendere posizioni forti. Questo fa capire a che livello siamo arrivati. Forse in certi silenzi del passato c’era anche del razzismo: certi governi non hanno mai battuto ciglio di fronte allo sterminio dei civili a Gaza o alla brutale occupazione in Cisgiordania; non muovono un dito per difendere i libanesi del sud costretti ad abbandonare le loro case o di fronte alle violenze dei coloni. Ma nel momento in cui un cittadino europeo bianco viene messo in ginocchio e subisce trattamenti degradanti, allora anche certi governi si fanno sentire. Voglio ricordare che ciò che è accaduto agli attivisti della flottiglia, a cui va tutta la nostra solidarietà, è nulla rispetto a quanto succede quotidianamente nelle carceri di quel regime, dove i prigionieri politici subiscono torture e violenze sessuali e dove, grazie a una nuova legge approvata col supporto di Ben-Gvir, verranno persino impiccati. Il fatto che i crimini contro gli attivisti siano meno gravi di quelli contro la popolazione palestinese non toglie che siano comunque dei crimini, e per il nostro Paese è inaccettabile che siano avvenuti a danno di navi battenti bandiera sammarinese. Come dicevo, quelle navi sono a tutti gli effetti un’estensione del nostro territorio: legalmente è come se le forze di occupazione israeliane fossero intervenute a Faetano per rapire un cittadino. Se vogliamo avere un registro navale non possiamo solo incassare le tasse; dobbiamo assumerci la responsabilità di difendere diplomaticamente e legalmente quelle navi su cui vige la legge sammarinese. Il decreto che stiamo ratificando, e che è già in vigore, stabilisce all’articolo 72 che chiunque usi violenza o minaccia per impossessarsi di una nave o controllarla è punito con la prigionia di quinto o sesto grado, che significa dai dieci ai vent’anni di carcere. L’azione della marina israeliana è un atto di pirateria. Anche se il blocco navale dichiarato unilateralmente da Israele fosse legittimo — e non lo è, anche perché dichiarano un blocco verso uno Stato di cui negano l’esistenza — in base al diritto internazionale nessuno Stato può impedire il passaggio di beni e viveri per la popolazione civile se questa non è rifornita. E siccome l’ONU dichiara da tempo che a Gaza c’è una carestia dilagante, nessuno ha il diritto di bloccare gli aiuti umanitari. Pertanto il nostro Stato ha il diritto di agire anche penalmente e, se non lo farà il governo, noi come partito valuteremo di promuovere un’azione giudiziaria. Se non altro, se in futuro qualcuno di questi pirati israeliani dovesse venire a fare il turista a San Marino, avremo la possibilità di difendere il territorio dalla loro presenza.
Dopo un breve confronto a microfoni spenti al banco della Reggenza la discussione sul decreto prosegue.
Stefano Canti Segretario di Stato: Siamo all’esame di questo primo decreto, che riguarda le modifiche alla legge del 2 agosto 2019 sulla riforma della navigazione marittima. Chiaramente, per ragioni impellenti legate alla vicenda delle due navi battenti bandiera sammarinese che ha coinvolto San Marino in questi giorni, è normale che siano arrivati diversi chiarimenti dai consiglieri intervenuti nel dibattito. Io posso dire questo, e lo dico riportando l’attività del mio collega Segretario di Stato per gli Affari Esteri: il problema si è ormai spostato dal piano puramente tecnico del decreto che stiamo ratificando a un livello decisamente politico, proprio a causa del sequestro delle imbarcazioni operato da Israele. Posso dirvi che, dal punto di vista diplomatico, la Segreteria per gli Affari Esteri si è già attivata al pari degli altri Stati: abbiamo già scritto all’ambasciata israeliana per ottenere informazioni chiare sulla vicenda e sui fatti accaduti nei giorni scorsi, e soprattutto abbiamo convocato il nostro ambasciatore chiedendo un incontro urgente per avere delucidazioni. La macchina diplomatica è in movimento e, non appena arriveranno riscontri ufficiali su quanto accaduto, il governo prenderà tutti gli opportuni provvedimenti per chiarire l’intera vicenda. Chiaramente siamo ancora nella fase di richiesta di informazioni, ma non appena queste ritorneranno al governo saremo in grado di comunicare pubblicamente i fatti nel dettaglio e, se dovranno essere presi dei provvedimenti, il governo lo farà prontamente. Ci tenevo a fare questo riferimento perché giustamente i consiglieri chiedono informazioni e credo che il governo abbia risposto con prontezza proprio per dovere istituzionale. Per quanto riguarda invece l’emendamento presentato da Rete, avremo modo di parlarne in seguito, ma ho sentito il collega Marco Gatti, promotore di questo decreto, e mi riferisce che l’accesso al programma da parte degli uffici preposti è già diretto e operativo. Il programma è già installato e quindi tutte le informazioni richieste dal movimento Rete con il suo emendamento sono già predisposte, funzionanti e nella disponibilità degli uffici. Ovviamente nel frattempo possiamo chiedere ulteriori informazioni, ma mi sembrava giusto intervenire subito per dare le opportune comunicazioni ai consiglieri. Se servirà lo farò ancora in seguito, ma ho ritenuto di intervenire immediatamente.
Tomaso Rossini (Psd): Io approfitto di questo tema e di questo decreto per porre ancora una volta l’attenzione su quello che sta vivendo il mondo intero in questo momento. Io credo che quello che sta facendo lo Stato d’Israele, con l’attacco e il sequestro della flottiglia, sia a questo punto un attacco rivolto al mondo intero. Il fatto di avere le nostre bandiere su due navi che sono state requisite, con il relativo equipaggio che è stato rapito, incarcerato e portato in Israele contro la propria volontà, rappresenta un vero e proprio attacco globale che tira dentro anche la piccola Repubblica di San Marino, la quale, come sappiamo, è sempre stata neutrale. Secondo me, proprio in quanto Stato libero che fonda la propria libertà sul diritto internazionale, abbiamo l’obbligo di prendere una posizione chiara e definita verso questi attacchi che Israele sta portando avanti. Penso che la guerra in Iran sia quasi una copertura per tutto quello che Israele sta facendo nella striscia di Gaza, in Cisgiordania e in Libano per coprire i propri piani. Fintanto che vediamo quelle immagini devastanti, forse ci diciamo che non possiamo farci niente perché è uno Stato che si legittima da solo e la comunità internazionale non è unita e non interviene. Vediamo bambini, sia a Gaza che in Libano, che non possono nemmeno andare a scuola perché ci sono i coloni israeliani che lo impediscono e, davanti a tutti questi soprusi, la comunità internazionale continua a non prendere posizione e soprattutto a non unirsi. Ma qui c’è un attacco vero e proprio a tutta la comunità internazionale perché, come previsto dal decreto e dal diritto internazionale, ogni imbarcazione che batte una bandiera è a tutti gli effetti territorio dello Stato di quella bandiera. In questo caso Israele ha attaccato San Marino. Ora, io sono d’accordo che sia giusto che il governo faccia i suoi chiarimenti e le sue conferme per vedere se queste due imbarcazioni fossero in regola e rispettassero tutto, però resta il fatto che su quelle navi c’era la bandiera sammarinese. Io non voglio dire che troveremo facilmente il modo di applicare le sanzioni riportate in questo decreto — forse quella sarà la cosa più difficile — ma al di là di questo resta il fatto che Israele ha attaccato San Marino, proprio come era successo con la petroliera citata dal collega Dolcini. Quindi io credo che da parte nostra, in tutto il Consiglio Grande e Generale e nel Governo, si debba restare uniti e prendere una posizione chiara e ben definita. Voglio ricordare a tutti che San Marino senza il diritto internazionale non esisterebbe: noi basiamo la nostra libertà e la nostra indipendenza proprio su questo e, se il diritto internazionale viene violato come sta facendo lo Stato d’Israele con tutto, noi rischiamo la nostra stessa esistenza, altro che la sovranità e l’indipendenza di cui sentiamo parlare spesso nel Paese. Noi stiamo rischiando la nostra libertà e la nostra indipendenza se non andiamo a difendere il diritto internazionale e il diritto di cittadini liberi di dirigersi verso una popolazione in difficoltà per portare aiuti umanitari; essere bloccati da un regime genocida e assolutamente violento è inaccettabile. Non voglio ripetere quello che è sotto gli occhi di tutti, però noi dobbiamo prendere una posizione chiara e anzi, come abbiamo avuto occasione di dire come PSD incontrando il presidente Sanchez il mese scorso, San Marino può e deve attivarsi per diventare realmente un polo di pace e di dialogo, dove si possa parlare di pace in tutto il mondo. Non possiamo fare finta di niente perché noi abbiamo la capacità, la possibilità e soprattutto la storia per poter ospitare a San Marino dei meeting che parlino realmente di pace. Questa occasione sembra venuta proprio a fagiolo: parliamo di un decreto sull’attività marittima e sulle imbarcazioni e proprio ora due imbarcazioni battenti bandiera sammarinese vengono fermate e sequestrate. Secondo me potremmo stabilire insieme anche un ordine del giorno in cui si prende la decisione di mettere San Marino al centro del dialogo internazionale; è una visione che parte da lontano e credo che San Marino possa avere questo ruolo. Ripeto che noi basiamo la nostra indipendenza e la nostra libertà sul diritto internazionale e, se questo viene a mancare come sta succedendo in questo tempo con Israele e gli Stati Uniti, noi e altri Paesi rischiamo realmente di non esistere più. Per questo inviterei i colleghi consiglieri a prendere in esame la proposta di un ordine del giorno per fare di San Marino un reale luogo di incontro e meeting per la pace internazionale.
Antonella Mularoni (Rf): Io ho una serie di considerazioni ad ampio spettro rispetto a questo decreto. Innanzitutto, io avrei piacere che, visto che i decreti vengono portati per la ratifica in quest’aula solo una volta ogni tre mesi, i Segretari di Stato competenti fossero presenti di persona; sarebbe cosa buona evitare di designare sempre degli “agnelli sacrificali” che poi, quando si verificano situazioni come queste, devono prendersi una serie di reprimende pur non avendo spesso gli elementi necessari per rispondere, se non previa telefonata al Segretario titolare.
Seconda questione: ieri abbiamo appreso in modo del tutto casuale dalla stampa online che due navi battenti bandiera sammarinese sono state oggetto di attacchi da parte delle forze israeliane. In aula, ieri, il Segretario agli Esteri non c’era; a quanto pare, nonostante la vicenda Coreper che riguarda l’accordo di associazione con l’Unione Europea e nonostante questo gravissimo fatto internazionale, lui era affaccendato in cose molto più amene. Io sono felice per lui, per carità, ma secondo me questo non è affatto un gran modo di governare la Repubblica in un momento simile. Noi ci saremmo aspettati che questa mattina, alla luce del caos che c’è stato ieri in tutta Europa e anche sugli organi di stampa italiani — con le prese di posizione fortissime dei governi di altri Paesi a noi vicini — in aula ci fossero almeno il Segretario alle Finanze e il Segretario agli Esteri. Invece non c’è nessuno dei due, e la cosa mi preoccupa ancora di più perché abbiamo visto solo una notizia piccolina ieri sera. Pare che la nostra Authority, o forse la Segreteria agli Esteri, dopo aver visto l’interpellanza di Repubblica Futura e la presa di posizione di Rete, si siano sentite in dovere di precisare qualcosa. Abbiamo appreso che, in realtà, di queste due navi attribuite alla Repubblica di San Marino una non sarebbe in regola e l’altra, come ci ha confermato stamattina anche il Segretario Bevitori, potrebbe essere destinata al traffico commerciale; questo significherebbe, forse, che non poteva nemmeno avere passeggeri a bordo. Siccome qui riceviamo risposte “a spot” solo quando succede qualcosa, faccio mia la preoccupazione già espressa da altri colleghi: siamo davvero in grado di tenere sotto controllo i nostri registri, che siano navali, marittimi o aeronautici? Secondo me, se decidiamo di avere questi registri, non dobbiamo pensare solo che siano un modo per fare due soldi; dobbiamo mettere in atto tutti gli strumenti per essere in grado di controllare effettivamente la situazione e avere un quadro generale chiaro. Un ulteriore elemento di preoccupazione ci è arrivato stamattina dal Segretario Bevitori, il quale ha riferito che l’Autorità si è interfacciata con gli Esteri mandando loro una comunicazione. Ma allora, dico io, la nostra Autorità non ha una possibilità di controllo diretto su queste situazioni e deve per forza passare dagli Esteri? Scusate, ma io mi preoccupo ancora di più perché sembra che, a parte riscuotere le imposte, non siamo in grado di fare nient’altro. Poi, rispetto all’emendamento di Rete, siamo nel caos massimo: abbiamo il Segretario Gatti che comunica al Segretario Canti che le autorità di polizia hanno già accesso a questi registri, quando invece in altri organi istituzionali era stato detto chiaramente ai consiglieri che questa possibilità non c’era. A tutto questo aggiungiamo che ogni due o tre mesi ci troviamo davanti a un decreto che riguarda la navigazione marittima o l’aeronautica. Secondo me dovremmo darci un metodo: se vogliamo portare delle modifiche facciamolo una volta all’anno, perché non è possibile rimescolare continuamente le carte con decreti che entrano in vigore subito e che poi portiamo a ratifica rischiando di pentirci di ciò che è stato scritto. Questo è l’ennesimo decreto che va a modificare il Codice Penale. Quanti impegni abbiamo sentito a inizio legislatura? Ci avevano assicurato “mai più modifiche del Codice Penale tramite decreto”, e invece questa norma è già in vigore dal 27 febbraio. In questa situazione io immagino che anche l’autorità giudiziaria, ora che la notizia è di dominio pubblico, abbia dovuto aprire un fascicolo, anche perché ci sono norme che modificano espressamente l’articolo 5 del Codice Penale. Questa vicenda dovrebbe aver già prodotto degli effetti e io mi sarei aspettata che ieri, appena appresa la notizia, il Segretario agli Esteri venisse a informare il Consiglio Grande e Generale, visto che oltretutto la sessione era aperta; invece dobbiamo sapere tutto solo dalla stampa. Io ripeto la mia preoccupazione per questa modalità di gestione di una materia che oggi ci rendiamo conto essere estremamente delicata. Qualche collega ci dice che le navi coinvolte sono solo due, ma io ovviamente non so se sia vero; stamattina un collega mi diceva che in realtà ce ne sono almeno sette che battono bandiera sammarinese in quella zona. Sarà bene capire veramente come stanno le cose e, secondo me, i primi a dover essere informati dai Segretari di Stato competenti avremmo dovuto essere noi, non il mese prossimo, ma subito. Questo decreto è in vigore da fine febbraio e va ratificato oggi perché è in scadenza, ma io rinnovo il mio invito: il Codice Penale non si deve più modificare con questi decreti. Nelle situazioni di difficoltà vediamo che anche il governo interviene in maniera un po’ scomposta, con i Segretari di Stato che si contraddicono tra loro. Non è possibile continuare così; dobbiamo fare un ragionamento serio. Io ritengo che se il nostro Paese è in grado di avere questi registri vada benissimo, ma deve essere in grado di esercitare anche le forme di controllo necessarie. Se l’Autorità viene a conoscenza di questi fatti solo ieri, dopo che tutta la stampa internazionale ha cominciato a scriverne, allora secondo me c’è qualcosa che non funziona in tutta questa vicenda, nella tenuta del registro e in chi dovrebbe avere in mano la situazione. Sono molto preoccupata per quello che ho sentito in aula questa mattina e per la modalità con cui continuiamo a gestire questa materia. Mi auguro che i Segretari di Stato, ora in Congresso di Stato, intervengano alla luce di quello che sta succedendo con sempre maggiore frequenza. Ribadisco inoltre un punto che ritengo fondamentale e che abbiamo già sottolineato ieri: serve una presa di posizione forte del governo, come hanno fatto tanti altri governi europei. Quello che è successo è gravissimo, è una palese violazione del diritto internazionale e sicuramente un atto di pirateria. Per noi la questione è ancora più grave perché si dovranno attivare tutte le nostre autorità, compreso il tribunale, essendoci di mezzo navi con la nostra bandiera; tuttavia, sul piano politico-istituzionale, io mi sarei aspettata una reazione molto più decisa e immediata da parte del governo.
Lorenzo Bugli (Pdcs): Io penso sia importante sottolineare il pronto attivismo del nostro Segretario di Stato per gli Affari Esteri che, nonostante le critiche di qualcuno, ha subito convocato l’ambasciatore — come ci ha riferito il Segretario Canti — e si sta attivando attraverso tutte le vie diplomatiche per fare chiarezza su questa operazione. Si tratta di un evento che, come ha ben detto anche il consigliere Zonzini, ha destato scalpore e scandalo in tutti gli Stati europei e internazionali, compresi quelli alleati di Israele. Dobbiamo ricordare che persino Benjamin Netanyahu e altri membri del governo israeliano, incluso il ministro degli Esteri, hanno preso le distanze dall’intervento; c’è stata inoltre la denuncia del governo italiano e abbiamo sentito le parole del Presidente Mattarella riguardo a questo atto che, credo, tutti all’unanimità in quest’aula definiamo come veramente vergognoso, per quello che è accaduto l’altro giorno nelle acque internazionali e sul suolo israeliano. Secondo me, però, adesso è fondamentale fare un attimo di chiarezza sull’accaduto, perché ci sono alcune note tecniche che devono essere trattate in quest’aula in modo che trovino aderenza con la realtà. L’altro giorno l’Autorità Marittima, attraverso San Marino RTV, ha identificato due tipologie diverse di imbarcazioni: una commerciale e una privata. È bene spiegarlo perché queste due categorie hanno legislazioni e controlli totalmente differenti. Per rispondere anche ai dubbi della consigliera Mularoni, la nostra attività di registro prevede un sistema di tracciabilità; infatti, per legge, chiunque voglia avere un registro marittimo deve essere inserito nel sistema LRIT, che è obbligatorio per il tracciamento delle navi commerciali, e nel sistema AIS, che monitora tutti gli spazi e le rotte commerciali. Voglio ricordare che è stato subito precisato che la nave commerciale coinvolta, che batteva bandiera sammarinese, non era in regola con gli adempimenti burocratici richiesti dalla Repubblica di San Marino; si trovava quindi al di fuori della possibilità di monitoraggio di questi due sistemi, che sono previsti dalla legge e dal diritto internazionale marittimo, ambito in cui siamo pienamente inseriti e ben considerati proprio per le ottime pratiche che il nostro registro sta portando avanti. La nave privata, invece, non ha sostanzialmente l’obbligo di dichiarare queste rotte all’interno di tali registri; è positivo che verrà effettuato un chiarimento, ma ricordiamo che il Segretario di Stato si è attivato proprio per capire queste dinamiche. Un’altra cosa estremamente importante da chiarire è che lo Stato di San Marino ha l’obbligo di tutelare gli equipaggi e le navi battenti bandiera sammarinese quando si trovano in acque internazionali, perché in quegli spazi fa fede la registrazione e la bandiera che la nave porta. Nel caso specifico del “fattore Israele”, quando l’equipaggio viene portato sul suolo straniero, scatta la necessità che tutta la rete diplomatica dello Stato di appartenenza si attivi per riportarli a casa e chiedere le dovute delucidazioni sul perché, sul per come e in che modalità siano stati fermati i propri concittadini. Secondo me è proprio importante identificare bene questi passaggi per non scivolare in questioni che potrebbero creare una grande confusione nel nostro tessuto normativo. Il nostro registro navale cerca di operare sempre al meglio, anche se sono d’accordo che vada costantemente migliorato; ci sono tante pratiche da portare avanti che andranno inserite in questo testo e servirà sicuramente una riflessione. Ma il punto fermo è che il nostro registro, per operare, deve restare all’interno di questi sistemi di tracciabilità dettati dalle leggi internazionali. L’auspicio quindi è che si faccia assolutamente chiarezza e che arrivi una denuncia formale per questi atti, seguendo l’esempio di tutti gli Stati europei e di quelli che stanno intervenendo sulla questione, compreso quanto fatto dallo stesso primo ministro Netanyahu. Non dobbiamo fare confusione su questi aspetti, perché sono fondamentali e servono a dare una risposta concreta ai dubbi e alle preoccupazioni legittime che sono emerse.
Dalibor Riccardi (Libera): Io mi associo senz’altro alle parole espresse dal consigliere Bugli nel ringraziare i Segretari di Stato Bevitori e Canti per le specifiche tecniche che sono state fornite in merito a questo tema; credo infatti che l’approccio tecnico sia la modalità migliore per affrontarlo, perché capire bene come stiano le questioni e quali siano le condizioni di partenza è fondamentale per poter poi decidere come agire. Però, in quanto consigliere di questa Repubblica, penso che oltre al punto di vista tecnico legato agli aspetti puramente burocratici di queste due navi che sono state fermate in acque internazionali da Israele, ci sia molto altro da considerare. Parliamo di imbarcazioni che erano in missione e, indipendentemente dal fatto che avessero situazioni burocratiche differenti — su cui il nostro Paese dovrà fare chiarezza per capire bene quali siano i confini d’azione — resta il fatto che erano navi impegnate a portare aiuti umanitari a Gaza. Io credo che da quest’aula debba levarsi una ferma condanna per quel video che ha fatto il giro del mondo e che è stato commentato da tutti i Paesi; deve arrivare una condanna decisa per quell’atteggiamento, non solo da un punto di vista politico, ma anche per quello che considero un vergognoso diniego dei diritti umani. È qualcosa di seriamente imbarazzante per chi ha compiuto quel gesto e anche per lo Stato di Israele, che fortunatamente si è prontamente discostato da tali atteggiamenti, così come hanno fatto la maggior parte degli altri Stati. Qui nasce una riflessione doverosa sulle battaglie che la mia forza politica ha portato avanti in quest’aula fin dal primo giorno di lavoro di questo governo. Penso al riconoscimento dello Stato di Palestina, un atto per cui bisogna dare merito al governo per l’impegno profuso, ma sento anche di dover ribadire la ferma condanna per certi atteggiamenti del governo israeliano. Vorrei anche ricordare che, oltre alle navi con la nostra bandiera, a bordo c’erano cittadini italiani che hanno subito trattamenti disumani; per questo esprimo la mia totale vicinanza sia ai nostri vicini di casa, sia agli altri Stati che hanno avuto concittadini coinvolti in quelle immagini terribili. Una ferma condanna di questo gesto credo che debba esserci da parte di tutti noi, perché a un certo punto bisogna tracciare una linea rossa che non può essere superata. Certe immagini non appartengono a questo periodo storico, appartengono a epoche che dovremmo aver già digerito, compreso e definitivamente messo da parte. Guarderemo con attenzione come si muoverà il contesto internazionale, visto che c’è chi chiede ulteriori sanzioni davanti ai tribunali internazionali o chi chiede di interrompere i rapporti. Io non so quale sia la strada migliore, ma di certo ci saranno le sedi opportune e i momenti di approfondimento necessari per valutare la reazione migliore da avere tutti insieme, come hanno spiegato i membri del governo. Di sicuro, oggi, penso che tutti possiamo condividere la ferma condanna di quello che abbiamo visto, sia dal punto di vista politico che del rispetto dei diritti umani.
Manuel Ciavatta (Pdcs): Io vorrei riportare per un istante il dibattito sul tema specifico di questo decreto sulla navigazione, perché mi pare che finora non sia stato analizzato da nessuno nei suoi contenuti reali. In particolare, il provvedimento prevede l’aumento delle sanzioni in caso di contraffazione dei marchi utilizzati sulle imbarcazioni che battono bandiera sammarinese e l’adesione a una convenzione internazionale contro l’inquinamento, che è un aspetto fondamentale per la tutela dell’ambiente. Recependo queste indicazioni internazionali miglioriamo la sicurezza della navigazione e aumentiamo sensibilmente il valore del nostro registro navale, incentivando così ulteriori iscrizioni. È evidente che, pur essendo un Paese senza mare, come Stato sovrano abbiamo il diritto di avere un registro proprio come accade nell’aviazione per gli aerei; possiamo avere navi di piccola o grande portata e questo settore può diventare una nicchia strategica non solo economica, ma anche di sovranità. Avere navi o aerei che battono bandiera sammarinese ci rende uguali agli altri Stati, ma con il valore aggiunto della nostra piccolezza che permette una maggiore snellezza nelle procedure. Chi possiede aerei o navi cerca spesso proprio questa agilità, oltre alla certezza del diritto e alla sicurezza delle norme. Credo sia importante ribadirlo, altrimenti rischiamo di fare un dibattito su tante cose diverse senza concentrarci sul valore effettivo di questo decreto. Faccio inoltre una nota rispetto all’emendamento proposto dal movimento Rete, perché anticipo quello che diranno poi i Segretari di Stato dopo aver consultato il Segretario Marco Gatti: lui si è interfacciato direttamente sia con il direttore dell’AIF che con il generale della Gendarmeria, i quali hanno entrambi chiarito che l’accesso diretto ai registri da parte sia dell’AIF che dell’Interpol è già stato attuato. Quanto rilevato nella relazione antimafia del 17 marzo scorso riguardo alla necessità di un accesso più diretto è già stato adempiuto nei mesi scorsi. Per questo motivo, secondo me, non serve alcun emendamento modificativo ulteriore, proprio perché l’obiettivo è già stato raggiunto; se dovesse mancare la fiducia, sarà comunque possibile interfacciarsi direttamente con i dirigenti dei rispettivi corpi. Questo accesso è già operativo e le forze dell’ordine, in particolare l’Interpol e l’AIF, possono già accedere direttamente ai registri sia navale che marittimo.
Maria Katia Savoretti (Rf): Facciamo pure i complimenti ai segretari Canti e Bevitori, anche se veramente io ancora non ho capito quale sia la posizione del governo. Mi sembra che non siate coordinati, perché prima il segretario Canti ha detto che il l’emendamento di Rete non serve perché l’accesso a questi registri c’è già. Invece il segretario Bevitori ha proposto all’aula di ritirare il decreto perché vuole fare degli approfondimenti. Quindi mettetevi un po’ d’accordo perché noi sappiamo cosa vogliamo, però mi sembra che il governo non lo sappia bene. Oltretutto, Segretario Bevitori, questo decreto lo poteva eventualmente ritirare in apertura del dibattito e non chiedere anche a noi dell’opposizione di farlo successivamente quando ha visto i contenuti dei nostri interventi e anche l’emendamento che è stato fatto. Però io credo che il tempo per fare le valutazioni c’era. Come sempre affrontate le cose in maniera troppo superficiale. Quello che è successo con la nave con bandiera sammarinese non è una bella figura per San Marino. Ancora una volta il nostro paese viene portato all’attenzione per episodi che sono sgradevoli. Io credo che, come ha detto qualcuno, possiamo in ambito della navigazione diventare una nicchia però, se lo vogliamo diventare, dobbiamo stare sempre più a attenti, o meglio, dovete fare qualcosa di diverso e fare dei controlli seri.
Emanuele Santi (Rete): Questo decreto arriva in aula in un momento in cui è impossibile non commentare le notizie terribili che arrivano dai mari vicino a Israele. Secondo me quello che abbiamo visto in questi giorni è agghiacciante: non so davvero cos’altro debba succedere, visto che siamo di fronte a due anni di guerra dove sono morte oltre settantimila persone. Siamo davanti a un genocidio di una portata disumana. In questo contesto, il fatto che Israele rapisca navi e persone in acque internazionali per poi mostrarle in video mentre vengono umiliate, manettate e fatte inginocchiare è gravissimo; parliamo di persone che stavano protestando pacificamente contro una situazione intollerabile. Io oggi mi sarei aspettato che il Segretario di Stato per gli Affari Esteri e quello con la delega al registro navale fossero qui in aula per prendere una posizione forte, invece il governo è rimasto silente, a parte il Segretario Canti che è venuto a discutere il decreto. Persino il governo italiano, che è notoriamente vicino alle posizioni israeliane, ieri ha condannato pesantemente questa violazione del diritto internazionale tramite il ministro Crosetto. Noi invece non siamo capaci di dire una parola decisa su un atto inaccettabile come questo. Capisco che dopo l’ennesimo rinvio del Coreper qualcuno faccia fatica a presentarsi in aula perché ha perso la faccia, ma qui stiamo perdendo anche la dignità. Se non denunciamo con forza Israele, che sta soverchiando il diritto internazionale in ogni suo aspetto, allora non siamo più credibili. Il governo dovrebbe difendere il Paese e dire chiaramente come stanno le cose, anche perché siamo coinvolti direttamente con due navi che sono state sequestrate. Io spero che non ci siano sammarinesi a bordo, ma resta il fatto che abbiamo creato un registro navale e, davanti a un atto di pirateria che comporterebbe pene altissime, non prendiamo nessuna posizione. È inutile tenere un registro solo per incassare i pochi soldi della tassa se poi non siamo in grado di garantire che le navi siano in regola; stamattina è persino emerso che una delle due imbarcazioni non era a posto con gli adempimenti burocratici. Ma quante barche ci sono in queste condizioni? Secondo me stiamo scherzando col fuoco: se succede qualcosa su quelle navi, la responsabilità è nostra come Paese e non possiamo chinarci ai voleri del più forte. Qualche mese fa una nave è stata colpita da un drone nel Mar Nero e un membro dell’equipaggio è rimasto ferito; Segretario Canti, lei che ha la delega alla Giustizia, ci può dire se è stato aperto un fascicolo in tribunale? Quello è territorio nostro. Quando la Russia invase l’Ucraina, nonostante gli ottimi rapporti e la questione dei vaccini, siamo venuti qui e abbiamo aderito alle sanzioni europee perché dobbiamo difendere il diritto internazionale. Allora mi chiedo: non è il momento di pensare a delle sanzioni anche verso Israele? Non bastano 70 mila morti? L’Europa sembra forte con i deboli e debole con i forti. Io mi auguro che da oggi parta un ragionamento serio, perché questo atto di pirateria è inaccettabile e il tribunale deve accertare le responsabilità. La politica non può restare silente; il governo deve prendere una posizione di condanna ferma e decisa.
Riguardo al nostro emendamento, lo abbiamo presentato perché nella relazione antimafia e nelle varie audizioni gli organi di polizia ci hanno riferito di avere grandi difficoltà a fare accertamenti perché non hanno accesso ai registri navale e aeronautico. Se questa disfunzione è stata superata, io ne prendo atto, ma vorrei che fossero le forze di polizia a confermarlo, perché ho seri dubbi. Se l’accesso fosse già stato garantito, ce lo avreste comunicato prima, magari proprio nella relazione antimafia, invece di dircelo solo ora dopo il nostro emendamento. Secondo me non è stato fatto nulla. Il fatto che una delle navi coinvolte non fosse in regola con la burocrazia conferma che serve più controllo. Chi è che deve vigilare? Le navi sammarinesi sono mappate, ma io sono preoccupato perché molte solcano mari in zone di guerra, come le petroliere nel Mar Nero. Se una nostra petroliera affonda e causa un disastro ambientale, chi paga? È una domanda che pongo da sette anni e nessuno mi ha mai dato una risposta chiara. Se sulla nave vige l’autorità sammarinese, noi siamo responsabili anche in caso di affondamento. Magari qualcuna di queste navi sta pure bypassando l’embargo sul petrolio. Sono tutte dinamiche che abbiamo sottovalutato. Il primo passaggio fondamentale è dare alle forze di polizia la possibilità di controllare i registri per capire se le navi sono in regola e cosa stiano facendo. Il nostro emendamento è semplicissimo e non richiede grandi discussioni tecniche: serve solo a dichiarare che la polizia ha accesso ai registri. Se c’era la volontà di recepirlo o di parlarne, si doveva fare prima che partisse il dibattito su un tema che ha scaldato gli animi. Mi aspettavo una condanna forte per l’atto di pirateria di ieri, perché certe immagini fanno male e noi abbiamo il dovere di non nicchiare e di prendere una posizione decisa.
Michele Muratori (Libera): Vorrei chiarire alcune inesattezze che ho sentito nell’intervento del collega Santi riguardo alla responsabilità dello Stato per le imbarcazioni che battono la nostra bandiera. Secondo me è eccessivo dire che lo Stato è direttamente responsabile di tutto; lo Stato sammarinese, tramite il registro, immatricola la barca, ma poi ci sono altre leggi e organismi che regolamentano l’attività. Bisogna poi distinguere tra le due imbarcazioni coinvolte: una è una nave commerciale e l’altra è privata. La nave commerciale è obbligata ad aderire al protocollo LRIT per l’identificazione e il tracciamento a lungo raggio, e deve dichiarare il suo percorso da un punto A a un punto B; inoltre aderisce al sistema AIS, quindi la sua tracciabilità è già obbligatoria e nota. Per le imbarcazioni private il discorso è diverso: per fare un esempio semplice, è come una macchina registrata alla motorizzazione; io non sono obbligato a dichiarare dove vado ogni domenica. Un altro punto fondamentale è la differenza tra acque internazionali e acque territoriali. Se succede qualcosa in acque internazionali la responsabilità è del Paese della bandiera, ma nel caso specifico pare che il fatto sia avvenuto in acque e su suolo israeliano. In una situazione del genere, se il capitano è turco, è la Turchia che deve occuparsi della gestione del suo connazionale. Detto questo, quello che è successo è gravissimo e guardare le immagini del ministro israeliano che si fa beffe di persone ammanettate e inginocchiate è terrificante; noi lo condanniamo fermamente. Il governo israeliano ha fatto bene a prendere le distanze dal comportamento di quel ministro, perché quelle scene sono brutali. Dobbiamo però tenere distinti i due piani: la condanna politica per quanto accaduto e le regole del diritto internazionale marittimo che stiamo discutendo con questo decreto. Sulla disponibilità del governo a ritirare il provvedimento per trovare una mediazione, io dico che va benissimo, ma si è scelto di procedere con il dibattito ed è giusto correggere le imprecisioni emerse. Spero di essere stato esaustivo dal punto di vista tecnico. Riguardo all’emendamento di Rete sull’accesso delle forze di polizia ai registri, vorrei chiarire che, al di là della formulazione forse non del tutto corretta, l’attività di controllo viene già espletata dall’AIF e dall’Interpol. Se altre forze di polizia hanno necessità di accedere ai dati, possono farlo tranquillamente attraverso l’Interpol, quindi di fatto questa possibilità esiste già. Se poi il governo intende trovare una mediazione ulteriore lo vedremo, ma la situazione operativa è già questa.
Matteo Rossi (Psd): Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, perché questo che doveva essere un semplice decreto tecnico è diventato, a causa dei fatti di ieri, un dibattito sulla politica estera. Come partito, e come hanno già detto i miei colleghi Giovagnoli e Rossini, prendiamo totalmente le distanze e condanniamo questi comportamenti violenti che purtroppo sembrano diventati la normalità in questo periodo storico. Ringrazio i Segretari di Stato Canti e Bevitori per il loro contributo e spero che il governo prenda una posizione ufficiale in merito; noi come forze politiche lo stiamo facendo. Facciamo appello al multilateralismo e al rispetto del ruolo di San Marino nel mondo, affinché i piccoli Stati continuino a essere rispettati; dobbiamo batterci per questo. Entrando nel merito del decreto, si tratta di un provvedimento tecnico che va a modificare il Codice Penale. Avevamo detto in maggioranza che avremmo evitato la decretazione per le modifiche penali, ma credo che in questo caso specifico, per stare al passo con le continue evoluzioni di un comparto economico in espansione come quello marittimo, l’intervento sia accettabile. Lo spirito del decreto è giusto: dobbiamo rafforzare la nostra credibilità internazionale e far capire che a San Marino non c’è “deregulation” e che chi viene a investire qui deve rispettare regole fondamentali. Sulla questione dei registri, secondo me il tema si inserisce bene nel percorso avviato con l’ordine del giorno sulla criminalità organizzata, dove abbiamo dato mandato al governo di rivedere l’assetto delle forze di polizia. C’è stato probabilmente un corto circuito: il governo dice che Interpol e Gendarmeria hanno già l’accesso, mentre altri dicono di no. Spero che questa discrepanza venga risolta con una verifica. Forse la seduta finirà prima della ratifica e avremo tempo per iniziare a definire meglio chi debba fare cosa tra i vari corpi, mettendo mano a questa confusione del sistema. Ribadisco il nostro sgomento per quello che sta accadendo nel Mediterraneo e auspico che il governo prenda le dovute posizioni.
Sara Conti (Rf): Prendo la parola non tanto per commentare quanto è successo a livello internazionale, ovvero fatti che considero gravissimi perché, come è stato detto da chi mi ha preceduta, si tratta di un atto di vera e propria pirateria e di una violazione estremamente seria del diritto internazionale e dei diritti umani, specialmente guardando a quello che sta accadendo alle persone che sono state fermate. In questo mio brevissimo intervento vorrei invece concentrarmi sullo spettacolo a cui ci troviamo davanti, cioè sull’immobilismo totale di questo governo e dei Segretari di Stato competenti. Uno di loro risulta addirittura non pervenuto: mi riferisco al Segretario Beccari, di cui non abbiamo notizie da ieri; pare sia stato avvistato in bicicletta, ma adesso non sappiamo proprio dove sia finito. Il Segretario Gatti, invece, fa le telefonate da casa e noi ci troviamo nel bel mezzo di una situazione che non sappiamo come gestire. Secondo me un fatto è chiarissimo: la sovranità della nostra Repubblica è stata palesemente violata, perché nel momento in cui tra le imbarcazioni fermate ne vengono rilevate due che battono bandiera sammarinese, è evidente che la violazione sia stata compiuta contro la Repubblica di San Marino. Noi come opposizione siamo qui a chiedervi di battere un colpo, vogliamo che il governo faccia finalmente qualcosa, perché da Palazzo Begni non si registra ancora alcuna azione concreta o formale. Abbiamo visto che altri Stati si sono mossi, almeno a livello diplomatico, prendendo una posizione netta, mentre oggi siamo qui con il Segretario Bevitori che ci dice che l’Autorità per la navigazione marittima ha mandato una nota alla Segreteria per gli Affari Esteri per valutare la situazione. Sinceramente io sono sconcertata. Vorrei sapere seriamente, e non lo dico per scherzo, se i Segretari di Stato e il governo abbiano provveduto, ciascuno per la propria competenza, a convocare con urgenza una rappresentanza diplomatica dello Stato responsabile del fermo per consegnare una formale nota di protesta; secondo me è il minimo che si possa fare. Noi chiediamo che la Repubblica pretenda l’immediato rilascio delle imbarcazioni e la garanzia dell’incolumità di chiunque si trovi a bordo, nel pieno rispetto del diritto internazionale. Vogliamo sapere se sia stata attivata l’assistenza consolare e se San Marino intenda portare questa violazione nei consessi multilaterali, magari coordinandosi con gli altri Stati di bandiera che sono stati colpiti. Se non verranno usati i canali diplomatici e, se necessario, le corti internazionali per chiedere rispetto e il risarcimento dei danni, allora secondo me l’esecutivo si renderà complice del declassamento internazionale della nostra Repubblica. Ma la mia preoccupazione va oltre, perché questa crisi solleva interrogativi pesanti sulla gestione interna dei nostri assetti marittimi. Da tempo chiediamo chiarezza; è stata citata anche la relazione finale della Commissione Antimafia nella quale è scritto nero su bianco che le nostre forze dell’ordine hanno riferito di avere grandi difficoltà ad accedere ai registri navali. Questo è un dato oggettivo. Poi però arriva il Segretario di Stato e ci dice telefonicamente che non è vero, mettendo in discussione quanto le forze dell’ordine sono venute a riferire in audizione ufficiale; secondo me quella che si è verificata poche ore fa in quest’aula non è affatto una situazione accettabile. Tra l’altro la faccenda sarebbe ancora più grave se venisse confermata l’indiscrezione secondo cui una delle due navi sequestrate risulterebbe navigare con una licenza scaduta. Se questo dato fosse confermato, al netto di tutta la spiegazione tecnica che ci ha dato il collega Muratori, saremmo comunque di fronte a un corto circuito amministrativo e di controllo. Anche su questo dovrete capire che noi vorremmo delle spiegazioni: come è stato possibile permettere a un’imbarcazione di navigare in acque internazionali, specialmente in contesti così delicati, esponendo la bandiera di San Marino senza avere i requisiti validi? Chi è che doveva vigilare e non l’ha fatto? Non possiamo permettere che la credibilità internazionale di San Marino, già messa a dura prova e costruita con anni di sforzi per avere un registro navale, venga polverizzata dall’approssimazione con cui il governo gestisce le emergenze. Io credo che difendere la nostra bandiera significhi prima di tutto far rispettare le regole a casa nostra, per poter poi pretendere il rispetto della nostra sovranità fuori dai confini. Chiedo quindi formalmente ai Segretari di Stato di abbandonare questa approssimazione, che ultimamente vediamo fin troppo spesso, e di occuparsi seriamente delle questioni che riguardano il Paese, sia dentro che fuori i nostri confini.
Maria Luisa Berti (Ar): Io penso che non ci fosse consiglio più saggio di quello dato dalle Loro Eccellenze in prossimità dell’inizio di questo dibattito. Quanto è accaduto nelle acque internazionali è, come abbiamo detto tutti, di una gravità estrema e, alla luce del coinvolgimento di due navi che dovrebbero battere bandiera sammarinese, io ritengo sia opportuno fare tutti gli approfondimenti necessari. Sotto questo aspetto colgo con favore le rassicurazioni fornite dai Segretari di Stato Canti e Bevitori riguardo all’utilizzo di tutti i canali istituzionali e diplomatici per avanzare le dovute rimostranze. È assolutamente necessario fare verifiche rigorose anche sulla questione della licenza, perché se fosse vero che una delle navi non l’aveva rinnovata, significa che con la nostra bandiera non avrebbe proprio dovuto navigare. Secondo me servono approfondimenti seri sugli adempimenti amministrativi, perché dobbiamo garantire che il registro non serva solo per le immatricolazioni, ma anche per i controlli, affinché chi naviga con la bandiera sammarinese lo faccia rispettando in modo assoluto le norme del nostro Stato. Fatta questa doverosa premessa, ricordo che siamo qui per dibattere su un decreto che non apporta modifiche al Codice Penale, ma introduce esclusivamente sanzioni di carattere amministrativo, rafforzando e migliorando la disciplina specifica; si tratta quindi di un intervento sicuramente migliorativo. Sull’emendamento presentato da Rete, è vero che nella relazione antimafia presentata il 17 marzo 2026 si segnalava l’impossibilità per tutti i corpi di polizia di accedere direttamente ai registri navale e aeronautico. Prendo però atto con favore del fatto che nel frattempo questo accesso sia diventato effettivo; secondo me è un dato di attuazione che dobbiamo accogliere positivamente. Di fatto, l’intento dell’emendamento di Rete è già stato recepito nella realtà dei fatti; potremmo valutare l’opportunità di mantenerlo, anche se sostanzialmente non è più necessario, ma sicuramente non nella formulazione attuale. L’emendamento parla infatti di accesso ai registri aeronautico e aeronavale, mentre questa normativa specifica riguarda esclusivamente il registro navale, quindi andrebbe comunque modificato in questo senso. Concludo dicendo che, per quanto riguarda i fatti dei giorni scorsi, oggi è stata sicuramente l’occasione per evidenziarne la gravità, ma io penso che per avere una consapevolezza completa della vicenda sarebbe opportuno affrontare il tema in un comma apposito di politica estera, avendo a disposizione tutti gli elementi necessari per un dibattito adeguato. Mi fermo qui e ribadisco che il consiglio ricevuto inizialmente era assolutamente valido, compresa l’ipotesi di soprassedere momentaneamente all’esame del decreto per approfondire meglio la questione dell’accesso diretto ai registri per tutti i corpi di polizia, e non solo per l’Interpol o l’AIF.
Stefano Canti Segretario di Stato: Innanzitutto voglio ringraziare i consiglieri che sono intervenuti in questo dibattito, in particolare quelli di maggioranza perché credo che abbiano già dato ampie risposte alle sollecitazioni della minoranza. Penso soprattutto all’intervento della consigliera Maria Luisa Berti, che ha precisato molto bene come questo decreto non vada a modificare il Codice Penale ma introduca solo sanzioni amministrative; secondo me era una precisazione doverosa da fare. A livello generale posso dire che la Repubblica di San Marino, essendo stata coinvolta nel caso della flottiglia per via delle due imbarcazioni battenti nostra bandiera, si è prontamente attivata. Come ho detto prima, non c’è stato alcun immobilismo da parte del governo: ci siamo mossi subito con richieste a livello diplomatico sia verso l’ambasciata israeliana, sia direttamente attraverso il nostro ambasciatore per avere notizie certe su quanto accaduto. Non appena avremo queste informazioni il governo potrà avere un quadro complessivo e prendere i provvedimenti necessari. Voglio poi ribadire che, a differenza del caso italiano, non risultano cittadini sammarinesi sequestrati; l’Italia ha una reazione pubblica molto forte perché ha 27 concittadini presi in ostaggio da Israele, mentre il nostro coinvolgimento riguarda solo le imbarcazioni. Nonostante questo, San Marino si è attivata al pari degli altri Stati perché era un atto dovuto. Sull’emendamento di Rete, mi rifaccio a quanto precisato dai consiglieri Manuel Ciavatta e Michele Muratori: sia l’AIF che l’Interpol hanno già oggi l’accesso diretto al collegamento informatico. Perché proprio l’Interpol? Perché è l’agenzia preposta a fare verifiche internazionali sui casi che accadono in tutto il mondo e deve essere costantemente aggiornata su queste informazioni. Ma ci tengo a precisare una cosa: anche le forze di polizia interne, come la Polizia Civile o la Guardia di Rocca, nel momento in cui chiedono informazioni ricevono una risposta in tempi brevissimi. Qualsiasi richiesta venga fatta internamente dalle nostre forze di polizia ha un riscontro immediato. Mi premeva evidenziarlo perché quanto sollevato dall’opposizione trova già risposta nelle comunicazioni che ho appena fatto.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Una replica da parte mia è assolutamente doverosa. Guardate, sono stato il primo a intervenire sui fatti di cronaca ma non credo sarei stato l’unico; probabilmente ci avrebbe pensato qualcun altro. Non era mia intenzione mettere in discussione l’operato del governo a prescindere, ma quello che ha detto il Segretario Canti mi costringe a farlo. Qui è successa una cosa grave, Segretario, e non è una questione di cittadinanza o di chi si trovi nelle galere israeliane; se facciamo questo ragionamento finiamo per ghettizzare le persone in base al passaporto. La cronaca parla chiaro e in realtà alcune fonti parlano addirittura di più di due navi coinvolte, quindi dovrete verificare bene anche questo. La gravità sta nell’atto di pirateria in acque internazionali compiuto dal regime, tra virgolette democratico, di Netanyahu e nella successiva, oscena ostentazione del trattamento riservato ai cittadini, indipendentemente dalla loro nazionalità. Questo è il punto. Il problema è che se noi non avessimo sollevato la questione, ad oggi il governo di San Marino non avrebbe ancora preso posizione. Voi fate i comunicati stampa sul trenino, sulla mosca che è stata debellata in una certa zona, ma non fate un comunicato su due imbarcazioni che battono la nostra bandiera con l’equipaggio portato nelle prigioni israeliane. Su questo non avete ancora detto una parola e secondo me è gravissimo perché si crea un precedente pericoloso.
Altra cosa grave: Segretario, io sinceramente non credo alle rassicurazioni che ci avete dato sul nostro emendamento. Io voglio una certificazione ufficiale, perché la Commissione Antimafia, in un documento firmato da tutti i commissari di maggioranza e opposizione a pagina 25, riporta che il rapporto del Sicae del 2026 evidenzia come ancora oggi le forze di polizia non abbiano l’accesso diretto ai registri aeronautico e aeronavale per le indagini. Cosa significa? Che le forze di polizia, compresa la Polizia Civile a cui appartiene il Sicae, non possono accedere. Lei invece arriva qui e con una telefonata a casa, come se fossimo al gioco di Gerry Scotti, ci dice che il problema è risolto. “L’accendiamo?” No, Segretario, qui ci vogliono le certificazioni ufficiali. O i membri della Commissione Antimafia hanno scritto delle “patacate”, oppure dovete portarci le prove che l’AIF e l’Interpol possono accedere. Non si può venire qui a “menare il can per l’aia” riportando cose dette al telefono. Secondo me non siete affatto preparati; capisco che i problemi vi si stiano affastellando uno sopra l’altro, ma sentirvi dire che la questione ci tocca relativamente poco perché non ci sono cittadini sammarinesi, beh, questa cosa “c’ha i calzetti” come si dice in Romagna.
Giovanni Maria Zonzini (Rete): Intervengo solo per fare una battuta. Il governo dice che prima di prendere una posizione deve aspettare di vedere le notizie e capire bene cosa sia successo, ma io penso sinceramente che siate gli unici a non aver ancora capito nulla di quello che sta accadendo. Mi rendo conto che forse non è ancora uscita l’edizione di oggi della “Serenissima della Sera” e quindi non potete ancora leggere le notizie locali, però esistono anche altri giornali, esistono le testate internazionali, i siti web, i telegiornali e tutta la stampa italiana per sapere cosa sia successo ieri in acque internazionali. Al di là della battuta, io penso seriamente che il governo debba prendere una posizione ufficiale; peraltro, Segretario Canti, lei paradossalmente una posizione l’ha già presa quando ha parlato addirittura di ostaggi. Lei ha parlato chiaramente di cittadini presi in ostaggio da Israele. Ora, il termine “ostaggio” è molto diverso da quello di “prigioniero” e non so se sia stato un lapsus da parte sua, ma se così fosse lei ha già espresso una linea politica precisa. Io chiederei al governo, se questo non è stato un errore, di esplicitare meglio questa posizione. Qualcuno potrebbe dire: “Ma noi cosa ci possiamo fare?”. Forse niente, ma il punto è che se noi vogliamo gestire un registro navale e vogliamo che ci siano navi e aerei che battono bandiera sammarinese, dobbiamo essere conseguenti. Per chi non lo sapesse o per chi ci ascolta da casa, una nave che batte la bandiera di uno Stato è a tutti gli effetti territorio di quello Stato, proprio come è scritto chiaramente anche nel decreto che avete portato qui oggi; di conseguenza su quelle imbarcazioni si estende la legge e la giurisdizione della Repubblica di San Marino. Se il nostro Paese non è in grado di dire nemmeno una parola per difendere quello che di fatto è il proprio territorio da azioni di pirateria, allora forse è il caso che smettiamo di mettere le bandiere sulle navi. Lo dico come provocazione, ma avere un registro navale implica onori, cioè i soldi che arrivano dalla registrazione, ma comporta allo stesso tempo anche degli oneri, tra cui la difesa e la tutela diplomatica delle navi che portano i nostri colori. Non si può pensare di voler solo incassare le tasse di registrazione e poi disinteressarsi completamente di quello che succede a quelle navi, anche quando gli equipaggi e le imbarcazioni stesse subiscono delle aggressioni illegali. Secondo me bisognerebbe aprire un fascicolo in tribunale proprio ai sensi del decreto che voi stessi avete presentato, perché il testo che portate oggi in ratifica stabilisce che chi prende il possesso con la violenza di un’imbarcazione battente bandiera sammarinese in acque internazionali è punito con la prigionia di sesto grado. Potrete dire che questi fatti non sono avvenuti a San Marino, ma poco importa: se non si promuove un’azione giudiziaria e diplomatica, il nostro stesso registro navale perde ogni ragion d’essere e qualunque credibilità internazionale. Se vogliamo continuare ad avere un registro navale bisogna che il governo e lo Stato si assumano le proprie responsabilità nei confronti di chi batte la nostra bandiera; non si può rimanere in silenzio o inerti di fronte a quello che è successo. Dopotutto anche i governi più filo-israeliani al mondo hanno dovuto dire qualcosa e persino lo stesso governo israeliano si è dovuto in qualche modo smentire da solo.
Alessandro Bevitori Segretario di Stato: Intervengo per chiarire alcuni aspetti perché ho l’impressione che ultimamente si stia cercando di fare polemica su ogni cosa. Per carità, tutto si può sempre migliorare e il governo non sta certamente facendo tutto alla perfezione, però mi sembra eccessivo chiedere di intervenire su accadimenti avvenuti appena ieri e pretendere che il governo abbia già preso una posizione netta e precisa, accusandoci addirittura di essere già in ritardo. Quando vi diciamo che ci sono degli approfondimenti in corso è perché siamo uno Stato, siamo un Paese serio che prima di esprimersi e di prendere una posizione ufficiale deve avere i fatti assolutamente acclarati. Mi sono già spinto oltre nel mio intervento precedente dicendo che, se sarà confermato l’intervento in acque internazionali in violazione del diritto internazionale, San Marino farà sicuramente la sua parte e farà tutto ciò che è in suo potere affinché l’immagine, il buon nome, la sovranità e l’integrità del nostro Paese vengano salvaguardati. Questo è l’impegno, e chiedo che venga messo a verbale, però stiamo parlando di fatti che sono ancora in fase di conferma, quindi non possiamo esprimerci così “a sentimento”. Chiederei anche all’aula, ognuno nel rispetto del proprio ruolo, di esprimersi solo dopo che ci saranno state delle conferme ufficiali; se qualcuno ha documenti alla mano o prove di questo tipo, allora collabori attivamente con chi sta portando avanti gli approfondimenti. Noi abbiamo attivato i nostri canali diplomatici perché in questi casi funziona così. Spero di aver sgombrato il campo dalle critiche di chi dice che siamo in ritardo solo perché non siamo ancora usciti con una nota. Oltre a questo, ci tengo molto a chiarire un punto per evitare che si tenti in qualche modo di intaccare il buon nome dei nostri registri. Partiamo da un dato di fatto: noi abbiamo dei registri di altissimo livello che rappresentano un’eccellenza mondiale, sia in termini di controlli e di efficacia, sia per quanto riguarda la sicurezza nei luoghi di lavoro. Abbiamo aderito alle più importanti convenzioni e siamo pienamente conformi agli standard internazionali per quanto riguarda sia il registro navale che quello aeronautico. Dire che non si fanno i controlli, quando abbiamo ispezioni e sanzioni che portano importi significativi alle casse dello Stato, mi sembra veramente scorretto. C’è un’attività ispettiva costante fatta da professionisti con una rete mondiale e sostenere il contrario non è giusto verso chi esercita questa attività con impegno. Relativamente ai dubbi che sono stati sollevati, credo che gli interventi di Maria Luisa Berti, di Manuel Ciavatta, del capogruppo di Libera Michele Muratori, di Matteo Rossi per il PSD e di tanti altri abbiano chiarito perfettamente come sono andate le cose. Oggi l’AIF ha l’accesso diretto ai registri, così come l’Interpol; di conseguenza la polizia ha già l’accesso diretto ai dati. Proprio per questo motivo si potrebbe ragionare sul recepimento di un’attività che viene già fatta e che è stata promossa proprio dal tavolo tecnico per l’attività di controllo della commissione antimafia.
Antonella Mularoni (Rf): Più il governo parla e secondo me peggio è per il governo stesso, perché veramente non so se vi rendiate conto che i paesi di tutto il mondo hanno protestato duramente per quello che sta succedendo. L’unico governo che non è capace di protestare è il nostro perché è ancora lì che sta facendo gli approfondimenti e forse riceveremo le risposte solo nella sessione consiliare di giugno. Io non so se vi rendiate conto di quanto questa situazione sia ridicola e di quanto stiate diventando ridicoli voi stessi. Ci sono dei fatti che a livello internazionale sono lapalissiani e li conoscono tutti tranne i nostri dieci Segretari di Stato, che pare proprio non li vedano. Pazienza. Per quanto riguarda le navi, noi le informazioni le abbiamo avute ieri dalla stampa e viene da pensare che anche voi, come governo sammarinese, le abbiate apprese per caso solo ieri pomeriggio leggendo i giornali. Dopodiché avete detto che c’è stata un’interlocuzione con l’autorità e che ora state facendo degli approfondimenti, concludendo che non si può prendere nessuna posizione finché questi non saranno conclusi. Secondo me è bene che i nostri cittadini sappiano come vanno veramente le cose in questo Paese. Detto questo, devo dire qualcosa anche al Segretario Canti: scusi, Segretario, lei è anche il Segretario alla Giustizia e non può venire qui a dire che in questo decreto non ci sono sanzioni penali. Basta guardare l’articolo 4, che ha proprio come titolo “Sanzioni penali”; l’articolo 72 della Legge 120 del 2019 e successive modifiche è costituito da una lista lunghissima di sanzioni penali, ma si vede che lei non è riuscito a vederlo. Non solo: il comma 15 di quello stesso articolo recita testualmente il secondo comma dell’articolo 5 del Codice Penale. Quindi il decreto non solo introduce sanzioni penali, ma va proprio a modificare il Codice Penale, aggiungendo delle sanzioni che prima non c’erano e andando a modificare un articolo che prevede una disposizione che cade proprio a fagiolo per i fatti che si sono verificati l’altro ieri. Lo sapremo con certezza quando finalmente ci darete tutte le informazioni, ma ripeto: è gravissimo che oggi in aula non ci siano né il Segretario ai Trasporti né il Segretario agli Esteri. Questo è inaccettabile. Ora ne discuteremo evidentemente fra qualche mese perché adesso riemetterete il decreto e vedremo come lo modificherete. Noi ci auguriamo che in futuro riusciate ad avere un atteggiamento diverso anche nei confronti del Consiglio, perché i colleghi di Rete hanno presentato un emendamento basandosi sulle risultanze della commissione che ha finito i lavori proprio a marzo. Se nel frattempo il Segretario con la delega competente avesse avuto delle novità, avrebbe potuto o meglio dovuto comunicarle al Consiglio Grande e Generale all’inizio della seduta. È possibile che dobbiamo venire a sapere certe cose casualmente solo perché una forza politica presenta giustamente un emendamento alla luce dei lavori della commissione d’inchiesta? Anche su questo punto voi volete solo tirare dritto per la vostra strada. Continuate pure così; se almeno si vedessero dei risultati positivi per il Paese potremmo dire che non condividiamo il metodo ma che il governo è bravo, invece non possiamo dire nemmeno quello. È un disastro su tutti i fronti.

I lavori vengono sospesi alle 12:15. La sessione di maggio si conclude qui.