Economia e Lavoro

Vittime di violenze, i rappresentanti sindacali possono essere dei punti di riferimento nei luoghi di lavoro

L’importanza di riconoscere la violenza contro le donne e di genere, nelle sue varie forme, sia essa fisica, psicologica o discriminatoria, e di saper dare le prime risposte alle situazioni di sopruso e prevaricazione anche sui luoghi di lavoro. Proseguendo nella loro azione di formazione e di contrasto della violenza di genere, CSdL e CDLS hanno organizzato due giornate di formazione in collaborazione con il centro antiviolenza Casa delle Donne di Bologna. Impegno che fa seguito anche al sondaggio conoscitivo dello scorso anno.

La prima giornata, la mattina di martedì 27 alla Sala Montelupo di Domagnano, ha visto un’ampia partecipazione e interesse da parte delle Delegate e dei Delegati  sindacali. Alessandra Capoani e Martina Travaglino, operatrici di Casa delle Donne, hanno spiegato le varie forme di violenza di cui in particolare le donne sono vittime, soffermandosi anche sul ruolo dei rappresentanti sindacali sui luoghi di lavoro.

Possono essere punti riferimento in casi di prevaricazioni, mobbing, molestie, violenze, demansionamento, mancato rispetto dei diritti della lavoratrice. E dove il rischio che questi fenomeni rimangano nascosti è maggiore che in altri contesti. Ambienti lavorativi che mostrano indicatori di una situazione di molestie o violenze, vanno letti e compresi dai rappresentanti sindacali. Pur non avendo l’obbligo di segnalazione, già loro possono dare prime indicazioni, per non lasciare la vittima isolata e incapace di reagire.

Le formatrici di Bologna hanno sottolineato l’importanza di saper ascoltare, porre domande aperte e non giudicanti, aiutando la vittima di violenza a non colpevolizzarsi e a superare la paura, indirizzandola quindi ad un centro specializzato in grado di avviarla al percorso che le consentirà di uscire dal buio. Questo sempre rispettando la sua volontà, senza forzature, senza mentire o edulcorare la situazione.

Alessandra e Martina, sollecitate anche dalla platea, hanno suggerito misure che vadano incontro alle richieste della vittima di violenza, come cambi turno o di mansionario, o trasferimento in altre sedi quando possibile, senza che debba per forza lasciare il lavoro, soprattutto se l’aggressore o molestatore è un collega.

Hanno portato esempi di aziende italiane che hanno avviato una forte campagna comunicativa, con volantini, pannelli, flyers, qrcode lungo spogliatoi e corridoi che rimandano ai numeri dei centri antiviolenza a cui rivolgersi.

Hanno spiegato anche cosa non fare. “Non pretendiamo che facciate uscire le persone da una situazione di violenza, ma che le sensibilizziate”.

Anche in caso di violenza domestica, le aziende sono chiamate a svolgere un ruolo attivo per fornire un aiuto alle donne, mettendo in atto forme di flessibilità organizzativa (es. cambi di orario di lavoro).

In Italia uno strumento importante di tutela è il congedo indennizzato per le donne vittime di volenza di genere, a cui hanno diritto le lavoratrici sia dipendenti che autonome inserite nei percorsi di protezione certificati dai servizi sociali del Comune, dai centri antiviolenza o dalle case rifugio. Si tratta di un istituto del quale si stanno valutando le modalità di introduzione anche a San Marino.

Un motivo di sudditanza dall’uomo violento è la condizione di dipendenza economica in cui spesso si trovano le donne. Chi non è in grado di sostentare se stessa e i propri figli, non riesce a recidere il legame con il coniuge o compagno prevaricatore.

Sui luoghi di lavoro, così come nella società, a scuola, in famiglia, un primo passo è rappresentato anche dal linguaggio; uscire dagli stereotipi, dai commenti triviali, dalle battute sessiste. Occorre un cambio di cultura che passa dalla formazione; in questo senso, il 13 febbraio si replicherà con una nuova giornata sempre affidata alle operatrici della Casa delle Donne per non subire violenza – Bologna.

CSU