Bologna. Un villaggio per senza dimora intitolato a Giovanni Tamburi, vittima di Crans Montana
Un villaggio per persone senza dimora in città intitolato a Giovanni Tamburi. Non un semplice dormitorio, ma un agglomerato con casette e spazi comuni. È il modo scelto dalla famiglia per ricordare lo studente del Righi morto a 16 anni nel rogo di Crans-Montana. Che a poco più di un mese dalla tragedia comincia a prendere forma.
«Mi sono confrontato con il sindaco Matteo Lepore – racconta il papà Giuseppe Tamburi che ieri è stato a Palazzo d’Accursio – è stato un incontro molto costruttivo. Avevo proposto di dar vita a un dormitorio con una mensa per i senzatetto ma sarà un progetto assai più articolato e questo davvero mi soddisfa. Ho trovato grande disponibilità e ascolto e ancora una volta vicinanza».
L’idea, al padre, era venuta avendo scoperto, per caso, dopo la scomparsa del figlio, che ogni sera Giovanni aiutava un senzatetto portando loro cibo e all’occorrenza vestiti per ripararsi dal freddo.
«Il sindaco mi ha spiegato che anche il Comune ci stava pensando vista l’emergenza – continua – così abbiamo deciso di farlo insieme. Io assicurerò il mio contributo, l’amministrazione farà la sua parte, in questo modo riusciremo a costruire qualcosa di significativo, io credo. Il prossimo passo sarà individuare la zona dove sorgerà. È un modo per ricordarlo e di andare avanti per me, anche se sempre con un grande vuoto».
Papà Tamburi aveva rivelato nelle scorse settimane di aver scoperto per caso dell’aiuto che Giovanni prestava a una persona senza fissa dimora. «Un’amica – ha ricostruito il papà – ha incontrato per strada un senzatetto, parlando con lui, l’uomo ha riconosciuto in Giovanni, il ragazzo che lo aiutava».



