San Marino. “San Francesco secondo Giotto” l’arte vista attraverso la fede nelle parole del professor Filippetti. Sold-out a Domagnano
di Angela Venturini.
Incredibile come una storia di 800 anni fa abbia smosso il cuore (e l’interesse) dei sammarinesi, che hanno riempito all’inverosimile la sala Montelupo di Domagnano. “San Francesco secondo Giotto” il titolo di un appuntamento che ha visto protagonista della serata il professor Roberto Filippetti, studioso di arte e letteratura, esperto di iconologia e iconografia cristiana, che ha guidato il pubblico in un affascinante percorso alla scoperta della figura di san Francesco attraverso una suggestiva lettura dell’opera di Giotto.
Se Francesco è stato un punto di svolta nella storia della Chiesa, dell’arte e della letteratura (il suo Cantico delle creature è la prima opera poetica in volgare), gli affreschi di Giotto nella Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi, realizzati probabilmente dopo il 1296, rappresentano una svolta fondamentale nella storia dell’arte, segnando il passaggio dal bizantinismo al realismo rinascimentale.
Il professor Filippetti ha condotto il pubblico attraverso le ventotto Storie francescane della Basilica superiore di Assisi, alcune immagini della Basilica inferiore e della cappella Bardi in Santa Croce a Firenze, dove Giotto dipinse sette Storie di san Francesco.
Il Francesco di Giotto è un giovane uomo che rifiuta la vita piatta, fa sogni di gloria cavalleresca, ma la sua vita procede per sentieri zigzaganti. Fino a spogliarsi di ogni bene terreno e sposare Madonna Povertà. Fino a prendere sulle spalle una Chiesa che stava cadendo. Le pennellate fresche e sapienti, non sono solo illustrazioni, ma un messaggio da condividere, una realtà viva che parla ancora oggi attraverso il suo potente simbolismo.
Gli affreschi non si limitano a una rappresentazione idealizzata della spiritualità, ma mettono in scena un racconto realistico e umano della vita di san Francesco, conferendo ai personaggi una profondità emotiva che li rende incredibilmente vicini a noi. Le architetture dipinte negli sfondi arricchiscono la narrazione in una scena tridimensionale che contribuisce al senso di realismo dell’intera opera.
La narrazione del professore ha unito arte, storia e spiritualità, analizzando dettagli come la luce negli affreschi (sempre da occidente a oriente dopo la conversione); i visi delle persone sui cui compare il sorriso oppure la rabbia a seconda degli eventi; l’esempio di Cristo, che ha amato tutti, specialmente i più poveri e abbandonati, materializzato in un giovane frate che ha amato con stupore e semplicità la creazione di Dio. La bellezza della pittura come strumento per conoscere, o ri-conoscere, la bellezza del creato e mettersi in ascolto delle parole care a Francesco. Il fascino della santità attraverso la via dell’arte.
In questo approccio artistico e spirituale, una frase del professore, più di tutte le altre, è rimasta impressa nel cuore del pubblico: “La Vigilanza è una virtù, il Bene è facile quando fonda sulla Verità”.
A condurre l’incontro è stata la professoressa Meris Monti, presidente della Commissione Nazionale Sammarinese per l’Unesco. L’evento è stato organizzato dal Centro sociale S. Andrea di Serravalle e dal Circolo Don Elviro di Domagnano (due associazioni nate da due sacerdoti) con il patrocinio della Giunta di Castello di Domagnano, la collaborazione del periodico Montefeltro (Diocesi San Marino-Montefeltro) e sotto l’egida del percorso culturale europeo Saint Francis Way.



