Politica

“San Marino 2.0”? Presa in giro 2.0: quando il ritardo viene spacciato per svolta storica

L’annuncio trionfale sulla cosiddetta “ultima fase della trasformazione digitale” di San Marino non rappresenta alcuna svolta. È l’ennesima certificazione del fallimento della politica democristiana che da anni tiene il Paese deliberatamente fermo.

La cittadinanza deve sapere in modo chiaro che tutto quello che oggi viene presentato come una grande conquista dal Segretario di Stato Beccari e dal consigliere William Casali (firma digitale, identità digitale ecc.) poteva già essere fatto sin dall’autunno del 2021, grazie ad un progetto che avrebbe portato lavoro e grandi opportunità a giovani ed imprese sammarinesi.

Ma la cittadinanza deve anche sapere che sono stati proprio gli esponenti della Democrazia Cristiana, insieme ad altri che si sono prestati al loro gioco, a rallentare, sabotare ed infine impedire con azioni basate anche su fake news e narrazioni costruite ad arte la realizzazione del progetto pensato e sviluppato unitamente ad Amazon Web Services, che avrebbe rappresentato un salto epocale nello sviluppo digitale di San Marino oltre all’attrazione di importanti investimenti.

E dopo 5 anni chi ha creato il falso problema porta le medesime soluzioni e vorrebbe i complimenti? È una vergogna!

Il danno prodotto da questa politica è enorme. Il blocco dello sviluppo digitale ha fatto scappare investimenti, competenze e imprese innovative, ha indebolito il sistema Paese e ha sottratto opportunità alle nuove generazioni. Questo non è un ritardo neutro: è una responsabilità politica precisa. E chi erano i protagonisti di tutto questo? Gli stessi che oggi si autocelebrano.

In un momento in cui emerge crescente confusione anche sul percorso dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, sarebbe invece lecito attendersi che il Segretario di Stato agli Affari Esteri si concentrasse sulla propria delega principale, invece di prestarsi ad annunci roboanti volti a legittimare modelli che evidenziano potenziali conflitti d’interesse per persone ben precise.

La verità è una sola: dietro slogan come “meglio tardi che mai” o “meglio di niente” si nasconde la solita politica democristiana: una politica che sceglie di non scegliere, che rinvia, che abbassa le ambizioni del Paese e poi celebra il minimo indispensabile come se fosse una rivoluzione. Noi non ci stiamo. Basta!

San Marino non ha bisogno di annunci tardivi né di autoassoluzioni. Ha bisogno di una rottura netta con quella politica e con quei volti che da anni ne bloccano lo sviluppo. Il resto è mera propaganda.

E, ancora una volta, a pagarne il prezzo è il Paese.

DOMANI – Motus Liberi