CulturArte

Bologna, il dibattito va in scena sul ring: “Artisti Marziali”, il format che mette gli artisti faccia a faccia (fonte Artribune)

A Bologna il confronto culturale cambia pelle e si trasforma in un vero e proprio corpo a corpo verbale. Succede con Artisti Marziali – Art City Edition, il format ideato dalla curatrice Veronica Santi e presentato dall’associazione culturale Alchemilla, che reinventa il dialogo tra artisti spogliandolo di ogni sovrastruttura: niente opere, niente immagini, nessuna mediazione. Solo due presenze, due voci, uno spazio condiviso e quaranta minuti di confronto libero.

L’idea è tanto semplice quanto radicale. Gli artisti vengono messi l’uno di fronte all’altro come in un ring simbolico, chiamati a interrogarsi reciprocamente attraverso domande non concordate, capaci di scivolare su terreni inattesi, talvolta scomodi, spesso rivelatori. Non c’è un moderatore a guidare o stemperare i toni, non ci sono regole se non quelle minime del tempo e dell’ascolto. È proprio questa assenza di filtri a rendere Artisti Marziali un dispositivo imprevedibile, in cui il dialogo può diventare scontro, confessione, esplorazione reciproca.

Il ritmo dell’incontro è serrato ma mai forzato. I quaranta minuti scorrono come un flusso continuo, fatto di botta e risposta, silenzi, deviazioni improvvise. La parola diventa materia viva, mentre la relazione tra i due protagonisti prende forma sotto gli occhi del pubblico, senza sapere in anticipo dove porterà. Non è una performance, come sottolinea la stessa curatrice, ma una sorta di danza relazionale, in cui forma, contenuto e intensità emergono esclusivamente dall’incontro.

Veronica Santi racconta che Artisti Marziali nasce da un’esigenza personale prima ancora che curatoriale. Dopo un periodo di distanza dal confronto diretto, il desiderio era quello di tornare a parlare di arte in modo libero, non mediato, riducendo al minimo le regole per lasciare spazio all’ascolto e all’imprevisto. Da qui l’analogia con le arti marziali: il confronto non è mai neutro, lo sguardo di un artista su un altro artista può essere sorprendente, diretto, talvolta spietato, ma proprio per questo autentico.

Nel corso delle diverse edizioni, il ring culturale di Artisti Marziali ha ospitato alcuni dei nomi più interessanti dell’arte contemporanea italiana, dando vita a accoppiamenti capaci di far emergere affinità, frizioni, differenze generazionali e visioni opposte. Ogni incontro è irripetibile, perché costruito interamente sulla relazione che si instaura in quel preciso momento, senza copione e senza rete di protezione.

In un contesto come quello bolognese, tradizionalmente fertile per il dibattito culturale, Artisti Marziali si inserisce come un esperimento che mette al centro la parola e la relazione, riportando il confronto artistico a una dimensione essenziale e profondamente umana. Un format che non cerca risposte definitive, ma accetta il rischio del dialogo aperto, trasformando il dissenso e la complessità in un’esperienza condivisa.

Articolo ispirato e rielaborato da contenuti pubblicati su Artribune