Opinioni

Un impegno di tutti: essere costruttori di pace nei propri ambienti

Renato di Nubila.

Anche a scuola si costruisce la Pace. È stato questo il motivo conduttore della Giornata internazionale dell’Educazione, di sabato 24 gennaio, promossa dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per richiamare l’attenzione sul valore centrale dell’Educazione/Istruzione come fondamento dello sviluppo umano, sociale ed economico: “Educare significa garantire un diritto universale, ma anche assumersi una responsabilità collettiva: quella di costruire società più giuste, pacifiche e resilienti”. Motivo che è stato ripreso dall’Unesco per sottolineare che “senza sistemi educativi equi, inclusivi e di qualità non è possibile realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030, né spezzare il circolo vizioso di povertà, esclusione e disuguaglianze che ancora oggi colpisce milioni di persone nel mondo”.

Basti solo pensare al grave fenomeno indicato dai dati ufficiali delle organizzazioni internazionali, secondo i quali siamo alle prese con “una realtà che non può essere ignorata: milioni di bambini e ragazzi restano esclusi dalla scuola e una vasta parte della popolazione adulta non possiede competenze di base come la lettura e il calcolo”. Come se non bastasse, dobbiamo fare i conti con il clima internazionale di questi giorni e la situazione geopolitica instabile che possono disorientare anche le scelte culturali e pedagogiche dell’educazione alla pace.

Perché oggi siamo ancora più convinti che la Pace si costruisce anche a scuola. Il pensiero corre subito ai gravi fatti delittuosi dei giorni scorsi nelle scuole di Roma, di Sora, La Spezia, nella costatazione di chi entra in classe armato di coltelli. o addirittura di pistole. Che grande impegno oggi si affida all’educazione! Nella costatazione che il più delle volte la scuola tradizionale non è sempre pronta a creare un clima di “pace disarmante”. Il clima esterno agli ambienti scolastici spesso riversa al loro interno i peggiori sentimenti di contrapposizione di odio, di violenza. Può confortare il fatto che le risorse di un’educazione sono molte, specialmente se riesce a coinvolgere la ragione, i sentimenti, le aspirazioni, le emozioni e i comportamenti delle nuove generazioni che, nel forte disorientamento che stanno vivendo, hanno ancora buone capacità di disponibilità e di ascolto. Bisogna crederci e non farsi condizionare dalle situazioni che si presentano. Questo è possibile se noi adulti e se gli insegnanti – che stanno vivendo momenti difficili di adattamento – riusciamo a creare a casa e in aula un clima di ascolto, di fiducia e di affiancamento. L’educazione dei nostri tempi non potrebbe più essere paternalistica e opprimente, come un tempo. Il forte senso dell’IO che sta soffocando il senso impegnativo del NOI, può trovare nell’educazione un punto di sostegno e di forza. Chi conosce bene l’ambito dell’educazione sa che questo è possibile. Le nuove generazioni vogliono sapere, anche se spesso credono già di sapere tutto, confondendo i dati dei social, con la conoscenza e questa con il sapere. È un tratto delicato della professione docente che oggi è chiamata a rivedere anche il suo stile e specialmente la sua proposta educativa. Ecco perché sempre più frequentemente si parla di Didattica interattiva, per costruire un sapere cui concorrono gli insegnanti, ma anche gli stessi alunni e la comprensione delle situazioni che si presentano. E allora diventa compito delle istituzioni la formazione continua degli insegnanti, l’aggiornamento psicopedagogico, una maggiore dimestichezza con le nuove tecnologie, con la possibilità di scambi culturali con esperienze positive ed efficaci. Ma sarebbe una grave errore pensare di “scaricare” il compito impegnativo ed esaltante dell’EDUCAZIONE solo sugli insegnanti e sulla scuola. Corre l’obbligo per la famiglia, per le istituzioni, per le organizzazioni sociali per dare voce e concretezza alla “Comunità educante” quella che meglio di ogni altro termine esprime il dovere educativo. Lo sottolinea in un suo caloroso e articolato messaggio il Segretario all’Istruzione Teodoro Lonfernini quando scrive: “In una comunità piccola e prossima come la nostra non possiamo però correre il rischio di delegare alla sola scuola il compito educativo. L’educazione è una responsabilità collettiva, un impegno che riguarda l’intera comunità. È per questo che mi piace parlare di “comunità educante”: perché la scuola è fatta da tutti noi”. La recente Giornata Internazionale dell’Educazione 2026 ha puntato ad aprire questo orizzonte, come un momento di mobilitazione generale.

Renato Di Nubila, Università di Padova