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Contante obbligatorio per legge: nuovo referendum dei CapiFamiglia

Il Comitato “I CapiFamiglia” rende noto di essere al lavoro per la predisposizione di un quesito referendario finalizzato al riconoscimento del denaro contante quale forma legale primaria di pagamento, da accettare obbligatoriamente da pubbliche amministrazioni e attività commerciali operanti sul territorio nazionale.

Nel comunicato si informa dell’“avanzamento dei lavori per la predisposizione di un quesito referendario volto a rafforzare, sul piano normativo, il principio secondo cui il denaro contante debba essere riconosciuto per legge quale forma legale di pagamento, obbligatoriamente accettata da tutte le amministrazioni pubbliche e da tutte le attività commerciali operanti sul territorio nazionale”.

La proposta, secondo quanto riportato, punta anche a garantire che “la documentazione in formato cartaceo continui ad avere piena validità giuridica e operativa nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i soggetti privati”.

Il testo in elaborazione mira a introdurre un principio fondato sulla libertà di scelta, prevedendo che “il contante sia sempre accettato come mezzo di pagamento legale; il cartaceo resti pienamente valido; il digitale sia uno strumento alternativo e facoltativo; nessuna attività commerciale sia obbligata per legge a dotarsi o utilizzare strumenti di pagamento digitale; l’uso del contante non possa costituire motivo di controllo, limitazione, segnalazione o discriminazione da parte degli istituti bancari o di altri intermediari finanziari; sia espressamente consentito per legge agli esercenti esporre cartelli o avvisi indicanti l’accettazione esclusiva del pagamento in contanti, senza che ciò comporti sanzioni, limitazioni o obblighi aggiuntivi”.

L’iniziativa viene motivata con la necessità di tutelare “i diritti fondamentali, la libertà economica e la parità di accesso ai servizi pubblici e alle attività economiche”. Nel comunicato si precisa inoltre che “la transizione tecnologica non può comportare l’imposizione di costi, vincoli o adempimenti tecnologici a carico degli esercenti, né forme indirette di sorveglianza finanziaria sui cittadini”.

Particolare attenzione è dedicata al rischio di “possibili derive in cui l’infrastruttura digitale possa assumere una funzione di controllo, condizionamento o limitazione dell’esercizio delle libertà individuali, specialmente in contesti di dissenso politico o sociale”.

La proposta referendaria viene presentata come strumento di tutela per “le persone anziane, i cittadini con difficoltà di accesso alle tecnologie, chi vive in aree con scarsa copertura digitale, chi preferisce strumenti tradizionali, chiunque voglia preservare la propria autonomia e riservatezza” e si inserisce, secondo il Comitato, in una visione volta a garantire “neutralità tecnologica dell’ordinamento, libertà di iniziativa economica, tutela della riservatezza, accessibilità universale ai servizi”.

In attesa della decisione del Collegio dei Garanti sull’ammissibilità, il Comitato comunica di essere impegnato anche nella predisposizione di ulteriori quesiti referendari relativi a diritti civili ed equilibri istituzionali.

È stato inoltre annunciato che “il 2 marzo verrà ufficialmente annunciato e avviato il percorso di raccolta firme per i quesiti sull’incompatibilità e ineleggibilità, aprendo una nuova fase dell’iniziativa referendaria del Comitato”.

Nei prossimi mesi proseguirà il lavoro di definizione tecnica dei testi e il confronto con cittadini, professionisti ed esperti del settore giuridico. Il comunicato è firmato Comitato I CapiFamiglia.