Politica

San Marino. Le opposizioni sulla questione bulgara: una cosa è la sfera politica, altra è quella penale. Presentato un PDL per fare chiarezza sulla parte politica, amministrativa e istituzionale con una commissione di inchiesta

di Angela Venturini.

Se si vuole fare davvero chiarezza sul famoso piano parallelo, o affaire bulgaro, o tentata scalata di BSM, che dir si voglia, bisogna agire in un altro modo, e non come ha fatto la maggioranza in Consiglio. Così, le opposizioni non perdono tempo e presentano un PDL per una commissione di inchiesta consiliare che ha ben altra natura rispetto a quella presentata da AR. Spiegano tutto in una conferenza stampa a Palazzo, cominciando appunto dalla descrizione del quadro politico.

A conclusione del dibattito sulla questione dei bulgari – attacca Emanuele Santi, Capogruppo di Retela maggioranza ha dimostrato pressapochismo e disgregazione. Si sono sciolti come neve al sole”. Racconta la cronologia dei fatti: non avevano presentato un ODG conclusivo, come si fa sempre in questi casi. Cosa invece che aveva fatto l’opposizione. Posto ai voti: la DC ha votato contro; alcuni di Libera e del PSD si sono astenuti e poi hanno fatto un comunicato congiunto; spaccata anche AR che ha votato un po’ sì e un po’ no, per poi presentare la proposta di una commissione di inchiesta. Continua Santi: “Un ulteriore problema è emerso dal testo di quel PDL, perché demanda la formazione della commissione dopo la conclusione del lavoro del tribunale. In pratica, si va alle calende greche. Purtroppo, ci sono aspetti troppo inquietanti per aspettare degli anni. Bisogna subito fare chiarezza sulle eventuali responsabilità amministrative, politiche e istituzionali”.

Gli fa eco Fabio Righi, Capogruppo di Domani-Motus Liberi: “Dalla votazione in Consiglio, si è capito che la confusione regna sovrana, mentre è urgente fare piena luce su quanto è avvenuto, perché tutti siamo stati chiamati in causa. Si è parlato di politici coinvolti: sono tutti o solo qualcuno? Di chi ci possiamo fidare? Cominciamo a lavorare per quanto concerne la politica, senza nessuna sovrapposizione con il potere del tribunale. Sono due ambiti differenti”. Tiene a rimarcare che i profili della vicenda sono talmente importanti e inquietanti, che è impossibile che nessuno sapesse niente. E se c’è una questione morale nella politica, non è comunque possibile bloccare tutto.

Nicola Renzi, Capogruppo di Repubblica Futura, è tranchant: “C’è un dato statistico inoppugnabile: questo è il governo degli scandali, non passa mese che non ci sia qualcosa”. Ricorda la questione del DES, quella del pedofilo e quella recentissima dei bulgari. Sottolinea il carosello di voti sull’ODG presentato dalle opposizioni e il tentativo di mascherarlo con la proposta di legge di AR. “Abbiamo la stessa preoccupazione e la stessa sensibilità di non intrometterci nel lavoro della magistratura, che lavora sulla tentata scalata di BSM. Ma ci sono anche altri aspetti, le cui responsabilità ricadono dentro lo Stato. Su questi aspetti vogliamo che si indaghi subito”.

Il testo del PDL, in effetti, è molto chiaro. Divide la vicenda in due fasi. La prima è quella che va fino al mese di ottobre 2025, quando ci sono stati i primi due arresti che hanno improvvisamente interrotto un percorso che andava avanti da molti mesi. Questa fase, secondo le opposizioni, è da affrontare subito, appena la commissione andrà ad insediarsi. Per la seconda fase, i lavori dovranno partire da ottobre 2026. Si dovrà indagare su quello che è successo dopo, cioè da ottobre a febbraio. Il termine dei lavori è vincolato al 31 gennaio 2027. Va da sé che in quella data, probabilmente, il tribunale non avrà concluso il suo lavoro.

Sulla separazione dei due poteri, l’opposizione non ha dubbi, anche perché c’è un precedente famoso, quello su Banca CIS, con una commissione che ha chiuso i suoi lavori e ha fornito al tribunale ulteriori materiali di indagine.

Un’altra grossa preoccupazione viene sul piano della sicurezza a seguito dell’aumento dei presidi di controllo disposti dal Congresso di Stato. Puntualizza Renzi: “Ovviamente siamo contenti se ci sono più controlli, ma abbiamo appreso la notizia da un comunicato stampa. Il Congresso di Stato non ha fornito la minima comunicazione istituzionale. Tutto questo è preoccupante anche dal punto di vista della percezione di Paese che stiamo fornendo ai nostri cittadini e all’esterno”.  Ma su tutto domina la domanda: c’è davvero qualcuno che può fermare il percorso di associazione di San Marino alla UE?