Dall’aviosuperficie ai controlli sulle attività economiche: tanti i temi nella seduta di lunedì 16 febbraio del Consiglio Grande e Generale
Consiglio Grande e Generale, sessione 16,17,18,19,20 febbraio 2026
Lunedì 16 febbraio 2026, mattina
I lavori del Consiglio Grande e Generale – nella prima seduta della sessione di febbraio di lunedì 16 – si aprono con il comma “comunicazioni” e il riferimento dei Segretari di Stato su alcune tematiche: la regolamentazione degli spazi radiofonici e televisivi in occasione della campagna di presentazione per le elezioni dei Capitani di Castello e delle Giunte di Castello svoltesi il 23 novembre 2025; il Tavolo per il contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo; le attività svolte dal Corpo di Polizia Civile nel settore indagine e controllo delle attività economiche.
Il dibattito si accende proprio attorno alla relazione del Servizio Indagine e Controllo delle Attività Economiche. Secondo Guerrino Zanotti (Libera), i dati contenuti nella relazione non devono restare riservati perché non coperti da segreto e perché raccontano una realtà che è giusto rendere pubblica. La fotografia che emerge non è rassicurante. In settori come bevande, integratori, cosmetica, prodotti per fumatori ed e-commerce proliferano società che nascono, fatturano cifre elevate verso clienti italiani e poi chiudono dopo uno o due anni, spesso a seguito di interventi dell’Agenzia delle Entrate. Zanotti segnala un dato: 3.440 telefonate nei primi quattro mesi del 2025 da consumatori italiani che denunciano truffe. “La credibilità di un Paese si costruisce con i fatti. Oggi i fatti ci dicono che esiste un problema che non possiamo permetterci di ignorare”. Sulla stessa linea, ma con toni ancora più duri, Matteo Zeppa (Rete) parla di “ennesimo grido d’allarme” lanciato dalle forze dell’ordine e accusa la politica di restare “colpevolmente sorda e silente”. Dipinge un sistema in cui le norme sono monche e le sanzioni irrisorie. Il quadro che descrive è “devastante”, con il rischio che fuori dai confini si sia ormai capito che qui “è possibile delinquere e, soprattutto, farla franca”. Fabio Righi (D-ML) contesta la lettura secondo cui le norme approvate nella scorsa legislatura – e cita in particolare il Decreto 50 del 2024 – avrebbero alleggerito i controlli. A suo avviso è un’interpretazione errata: quel decreto non elimina controlli, li riorganizza. Il problema, insiste, non è il certificato penale preventivo di chi apre un’attività, ma l’operatività concreta: frodi IVA, triangolazioni, fenomeni che non si fermano con un controllo formale all’ingresso ma con verifiche efficaci sul campo.
Maria Katia Savoretti (RF) attacca il Governo su Villa Filippi e sull’aviosuperficie di Torraccia, denunciando mancanza di chiarezza e risposte “poco trasparenti, molto fumose”. Su Villa Filippi chiede dove siano i pareri tecnici e perché il bando di vendita non preveda vincoli adeguati per un bene che definisce patrimonio culturale dell’intera Repubblica. Sull’aviosuperficie – al centro di una recente Commissione – evidenzia contraddizioni interne, tra annunci di prestiti mai concretizzati e misure ridimensionate: “il Segretario Pedini Amati si trova sconfessato, prima sulle serate medievali dalla sua stessa maggioranza, ora sul prestito dall’Arabia Saudita che non si farà”. Carlotta Andruccioli (Domani Motus Liberi) sposta il fuoco sul ruolo istituzionale e sull’immagine che si offre ai cittadini. Le istituzioni, ricorda, non sono autoreferenziali ma esistono perché ricevono un mandato che non è “una delega in bianco”. Denuncia litigi pubblici, contrasti in Commissione e una politica che, a suo dire, si concentra su equilibri interni anziché su visione e credibilità. Chiede più serietà, più trasparenza e un confronto su temi strutturali come scuola, disagio giovanile e uso dei social da parte dei minori. Informazione e disinformazione sono al centro dell’intervento di Andrea Menicucci (RF) che dà lettura di un apposito ordine del giorno. Esso impegna il Governo ad avviare rapidamente un confronto con l’Autorità Garante per l’Informazione e con la Consulta dei giornalisti per individuare strumenti normativi contro disinformazione e discorsi d’odio, e a presentare entro tre mesi uno o più progetti di legge in materia. Emanuele Santi (Rete) si sofferma sul caso 3Rooks Money. Ricorda che il 26 gennaio Banca Centrale ha avviato l’amministrazione straordinaria dell’istituto di moneta elettronica, sciogliendone gli organi. Secondo Rete, la stessa compagine era stata sanzionata nel 2021 dall’autorità di vigilanza maltese. “Come è stato possibile che soggetti sanzionati nel 2021 per fatti di tale gravità abbiano potuto costituire una società a San Marino nel dicembre 2023 e ottenere l’autorizzazione a operare?” si domanda Santi, annunciando una richiesta di chiarimenti formali su autorizzazioni, controlli e attività svolte. William Casali (PDCS) compie una relazione sul comparto digitale. Cita i dati emersi dal convegno “San Marino Digital Hub”: 72 imprese digitali, 120 milioni di euro di fatturato aggregato nel 2024, oltre 800 addetti. A queste si aggiungono le realtà riconducibili a San Marino Innovation, circa 130 imprese ad alto contenuto tecnologico, 100 milioni di fatturato stimato e più di 300 occupati diretti. A stretto giro arriva la replica del Segretario di Stato per l’Attrazione degli investimenti turistici, Federico Pedini Amati, che interviene per “fare chiarezza, una volta per tutte” sull’aviosuperficie. Respinge l’idea di una spaccatura tra Governo e maggioranza e rivendica l’unitarietà del Congresso di Stato sul prestito saudita. Rammenta che esistono delibere formali che autorizzano la richiesta di finanziamento all’Arabia Saudita a un tasso dell’1,5% per 18 anni, e che non si tratta di una scelta personale ma collegiale. Ricorda però che nell’ultima Commissione congiunta sono state fatte “due affermazioni non chiarissime”, arrivate in quel contesto “non da tutta la maggioranza, ma in particolare da esponenti di Libera e della Democrazia Cristiana”. Pedini Amati porta il confronto sul piano economico: se per un investimento complessivo di circa 10 milioni si può accedere a un finanziamento pagando circa 3 milioni di interessi complessivi, contro i 12 milioni che deriverebbero da un tasso al 6,5%, la scelta – dice – è evidente. “Accetto i punti di vista diversi – conclude – ma non posso accettare un’impostazione che, a mio avviso, va contro l’interesse del Paese”. Massimo Andrea Ugolini (PDCS), sempre in tema di aviosuperficie, chiarisce che la posizione espressa in Commissione dal presidente della Democrazia Cristiana, Alice Mina, è la linea ufficiale del partito ed è cristallizzata nell’ordine del giorno votato. Ugolini non mette in discussione la strategicità dell’infrastruttura, ma insiste su prudenza ed equilibrio. Prima di qualsiasi scelta occorre ripresentare un progetto completo, chiarire aspetti fondamentali come sicurezza, controllo e soprattutto gestione futura: se lo Stato ha già investito milioni in espropri e ulteriori stanziamenti sono previsti, non si può immaginare una conduzione “amatoriale”. Serve, secondo Ugolini, un confronto istituzionale serio e anche un passaggio con la cittadinanza, perché un’opera del genere va spiegata in modo trasparente e complessivo. E sulla questione del finanziamento saudita, ricorda che “oggi si parla di un intervento diverso, più contenuto. Questo comporta una revisione e un aggiornamento rispetto a quanto era stato ipotizzato in origine. Di conseguenza, riteniamo che, visto il ridimensionamento del progetto e i minori stanziamenti necessari, sia opportuno farvi fronte con risorse proprie”.
Nel dibattito trova spazio anche il tema dell’accordo di associazione con l’Ue. Sara Conti (RF) legge il voto del Parlamento europeo sull’Accordo di associazione come un passaggio politico “di grande rilievo”, non un atto tecnico ma un segnale di fiducia: l’Europa considera San Marino un interlocutore credibile. Tuttavia, avverte, il punto vero inizia ora. La fase che conduce alla firma e all’attuazione sarà quella in cui “si misurerà la nostra serietà istituzionale”. Individua due nodi centrali: il capitolo bancario-finanziario, con il tema del clarifying addendum sulla vigilanza, e il recepimento dell’acquis comunitario. Gerardo Giovagnoli (PSD) approfondisce i contenuti della relazione interlocutoria relativa all’Accordo di associazione con San Marino e Andorra, approvata la scorsa settimana dal Parlamento europeo. Viene riconosciuta la convergenza della politica estera di San Marino con quella europea, anche rispetto alla guerra in Ucraina, e si apprezza il fatto che il Paese non abbia scelto il silenzio. Non mancano cautele, soprattutto sul capitolo bancario-finanziario, che non entrerà subito in vigore e richiederà rigore per arrivare alla piena integrazione. Evidenzia inoltre l’istituzione di una Commissione parlamentare di associazione, con quattro rappresentanti per San Marino, come riconoscimento politico significativo. Secondo Antonella Mularoni (RF), senza una collaborazione strutturata e forte con l’Italia il percorso non si chiuderà positivamente. Allo stesso tempo solleva dubbi sul recepimento dell’acquis comunitario. Non basta aver avviato corsi di formazione; serve un percorso parlamentare strutturato, perché non si può arrivare all’ultimo momento con decine di progetti di legge da approvare in fretta. Anche Gaetano Troina (D-ML) interviene sul voto del Parlamento europeo: è vero che i favorevoli superano quota 500, ma tra astensioni e contrari si arriva a circa un centinaio di voti. E quei 24 contrari, sottolinea, non provengono soprattutto dalla Bulgaria ma in larga parte da Francia e Paesi Bassi. Da qui la domanda: quali perplessità restano aperte? Sul punto prende la parola anche il Segretario di Stato per gli Esteri, Luca Beccari. Era prevedibile, osserva, che il voto del Parlamento europeo venisse sminuito o letto alla ricerca di criticità. Secondo Beccari, non si può isolare qualche voto contrario francese o olandese senza considerare che negli stessi Paesi altri parlamentari, appartenenti a famiglie politiche diverse, hanno votato sì. Beccari ricorda che ora il dossier prosegue in sede di Consiglio, con i lavori del gruppo EFTA in chiusura e il passaggio al Coreper che potrebbe aprire finalmente il capitolo delle tempistiche per la firma. Sottolinea che i tempi europei non dipendono solo da San Marino e che lo sforzo diplomatico è intenso: missione, ambasciate e canali politici stanno lavorando per spiegare l’urgenza e l’importanza strategica dell’intesa.
Di seguito un estratto dei lavori
Comma 1 – Comunicazioni
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Procedo alla lettura della relazione della Commissione di Vigilanza, in ottemperanza al combinato disposto dell’articolo 7, comma 3, della Legge 211/2014 e dell’articolo 2 del Regolamento della Commissione medesima del 30 luglio 2015, al Consiglio Grande e Generale sulle attività ad essa demandate con riferimento alla definizione e regolamentazione degli spazi radiofonici e televisivi in occasione della campagna di presentazione per le elezioni dei Capitani di Castello e delle Giunte di Castello svoltesi il 23 novembre 2025. La regolamentazione per l’accesso agli spazi è stata disciplinata ai sensi dell’articolo 7, comma 3, della Legge 211/2014, del Regolamento della Commissione di Vigilanza e in attuazione dell’articolo 6 del Decreto Delegato 186/2020. Alla prima riunione convocata in data 10 ottobre 2025, per un confronto preliminare sull’organizzazione delle trasmissioni radiofoniche e televisive in occasione della campagna elettorale, hanno partecipato i rappresentanti di San Marino RTV e della Segreteria di Stato per gli Affari Interni e i Rapporti con le Giunte di Castello. San Marino RTV ha presentato e illustrato la propria proposta di piano di comunicazione, successivamente esaminata e approvata dalla Commissione. La proposta prevedeva la realizzazione di due tribune elettorali per ciascun Castello, con due repliche da trasmettersi in quattro fasce di messa in onda, sia in televisione sia sul canale radiofonico. Per i Castelli con una sola lista è stato previsto un format della durata di sei minuti, comprendente la presentazione della lista, la scheda informativa sul Castello e il confronto; per i Castelli con due liste è stato previsto un format della durata di dieci minuti, comprendente la presentazione delle due liste, la scheda informativa sul Castello e i due confronti. In aggiunta alle tribune, San Marino RTV ha programmato l’abituale trasmissione televisiva serale di approfondimento nell’ultima giornata della campagna elettorale, nonché la diretta serale per seguire lo spoglio dei voti a conclusione della tornata elettorale di domenica 23 novembre. È stato inoltre previsto l’appello al voto di tutti i Castelli al termine della trasmissione di approfondimento di venerdì 21 novembre. L’emittente ha annunciato la realizzazione dello spot “Come si vota” e ha precisato che tutte le trasmissioni, una volta andate in onda, sarebbero state pubblicate sul portale web. Nel corso della riunione è stato sollecitato, da più parti, l’impegno a promuovere iniziative comunicative volte a incentivare la partecipazione al voto e contrastare il fenomeno dell’astensionismo, onde scongiurare il mancato raggiungimento del quorum, in particolare nei Castelli con un’unica lista. Tale posizione è stata ribadita nella successiva riunione convocata in attuazione dell’articolo 6 del Decreto Delegato 186/2020 tra la Commissione di Vigilanza, i capilista e la Segreteria di Stato per gli Affari Interni e i Rapporti con le Giunte di Castello. In quella sede il Segretario di Stato ha confermato l’intenzione di avviare un’attività informativa di sensibilizzazione sull’importanza di recarsi al voto. I rappresentanti della redazione e della produzione di San Marino RTV hanno illustrato ai capilista il piano di comunicazione già visionato e accolto dalla Commissione, che è stato quindi definitivamente approvato. Sono stati illustrati gli aspetti tecnico-organizzativi relativi alle registrazioni delle tribune elettorali, precisando che ogni decisione circa la partecipazione dei candidati e la suddivisione del tempo totale a disposizione è rimessa alla discrezione delle singole liste. Anche per quanto riguarda l’appello al voto, l’indicazione del partecipante è rimessa alla rispettiva lista, sebbene solitamente vi prenda parte il capolista. I capilista sono stati invitati alla massima puntualità alle registrazioni e ad attenersi al dress code già formalizzato, con abbigliamento sobrio e privo di scritte, immagini, loghi o marchi visibili. Il responsabile commerciale di San Marino RTV ha illustrato l’offerta per gli spot elettorali a pagamento con pacchetti TV, radio e web alle medesime condizioni per tutte le liste. È stata accolta favorevolmente la proposta, avanzata da un membro della Commissione previa verifica di fattibilità tecnica, di affiancare al capolista, in occasione dell’appello al voto, l’intera squadra dei candidati a membro di Giunta. Si è quindi proceduto al sorteggio per definire l’ordine di messa in onda delle tribune elettorali e dell’appello al voto, il cui esito è allegato alla relazione. La settimana precedente alla chiusura della campagna è pervenuta da San Marino RTV la richiesta di anticipare o posticipare l’orario di messa in onda di alcune repliche radiofoniche, in ragione della concomitante diffusione dei lavori del Consiglio Grande e Generale sulle frequenze di Radio San Marino Classic. La Commissione, tenuto conto delle cause di forza maggiore, ha accolto la richiesta invitando l’emittente a informare tempestivamente le liste e a darne massima diffusione alla cittadinanza. A conclusione della tornata elettorale del 23 novembre 2025, la Commissione si è riunita il 29 gennaio 2026 per una valutazione generale dell’andamento della campagna elettorale e per concordare la stesura della presente relazione. La Commissione ha valutato positivamente le trasmissioni elettorali, esprimendo soddisfazione per il regolare svolgimento delle stesse. Ritiene tuttavia opportuno avanzare alcuni suggerimenti al fine di rendere più interessante l’ascolto delle trasmissioni, contrastare l’astensionismo e fornire maggiori informazioni sull’importanza del ruolo e delle attività delle Giunte di Castello, suggerendo maggiore visibilità alle liste con più spazi di confronto, una pianificazione dettagliata e uniforme delle registrazioni condivisa preventivamente con la Commissione, la presenza fisica di tutti i candidati alle trasmissioni e la previsione di momenti di confronto o dibattito tra Castelli. La Commissione rinnova infine l’apprezzamento per il servizio offerto da San Marino RTV e per l’impegno, la disponibilità e la professionalità dei suoi giornalisti.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Intervengo per presentare, ai sensi del comma 5 dell’articolo 8 del Decreto Delegato 31 ottobre 2024 n. 164, la relazione relativa all’operatività del Tavolo per il contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Fin dal mio insediamento, la Segreteria di Stato, in stretta collaborazione con il Dipartimento Istruzione e Cultura, ha individuato in questo ambito una priorità di intervento, nella consapevolezza che il contrasto al bullismo e al cyberbullismo non possa essere affrontato in modo settoriale o frammentato, ma richieda un lavoro di sistema che coinvolga in modo coordinato tutte le componenti del tessuto sociale della Repubblica: scuola, famiglia, istituzioni, mondo sportivo e realtà educative del territorio. Solo attraverso un’azione condivisa è possibile ottenere risultati concreti e duraturi. A poco più di un anno dall’entrata in vigore della normativa, il Tavolo istituito dal Decreto Delegato ha avviato un percorso di lavoro strutturato. Per ragioni di praticità e coerenza operativa, si è ritenuto opportuno far coincidere, per questo primo anno, la relazione del Segretario di Stato con il Piano di azione integrato previsto dalla legge, così da offrire al Consiglio Grande e Generale una visione unitaria delle attività svolte e delle linee di intervento individuate. Un passaggio particolarmente rilevante è rappresentato dall’adozione del Protocollo per il contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo, approvato con delibera n. 26 del 16 settembre 2025. Si tratta di uno strumento operativo messo a disposizione delle scuole sammarinesi per fornire criteri chiari e condivisi nella definizione dei casi, nella raccolta delle informazioni, nell’individuazione dei soggetti da coinvolgere e nell’attivazione delle procedure previste. Il Protocollo intende offrire un supporto concreto a chi opera quotidianamente a stretto contatto con bambini e ragazzi e rappresenta un reale sostegno per gli insegnanti, impegnati non solo nell’attività didattica ma anche in un fondamentale ruolo educativo e di supporto morale. L’obiettivo principale del Tavolo, in questo primo anno, è stato la redazione di un Piano di azione integrato che, in conformità all’articolo 8 del Decreto Delegato, definisse linee di intervento e indirizzo per le azioni da mettere in campo. Si è scelto, in questa fase iniziale, di mettere a sistema quanto già realizzato negli ultimi anni dai diversi attori del contesto sammarinese, così da comprendere su quali ambiti e fasce di età si sia maggiormente investito e orientare con maggiore consapevolezza le future scelte, individuando eventuali criticità o necessità di rafforzamento degli interventi. Un ruolo centrale è stato riservato alla formazione del personale scolastico. Sono stati organizzati momenti formativi specifici rivolti agli insegnanti, tra cui quelli realizzati con la professoressa Antonella Brighi, che nel corso di una due giorni a San Marino ha incontrato i docenti che hanno assunto il ruolo di referenti antibullismo nei diversi plessi scolastici. Successivamente, in un momento pubblico aperto alla popolazione e agli altri insegnanti, sono stati presentati i dati e le riflessioni contenuti nel volume “Adolescenti tra mondo digitale, scuola e futuro”, curato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino. Come previsto dalla legge, la Segreteria di Stato ha inoltre promosso iniziative di comunicazione e sensibilizzazione rivolte alle famiglie. In particolare è stata organizzata una serata pubblica, molto partecipata, con l’intervento della dottoressa Stefania Andreoli, che ha rappresentato un’importante occasione di confronto, offrendo un quadro di riferimento chiaro e strumenti concreti per sostenere i genitori nel loro ruolo educativo in un contesto sociale e digitale sempre più complesso. Si tratta del primo di una serie di appuntamenti che si intendono proseguire per accrescere la consapevolezza diffusa rispetto alle tematiche del disagio. In conclusione, il lavoro svolto rappresenta un punto di partenza. La volontà è quella di estendere progressivamente l’applicazione del Protocollo, nato per il contesto scolastico, anche ad altri ambiti frequentati dai giovani, a partire da quello sportivo, e di ampliare l’azione del Piano verso una visione più complessiva del disagio giovanile, di cui bullismo e cyberbullismo costituiscono solo una delle molteplici manifestazioni. In questa prospettiva verranno strutturate buone pratiche condivisibili tra gli attori del sistema e rafforzate le attività di comunicazione e informazione rivolte alle famiglie, secondo una logica di continuità, integrazione e responsabilità.
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Relazione annuale sulle attività svolte e sulle criticità relative al Corpo di Polizia Civile, settore indagine e controllo delle attività economiche, ai sensi dell’articolo 12, comma 5, del Decreto Delegato n. 49 del 2023. Premetto che, se il Consiglio Grande e Generale non mi chiederà diversamente, ometterei la lettura integrale della relazione, che è stata inviata via email a tutti i Consiglieri. Abbiamo scelto di trasmetterla in questa modalità prima di procedere alla pubblicazione, con l’intenzione di renderla pubblica successivamente alla trattazione in Aula, salvo diversa indicazione, in quanto ritengo possano essere presenti alcuni dati sensibili che richiedono una valutazione attenta. La relazione, come sempre molto esaustiva, rileva l’attività svolta e al tempo stesso ci aiuta a focalizzare l’azione politica e amministrativa su alcuni temi. Mi compiaccio innanzitutto che l’arretrato con gli uffici amministrativi, segnalato in precedenti relazioni, risulti ora completamente smaltito. Ciò anche grazie all’impegno del Governo nel garantire la piena dotazione organica alle nostre forze di polizia, affinché possano svolgere al meglio la loro attività senza carenze di personale. Su questo manterremo alta l’attenzione, affinché gli organici siano sempre pienamente operativi. La relazione affronta poi diversi ambiti. Mi limito a segnalare alcune criticità rilevanti, ma prima desidero evidenziare un aspetto positivo, rappresentato dal dialogo con altri uffici e istituzioni. Viene richiamato il confronto e le audizioni svolte con la Commissione per il contrasto ai fenomeni mafiosi, e si ricorda come molte operazioni sospette o non corrette risultino collegate a un’area geografica italiana caratterizzata da una significativa presenza di organizzazioni malavitose radicate. Gli ambiti di collaborazione sono molteplici: dalla cooperazione con l’Autorità sanitaria, sempre estremamente positiva, fino ai temi del commercio online, che la relazione individua come settore sensibile, insieme al comparto beverage e al commercio di beni mobili registrati. Vengono inoltre richiamate le attività di indagine svolte anche in collaborazione con la vicina Repubblica Italiana, con la quale il rapporto operativo è stato attivo e costante. La relazione non trascura il settore della cosmetica e degli integratori alimentari che, pur non evidenziando numeri particolarmente significativi, viene considerato meritevole di attenzione, anche alla luce di precedenti rilevanti registrati negli anni scorsi e per le implicazioni connesse alla tutela della salute dei consumatori. In conclusione, il documento propone una serie di indicazioni costruttive per implementare l’operato dell’ufficio, intervenendo anche sul tema delle sanzioni e proponendo specifiche modalità sanzionatorie in caso di non corretto utilizzo dei documenti di trasporto, oltre ad altre iniziative che rimetto al dibattito e alla sensibilità dell’Aula. L’obiettivo, insieme ai colleghi con deleghe ai temi economici, è quello di mettere la nostra Polizia Civile e gli uffici nelle migliori condizioni per svolgere attività di accertamento, indagine e monitoraggio dei fenomeni distorsivi, soprattutto nei rapporti bilaterali con la vicina Italia, ma anche con riferimento alla tutela della salute e della sicurezza dei cittadini. In particolare, il tema della sicurezza informatica e delle frodi informatiche è in costante crescita e coinvolge un numero sempre maggiore di cittadini, e su questo fronte l’ufficio e la Polizia Civile mantengono un’attenzione costante, come la relazione stessa evidenzia.
Guerrino Zanotti (Libera): Colgo l’occasione della relazione illustrata dal Segretario Belluzzi con riferimento al Servizio Indagine e Controllo delle Attività Economiche, per esprimere una valutazione diversa circa l’opportunità di pubblicare i dati rilevati. Ritengo infatti che tali dati non contengano elementi coperti da segreto o relativi a indagini particolari e che, al contrario, sia giusto rendere pubblica la realtà che emerge dalla relazione, purtroppo non del tutto positiva. La relazione documenta come, in particolare nei settori delle bevande, degli integratori alimentari, della cosmetica, dei prodotti per fumatori e dell’e-commerce, continuino a proliferare operazioni commerciali quantomeno grigie. Si tratta di società che nascono, operano per uno o due anni con volumi di fatturato molto elevati verso clienti italiani e poi cessano l’attività, spesso a seguito di interventi dell’Agenzia delle Entrate italiana. Nel frattempo l’IVA non viene versata, le triangolazioni si moltiplicano e San Marino viene utilizzata come piattaforma per eludere il fisco italiano. Se osservassimo questi fenomeni dalla prospettiva italiana, non ci faremmo un’opinione positiva del sistema economico sammarinese, che rischierebbe di apparire poco affidabile. Non credo sia questa l’immagine che vogliamo offrire del nostro tessuto economico. Arriviamo così al nodo politico della questione. Negli ultimi anni sono state compiute scelte precise volte ad alleggerire i controlli preventivi e semplificare le procedure per attrarre investimenti e rendere più facile fare impresa a San Marino. È una scelta condivisibile e necessaria per lo sviluppo economico del Paese. Tuttavia, nella pratica, tali misure hanno aperto le porte non solo a imprenditori seri, ma anche a chi ha trovato conveniente utilizzare San Marino per operazioni opache. Un esempio è rappresentato dal Decreto n. 50 del 2024, che ha eliminato alcuni controlli preventivi e, come evidenziato dalla relazione del SICE, ha ridotto le capacità conoscitive dirette delle forze dell’ordine sul nostro tessuto economico, determinando criticità. Spesso le verifiche intervengono nel tempo e non in modo tempestivo. Nel settore delle bevande, ad esempio, sono state costituite più società appartenenti allo stesso gruppo per aggirare i limiti di fatturato previsti, inserendo codici ATECO relativi alla logistica per condividere magazzini e personale e fatturando prodotti diversi insieme alle bevande per rendere più difficile la tracciabilità del limite di 150.000 euro per cliente. Sono stratagemmi che la relazione documenta puntualmente e che la normativa attuale fatica a intercettare. Non si chiede di tornare indietro rispetto alla semplificazione burocratica, ma di riconoscere che la sburocratizzazione e l’attrazione degli investimenti non possono avvenire a qualsiasi costo. È positivo il tavolo congiunto fortemente voluto dalla Commissione che si occupa del contrasto ai fenomeni della criminalità organizzata, perché consente coordinamento e scambio di informazioni tra uffici. Tuttavia, il tavolo da solo non basta se mancano adeguati strumenti normativi e risorse umane. Il tema è politico ma anche economico: un’economia opaca danneggia chi opera nella piena trasparenza, genera concorrenza sleale, abbassa il livello qualitativo del tessuto economico e allontana investitori seri. Un ulteriore esempio è quello del commercio online. Nei primi quattro mesi del 2025 sono state ricevute 3.440 telefonate di consumatori italiani che lamentano truffe da parte di attività di e-commerce sammarinesi. Ogni telefonata corrisponde a una persona che non ha ricevuto la merce o l’ha ricevuta non conforme. È evidente il danno reputazionale per il Paese. Le proposte indicate dalla relazione, e ribadite anche dalla Commissione anticrimine negli anni, vanno nella direzione di rafforzare i controlli preventivi nei settori più sensibili, conoscere meglio chi avvia attività in tali ambiti, prevedere sanzioni meno blande, affinché non diventino un costo facilmente assorbibile, e potenziare le risorse umane dedicate ai controlli. La credibilità di un Paese si costruisce con i fatti. Oggi i fatti ci dicono che esiste un problema che non possiamo permetterci di ignorare.
Maria Katia Savoretti (RF): Nei minuti che ho a disposizione nel comma comunicazioni vorrei riportare l’attenzione dell’Aula su due argomenti per me importanti e già oggetto di ampio dibattito, in Aula e non solo. Sto parlando da una parte di Villa Filippi, situata nel Castello di Montegiardino, e dall’altra dell’aviosuperficie di Torraccia, situata nel Castello di Domagnano. Vi chiederete cosa le accomuna. È molto semplice: non si capisce quale sia la vera intenzione del Governo, non si capisce quale sia lo scopo e il fine ultimo che si vuole raggiungere per entrambe le strutture. Non è chiaro per Villa Filippi, tantomeno per l’aviosuperficie. Le risposte arrivate dal Governo e dalla maggioranza sono state poche e, quelle poche, poco chiare, poco trasparenti, molto fumose. Risposte che lasciano il tempo che trovano e che sconfessano anche posizioni assunte in passato da qualche partito. Inizio da Villa Filippi. Ho letto i comunicati della Giunta di Castello di Montegiardino, comunicati che condivido, forse anche perché Montegiardino è il mio Castello di adozione, ma soprattutto perché esprimono un messaggio molto esplicito. Villa Filippi non è solo un patrimonio storico-monumentale del Castello di Montegiardino, ma è un patrimonio culturale dell’intera Repubblica, riconosciuto per legge. È un bene prezioso, non un immobile qualunque, un bene di grande valore sottoposto a un regime speciale di tutela che richiede verifiche preventive, pareri tecnici qualificanti e soprattutto scelte coerenti con l’interesse pubblico generale. Tutte le Giunte che si sono succedute si sono adoperate per la sua tutela. E allora mi chiedo: questi pareri tecnici qualificanti dove sono? Sono state fatte delle verifiche preventive? Forse a qualcuno sono sfuggiti, o forse a qualcuno interessato non interessa che venga salvaguardato un patrimonio storico-monumentale. In passato ci sono state proposte buone, interessanti, rispettose delle limitazioni poste a salvaguardia della struttura, ma scartate perché forse troppo scomode. Sappiamo che Villa Filippi è in pancia a Cassa di Risparmio, sappiamo che Cassa di Risparmio è partecipata dallo Stato, sappiamo che è stata avviata una procedura di vendita con un bando pubblico e sappiamo che il bando non prevede specifici vincoli di tutela o di destinazione. Questo espone il bene al rischio di utilizzi non coerenti con il suo valore storico-culturale. Il nostro ordinamento prevede strumenti di tutela per questi beni culturali e storici. Di fronte a questa poca chiarezza è normale farsi delle domande e chiedere chiarimenti. Lo ha fatto la Giunta di Castello, lo abbiamo fatto anche noi con un’interrogazione depositata il 14 gennaio. Oggi siamo al 16 febbraio, è passato più di un mese e la risposta non è arrivata. Dalla villa passo all’aviosuperficie di Torraccia. Se ne parla da anni, si è detto tanto, si è scritto tanto, ma ancora non si capisce cosa voglia fare seriamente il Governo con questa infrastruttura. Non c’è un progetto illustrato in maniera chiara, non c’è un business plan. Quello che ci avete raccontato fino a oggi sembrano soltanto delle favole. Abbiamo avuto una sentenza definitiva venerdì scorso in Commissione mista. Il Segretario Gatti ha dichiarato che il progetto sull’aviosuperficie esiste ed è approvato, ma che non vi sarà alcun prestito dall’Arabia Saudita. Il Segretario Pedini non ci sta, giustamente, perché dopo tutte le promesse e gli annunci fatti si trova sconfessato, prima sulle serate medievali dalla sua stessa maggioranza, ora sul prestito dall’Arabia Saudita che non si farà. Eppure il Segretario ha continuato a insistere che tutta la maggioranza era d’accordo ad andare avanti, che non era andato autonomamente a cercare finanziamenti per un’opera non condivisa, ma prevista dal programma di Governo. Io credo che il dilettantismo, che qualcuno ha smentito, sia invece sempre più evidente nel modo di operare del Governo e della maggioranza. Prima si parla di un prestito, poi il prestito non c’è più. Prima si parla di 600 metri, poi di 900 metri o oltre. Si pensa ad allungare la pista e non si pensa alla messa in sicurezza della zona. Direi che le idee non sono affatto chiare. La maggioranza non è più collegata su nulla, è completamente disgregata, e fa sorridere che si continui a parlare di coesione e compattezza. Non bastano slogan per tenere tutti uniti. Occorre serietà politica. E se servono condizioni politiche perché un progetto possa andare avanti, come è stato dichiarato, allora servono condizioni politiche anche perché un Governo possa andare avanti. Altrimenti significa che il Governo è arrivato al capolinea. Prima di concludere, ricordo che non è arrivata risposta all’interrogazione depositata il 14 gennaio su Villa Filippi. Restano inoltre pendenti un’interrogazione del 10 settembre 2025 sul mancato avvio dei lavori di ripristino del Parco di Murata e un’interpellanza dell’8 settembre 2025 sul progetto di riconversione dell’ex Cinema Turismo, presentata da tutti i gruppi di opposizione.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Alla luce delle notizie di questi giorni, dei vari comunicati, di quanto accaduto nelle Commissioni e dei dibattiti che ci attendono anche in questa sessione consiliare, mi sorge una riflessione sul ruolo istituzionale che ricopriamo e su ciò che possono pensare i cittadini di fronte a certi spettacoli. Le istituzioni non esistono per se stesse, non sono luoghi autoreferenziali. Esistono perché i cittadini conferiscono loro un mandato: rappresentare, decidere, mettersi in ascolto, rendere conto. Quel mandato popolare non è una delega in bianco, non è un premio per gestire lo Stato come cosa propria, come talvolta si è visto anche sui social da parte di qualche Segretario di Stato; è una responsabilità, è un contratto morale e politico tra chi governa e chi è governato. Quando le istituzioni tardano, rinviano o si concentrano su dinamiche interne, quel mandato si indebolisce. Il ruolo delle istituzioni di Governo non è gestire l’equilibrio interno tra le forze di maggioranza, non è fare strategia di consenso o incastri in vista delle prossime elezioni. È assumersi responsabilità. Ed è nella concretezza delle decisioni, nella trasparenza delle informazioni, nella serietà delle persone che governano, nella coerenza delle visioni che si misura l’altezza del mandato ricevuto e il rispetto verso chi vi ha votato. Molti cittadini ritengono che sotto tanti punti di vista non si stia dimostrando di essere all’altezza della fiducia concessa. Di fronte ad accordi di Governo presi da tempo, ci si aspettava almeno unità di intenti. Invece assistiamo quotidianamente a litigi e posizioni contrapposte. È accaduto in Commissione Esteri-Finanze congiunta, con il “commissariamento”, fra virgolette, del Segretario Pedini sull’aviosuperficie; è accaduto con scambi infuocati di comunicati su temi come il trenino o le serate medievali tra parti del Governo e della maggioranza. Per fortuna la Commissione Giustizia è riservata, ma anche lì non sono mancati contrasti. I cittadini si aspettavano che rispetto a un programma presentato con patti chiari vi fosse almeno la volontà di agire per la credibilità e lo sviluppo del Paese. La vicenda del trenino dimostra il contrario. Spendere oltre 500 mila euro per allungare di 140 metri una tratta ferroviaria e presentarla come grande opera non è una scelta coraggiosa. Se l’obiettivo iniziale era ripristinare la tratta Borgo Maggiore-Città, un progetto infrastrutturale più complesso e strutturale, allora 140 metri rischiano di essere un contentino che costa molto alle tasche di tutti. La logica sembra sempre la stessa: impedire anche agli alleati di realizzare progetti strutturali, svuotare di contenuto le proposte, frenare anziché rilanciare. È una politica al ribasso che non alza il livello della competizione con idee e proposte, ma lo abbassa. Questo è irresponsabile. Non si riconoscono le occasioni perse, i ritardi accumulati, i danni economici e reputazionali subiti. La Repubblica compete già in contesti internazionali e lo farà ancora di più con l’ingresso nel mercato unico europeo. In quei contesti contano rapidità decisionale, capacità innovativa, visione strategica. Siete convinti di averle? Siete convinti che raccontare di essere stati bravi a ottenere oggi un risultato che si poteva ottenere dieci, cinque o tre anni fa vi renda credibili? Oggi pomeriggio discuteremo anche dell’“affare dei bulgari”, chiamiamolo così, e anche lì emerge un problema non solo di nemici esterni, ma di logiche interne opache. Chiudo con una richiesta formale. Chiedo la convocazione della Commissione 1. Non è un attacco al Presidente, che so operarsi sempre per la massima condivisione, ma un appello. Ci sono molti temi su cui la Commissione deve confrontarsi. Il tema della scuola, ad esempio: abbiamo letto del prolungamento degli anni del liceo, una scelta che riteniamo condivisibile. Ma la Commissione deve potersi esprimere. Ci sono progetti di legge giacenti, questioni su cui la Repubblica deve interrogarsi. Penso al disagio giovanile: come Domani Motus Liberi abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare perché anche San Marino vive una situazione allarmante che non può essere sottovalutata. Vogliamo capire quali azioni il Governo intenda mettere in campo in termini di prevenzione, supporto alle famiglie, creazione di spazi di aggregazione culturali e sportivi. Così come ritengo opportuno un confronto sulla possibilità di vietare anche a San Marino, come stanno facendo altri Paesi, l’utilizzo dei social ai minori di 16 anni. Non è una posizione contro la tecnologia, ma il riconoscimento che le piattaforme social non sono ambienti neutri e sani. Come legislatori abbiamo il dovere di intervenire quando il mercato non protegge i più vulnerabili. Molti ragazzi tra i 12 e i 14 anni non hanno strumenti adeguati per difendersi in un ambiente digitale aggressivo. Valutare il divieto dell’uso dei social ai minori di 16 anni non è un atto punitivo, ma una misura di protezione. Mi auguro che questo Parlamento abbia la maturità per affrontare con serietà anche questi temi.
Matteo Zeppa (Rete): È sempre opportuno rendere merito all’attività delle forze di polizia, svolta in maniera congiunta o autonoma, attraverso l’analisi dei loro report annuali. Questi documenti rappresentano uno spaccato che, con numeri ed esempi alla mano, traccia il solco di un lavoro molte volte, forse troppe volte, sommerso. Un lavoro che i nostri Corpi, anche attraverso la collaborazione con gli apparati statali competenti, svolgono quotidianamente. Proprio nella relazione annuale 2025 del Settore Indagine e Controllo delle Attività Economiche della Polizia Civile, recentemente inviata a tutti i Consiglieri, troviamo conferma dell’ennesimo grido d’allarme. Un allarme su problematiche endemiche e sistemiche che pongono l’attenzione alla politica, la quale, salvo rarissimi casi, sceglie colpevolmente di restare sorda e silente. Facciamo finta di non vedere distorsioni colossali in settori merceologici sensibili che vengono segnalati da anni. La relazione fornisce esempi impietosi sullo stato in cui le nostre forze dell’ordine e, più in generale, chi opera nel sistema dei controlli, sono costrette a lavorare. Si parla spesso di fare squadra, di fare sistema. Ma evidentemente a pochi soggetti è concesso il diritto di pugnalarlo, quel sistema, godendo di una libertà di azione che ben poco ha a che fare con le regole democratiche di un Paese. Sarebbe necessario mettere chi opera nei controlli nelle condizioni di lavorare al meglio, con strumenti normativi chiari, appropriati, di immediato monitoraggio, uniti alla certezza della pena. Eppure, di fronte a segnalazioni reiterate da anni, il peso di questi report viene ridotto a carta straccia, destinata a prendere polvere in un cassetto. Dovremmo avere l’onestà intellettuale di ammettere che il Paese reale è esattamente quello che percepiamo da tempo: un Paese dove certi soggetti possono permettersi di entrare in una banca e restarci per giorni, spadroneggiando impuniti. Siamo un Paese senza più anticorpi, e quei pochi che abbiamo vengono depotenziati attraverso iperburocrazia, lentezze, veti incomprensibili. Andrebbe interrotta la narrazione delle “cicale” che cantano le novelle di un Paese perfetto, un’immagine che esportiamo fuori dai confini ma che non corrisponde alla realtà. La miserevole condizione in cui versa chi contrasta le attività illecite è attestata proprio da queste relazioni e dalle audizioni nelle Commissioni. Il quadro che emerge non dovrebbe farci dormire tranquilli. Al contrario, è estremamente preoccupante. Fuori dai nostri confini hanno imparato che qui è possibile delinquere e, soprattutto, farla franca. Di fronte a reiterate sollecitazioni di modifica delle norme – leggi monche, incomplete, vetuste o addirittura pericolose – si continua a non intervenire. Si pensi alla normativa sulle sandbox, quasi interamente regolamentata da Segretari di Stato che emanano decreti attuativi e regolamenti. Chi ha intenzioni fraudolente studia benissimo il nostro sistema. È imbarazzante constatare che ancora non lo si sia compreso. Lo dice chiaramente la relazione: sanno perfettamente di poter venire a San Marino, aprire un’attività e operare nell’ombra con un rischio d’impresa prossimo allo zero, generando concorrenza sleale verso chi fa impresa vera e seria. Un esempio emblematico è l’impianto sanzionatorio: per irregolarità viene applicato sistematicamente il minimo edittale di 200 euro che, con oblazione volontaria, si riduce a 100 euro. Cento euro. Per chi movimenta centinaia di migliaia di euro in frodi carosello, 100 euro non sono una sanzione, sono una mancia, un costo di gestione. Oggi scopriamo chi entra nel nostro tessuto economico solo al primo accesso in sede, perdendo ogni controllo preventivo. Il settore maggiormente a rischio è quello dell’e-commerce e della vendita a distanza. Nei primi quattro mesi del 2025 la Polizia ha ricevuto 3.440 telefonate da consumatori italiani truffati. Ci sono soggetti che affittano 20 metri quadrati, utilizzano nomi di aziende, vendono in dropshipping – cioè propongono prodotti che non possiedono fisicamente, demandando a fornitori terzi spedizione e gestione – e poi si rendono irreperibili per resi e reclami. Il danno reputazionale per San Marino è enorme. Il risultato pratico? Un funzionario ha trascorso quasi il 40% del suo tempo lavorativo al telefono a raccogliere lamentele anziché indagare. Nel settore delle bevande, società di recente costituzione frammentano acquisti sotto i 5.000 euro per eludere il visto merci, spedendo a società italiane “apri e chiudi” che non versano l’IVA. E la relazione segnala la concentrazione delle vendite in aree italiane dove risultano radicate organizzazioni malavitose. Verrebbe da dire che, con leggi monche e strumenti di prevenzione insufficienti, stiamo fornendo sponde logistiche alle mafie. La Procura Europea, con l’indagine Vortex, ha appena scoperchiato una frode carosello da 100 milioni di euro legata ad auto di lusso con coinvolgimento di società fittizie sammarinesi. Il SICE segnala inoltre l’assenza di un protocollo operativo con il competente organo sammarinese per la collaborazione fiscale con l’Italia, dichiarando di non avere riscontri circa eventuali attivazioni su segnalazioni inoltrate dal nucleo antifrode. Questo è il quadro consegnato al Consiglio Grande e Generale. Un quadro devastante. E non tocca altri settori di cui ho già fatto cenno, come la compravendita dell’oro o di opere d’arte. Se si vuole davvero fare squadra, allora bisogna mettere chi indaga nelle condizioni di indagare.
Sara Conti (RF): Parlerò di un tema che probabilmente per chi è membro della Commissione Esteri potrà risultare ridondante, perché immagino sia già stato oggetto di confronto, ma non facendo parte di quella Commissione desideravo comunque esprimere una riflessione sul voto espresso la scorsa settimana dal Parlamento europeo sull’Accordo di associazione tra San Marino, Andorra e l’Unione Europea. È stato un passaggio politico di grande rilievo, non un atto meramente tecnico, ma un segnale chiaro: l’Europa considera i nostri Paesi interlocutori credibili, pronti ad assumersi diritti e doveri del mercato interno. Quel voto rappresenta un punto di arrivo, ma soprattutto un punto di partenza, perché ora si apre la fase più delicata, quella che deve condurci alla firma e alla piena attuazione dell’Accordo. Ed è qui che si misurerà la nostra serietà istituzionale. I dossier centrali sono due. Da un lato il capitolo bancario-finanziario, con la questione del clarifying addendum in materia di vigilanza e rapporti con le autorità europee; dall’altro il recepimento dell’acquis comunitario, con tutto ciò che comporta per la nostra amministrazione pubblica. Parto dal primo punto. La materia bancaria e finanziaria è il nodo gordiano del percorso. È su questo terreno che si gioca una parte essenziale della nostra credibilità internazionale. Nei mesi scorsi abbiamo ascoltato annunci sull’intenzione di lavorare al clarifying addendum che dovrebbe chiarire definitivamente il quadro della vigilanza e dei rapporti finanziari tra le nostre autorità e quelle europee. Parliamo ormai di quasi un anno fa, quando il Segretario Gatti annunciò la necessità di questo addendum. Oggi ci chiediamo a che punto siamo. Sono state avviate interlocuzioni con la Repubblica Italiana? Sono in corso? Quali passi concreti sono stati compiuti? Dimostrare in modo tangibile la volontà di chiarire questo punto è fondamentale. Ci aspettiamo una fase intensa e strutturata di negoziazione con l’Italia. È con l’Italia che dobbiamo costruire un’intesa solida sull’addendum ed è con l’Italia che dobbiamo assicurarci un sostegno convinto nei consessi europei. La nostra Banca Centrale sta lavorando in maniera coordinata con Banca d’Italia? È in corso un confronto tecnico costante? Dal 2008 abbiamo compiuto un lavoro enorme per uscire dalla black list, ricostruire credibilità internazionale e riallineare il sistema agli standard europei. Non possiamo sottovalutare nemmeno i rilievi contenuti nelle relazioni delle forze di polizia circa l’utilizzo di San Marino per triangolazioni illecite o frodi IVA. Sappiamo inoltre che in sede europea non tutti osservano il nostro percorso con lo stesso entusiasmo. È noto che Paesi come la Bulgaria, ma non solo, potrebbero sollevare obiezioni in presenza di elementi di incertezza. In una fase così delicata ogni segnale viene amplificato. È necessario distinguere i piani: quello giuridico, che seguirà il suo corso nel rispetto delle garanzie, e quello politico e diplomatico, che il Governo non deve perdere di vista. Ora dobbiamo rafforzare l’alleanza strategica con l’Italia e il dialogo con le istituzioni europee. Dobbiamo dimostrare che San Marino non arretra sul terreno della trasparenza, ma accelera, affrontando eventuali criticità con maturità istituzionale. Il silenzio in questa fase non aiuta. Serve iniziativa politica sul dossier finanziario, serve diplomazia attiva, serve una strategia chiara per evitare che ogni singolo caso diventi un alibi per rallentare l’Accordo. Saremo critici ma disponibili a collaborare, come sempre abbiamo fatto sull’Accordo di associazione. Il secondo dossier riguarda il recepimento dell’acquis comunitario. Dopo il passaggio in Consiglio della relazione del Segretario per gli Affari Interni sono partiti i primi corsi di formazione per i funzionari pubblici. È un inizio positivo, ma non sufficiente. Il recepimento dell’acquis è un processo strutturale che coinvolgerà settori centrali del nostro ordinamento. Per un Paese di 34.000 abitanti, con un’amministrazione necessariamente contenuta, è una sfida enorme. Non possiamo limitarci a interventi episodici. Serve una struttura stabile di coordinamento, una mappatura puntuale delle direttive da recepire, un cronoprogramma chiaro e risorse adeguate. Serve un investimento serio nella formazione e nel rafforzamento delle competenze interne. Se vogliamo essere credibili agli occhi dell’Europa dobbiamo dimostrare che non ci limitiamo a firmare un Accordo, ma che siamo pronti a implementarlo con rigore. Il voto del Parlamento europeo ci ha aperto una porta. Attraversarla richiede determinazione, chiarezza e responsabilità. Per questo chiediamo al Governo più trasparenza sul dossier finanziario, più iniziativa nel rapporto con l’Italia e più visione nell’organizzazione del recepimento dell’acquis.
Gerardo Giovagnoli (PSD): Il voto espresso la scorsa settimana dal Parlamento europeo sulla relazione interlocutoria relativa all’Accordo di associazione con San Marino e Andorra è un fatto di grande rilievo, un fatto storico. Non capita spesso che il Parlamento europeo si occupi dei piccoli Stati e, in particolare, del nostro Paese. È la seconda volta dopo il 2019, quando vi fu la relazione dell’onorevole López Aguilar, anch’essa di incoraggiamento e di stima rispetto al percorso allora in corso, soprattutto per la conclusione del negoziato. Oggi però il negoziato è concluso e quanto scritto nella relazione assume un peso diverso. Il voto è stato ampiamente positivo: 552 favorevoli, 75 astenuti e solo 24 contrari. Ma più ancora dei numeri contano i contenuti. Il documento, che invito a leggere anche nella versione italiana, è articolato in sezioni molto significative: osservazioni generali sulle relazioni politiche, osservazioni sull’Accordo di associazione, accesso al mercato interno, cooperazione al di fuori delle quattro libertà, dimensione parlamentare, coinvolgimento delle parti interessate e dei cittadini. Sulle relazioni politiche vi è un passaggio che non dobbiamo ignorare: viene riconosciuta la sovrapposizione tra le scelte di politica estera di San Marino e le posizioni europee, con riferimento anche alle prese di posizione alle Nazioni Unite e rispetto alla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina. Viene apprezzato il fatto che, pur nella nostra tradizione di neutralità, non abbiamo scelto il silenzio, ma abbiamo assunto posizioni chiare. Viene inoltre raccomandato che San Marino e Andorra siano invitati alle riunioni della Comunità politica europea: anche questo è un riconoscimento politico non secondario. Nelle osservazioni generali sull’Accordo si afferma che si tratta dell’accordo più profondo mai concluso dall’Unione europea con Paesi terzi, esclusi chiaramente quelli di adesione. Viene riconosciuto che la dimensione ridotta dei nostri Stati comporta sfide specifiche e che tali peculiarità devono essere considerate. Si richiama anche la dichiarazione allegata all’articolo 8 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che costituisce la base giuridica del nostro negoziato e che riconosce la specificità dei piccoli Stati. Si afferma che la Commissione europea deve fornire sostegno istituzionale e strategico e che l’integrazione economica e la coesione tra l’Unione e il Paese associato devono essere promosse. Nel capitolo sull’accesso al mercato interno si accoglie con favore la nostra volontà di integrazione, ma si sottolinea la necessità di meccanismi comuni di sostegno e assistenza da parte degli Stati membri. È un passaggio importante, perché mette nero su bianco che l’Unione non ignora le nostre peculiarità. Naturalmente vi sono anche richiami di cautela: si afferma che San Marino e Andorra non devono costituire un elemento di disomogeneità per il mercato interno. È una cautela comprensibile, che qualsiasi Stato membro avrebbe rispetto a nuovi ingressi nel mercato. Sul capitolo bancario-finanziario le espressioni di cautela sono maggiori. Come sappiamo, quel capitolo non entrerà in vigore immediatamente con la firma e l’eventuale applicazione provvisoria dell’Accordo. Si raccomanda di operare con rigore per poter essere pienamente integrati anche in quel settore. Questo non deve essere un motivo per dilatare i tempi, ma uno stimolo ad accelerare, possibilmente in un periodo molto inferiore ai quindici anni previsti. Nella parte dedicata alla cooperazione al di fuori delle quattro libertà si segnalano ulteriori opportunità, anche in termini di accesso a fondi e programmi europei, con la possibilità per San Marino e Andorra di partecipare, ad esempio, a strumenti interregionali. Particolarmente significativa è la dimensione parlamentare. Viene istituita una Commissione parlamentare di associazione composta da parlamentari europei e da quattro rappresentanti per San Marino e quattro per Andorra. Si tratta di un riconoscimento politico importante. È vero che, in sede di Consiglio, sarà necessaria l’unanimità degli Stati membri. Tuttavia, il segnale politico espresso dal Parlamento europeo con questa ampiezza e con toni in alcuni passaggi anche encomiastici non può essere facilmente ignorato dagli Stati membri. Sarebbe curioso che il Parlamento si esprimesse con tale chiarezza e poi i Governi andassero in direzione opposta, creando una contraddizione istituzionale. Proprio su questo elemento dobbiamo fare leva: il Parlamento europeo ha detto parole chiare e positive. È un capitale politico che dobbiamo utilizzare con intelligenza e responsabilità nel prosieguo del percorso.
Antonella Mularoni (RF): Anch’io parto dall’interim report approvato la scorsa settimana dal Parlamento europeo, cioè dalla relazione interlocutoria – e sottolineo “interlocutoria” – in vista della procedura di approvazione dell’Accordo di associazione tra l’Unione Europea, Andorra e la Repubblica di San Marino. Ho letto con grande attenzione quel documento, perché queste materie mi interessano particolarmente, e come gruppo riteniamo sempre più urgente arrivare quanto prima alla firma dell’Accordo. Naturalmente prendiamo atto con soddisfazione del voto ampiamente favorevole. Tuttavia non dobbiamo sottovalutare né il voto contrario né le astensioni. C’è un’attività parlamentare che ognuno di noi, nei contesti internazionali in cui opera, dovrà continuare a portare avanti con serietà. Al di là degli aspetti positivi, nel documento vi sono paragrafi – in particolare dal 21 al 24 – che evidenziano chiaramente una diffidenza ancora presente a livello europeo rispetto alla capacità di San Marino e Andorra di essere pienamente adeguati in materia di cooperazione finanziaria e fiscale. Il fatto che la maggioranza abbia votato a favore non significa che si ritenga che San Marino sia “a posto”. Invito tutti a rileggere quei passaggi: c’è ancora molto lavoro da fare. Mi dispiace che oggi in Aula non siano presenti né il Segretario agli Esteri né il Segretario alle Finanze, come se la questione fosse secondaria. L’assenza del Segretario alle Finanze è ancora più significativa alla luce della relazione del Settore Indagine e Controllo delle Attività Economiche e delle criticità emerse. Se davvero vogliamo arrivare alla firma dell’Accordo quanto prima, dobbiamo affrontare queste carenze. Il Segretario agli Interni ha letto la relazione, ha parlato di dati riservati e l’ha distribuita solo ai Consiglieri. Se si ritiene che vi siano criticità di cui discutere in modo riservato, si convochi una seduta segreta o si individui una sede adeguata. Ma non possiamo far finta che i problemi non esistano. In passato, quando abbiamo sollevato dubbi su alcuni settori, ci è stato risposto che erano “paturnie”, che andava tutto bene e che la collaborazione con l’Italia era ottima. Oggi gli stessi organi di vigilanza segnalano criticità. Ricordo bene che, quando iniziai la mia attività a Bruxelles, la prima cosa che ci veniva contestata erano le truffe in elusione IVA. È vero che non succedono solo a San Marino, ma noi dobbiamo essere particolarmente attenti: per dimensioni, per storia, per reputazione. Essendo piccoli, con volontà politica il monitoraggio si può fare. Sulla materia bancaria e finanziaria ribadisco quanto già detto in Commissione Esteri: è necessario sapere a che punto siamo con l’addendum chiarificatore. Se il tavolo con l’Italia non si attiva, diteci perché: perché non si vuole o perché non si riesce? L’interim report è chiaro: senza una collaborazione strutturata e forte con l’Italia sul settore finanziario il percorso non si conclude positivamente. Mi fa piacere che anche all’interno della maggioranza vi siano forze che iniziano a sollevare la questione. Spero che il Governo stia lavorando e che a brevissimo arrivino risposte anche sul recepimento dell’acquis comunitario. È vero che è stata predisposta una relazione e avviata una formazione interna alla pubblica amministrazione, ma non sappiamo a che punto siamo. Se davvero si ipotizza la firma in primavera, il Parlamento deve essere pronto. I colleghi maltesi, venuti qui a dicembre, ci hanno detto chiaramente che senza una struttura adeguata non si riesce a recepire l’acquis. Noi non abbiamo ancora avviato un percorso parlamentare strutturato per esaminare i progetti di legge necessari. Non possiamo pensare di trovarci all’ultimo momento con decine di testi da approvare in pochi giorni. Siamo in ritardo e non stiamo dimostrando sufficiente determinazione. Andorra, che è nella nostra stessa situazione, ha già avviato incontri strutturati con la Spagna e lo ha comunicato pubblicamente. Non sto chiedendo nulla di straordinario, ma semplicemente che si faccia ciò che era chiaro andasse fatto da mesi. Diteci se il tavolo con l’Italia non si attiva per difficoltà oggettive o per scelta politica. Ma sappiate che, senza quell’intesa, non arriveremo alla conclusione positiva del percorso. E questo mi preoccupa profondamente, perché l’Accordo di associazione è, a mio avviso, l’unica vera prospettiva strategica per il futuro del Paese e dei nostri giovani.
Andrea Menicucci (RF): Da questa serie di temi portati all’attenzione dell’Aula, mi ricollego a un dibattito che solo poche settimane fa abbiamo affrontato: quello su informazione, disinformazione e discorsi d’odio. Lo abbiamo fatto nel solco di temi complessi – l’Accordo di associazione con l’Unione Europea, l’accoglienza dei profughi palestinesi, il comportamento di un Segretario di Stato nei confronti di una Consigliera del mio partito – e quei dibattiti hanno generato una riflessione più ampia sul nostro sistema informativo e su come esso filtra la realtà vissuta quotidianamente dai sammarinesi. Oggi siamo immersi in un flusso costante di informazioni che ci dà l’illusione di comprendere tutto. Ma la disponibilità di dati e articoli non coincide necessariamente con la consapevolezza. Anzi, spesso produce l’effetto opposto: una sorta di indigestione cognitiva. Lo si è visto anche in vicende internazionali di grande impatto mediatico, come quella legata ai file desecretati nel caso Epstein. Di fronte a migliaia di pagine di documenti, si pensa di poter finalmente comprendere tutto; poi però si scopre che è umanamente impossibile vagliare ogni elemento e ci si accontenta di frammenti. È un fenomeno globale. Ma per San Marino occorre una riflessione specifica. Non per una nostra mancanza, ma perché siamo una realtà ristretta: 61 chilometri quadrati, 30-35 mila abitanti. Ci siamo aperti al mondo, abbiamo viaggiato e studiato fuori, ma restiamo cittadini di uno Stato piccolo che, di fronte a scenari più grandi di sé, talvolta si chiude e si aggrappa alle proprie certezze. Ci spaventa l’arrivo di poche decine di persone in fuga da guerra e fame. Ci spaventa l’idea di associarci a un meccanismo sovranazionale come l’Unione Europea, pur con tutti i suoi limiti. Ci spaventa fare i conti con realtà difficili che richiedono riflessioni articolate. La paura diventa terreno fertile per la disinformazione e per l’informazione parziale, in cui i fatti vengono selezionati e tagliati per sostenere una tesi. L’informazione smette di essere un fine e diventa un mezzo. E questo modo di utilizzare l’informazione trova spesso una rappresentazione proprio nell’azione di Governo, che appare capace di alimentare narrazioni rassicuranti anziché affrontare con chiarezza le criticità. L’informazione diventa carburante per una narrazione che evita le questioni scomode, quelle difficili da giustificare davanti all’opinione pubblica. E quando il Congresso di Stato legittima questo approccio, anche altri operatori dell’informazione possono sentirsi autorizzati a orientare l’opinione pubblica, talvolta anche attraverso campagne di xenofobia, denigrazione o isolazionismo. Il luogo deputato a lamentarsi diventa allora quest’Aula. Ma se questo sistema si è affermato, è perché è stato tollerato e alimentato. Il tema più penalizzato da questa modalità di comunicazione è proprio l’Accordo di associazione con l’Unione Europea. Mentre Andorra intensifica la cooperazione finanziaria con la Spagna, da noi il dibattito pubblico si arena su paure identitarie, su radicalizzazioni, su narrazioni catastrofiche secondo cui l’Accordo distruggerebbe il Paese. A questo si aggiungono comportamenti istituzionali che, tra video con ruspe o trenini, non aiutano certo a elevare il livello del confronto. Il rischio è l’anestesia dell’opinione pubblica, l’assuefazione a un’informazione superficiale che distoglie dai temi centrali e che non stimola più la ricerca delle fonti e dell’approfondimento. Eppure io credo che i sammarinesi siano stanchi di sentirsi piccoli e siano abbastanza maturi per affrontare le questioni con serietà. Non sono altrettanto certo che il Governo dimostri la stessa maturità. Do lettura di un ordine del giorno: Il Consiglio Grande e Generale, considerato l’ampio ed approfondito dibattito sviluppatosi nella sessione consiliare di gennaio 2026 in merito al tema della disinformazione e delle gravi ripercussioni che essa può avere sul dibattito pubblico, sulla società civile, sulla convivenza democratica e sul diritto a una corretta e libera informazione; vista la nota dell’Autorità Garante per l’Informazione del 24 gennaio 2026; vista la lettera aperta di alcuni insegnanti della scuola media sammarinese del 29 gennaio 2026; impegna il Governo ad avviare rapidamente un confronto con l’Autorità Garante per l’Informazione e con la Consulta dei giornalisti al fine di individuare strumenti normativi e amministrativi idonei a contrastare la disinformazione e i discorsi di odio; impegna altresì il Governo a presentare entro tre mesi dalla votazione del presente ordine del giorno uno o più progetti di legge volti a perseguire tali obiettivi.
Gaetano Troina (D-ML): Intervengo in questo comma comunicazioni su alcuni temi già toccati da chi mi ha preceduto e su altri che desidero affrontare per primo. Parto dall’Accordo di associazione, semplicemente per rilevare due aspetti. Il primo: come hanno detto i colleghi di Repubblica Futura, in particolare la collega Antonella Mularoni, finalmente le criticità esistenti su questo tema non vengono evidenziate solo dalla nostra forza politica, ma anche da altre. Questo significa che forse non sognavamo quando sollevavamo determinate questioni. Lo avevo già segnalato nelle precedenti sessioni e lo ribadisco oggi: siamo tremendamente in ritardo nella preparazione del Paese e dell’amministrazione pubblica rispetto a questo Accordo. Ce lo stanno segnalando gli uffici da tempo e, di fatto, non si è fatto nulla di sostanziale. Forse sono stati organizzati un paio di corsi di formazione sulla storia e sul funzionamento dell’Unione Europea, ma non è questo il modo di preparare il Paese a un passaggio epocale. Continuiamo a dire che si deve firmare domani, ma nel frattempo non si sta costruendo nulla. Altro tema molto gonfiato nel dibattito pubblico è il voto del Parlamento europeo. È vero che vi è stata un’ampia maggioranza favorevole, ma occorre dare i numeri per intero: oltre 500 voti favorevoli, ma circa un centinaio tra astensioni e contrari. E quei 24 voti contrari non provengono in prevalenza dalla Bulgaria, bensì soprattutto da Francia e Paesi Bassi. È legittimo chiedersi quali perplessità abbiano espresso e quali nodi, secondo loro, restino irrisolti. Come diceva la collega Mularoni, abbiamo davvero risolto tutto con l’Italia? Ho letto anch’io l’intervista al Segretario Lazzari, nella quale si afferma che è urgente concludere l’accordo con Banca d’Italia. Se si dice che è urgente, significa che non è stato ancora fatto. Allora bisogna chiarire: si sta lavorando davvero su questo? Perché il voto finale spetterà ai ministri degli Stati membri e dobbiamo essere certi che non vi siano ancora ostacoli. Ad oggi, questa certezza non l’abbiamo. Sempre richiamando l’intervento del Segretario Lazzari, mi hanno colpito due passaggi. Il primo riguarda la coesione della maggioranza. Io questa coesione non la vedo: non la vedo nelle commissioni, nei comunicati stampa, negli interventi pubblici, né tantomeno in quest’Aula. Ho un’esperienza limitata, ma nella scorsa legislatura ho visto molte tensioni; tuttavia un livello come quello attuale non l’avevo mai visto. Il secondo passaggio riguarda l’aviosuperficie di Torraccia, per la quale si è detto che occorrono “le condizioni politiche”. Se servono condizioni politiche, significa che la convergenza non c’è. Consentitemi poi un breve richiamo a quanto detto dal collega Menicucci. Alcuni esponenti del Governo, con le loro uscite pubbliche, mettono in imbarazzo il Paese. Al di là del merito delle questioni, video istituzionali che riducono la comunicazione politica a scenette non aiutano la credibilità internazionale. Se si vuole essere presi sul serio all’estero, non è questo l’approccio. Concludo con un ultimo tema: la prima relazione sul cyberbullismo. Finalmente il tavolo di lavoro ha prodotto un documento articolato e significativo. Mi fa piacere che si sia iniziato a lavorare in modo strutturato, anche se ciò che emerge è preoccupante. La relazione evidenzia che nel nostro Paese non esistono ancora presidi sufficienti a contrastare il fenomeno. A livello scolastico vi sono differenze tra plessi: alcuni hanno adottato politiche di prevenzione, altri no. Si registra una digitalizzazione precoce dei giovani, e su questo condivido quanto affermato dalla collega Andruccioli: occorre introdurre regole per i giovanissimi nell’uso della tecnologia. Un minore esposto senza filtri ai social network o a piattaforme che diffondono contenuti violenti si espone a rischi gravissimi. Il nostro Paese non è indenne dal fenomeno.
Matteo Casali (RF): Dopo due o tre false partenze imputate alla massa di decreti ereditati dal Governo precedente, penso che sia giunto il momento di iniziare a parlare seriamente di quale modello economico stia perseguendo questo Paese e a che punto siamo arrivati. La prima cartina di tornasole, credo sia rappresentata dai primi effetti dell’applicazione della riforma IGR. È legge, è applicativa, e i primi esiti si vedono nelle tasche dei sammarinesi. Si parlava di un impatto pari a una colazione o a un abbonamento alla pay TV. Dalle reazioni dei lavoratori mi pare che non sia stato esattamente così. C’è poi l’impatto burocratico del passaggio da deduzione a detrazione, con sindacati e commercialisti costretti a informare una cittadinanza spiazzata. Il tutto mentre il caro vita continua a mordere, grande assente in ogni piano del Governo. Ma non c’è solo l’impatto sui cittadini. C’è quello sull’utilizzo dell’extragettito, i famosi 17 milioni. Ricordo le promesse: si parlava di logica del buon padre di famiglia, poi dell’ospedale, poi di infrastrutture per lo sviluppo. In realtà serviva a tamponare la spesa corrente e a rispondere alle richieste degli organismi internazionali in vista del rollover. Mi auguro che la vicenda di cui discuteremo oggi pomeriggio non vanifichi nemmeno questo sacrificio chiesto ai sammarinesi. Come sono stati usati quei soldi? 3,6 milioni per il polo della sicurezza a Valdragone, ex Forcellini Carni: un progetto che balla da dieci anni. Con lo sviluppo c’entra poco; data la vetustà, sarebbe bastata una seria programmazione di bilancio. 800.000 euro per ampliamenti ospedalieri: necessari, certo. Ma il nuovo ospedale? È diventato l’ospedale di Loch Ness: ogni tanto qualcuno lo fotografa e poi scompare nel lago. Avete intenzione di farlo o no? Con finanza di progetto? Intanto si esternalizzano servizi come la cucina. Non è questione di mangiare meglio o peggio: temo si stia costruendo il core business per una futura finanza di progetto, modello che in Italia ha dato esiti fallimentari. Ditelo ai sammarinesi. 400.000 euro per il riscaldamento della piscina dei Tavolucci: probabilmente si potevano recuperare con una gestione più oculata delle spese delle segreterie. 200.000 euro per il Cinema Turismo: abbiamo interrogazioni ferme da cinque mesi. È uno scandalo. Forse sapremmo a cosa servono quei soldi. In definitiva, la promessa di sviluppo legata all’extragettito IGR è stata tradita. Peggio: avete chiesto soldi senza avere un’idea chiara di come spenderli, raschiando il fondo del cassetto per tirare fuori interventi che con lo sviluppo hanno poco a che fare. Sull’aviosuperficie della Torraccia si chiedono solo due cose: un business plan chiaro con costi e benefici e sicurezza per chi vi abita. Le stesse richieste del comitato. Anche lì non si riesce a trovare un accordo. Il modello economico, il piano di sviluppo, è di là da venire. E non siamo solo noi “cattivi” di RF a dirlo: lo dice anche l’ANIS, con i suoi modi. L’extragettito dell’1% chiesto alle imprese non risponde alle promesse di sviluppo. Dov’è il depuratore? Mezzo milione di metri cubi d’acqua riutilizzabili a Gualdicciolo, sparito dai radar. Dov’è la sburocratizzazione nei rapporti commerciali con l’Italia? Che fine ha fatto la questione rifiuti? Sul tema energetico basta con il rinnovo periodico dei decreti per le energivore: serve un piano organico. E quest’anno scade il Piano Energetico Nazionale: sveglia, perché non possiamo approvarlo con due anni di ritardo correndo dietro al treno. Manca una visione, una direttrice, un modello di sviluppo. Noi, con i mezzi limitati di un partito di opposizione, proposte concrete le abbiamo fatte, nel programma e con emendamenti alla legge di bilancio. Alcune avranno effetti positivi, come sui centri estivi o sui capisaldi per lo sviluppo urbanistico. Il Governo, invece, non riesce a produrre un piano credibile per questo Paese.
Mirko Dolcini (D-ML): Volevo iniziare il mio intervento parlando di quello che considero uno scandalo epocale, stratosferico, quello degli Epstein Files, a cui ha fatto cenno anche il collega Menicucci. Si parla di un uomo accusato di atrocità mostruose: pedofilia, abusi su minori, e vi sono perfino indizi – che saranno accertati nelle sedi opportune – di omicidi. Ma non c’è solo l’aspetto tragico dei reati contestati. C’è anche il contesto che emerge: un mondo di relazioni, di ricatti, di intrecci tra finanza, politica, istituzioni a livello mondiale. Ci si deve chiedere come mai quei file non siano stati cancellati, ma siano rimasti lì, consultabili. Evidentemente dietro vi era una rete di potere enorme. E non si tratta di fantasie: le dimissioni e i licenziamenti che si sono susseguiti dagli Stati Uniti fino all’Unione Europea dimostrano che lo scandalo ha avuto effetti concreti. E purtroppo il caso Epstein ha avuto un suo similare in Italia, il caso del Forteto. Una cooperativa nata negli anni ’70-’80 a Firenze con l’obiettivo dichiarato di riabilitare e proteggere minori in difficoltà, e che invece si è rivelata teatro di abusi gravissimi. È attiva una commissione parlamentare d’inchiesta in Italia che sta approfondendo responsabilità e rapporti con le istituzioni. Noi a San Marino non possiamo dire di essere rimasti estranei a quella vicenda. Tra il 1985 e il 1993 bambini sammarinesi furono affidati al Forteto, e alcuni di loro, purtroppo, risultano essere stati abusati. Ne parlo perché il tema della pedofilia è tornato drammaticamente alla ribalta anche nel nostro Paese con il caso di James. È stata istituita una commissione tecnica-amministrativa, che qualcuno ha criticato perché non sarebbe una vera commissione d’inchiesta, e di cui dobbiamo ancora comprendere pienamente poteri e limiti. Scartabellando nel passato ho ritrovato un ordine del giorno del 2018, firmato da tutti i gruppi consiliari, che dava mandato di fare chiarezza sulla collaborazione tra le istituzioni sammarinesi e la comunità del Forteto. Si chiedeva di acquisire la documentazione, di effettuare una ricognizione normativa e di rafforzare l’apparato legislativo in materia di tutela dei minori. Si prevedeva che gli esiti fossero resi noti alla Quarta Commissione entro il 30 giugno 2018. Spoiler: non ci fu alcun risultato concreto. Si chiedeva inoltre di predisporre eventuali modifiche legislative per prevenire e contrastare i reati di abuso e maltrattamento e di intensificare i controlli sui luoghi dove i bambini vengono ospitati, con verifiche periodiche durante l’affido. Oggi siamo nuovamente di fronte a uno scandalo legato alla pedofilia. Non è mia intenzione mettere croci su nessuno senza che vi siano accertamenti, ma le croci non possono ricadere sui bambini. Non possiamo permettere che anche questa volta tutto cada nel vuoto. Se abbiamo una commissione d’inchiesta, dobbiamo darle forza reale. Anch’io, come il collega Troina, non posso dire di essere contento del fatto che oggi anche altri gruppi consiliari evidenzino criticità sull’Accordo di associazione. Sono soddisfatto del fatto che avevamo ragione a sollevare quei dubbi, ma questo mi rattrista più che rendermi felice. Non è possibile che un Governo e un’amministrazione non si rendano conto dell’impatto che questo Accordo avrà sul nostro Paese. Non abbiamo approfondito seriamente costi e benefici, non siamo pronti al recepimento dell’acquis, non c’è un’analisi chiara delle conseguenze. Se un accordo potenzialmente virtuoso viene affrontato senza preparazione, rischia di diventare vizioso. Noi rischiamo tanto. Non possiamo far finta di niente. E ribadisco che sarebbe necessario un referendum preventivo. Alla luce di quanto accade, anche rispetto all’operazione bulgara, è la popolazione che deve poter decidere sul proprio futuro.
Emanuele Santi (Rete): In apertura di questo comma comunicazioni voglio tornare su quanto accaduto in Commissione II e III la scorsa settimana, perché mi sembra che questa mattina in Aula si sia arrivati come se nulla fosse, mentre in quella sede si è consumata una vera e propria crisi, quantomeno tra Governo e maggioranza. Abbiamo avuto tre Segretari di Stato – Pedini, Gatti e Ciacci – che sono venuti in Commissione a parlare dell’aviosuperficie, illustrando un progetto di allungamento della pista a 900 metri e facendo riferimento anche alla possibilità di reperire le risorse tramite un prestito dall’Arabia Saudita. Al termine del dibattito, però, la maggioranza, attraverso l’intervento del presidente del Partito della Democrazia Cristiana in dichiarazione di voto, ha affermato che si sarebbero asfaltati i 600 metri, che sui 900 si sarebbe eventualmente valutato e che del prestito arabo non se ne sarebbe nemmeno parlato. È un dato politico evidente. Se il Governo porta una linea e la maggioranza ne sancisce un’altra, significa che c’è uno scollamento. E non è un dettaglio. Qui invece sembra che si voglia far finta che nulla sia accaduto. Vengo poi a un altro tema, che considero altrettanto rilevante. Il 26 gennaio 2026 la Banca Centrale ha comunicato l’avvio della procedura di amministrazione straordinaria per l’Istituto di moneta elettronica 3Rooks money, con il conseguente scioglimento degli organi amministrativi e di controllo. Evidentemente sono state riscontrate gravi irregolarità, altrimenti non si sarebbe arrivati a un provvedimento di questo tipo. Noi abbiamo fatto una semplice ricerca pubblica e abbiamo rilevato che la stessa compagine societaria, con a capo il socio fondatore Germano Arnò, era stata sanzionata nel 2021 a Malta dall’autorità di vigilanza maltese. Si parla di fatti molto gravi, con una sanzione pari a 359.000 euro. La domanda è semplice e la pongo con chiarezza: come è stato possibile che soggetti sanzionati nel 2021 per fatti di tale gravità abbiano potuto costituire una società a San Marino nel dicembre 2023 e ottenere l’autorizzazione a operare? Quelle informazioni erano pubbliche. Non stiamo parlando di elementi nascosti. Noi continuiamo a dire che vogliamo essere credibili in Europa, che abbiamo fatto passi avanti, che siamo diventati trasparenti. È vero, dei passi avanti sono stati fatti. Ma è altrettanto vero che continuano a emergere vulnerabilità. Lo dice la relazione del settore indagini e controllo delle attività economiche, lo dimostrano i casi nel beverage, nell’e-commerce, nelle auto, ora anche nelle criptovalute. Non possiamo limitarci a raccontare che va tutto bene. Se un soggetto con precedenti di quel tipo riesce a ottenere un’autorizzazione e operare per due anni prima che intervenga un’amministrazione straordinaria, significa che qualcosa nel sistema di verifica e autorizzazione non ha funzionato come avrebbe dovuto. Fuori dai nostri confini queste cose vengono osservate con attenzione. E se vogliamo davvero isolare chi utilizza San Marino per fare affari loschi, dobbiamo essere i primi a riconoscere le criticità e a intervenire con decisione, non a minimizzare. Chiederemo quindi chiarimenti nelle sedi opportune su come sia stata rilasciata quell’autorizzazione, quali controlli siano stati effettuati e quali attività abbia svolto la società nel periodo in cui ha operato nel nostro Paese. Perché se vogliamo davvero essere credibili, non possiamo permetterci di mettere la testa sotto la sabbia di fronte a fatti di questo tipo.
Nicola Renzi (RF): Questa mattina sono emersi due temi che non possiamo tacere. Il primo è la relazione del corpo di polizia citata per prima da esponenti della maggioranza. È una relazione che impone riflessioni serie e profonde, che dovranno essere fatte nelle sedi opportune, ma che non può essere minimizzata. Il secondo è quanto riferito dal consigliere Santi sulla vicenda della società di moneta elettronica. Quanto è stato raccontato è estremamente grave e, per quanto risulta, documentato. Aggiungo una domanda, che pongo come tale: i soggetti di cui si parla sono forse gli stessi maltesi che in passato si erano interessati all’acquisto di un istituto bancario? Non so se unendo i puntini emergerà un quadro più completo, ma è una domanda che credo sia legittimo porsi. Più si va avanti, più questa legislatura sembra caratterizzarsi per una sequenza continua di scandali. Non c’è tregua. Si passa da vicende interne gravissime come quelle legate alla pedofilia, a tentativi di investimenti multimilionari, a operazioni su istituti bancari, a situazioni opache che si portano dietro piani paralleli e interrogativi inquietanti. La mia preoccupazione, al di là di come finiranno queste vicende, è che tutto questo finisca per coprire le vere esigenze del Paese. Non si parla più di politica nel senso più alto del termine. Non si parla di idee, di progetti, di risposte ai bisogni concreti dei cittadini. Ci muoviamo tra annunci di opere che spesso non si fanno o che risultano inutili e una sequenza di scandali che monopolizzano il dibattito. Io credo che oggi la vera emergenza percepita dai cittadini sia la difesa del potere d’acquisto. Non c’è persona con cui si parli che non rappresenti questa realtà. Potere d’acquisto significa diritto allo studio, diritto alla casa, costi degli affitti, spesa alimentare, energia, servizi. L’inflazione, che non dipende da noi, erode sempre di più la capacità di spesa delle famiglie. I costi bancari e del credito a San Marino restano fuori media rispetto ai Paesi vicini. Gli stipendi, in particolare in alcuni settori come la pubblica amministrazione e il sistema bancario, hanno perso valore reale nel tempo. Se mettiamo insieme inflazione, costi del credito e stagnazione salariale, il quadro che emerge è quello di un Paese che ha visto ridursi progressivamente la capacità di tenuta delle famiglie. Questo è ciò che i cittadini vivono ogni giorno. E chiedono risposte. Ma questo tema è uscito dai radar del dibattito politico. Noi, dall’opposizione, abbiamo provato con alcuni emendamenti puntuali a intervenire, ma senza una strategia complessiva è difficile incidere. Avrei voluto parlare anche di opere pubbliche e di altre questioni, ma chiudo con un cenno alla disinformazione. Abbiamo presentato un ordine del giorno su questo tema perché il problema esiste. Non parlo delle opinioni, che sono legittime. Parlo di informazioni oggettivamente distorte. Durante una missione ad Andorra ho letto ricostruzioni che non corrispondevano ai fatti realmente accaduti. Questo è un problema serio, perché altera la percezione pubblica e mina la fiducia.
Segretario di Stato Matteo Ciacci: Vado anch’io su temi di attualità, anche perché tra poco entreremo nel comma dedicato alle banche e all’ordine del giorno e ci sono molti argomenti sul tavolo: l’ICEE, la legge sulla cittadinanza, la legge sulla pianificazione strategica territoriale. Per questo le considerazioni che vengono fatte rispetto a un governo che annuncia e non fa, francamente non mi trovano d’accordo e lo ribadisco con forza. Questo è un governo che produce, e produce tanto. Poi si può essere contrari alle politiche che vengono portate avanti, questo è legittimo, ma non si può dire che non si faccia nulla. L’attivismo del Congresso di Stato e della maggioranza che lo sostiene è reale. Anche sulla gestione del territorio, ogni volta che sento dire che quell’intervento è inutile, che quell’altro è inutile, penso che il miglior spot pubblicitario alla Segreteria al Territorio lo facciate voi. Perché quotidianamente, con il supporto dell’Azienda, dei cittadini, delle Giunte di Castello e della maggioranza, si stanno mettendo in campo cantieri che per anni non erano partiti, interventi che finalmente si chiudono. Potrei fare l’elenco, ma evito, perché poi sembra che qualcuno si offenda. Renzi ha citato la questione del carovita ed è vero, è innegabile. È una questione che non ha solo una dimensione interna, da Chiesanuova a Dogana, ma una dimensione più ampia, che tuttavia non possiamo ignorare. Anche su questo, però, l’attività del Congresso di Stato è proattiva. Lo è, ad esempio, con l’avvio a breve della revisione contrattuale per la pubblica amministrazione e per i salariati. Lo è con l’ICEE, che è stata portata a casa in seconda lettura grazie al lavoro del Segretario Belluzzi e di tutto il Congresso. Il punto vero del nostro Paese, spesso, non è fare le norme, ma dare loro le gambe. Le leggi vengono approvate, promulgate, e poi non sempre trovano piena attuazione. Io credo che l’ICEE possa diventare uno strumento importante di redistribuzione della ricchezza sul territorio e di revisione di contributi che oggi vengono erogati in maniera troppo indistinta. Oggi siamo chiamati a centellinare con maggiore precisione le risorse pubbliche e questo richiede anche scelte difficili, a volte impopolari. Se si interviene sugli affitti, si toccano equilibri delicati e sacche di consenso. Se si mettono mano a contributi pubblici legati alla scuola o ad altri ambiti, si entra in terreni sensibili. Ma se maggioranza e opposizione vogliono affrontare seriamente il tema del carovita, io credo che possa nascere uno stimolo importante. Apprezzo quando in quest’aula non c’è solo contrapposizione, ma anche proposte. Sarà nostro impegno lavorare a uno schema di interventi più incisivo, insieme a quelli già messi in campo, perché molto della percezione di sfiducia che oggi c’è nasce dal tema salariale e dal potere d’acquisto. La percezione dei cittadini è condizionata dagli scandali, ed è vero che fanno più rumore gli errori delle cose positive. Ma non dobbiamo farci identificare come la legislatura degli scandali. Dobbiamo essere la legislatura delle cose fatte. E le cose sono state fatte e devono continuare a essere fatte. C’è la politica della formazione che si sta rafforzando. C’è la revisione di servizi che costavano molto e non garantivano qualità adeguata. Penso, ad esempio, all’iniziativa della Segreteria con delega ai trasporti e alle finanze sulla riorganizzazione del servizio di trasporto: anche dalle piccole cose si costruisce un percorso di razionalizzazione e di efficienza. Ma è evidente che si possa e si debba fare di più. Per questo credo che possa essere utile discutere in sede di Commissione consiliare di un pacchetto di interventi sul carovita e sulla riorganizzazione della spesa pubblica, per renderla più funzionale ai servizi per il cittadino e per dare una percezione diversa a chi oggi fatica ad accedere a un mutuo per via dei tassi, a chi vive il problema degli affitti, a chi sente il peso dei salari. Fermo restando che il governo non è assente e non è fuori tema. È sul pezzo. Ma se possiamo fare di più e farlo insieme, io accolgo con favore gli spunti che arrivano dall’aula
Enrico Carattoni (RF): In questo silenzio della maggioranza, che evidentemente si sta preparando al dibattito nel comma successivo, provo anch’io a fare qualche riflessione. Il paradosso è sempre lo stesso: si dice di volere un confronto serio con l’opposizione, ma quando l’opposizione presenta proposte, queste non vengono mai considerate, salvo nei tour de force della legge di bilancio, quando per chiudere il pacchetto si è costretti a trovare compromessi. Negli altri momenti, invece, tutto si arena. Un esempio è la legge sulle incompatibilità per chi detiene cariche elettive all’estero. Presentata nel novembre 2024, esaminata in prima lettura poco dopo, oggi giace in Commissione senza essere stata riportata all’esame. È solo uno dei tanti casi. Un altro tema che dovrebbe unire tutti è quello legato agli esiti della cosiddetta indagine Varano, che ha rappresentato una criticità enorme per la Repubblica. A giugno dello scorso anno abbiamo presentato un ordine del giorno che non è mai stato neppure calendarizzato. Successivamente ne è stato presentato un altro dalla maggioranza. Ma su un tema che dovrebbe essere prioritario, cioè capire se sia stato creato un danno a un istituto di credito attraverso un’azione esterna, al di là delle dichiarazioni di disponibilità, non si è fatto nulla di concreto. Eppure parliamo di una vicenda che ha segnato uno dei più grandi impoverimenti del Paese dal 2008 in avanti. C’è poi un tema che, a mio avviso, viene volontariamente rimosso dal dibattito parlamentare: quello dell’informazione e della disinformazione. Noi lo ripetiamo da tempo. Finalmente, nel Consiglio di gennaio 2026, anche qualche consigliere di maggioranza si è accorto che un problema esiste. Il punto è semplice: in questo Paese tutti i settori sono regolamentati in maniera sempre più puntuale, dalle attività commerciali a quelle professionali. Anche l’informazione è soggetta a regole, giustamente. Ma quando qualcuno tenta di sottrarsi a quelle regole, per costruirsi uno spazio nel quale dire e fare qualsiasi cosa senza vincoli, il governo resta inerme. Nel nostro ordinamento esistono già strumenti, ad esempio il finanziamento pubblico a soggetti dell’informazione riconosciuti e regolarmente iscritti. Strumento che peraltro è stato criticato da chi ne beneficia, sostenendo che sia una legge sbagliata. Noi abbiamo sempre detto una cosa semplice: se esiste una legge dello Stato, il primo a rispettarla deve essere il Congresso di Stato. Nel Consiglio di gennaio abbiamo posto domande precise. Ci sono siti registrati all’estero che ricevono pubblicità da enti pubblici sammarinesi: Ufficio del Lavoro, Ufficio Attività Sociali e Culturali, stagione teatrale. Il Congresso di Stato ha risposto che non risultano delibere di finanziamento. Bene. Allora abbiamo chiesto: chi ha deciso quelle campagne pubblicitarie? Chi si è assunto la responsabilità? Avete avuto un mese per rispondere e non è arrivata alcuna risposta. Se compaiono banner istituzionali su siti con tariffari pubblici, è inverosimile sostenere che siano stati pubblicati gratuitamente. Qualcuno ha autorizzato, qualcuno ha pagato, qualcuno ha deciso. E il silenzio su questo punto è disarmante. Il nostro ordine del giorno è volutamente aperto, non prescrittivo, proprio per avviare un confronto serio su come garantire che le regole vengano rispettate da tutti gli operatori dell’informazione, così come accade in ogni altro settore. Su questo si inserisce anche la lettera degli insegnanti delle scuole medie del 29 gennaio, rimasta sostanzialmente senza risposta. Se si chiede alla scuola di promuovere un dibattito civile, di contrastare i discorsi d’odio e le discriminazioni, ma poi le istituzioni finanziano chi quei discorsi li diffonde, allora si mina la credibilità del sistema. Chiudo con un tema concreto, che qualcuno potrà definire populista ma che noi rivendichiamo con coerenza. Dal 2024 proponiamo l’azzeramento delle rette degli asili nido, non della refezione ma delle rette. Lo abbiamo motivato con l’aumento dei tassi di interesse, con l’aumento del costo della vita, con la necessità di sostenere la natalità. Il costo stimato è di circa 500.000 euro. Ci è stato risposto che non si può fare. Poi però si approva un intervento da 500.000 euro per l’allungamento del trenino di qualche centinaio di metri. Intervento legittimo, per carità, ma che a nostro avviso ha un impatto collettivo inferiore rispetto a un sostegno diretto alle famiglie. Se le risorse sono limitate, bisogna scegliere. E noi continueremo a sostenere che, dovendo scegliere, avremmo preferito sostenere la natalità e le famiglie che oggi faticano a reggere oneri sempre più pesanti.
William Casali (PDCS): Intervengo nel comma comunicazioni per richiamare l’aula su un dato che dovrebbe unire tutti noi, al di là delle appartenenze politiche: San Marino digitale non è più una prospettiva teorica, ma un comparto concreto, misurabile, una realtà industriale strutturata che incide sul PIL, sull’occupazione e sulla credibilità internazionale del Paese. Dal convegno “San Marino Digital Hub”, organizzato dalla Camera di Commercio, è emersa una fotografia chiara del nostro ecosistema digitale: 72 imprese digitali in senso stretto, 120 milioni di euro di fatturato aggregato nel 2024, oltre 800 addetti. In un Paese delle nostre dimensioni questi numeri non sono marginali. Rappresentano un’industria digitale nazionale, un’industria della conoscenza che produce valore senza consumare suolo, ma investendo in competenze e innovazione. Dentro questo ecosistema troviamo anche imprese ad alto contenuto tecnologico riconducibili a San Marino Innovation, che in parte coincidono e in parte si intrecciano con il cluster digitale. Oggi sono 130, con un fatturato complessivo stimato attorno ai 100 milioni di euro, oltre 300 addetti diretti e un gettito IGR dalle realtà maturate pari a circa 1,6 milioni di euro. Non parliamo di mondi separati, ma di un unico sistema che dialoga, si integra e si rafforza reciprocamente. Il digitale pesa oggi in modo strutturale su occupazione, gettito e competitività internazionale. Dal 2019 ad oggi il settore ICT ha generato 230 istanze, con una media di circa 50 all’anno. Questi numeri non nascono per caso. Sono il frutto di una visione politica che ha creduto nell’impresa, nella libertà economica, nella responsabilità e nella capacità di San Marino di competere nei settori ad alto valore aggiunto. Una visione che oggi trova conferma nei dati. Negli anni è stato costruito un quadro normativo moderno e stabile, allineato agli standard internazionali, che continua a rafforzarsi. Abbiamo scelto di offrire certezza del diritto e strumenti adeguati alle nuove tecnologie. Questo consente a San Marino di presentarsi come un sistema serio, trasparente e competitivo. Accanto alle regole ci sono le infrastrutture. La fibra è stata completata, le reti sono state aggiornate su tutto il territorio, si sta investendo nella digitalizzazione della pubblica amministrazione. C’è un tema centrale: il lavoro. Il digitale significa lavoro qualificato, lavoro per i giovani, lavoro ad alto contenuto professionale. Significa creare opportunità che non costringano i nostri ragazzi a cercare altrove le proprie prospettive. Significa attrarre competenze dall’esterno e valorizzare quelle interne. Per questo dobbiamo continuare a sostenere imprenditori, professionisti e lavoratori, ricordando che lo sviluppo tecnologico non si fonda solo sugli strumenti, ma sulle competenze, sulla professionalità e sulla consapevolezza sociale. San Marino ha scelto di competere dove la sua scala è un vantaggio: norme snelle, tempi decisionali rapidi, specializzazione e capacità di adattamento. In un mondo complesso possiamo essere più veloci, più flessibili, più determinati. La nostra dimensione non è un limite, è una forza. La scelta che abbiamo davanti è continuare con coerenza su questa strada, rafforzando regole, infrastrutture, competenze e competitività, senza rinunciare a una delle poche leve strutturali di cui disponiamo per generare crescita, lavoro qualificato e credibilità internazionale.
Segretario di Stato Federico Pedini Amati: Ho sentito un po’ di vociare in merito all’aviosuperficie. Parto da un dato molto semplice. Si è svolta una commissione congiunta con almeno trenta consiglieri presenti e tre Segretari di Stato che hanno confermato, tutti e tre, la volontà di andare in una determinata direzione. Oggi in Aula c’è metà del Congresso di Stato, cinque Segretari di Stato, che possono confermare che la volontà del Congresso di Stato di procedere con il prestito dell’Arabia Saudita per finanziare almeno una parte dell’aviosuperficie è sempre stata unitaria. Non solo in questo governo. Ci sono delibere del Congresso di Stato che vanno in questa direzione. E le delibere del Congresso di Stato non sono del Segretario al Turismo, sono del Congresso di Stato nel suo complesso. Delibere che dicono chiaramente: richiediamo un finanziamento all’Arabia Saudita a un determinato tasso di interesse, per 18 anni, per finanziare almeno una parte dell’aviosuperficie. Questo è il punto che ho fatto notare in commissione, rispetto a due affermazioni non chiarissime che sono arrivate in quel contesto non da tutta la maggioranza, ma in particolare da esponenti di Libera e della Democrazia Cristiana. Libera, nella persona del consigliere Riccardi, ha parlato di partire con i 600 metri utilizzando i 3 milioni e mezzo già stanziati. La Democrazia Cristiana, invece, nell’ordine del giorno votato da tutta la maggioranza, ha fatto riferimento ai 900 metri e alla non vincolatività del finanziamento arabo per la messa in sicurezza dell’aviosuperficie, che resta comunque una struttura strategica. Io mi auguro, e sono convinto che ci siano ancora margini per non fare figuracce con un Paese sovrano che ci ha concesso un finanziamento all’1,5% per 18 anni, con un contratto definito negli ultimi sei mesi del 2025, condiviso con il Segretario Gatti e giudicato sostenibile dall’Avvocatura dello Stato. Abbiamo già speso 4 milioni di euro per espropri negli anni precedenti. Abbiamo stanziato 3 milioni e mezzo per i 600 metri. Per arrivare a 900 metri servono 4 milioni e 900 mila euro, come indicato nella relazione del collega Ciacci, insieme alla documentazione dell’Autorità per l’Aviazione Civile e della Segreteria di Stato al Turismo. Se ipotizziamo un investimento complessivo di 10 milioni di euro e lo finanziamo al 6,5%, paghiamo 650 mila euro l’anno. In vent’anni fanno circa 12 milioni di euro di interessi. Se lo finanziamo all’1%, paghiamo circa 3 milioni di euro complessivi. La domanda è semplice: quale prestito scegliereste per le vostre famiglie o per lo Stato? Quello che ci fa pagare 12 milioni o quello che ce ne fa pagare 3? Non possiamo dire ai cittadini che scegliamo di pagare di più quando abbiamo la possibilità di pagare di meno. Non possiamo caricare debito pubblico a condizioni peggiori se esiste un’alternativa più vantaggiosa. Inoltre questo potrebbe essere un progetto pilota. Se funziona, potremmo accedere a ulteriori risorse a tassi favorevoli per altri progetti strategici. Perché perdere questa opportunità? Io accetto i punti di vista diversi, li accetto sempre. Ma non posso accettare un’impostazione che, a mio avviso, va contro l’interesse del Paese. Questo no. Volevo fare chiarezza, una volta per tutte, sul tema dell’aviosuperficie.
Segretario di Stato Luca Beccari: Vorrei partire dal discorso Europa, visto che in diversi interventi ci si è concentrati su questo tema. Devo dire che ero abbastanza certo, se non sicuro, che la votazione avvenuta la settimana scorsa al Parlamento europeo – che io reputo politicamente molto significativa e indicativa di una direzione chiara della volontà della nostra controparte di concludere l’accordo – sarebbe stata in qualche modo sminuita o letta ricercando a tutti i costi elementi di criticità. Io credo che l’esame di quel voto, posto che non siamo nella testa dei singoli parlamentari e non possiamo conoscere la loro impostazione politica, debba partire da un dato oggettivo: tutti i principali gruppi politici europei hanno votato a favore, praticamente all’unanimità. E in quei gruppi non ci sono solo italiani o tedeschi, ma francesi, olandesi, spagnoli. Ogni europarlamentare appartiene a una famiglia politica, quindi può colpire che tra i contrari ci siano stati alcuni francesi, ma guardiamo anche i francesi che hanno votato a favore nelle altre famiglie politiche prima di dare letture negative, e lo stesso vale per gli olandesi o per altri. È stato un voto importante e non scontato, perché nulla va dato per scontato. È stato importante anche perché è parte di un processo che prevede quel passaggio: senza quel voto non si andrebbe avanti. Non è “una cosetta” irrilevante, ma un tassello necessario per arrivare alla meta. Come ho detto in Commissione Affari Esteri, il percorso prosegue ora nelle discussioni interne al Consiglio. I lavori del gruppo EFTA si stanno concludendo, probabilmente a breve la palla passerà al Coreper e finalmente potremo iniziare a parlare anche di tempistiche legate alla firma. Stiamo facendo molto o stiamo facendo poco? Il processo europeo ha tempi propri, politici e amministrativi, che non dipendono da noi. Quello che posso dire è che tutte le istituzioni europee sono ben consapevoli dell’importanza, dell’urgenza e della volontà di San Marino di arrivare alla conclusione dell’accordo. Lo stesso vale per Andorra: non ci sono due velocità. Lo sforzo diplomatico è notevole. La nostra missione, i diplomatici accreditati nei Paesi europei, stanno lavorando per sensibilizzare le controparti e far comprendere quali sono per noi i nodi fondamentali e perché è così importante arrivare presto alla conclusione. È paradossale, però, che da una parte ci si lamenti perché la firma non arriva e dall’altra si dica che il governo va avanti a testa bassa incurante di tutto e di tutti su questo dossier. La realtà è che stiamo ponendo la massima attenzione su questo dossier, come è giusto che sia. Voglio fare anche un passaggio rispetto a quanto diceva il collega Pedini. La possibilità di finanziare l’aviosuperficie di Torraccia tramite il finanziamento saudita nasce nella scorsa legislatura. Come governo abbiamo preso in esame questa opportunità, con un’interlocuzione che ha coinvolto più segretari, in particolare il collega Gatti per gli aspetti tecnici, ma con un approccio sempre coeso. Abbiamo presentato un’opportunità. Politicamente si può anche valutarla come non opportuna, ma non credo sia stato sbagliato prenderla in considerazione e sottoporla all’Aula. Quello che ho sempre detto è che la questione non è chi presta. L’Arabia Saudita finanzia e opera in tutto il mondo e in tutta Europa. Non è questo il punto. Il punto è come gestiamo il nostro debito. Abbiamo fatto uno sforzo importante per diversificare il debito pubblico, andando sui mercati proprio per non dipendere da un unico prestatore. Poi è evidente che sull’aviosuperficie esistono anche discussioni che prescindono dalla modalità di finanziamento: questioni legate ai residenti, all’opinione pubblica, a una sintesi politica che deve essere trovata. Ma non si può accusare il governo di essere troppo operativo quando presenta un dossier che ritiene meritevole di attenzione e lo sottopone all’Aula per le valutazioni del caso. Se la sintesi politica si trova, bene. Se non si trova, pazienza. Concludo sull’ultimo tema: il governo non è indifferente al tema dell’inflazione, del carovita, della qualità della vita dei cittadini. I fattori sono noti: costo dell’energia, accesso al credito, stipendi. Sono temi complessi che richiedono riflessioni serie. Se però l’approccio è: abbassiamo le bollette ma non possiamo fare investimenti; interveniamo sugli stipendi ma non possiamo toccare nulla; miglioriamo il fondo pensioni ma senza affrontarne i nodi strutturali, allora è difficile fare un ragionamento organico. Rischiamo di intervenire solo con piccoli correttivi. Se invece c’è disponibilità a un confronto serio, le idee le abbiamo e le presenteremo, con l’auspicio di discuterle con ragionevolezza e buon senso.
Massimo Andrea Ugolini (PDCS): Credo sia normale che anche l’opposizione cerchi di far passare il messaggio che vi sia una differenza o una diversità di opinioni fra maggioranza e governo. Ritengo però che molto spesso si tratti di una normale dialettica politica sui temi che vengono posti dal governo all’attenzione dell’Aula consiliare. Per quanto riguarda il tema della aviosuperficie, la posizione espressa dal consigliere e presidente della Democrazia Cristiana, Alice Mina, all’interno della Commissione congiunta Esteri e Finanze di qualche giorno fa, è la posizione della Democrazia Cristiana su quel tema. L’ordine del giorno votato rappresenta quella linea. Si tratta di un’infrastruttura certamente strategica. Proprio per questo il tema della aviosuperficie di Torraccia va affrontato con prudenza ed equilibrio. È un’opera importante e va prima di tutto ripresentato un progetto completo e complessivo. Nell’ordine del giorno è stata indicata una data, giugno 2026, per avere un quadro chiaro, anche in ottica sinergica, rispetto alle eventuali opportunità di sviluppo. Ci sono requisiti che devono essere attentamente valutati, a partire dall’aspetto della sicurezza e del controllo. Occorre chiarire chi gestirà l’infrastruttura nel momento in cui lo Stato, a fronte di espropri già finanziati e di ulteriori investimenti, avrà messo in campo diversi milioni di euro. Non può più trattarsi di una gestione di carattere amatoriale. Prima di intraprendere qualunque scelta serve un confronto istituzionale e anche un confronto con la cittadinanza, perché un’opera di questo tipo va spiegata nel suo progetto complessivo in maniera compiuta a tutto il Paese. Questi sono elementi fondamentali sui quali ragionare prima di assumere qualsiasi decisione. Rispetto poi al finanziamento già richiesto in via anticipata al fondo saudita, va considerato che il progetto verrà ridimensionato. Da quanto ci risulta, la proposta inoltrata inizialmente era quella del chilometro e due. Oggi invece si parla di un intervento diverso, più contenuto. Questo comporta una revisione e un aggiornamento rispetto a quanto era stato ipotizzato in origine e anche rispetto ai 30 milioni di dollari che erano stati messi a disposizione dal fondo saudita. Di conseguenza, riteniamo che, visto il ridimensionamento del progetto e i minori stanziamenti necessari, sia opportuno farvi fronte con risorse proprie. In un’ottica di mantenimento dei rapporti con il fondo saudita, si potrà eventualmente ragionare su altre infrastrutture che il Paese riterrà strategiche e prioritarie. Ringraziamo per l’opportunità e per il lavoro di relazione svolto in questi anni, come ha ricordato anche il segretario Beccari. Tuttavia, per un’infrastruttura che verrà probabilmente ridimensionata sia dal punto di vista tecnico sia economico, riteniamo più opportuno utilizzare risorse interne e destinare eventuali finanziamenti agevolati ad altri interventi che il Paese considererà prioritari e fondamentali.
Fabio Righi (D-ML): Parto dalla relazione del Corpo di Polizia messa a disposizione dell’Aula. La prima richiesta che formulo al Governo e alla Presidenza è che un argomento di questa delicatezza e importanza non venga trattato all’interno di un comma comunicazioni, dove i temi si sovrappongono, ma venga dedicato un comma specifico, perché quella relazione merita un approfondimento serio e strutturato. Leggendo il testo, vi sono passaggi che mi lasciano perplesso, non tanto per i temi trattati quanto per alcune considerazioni che denotano, a mio avviso, una non piena consapevolezza del sistema dei controlli nel nostro Paese. Anche alcuni interventi che mi hanno preceduto mi hanno lasciato perplesso. Quando si afferma che normative adottate nella scorsa legislatura, e quindi anche sotto la mia responsabilità, avrebbero alleggerito o eliminato controlli, si dimostra di non aver letto correttamente quelle norme. Dire che il Decreto 50 del 2024 abbia reso i controlli più laschi è profondamente sbagliato. Quel decreto ha riorganizzato i controlli, spostando l’attenzione su ciò che realmente va verificato. Si continua a parlare di controlli preventivi, ma il problema che emerge non è quello del certificato penale sporco di chi investe a San Marino. Il problema è l’operatività: evasione IVA, triangolazioni, fenomeni che non si intercettano con un certificato preventivo, peraltro parziale e limitato all’ultimo comune di residenza. Si intercettano con controlli operativi efficaci. Esiste il Decreto 103 del 2023 che ha ristrutturato l’attività di controllo del settore economico all’interno dell’Ufficio Attività Economiche. Il problema è se quell’ufficio non viene dotato di personale, strumenti e risorse adeguate. In quel caso è evidente che l’attività di controllo ne risente. Nella relazione si elencano le chiamate ricevute per truffe online, fino al punto di dover interrompere le telefonate per il numero elevato. Vengo ai temi più politici. Si continua a presentare come riforme epocali interventi che sono ordinaria manutenzione. Qualcuno disse che in questo Paese le cose bisogna farle lentissimamente e piano piano. Io non mi ritrovo in questo approccio. Non c’è scritto da nessuna parte che dobbiamo sempre arrivare dopo, che dobbiamo accontentarci del “meglio di niente” o del “meglio tardi che mai”. Il digitale, per esempio. Oggi si celebra come grande novità del 2026 il San Marino Digital Hub, l’identità digitale, la firma digitale. Tutto giusto, tutto importante. Ma queste cose potevano essere fatte nel 2021. Allora si parlava di San Marino come app dell’innovazione, della sicurezza cibernetica, della competitività digitale. Quelle iniziative furono fermate o boicottate. Oggi diventano una scoperta. Anche sul regolamento eIDAS: noi lo abbiamo recepito nel novembre 2024, quando il regolamento europeo era stato emanato a maggio dello stesso anno. A novembre festeggiavamo l’introduzione di una norma che era già vecchia di sei mesi. Non riesco a condividere l’entusiasmo per una gestione di questo tipo. Noi vediamo un Paese disorientato, un Governo disorientato, una maggioranza inesistente. E non lo diciamo solo noi: lo dite voi stessi nei vostri interventi. Si proclama l’unità e poi si elencano distinguo, condizioni, riserve che dimostrano il contrario. Il caso della aviosuperficie è emblematico. Un Segretario che per sei anni ha perseguito un indirizzo dato dal Congresso di Stato, mentre qualcuno aveva già deciso che quel progetto non si sarebbe fatto. Questo metodo lo abbiamo visto su tanti altri progetti, su investimenti internazionali proposti da società strutturate e quotate: non va mai bene niente, serve sempre un approfondimento in più, una relazione in più, un documento in più. È un meccanismo politico ben oliato, utilizzato per mantenere un controllo fine a sé stesso. Il problema è che a rimetterci è il Paese: le imprese, il sistema economico, una cittadinanza che fatica sempre di più con un’inflazione che galoppa. Il Paese non è indietro per fatalità. È indietro per una gestione politica precisa.


