Politica

San Marino. RF in assemblea: sconcertante che Congresso di Stato e maggioranza si siano presentati in Consiglio senza la benché minima volontà di fare chiarezza

Martedì 17 febbraio 2026 si è riunita l’Assemblea di Repubblica Futura nella quale è stato fatto il punto sulla seduta del Consiglio Grande e Generale in corso, e precisamente sul comma: “Riferimento del Congresso di Stato in merito alle azioni poste in essere in seguito alle notizie di reato diramate dal Dirigente del Tribunale con la Sua nota datata 6 febbraio 2026”.

Il Gruppo Consiliare di Repubblica Futura, insieme ai gruppi consiliari di Domani Motus Liberi e Rete, ha presentato al termine del dibattito un ordine del giorno per istituire una commissione d’inchiesta al fine di acclarare quanto accaduto in questi mesi relativamente alla vendita di BSM e valutare l’esistenza di profili di responsabilità a carico della politica.

La commissione d’inchiesta, come già accaduto nel 2019 con la vicenda Banca CIS, è lo strumento per accertare le responsabilità politiche ed istituzionali nel pieno rispetto delle leggi da un lato, e delle prerogative dell’autorità giudiziaria (che sono altra cosa) dall’altro.

Ciò che è sconcertante è stato l’atteggiamento del Congresso di Stato e della maggioranza che si sono presentati in Consiglio Grande e Generale senza la benché minima volontà di fare chiarezza, celati dietro la foglia di fico del rispetto della magistratura, di fronte alla quale esecutivo e maggioranza si trovano in condizioni di totale subordinazione.

Il governo salta di scandalo in scandalo, evita le commissioni d’inchiesta – come quella sulla vicenda del pedofilo (affidata, come nel caso di BSM, al riferimento del titubante, sfortunato, tremebondo segretario Canti) – e il partito di maggioranza relativa, ci riferiamo alla Democrazia Cristiana, mette la testa sotto la sabbia e serra i ranghi dei propri alleati sempre più impauriti e frastornati.

Chi nel 2019 ha votato la Commissione d’Inchiesta su Banca CIS è oggi sparito o si è fatto di nebbia. Gli alleati della DC, sempre disposti ad ingoiare i rospi democristiani, non sono stati capaci di imporre al partitone una linea diversa e sono fuggiti dal voto o si sono astenuti mentre Alleanza Riformista, da sempre il principale fiancheggiatore della DC, ha collaborato fattivamente, con l’eccezione di un consigliere, per coprire le magagne del partitone e respingere l’ordine del giorno.

I richiami fatti più volte al senso di responsabilità e al “fare squadra” rappresentano solo il goffo tentativo di non essere travolti da quanto accaduto e quanto ragionevolmente potrà avvenire nei prossimi mesi a livello giudiziario, politico e finanziario.

L’Assemblea degli aderenti ha espresso forte preoccupazione e ha chiesto al gruppo consiliare di intensificare la propria azione affinché la politica, nelle sedi competenti, possa fare piena luce su una vicenda sulla quale DC e Alleanza Riformista hanno imposto il silenziatore con la complicità pusillanime degli altri alleati.

Ricordiamo che per scelta della Democrazia Cristiana fu bloccata – nel 2019 – una iniziativa orientata alla fusione fra i principali istituti di credito della Repubblica, iniziativa che avrebbe rafforzato il nostro sistema finanziario e ragionevolmente evitato quanto sta accadendo in queste settimane. Ma il problema di quel momento era abbattere un governo e dimostrare chi da sempre comanda, in termini politici, a Faetano.

E chi comanda a Faetano ha messo in atto una faida interna, sfuggita di mano all’onnipresente Giancarlo Venturini, in cui si sono fatti la guerra i favorevoli alla vendita della banca ai bulgari (fra i quali il segretario alle finanze), quelli contrari ma sponsor di altri compratori, e i difensori tout court della faetanesita’. 

Il risultato di questa faida è ora sotto gli occhi di tutti. Il gruppo politico che comanda nel governo e nel Paese ha offerto, dopo gli sperperi di denaro pubblico (acquisto di terreni in Lombardia), la squallida vicenda del pedofilo e l’intricato affare legato alla vendita di BSM, un quadro desolante della propria incapacità ad affrontare gli aspetti di una questione morale ancora viva e vegeta nella politica di vertice.

Repubblica Futura