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 L’uomo che pesò l’eternità: il nuovo romanzo di Giuseppe Bresciani  tra avventure e prodigi

È il Natale del 1940 e la neve scende copiosa su Roma. Un uomo anziano si aggira solitario sul Pincio, in attesa di qualcuno che tarda ad arrivare. Per ingannare la noia o forse sgravarsi di un segreto, si rivolge a un uditorio muto. Seduto su una panchina, incurante del maltempo e del gelo, inizia a raccontare alle statue del parco i fatti incredibili della sua vita, segnata dall’avventura e dai prodigi. Si snoda una vicenda straordinaria fin dal giorno in cui venne al mondo, nel 1694. Abbiamo intervistato l’autore per voi.

Il suo protagonista ha 246 anni ma resta vulnerabile e umano. Questo romanzo parla più del desiderio di vivere per sempre o del peso di vivere troppo a lungo?

Entrambe le cose. Pitagora diceva che “L’uomo è mortale a causa dei suoi timori e immortale a causa dei suoi desideri”.  In effetti, l’uomo cerca di vincere la morte fin dai tempi antichi ma il suo desiderio di riuscirci si scontra con la gravità dell’immortalità. E come accade nell’Odissea, dove la dea Calipso offre a Ulisse l’immortalità in cambio del suo amore, è facile che l’essere umano possa rinunciare a vivere per sempre perché ciò può rivelarsi un peso insopportabile. Nel mio romanzo, l’immortalità – vagheggiata e infine raggiunta – si trasforma in un gravame che pone il protagonista di fronte a un dubbio amletico.

In un’epoca ossessionata dalla longevità, il suo romanzo vuole essere una profezia o piuttosto un avvertimento?

L’uomo contemporaneo coltiva il sogno di allungare la vita e raggiungere l’immortalità fisica attraverso le biotecnologie, in particolare la nanotecnologia. Il miliardario Jeff Bezos ha investito tre miliardi di dollari in questo progetto. Perciò, il mio romanzo può essere considerato profetico e insieme foriero di riflessioni. Il progresso umano sta seminando nei cuori più ambiziosi l’idea di emulare Prometeo, sostituendosi a Dio. Dobbiamo chiederci se sia giusto sfidare la natura.

Le figure femminili hanno un ruolo centrale nella sua narrazione. Che tipo di forza rappresentano per il personaggio e per il romanzo?

Le donne sono centrali nel mio romanzo. Il protagonista si innamora facilmente. In realtà, ama l’eterno femminino. Ama con signorilità e galanteria. Non è un predatore ma un protettore, una sorta di cavaliere romantico. È come se avesse bisogno dell’energia femminile per completarsi. Riconosce nelle donne una forza misteriosa e vi attinge per rimanere vitale. 

Saint Germain è testimone diretto di rivoluzioni, guerre e trasformazioni epocali. Che immagine della storia emerge da questo punto di vista privilegiato?

Emergono sia la grande Storia, fatta di guerre, rivoluzioni, trasformazioni, scoperte e conquiste anche scientifiche, e la piccola storia condita da episodi, aneddoti, particolari curiosi. Il punto di vista del conte di Saint Germain non è banale o conforme alla narrazione ufficiale. Il più delle volte, le sue vicende avventurose sono la quintessenza del vero spirito del tempo. 

Il romanzo attraversa generi diversi: storico, filosofico, sentimentale. Aveva un progetto preciso o si è lasciato guidare dalla storia?

La Storia è la mia grande passione e fonte di ispirazione. Il mio romanzo si presta a due letture. La prima è individuale; racconta come un uomo possa attraversare tre secoli con la lentezza del rigagnolo d’acqua che si fa largo in una pietraia. La seconda è collettiva e costituisce una sorta di affresco sinottico del XVIII e XIX secolo, più i prima quarant’anni del Novecento. Quando ho iniziato a scrivere “L’uomo che pesò l’eternità” avevo già in mente di fondere la storia con la filosofia, la spiritualità e l’amore.

Giuseppe Bresciani: ha esordito nel 2011 con “L’inferno chiamato Afghanistan”, il racconto del suo soggiorno come osservatore nel paese dei talebani. Nel 2013 pubblica “Il cantico del pesce persico”, nel 2018 il romanzo sul crepuscolo di Leonardo da Vinci in Francia “Le infinite ragioni” (Albeggi), nel 2021 il romanzo storico “Il cavaliere del fiordo” (Leone) con cui ha vinto il premio “Scrittori con gusto” assegnato dall’Accademia Res Aulica di Bologna.