Torraccia, in Commissione approvato Odg della maggioranza sull’aviosuperficie
Seduta congiunta della Commissione Consiliare Permanente Affari Esteri, Emigrazione ed Immigrazione, Sicurezza e Ordine Pubblico, Informazione e della Commissione Consiliare Permanente Finanze, Bilancio e Programmazione; Artigianato, Industria, Commercio; Turismo, Servizi, Trasporti e Telecomunicazioni, Lavoro e Cooperazione
Giovedì 12 febbraio 2026, mattina
Nella seduta di giovedì 12 febbraio 2026, le due Commissioni – riunite in seduta congiunta – riprendono il dibattito attorno al progetto di investimento riguardante l’aviosuperficie di Torraccia. Dopo la presentazione di due Ordini del giorno (uno della maggioranza e uno di D-ML), viene dato spazio alle repliche dei commissari.
Nicola Renzi (RF) sottolinea che nell’ordine del giorno non è scritto in modo esplicito se il prestito si farà oppure no e chiede una risposta netta, perché non si può “continuare ad andare presso altri Paesi” per trattare e poi non dare seguito. Per Renzi manca una scelta chiara e manca soprattutto un passaggio politico trasparente in Consiglio. Sulla stessa linea Emanuele Santi (Rete), che parla apertamente di assenza di una posizione condivisa. Ricorda che da anni si parla di riqualificare l’area, ma sottolinea che oggi si discute di qualcosa che, a suo dire, non è ancora definito. Chiede un progetto preciso da portare ai cittadini, mette in guardia sui costi e insiste sul fatto che prima di qualsiasi intervento serva un confronto pubblico serio. Fabio Righi (D-ML) allarga il campo e riporta il dibattito sulla trattativa con il fondo saudita. Ricorda che da sei anni esiste un’interlocuzione con un Paese sovrano e chiede alla maggioranza una risposta politica semplice: chiudere o no quell’accordo? Antonella Mularoni (RF) evidenzia una frattura evidente tra il Segretario Pedini Amati e la sua maggioranza. Ricorda le parole del Segretario e le mette a confronto con un ordine del giorno che, a suo avviso, ridimensiona l’orizzonte parlando prima di consolidamento della pista attuale. Sottolinea inoltre che non si cita esplicitamente il prestito arabo e accusa il Governo di parlare di riduzione del debito senza indicare tagli concreti alla spesa. Matteo Zeppa (Rete) sposta l’attenzione sui residenti di Torraccia, lamentando che le loro segnalazioni non siano state valorizzate nell’impianto dell’ordine del giorno. Per lui il confronto con il territorio arriva tardi e resta il nodo di chi gestisce oggi l’area e con quali regole. Gaetano Troina (D-ML) parla di mancanza di visione complessiva. Si chiede dove siano le risorse e quale sia il disegno strategico. Anche sul prestito saudita insiste: se i finanziamenti arrivano su progetti definitivi, allora qual è il progetto definitivo? E soprattutto chi gestirà l’aviosuperficie? Sara Conti (RF) tira le fila politiche del ragionamento e sostiene che il Congresso non stia operando in maniera collegiale. Riconosce a Pedini una coerenza personale, ma descrive una maggioranza impegnata a tenere insieme posizioni diverse. Parla di cittadini preoccupati e di un progetto che non appare chiaro né nei contenuti né nella gestione futura.
Sul fronte del Governo, il Segretario Marco Gatti afferma che il progetto esiste ed è approvato, anche se deve essere rafforzato su gestione e trasferimento di autorità. Conferma che i contatti con l’Arabia Saudita hanno portato a condizioni contrattuali definite, ma precisa che per andare avanti servirà una legge di spesa, perché il bilancio attuale non prevede ulteriori finanziamenti. Il Segretario Federico Pedini Amati rivendica con forza la chiarezza dell’impostazione. Sostiene che l’ordine del giorno parli “esplicitamente dell’allungamento della pista a 900 metri” e che gli incarichi per il progetto siano già stati conferiti. E insiste: nessuno vuole una gestione opaca, ma portare avanti una linea che, a suo dire, tutti i governi degli ultimi vent’anni hanno evocato senza realizzarla. “Questo Governo, nella sua interezza, è d’accordo ad andare avanti con questa progettualità” afferma. Il Segretario Matteo Ciacci chiude con un elenco di cantieri già avviati per dimostrare che non si tratta di annunci. Ricorda gli espropri già finanziati e sostiene che quando si esercita un’espropriazione lo si fa perché esiste un progetto.
Fabio Righi (D-ML), nel presentare l’ordine del giorno del suo gruppo, insiste sulla necessità “di dotarsi di una visione chiara e strutturata di sviluppo economico” e propone un piano decennale con un “tavolo di lavoro condiviso” tra istituzioni, politica e parti sociali. Ribadisce la mancanza di “un’idea complessiva di Paese” e sostiene che serve dare “un segnale di ordine verso gli investitori esteri”. Rilancia l’idea di “un vertiporto” che potrebbe attrarre aziende che costruiscono queste piattaforme di volo, diventando un volano per ulteriori investimenti”, sostenendo che non è fantascienza e che potrebbe conciliare sviluppo e tutela dei residenti. Dalibor Riccardi (Libera) difende invece la linea della maggioranza: il progetto è “qualificante e necessario”, ma la priorità è completare ciò che è già approvato e finanziato e costruire un percorso chiaro, con “informazione istituzionale adeguatamente chiara e tempestiva”. Alice Mina (PDCS) dichiara il sì del suo gruppo e definisce il documento “prudente” e “di equilibrio”, perché chiede “entro giugno 2026” una visione organica che arrivi “fino a un massimo di 900 metri”, ma dentro una cornice di sostenibilità e sicurezza, senza “sviluppi indefiniti”. Mina respinge l’idea che tutto sia dilettantismo e precisa un punto politico: “Non vogliamo vincolare in maniera esclusiva lo sviluppo dell’aviosuperficie di Torraccia alla proposta di finanziamento del Fondo Sovrano saudita”. Nicola Renzi (RF) attacca il Governo: “ci ha detto che arrivavano i soldi degli arabi per fare la pista, che il progetto c’era già: tutte cose che non sono vere”. Chiude con un’accusa netta sul metodo: “Non si può lasciare andare avanti qualcuno e poi tirarsi indietro, facendo fare al Paese pessime figure internazionali. Questa è la vergogna più grande”. Iro Belluzzi (Libera) ribadisce che l’ordine del giorno della maggioranza dà un mandato per “uscire da un impasse imbarazzante” e insiste su una lettura: si procede sulla messa in sicurezza e sull’asfaltatura già finanziata, mentre l’eventuale sviluppo a 900 metri verrà valutato con progetto complessivo e condivisione con chi vive nell’area; aggiunge che il finanziamento saudita “non è elemento vincolante”. Gerardo Giovagnoli (PSD) interpreta la seduta come il momento in cui si mette “una parola definitiva sulla scelta di realizzare quest’opera”. Valuta l’Odg della maggioranza come “un documento prudente, ma oserei dire completo, perché tiene conto delle complessità di un’opera che è da decenni sul tavolo e che ora trova una possibilità definita di sviluppo, con tempi anche rapidi”. Gian Nicola Berti (AR) si concentra sul piano pratico: avviare e concludere l’asfaltatura della pista attuale, perché spesso “quando si vogliono fare le cose si dà incarico per realizzarle, quando non si vogliono fare si moltiplicano i progetti”. Emanuele Santi (Rete) parla di “ennesimo psicodramma tra maggioranza e Governo” e dice che su un’opera così non si può procedere “con due binari diversi”. Contesta l’idea di fare subito lavori sui 600 metri se poi si ipotizza davvero l’estensione, perché teme di “spendere soldi una volta e poi una seconda volta”, e chiede chiarezza su controlli e gestione: “chi controlla cosa arriva in quell’aeroporto, cosa atterra?”. Nel finale, a prendere la parola è il Segretario di Stato Federico Pedini Amati che non nasconde una certa amarezza, rivendicando il percorso portato avanti negli anni. Dice che il suo obiettivo è uno solo: “che si spendesse il meno possibile per un’opera infrastrutturale che ritengo strategica”, ma riconosce che “la maggioranza ha deciso di interpretarlo in un’altra maniera. Ne prendo atto”. Poi entra nel merito: “non sono andato autonomamente a cercare finanziamenti per un’opera che non ho deciso io. Era prevista in un programma di governo, con l’avallo della maggioranza e del governo”. A quel punto dichiara di prendere atto che “non si vuole andare avanti con il finanziamento dell’Arabia Saudita”, e collega la scelta a un danno reputazionale: “Stiamo facendo l’ennesima figuraccia… non è un dispetto fatto a me, è fatto nei confronti di uno Stato sovrano”.“Renderò pubblici tutti i documenti alle opposizioni e all’intera popolazione di San Marino” annuncia Pedini. Prima della conclusione: “ Questa è, per quanto mi riguarda, l’ennesima conferma dello scollegamento – non di tutta la maggioranza, ma di una parte della maggioranza – con l’intero Governo”.
Nel finale, spazio al comma “Comunicazioni”, dove il filo conduttore è doppio: da una parte la richiesta di riattivare subito i lavori della Commissione Finanze su cartolarizzazione e sistema bancario; dall’altra la preoccupazione politica e istituzionale per ciò che sta accadendo attorno al percorso di associazione con l’Unione Europea e alle tensioni legate alla vicenda bulgara. L’Aula accoglie in maniera molto positiva il voto del Parlamento europeo sul percorso di associazione, arrivato nella giornata di ieri. Su questo punto l’aula mostra un orientamento sostanzialmente convergente, al di là delle diverse sensibilità politiche.
Gli Odg sono messi in votazione: quello della maggioranza è accolto, mentre quello di D-ML è respinto.
Comma 2 . Prosecuzione dibattito per approfondire gli aspetti relativi alla sicurezza e in materia
finanziaria relativamente all’aviosuperficie di Torraccia e ai progetti di investimento sull’area, a seguito dell’approvazione di un Ordine del Giorno da parte della Commissione II nella seduta del 12 dicembre 2025
Nicola Renzi (RF): Le questioni che erano sul tavolo erano sostanzialmente due. La prima riguardava il finanziamento che avrebbe dovuto essere richiesto e la famosa disponibilità, illustrata dal Segretario Pedini Amati, da parte dell’Arabia Saudita ad arrivare alla concessione di questo prestito; dall’altro lato vi erano le modalità di impiego di tale eventuale prestito. Dal dibattito, e lo dico con sincerità, ho capito che vi sono posizioni diverse, sicuramente anche all’interno della maggioranza. Tuttavia non sono riuscito a comprendere dall’ordine del giorno della maggioranza che cosa succederà né per quanto riguarda il prestito, quindi se si prende o non si prende, perché vi sono contenute alcune frasi sibilline che non chiariscono la questione. Si parla di limitazione del debito e di altre valutazioni di questo genere, ma non vi è una indicazione chiara e definitiva. Io credo che il primo dovere della politica sia quello della chiarezza rispetto alle scelte che si intendono compiere, non l’utilizzo di perifrasi o giri di parole dai quali non si capisce dove si voglia arrivare. Mi aspetto quindi che in un ordine del giorno venga scritto in maniera esplicita se il prestito dell’Arabia Saudita si intende contrarre oppure no, se si intende sottoscrivere questo patto oppure no. Non possiamo continuare ad andare presso altri Paesi con delibere del Congresso di Stato, con mandati a trattare, proporre accordi e finanziamenti, trattare sulle condizioni e poi, alla fine, non fornire neppure una risposta. Questo è inaccettabile. Ed è ancora più inaccettabile che non vi sia stato un vaglio del Consiglio Grande e Generale prima di proseguire lungo questo percorso. Su questo punto è necessario un chiarimento: non possiamo chiudere la commissione senza sapere se il Governo, di propria iniziativa, continuerà a portare avanti la pratica con l’Arabia Saudita oppure no. Nell’ordine del giorno questo elemento non è presente. Secondo punto: che cosa si intende realizzare concretamente? Anche sotto questo profilo l’ordine del giorno della maggioranza appare estremamente carente, perché stabilisce degli step di cui non si comprende neppure se e come verranno realizzati. Si fa riferimento a realizzazioni per le quali manca completamente il progetto e, francamente, non capisco se questa commissione sia stata svolta per riempire il tempo o per tentare di risolvere una piccola faida interna alla maggioranza, che però non viene realmente risolta, ma semplicemente rinviata, buttando ancora una volta la palla in avanti senza chiarire che cosa si voglia fare.
Emanuele Santi (Rete): Dal dibattito della scorsa volta è emerso, a mio avviso, chiaramente che non vi è una posizione condivisa in maggioranza rispetto a questo progetto. È vero che dal 2020 tutti i governi e tutte le maggioranze hanno affermato che quell’area deve essere riqualificata e messa in sicurezza, ma noi abbiamo sempre chiesto ai governi, prima di assumere qualsiasi decisione, di presentare in maniera chiara e corretta quale fosse il progetto. Di fatto siamo qui a discutere di qualcosa che non esiste: non esiste un progetto e non esiste una posizione chiara da parte del Governo e della maggioranza. Vi è poi un’altra questione. Prima di fare qualsiasi intervento su quella aviosuperficie è necessario un confronto con i cittadini. Anche dopo la commissione ho letto dichiarazioni in avanti, si parla di una pista di 900 metri, quando qui dentro non si è mai discusso di arrivare a 900 metri. Nell’ordine del giorno si prevede testualmente di valutare un confronto, tenuto conto anche degli espropri, al fine dell’allungamento della pista fino a un massimo di 900 metri, ma non si parla di un progetto sui 900 metri. Eppure le dichiarazioni esterne fanno intendere che si possa arrivare a quella misura. Io credo che occorra fare chiarezza innanzitutto su quale sia il progetto e che questo progetto venga portato alla cittadinanza per un confronto vero. Noi diciamo una cosa semplice: qualsiasi intervento si voglia realizzare deve garantire il mantenimento degli standard di sicurezza e la messa in sicurezza della zona, che è l’aspetto più importante. Ma bisogna anche sapere se si farà e quanto costerà. Se per realizzare 600 o 900 metri di pista si dovessero spendere molti milioni di euro, questo elemento deve essere esplicitato, e nell’ordine del giorno non vi è traccia dei costi. Nel frattempo si continua a costruire in quell’area. Serve chiarezza su ciò che si intende fare. Oggi, di fatto, non vi è nulla di definito e non si comprende quale sia la prospettiva per quell’area. Chiedo che veniate in quest’aula con un progetto preciso e che diciate con chiarezza come verrà finanziato. Si parla di finanziamenti arabi, di 20 milioni, ma su quale progetto dovrebbero essere concessi? Anche questo non è chiaro. Non si sa quale sia il progetto. A mio avviso vi è grande confusione nella maggioranza e nel Governo, ognuno esprime una posizione diversa. Il problema più grave è che si sta giocando una partita sulla pelle dei cittadini. Abbiate almeno il coraggio di dire che cosa volete fare e ditelo con chiarezza.
Fabio Righi (D-ML): Mi piacerebbe, dopo due giornate dedicate a una commissione come questa, avere quantomeno delle risposte chiare da parte della maggioranza. Non tanto sul progetto, perché mi pare di capire che un progetto definito non ci sia, e su questo torneremo in sede di ordini del giorno, anche alla luce di quanto abbiamo scritto nel nostro. Vorremmo invece una risposta sul motivo principale per cui siamo qui e rispetto al quale appare evidente che sia in atto una sorta di regolamento di conti. Da anni è in piedi una trattativa, supportata da decisioni del Governo precedente e di quello attuale, con un fondo di un Paese sovrano, l’Arabia Saudita. Noi lo abbiamo ricordato anche nei precedenti interventi: si tratta di un fondo che sta investendo in tutto il mondo, in Europa, in Italia e non solo. Rispetto al lavoro svolto dal Segretario Pedini nella precedente legislatura e in quella attuale, qual è la posizione della maggioranza? Vogliamo fare nuovamente la figura di chi si siede a un tavolo e poi si ritira senza concludere nulla, oppure siamo in grado di chiudere un accordo per dei finanziamenti, quindi per dei prestiti con tassi certamente interessanti rispetto a quelli che abbiamo ottenuto tramite l’emissione di titoli di Stato, destinati al finanziamento di progetti di sviluppo? E magari, perché no, provare a trasformare quel rapporto in una partnership per attrarre investimenti nella Repubblica? Perché a noi pare che, tra le righe, vi sia scritto che quella prospettiva debba essere accantonata. Si crea grande agitazione per poi non fare nulla. Non entro nel merito del progetto dei 900 metri o di altre ipotesi; parlo della questione concreta per cui siamo qui oggi. Il tema non è soltanto il progetto di Torraccia, che dovrà ancora essere sviluppato e discusso, anche in tempi brevi, visto che da vent’anni si parla dell’aviosuperficie, ma è la trattativa in corso da sei anni con un interlocutore internazionale abituato a decidere rapidamente. Noi siamo in grado di fornire una risposta politica chiara? Riusciamo ad avere dalla maggioranza, silente anche questa mattina, una risposta semplice? Chiudiamo quell’accordo nella logica dell’investimento oppure no? La domanda è lineare: sì o no.
Antonella Mularoni (RF): Anch’io voglio esprimere alcune considerazioni, prima di tutto di natura politica. Segretario Pedini Amati, c’è chiaramente una posizione diversa dalla sua. Quest’ordine del giorno dice cose diverse da quelle che lei dice e che ha detto anche nella sua replica. Lei ha affermato: “Io oggi sono qui perché c’è il progetto dei quasi 900 metri. Quello va fatto e io mi sono impegnato con gli arabi per quello”. La sua maggioranza nella bozza di ordine del giorno dice un’altra cosa. Dice:c’è il progetto di consolidamento della pista attuale, lavorate su quello, dopodiché vedremo. Non solo: nell’ordine del giorno della maggioranza non si cita assolutamente il prestito arabo. C’è almeno un elemento di chiarezza: intanto facciamo i lavori che vanno fatti per sistemare la pista che c’è e per il resto ci sono discorsi seri che vanno fatti diversamente. Va portato un progetto che non c’è, perché nel materiale messo a disposizione dalla Segreteria Territorio sono aperte ancora tutte e due le opzioni, quindi è evidente che serve ancora tutto l’approfondimento necessario per decidere sulla pista più lunga. Oggi non si decide sul prestito arabo; oggi si decide solo che va sistemata e asfaltata la pista così com’è da tanti anni. Se oggi ci sono le condizioni per diminuire l’entità del debito pubblico, che è di proporzioni enormi per una realtà piccola come la nostra, e io mi preoccupo sempre delle giovani generazioni, perché non lo abbiamo già diminuito quest’anno? Queste dichiarazioni fanno sorridere, perché se non diminuite davvero la spesa corrente non è vero che il prestito arabo andrà a compensare quell’altro. Dovrete presentare un business plan, tutti i documenti che ad oggi non abbiamo, perché purtroppo questo è spesso il modo di lavorare. Non potrete usarlo per la spesa corrente. Quindi confusione massima. Noi non vediamo nessuna riduzione della spesa corrente rispetto a quello che il Congresso di Stato si era impegnato a fare, prima di tutto sulle spese pertinenti ai propri capitoli. Aspettiamo che ci diciate quali riduzioni di spesa immaginate, perché avete riempito la pubblica amministrazione di persone e quelle sono spese che diventano strutturali. Volete diminuire le risorse per l’ISS? Ce lo dovete dire dove andate a ridurre, perché noi al momento non vediamo nessuna riduzione di spese. Basta vedere per Sant’Agata: eravate quasi tutti in giro per il mondo. Qui non c’è chiarezza. Benissimo fare i lavori per consolidare la pista nella lunghezza attuale e mettere in sicurezza l’area; su tutto il resto c’è una confusione massima e Governo e maggioranza vanno su due strade parallele.
Matteo Zeppa (Rete): Mi sembra proprio che ormai i giochi siano fatti da parte della maggioranza. Ho letto con attenzione l’ordine del giorno che avete presentato e nel “considerato” non viene fatto alcun accenno alle innumerevoli segnalazioni provenienti dagli abitanti residenti di Torraccia. Le richiamate soltanto negli impegni successivi, e questo è un dato di fatto evidente. Il Governo, o parte del Governo, ha la volontà di perseguire un progetto economico barra infrastrutturale dando poche informazioni ai residenti. Dal mio punto di vista questo confronto andava fatto prima. Credo vi sia stato un incontro con la nuova Giunta o con il comitato, ma la questione è passata in secondo piano rispetto al tema della sicurezza, e questa situazione è, a mio avviso, delirante. C’è chi vive quella zona come il luogo in cui abita, e si sente completamente soggiogato alla volontà di chi in questo momento gestisce l’aviosuperficie, l’Aeroclub, facendo il buono e il cattivo tempo. Nel frattempo, mentre discutete di progetti e di volontà che forse non sono neppure unanimi ma che in maggioranza cercate di comporre, rimane l’interregno di chi gestisce quell’area, con tutti i problemi di sicurezza che ci sono e che ci saranno. Ho parlato di una gestione anarchica. A me l’anarchia piace, ma esiste un’anarchia buona e un’anarchia brutta. Lì, invece, c’è qualcuno che fa il proprio comodo e gestisce una zona pubblica, in teoria, come fosse privata. Ripropongo quindi i dubbi e le questioni già poste: chi gestisce oggi quell’area e con quali modalità? Questo per me è prioritario, perché sono anni che va avanti questa querelle tra vari Governi e vari Segretari di Stato. Tornando all’ordine del giorno, il comma tre mi dà l’idea che abbiate già preso una decisione: quando scrivete “per lo sviluppo dell’intera struttura nei prossimi anni senza aumentare il debito pubblico”, implicitamente sembra che vogliate ricorrere al fondo. Un Governo autorevole, non autoritario, con 44 consiglieri, dovrebbe avere tutte le questioni sotto controllo e scrivere in modo chiaro, non in modo da lasciare spazio a fraintendimenti o a interpretazioni tra le righe. Per questo ribadisco che il problema di chi gestisce oggi quell’area deve essere affrontato con chiarezza.
Gaetano Troina (D-ML): È veramente un peccato non sentire nessun intervento dalla maggioranza; evidentemente è stata data indicazione di non intervenire. Tocco vari punti in scia a quanto hanno detto i colleghi prima di me e parto da ciò che abbiamo inserito nel nostro ordine del giorno: in questo Paese si continuano a fare proposte o ad avviare attività senza mai avere una visione d’insieme. Io, ancora ad oggi, non ho capito su quali obiettivi prioritari questa maggioranza intenda focalizzarsi. L’ho già detto diverse volte: a dicembre, quando si parlava di bilancio di previsione, ci è stato detto che quest’anno non sarebbe stata avviata alcuna infrastruttura perché non c’erano i fondi, considerato che non era ancora disponibile il gettito IGR e c’era il debito da pagare. Da gennaio, invece, continuiamo a leggere sui giornali annunci e controannunci sull’avvio di opere infrastrutturali: la ferrovia, l’aviosuperficie, il polo sicurezza e altro ancora. Allora qualcosa non quadra. Li fate o non li fate questi investimenti infrastrutturali? E dove prendete le risorse? Perché io questo non l’ho capito. Prima di tutto vorrei comprendere su cosa volete investire per far crescere il Paese, qual è il disegno complessivo, perché ad oggi non è chiaro. Poi c’è il tema del prestito arabo. Continuiamo a fare, e purtroppo le notizie di questi giorni lo dimostrano, delle figuracce a livello internazionale che espongono il Paese alla berlina. Anche la questione del prestito arabo è così: se ne parla da anni, il Segretario Pedini ha fatto diverse missioni in Arabia Saudita, ci sono state interlocuzioni e accordi sulla base di un mandato del Congresso di Stato, e oggi ancora non abbiamo capito se questo prestito si farà oppure no. Se ho compreso bene, i finanziamenti dall’Arabia Saudita arrivano su progetti definitivi, confezionati e di pronto realizzo. Noi oggi non abbiamo un progetto definitivo sull’aviosuperficie. Cosa ci volete fare? Io non ho ancora capito, come diceva il collega Zeppa, se nella vostra idea la gestione debba passare all’Ente per l’Aviazione Civile, debba rimanere all’Aeroclub o quale sia la visione complessiva. Non l’ho capito. Continuate a muovervi a tentoni, a generare confusione, e in questo modo un Paese non cresce.
Sara Conti (RF): Visto che è passato del tempo, mi sento, in conclusione e in estrema sintesi, di dire che quello che emerge da tutta questa questione è un elemento emblematico: questo Congresso di Stato fa tutto tranne che operare in maniera collegiale, seguendo una visione condivisa di sviluppo e di politica. L’unica persona coerente, lo devo dire, è rimasto il Segretario Pedini: almeno lui ha detto fin dall’inizio che per lui l’obiettivo era lavorare sulla pista di Torraccia e allungarla, ed è andato avanti su quella linea. Per il resto abbiamo visto una negoziazione per cercare di tenere insieme tutto il baraccone, perché è evidente che ci sono grandi contrasti anche su come procedere rispetto a questo progetto. Quello che è lampante, e che possiamo dirvi, è che non solo per noi, membri di questa Commissione del Consiglio Grande e Generale, è difficile capire quale sia il progetto che state portando avanti, ma lo è anche per le persone e per i cittadini, che sono molto preoccupati. Allora dovremmo responsabilmente focalizzarci su un punto, uno solo: se l’obiettivo finale è mettere in sicurezza quella zona, e se l’allungamento fino a 600 metri e l’asfaltatura della pista sono indirizzati in quella direzione, allora concentriamoci su questo e rendiamo reale un progetto che abbia basi solide. Qui stiamo navigando a vista. Non ci è mai stato riferito chiaramente quale sarà il business plan. Non ci è mai stato detto cosa succederà con l’allungamento della pista, quali infrastrutture dovranno essere realizzate, chi gestirà gli arrivi, la sicurezza, i controlli, gli accessi. Se è vero che il vostro obiettivo è far arrivare aerei più grandi e quindi più persone, allora dovete dirci come, a livello logistico, di sicurezza e di controlli agli accessi in Repubblica, verrà gestita quell’area. Lo abbiamo già detto anche nella scorsa seduta: chi gestirà l’aviosuperficie? Rimarrà all’Aeroclub, passerà allo Stato, sarà una gestione condivisa? La confusione è totale. Io credo che, se vogliamo essere persone serie, prima di fare qualsiasi cosa debba esserci un progetto chiaro, condiviso e soprattutto condiviso anche con la cittadinanza, che mi sembra giustamente molto preoccupata. Questo è ciò che mi aspetto da un Governo serio.
Segretario di Stato per le Finanze Marco Gatti: Noi, come Governo, abbiamo tracciato una linea: il progetto non è che non esiste, il progetto c’è ed è approvato; ha bisogno di alcuni passaggi amministrativi che sono già stati avviati e quindi esiste già una base progettuale. Alla luce però di alcuni approfondimenti e considerazioni, riteniamo che quel progetto debba essere rafforzato, in termini di scelte di gestione e anche in termini di trasferimento di autorità nell’ambito dell’area. Quindi il progetto va implementato e siamo d’accordo anche con quanto prevede l’ordine del giorno presentato dalla maggioranza, laddove si dice che va presentato un progetto complessivo che tenga conto della sicurezza, della gestione e quant’altro. Abbiamo poi riferito di aver portato avanti una relazione con l’Arabia Saudita riguardo alla possibilità di un finanziamento e di aver trovato le condizioni contrattuali. Abbiamo anche riferito che, per procedere eventualmente con la linea di finanziamento ma anche con il nuovo progetto, occorre una legge di spesa, perché oggi il bilancio non prevede né la possibilità di finanziarsi rispetto a quanto già previsto né ulteriori spese rispetto a quelle già stanziate per andare avanti con le opere di messa in sicurezza e asfaltatura di una parte dell’area. Servirà quindi un progetto di spesa, che mi sembra essere il contenuto dell’ordine del giorno di maggioranza. Come Governo, dal mio punto di vista, non abbiamo alcuna osservazione da fare rispetto all’ordine del giorno presentato dalla maggioranza.
Segretario di Stato per l’Attrazione degli investimenti turistici Federico Pedini Amati: L’ordine del giorno della maggioranza parla esplicitamente dell’allungamento della pista a 900 metri. Fin qui mi sembra che l’italiano abbia un senso, quindi non è vero che non si dica quale pista si vorrà fare: si parla di 900 metri. Succede che fino a ieri la pista, così come era stata progettata, arrivava a 617 metri. Gli incarichi per arrivare ai 900 metri sono già stati dati e si attende semplicemente il deposito della progettualità relativa ai 900 metri, così come indicato nell’ordine del giorno. Questo è un dato che era richiesto dall’ordine del giorno depositato all’unanimità, che ha portato alla convocazione di questa commissione. Sulla legge di spesa ha già parlato in maniera chiara il collega Gatti, quindi non devo aggiungere nulla. L’ordine del giorno non è proposto dal Governo ma dai gruppi di maggioranza; se è prevista una legge di spesa, sarà in quella sede che si capirà con quali economie si realizzerà la pista da 900 metri. Le due questioni principali che erano state chieste dall’ordine del giorno condiviso all’unanimità per convocare queste commissioni ci sono. Questo è il dato. Poi, per favore, non diciamo che non vi è stata data illustrazione su come dovrà essere la gestione, su come dovranno essere fatti tecnicamente i lavori, sui costi e quant’altro, perché nella precedente seduta abbiamo depositato tre relazioni: una della Segreteria di Stato al Territorio, una della Segreteria di Stato al Turismo e una dell’Autorità per l’Aviazione Civile e Marittima. Gli elementi sono stati forniti. Se qualcuno non li vuole leggere, questo è un altro paio di maniche. Mi sembra quindi tutto molto chiaro e lineare rispetto alla richiesta pervenuta attraverso un ordine del giorno condiviso e rispetto alle fasi successive che stiamo già mettendo in pratica da tempo, non solo da quando si sono svolte le due commissioni. Una cosa la voglio dire: qui nessuno vuole dare una pista in mano a poche persone per giocare o per farne una gestione definita in mille modi. Si va in linea con quanto tutti i Governi degli ultimi vent’anni hanno detto, con la differenza che noi vogliamo fare le cose e non soltanto annunciarle senza portarle a termine. Questo Governo, nella sua interezza, è d’accordo ad andare avanti con questa progettualità.
Segretario di Stato per il Territorio Matteo Ciacci: Mi collego all’ultima dichiarazione del collega Pedini, anche perché ho sentito qualche commissario dire che qui le chiacchiere stanno a zero. Nel senso che di annunci se ne fanno davvero molto pochi: ci sono stanziamenti di risorse molto precisi su opere infrastrutturali che stanno partendo. Non le annunciamo, aprono i cantieri. Lo rifacciamo l’elenco? Palazzo Begni: il cantiere è partito e abbiamo stanziato 2 milioni e mezzo per rifunzionalizzarlo per le sedi istituzionali. Abbiamo attivato il cantiere della Baldaserrona per rifunzionalizzare un’area che era in uno stato non decoroso, con risorse già stanziate che non partivano. Abbiamo avviato una serie di piccole opere nei Castelli. Abbiamo stanziato 3 milioni e 6 per il polo della sicurezza. Ieri si sono aperte le buste per la Malagola. Sull’aviosuperficie avete votato una pubblica utilità, anche i consiglieri di opposizione. Sono stati investiti 4 milioni solo per gli espropri, più le spese professionali per lo sviluppo del progetto dei 900 metri. Quando si esercita un esproprio lo si fa perché c’è un progetto, non solo per cristallizzare una zona ma per svilupparla. Il progetto ora c’è. Io credo sia imprescindibile, compiuta la scelta di andare avanti e di asfaltare – perché di questo stiamo parlando, dei 900 metri – che vi sia un confronto, un patto territoriale con tutte le parti interessate, comitati compresi, al fine di evitare criticità e problematiche sulla sicurezza della zona. I fatti sono semplici: abbiamo deciso di andare avanti, i soldi ci sono, le opere partiranno e verranno concluse perché ogni anno stanziamo risorse su progetti concreti. Sicurezza, progettualità e obiettivi chiari. Mi fa piacere che Governo e maggioranza siano compatti: abbiamo la parte tecnica, la parte finanziaria, il patto territoriale, e andiamo avanti.
Fabio Righi (D-ML): Preso atto dei riferimenti dei Segretari di Stato al Turismo, al Territorio e alle Finanze, c’è un refuso che è già stato corretto. Preso atto del dibattito sviluppatosi durante la seduta odierna in tema di sviluppo economico, attrazione di investimenti e progetto dell’aviosuperficie, con seduta odierna si intende ovviamente la seduta in cui è stato presentato l’ordine del giorno. Premesso che la Repubblica di San Marino necessita di dotarsi di una visione chiara e strutturata di sviluppo economico fondata su una programmazione pluriennale capace di definire le priorità strategiche del Paese e di rafforzarne la competitività nel medio-lungo periodo. Premesso che la costruzione di un piano di sviluppo economico pluriennale rappresenta uno strumento essenziale per attrarre investimenti, coordinare le azioni delle Segreterie di Stato, garantire la sostenibilità finanziaria e valorizzare le infrastrutture strategiche del territorio. Premesso che risulta indispensabile prevedere modalità di lavoro condivise e partecipate attraverso la costituzione di un tavolo di confronto che coinvolga istituzioni, forze politiche e soggetti economico-sociali. Considerato che è stato sviluppato un progetto volto all’implementazione e al potenziamento dell’infrastruttura dell’aviosuperficie di Torraccia quale elemento strategico per il posizionamento internazionale della Repubblica e per l’attrazione di investimenti e finanziamenti esteri. Considerato che tale progetto prevede il coinvolgimento di investitori esteri, inclusi i soggetti riconducibili al Fondo sovrano dell’Arabia Saudita, nonché interventi infrastrutturali, amministrativi e gestionali necessari a garantire la piena operatività. Impegna il Congresso di Stato a confermare la necessità di predisporre un piano di sviluppo economico pluriennale coordinato di durata almeno decennale; a istituire nel più breve tempo possibile un tavolo di lavoro condiviso per la predisposizione del piano con maggioranza, opposizione e parti sociali; a procedere, con riferimento al progetto di implementazione dell’aviosuperficie, alla sua realizzazione nel più breve tempo possibile, garantendo la definizione e chiusura del rapporto in senso positivo con gli investitori esteri coinvolti, inclusi quelli riconducibili al Fondo sovrano dell’Arabia Saudita; a garantire la predisposizione e il completamento del progetto di sviluppo dell’aviosuperficie di Torraccia, tenendo conto anche dello sviluppo futuro del settore avionico nella logica del vertiporto; a garantire l’aggiornamento periodico delle Commissioni consiliari Esteri e Finanze.
Penso che la lettura dell’ordine del giorno sia sufficientemente chiara. In questa fase mi permetto di aggiungere alcune precisazioni per farlo meglio comprendere, perché è emerso nel dibattito e anche nell’elenco di interventi che questa maggioranza ai microfoni continua a rappresentare. Noi diciamo da anni che manca un’idea complessiva di Paese. Se lo sviluppo passa per gli infissi di Palazzo Begni, la pavimentazione di una pista di pattinaggio, l’aggiustamento di due o tre aiuole o lo spazzare due o tre foglie, noi ci preoccupiamo. Detto questo, siccome manca una visione di Paese, la proposta è quella di creare un contesto istituzionale in cui potersi confrontare e pianificare lo sviluppo decennale. Questo garantirebbe un orientamento chiaro sugli investimenti, evitando di favorire l’uno o l’altro gruppo e mettendo lo Stato al centro delle decisioni. Sarebbe anche un segnale di ordine verso gli investitori esteri, che devono percepire una direzione chiara. Sull’aviosuperficie aggiungiamo un elemento rispetto all’ordine del giorno di maggioranza. Se il progetto si deve fare, come ci dite, perché non ragionare non solo sull’allungamento della pista, ma sulla nuova frontiera del settore dell’aviazione, cioè il vertiporto? Non è fantascienza. I nuovi velivoli a corto-medio raggio sono a decollo e atterraggio verticale. In un territorio piccolo come il nostro, questo potrebbe conciliare le esigenze di sviluppo con quelle della cittadinanza, evitando il sorvolo delle case e consentendo decolli verso il mare. Il progetto Saudi Arabia 2030 investe molto su queste tecnologie. Un vertiporto potrebbe attrarre aziende che costruiscono queste piattaforme di volo, diventando un volano per ulteriori investimenti. Lo abbiamo già detto nella scorsa legislatura e più investitori hanno manifestato interesse. Non incapponiamoci su una soluzione tradizionale quando il mondo sta andando in un’altra direzione. Anche in Italia sono partite sperimentazioni sui vertiporti. Quando lo proponemmo noi non c’era nessuno in Europa; oggi qualcosa si muove. Vi chiediamo di ragionarci seriamente.
Dalibor Riccardi (Libera): Sentito il riferimento della delegazione del Congresso di Stato. Considerato che l’aviosuperficie di Torraccia è un progetto infrastrutturale qualificante e necessario per la Repubblica di San Marino, per il quale sono già state investite importanti risorse pubbliche; che è già stato approvato un progetto per il consolidamento e l’asfaltatura dell’attuale pista e previsti i relativi stanziamenti; che le richieste sulla struttura dell’aviosuperficie in termini di sicurezza, controllo, gestione e mitigazione dell’impatto ambientale avanzate negli anni dagli abitanti di Torraccia possono essere analizzate e valutate approfonditamente nell’ambito di una progettazione coerente con la sostenibilità ambientale, la sicurezza e la compatibilità territoriale; che vi è la necessità di una informazione istituzionale adeguatamente chiara e tempestiva su tutti gli aspetti riguardanti l’aviosuperficie; considerato inoltre che qualsiasi eventuale ulteriore sviluppo dell’aviosuperficie deve rispettare limiti dimensionali compatibili con il territorio e con i criteri di sicurezza, evitando soluzioni di ampliamento non sostenibili per l’area; che è prioritario completare gli interventi già programmati e finanziati sull’infrastruttura esistente, garantendo la messa in sicurezza, la certezza sui tempi di realizzo e sull’utilizzo delle risorse pubbliche già stanziate; impegna il Governo, per i rispettivi ambiti di competenza: a predisporre e presentare entro giugno 2026 un progetto complessivo dell’aviosuperficie, anche tenendo conto degli espropri già attuati per l’allungamento della pista fino a un massimo di 900 metri, definendo con chiarezza finalità, tipologia di utilizzo, requisiti di sicurezza e controllo, quadro dei vincoli e di sostenibilità ambientale e territoriale; ad effettuare un confronto con i residenti del Castello di Domagnano mediante incontri pubblici e strumenti informativi trasparenti, con l’obiettivo di chiarire compiutamente tutti gli aspetti progettuali – sicurezza, impatto ambientale, viabilità e ricadute economiche; a predisporre un progetto di legge che ricomprenda il progetto di cui al punto 1 per lo sviluppo dell’intera struttura nei prossimi anni senza aumentare il debito pubblico complessivo e a presentare tale progetto nelle sedi istituzionali preposte e alla cittadinanza prima di essere formalmente adottato dal Congresso di Stato per dare avvio all’iter consiliare; a completare le pratiche amministrative e autorizzative finalizzate al reperimento degli spazi necessari alla realizzazione del progetto nel rispetto della normativa vigente, assicurando trasparenza del procedimento e adeguata informazione ai soggetti interessati; ad avviare e concludere entro il 2027 i lavori sul progetto già predisposto di consolidamento ed asfaltatura della pista attuale, in attesa della progettazione di cui al punto 1, potendo contare su risorse già stanziate, garantendo cronoprogramma, modalità di affidamento, monitoraggio dell’avanzamento e rendicontazione; ad aggiornare periodicamente i membri delle Commissioni consiliari Affari Esteri e Finanze sullo stato di attuazione dei presenti impegni, con aggiornamenti su progettazione, lavori sulla pista esistente ed esiti del confronto con i residenti del Castello.
L’ordine del giorno che abbiamo presentato è molto chiaro: parla di un progetto con risorse già stanziate, di messa in sicurezza dell’area e di un confronto costante con la cittadinanza, con i cittadini e con il comitato. Parla di una sinergia che deve nascere per arrivare a un punto di equilibrio e di sicurezza. Mi sembra molto chiaro e credo che altre strumentalizzazioni non possano essere accettate. Questa è la volontà della maggioranza. Rispetto a tutti gli interventi che si sono succeduti, abbiamo esplicitato al meglio ciò che dobbiamo fare nel corso di questo progetto per implementare la sicurezza e l’operatività dell’aviosuperficie di Torraccia.
Alice Mina (PDCS): Ho preso la parola per il gruppo PDCS e intendo dichiarare chiaramente il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico Cristiano Sammarinese all’ordine del giorno presentato dalla maggioranza. È un ordine del giorno che riteniamo prudente, che affronta con equilibrio una questione che consideriamo strategica per la Repubblica, ossia lo sviluppo dell’aviosuperficie di Torraccia. È un documento che non apre a sviluppi indefiniti o a espansioni non sostenibili; al contrario, pone limiti chiari. Con questo atto chiediamo responsabilmente al Governo di presentare entro tempi certi – abbiamo indicato giugno 2026 – una visione organica di sviluppo dell’infrastruttura che contempli l’allungamento della pista fino a un massimo di 900 metri, definendo finalità, tipologia di utilizzo, requisiti di controllo, quadro dei vincoli. Si chiede quindi un progetto definito nei suoi obiettivi, nelle dimensioni e nelle condizioni di sicurezza, inserito dentro una cornice di sostenibilità ambientale e territoriale. Non un intervento frammentato, ma un disegno complessivo, trasparente e verificabile, che consenta le opportune valutazioni. È anche un atto di rispetto e chiarezza verso i cittadini, verso la Giunta di Castello di Domagnano, verso i residenti, perché prevede l’instaurazione di un confronto pubblico reale, fondato su informazioni precise in materia di sicurezza, impatto ambientale, viabilità e ricadute economiche. Per noi la partecipazione non è un ostacolo, ma una garanzia di qualità delle scelte. Nel documento si chiede esplicitamente che lo sviluppo futuro dell’infrastruttura, sulla base del progetto da presentare entro giugno 2026, non comporti un aumento del debito pubblico complessivo. Si chiede inoltre di completare entro il 2027 i lavori sul progetto già predisposto in attesa del progetto complessivo. Questo potendo contare su risorse già stanziate, assicurando cronoprogramma, monitoraggio e rendicontazione. Riteniamo fondamentale avere prima un progetto complessivo per poter effettuare una sintesi e un’analisi approfondita e svolgere tutte le valutazioni più opportune. Questo è per noi un passaggio importante e non trascurabile. In considerazione di quanto detto, e anche della volontà di un sostanziale ridimensionamento rispetto a ipotesi di aeroporti con piste da 1,4 chilometri, la richiesta è quella di individuare un progetto di spesa che definisca con chiarezza finanziamenti interni. Non vogliamo vincolare in maniera esclusiva lo sviluppo dell’aviosuperficie di Torraccia alla proposta di finanziamento del Fondo Sovrano saudita. Quanto al rapporto con l’Arabia Saudita, per noi rimane importante e fondamentale; tuttavia riteniamo necessario valutare insieme eventuali destinazioni dei fondi anche per ulteriori progetti infrastrutturali strategici per la Repubblica. Respingo le accuse dell’opposizione secondo cui la maggioranza approccerebbe le situazioni in maniera dilettantistica. Abbiamo coscienza delle questioni da affrontare e vogliamo farlo in modo equilibrato e approfondito, tanto più su un progetto infrastrutturale come quello dell’aviosuperficie di Torraccia.
Nicola Renzi (RF): Io sono totalmente d’accordo con l’intervento del consigliere Mina, farò qualche specifica in più, ma il Governo ci ha detto cose diverse. Ci ha detto che arrivavano i soldi degli arabi per fare la pista, che il progetto c’era già: tutte cose che non sono vere. A questo punto mi sembra evidente che qualcuno dovrebbe trarre le conclusioni rispetto a questa situazione. Allo stato attuale, che cosa ha sempre detto Repubblica Futura, mettendolo anche nel programma di governo? Primo punto sull’aviosuperficie: patto territoriale. Sono contento che il Segretario Ciacci lo voglia riprendere. Abbiamo detto fin dall’inizio “niente su Torraccia senza gli abitanti di Torraccia”. È semplice: bisogna coinvolgerli e confrontarsi. Ringrazio chi ha citato la Giunta di Castello di Domagnano, perché nell’ordine del giorno della maggioranza non c’è traccia della Giunta. Secondo punto: un progetto vero. Il progetto non è dove metto l’asfalto o se la pista è un metro più lunga o più corta. Un progetto è chi gestirà la struttura quando sarà realizzata e qual è il business plan, cioè quali sono i vantaggi per il Paese. Il comitato di Torraccia lo ha sempre detto: se è una cosa utile al Paese, siamo pronti a discuterne, ma servono piani di fattibilità seri e un business plan serio, che oggi non c’è. Terzo punto: sicurezza. Quell’area deve essere sicura per chi vola, per l’Aeroclub e soprattutto per chi ci abita. I controlli devono essere in loco, non a dieci chilometri di distanza. Quarto punto: i soldi degli arabi. Noi abbiamo proposto un’alternativa. Abbiamo approvato uno studio serio per cambiare il volto del centro storico e creare un vero volano turistico. Perché non valutare di destinare eventuali finanziamenti sauditi a quella riqualificazione turistica, che può portare risorse concrete, invece che a progetti faraonici che rischiano di essere perniciosi? Qui sta il dilettantismo. Su una cosa sono d’accordo con Pedini Amati: se aveva delibere del Congresso che gli dicevano di portare il progetto di Torraccia, allora è in Congresso che doveva essere fermato. Non si può lasciare andare avanti qualcuno e poi tirarsi indietro, facendo fare al Paese pessime figure internazionali. Questa è la vergogna più grande. L’intervento del consigliere Mina è condivisibile, ma non è quello che leggiamo nel testo. Voteremo contrario all’ordine del giorno della maggioranza perché non lo riteniamo chiaro. Se ci scrivete nero su bianco quelle cose, le valutiamo. Ma così non possiamo votarlo. Voteremo contrario anche alla proposta di Motus, perché non siamo favorevoli a prendere i soldi degli arabi per fare l’aviosuperficie. Infine, al Segretario Ciacci: noi siamo persone serie. Non è che “partono i cantieri” e allora va tutto bene. Se parte il polo della sicurezza, bene. Ma se partono cantieri come la Baldasserona, che riteniamo inutili, o si continuano a spendere soldi sul Cinema Turismo per farne un auditorium, siamo contrari. Le manutenzioni ordinarie, come la scala Malagola o gli infissi di Palazzo Begni, vanno fatte, certo. Ma con un debito enorme e poche risorse non possiamo aprire dieci cantieri, di cui cinque inutili e alcuni nemmeno conclusi. È molto semplice.
Iro Belluzzi (Libera): L’esegesi corretta dell’ordine del giorno presentato dalla maggioranza l’ha svolta il consigliere Mina, spiegando perfettamente ciò che è scritto senza bisogno di forzature interpretative. È la linea che abbiamo voluto all’interno della Commissione, che vogliamo all’interno della maggioranza e che è condivisa anche dal Governo. Si va verso un progetto legato alla messa in sicurezza dell’aviosuperficie. Questo è il mandato che le Commissioni Finanze ed Esteri danno al Governo per uscire da un impasse imbarazzante. Riconosco al Segretario Pedini il fatto che più volte si sia parlato, nei programmi di governo, di lavori per rendere sicura l’aviosuperficie. Già nella scorsa legislatura era partito un piano di intervento per l’asfaltatura, la messa in sicurezza e l’esproprio dell’area, per dare dignità a quell’infrastruttura della Repubblica. Sono elementi essenziali, anche considerando che l’economia della Repubblica sta riprendendo grazie a settori diversi, in un contesto eterogeneo e competitivo, ma con la consapevolezza che le risorse a disposizione sono limitate e devono essere gestite con la massima attenzione. Oltre ai vincoli di sostenibilità ambientale e territoriale indicati al punto uno dell’ordine del giorno, è implicita anche la sostenibilità economica del progetto. Come ricordava il Segretario Gatti nella precedente convocazione, progetti che superino i 600 metri dell’attuale tracciato – che è in fase di realizzazione e dovrà essere concluso entro il 2027 – potrebbero diventare onerosi. Nel momento in cui verrà presentato il progetto complessivo entro giugno 2026 per un’eventuale aviosuperficie fino a 900 metri, dovranno essere contemperati tutti gli elementi indicati nel testo, con la condivisione e la consapevolezza di chi vive nel territorio: la Giunta, il comitato, i residenti. Le infrastrutture non possono essere realizzate a dispetto di chi vive in un determinato contesto. Non vogliamo che si blocchino i lavori, vogliamo che si realizzi quanto indicato. Ribadiamo quindi pieno sostegno all’ordine del giorno presentato dalla maggioranza, precisando ulteriormente che l’eventuale investimento con fondi dell’Arabia Saudita non è elemento vincolante per la realizzazione del progetto. Ben vengano investimenti infrastrutturali che coinvolgano strutture importanti del territorio, ma al momento non è necessario vincolare la realizzazione dell’aviosuperficie al finanziamento arabo. Per queste ragioni, e per come abbiamo chiarito le nostre posizioni, ribadisco il voto favorevole, con le prescrizioni presenti nell’ordine del giorno: presentazione del progetto entro giugno 2026 e realizzazione di quanto già stanziato nei tempi indicati.
Gerardo Giovagnoli (PSD): Credo che la questione fondamentale di questa sessione congiunta delle Commissioni sia rilevare che, attraverso l’ordine del giorno, si metta una parola definitiva sulla scelta di realizzare quest’opera, cosa che era rimasta in sospeso per molto tempo. Con i dispositivi presenti nell’ordine del giorno si comprende che l’intendimento del Governo e della maggioranza è di andare avanti su due piani: quello della scelta già consolidata dell’asfaltatura e del consolidamento della pista attuale e quello della progettazione di un eventuale allungamento fino a un massimo di 900 metri, con tutti i criteri che devono essere seguiti. Questa è la scelta che viene fatta, tenendo però in considerazione una serie di elementi emersi nel dibattito pubblico degli ultimi mesi: l’importanza del coinvolgimento del territorio – non è scritto espressamente “Giunta di Castello”, ma quando si parla dei residenti del Castello di Domagnano è evidente il riferimento – e il rispetto dei vincoli progettuali, economici e di fattibilità. Il tema del finanziamento passa in secondo piano nel senso che si decide di fare l’opera perché ritenuta importante per la Repubblica. Quanto al finanziatore, mi pare che sia stato già evidenziato che non si tratta di un elemento vincolante. Personalmente non escluderei alcuna opzione in questa fase, anche perché non è detto che siano poi gli investitori, qualunque essi siano, a scegliere di procedere. Su questo credo sia opportuno mantenere le porte aperte, in attesa di avere calcoli e condizioni messi nero su bianco, cosa necessaria anche per l’eventuale investitore, saudita o meno. Direi quindi che con questo ordine del giorno si mette la parola fine a una fase di incertezza. È un documento prudente, ma oserei dire completo, perché tiene conto delle complessità di un’opera che è da decenni sul tavolo e che ora trova una possibilità definita di sviluppo, con tempi anche rapidi: entro giugno 2026 dovrà essere presentato un progetto complessivo. Sarà in quel momento che si faranno valutazioni definitive, non solo di mandato ma di contenuto. Oggi viene dato un mandato chiaro dalla maggioranza al Governo. L’opposizione ha espresso le proprie valutazioni. Anche noi esprimiamo parere contrario all’ordine del giorno presentato da Motus Liberi e voteremo favorevolmente quello della maggioranza, seguendo attentamente l’evoluzione della vicenda. Riteniamo infatti che si tratti di un’opera importante, ma anche che debbano essere tenuti in considerazione i rilievi della cittadinanza e quelli tecnici, poiché si tratta di un’area con complessità anche dal punto di vista idrogeologico.
Gian Nicola Berti (AR): Come Alleanza Riformista ci ritroviamo principalmente nel punto cinque dell’ordine del giorno della maggioranza, cioè nell’impegno ad avviare e concludere entro il 2027 i lavori sul progetto già predisposto, sul quale tutti sono d’accordo, già licenziato e finanziato nella scorsa legislatura, ma ancora non avviato. Questo sarebbe già un grosso passo avanti. Si sta ragionando di prospettive future, di decolli verticali, di scenari che rischiano di farci esagerare. Io credo che il primo punto di tranquillità per la cittadinanza di Domagnano e di Torraccia sia proprio questo: realizzare l’asfaltatura della pista attuale. Quando la politica comincia a parlare di nuovi progetti, studi e ulteriori progetti, spesso è perché non c’è la volontà di fare. Questa è l’esperienza che mi sono fatto in anni di politica: quando si vogliono fare le cose si dà incarico per realizzarle, quando non si vogliono fare si moltiplicano i progetti. Progetti, peraltro, ne sono già stati fatti in passato, anche con bandi e concorsi per verificare se qualcuno fosse interessato a gestire l’aviosuperficie di Torraccia, ma non hanno avuto esito positivo. Per questo riteniamo che il primo passaggio importante sia realizzare l’asfaltatura della pista esistente. Se parliamo di finanziamenti che incidono per una percentuale limitata del debito pubblico – 3, 4, 5 o 10 per cento al massimo – possiamo farci finanziare da chiunque senza correre rischi strutturali. A quel punto la valutazione è semplice: si sceglie chi costa meno. Se il finanziamento meno oneroso arriva da un fondo sovrano, si valuta quella ipotesi. Queste sono riflessioni che andranno fatte quando il progetto sarà definito e quando il Congresso di Stato riferirà in Parlamento. Ma torniamo al punto di partenza: la sicurezza richiede l’asfaltatura della pista. Sarebbe già un segnale positivo realizzare oggi ciò che è stato deciso tempo fa e che avremmo dovuto attuare da tempo.
Emanuele Santi (Rete): Siamo all’ennesimo psicodramma tra maggioranza e Governo. Ho apprezzato l’impostazione della collega Mina. Su un progetto così importante non si può andare avanti con due binari diversi. Da una parte mi sembra che il Governo voglia andare da una parte e la maggioranza dall’altra. Bisogna fare chiarezza. L’ordine del giorno chiede di approfondire un progetto che in effetti non c’è. Un progetto significa sapere bene chi lo fa, quanto costa, chi controllerà, chi lo gestirà, come verranno coinvolti i cittadini. Un progetto è un progetto, non qualche relazione dove si mettono in fila dei numeri. Lo sapevamo già che c’erano dei problemi. Intanto diciamocelo: questa fuga in avanti che è stata fatta nel 2023, quando Rete è uscita dal Governo – lo voglio precisare – in quel periodo ci fu la corsa tra Segretari di Stato, tra delibere e ricatti incrociati, a mettere bandierine ovunque. Il progetto arabo nasce in quel periodo storico, tra il 2023 e l’inizio del 2024, dove ognuno doveva mettere la sua bandierina. E qui il Segretario Pedini una delibera dell’allora Congresso di Stato ce l’ha avuta. Solo che purtroppo, quando si fanno fughe in avanti senza la condivisione della maggioranza, poi succede il dramma, come è successo oggi. Quell’area va riqualificata, c’è un problema di sicurezza e di controllo, lo diciamo da sempre. Però non buttiamo via soldi. Ed è per questo che voteremo no all’ordine del giorno: qui si dice di andare avanti intanto con l’asfaltatura dei 600 metri, la recinzione, eccetera, e poi eventualmente si valuterà. Però se oggi facciamo tutti i lavori per i 600 metri e poi, nel caso ipotetico, si facesse anche l’allungamento a 900, quei lavori fatti per i 600 sono riutilizzabili oppure bisogna sbancare tutto e rifare i lavori per i 900? Così si spendono soldi una volta e poi una seconda volta. Questo non sarebbe accettabile. Un progetto intelligente sarebbe decidere qual è il progetto definitivo e poi fare i lavori. Perché, segretario, ci è stato detto che la pista di 900 metri ha dei problemi idrogeologici molto grossi, non si parla di 4-5 milioni oggettivamente. Quello è uno studio che va fatto, perché è un’area a forte rischio geologico. L’altra questione è il progetto. Noi siamo molto preoccupati perché oggi, di fatto, lì i controlli non ci sono. Oltre all’aspetto della sicurezza e alla necessità di mettere a conoscenza i cittadini di Torraccia di questo progetto. Vi chiediamo la massima condivisione con loro: se non lo volete fare con noi, almeno coinvolgete i cittadini. Perché il problema della sicurezza è reale. Ma il problema è: chi controlla cosa arriva in quell’aeroporto, cosa atterra? Può un’autorità garante stare a cinque chilometri di distanza rispetto alla sede dell’aeroporto? Chi sta gestendo questa cosa? Chi la gestirà?
Fabio Righi (D-ML): Devo dire che devo dare ragione agli interventi che mi hanno preceduto nel dire che quest’ordine del giorno è estremamente chiaro. In pratica anche in questo caso si fa il minimo indispensabile come intervento e lei, segretario Pedini, ha girato per sei anni a vuoto, perché non si fa assolutamente niente di quello che era il progetto per cui ha avuto mandato dal Governo e per cui evidentemente si è impegnato. È scritto nero su bianco. Oggi dietro le parole della responsabilità, della prudenza, del “fare le cose per bene”, si nasconde la volontà di non fare assolutamente niente, esattamente come per qualsiasi altro progetto che questo Paese ha provato a mettere in campo. Tra l’altro con un dibattito che sfiora l’assurdo, perché qui ci dobbiamo sentire dire che si fa un’infrastruttura ma bisogna essere concentrati sulla sicurezza, sulle verifiche geologiche, bisogna fare le cose fatte bene, dobbiamo metterlo nero su bianco. Ma ci mancherebbe altro. Noi magari sbagliamo, ma quando decidiamo di fare qualcosa o presentiamo un progetto partiamo dal presupposto che sia un progetto da fare bene, con tutti i passaggi. Voi dovete scriverlo sul foglio perché sennò vi dimenticate che va fatto bene? Stiamo parlando di un’aviosuperficie, di un aeroporto, non di una bocciofila. È evidente che si tiene conto della sicurezza. Noi questo lo diamo per scontato. Qui si fanno scelte politiche. Quello che ho capito è che ancora una volta vince un modo di fare politica che purtroppo non sarà mai il nostro. Perché non è che ci si trovi in questa situazione per caso. Io ho vissuto personalmente il momento in cui è partita questa dinamica. A noi questo dà fastidio. Non la prudenza, non il fare le cose bene, non la responsabilità. Vi riempite la bocca di parole che poi alla fine dicono solo una cosa: che certi progetti e certe azioni non volete che le faccia altra politica. Allora, diciamocelo chiaramente: no ai finanziamenti arabi lavorati con un fondo sovrano, benissimo. Ma sì a cosa? Fino a questo momento state dicendo sì unicamente all’indebitamento dei nostri cittadini, al debito e basta. Perché almeno da quando noi siamo in quest’aula: no ai finanziamenti italiani – oltre 250 milioni nella precedente legislatura –, no agli investimenti americani, no agli investimenti cinesi, no ad altri investimenti europei. Sì al debito. Continuate ad indebitarci con tasse in più e con indebitamento estero e neanche un progetto. Anche qui avete detto in modo chiaro: prendiamo i soldi dal bilancio dello Stato, senza un’idea di dove voler portare il Paese. Quindi non parliamo più del progetto o del non progetto. Qui c’è un problema grosso politico. Perché questo è un meccanismo oliato.Qualcuno viene fatto girare a vuoto mentre altri fanno altro. E il Paese è al palo, fermo da troppo tempo. Questo è inaccettabile.
Segretario di Stato Federico Pedini Amati: Non mi ero spinto nel merito della legge di spesa, lo aveva fatto il collega Gatti e, secondo me, bastava. L’intendimento dell’ordine del giorno, così come io lo avevo compreso e così come pensavo fosse condiviso dalla maggioranza, era che per una parte si andasse avanti con i soldi già stanziati per i 600 metri, previsti a bilancio, e per l’altra si desse seguito al finanziamento con uno Stato sovrano. Il mio unico obiettivo era che si spendesse il meno possibile per un’opera infrastrutturale che ritengo strategica. La maggioranza ha deciso di interpretarlo in un’altra maniera. Ne prendo atto, non posso fare diversamente. Ricordo soltanto che per due governi, per due legislature, non sono andato autonomamente in uno Stato o in altri Stati a cercare finanziamenti per un’opera che non ho deciso io. Era prevista in un programma di governo, con l’avallo della maggioranza e del governo. Sono andato a ricercare quei finanziamenti, li ho trovati, siamo arrivati alla conclusione di un contratto che era solo da firmare. Tutti erano informati. Prendo atto delle dichiarazioni di Libera e della Democrazia Cristiana, che non si vuole andare avanti con il finanziamento dell’Arabia Saudita a questo tasso di interesse. Mi compiaccio comunque che si faranno i lavori sull’aviosuperficie, non solo sui 600 metri ma, se ho capito bene, fino a 900. Questo è quello che ho capito io. Permettetemi però di dire che non è un comportamento conseguente rispetto alle attività svolte in questi quattro anni, non solo dal sottoscritto ma dal Governo. È una stortura, un incidente di percorso molto grave. Mi sembrava che avessimo già altri problemi e che non fosse necessario aggiungerne altri. Avrei condiviso l’ordine del giorno se non si fosse esplicitata chiaramente la non volontà di reperire fondi all’1,5% contro il 6,5%, perché questo è il dato: 1,5% per 18 anni, lo sanno tutti, ci sono i documenti. Condividerò comunque quattro anni di lavoro con l’intero Paese. Ho l’obbligo di farlo. Renderò pubblici tutti i documenti alle opposizioni e all’intera popolazione di San Marino, perché bisogna spiegare ai cittadini i passaggi e il lavoro fatto in questi anni per addivenire a un accordo con uno Stato sovrano. Stiamo facendo l’ennesima figuraccia. Ricordatevelo: non è un dispetto fatto a me, è fatto nei confronti di uno Stato sovrano. Mi sembrava che di figuracce ne avessimo già fatte abbastanza. Evidentemente al peggio non c’è mai fine. Questa è, per quanto mi riguarda, l’ennesima conferma dello scollegamento – non di tutta la maggioranza, ma di una parte della maggioranza – con l’intero Governo. Lo ribadisco: l’intero Governo era per andare avanti con il finanziamento con l’Arabia Saudita. È evidente che da qui in avanti ci saranno confronti e situazioni da chiarire rispetto a quanto accaduto oggi in Commissione.
Votazione ordini del giorno
Odg di Domani-Motus Liberi
Commissione II: 1 favorevole e 13 contrari
Commissione III: 1 favorevole e 12 contrari
Odg maggioranza
Commissione II: 10 favorevoli, 4 contrari, 1 non votante
Commissione III: 8 favorevoli, 4 contrari
Odg di Domani-Motus Liberi respinto con 2 voti favorevoli e 24 contrari
Odg maggioranza accolto con 18 voti favorevoli e 8 contrari
Comma 1 – Comunicazioni
Sara Conti (RF): Approfitto di questo momento di brevi comunicazioni perché ritengo sia necessario convocare al più presto anche la Commissione Finanze, dato che sono pervenute nuove documentazioni dall’Organismo di Sorveglianza e quindi è importante che ci vediamo e ci convochiamo.
Emanuele Santi (Rete): Mi allaccio alla richiesta fatta dal vicepresidente Conti rispetto all’Organismo di Sorveglianza. Noi abbiamo ricevuto qualche giorno fa, come Commissione Finanze, una relazione in cui vengono inviate delle linee guida, una sorta di regolamento sulle modalità che loro adottano per effettuare controlli e verifiche nell’operazione di cartolarizzazione. Questo, visto che ci è arrivato, dovrà essere oggetto di discussione. Vicepresidente, mi rivolgo a lei: non abbiamo bisogno solo di parlare del regolamento. C’è una relazione semestrale che l’Organismo di Sorveglianza deve predisporre ogni sei mesi. Da quello che mi risulta, la relazione è stata depositata a fine anno. Siamo a febbraio e quella relazione non è arrivata. E non solo: non c’è neanche l’idea di convocare una Commissione Finanze per parlarne. Le chiederei di fare due passaggi. Il primo: farci avere la relazione semestrale sul proseguimento dell’attività di cartolarizzazione e su quanto rilevato dall’Organismo di Sorveglianza. Il secondo: convocare nel più breve tempo possibile la Commissione Finanze per esaminarla. È passato già un anno. Questa operazione è una delle operazioni di sistema più importanti, che ha impegnato anche risorse pubbliche: lo Stato ha messo una garanzia per 70 milioni più interessi. È interesse dell’aula e del Paese conoscere lo stato di avanzamento. Nell’ultima relazione, con dati fino a maggio 2025, siamo stati rassicurati sul fatto che gli incassi procedevano bene e che le obbligazioni senior, garantite dallo Stato, erano state rimborsate. Però dopo un anno bisogna fare il punto. Se la relazione è arrivata a dicembre e siamo a febbraio e non ci è stata trasmessa né si è pensato di convocare la Commissione, questo non va bene. Capisco che maggioranza e Governo siano impegnati su altro, ma questa è una cosa importante. Chiedo maggiore osservanza dei tempi di consegna delle relazioni e la convocazione in tempi brevissimi della Commissione per discuterla. A dicembre abbiamo audito Banca Centrale in seduta segreta sulle questioni bancarie. Sono passati tre mesi, nel frattempo sono accadute molte cose. Credo sia doveroso un aggiornamento sul sistema bancario e finanziario, sulle prospettive riguardanti Cassa di Risparmio, Banca di San Marino e le nostre banche. Per quanto attiene a questa Commissione, ritengo necessario un quadro chiaro e un aggiornamento sul sistema bancario e, soprattutto, che venga convocato l’Organismo di Sorveglianza per riferire sulla relazione relativa alla cartolarizzazione degli NPL. Mi risulta che la relazione sia stata consegnata da tempo, ma noi non l’abbiamo e non se ne parla. Sollecito quindi la convocazione di una Commissione a brevissimo.
Nicola Renzi (RF): Intanto voglio sottolineare che ieri c’è stato un passaggio fondamentale, un ulteriore passo verso la definizione dell’Accordo di associazione all’Unione Europea. Credo che questo sia il dato più chiaro per sgombrare il campo da tante dietrologie e da tante altre questioni. L’Accordo di associazione sta procedendo nel suo iter. Lo dico da sammarinese che conosce un po’ i meccanismi dell’Unione Europea: purtroppo, quando sembra di essere all’ultimo miglio, il percorso tende ad ampliarsi e a richiedere ulteriori passaggi. Mettiamo però un’altra pietra miliare su questo cammino: l’Accordo sta andando nella giusta direzione e noi lo salutiamo con enorme piacere e gioia. Detto questo, non ci può sfuggire che saranno necessari ulteriori passaggi. In alcuni di questi sarà necessario che si esprimano i singoli Paesi membri. E non possiamo rimanere indifferenti rispetto a quello che si intravede all’orizzonte: sembra che uno o più Paesi possano manifestare delle contrarietà, magari non definitive ma dilatorie. Questo mi preoccupa. Sia chiaro: bisogna distinguere bene le questioni. Da un lato c’è un affare economico, più o meno lecito – lo accerterà il Tribunale – nel quale purtroppo ci siamo imbattuti. Dico purtroppo. E bisognerà anche capire politicamente come siamo arrivati a determinate interlocuzioni con certi soggetti e se fosse opportuno o meno. Questo è un tema politico, senza voler mettere la croce addosso a nessuno: quando si fa politica si può anche sbagliare, ma poi si deve valutare. Dall’altro lato, però, ci sono i rapporti tra Paesi. E qui dobbiamo mettere il nostro Governo nella condizione di relazionarsi con gli altri Governi per spiegare la bontà del percorso di associazione all’Unione Europea che abbiamo compiuto nel tempo. Chiedo responsabilità a tutti. Questo non significa cedere a ricatti. Se ci sono questioni giudiziarie, devono essere risolte in sede giudiziaria, non diplomatica. Ma sul piano diplomatico non possiamo permetterci di avviare scontri con altri Paesi o campagne, magari anche sui social, per sbefeggiare questo o quell’altro Stato. Ieri ho visto il Segretario agli Interni condividere un post, anche simpatico, del suo partito. Ma un conto è che lo condivida un parlamentare, un conto è che lo faccia un membro del Governo nei confronti di un altro Paese. Noi dobbiamo giocare la partita sul piano politico, con indipendenza e serenità, cercando di raggiungere il nostro obiettivo che è l’Accordo di associazione, senza complicarci la vita con scandali o beghe di bottega. Lo dico da sammarinese: non possiamo essere noi a metterci i bastoni tra le ruote. L’altro punto riguarda il sistema bancario. Ha fatto benissimo il collega Santi a chiedere un riferimento della Banca Centrale. Stanno accadendo fatti importanti e non possiamo far finta di niente. Non è con l’omertà che si manda avanti un Paese, ma spiegando cosa sta succedendo e quali sono le ricette per affrontarlo. Serve una convocazione rapida della Commissione Finanze perché la Banca Centrale riferisca sullo stato del sistema bancario e finanziario. E serve discutere la relazione dell’Organismo di Sorveglianza che continua a rimanere lì senza essere esaminata. Non vengo qui a fare reprimende o a puntare il dito. Faccio un appello di responsabilità.
Matteo Zeppa (Rete): Io invece torno su quello che è successo in questi giorni e mi riallaccio alle richieste fatte dal collega Santi e da chi è intervenuto dopo. Stanno succedendo cose molto particolari. L’ho già detto in Consiglio Grande e Generale: c’è stata una Commissione Finanze con l’audizione della Vigilanza di Banca Centrale che a me ha lasciato l’amaro in bocca per tutto quello che si stava sviluppando su quel settore particolare. Ad oggi, nonostante i comunicati in cui si diceva che non si doveva parlare, pena ammende pubbliche o altro da parte di Banca Centrale, la Vigilanza deve necessariamente tornare in Commissione o in Consiglio Grande e Generale. Hanno il dovere di farlo, sono l’autorità bancaria che vigila. Dico questo perché ieri, a mente fredda, mi sono trovato a mettere insieme i puntini. Non siamo di fronte a un Paese che ci dà contro, ma a un finanziatore di quel Paese. Se uniamo ciò che è successo ieri, la gravità è unica. Ieri, durante la prima Commissione parlamentare dopo il comunicato del dirigente Canzio – non lo ripeto ora, ne parleremo lunedì – in contemporanea si votava all’Europarlamento sul percorso negoziale di Andorra e San Marino. E in quel momento esce un comunicato stampa ad orologeria. In quel comunicato si parla di “alcuni ambienti del sistema giudiziario sammarinese” accusati di politicizzare ufficialmente la questione e di trasformare il caso, e si parla di un’incolpazione della società bulgara e dell’investitore bulgaro per attività sovversive contro lo Stato di San Marino e le sue istituzioni. E si chiude dicendo che Starcom mantiene piena fiducia nel Governo di San Marino e nel Consiglio Grande e Generale e continuerà a collaborare con le istituzioni per trovare una soluzione per tutte le parti interessate. Stiamo parlando di un soggetto privato che ha fatto un investimento. C’è una presa di posizione chiara del Tribunale e io sto dalla parte del Tribunale, perché se il dirigente Canzio ha fatto quel comunicato, ha le sue ragioni. Io non ci sto a farmi influenzare da un soggetto privato che, ad orologeria, nella giornata di ieri, fa un comunicato stampa osceno per condizionare il dibattito pubblico che ci sarà lunedì. Mi auguro che i Segretari di Stato, per quanto di competenza, facciano un riferimento puntuale e non si vada dietro a questi soggetti. Qui si fa squadra tutti: politica, Congresso di Stato, maggioranza, opposizione, cittadinanza e autorità di vigilanza. Devono dare risposte su cosa è successo. Perché con comunicati del genere, fatti durante due momenti istituzionali importanti – la Commissione Esteri e la votazione al Parlamento europeo – non si può far finta di niente. Non può un soggetto privato attaccare il Tribunale, il dirigente, l’attività investigativa e dare anche indicazioni alla politica, al Governo e al Consiglio Grande e Generale. Mi auguro che lunedì ci siano le condizioni minime per salvaguardare le istituzioni, nel rispetto del segreto istruttorio, ma anche per mettere a tacere questi millantatori. Io, da sammarinese, difendo le mie istituzioni fino a prova contraria. E chiedo a tutti di alzare le barricate contro questi ceffi: sono soggetti privati che stanno attaccando le istituzioni.
Gerardo Giovagnoli (PSD): Credo sia opportuno dividere e separare meglio i fatti e le certificazioni ufficiali dalle illazioni e dalle accuse rivolte al nostro Paese, quelle già citate. Mi riferisco al fatto che ieri il voto al Parlamento europeo significa una cosa molto precisa e molto più importante delle tante parole spese sul caso che origina dalla Banca di San Marino. Il Parlamento europeo rappresenta i 27 Paesi, è l’unità politica più importante del continente e ieri c’è stata una prova di fiducia verso il nostro Paese contenuta nel testo che a questo punto è definitivo, non più quello parziale uscito dai lavori delle commissioni. In quel testo sono riportate certificazioni molto chiare: l’apprezzamento per il cambiamento che ha fatto questo Paese negli ultimi anni, la volontà di collaborazione che viene riconosciuta e anche le possibilità di sviluppo futuro offerte dall’accordo di associazione. Ieri, inoltre, sono stati bocciati due emendamenti – su tre – che sostenevano cose molto significative. Si affermava che i benefici dell’accordo sarebbero sproporzionatamente a favore di Andorra e San Marino, che il ritorno economico e il vantaggio strategico per i cittadini dell’Unione Europea sarebbero molto limitati e che gli oneri amministrativi e la vigilanza regolamentare potrebbero prevalere sui vantaggi pratici per gli Stati membri e i loro cittadini. È interessante vedere come il punto di vista di chi ci osserva ribalti il canone rispetto a quanto viene detto qua dentro. Questo supera abbondantemente quanto accade su quel piano parallelo su cui si deve ragionare diversamente. Qui dobbiamo agire tutti in difesa delle nostre istituzioni con chiarezza e senza infingimenti. Nemmeno i parlamentari europei bulgari hanno votato contro. Solo uno su diciassette ha votato contro, uno ha votato a favore, tutti gli altri si sono astenuti. Questo non significa non tenere conto di ciò che accade in quel Paese, che peraltro è in crisi politica: da dicembre non c’è più il governo, il presidente della Repubblica ha annunciato le dimissioni per competere alle elezioni. È possibile che stiano pensando anche ad altro. Può essere un problema se non intendono assumere decisioni definitive in ambito europeo, ma può anche essere il contrario: dal momento che tutti gli altri Paesi si sono espressi per la natura mista dell’accordo e i testi sono pronti, sarebbe peculiare per uno Stato mostrarsi contrario a ciò che fanno tutti gli altri su una questione così semplice dal punto di vista tecnico, e su cui l’espressione del governo, come illustrato ieri dal segretario Beccari, era già favorevole. La cautela deve comunque esserci e tutti dobbiamo impegnarci per favorire l’appianamento definitivo delle questioni che riguardano la firma dell’accordo di associazione. Concludo con un ragionamento che riprenderò in Commissione Esteri: credo sia importante evidenziare la bontà della missione compiuta dalla Commissione Esteri, in particolare dai consiglieri Ciavatta, Renzi e dal presidente Muratori, ad Andorra per il primo appuntamento nel Paese pirenaico dopo l’accordo tra i parlamenti e per celebrare i 30 anni delle relazioni tra i nostri due Paesi. È stato un appuntamento molto denso, i cui contenuti e risultati andranno illustrati a tutta l’aula. I confronti, l’esposizione dei dati, la descrizione delle diverse concezioni economiche costituiscono un patrimonio di informazioni da conservare e divulgare tra noi parlamentari. Credo che ci debbano essere altre occasioni simili. Il primo appuntamento dovrebbe essere con il Liechtenstein, il Paese più piccolo all’interno del mercato unico. Ogni volta che ci confrontiamo con l’esterno allarghiamo i nostri orizzonti, comprendiamo meglio ciò che accade attorno a noi e, alla fine, comprendiamo meglio anche noi stessi.
Gaetano Troina (D-ML): Prendo la parola in questo comma comunicazioni perché i temi sul tavolo sono davvero tanti e non è pensabile restare in silenzio di fronte a quello che sta accadendo. Non voglio anticipare il dibattito di lunedì, ma alcune cose vanno dette. Prima di tutto mi associo alle richieste dei colleghi della Commissione Finanze affinché venga nuovamente convocato il Comitato di sorveglianza sull’operazione di cartolarizzazione, perché è passato molto tempo dall’ultima audizione e sono certo che ci siano sviluppi rilevanti che meritano di essere approfonditi. Per quanto riguarda invece il tema che in questi giorni è al centro della cronaca, cioè il presunto legame tra la mancata cessione delle quote dell’Ente Cassa di Faetano e l’accordo di associazione con l’Unione Europea, credo sia necessario dire qualcosa di più. Ho letto sui giornali che oltre 500 parlamentari europei si sono espressi favorevolmente sull’accordo. Tuttavia, al netto della posizione della Bulgaria e delle vicende note, ho notato che vi sono stati anche voti contrari e astensioni. Mi chiedo perché. Perché in Europa ci sono parlamentari che hanno votato contro? Non credo sia solo una questione di destra o sinistra. Se c’è un negoziato imminente verso la firma dell’accordo, come ci viene detto, è legittimo chiedersi perché alcuni rappresentanti europei si siano espressi negativamente. Di questo non si è parlato né sui giornali né negli interventi che ho ascoltato. Si è parlato molto dei voti favorevoli, ma poco dei contrari. Vorrei capire le ragioni di queste posizioni. Inoltre, si è parlato del COREPER. Ho approfondito anch’io e ho visto che si tratta di un organismo dell’Unione Europea con un ruolo rilevante, perché decide se un tema debba essere sottoposto al Consiglio dell’Unione Europea. Vorrei capire se è prevista a breve una riunione del COREPER su questo tema e se vi siano notizie su come si orienteranno i rappresentanti permanenti degli Stati membri. Chiedo questo perché, se in Parlamento europeo ci sono stati voti contrari, è legittimo domandarsi se possano emergere contrarietà anche in altre sedi decisionali. Visto che spesso si afferma di avere informazioni puntuali su ciò che accade a livello europeo, credo sia giusto fornire un’informativa completa anche su questi aspetti. Sapete qual è la posizione di Motus Liberi: chiediamo la massima trasparenza e informazione su tutti i passaggi delicati. Non chiediamo altro dal 2018.
Iro Belluzzi (Libera): Io voglio sottolineare due punti. Il primo riguarda il grande successo del voto: se 24 parlamentari su oltre 600 hanno votato contro, stiamo parlando di numeri davvero marginali. Francamente, il riferimento al “pensiero unico” o al “voto bulgaro”, richiamando anche la battuta del PSD, non lo condivido. L’elemento di democrazia è proprio il fatto che qualcuno possa esprimere un voto differente. Guardando quei numeri e i Paesi da cui è arrivato il dissenso o la contrarietà al percorso di associazione verso l’Unione Europea, non mi sono nemmeno soffermato sulla Bulgaria. A me, ad esempio, è balzato agli occhi il fatto che i Paesi Bassi non abbiano votato. L’ho considerato un elemento interessante per la Repubblica di San Marino. Evidentemente ci sono Paesi che, per fiscalità, snellezza e determinati elementi di competitività dal punto di vista finanziario, possono considerarci un potenziale concorrente. Probabilmente San Marino, in un contesto più ampio come quello europeo, può diventare un luogo interessante per investimenti e per vantaggi nel rispetto delle norme e delle regole internazionali. Allora questo può essere letto non come un elemento contro la Repubblica, ma come un segnale che qualcuno ci teme, e quando sappiamo fare qualcosa meglio degli altri è sempre un fatto positivo. La seconda questione riguarda la vicenda bulgara, che affronteremo sicuramente in Consiglio Grande Generale. Io vedo e mi preoccupo enormemente per la volontà di delegittimare non uno Stato, ma un potere dello Stato, quando questo opera nell’autonomia e nella tutela delle garanzie dell’ordinamento sammarinese. Qui si sta andando contro un potere dello Stato, e questo rischia di delegittimare l’intero Paese, al di là delle altre istituzioni. Dobbiamo stare molto attenti perché questa deriva non trovi sponde all’interno della Repubblica. Come rappresentanti del Paese, nel rispetto della separazione dei poteri e senza interferenze, abbiamo però il dovere di garantire e tutelare il potere giudiziario. Se ciò che si vuole discreditare e minare è proprio quello, allora l’attenzione deve essere massima.
Antonella Mularoni (RF): Mi preme sottolineare alcune considerazioni proprio per l’importanza che attribuiamo alla finalizzazione del percorso di associazione con l’Unione Europea. Ci mancherebbe: ogni partito fa quello che ritiene nelle sedi che ritiene opportune. Tuttavia, l’invito alla cautela rivolto dal collega Renzi credo sia quanto mai pertinente. Ieri c’è stato un voto importante, ma non è l’ultimo che riguarda il nostro Paese. Ci sono stati voti del Parlamento europeo, ce ne saranno altri nei governi, e ognuno dovrà fare la propria parte. Se ieri abbiamo visto un voto con un’ampia maggioranza favorevole, è vero che esistono forze politiche che, per impostazione, votano sistematicamente contro l’Unione Europea. Ma ci sono anche altri voti che dobbiamo analizzare con attenzione. Da qui in avanti, fino alla conclusione del percorso e anche dopo l’entrata in vigore dell’accordo, noi parlamentari dovremo fare tutto il possibile per superare eventuali diffidenze che possano emergere in alcuni Paesi. Non possiamo limitarci a rassicurazioni generiche. Gli ambasciatori parlano a nome dei governi, ma i governi non sempre riescono a garantire l’esito dei voti nei propri parlamenti. Ci sono Paesi che in tempi recenti hanno cambiato governo più volte proprio per mancanza di fiducia parlamentare. È vero che molti parlamentari bulgari si sono astenuti, ma non hanno votato a favore. Uno ha votato contro, uno a favore, gli altri si sono astenuti. Questo voto va analizzato, così come quelli provenienti da altri Paesi. Dobbiamo fare il massimo sforzo per spiegare che San Marino non è un “buco nero” che l’Unione Europea rischia di portarsi dentro, ma un Paese che ha compiuto un percorso serio di adeguamento e di collaborazione. Non credo si tratti di invidia o di timore per la nostra superiorità. In alcuni casi può esserci populismo, in altri disinformazione, in altri ancora una semplice valutazione di interesse nazionale. Proprio per questo l’impegno di tutti deve essere massimo. Secondo punto. Quando è venuta la delegazione di Malta, con cui abbiamo avuto incontri e approfondimenti molto utili, ci è stato detto chiaramente: attrezzatevi rapidamente per il recepimento dell’acquis comunitario. Ci hanno spiegato, sulla base della loro esperienza, che non ce la faremo se restiamo strutturati come siamo oggi. Anche se l’acquis che dovremo recepire è meno ampio di quello richiesto a uno Stato membro, sarà comunque consistente nella fase iniziale. Siamo a febbraio 2026. Questo tema lo solleviamo dall’estate del 2024. Invito quindi il governo a presentare rapidamente una proposta strutturata da discutere in aula. Non possiamo trovarci di fronte a una proposta “prendere o lasciare” senza un confronto preventivo. Se nella Commissione Affari Costituzionali è in corso un approfondimento, bene: che venga messo a disposizione dell’aula quanto prima. Così come i testi normativi su cui il governo sta lavorando, penso ad esempio alla legge sulle società, devono essere condivisi tempestivamente con i consiglieri. Rinnovo dunque l’appello a essere molto operativi, a definire rapidamente modalità e percorso di lavoro per il recepimento dell’acquis.
Dalibor Riccardi (Libera): Penso sia giusto sottolineare il voto che ieri si è celebrato al Parlamento europeo, dove con una schiacciante maggioranza l’accordo ha ricevuto un primo segnale positivo. Come ricordava giustamente il collega Giovagnoli, nonostante le tante pressioni che possono essere arrivate, anche mediatiche, uno Stato ha comunque dato un’interpretazione e una votazione positiva. Credo che non si debba guardare solo ai numeri della contrarietà – 24 contrari, 75 astenuti, 582 favorevoli – ma anche valutare l’espressione di singoli Stati che magari hanno assunto una posizione particolare e che meritano un ragionamento. Tuttavia, a dispetto di questo, io credo che il dato politico sia chiaro e ci debba dare ulteriore forza nel proseguire questo percorso, nel lavorare a stretto contatto con gli ambiti europei e internazionali. È vero, come diceva la collega Mularoni, che non sappiamo quali saranno le ulteriori votazioni che dovranno essere fatte, ma mi auguro che la diplomazia, la struttura e la credibilità che in questi anni ci siamo costruiti rispetto a un percorso che nasce da lontano possano essere determinanti per far comprendere a tutti i Paesi quanto San Marino tenga a questo accordo e quanto voglia finalizzarlo. Rispetto alla Banca di San Marino non intervengo ora, perché c’è un comma specifico nel Consiglio Grande Generale e credo sia corretto affrontarlo lì. Colgo invece l’occasione, anche come membro della Commissione Esteri, per ribadire una riflessione che spesso abbiamo fatto in quella sede: la necessità di valutare con attenzione la situazione internazionale. Il collega Zeppa lo ha più volte menzionato, e credo che possa essere utile prevedere anche una seduta dedicata, eventualmente in forma segreta, per ragionare su quello che sta accadendo fuori dai nostri confini. Personalmente continuo a essere preoccupato per alcune dinamiche internazionali. Ribadisco quindi la volontà di avere un comma specifico in Commissione Esteri su questi temi, perché credo sia importante continuare a riaffermare, anche nei consessi internazionali, quanto per il nostro Paese siano centrali il diritto internazionale, la diplomazia e la pace. Infine, uno sguardo ai prossimi lavori del Consiglio Grande Generale. Mi auguro che si possa finalmente arrivare alla conclusione della legge sulla cittadinanza, un tema che più volte, per varie ragioni, è stato rinviato. Sarebbe importante chiudere questo iter. Un altro tema fondamentale è la prima lettura del piano strategico territoriale. È un argomento di grande rilievo, perché da tanti anni nel nostro Paese non si affrontava in maniera così organica e strategica la pianificazione territoriale. Mi auguro che possa arrivare presto in Consiglio, così da raccogliere i contributi di tutti e arrivare a una definizione condivisa, perché la strategia territoriale è centrale per lo sviluppo e il rilancio del Paese.
Fabio Righi (D-ML):. Sul voto dell’accordo con l’Unione Europea, dai dati che sono disponibili al momento emerge che c’è una grossa frangia dei voti contrari provenienti dalla Francia, dal partito di sinistra. Lo dico solo per riportare le cose come stanno, perché altrimenti si porta sempre il discorso nel campo delle tifoserie. Io capisco che c’è chi ha già messo gli occhi sugli uffici a Bruxelles, però questo deve essere un dibattito serio che si deve fare in aula. Detto questo, io esprimo alcune considerazioni proprio perché, mentre è chiaro che qualcuno ha una rotta precisa che è quella di Bruxelles, noi continuiamo a dire che non è chiara qual è la rotta del Paese rispetto a questo accordo. Ed è questo che ci preoccupa da tempo. Noi non siamo assolutamente contro l’Europa. Non siamo euroscettici. Siamo fermamente convinti che l’Europa vada cambiata profondamente, perché questa Europa che ha governato fino ad oggi è un’Europa fallita e fallimentare. Questo l’abbiamo sempre detto. Il problema è la Repubblica di San Marino sotto plurimi punti di vista. Il primo è aver affrontato un tema come quello dell’Unione Europea con la logica delle tifoserie, senza avere un’idea chiara di che cosa San Marino dovrebbe andare a fare in Europa. Si riempie la testa dei cittadini con le grandi opportunità – molte delle quali abbiamo già – perché il nostro mercato è già per più del 95% in Europa. Si continua a parlare delle file in aeroporto, degli Erasmus. Sul resto, noi continuiamo a dire che non c’è un’idea chiara. Qual è l’idea di sviluppo del Paese? Qual è l’elemento di competitività che giocheremo nella normalizzazione dei rapporti? San Marino è sopravvissuta per oltre 1700 anni perché ha saputo distinguersi. Oggi non vediamo quale sia l’elemento distintivo che voi volete portare dentro quel contesto. Io ho fatto una domanda semplice in Consiglio: noi, su un settore come quello dell’innovazione, potremmo elaborare una normativa più competitiva, non illegittima, ma più snella rispetto agli schemi europei? Non ho avuto risposta. Abbiamo fatto un approfondimento e, salvo smentite, la risposta è negativa: dovremo uniformarci alla normativa europea. Bene. Allora su un settore dove potremmo fare la differenza avremo le mani legate. E quindi qual è il piano B? Qual è il piano C? Altro punto: qual è il progetto di implementazione delle strutture, degli uffici, delle competenze, della formazione, delle risorse? Non si sa. C’è una relazione, peraltro scritta in maniera discutibile, di cui il segretario Beccari si vanta dicendo che noi non ne abbiamo mai scritta una così. Per fortuna, certo che non l’abbiamo mai scritta e non la scriveremo mai. Quella relazione parla di 1 milione e 400 mila euro subito, ma a bilancio ci sono 800 mila euro. Non torna neanche da quel punto di vista. Non si può affrontare un tema così serio con queste modalità. Non si può venire qui a dire “tutto fatto, tutto a posto, tanto male che va applicheremo in via provvisoria l’accordo”. Applicare provvisoriamente un accordo di questo tipo non è una cosa banale, non è una formalità. La firma non è avvenuta. In base alle informazioni che escono sulla stampa – vere o non vere, ce lo direte voi – è tutto molto poco chiaro. Il Coreper deve votare all’unanimità. Come la gestite? Bisogna fare azione diplomatica all’estero. Chi la fa? Con quali strumenti? Noi chiediamo una cosa molto semplice: chiarezza, strategia, trasparenza. Non tifoserie.
Sara Conti (RF): Allora prendo la parola io prima di chiudere definitivamente i lavori, solo per mettere a verbale il fatto che ho recepito, per quel che riguarda la Commissione 3, le richieste pervenute sia dal commissario Santi sia dal commissario Zeppa. Preciso anche, come avevo detto in apertura, che la richiesta al presidente Cecchetti l’avevo già fatta in qualità di vicepresidente ed era quella di convocare al più presto una Commissione Finanze, anche perché è assolutamente opportuno che ci venga inviata quanto prima la documentazione relativa alla relazione semestrale dell’organismo di sorveglianza, così come è necessario confrontarci su quella che è la documentazione aggiuntiva arrivata proprio in questi giorni sempre dall’organismo di sorveglianza. L’operazione di cartolarizzazione è un’operazione direi molto importante che dobbiamo tenere monitorata, che presenta anche delle criticità. Ora ovviamente non si può scendere nel dettaglio, però la presidente mi ha assicurato che farà questa convocazione quanto prima. Aggiungo che è certamente importante ed essenziale, anche alla luce degli sviluppi degli ultimi mesi, convocare anche in audizione Banca Centrale, quindi mi farò portavoce con la presidente Cecchetti anche di questa esigenza che condivido. Per tutto il resto, poi chiaramente lunedì, nell’apertura della sessione del prossimo Consiglio Grande e Generale, avremo modo anche di fare ulteriori riflessioni sui temi che sono emersi relativamente all’accordo di associazione e alla situazione delicata che stiamo affrontando in relazione agli avvenimenti e alle vicende che coinvolgono Banca di San Marino e l’investitore bulgaro.



