Le Olimpiadi come opera totale. L’analisi di Artribune su Milano Cortina 2026
Un articolo pubblicato da Artribune e firmato da Chiara Argenteri propone una lettura diversa delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Non solo evento sportivo, ma dispositivo culturale, macchina visiva e politica che trasforma corpi e territori.
Secondo l’analisi, Milano Cortina 2026 non è soltanto sport. È una grande costruzione simbolica che mette insieme spettacolo, infrastrutture, sostenibilità e governance. Lo sport diventa il punto di partenza, ma il centro del discorso si sposta altrove: sull’impatto culturale, sull’organizzazione del potere, sulla trasformazione della montagna in immagine globale.
L’articolo mette in dialogo le Olimpiadi con lo sguardo dell’arte contemporanea. Artisti come Alexandra Pirici rileggono il corpo non come strumento di vittoria, ma come archivio fragile e temporaneo. Le sue performance, basate su gesti minimi e ripetuti, smontano la retorica della prestazione e mostrano il corpo come luogo di memoria, non solo di risultato.
Anche Jesse Darling lavora sulla fragilità, utilizzando strutture instabili e supporti che ricordano quanto ogni corpo, anche quello allenato alla massima performance, resti vulnerabile. L’eroismo sportivo viene così messo in discussione.
Con Jill Magid il discorso si sposta sul controllo. I suoi lavori indagano i sistemi di sorveglianza e i meccanismi istituzionali che regolano i corpi e i dati. In questo senso, l’atleta olimpico appare come figura perfettamente misurata, monitorata, ottimizzata. Simon Denny, invece, analizza il linguaggio della competizione: loghi, grafica, sistemi di punteggio. La performance diventa anche un fatto di comunicazione e di ideologia.
Un altro punto centrale dell’articolo riguarda la montagna. Cortina e le Alpi non vengono lette come semplice paesaggio, ma come infrastruttura. I lavori di Lara Almarcegui aiutano a guardare la terra come materiale, come risorsa da scavare e modellare. La montagna, in questa prospettiva, è supporto tecnico per piste, strade e villaggi temporanei.
Il collettivo Alterazioni Video richiama invece il tema delle grandi opere incompiute, invitando a riflettere sull’eredità che eventi di questa portata possono lasciare. Ursula Biemann mette al centro i flussi energetici, climatici e politici che attraversano i territori, mentre Paolo Cirio sposta l’attenzione sulle responsabilità: chi decide, chi finanzia, chi trae beneficio dalle trasformazioni.
L’articolo di Artribune propone quindi una chiave di lettura che va oltre il podio. Le Olimpiadi vengono interpretate come un sistema complesso in cui spettacolo, disciplina, territorio e potere si intrecciano. Non solo gara sportiva, ma grande operazione culturale capace di ridisegnare corpi e paesaggi.


