Villa Caprile, l’unica villa marchigiana ad avere un vero e proprio «stradone»
Dello straordinario impulso dato alla riqualificazione dei giardini storici italiani dai quasi 300mila euro del Pnrr, un rilevante beneficiario, con un contributo di 2 milioni, è stata la monumentale Villa Caprile di Pesaro, che già aveva goduto di fondi pubblici pari a 6,525 milioni di euro nell’ambito della ricostruzione successiva al sisma del 2016.
L’architetto marchigiano e storico del paesaggio Franco Panzini cura il volume, edito da Olschki, che grazie al contributo di storici e architetti delinea storia e restauro del complesso, realizzato su quel Colle San Bartolo dove sorgono le principali ville storiche pesaresi. La fondazione risale al 1640, quando Giovanni Mosca, appartenente a un’abbiente famiglia bergamasca già proprietaria di un palazzo a Pesaro, dove intratteneva floridi scambi commerciali, decise di realizzare per suo diletto la villa-casino di caccia e soprattutto i magnifici giardini terrazzati, all’epoca distribuiti su 3 livelli e abbelliti da giochi d’acqua e automi sonori. Di grande fascino anche i cicli decorativi interni, descritti nel volume da Marilena Luzietti, le cui volte dipinte nel Seicento da Giulio Cesare Begni richiamano i giardini e il paesaggio agrario circostante grazie alla raffigurazione di miti classici e cicli stagionali di soggetto botanico, come la rappresentazione delle stagioni e dei segni zodiacali attraverso gli alberi da frutto.
Villa Caprile trovò la sua configurazione definitiva nel ’700, quando ebbe tra i suoi ospiti Casanova e molto probabilmente trovò il suo aspetto attuale anche il terrazzamento più importante del giardino, sottostante l’edificio. Al tardo Settecento data anche la definitiva strutturazione dei due terrazzamenti inferiori. Ma Villa Caprile fu anche, come scrive Panzini, «l’unica villa marchigiana ad avere un vero e proprio “stradone”, un viale assiale con il giardino, ornato da alberature e statuaria (…) realizzato con l’unico scopo di proseguire otticamente la composizione del giardino attraverso il territorio agrario, costruendo un sistema connettivo villa-giardino-paesaggio che lega la geometria del giardino alle quinte dei filari e delle campiture agricole».
Divenuta istituto scolastico agrario già nell’800, funzione che mantiene tuttora, la tenuta presenta oggi cinque livelli terrazzati, con un giardino all’italiana che ospita grotte con automi, piccoli ninfei e giochi d’acqua riscoperti dai recenti restauri condotti dallo studio pesarese di architettura del paesaggio Landesign e dall’architetto Giovanna Vellucci in veste di Rup.
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