Politica

Report seduta pomeridiana del Consiglio Grande e Generale di giovedì 22 gennaio 2026

Consiglio Grande e Generale, sessione 19,20,21,22,23,26 gennaio 2026

Giovedì 22 gennaio 2026, pomeriggio

Nella seduta pomeridiana il Consiglio Grande e Generale di giovedì 22 gennaio, si è concluso il confronto sulla relazione dedicata alle azioni necessarie per gestire le nuove disposizioni legate all’Accordo di Associazione con l’Unione Europea. Nel finale spazio alle repliche dei consiglieri e Segretari di Stato intervenuti nel dibattito. 

Giovanni Zonzini (Rete) torna sul tema della disinformazione: chiede spiegazioni precise sull’erogazione di finanziamenti pubblici alle testate online, richiama la legge sulla stampa del 2023 e domanda perché non venga applicato l’obbligo di trasparenza, sostenendo che “è ipocrita tuonare contro la disinformazione se poi la si finanzia”. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci reagisce in modo duro, respingendo le accuse personali affermando che la disinformazione si combatte con i contenuti e non cercando di “tappare la bocca” ai giornali. Enrico Carattoni (RF) legge il nervosismo come il segnale di una mancanza di unità all’interno del Congresso di Stato e insiste sul fatto che il problema non è la libertà di stampa ma il rispetto della legge, accusando il Governo di finanziare direttamente o indirettamente soggetti che non rispettano le norme sulla trasparenza. Il Segretario di Stato Rossano Fabbri respinge al mittente le accuse definendole “false e reticenti”, affermando che il Congresso di Stato non finanzia alcun giornale. Il Segretario di Stato Marco Gatti chiarisce che la sua Segreteria non finanzia testate e che le partecipate operano in autonomia attraverso i propri consigli di amministrazione; Gerardo Giovagnoli (PSD) pone il tema dell’opportunità di finanziare testate non sammarinesi che non pagano tasse sul territorio; Emanuele Santi (Rete) parla apertamente di “ipocrisia”. Rispetto al negoziato con l’Ue, Fabio Righi (D-ML) chiarisce che la critica di Motus Liberi non è all’Europa in sé ma alla gestione dell’accordo, giudicata confusa e priva di una vera visione, parlando di un “salto nel buio” compiuto senza una chiara valutazione delle conseguenze. Giuseppe Maria Morganti (Libera) richiama l’attenzione sulla natura mista dell’accordo e sulla necessità di compattezza diplomatica per evitare incertezze nella fase di ratifica, invitando il Consiglio a sostenere con forza il Segretario agli Esteri. Luca Beccari chiude il confronto rivendicando che l’Accordo è noto e compreso da chi lavora sul dossier e respingendo l’idea di un Paese ignaro, ribadendo che la disinformazione è un problema anche esterno a San Marino. Viene infine messo in votazione l’Ordine del Giorno presentato dai Gruppi Consiliari di Maggioranza e dai Consiglieri Indipendenti Giovanna Cecchetti e Michela Pelliccioni “per dare mandato a tutti gli organi istituzionali coinvolti di dare seguito alle azioni ed iniziative per la gestione delle disposizioni derivanti dall’Accordo di Associazione all’UE”. L’Odg è approvato con 38 voti a favore e 9 astenuti.

Al comma 6 l’Aula si sofferma sulla seconda lettura del progetto di legge sulle sandbox normative. Il Segretario di Stato Rossano Fabbri presenta il testo rivendicando un lavoro lungo e condiviso in Commissione, definisce la sandbox uno strumento flessibile che permette di sperimentare regole temporanee in settori ad alto contenuto tecnologico, riducendo il rischio regolatorio per chi innova e consentendo al legislatore di “apprendere dal caso concreto” prima di trasformare una soluzione in norma generale, sottolinea che in altri Paesi lo strumento esiste già ma a San Marino può funzionare meglio grazie alla “filiera corta” fra imprese e istituzioni. “In un contesto come il nostro, se ben utilizzata, la Sandbox normativa può diventare uno strumento davvero efficace perché ribalta l’approccio tradizionale” afferma il Segretario. L’opposizione, in particolare Sara Conti (RF) ed Emanuele Santi (Rete), riconosce in teoria l’utilità della sandbox ma denuncia un impianto che a loro avviso concentra troppo potere nel Congresso di Stato, parla di “delega in bianco” tramite decreti delegati, segnala l’assenza di perimetri chiari e il rischio di una “zona franca normativa” capace di derogare anche a norme su lavoro, società, finanza e sanità senza passare dal Consiglio, oltre a un comitato d’esame giudicato troppo politico e a una possibile sovrapposizione con San Marino Innovation. Non manca un durissimo botta e risposta tra Santi e il Segretario Fabbri. Dalla maggioranza arrivano interventi di segno opposto: Maria Luisa Berti (AR) e Maddalena Muccioli (PDCS) sottolineano il percorso lungo e condiviso del testo, l’uso del decreto delegato come strumento coerente con la rapidità richiesta e la presenza di controlli e limiti inderogabili; Gian Nicola Berti (AR) respinge le “dietrologie”, ricorda che oggi sanità e fintech sono esclusi dal perimetro e invita a non dipingere costantemente in negativo il lavoro del Parlamento. Fabio Righi (D-ML) rivendica la paternità politica dell’impianto originario della sandbox normativa, ricordando che nasce da una precisa visione di sviluppo: San Marino può diventare un hub tecnologico e un laboratorio nazionale capace di attrarre investimenti innovativi sfruttando le proprie peculiarità. Porta esempi concreti, come la guida autonoma, per chiarire quanto sia decisivo sapere ex ante responsabilità, limiti e conseguenze. Ammette che il testo attuale non coincide pienamente con quello immaginato da D-ML, ma esprime soddisfazione nel vedere riconosciuto e portato avanti il lavoro della precedente legislatura. William Casali (PDCS) difende il metodo seguito dal Governo e attribuisce a Rossano Fabbri il merito di aver “ripreso una norma presentata da un’altra parte politica”, dimostrando che “ciò che è valido va portato avanti nell’interesse del Paese”. Ricorda che il confronto con tutte le forze politiche ha portato correttivi importanti, in particolare sul fintech, rinviato per garantire “un livello di attenzione maggiore”, e respinge l’idea di sovrapposizione con San Marino Innovation. Luca Boschi (Libera) chiarisce che la sandbox è uno strumento “controllato e sperimentale” già diffuso in altri Paesi e precisa che oggi “la norma riguarda esclusivamente ambiti industriali ad alta tecnologia”, escludendo finanza e sanità. Alle 19.30 i lavori vengono sospesi mentre è in corso l’esame dell’articolato. Riprenderanno alle 21.00. 

Comma 5:  b) Prosecuzione esame della relazione del Segretario di Stato per gli Affari Interni da presentare al Consiglio Grande e Generale circa le azioni necessarie a gestire le nuove disposizioni derivanti dall’Accordo di Associazione all’UE, in termini di competenze e risorse, nonché circa le relative valutazioni d’impatto ed anche attraverso un piano di formazione e di aggiornamento normativo mirato 

Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Lo dico al Consigliere che parlava di delibere: nel mio intervento ho citato alcuni provvedimenti che non sono delibere, ma atti della Direzione generale della Funzione pubblica. Il 30 ottobre, ad esempio, sono stati convocati tutti i Dipartimenti e si è iniziato a lavorare insieme alla Direzione Affari Europei sugli annex e sugli adempimenti che il recepimento degli stessi comporterà per la nostra amministrazione. Non sono delibere, lo ribadisco, ma l’inizio di un percorso di lavoro condiviso affinché l’Accordo di associazione diventi sviluppo. A seguito di questo atto siamo partiti anche con il tema della formazione, quindi su due direttrici, sempre con la Direzione della Funzione pubblica. Da una parte la formazione e l’investimento nella formazione, e lo dico a chi parla di una spesa superiore ai 400 mila euro sulla pubblica amministrazione: considerando anche la formazione, saranno anche di più, ma sono investimenti. Credo che, insieme alle risorse destinate a educazione e sanità, siano i soldi meglio spesi. L’altro driver su cui lavoriamo è far sì che l’amministrazione prenda in mano questo accordo, lo sviluppi e lo metta a sistema dell’economia. Ho fatto l’esempio dei provvedimenti necessari per recepire le direttive sugli appalti, implementando lo Stato e creando efficienza, come richiamato anche nella relazione sul tema delle multi-authority. In questo modo mettiamo a disposizione strumenti per far crescere le imprese, l’economia e offrire nuove opportunità ai nostri concittadini. Non sono spese, questa è crescita, quella sana e quella buona. A chi ci critica su questo aspetto, mi associo a chi chiede quale sia la vostra controproposta, anziché imputare una scelta che per noi rappresenta la migliore delle opzioni possibili per consentire a cittadini, imprese e al Paese di essere parte di un mercato più grande.

Giovanni Zonzini (Rete): Vorrei tornare su un argomento che ho già toccato nel mio intervento durante il dibattito, partendo però dall’antidoto alla disinformazione, più che dalla disinformazione stessa. L’antidoto, a mio avviso, è ciò che il Governo dovrebbe fare, non organizzando una serata pubblica all’anno, ma magari una alla settimana. Nel manifesto che ci è stato chiesto di firmare in Commissione mista si dava addirittura mandato al Governo di realizzare un sito web. Mi domando, Segretario di Stato Beccari, e lo chiedo anche ai suoi colleghi, se abbiate davvero bisogno di un nostro mandato per fare un sito web: non credo. La domanda allora è cosa vi abbia impedito finora di farlo e per quale motivo non abbiate ingaggiato un team di comunicazione idoneo, con strumenti adeguati, per contrastare le campagne di disinformazione costanti sull’Accordo di associazione con l’Unione Europea. Saremmo lieti di vedere il Governo investire risorse in questa attività, magari anziché in altre spese di dubbia utilità. Sul tema della disinformazione ho fatto contestazioni molto precise, indicando chiaramente chi, all’interno del Governo, finanzia media che portano avanti campagne contro l’Accordo, spesso con argomenti discutibili o falsi. Mi sarei aspettato una risposta dai Segretari di Stato chiamati in causa, risposta che ancora non è arrivata. Chiedo quindi al Congresso di Stato per quale motivo vi lamentiate della disinformazione mentre, contemporaneamente, i vostri uffici e le vostre controllate finanziano la stessa disinformazione. Potete venire al microfono e spiegare perché la finanziate e se intendete continuare a farlo. Faccio presente che su quel media si pubblicizzano Giochi del Titano, iniziative della Segreteria di Stato al Lavoro, la stagione teatrale e eventi turistici, e che un Segretario di Stato – Ciacci – lo utilizza come ufficio stampa. O smettete di sostenere questo sistema, oppure è ipocrita venire qui a lamentarsi delle campagne di disinformazione. Aggiungo infine che la legge sulla stampa del 2023, all’articolo 28, prevede l’obbligo per tutti i media di dichiarare annualmente i finanziamenti ricevuti, con una sanzione di 10.000 euro per chi è inadempiente. A quanto risulta, questa dichiarazione non avviene. Chiedo quindi se il Governo intenda sollecitare l’Autorità garante per l’informazione a svolgere il proprio lavoro. Queste sono domande alle quali vorrei delle risposte.

Segretario di Stato Matteo Ciacci: Una battuta al Consigliere Zonzini: non ho mai pagato in vita mia Severini e mai lo pagherò; forse è lei che lo pagava, magari anche con modalità anonime. Mi ricordo bene di Alberto Forcellini, che scriveva in forma anonima come fosse un lettore e mi attaccava costantemente. La morale, quindi, la faccia a qualcun altro, non al sottoscritto. Se qualcuno sui media vuole scrivere che è contro l’Europa, lo faccia pure: anche Augusto Casali ha scritto di essere contro l’Europa. Volete tappargli la bocca? Che idea di democrazia avete? Semmai spetta alla politica, al Governo e a noi fare una comunicazione adeguata, e lo stiamo facendo, per portare avanti l’Accordo di associazione, con l’impegno del Segretario di Stato Beccari. Davvero il problema del Paese sarebbe la stampa? Volete continuare a denunciare i giornali, come avete fatto in passato? Avete fatto la legge sull’informazione non per migliorare il sistema, ma per colpire chi vi dava fastidio. Capisco che dia fastidio quando si dice la verità, ma non potete venire qui a fare la morale dopo aver cercato, nella scorsa legislatura, di tappare la bocca ai giornalisti. Non prendeteci in giro. Le riconosco onestà intellettuale, ma non dica che Ciacci è sostenuto da Severini. Applichiamo piuttosto seriamente la legge sull’informazione e rendiamo pubblici tutti i finanziamenti ai media, dai blog ai giornali, così verrà fuori la verità. Il tema vero resta la disinformazione, che si combatte con i contenuti, alzando il livello istituzionale della politica e condividendo le battaglie fondamentali.

Enrico Carattoni (RF): Mi pare di vedere che questo nervosismo del Segretario Ciacci sia il sintomo del fatto che probabilmente non c’è un’unità di veduta all’interno del Congresso di Stato su un tema che non è più quello dell’Unione Europea, ma quello dell’informazione e della disinformazione sull’Unione Europea. Avremo modo di parlarne anche questa sera e immagino che ci sarà da discutere anche in maniera più forte; vedremo se ci sarà la stessa allegria da parte del Segretario di Libera e dei suoi colleghi. Mi permetto però di dire una cosa con chiarezza: non le permetto di affermare che io abbia mai pagato un giornale, perché non l’ho mai fatto. Semmai sono testimone di chi, a più riprese, ha tentato di tappare la bocca a qualche giornale, ma questo è un altro discorso. Il punto centrale è un altro: qui siamo di fronte a un Congresso di Stato che viola una disposizione di legge. Ogni cittadino, quando viola una legge, subisce una conseguenza; qui invece si fa finta di niente e si continua a finanziare ciò che non è finanziabile, direttamente o attraverso le partecipate, senza chiedere conto di irregolarità nella gestione di fondi pubblici. Questo ha spostato il dibattito da un tema alto come quello dell’Unione Europea e dell’adattamento della nostra amministrazione al percorso di associazione. Io non credo si tratti di un fenomeno episodico, ma di una struttura organizzata che tenta di sabotare questo percorso attraverso la disinformazione, generando paura. Ho sentito molte parole condivisibili, ma alla prova dei fatti siete voi che state finanziando questa disinformazione. Se credete davvero in questo progetto, smettete di finanziarla.

Giovanni Zonzini (Rete): Mi scuso se prima mi sono scaldato fuori dal microfono, ma vorrei ristabilire la verità dei fatti. Il Segretario Ciacci fa lo splendido, allora io gli ricordo che lunedì 15 novembre 2021 lui mi ha intervistato e che quell’intervista è uscita su La Serenissima il 17 o il 18 novembre 2021. In quell’intervista, rispondendo a una sua domanda sulla conferenza tematica di Libera, io concludevo facendo a voi di Libera, formalmente su La Serenissima, i migliori auguri di buon lavoro per la vostra conferenza programmatica. La vicinanza del partito è stata confermata anche da un vostro membro di direttivo su Facebook, con iniziali C.M., parente di un vostro consigliere. Questi sono fatti documentati, l’intervista è sul giornale. Per quanto riguarda Alberto Forcellini, io non ho la più vaga idea di chi sia. Per il resto i fatti sono chiari: il Governo finanzia quel media. Io non ho problemi se lo fate, continuate pure, ma allora il Segretario Beccari non può venire qui a tuonare contro la disinformazione se poi quello stesso media viene finanziato. C’è un evidente corto circuito. O smettete di lamentarvi o smettete di finanziarlo. Io sono tranquillo e non ho nulla contro il Governo, ma vi chiedo di dire chiaramente qual è la vostra posizione: lo volete finanziare o volete smettere? Questa è la domanda.

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Molto brevemente, per rinviare al mittente le affermazioni ingiuriose, gratuite, false e reticenti dei Consiglieri Zonzini e Carattoni. Si tratta, come spesso accade, di notizie del tutto prive di fondamento. Il Congresso di Stato non finanzia nessuno: a me non risulta che il Congresso di Stato abbia mai finanziato alcun giornale e non c’è mai stata alcuna forma di finanziamento da parte del Congresso di Stato. Diverso è il tema dell’informazione per quanto riguarda i singoli partiti politici. Esistono giornali che hanno una linea editoriale chiaramente riconducibile a partiti e che probabilmente sono sostenuti da quei partiti, e su questo sono d’accordo che si debba andare fino in fondo per garantire trasparenza nei confronti della cittadinanza, chiarendo quali forme di finanziamento provengano da partiti o da singoli consiglieri. La verità sulla situazione dell’informazione è stata detta ieri da un solo Consigliere, Giuseppe Maria Morganti, che ha richiamato una realtà in cui oggi i media non riescono più a garantire il pluralismo delle voci. In passato c’erano più organi di informazione, anche italiani, che seguivano stabilmente San Marino, garantendo un pluralismo che oggi non c’è. È su questo che dobbiamo lavorare, comprendendo perché oggi così pochi media si occupino di informazione e perché quelli che lo fanno siano sostenuti non dal Congresso di Stato, ma probabilmente da singoli soggetti o partiti, con finanziamenti che dovrebbero essere chiari e oggi non lo sono. Per questo ribadisco: Zonzini e Carattoni smettano di dire bugie.

Segretario di Stato Matteo Ciacci:  Io non ho mai fatto interviste a Giovanni Zonzini e ci mancherebbe altro, quindi rigetto totalmente al mittente queste accuse. Ritengo invece molto più importante un ragionamento prospettico sul tema dell’informazione. Rendiamo trasparenti tutti i finanziamenti, così da chiarire finalmente da dove arrivano le risorse, anche perché le norme esistono già e basterebbe applicarle. Questa è l’unica cosa che a livello istituzionale, maggioranza e opposizione, possiamo e dobbiamo fare. Le altre relazioni e le strumentalizzazioni innervosiscono, capisco chi tenta di fare il moralista, ma non è questo il punto. Se invece riuscissimo a fare un passo avanti su questo terreno, credo che ne beneficeremmo tutti. Per il resto continuiamo ad accelerare per rendere la cittadinanza sempre più consapevole, parlando di Europa in modo costruttivo e affidabile e spiegando meglio le opportunità. Ribadisco quindi che io non mi lamento della disinformazione e non finanzio la disinformazione.

Iro Belluzzi (Libera):  Vorrei richiamare la necessità di fare un passo in avanti, non verso percorsi che comunque sono impegnativi, ma richiamando il comma su cui stiamo discutendo e dibattendo, che è quello del percorso di associazione con l’Unione Europea. Mi auguro che da questo nucleo si sappia fare vera informazione verso i cittadini, per renderli consapevoli della sfida, delle opportunità e anche, per carità, dell’impegno che ciascun cittadino dovrà assumersi per essere un degno cittadino europeo. Per quanto riguarda l’informazione, avevo tentato con la prima norma che è stata introdotta nella Repubblica di San Marino, quando avevo la delega sull’informazione. L’articolo centrale, che non è mai stato applicato e di cui non mi scandalizzo, era legato alla conoscenza della proprietà. Doveva servire non per dare discredito a chi era oggetto dell’informazione o a chi informava, ma per rendere consapevole la cittadinanza che quell’organo di stampa o di informazione parlava in una certa maniera perché vicino a un partito politico o a un gruppo imprenditoriale, nella trasparenza e nella chiarezza, senza voler colpire o attaccare nessuno.  Quell’articolo è sempre stato disatteso, così come è stato disatteso anche l’ulteriore inasprimento introdotto allora dal collega Teodoro Lonfernini, con multe molto alte. I blog a cui ci si riferisce, o chi vuole fare informazione o disinformazione, sono collocati al di fuori del territorio sammarinese. E allora come si fa ad andare a indagare su quello che può essere il finanziatore di un determinato soggetto?  C’è poi un altro tema: troppo spesso nella Repubblica di San Marino le sentenze, quando vengono avviate dai politici, vengono cestinate, perché esiste una giurisprudenza secondo cui il politico può essere soggetto a qualsiasi tipo di attacco. Io ricordo il caso di Marco Arzilli, ne ricordo altri, ricordo anche quello legato a una lettera anonima per la quale fui additato come irresponsabile. Chi era il responsabile, che cosa è successo? Non è stato colpito, perché quelle cose, pur dette in modo volgare e non tutte vere, circolavano anche nella politica.  Per questo occorre ripristinare la possibilità per noi politici, cittadini a pieno titolo, di poter avviare azioni quando pensiamo, sappiamo e vediamo di essere colpiti in maniera non corretta da chi fa informazione o disinformazione.era legato alla conoscenza della proprietà, non per screditare qualcuno, ma per rendere consapevole la cittadinanza del fatto che un organo di informazione potesse esprimersi in un certo modo perché vicino a un partito politico o a un gruppo imprenditoriale, nella massima trasparenza. Quell’articolo è sempre stato disatteso, così come l’inasprimento successivo, a mio avviso eccessivo, con multe molto alte, ma stiamo parlando del nulla. I blog a cui ci si riferisce, o chi fa informazione o disinformazione, spesso sono collocati fuori dal territorio sammarinese e diventa difficile indagare sui finanziamenti. Inoltre troppo spesso, quando le azioni vengono avviate da politici, vengono cestinate per una giurisprudenza che considera il politico soggetto a qualsiasi attacco. Occorre invece ripristinare la possibilità, per noi politici come cittadini a pieno titolo, di agire quando riteniamo di essere colpiti in modo non corretto da chi fa informazione.

Matteo Casali (RF): Per rimanere in tema richiamo l’invito che è stato fatto per quanto riguarda i processi di adattamento della pubblica amministrazione alla massima celerità nel percorso verso l’Europa. Sul tema della disinformazione però noi non tolleriamo di essere presi in giro, cari Segretari di Stato, perché noi di RF abbiamo presentato tre interrogazioni non per chiudere la bocca a nessuno, perché qui non si parla di chiudere la bocca, ma di rispettare la legge. Abbiamo chiesto che tutti rispettassero la legge e gli obblighi di trasparenza, perché per come è scritta la legge non ci sono limiti territoriali e soprattutto che solo le testate regolarmente iscritte potessero godere della pubblicità fatta dalle Segreterie di Stato e dagli enti. Ci avete risposto inizialmente dicendo il falso, ossia che non esistevano finanziamenti. Vi abbiamo fatto una seconda interpellanza allegando le immagini del blog dove comparivano enti statali che finanziavano quel blog, e allora ci avete risposto che formalmente quella testata non esisteva perché non registrata a San Marino, quindi era come se non esistesse. A fronte di risposte irridenti e false, voi non potete venire qui a dire che vogliamo chiudere la bocca ai giornalisti. Abbiamo dovuto fare tre interpellanze per inseguire le allusioni delle risposte e sentirci dire, in modo surreale, che giornale.sm è una testata che non esiste. Allora le interviste di Caffè Scorretto fatte da Ciacci non esistono? Sono state fatte su una testata che non esiste? Qui non si vuole chiudere la bocca a nessuno: ognuno legge quello che vuole e scrive quello che vuole, ma la legge si rispetta finché non si cambia. Gli obblighi di trasparenza valgono per tutti. Le testate sanmarinesi regolarmente iscritte, che avete citato, adempiono a questi obblighi e i finanziamenti sono leggibili; il blog estero no. La legge dice che la pubblicità deve essere fatta sui canali regolarmente iscritti. Per questo vi abbiamo dovuto fare tre interpellanze, perché alle prime risposte non risultava nulla, poi abbiamo dovuto allegare le immagini, poi ricevere una seconda risposta reticente e una terza ancora. 

Segretario di Stato Marco Gatti: Per quanto riguarda il tema di dove si fa la pubblicità, io non so come sia stata risposta l’interpellanza perché le interpellanze vengono suddivise per competenza e quindi chi ha risposto avrà risposto per la propria competenza nel merito. Posso sicuramente rispondere per quanto riguarda la mia Segreteria di Stato, precisando che noi non finanziamo nessun tipo di testata, né cartacea né online. Per quanto riguarda invece le società partecipate, in particolare quelle che svolgono attività economica, come è stata richiamata Giochi del Titano, ricordo che Giochi del Titano ha un consiglio di amministrazione e un direttore, ed è il consiglio di amministrazione insieme al direttore che decidono come muoversi, perché svolgono attività economica. Questo è un comportamento che deve valere anche al di fuori dello Stato, perché non esiste che un socio dica a un consiglio di amministrazione o a un direttore cosa deve fare e cosa non deve fare, altrimenti si configurerebbe un’amministrazione di fatto della società. Per questo, sulle attività delle partecipate non posso rispondere, perché compete ai consigli di amministrazione e ai direttori decidere come promuovere la propria attività economica nell’interesse della società. Per quanto riguarda i contenuti della testata giornalistica citata, ci sono temi che non condivido, tra cui sicuramente l’impostazione sull’Europa. Credo che quella testata dovrebbe fare anche approfondimenti importanti, perché quando la stragrande maggioranza del Parlamento, della popolazione, del sindacato e delle associazioni di categoria attendono l’applicazione dell’accordo che ci offrirà l’accesso al mercato unico, una domanda bisogna porsela. Non siamo di fronte a una divisione a metà, ma a una larga maggioranza convinta di questo percorso. Il vero tema non è solo quali opportunità avremo, ma quali danni comporterebbe rimanerne fuori, perché ogni anno che passa diventa sempre più difficile per un Paese terzo come San Marino, enclave europea, rapportarsi economicamente con gli altri Paesi dell’Unione Europea, compresa l’Italia, nonostante l’accordo esistente. I regolamenti sovranazionali europei incidono sempre di più anche nei rapporti economici con San Marino. La domanda quindi è quali siano i danni se continuiamo a rimanere fuori.

Gerardo Giovagnoli (PSD): Il tema della disinformazione o dell’informazione sarebbe lungo da valutare. Mi viene da dire velocemente che oggi siamo in una condizione in cui chi volesse fare una testata seria fatica a trovare finanziamenti sufficienti, perché il mercato è troppo limitato e i finanziamenti pubblici sono insufficienti. Chi invece riesce a lucrare lo fa esattamente attraverso campagne ad alto volume e su temi che solleticano la pancia delle persone, ottenendo visibilità. La visibilità genera click, i click generano pubblicità e la pubblicità genera risorse economiche che permettono di far funzionare questo schema. È difficile districarsi da questa dinamica, se non che, come è stato detto dal Segretario di Stato Gatti, un nodo esiste. Se non è il Congresso di Stato a decidere i finanziamenti a queste testate, sono i consigli di amministrazione degli enti pubblici a farlo. Contemporaneamente però si afferma che questa testata, di cui non faccio il nome, non ha sede a San Marino. Questo significa che i consigli di amministrazione elargiscono risorse a una testata che non paga le tasse a San Marino. Può essere questo un elemento sufficiente di valutazione per chiedersi perché si debbano dare questi soldi, senza fare polemiche sulla responsabilità del Governo o sulle affermazioni dell’uno o dell’altro. Qui c’è un fatto oggettivo: o una testata è sammarinese o non lo è. Se è sammarinese deve essere registrata e sull’Autorità garante devono risultare i dati di proprietà, che mi pare manchino anche per alcune testate sammarinesi. Se invece non è sammarinese, allora non vedo il motivo per cui alimentarla.

Gian Nicola Berti (AR): Ritengo che tutte le polemiche che ho sentito siano strumentali e fuori luogo, perché se fosse vero che quella testata è filogovernativa, finanziata e foraggiata dal Governo, avrebbe evidentemente una posizione sull’Europa diametralmente opposta a quella che ha. Questa è la dimostrazione che le cose non stanno così e che il problema dell’informazione è un altro. Quella testata, che piaccia o no, è la più letta dai sammarinesi perché probabilmente è quella dove si trovano più informazioni, cosa che non avviene allo stesso modo sulla carta stampata, che finisce quasi sempre per essere di partito. È quindi logico che i soggetti privati vadano a fare pubblicità dove i cittadini cliccano di più ed è evidente che chi vuole fare pubblicità scelga gli organi di informazione più letti rispetto ad altri. Tutto qui.

Emanuele Santi (Rete): Accolgo l’invito del Consigliere Berti e riporto il discorso nell’ambito del comma in questione, perché stiamo parlando dell’Accordo di associazione. Ieri il Segretario di Stato Beccari, durante questo comma, ci ha fatto un appello dicendo fermiamo la disinformazione, perché da giugno-luglio è partita una campagna mediatica non contro il Segretario di Stato, ma contro il Paese, fatta di una serie di informazioni che non trovano riscontro o che sono comunque fasulle. Ecco, noi cosa abbiamo fatto durante questo dibattito? Abbiamo rilevato una questione molto semplice: che quel sito che fa informazione o disinformazione è finanziato con soldi pubblici attraverso sponsorizzazioni di enti parastatali, vogliamo chiamarli così, che sono però afferenti alle Segreterie di Stato. Questo abbiamo fatto notare. È una cosa illecita? Assolutamente no. Giochi del Titano, che fa attività commerciale, può sponsorizzare Giornale.sm, assolutamente sì. Però qui nasce l’ipocrisia, perché è palese che quel giornale sta facendo una campagna mediatica di attacco contro un Segretario di Stato e, contemporaneamente, una campagna di sostegno nei confronti di un altro Segretario di Stato, che in questo caso è Ciacci. C’è un giornale che attacca un Segretario e ne mette un altro sul piedistallo, e noi abbiamo semplicemente rilevato questa questione. Noi ci siamo stancati di firmare mandati, la nostra posizione sull’Europa è chiara, andiamo avanti. Quello che non capiamo è come ci si chieda di fare blocco contro la disinformazione mentre esiste questa ipocrisia evidente, che tutti vediamo, con giornali e media che attaccano l’Accordo di associazione e il Segretario di Stato, mentre dall’altra parte lo stesso Governo viene magnificato o addirittura sponsorizzato. Qui non possiamo venire in Aula a raccontarci delle bugie: sappiamo tutti che il quotidiano La Serenissima è di Libera ed è gestito da Matteo Ciacci, lo sanno tutti in questo Paese. E quello che mi meraviglia è che un editoriale de La Serenissima di poche settimane fa abbia fatto un attacco molto forte all’Accordo di associazione. Questo è un dato politico. Mi chiedo allora se Libera abbia cambiato posizione, se non controlli più quel giornale, oppure se all’interno della maggioranza sia partita una campagna contro Beccari e contro l’Accordo. La chiarezza la dovete fare all’interno della maggioranza, perché a mio avviso è proprio da alcune forze che gravitano attorno alla maggioranza che stanno arrivando questi attacchi.

Mirko Dolcini (D-ML): Giusto per tornare veramente a parlare dell’Accordo di associazione, viste le posizioni che sono state espresse ieri nel dibattito, intervengo rispondendo all’amica Sara Conti e più in generale a tutta l’Aula che ieri mi ha dedicato la battuta del premier canadese a Davos, quando ha detto che nelle trattative, se non si siede al tavolo, si è nel menù. Vorrei dire che non siamo al ristorante, ma se vogliamo immaginarlo metaforicamente, l’unica volontà di Dolcini e del suo partito è evitare che San Marino, al tavolo, sia il cameriere o l’unico che pagherà il conto. Un conto che, visto come si sta apparecchiando il tavolo e visto quello che si legge nel menù, per chi lo legge e lo capisce rischia di essere troppo salato.

Sara Conti (RF): Faccio una riflessione su una parte del dibattito che è rimasta in ombra, cioè l’implementazione dell’Accordo di associazione e la relazione presentata dal Segretario Belluzzi, che è una relazione certamente molto dettagliata e ben organizzata. La riflessione che faccio, con un po’ di preoccupazione, è che temo siamo davvero troppo in ritardo, e non è la prima volta che lo dico. Spero quindi che, oltre a stendere relazioni e raccontarci come vorremmo organizzare la pubblica amministrazione, si passi concretamente alla preparazione necessaria per recepire ciò che dovremo implementare. Proprio mentre eravamo in Consiglio ho saputo che dalla Direzione generale della Funzione pubblica stanno arrivando le circolari per avviare la formazione dei dipendenti pubblici, e questo mi ha fatto piacere. Vedremo ora quali saranno i prossimi passi, ma la preoccupazione di non essere pronti resta ed è chiara da tempo. Spero quindi che si proceda con decisione, sia per arrivare alla firma, sia per preparare l’intero apparato pubblico amministrativo a un lavoro di una portata che forse non abbiamo ancora pienamente compreso. Concludo con una riflessione sul tema dei finanziamenti al blog estero, citando testualmente la legge approvata nel 2023: l’articolo 28 stabilisce che, a scopo di trasparenza verso i lettori, tutti gli organi di informazione, comprese le agenzie e i siti online, sono tenuti a trasmettere all’Autorità i dati relativi ai soggetti che finanziano la testata. Questo soggetto che opera tramite un blog estero opera quindi fuori legge e, ai sensi dell’articolo 29, le Segreterie di Stato possono finanziare campagne pubbliche solo su testate autorizzate ai sensi della legge approvata in quest’Aula. Non vi meravigliate quindi se vi chiediamo conto con tre interpellanze alle quali non siete stati in grado di rispondere.

Fabio Righi (D-ML): Giusto per essere chiari, perché qui sembra si faccia la guerra tra chi è pro Europa e chi è contro l’Europa, chiarisco che il contesto europeo non è ciò che ci fa paura. Noi siamo contrari alla gestione dell’accordo che è stata portata avanti negli anni, perché è stata trasformata in un argomento politico e non affrontata con la dovuta serietà. Dal nostro punto di vista sarebbe servita innanzitutto una chiarezza da parte della Repubblica di San Marino su cosa volesse andare a fare in quel contesto, e questo avrebbe dovuto guidare una vera negoziazione, che invece non c’è stata, perché si è trattato semplicemente di decidere i tempi di adeguamento alle normative europee. Oggi, a distanza di tempo, dopo averci detto che non era possibile fare valutazioni di impatto e programmare nulla, vi trovate a correre in estremo ritardo per programmare tutto. Le cose non si gestiscono così, perché diventano salti nel buio rispetto ai quali ci si può fare molto male. Questo è ciò che stiamo dicendo e il fatto che avessimo ragione lo dimostrano le carte, perché la relazione presentata, carente e tardiva, era qualcosa che ci era stato detto da questi microfoni che non si poteva fare. Se poi vi lamentate che il Paese non è informato, di chi è la colpa? La gente è in confusione perché voi l’avete mandata in confusione. Non serve una serata pubblica fatta solo per dire che il Paese è tutto con il Segretario Beccari, perché il Paese non è tutto con il Segretario Beccari e ci sono molti dubbi da sciogliere. Arrivati a questo punto, di alternative ce n’erano e ce ne sono: il recepimento misto potrebbe essere un’occasione per aprire una parentesi senza questa corsa alla firma, prendendosi dai tre ai sei mesi, più altri mesi, per costruire un vero progetto e una visione di sviluppo economico, magari riaprendo il negoziato su alcune parti per ottenere le dovute flessibilità. Questa cosa va fatta seriamente, non dicendo “poi vedremo”, perché se così è stato fatto e questo arreca un danno al Paese, il danno lo avete causato voi, non noi. Il modo in cui è stato gestito tutto questo è un modo che nessuno userebbe nemmeno nella propria famiglia, perché nessuno firma qualcosa senza sapere cosa succederà, ed è esattamente quello che sta accadendo. Nessuno dice di andare in India o in Cina, facciamo parte di questa parte del mondo, ma ci state portando in un contesto senza avere la più pallida chiarezza sulle conseguenze.

Giuseppe Maria Morganti (Libera): C’è un aspetto molto importante di questo dibattito che è emerso poco, e riguarda la natura mista dell’accordo, che purtroppo comporterà un ulteriore sforzo, un ulteriore lavoro di elaborazione e soprattutto di carattere diplomatico, per convincere gli Stati a ratificare al più presto l’accordo stesso. Su questo fronte credo che dovremmo fare gruppo, perché qui l’intera Repubblica si sta giocando una partita fondamentale per il proprio sviluppo e per il raggiungimento di elementi cruciali di crescita. È vero che l’accordo entrerà comunque in vigore, ma è altrettanto vero che l’incertezza che potrebbe derivare da posizioni di alcuni Paesi, magari leggermente ostili, può incidere sul percorso. È emerso, non so quanto la notizia sia fondata, che all’interno della Commissione Esteri del Parlamento europeo ci siano state alcune astensioni, tra cui anche quella di un italiano, seppur non particolarmente qualificato, e questi sono elementi che possono rendere il percorso non tanto più lento, quanto più incerto. Per questo vorrei invitare il Consiglio Grande e Generale a dare una mano al Segretario di Stato agli Esteri su questo fronte specifico, mostrando compattezza e valutando anche la sottoscrizione di un ulteriore ordine del giorno che dia forza, sostanza ed energia a un percorso che non è per niente facile e che va sostenuto con tutte le nostre energie. Ci tenevo a fare questo ragionamento sulla natura mista dell’accordo perché nel dibattito generale è stato un po’ trascurato, ed è giusto essere consapevoli che il lavoro dovrà continuare con determinazione e forza.

Segretario di Stato Luca Beccari: Siamo in sessanta più dieci e credo che un po’ tutti abbiamo capito che cos’è l’Accordo di associazione e che cosa stiamo andando a fare. Evidentemente non riusciamo a trasmettere questa convinzione ai Consiglieri di Motus Liberi, che continuano a trattare il tema dell’accordo come qualcosa di completamente sconosciuto. Per carità, si può fare ancora più informazione, dire ancora più cose, ma non si può ogni volta affrontare questo dibattito partendo dal presupposto che qui nessuno sappia che cosa stiamo facendo, perché non è corretto e finisce per dipingere un’ignoranza complessiva di chi è in quest’Aula, di chi ci ha lavorato e ci sta lavorando, delle associazioni di categoria e dei rappresentanti della società civile che ci stanno spronando ad andare avanti. Io ho fatto un intervento sostenuto in apertura e ha fatto bene la Consigliera Conti a sottolineare che non è nella mia natura, ma da sammarinese che vive questo Paese e da rappresentante delle istituzioni vivo questa fase con particolare preoccupazione. Io non ho risposto alle interpellanze e ribadisco che la mia Segreteria, quella delle Finanze e neppure l’ultimo dei miei collaboratori hanno rapporti diretti o indiretti con alcuna testata. Dal nostro punto di vista però il tema della disinformazione non è solo locale, perché ho citato anche ieri un problema che nasce fuori dai nostri confini. La disinformazione, o il presunto sabotaggio, non è solo interno. Il mio appello a fermare questo fenomeno non è rivolto all’opposizione o solo a chi è qui dentro, ma a tutti, perché se teniamo a questo percorso dobbiamo avere un approccio coeso rispetto a informazioni non corrette o false, usate per spostare l’opinione pubblica lontano da un percorso che è nell’interesse della popolazione, non certo nel nostro interesse personale. Mi dispiace che il dibattito si sia concentrato più su questo che sulla relazione, che resta comunque un punto di partenza sul quale torneremo. Ringrazio chi ha espresso osservazioni nel merito e continueremo a discutere di questo tema, spero con meno polemica e più contenuti. Noi ci siamo.

c) Votazione Ordine del Giorno presentato dai Gruppi Consiliari di Maggioranza e dai Consiglieri Indipendenti Giovanna Cecchetti e Michela Pelliccioni per dare mandato a tutti gli organi istituzionali coinvolti di dare seguito alle azioni ed iniziative per la gestione delle disposizioni derivanti dall’Accordo di Associazione all’UE

Gerardo Giovagnoli (PSD): A nome dell’intera maggioranza esprimo chiaramente una valutazione positiva rispetto a questo ordine del giorno, che per la prima volta si colloca in un momento di vicinanza alla firma, ma soprattutto fornisce indirizzi sul dopo, un dopo che in realtà è già iniziato, perché questo dibattito e quanto illustrato da diversi Segretari di Stato dà già atto della preparazione della pubblica amministrazione e delle agenzie governative in ordine al recepimento dell’acquis. È un dispiacere che le forze di opposizione abbiano annunciato la non adesione a questo ordine del giorno e quindi probabilmente il mancato voto, e credo che questo ponga una parziale contraddizione rispetto alle dichiarazioni di positività sul percorso intrapreso. Comprendo le critiche, ma ritengo rimanga fondamentale la possibilità di decidere e anche di organizzare assieme i momenti di approfondimento e di informazione, perché, come ho già detto più volte, è responsabilità di tutti, non solo del Governo, essere chiari, espliciti e veritieri rispetto ai contenuti dell’Accordo di associazione. C’è un percorso che si è interrotto anche in Commissione mista, dove sono presenti tutti gli altri attori protagonisti del mondo economico e non solo della Repubblica di San Marino, e credo sia importante riprendere il filo di una condivisione, anche eventualmente per arrivare, se non allo stesso testo, a un altro manifesto come quello valutato in Commissione mista. Oggi siamo nel momento in cui conta essere compatti, nel momento in cui le cose vanno messe in pratica, cosa che accadrà tra pochissime settimane, quando potremo attivare, come sapete e a differenza di quanto avviene nel Principato di Andorra, la clausola di applicazione provvisoria. In quel momento, che non è lontano, sarà necessario che tutti gli elementi di dubbio vengano dissipati. Questo è un impegno dell’Aula, dei partiti e anche di chi è fuori da qui, e credo che questo ordine del giorno vada esattamente in questa direzione. 

Nicola Renzi (RF): Ricordo una cosa: quest’Aula e il Governo hanno già un ordine del giorno di qualche mese fa che, a nostro avviso, viene oggi dimenticato. Quell’ordine del giorno, già approvato, dice due cose molto chiare: Segretario e Governo lavorate per arrivare il prima possibile alla firma dell’Accordo di associazione e, cosa ancora più importante, per sottoporre all’Aula consiliare la ratifica dell’accordo stesso. Su quell’ordine del giorno noi ci siamo pienamente e proprio per questo non condividiamo questo nuovo ordine del giorno, e lo facciamo con dispiacere, lo dico sinceramente, perché potrebbe essere invece un messaggio per dire che da oggi iniziamo una collaborazione fattiva sulle tematiche che ci avete proposto. Su alcune di queste sono ottimista, lo dico con sincerità. Se vogliamo favorire la produzione di materiali o di serate pubbliche nelle quali siamo coinvolti anche noi, va benissimo, noi ci siamo a prescindere e non vogliamo che questo diventi un giochino politico. Avete deciso, per vostra scelta, di fare a dicembre una serata pubblica solo della maggioranza su questo tema e noi non abbiamo detto nulla. Se in futuro riterrete utile il nostro apporto, noi ci siamo. Avete sentito gli otto interventi di tutti i nostri consiglieri: trovatene uno che abbia detto che forse dobbiamo valutare se fare o non fare l’accordo. Siamo tutti e otto, e tutto il nostro movimento, assolutamente convinti della necessità di arrivare alla ratifica nei tempi più rapidi possibili. Abbiamo detto che su alcune tematiche probabilmente siamo in ritardo, lo abbiamo rilevato, ma non è questo ciò a cui oggi vogliamo dare rilievo. Abbiamo sempre evitato polemiche sull’Accordo di associazione perché temiamo che polemiche, anche quando magari fondate sulle tempistiche degli ultimi anni, possano ingenerare insicurezza e preoccupazione nelle persone. Volete trovare momenti di confronto veri su alcune tematiche, su quelle che riterrete più opportune? Noi ci siamo, lo sapete già e lo ribadiamo pubblicamente. La firma arriverà il prima possibile e noi faremo un brindisi quando arriverà quella firma. La ratifica arriverà il prima possibile in quest’Aula e noi siamo pronti a farla, lo diciamo perché abbiamo già votato tutti gli ordini del giorno fino a qui. Ma se questo deve diventare solo uno strumento per allungare il brodo o per fare dietrologie politiche, cercando di capire chi è più vicino a chi, noi non ci siamo. Ho sentito riportare affermazioni fatte in quest’Aula secondo cui un certo blog sarebbe l’unica vera fonte di informazione della Repubblica. Francamente non so cosa ne pensi il Segretario Beccari, ma se nella mia maggioranza ci fossero persone che la pensano così, farei molta fatica a rimanerci, poi ognuno ha i propri gradi di sopportazione. Su questo il Segretario Beccari ha ragione: quando parliamo di disinformazione dobbiamo parlare sia di quella interna sia di quella esterna e di come circolano le informazioni dentro e fuori dal Paese. Noi vi metteremo a disposizione le tre risposte alle nostre interpellanze e speriamo che anche su questo vorrete confrontarvi. 

Matteo Zeppa (Rete): Io l’ho detto ieri: questo ordine del giorno, per quanto sia stato auspicato da alcuni colleghi di maggioranza come l’ultimo documento da firmare, appare estremamente tardivo. Ha ragione il collega Renzi quando ricorda che l’ultimo ordine del giorno è stato firmato in maniera unanime da tutta l’Aula, così come sono stati firmati unanimemente quelli che davano mandato al Congresso di Stato, e in particolare alla Segreteria competente, di portare a casa l’Accordo di associazione. Qui mi sembra che questo ordine del giorno arrivi in ritardo. Peraltro siamo venuti a conoscenza, in Commissione mista, dell’esistenza di un documento non condiviso con le forze politiche ma con altri soggetti, un documento informativo che avrebbe dovuto circolare nelle case e che invece è stato girato a una specifica associazione datoriale di categoria, senza che noi ne sapessimo nulla; lo abbiamo scoperto casualmente durante l’ultima Commissione mista. Questo è un dato di fatto. Se si vuole davvero condividere un percorso, anche in quel consesso extraparlamentare che è la Commissione mista, allora bisognava condividere tutte le informazioni, perché anche lì si aveva la sensazione che qualcuno sapesse qualcosa in più e qualcun altro qualcosa in meno. Sono limiti che purtroppo le amicizie e le inimicizie politiche creano all’interno dell’Aula. Noi non sottoscriveremo questo ordine del giorno, l’ho detto chiaramente ieri e lo ribadisco con convinzione. Non c’è alcun retropensiero di avvicinamento o allontanamento dal percorso europeo, anzi siamo assolutamente coerenti: firmeremo e voteremo positivamente in Commissione Esteri quando sarà necessario e daremo il nostro supporto al momento della ratifica in Consiglio Grande e Generale. Non cambiamo idea a ogni piè sospinto. Il nostro percorso è chiaro. Forse la chiarezza andrebbe fatta un po’ di più all’interno della maggioranza, ricordando anche le difficoltà che inevitabilmente si sono incontrate negli anni, difficoltà che non sono sempre demerito dei singoli Segretari o delle maggioranze che si sono succedute. È un percorso difficile, molto più complesso di una normale legge, perché è un cambiamento culturale radicale, e un cambiamento di questo tipo deve trovare una condivisione a priori. Dal momento che le forze di opposizione hanno sempre dato mandato al Governo di turno, questo continuo riproporre ordini del giorno ci appare ridondante, anche per le tempistiche. Speriamo che quelle prospettate in Commissione mista siano definitive e che non emergano ulteriori difficoltà. Noi non voteremo contro questo ordine del giorno, ci asterremo come gruppo, ma riteniamo che la maggioranza debba fare uno sforzo maggiore nel dare informazioni a tutti, soprattutto alla cittadinanza, perché limitarsi a un’unica serata pubblica organizzata solo da Congresso di Stato e maggioranza non è sufficiente.

Michela Pelliccioni (indipendente): Devo correggere il collega Giovagnoli perché non tutte le opposizioni non hanno sottoscritto questo ordine del giorno. Io, come consigliere indipendente di opposizione, l’ho sottoscritto e ci tengo a spiegare molto bene il perché. Ho sottoscritto questo ordine del giorno perché rappresenta la prosecuzione di un mandato già chiaro che quest’Aula compatta, mesi fa, ha dato a questo Governo e che richiedeva una relazione del Segretario di Stato agli Interni per poter relazionare sull’impatto legato alla pubblica amministrazione. Successivamente quest’Aula si è ritrovata ad aggiornare e a discutere questi elementi e anche a confermare quel mandato, che io ho ritenuto importante risottoscrivere per una ragione molto semplice: perché, come è stato detto bene dentro e fuori da quest’Aula, c’è stata una campagna di disinformazione, una campagna di disinformazione che può trovare una contropartita solo grazie a un’Aula compatta che confermi nuovamente la forza e l’unità di questo Parlamento nel proseguire un percorso fondamentale per la Repubblica, che è quello dell’associazione europea. Questa è la ragione per cui ho sottoscritto questo ordine del giorno, che confermo chiaramente con voto favorevole, e auspico che proprio quest’Aula compatta possa continuare a esercitare un mandato chiaro. Mi dispiace perché all’interno di questo dibattito purtroppo non tutte le voci sono state allineate in un momento così fondamentale e delicato per il Paese, perché da alcuni interventi pare che qualcuno non abbia ancora compreso che il negoziato è già chiuso, che ci attende una firma che mi auguro venga completata nel minor tempo possibile e che ci consenta di proseguire rapidamente in questo percorso. Io mi auguro solo questo: che si dia forza all’informazione verso i cittadini, perché per chi ha dubbi e incertezze l’unica alternativa e l’unica soluzione è mostrare un’Aula compatta. In questo senso do fin d’ora il mio contributo al Segretario di Stato affinché questo percorso di informazione si completi e prosegua nel minor tempo possibile.

Fabio Righi (D-ML): Non abbiamo firmato questo ordine del giorno e non lo sosterremo, e la ragione è molto semplice, l’ho detto in tante occasioni e lo abbiamo detto così tante volte che ormai ognuno dovrebbe averlo capito: per noi questo è un tema serio e non è un tema che può essere messo al mercato dei giochini politici. Questo è un ordine del giorno che ribadisce diverse cose già trattate in altri momenti. Questo è un documento prettamente politico, così come lo era quello proposto in Commissione mista, e nasce dall’esigenza di dimostrare, davanti a una gestione che riteniamo carente e che porterà problematiche, che il Paese sarebbe tutto orientato in una certa direzione. L’ho detto io e lo abbiamo detto in più occasioni: non l’avremmo gestita in questo modo. L’unico modo per portare il Paese su una certa rotta è dare risposte chiare, risposte che non sono mai arrivate, perché si continua a raccontare che si fa questa cosa per i giovani, per l’Erasmus, per le file in aeroporto, o perché dobbiamo entrare in un mercato in cui siamo già per il 95 per cento. Per noi questa è una presa in giro, qui dentro e nei confronti dei cittadini. Una maggiore integrazione competitiva nel contesto europeo è una nostra prerogativa da sempre e nessuno può dire che il mio partito non abbia sempre lavorato affinché San Marino, la nostra Nazione, pur piccola, fosse competitiva nel contesto internazionale di cui fa parte e di cui vuole far parte. Ma venire qui a firmare l’ennesimo ordine del giorno solo per dimostrare chi è più vicino alla forza maggioritaria del momento è una cosa ridicola che svilisce il ruolo di tutti noi, e a questo noi non ci pieghiamo. Non ci siamo piegati quando siamo nati, non ci pieghiamo oggi e non ci piegheremo domani. Questo non significa che non porteremo il nostro contributo, ma il contributo deve essere serio e inserito in un percorso serio. Anche la relazione che oggi pretendete che il Parlamento adotti, seppur come primo documento, è un testo che non è stato condiviso prima, non l’ha guardato neanche la maggioranza ed è stato scritto di fretta e furia perché evidentemente qualcosa stava scivolando di mano, così come sta scivolando di mano il Paese su questo e su altri temi. Lo dico da tempo e lo ribadisco: ci risulta che sia stata presentata un’altra domanda referendaria. Il referendum è uno strumento di democrazia diretta in questo Paese? Facciamo finta che non esista? E non veniteci a dire che siamo rappresentanti del popolo, perché sappiamo bene che una grande parte della cittadinanza non parla per paura, e lo abbiamo spiegato più volte. Allora, come si intende portare avanti seriamente questo percorso? Per noi questo non è serio. E quindi non supportiamo questo documento non perché siamo contro, non perché non vogliamo essere competitivi a livello internazionale o dare futuro al Paese, anzi probabilmente se si fossero seguite alcune linee politiche della mia forza politica oggi saremmo già molto più competitivi, ma perché questo approccio non è serio. E non accettiamo di essere etichettati come quelli che sono contro qualcosa solo perché non ci uniformiamo al pensiero unico. Non siamo nati per questo e non facciamo politica per questo. Ci sono tanti partiti e tante persone molto più brave di noi a premere un bottone. 

Segretario di Stato Luca Beccari: È difficile intervenire quando, come dicevo prima, si continua su questo piano. Mi riferisco a Motus Liberi, ma in particolare al consigliere Righi, che continua a portare avanti questa narrazione. Quando lei dice che un documento è stato scritto di fretta e furia, lo dice perché lo sa? Perché era con noi a scrivere quel documento, ci ha cronometrato, ci ha preso i tempi? Lei come fa a dire che è stato scritto di fretta e furia? Me lo deve spiegare. Lei mi deve spiegare come fa a dire che quel documento è stato fatto in maniera superficiale e di fretta per mettere delle pezze. Perché se lei dice questo vuol dire che era con noi a scrivere quel documento, e siccome io non l’ho vista e lei non c’era, allora questo atteggiamento rende difficile anche solo immaginare di coinvolgerla in futuro. Lei deve smettere di dire queste cose: se non vuole firmare l’ordine del giorno è legittimo, come hanno fatto altri colleghi di opposizione con motivazioni serie, ma non c’è bisogno di mettere in campo falsità o cose che non c’entrano nulla. Perché lei un documento di questo tipo non l’ha mai scritto nella sua vita e non si è mai messo a farlo, mentre continua a raccontarci che il futuro del Paese passa attraverso le proposte di investimento che Motus Liberi o il Segretario Righi hanno portato quando era Segretario all’Industria.Il documento non è stato scritto di fretta e furia, ma con molta attenzione, ed è stato redatto con l’obiettivo di dare un contributo alla discussione, contributo che purtroppo è stato vano perché poi si è parlato d’altro. C’è un dato politico, come ha detto anche la consigliera Pellicioni: non è vero che non ci siano mandati o prese di posizione del Consiglio. Molte volte abbiamo fatto dibattiti senza ordini del giorno e proprio dall’opposizione arrivava la richiesta di non chiudere senza un ordine del giorno. Ogni ordine del giorno è un passo in avanti, non significa disconoscere ciò che è stato fatto prima, ma eventualmente aggiungere qualcosa. Questo ordine del giorno, oltre a confermare il percorso, richiama la relazione e pone il tema della relazione stessa. Ripeto che la disponibilità al confronto sui contenuti della relazione e sul percorso di implementazione è stata data e viene confermata. La relazione non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso di attività che coinvolgerà tutti. Vi invito a valutare i contenuti della relazione a prescindere dalla votazione sull’ordine del giorno, perché in quei contenuti ci sono proposte formulate nell’interesse del Consiglio per individuare le modalità migliori di approccio all’attività legislativa. Questo è il punto, questo è il vero nodo, perché la sostanza non è votare o meno un ordine del giorno, ma riuscire a mettere in campo strategie efficienti e fare un buon lavoro legislativo.

L’ordine del giorno è messo in votazione e approvato con 38 voti a favore e 9 astenuti.

Comma 6 – Progetto di legge “Disposizioni in materia di Sandbox Normative” (presentato dalla Segreteria di Stato per l’Industria) (II lettura)

Segretario di Stato Rossano Fabbri:  Abbiamo già portato avanti il lavoro sulla Sandbox normativa in prima istanza in sede di Commissione ed è doveroso da parte mia ringraziare tutti i gruppi di maggioranza che hanno contribuito alla formazione di questa normativa, che è molto importante e che finalmente vedrà a breve la sua entrata in vigore nella Repubblica di San Marino. Si tratta di uno strumento che, dal mio punto di vista, ha contenuti davvero innovativi e che per la Repubblica di San Marino potrebbe avere caratteristiche veramente straordinarie. La Sandbox normativa è infatti uno strumento di normativa flessibile e competitiva che persegue l’obiettivo di sostenere la crescita e l’evoluzione del comparto economico sammarinese attraverso l’introduzione di un modello innovativo in settori ad alto contenuto tecnologico, garantendo al contempo adeguati livelli di tutela del consumatore e della concorrenza. È uno spazio che favorisce l’innovazione senza creare vuoti di tutela, riduce il rischio regolatorio per chi innova, consente al legislatore di apprendere dal caso concreto e prepara il sistema a riforme strutturali basate su evidenze fattuali. C’è quindi grande soddisfazione da parte della Segreteria di Stato e, onestamente, anche grandi aspettative, perché non si tratta di uno strumento sconosciuto nel panorama internazionale. È un provvedimento che esiste nel Regno Unito, in Austria, in Danimarca, in Estonia, in Ungheria, in Italia, a Singapore, in Grecia, in Cina, in Kenya, in Bahrain, negli Emirati Arabi Uniti ed è diffuso in molte parti del mondo. Tuttavia, in alcuni Paesi non ha avuto l’efficacia che il legislatore si aspettava. Prendo ad esempio l’Italia, che conosce la Sandbox da diversi anni ma dove non è mai diventata uno strumento realmente incisivo. Perché a San Marino invece può rappresentare una carta vincente? Perché la caratteristica che ci distingue e che ci rende ancora oggi notevolmente attrattivi non è il sistema fiscale, che anche in Europa conosce situazioni inferiori rispetto a San Marino, ma è la filiera corta, cioè il rapporto diretto tra cittadini, imprese e istituzioni. Questa è la grande forza della Repubblica di San Marino. In un contesto come il nostro, se ben utilizzata, la Sandbox normativa può diventare uno strumento davvero efficace perché ribalta l’approccio tradizionale: invece di costruire una norma generale e astratta per poi provarla nel concreto, si sperimenta prima nel concreto autorizzando deroghe temporanee, per poi verificare se il progetto ha successo e trasformarlo eventualmente in norma generale e astratta. Ho ascoltato alcune considerazioni espresse dall’opposizione nella relazione e mi sono annotato alcuni presunti rischi che sono stati evidenziati e che ritengo corretto tenere sotto attenzione; altre osservazioni, invece, non le ho ritenute particolarmente rilevanti. Penso ad esempio al richiamo a San Marino Innovation, che onestamente ha ben poco a che fare con il progetto della Sandbox normativa. San Marino Innovation opera sulla base di leggi e norme che fanno già parte del nostro ordinamento giuridico e del diritto positivo. Chiedere a San Marino Innovation di testare norme provvisorie per verificare se possano diventare parte del nostro patrimonio normativo esula completamente dai suoi compiti, che invece esercita egregiamente, essendo un ente in costante crescita e sempre più attrattivo. Forse, apro e chiudo una parentesi, come Paese dovremmo fare una riflessione su quale ruolo vogliamo che San Marino Innovation svolga, ma si tratta di un ragionamento del tutto distinto rispetto alla Sandbox normativa. Concludo quindi come ho iniziato, ringraziando i gruppi per il grande lavoro svolto. È stato un lavoro utile e utilissimo, perché ha consentito di procedere per gradi e di calare il provvedimento nella realtà sammarinese, iniziando a testare progetti in ambiti dove c’è maggiore possibilità di movimento. Mi auguro che presto il Paese possa affrontare anche, in particolare nel settore bancario e finanziario, la creazione di uno spazio dedicato a una Sandbox normativa, perché considero quello finanziario un settore importante e ricco di potenzialità, nel quale San Marino potrebbe lavorare molto per essere innovativa e attrattiva, offrendo risposte alle imprese in tempi celeri e ragionevoli, tempi che spesso devono essere molto vicini alle esigenze concrete dell’impresa e dell’imprenditore. 

Sara Conti (RF): Diciamo che la posizione è già stata espressa dal collega consigliere Emanuele Santi ed è una posizione che accomuna i gruppi di Repubblica Futura e Rete, una posizione critica verso questo progetto di legge, ma non critica in senso negativo tout court, perché abbiamo sempre detto che in linea di principio questo tipo di progetti potrebbe effettivamente rappresentare una tematica potenzialmente importante per il futuro del nostro Paese, se ben sviluppata. Proprio per questo, però, a nostro avviso avrebbe richiesto maggiore attenzione, maggiore chiarezza e soprattutto un maggior rispetto degli equilibri istituzionali, cosa che nei vari articoli che compongono il progetto di legge non abbiamo sempre riscontrato, come abbiamo chiaramente dichiarato in Commissione anche insieme ad altri gruppi, in particolare Rete. Noi quindi non siamo contrari in linea di principio allo strumento della sandbox normativa, che come ha detto il Segretario in altri ordinamenti ha dimostrato di poter funzionare molto bene e di favorire l’innovazione, la sperimentazione e lo sviluppo economico. Ma una sandbox funziona solo se è ben delimitata, trasparente e sottoposta a controlli chiari, tutti requisiti che purtroppo in questo Paese non sempre riusciamo a garantire. Il testo che oggi esaminiamo, a nostro avviso, sembra invece andare potenzialmente nella direzione opposta e provo a indicare quelli che per noi sono i tre principali punti critici. Il primo riguarda il ruolo del Congresso di Stato. Questa legge attribuisce al Congresso di Stato un potere eccessivo, consentendogli di modificare la normativa vigente per dodici mesi tramite decreto delegato. Si tratta di fatto di una delega in bianco, mentre il Consiglio Grande e Generale viene esautorato del suo ruolo centrale e l’esecutivo finisce per autorizzare se stesso. Il secondo nodo critico è l’assenza di limiti chiari. Le finalità della legge sono talmente ampie da risultare, a nostro avviso, indefinite. Non sono chiaramente indicati i settori coinvolti né i confini entro cui la sandbox può operare. In questo modo si crea un contenitore senza perimetro, capace potenzialmente di derogare a gran parte dell’impianto normativo che regola le attività economiche del Paese. Una sandbox, per definizione, dovrebbe essere circoscritta; qui invece rischia di diventare una vera e propria zona franca normativa. Il terzo punto critico riguarda le deroghe alle norme fondamentali. L’articolo 3 consente infatti, tramite decreto delegato, di introdurre deroghe a normative centrali del nostro ordinamento in materia di diritto del lavoro, diritto societario e ambiti sensibili come sanità e finanza. È una scelta estremamente delicata che apre la porta a potenziali abusi e a una pericolosa mancanza di trasparenza, anche perché questi regolamenti sandbox non passano dal Consiglio Grande e Generale per la ratifica. Ancora una volta il Parlamento viene messo ai margini. Un ulteriore elemento critico riguarda la composizione del comitato d’esame, che risulta sbilanciata a favore del Congresso di Stato, con una prevalenza di membri di nomina politica. Inoltre i Segretari di Stato partecipano essi stessi al comitato e poi approvano le autorizzazioni, creando un evidente conflitto di ruoli che compromette l’indipendenza, la credibilità e la terzietà del processo decisionale.C’è poi il tema di San Marino Innovation. La legge introduce un organismo parallelo che si sovrappone alle funzioni di un ente già esistente, competente e operativo. Il rischio concreto è quello di spostare fuori da San Marino Innovation tutto ciò che oggi non è autorizzabile, creando un doppione che indebolisce l’ente e apre una zona grigia potenzialmente pericolosa. Questo approccio genera confusione, inefficienza e dispersione di competenze. Infine segnaliamo l’inserimento dell’emendamento sulla normativa delle residenze. Inserire una modifica così delicata all’interno di una legge sulle sandbox normative è politicamente opaco e fuori contesto. Concludo dicendo che per noi l’innovazione normativa è necessaria, ma non può avvenire sacrificando trasparenza, controllo democratico ed equilibrio istituzionale. Una sandbox senza regole chiare non è uno strumento di sviluppo, ma un rischio per il nostro ordinamento. Innovare è un bene, ma sempre nel rispetto delle regole, delle istituzioni e dell’interesse collettivo. Per queste ragioni il nostro voto sarà contrario a questo progetto di legge così come formulato.

Luca Della Balda (Libera): A me questa normativa piace e piace molto già a partire dal titolo, Sandbox. Lo trovo particolarmente significativo e importante perché consente al nostro ordinamento di recepire qualcosa di innovativo, di creativo e quindi tale da poter mettere il nostro Stato, il nostro ordinamento, in una posizione vantaggiosa rispetto al contesto internazionale. Devo anche riconoscere il merito di colui che inizialmente ha predisposto questa normativa, l’ex Segretario di Stato Righi, e apprezzo anche il fatto che il Segretario Fabbri l’abbia riproposta e riformulata mantenendone la stessa struttura. Questo è dimostrazione che quando un lavoro è ben fatto non c’è colore politico e non c’è distinzione, quindi quando un progetto di legge è di pubblica utilità, redatto con i giusti crismi, è bene che sia supportato e approvato da tutte le forze politiche senza alcuna distinzione. Non sono invece d’accordo su quanto evidenziato dai colleghi dell’opposizione circa un metodo ritenuto errato, perché a mio avviso l’impostazione è corretta: una tipologia normativa di questo tipo necessita infatti di un procedimento decisionale molto più rapido e snello. Faccio un’altra considerazione: il tempo limitato di durata, a mio avviso, consente di evitare derive e la possibilità da parte del Governo, attraverso il comitato tecnico di esame, di modellare insieme ai promotori la normativa consente anche di mettere realmente chi propone l’iniziativa nelle condizioni di operare. Faccio riferimento alla normativa sugli asset digitali: è stata approvata dal Consiglio Grande e Generale ma di fatto non è mai stata applicata. A cosa serve quindi avere un testo di legge condiviso da tutte le forze politiche, sindacali e sociali se poi all’atto pratico non viene applicato nulla? In questo caso invece la fase sperimentale e il coinvolgimento in tempo reale delle istituzioni e del mondo imprenditoriale possono garantire una maggiore applicabilità concreta, motivo per cui ritengo che la normativa debba essere approvata così com’è formulata. Per quanto riguarda poi i timori sollevati dalla consigliera Conti circa l’indeterminatezza delle finalità, non condivido pienamente questa osservazione, perché è vero che le sandbox non sono limitate a un singolo settore tecnologico, come ad esempio l’intelligenza artificiale in altri ordinamenti, ma se andiamo a leggere l’articolo 7 si stabilisce chiaramente che le sperimentazioni non devono mettere in pericolo la sicurezza di persone, animali o cose e che questi devono essere adeguatamente tutelati contro eventuali rischi per la salute e per l’ambiente nel rispetto della normativa vigente. Anche per quanto riguarda il rapporto con San Marino Innovation, come correttamente riferito dal Segretario Fabbri, si tratta di ambiti diversi: San Marino Innovation opera nell’ambito del diritto positivo già definito, mentre il comitato tecnico della sandbox opera in un ambito di diritto creativo. Per queste ragioni esprimo il mio pieno apprezzamento e il mio voto favorevole a questo testo.

Maria Luisa Berti (AR): Anch’io ritengo che questo sia uno strumento che introduce nel nostro sistema economico opportunità importanti di creazione di imprese e di sviluppo di progetti che, come prevede l’articolo 1 del testo di legge, sono finalizzati a uno sviluppo innovativo e tecnologico del comparto economico sammarinese. Ritengo inoltre politicamente apprezzabile il fatto che un progetto di legge esaminato e introdotto nella scorsa legislatura possa trovare applicazione anche in questa legislatura grazie all’intervento del Segretario di Stato Fabbri, perché rappresenta un messaggio positivo rispetto a un modus operandi che spesso porta a mettere da parte quanto fatto dai predecessori solo perché tale. Questo, invece, è un esempio virtuoso sotto il profilo operativo. Per quanto riguarda il contenuto del testo, comprendo che la critica più forte dell’opposizione riguardi l’utilizzo del decreto delegato per disciplinare i progetti pilota e introdurre modifiche temporanee alla normativa vigente, ma ritengo che, di fronte a progetti che richiedono tempistiche rapide di realizzazione, lo strumento del decreto delegato sia quello che meglio risponde a questa esigenza, mentre una legge ordinaria comporterebbe tempi molto più lunghi tra letture e passaggi in commissione. È quindi uno strumento che consente alle imprese di operare in modo efficace e coerente con gli obiettivi del progetto. È vero che la delega ha un ambito circoscritto e che restano comunque strumenti di controllo, anche perché il decreto delegato è sottoposto alla ratifica dell’aula consiliare. Si tratta di un progetto di legge molto tecnico e complesso, ma ritengo che siano calibrati gli strumenti di controllo previsti e che, anche rispetto ai margini di discrezionalità del Congresso di Stato, le decisioni siano assunte sulla base di studi e valutazioni svolte da altri enti competenti. Ci sono quindi strutture di verifica della valenza positiva delle iniziative economiche che di volta in volta verranno disciplinate tramite decreto delegato. In linea generale considero questo strumento un apporto significativo e positivo al sistema economico del Paese, capace anche di valorizzare San Marino e di darle lustro in settori che possono avere una rilevanza e una ricaduta positiva anche oltre i nostri confini, fermo restando che l’attenzione dovrà essere sempre massima per evitare distorsioni e garantire che i progetti apportino un contributo reale ed eccellente nei settori in cui operano. 

Maddalena Muccioli (PDCS): Intervengo anch’io nel dibattito su questo progetto di legge che ha avuto avvio al termine della precedente legislatura, poi reintrodotto in Aula inizialmente sotto forma di decreto delegato e successivamente modificato fino ad arrivare al testo che oggi esaminiamo in seconda lettura. È quindi evidente che vi sia stato un processo di redazione ponderato, che ha coinvolto diversi attori e che non nasce in modo improvvisato. Non voglio essere ripetitiva rispetto a quanto già espresso dai colleghi e nelle relazioni dei relatori di maggioranza e di minoranza, ma ci tengo a sottolineare come questo progetto di legge riguardi un ambito che potenzialmente può avere risvolti molto positivi per il settore economico sammarinese, perché può rappresentare una leva di attrattività per il nostro sistema in un contesto in continua evoluzione, sempre più alla ricerca di forme di sviluppo economico diverse da quelle tradizionali. Da questo punto di vista sono soddisfatta che tematiche di questo tipo vengano affrontate in Aula e che siano oggetto di un progetto di legge che ha seguito un percorso articolato e attento anche alle possibili distorsioni. È chiaro che quando si parla di sperimentazione in ambito normativo, e quindi di deroghe al sistema vigente, sia necessaria cautela, ed è un elemento che ritengo sia stato tenuto presente nel processo di redazione del testo. Sarà una normativa che dovrà continuare a essere monitorata e valutata nel tempo, per intercettare eventuali criticità o distorsioni e intervenire tempestivamente, affinché la sperimentazione normativa possa davvero fungere da generatore di processi di innovazione, tecnologica e non solo. Anche la composizione del comitato d’esame e i presidi a tutela del sistema normativo, a mio avviso, possono risultare efficaci in questo percorso, proprio grazie a una fase di monitoraggio strutturata e alla possibilità di correggere immediatamente eventuali effetti dannosi. In conclusione, ritengo che la sandbox normativa rappresenti un ambito certamente interessante e da sviluppare, perché può costituire un elemento di differenziazione rispetto ai settori più tradizionali, e sottolineo infine che non vi è alcuna volontà di creare un conflitto con San Marino Innovation, ma piuttosto di far procedere i due percorsi su binari paralleli e complementari, capaci di trarre beneficio l’uno dall’altro. 

Giovanna Cecchetti (indipendente): Intervengo anch’io in questa fase di seconda lettura del progetto di legge in materia di sandbox normative per svolgere alcuni rilievi di carattere generale. È evidente che questo progetto di legge non riguarda soltanto l’introduzione di una nuova procedura amministrativa, ma esprime una visione di sviluppo per la nostra Repubblica, perché le sandbox normative rappresentano ormai uno strumento consolidato a livello internazionale per consentire agli Stati di governare i processi di innovazione, permettendo di sperimentare, all’interno di un perimetro controllato, nuove tecnologie, nuovi modelli di business e nuovi servizi, mantenendo saldi principi fondamentali quali la tutela della persona, la sicurezza, la legalità e l’interesse pubblico. San Marino, per le sue caratteristiche peculiari, come è stato spiegato molto bene dal Segretario di Stato Fabbri, non solo per la dimensione territoriale ma anche per una struttura amministrativa più snella rispetto a Stati di dimensioni maggiori e meno appesantita da livelli burocratici intermedi, può trovare in questo strumento una collocazione particolarmente favorevole, proprio perché questa rapidità decisionale e attuativa può consentirci di essere più veloci nell’applicazione della normativa e quindi di porci come una realtà attrattiva rispetto ad altri ordinamenti dove le sandbox sono già in essere ma incontrano maggiori difficoltà operative. Non dobbiamo spaventarci della parola “sperimentazione”, anche perché questo progetto di legge non introduce deroghe indiscriminate, ma regole temporanee, monitorate e reversibili, sottoposte al controllo del Congresso di Stato e di un comitato d’esame composto da competenze tecniche e istituzionali, con una presenza anche politica che garantisce trasparenza e pluralismo, oltre al ruolo di vigilanza del Consiglio Grande e Generale; il testo tutela in modo esplicito i limiti inderogabili in materia penale, di salute e di rispetto degli obblighi internazionali, attribuisce responsabilità chiare e dirette ai soggetti promotori e prevede un monitoraggio continuo, con relazioni periodiche e la possibilità di sospendere o revocare i progetti qualora emergano rischi. Si tratta dunque di una legge che può offrire concrete opportunità, perché è in grado di attrarre imprese ad alto contenuto tecnologico, creare occupazione qualificata e rafforzare la competitività del nostro sistema economico, contribuendo a posizionare San Marino come un laboratorio regolatorio serio, affidabile e moderno e per queste ragioni ritengo che questo progetto di legge rappresenti una scelta programmatica responsabile e coerente con l’interesse allo sviluppo economico del Paese. 

Luca Gasperoni (PDCS): Intanto vorrei ringraziare il Segretario di Stato Fabbri per averci permesso di discutere questa nuova legge, prima in Commissione, ritirando il decreto precedente, perché in questa maniera siamo riusciti ad approfondire la tematica e a portare anche alcuni correttivi. La Commissione si è concentrata soprattutto nell’inserire alcuni parametri su specifiche tematiche che prima erano ritenute forse un po’ troppo libere; faccio qualche esempio veloce, come le due tematiche riguardanti il fintech, in particolare l’aspetto sanitario, che non rientreranno subito nel perimetro immediato di questa legge ma saranno oggetto successivamente di decreti delegati. Inoltre il comitato d’esame sarà un comitato prettamente tecnico, quindi in controtendenza rispetto a quanto previsto inizialmente. Faccio presente che questo testo di legge è un testo che in qualche modo rivoluziona anche il nostro approccio culturale, perché per la prima volta andiamo a invertire i paradigmi: prima si opera e poi successivamente si legifera, mentre fino ad oggi siamo sempre stati abituati al contrario. È chiaro che questo tipo di cambiamento rappresenta una piccola rivoluzione e come tutte le rivoluzioni può essere difficile da accettare, ma va comunque affrontata e compresa. Faccio mie anche le parole del Segretario Fabbri quando sottolinea quanto sarà interessante capire come il sistema bancario potrà lavorare all’interno di questa legge,. In questo senso, se riusciremo ad attrarre imprenditori disposti a sperimentare, questa legge potrà rappresentare una sfida importante anche per il settore bancario. Concludo dicendo che questa normativa è sicuramente un ulteriore strumento che il legislatore mette a disposizione della libera impresa e che auspichiamo possa portare benefici concreti a tutta la Repubblica. 

Emanuele Santi (Rete): Non voglio demonizzare lo strumento, lo abbiamo scritto chiaramente nella relazione: la normativa sandbox è uno strumento utilizzato in decine di Paesi e anche con buoni risultati, il problema è come questo concetto viene declinato e la legge che andate ad approvare, a nostro avviso, si presta a molte distorsioni. Voglio chiarire subito un punto, perché evidentemente un passaggio della relazione non è stato compreso: quando si dice che non c’è conflitto tra San Marino Innovation e la normativa sandbox, io non ho mai parlato di conflitto, ma di un rischio diverso, cioè che attraverso la sandbox, che è fortemente nelle mani del Congresso di Stato, si possano autorizzare attività che oggi San Marino Innovation, avendo regole chiare e stringenti, non può autorizzare. Dove troverà maggiore applicazione questa normativa? Probabilmente nel settore fintech, come è avvenuto in Italia, dove le sandbox hanno trovato proprio lì il loro principale ambito di utilizzo. Allora vi chiedo: come mai in un progetto di legge come questo non è prevista in alcun modo l’autorizzazione o il controllo della Banca Centrale? Se la normativa troverà applicazione in ambito bancario e finanziario, perché Banca Centrale è esclusa da tutti gli organi di controllo, non fa parte del comitato d’esame, non valuta i progetti? Questo è un problema serio. Un’altra criticità rilevante è l’ambito di applicazione estremamente ampio e non ben circoscritto di questa legge. Il Congresso di Stato, di fatto, fa i regolamenti, emana i decreti, concede le autorizzazioni ed è anche pienamente presente nel comitato d’esame. Nella prima stesura almeno era previsto un membro di maggioranza e uno di opposizione, e qualcuno dirà che non è una questione tecnica, ma qui il tema è politico, perché se con questa normativa, come avete scritto, al comma 3 si può derogare a tutte le leggi, allora dobbiamo dirci chiaramente a cosa si può derogare. Io ho chiesto in Commissione se si può derogare anche alla legge sul lavoro, alla legge sulle società, ai contratti collettivi di lavoro, e la risposta implicita è stata sì. Allora qualcosa non va, perché almeno sulla materia del lavoro la deroga non dovrebbe essere ammessa: i lavoratori devono essere tutelati e pagati secondo quanto previsto. A questo si aggiunge il tema della sproporzione di potere del Congresso di Stato, che autorizza, controlla ed è presente nel comitato d’esame, composto dal Segretario all’Industria, dal Segretario al Lavoro, dai direttori dei rispettivi Dipartimenti, dal Presidente di San Marino Innovation e da un dirigente nominato dal Segretario di Stato. Ditemi voi se questo è un comitato tecnico o piuttosto un comitato politico. Io ho già espresso tutte queste criticità nella relazione e non voglio togliere altro tempo ai colleghi, ma ritengo doveroso ribadirle in Aula: questo progetto di legge, così come è stato portato oggi, si presta a molte distorsioni e nella discussione articolo per articolo evidenzieremo puntualmente i problemi. Permettetemi però di dirlo chiaramente: guardatelo bene, perché le leggi le approvate voi e poi la responsabilità degli effetti che produrranno sarà vostra.

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Intervengo per registrare questo nervosismo, a mio avviso molto ingiustificato, del consigliere Santi. Io non capisco per quale motivo sia così nervoso. Io sono stato chiamato a tre metri di distanza dal consigliere Righi per chiedere una specificazione e credo che non faccia onore usare certe parole al microfono, perché questa non è il mercato del borgo. Io parlavo a latere, a tre metri da lei, con un consigliere che mi ha richiamato, quindi non è onorevole l’utilizzo di certe espressioni a microfono aperto. 

Gian Nicola Berti (AR): Sarebbe interessante se potessimo apprezzare questo progetto di legge nella sua logica e soprattutto nella sua forza innovativa, perché tutti diciamo sempre che San Marino deve essere attrattiva, che deve distinguersi, che deve avere la capacità di fare cose nuove, e poi però vediamo che quando si profila qualcosa di nuovo, non dico rivoluzionario perché non lo è, ma comunque qualcosa di diverso, qualcosa che può davvero sviluppare quei margini della logica industriale tradizionale, delle grandi imprese, declinandoli in una realtà sperimentale fatta di prototipi, di tentativi, di percorsi che un piccolo Paese come il nostro può affrontare meglio di altri, scattano immediatamente dietrologie, sospetti, imbarazzi e una serie di atteggiamenti che francamente faccio fatica a comprendere. A un certo punto, ascoltando il consigliere Santi, mi sono chiesto se avesse effettivamente letto il testo di legge, perché quando affermava che questa normativa sarebbe inadeguata in materia sanitaria o in materia di fintech, mi sono detto che probabilmente non ha letto l’articolo 3, comma 6, dove si dice chiaramente che oggi queste materie non rientrano nell’ambito di applicazione e che solo eventualmente, in futuro, con specifici decreti, si potrà valutare un’estensione della sandbox normativa. Quello che approviamo oggi non riguarda quindi questi ambiti e quando, e se, si arriverà a quel punto, sarà del tutto evidente che dovranno essere coinvolte l’Autorità sanitaria e la Banca Centrale: è una logica talmente evidente che stupisce doverla persino ribadire. Invece purtroppo ci perdiamo continuamente nel gettare il peggio possibile su ciò che stiamo facendo. Io temo che uno dei mali di questo Paese sia proprio quello di dare una pessima immagine del Parlamento e della politica sammarinese, spesso a partire proprio da questi banchi. A volte lo fa l’opposizione, a volte la maggioranza, ma questo non fa bene a nessuno, non fa bene ai cittadini, alimenta l’idea che qui dentro non ci si meriti nemmeno il ruolo che si ricopre. Personalmente, invece, sono molto curioso di vedere come questa normativa potrà essere sperimentata, quali idee potrà far emergere nel nostro tessuto economico e sociale, perché al di là dell’impianto normativo, ciò che mi interessa davvero è ciò che potrà nascere grazie a questa legge. E invece ci perdiamo in supposizioni, in paure, nella ricerca ossessiva di una negatività che spesso non esiste, attribuendola sistematicamente al vicino di banco. Questo non è il metodo giusto per andare avanti. Ho anche l’impressione che una certa ostilità verso la sandbox normativa derivi da dinamiche politiche della scorsa legislatura, quando questo progetto era portato avanti da altre forze politiche, e che oggi quell’attrito continui a riflettersi su questo testo. Ma se vogliamo davvero guardare al futuro, questi sono gli strumenti giusti. Per questo ringrazio il Segretario Fabbri per aver portato questo progetto di legge all’approvazione e confido che l’Aula vorrà sostenerlo.

Fabio Righi (D-ML): Mi fa particolarmente piacere che si arrivi alla seconda lettura di questa norma. Il testo elaborato nella legislatura precedente è un testo che oggi ha subito alcune modifiche e lo sottolineo subito: è un testo che era stato scritto da me nel ruolo di Segretario di Stato, ma all’interno di un mandato politico preciso della mia forza politica, che mi indicava determinate linee. Per questo lo condividiamo, ma non lo condividiamo al cento per cento. Mi fa anche piacere constatare che coloro che fino a ieri vedevano questa norma come uno spauracchio oggi la considerano improvvisamente un passo innovativo e importante: va benissimo, perché solo gli sciocchi non cambiano idea, e non mi riferisco certo ai colleghi. La ratio è molto semplice. Noi abbiamo sempre sostenuto che la vocazione di questo Paese, la sua traiettoria di sviluppo economico, potesse essere quella di diventare un hub tecnologico, un laboratorio, non un luogo in cui fare impresa tradizionale secondo una logica puramente di investimento. Perché? Perché San Marino, con i suoi 61 chilometri quadrati, oggettivamente non è un mercato in senso stretto e non è un mercato che rende sostenibile un’iniziativa imprenditoriale tradizionale; tant’è vero che moltissime delle nostre imprese operano sul territorio ma hanno per forza una vocazione internazionale. Ci siamo quindi chiesti che cosa potessimo attrarre sul territorio, considerate le nostre caratteristiche, affinché gli investimenti, non solo nell’apertura di un’attività economica ma quelli veri e sostanziali, potessero restare qui. La risposta è stata puntare sulle nostre peculiarità, sui nostri punti di forza. Il primo è la dimensione ridotta e la velocità di dialogo tra i soggetti, tra imprese e istituzioni, una caratteristica che non esiste in nessun altro Paese. Il secondo è che, pur essendo piccoli, abbiamo un ecosistema completo: le sperimentazioni, nel nostro caso, non sono sperimentazioni comunali o regionali, come potrebbe avvenire in Italia, ma sperimentazioni nazionali sotto tutti i punti di vista. A questo si aggiunge un altro elemento decisivo. Qualcuno potrebbe dire che queste sono caratteristiche simili a quelle di un acceleratore di impresa, ma qui entra in gioco la sovranità nazionale: abbiamo una dimensione simile a un acceleratore, ma disponiamo dell’autonomia legislativa e della possibilità di normare rapidamente. Per questo uno strumento come la sandbox rappresenta un ribaltamento completo del modo di concepire la produzione normativa, non dall’alto verso il basso ma dal basso verso l’alto. In che senso? Nel senso di costruire una normativa aderente alle esigenze specifiche delle imprese e dei progetti imprenditoriali. È qui la chiave. Oggi gli imprenditori chiedono soprattutto certezza del diritto. Immaginate cosa significhi poter sviluppare soluzioni innovative all’interno di un quadro normativo sempre certo, costruito insieme al progetto. Nel dialogo tra imprese e istituzioni si definiscono le esigenze e la norma si muove di conseguenza, perché il diritto è qualcosa di vivo. Così si sa sempre qual è il limite, qual è la sanzione, cosa accade se il progetto produce un danno. Questo è fondamentale, perché la sperimentazione comporta inevitabilmente una quota di rischio: se non ci fosse rischio non sarebbe sperimentazione.Immaginiamo di voler testare a San Marino un sistema di guida autonoma. Oggi non è ancora del tutto chiaro cosa accada se un’auto a guida autonoma provoca un danno a persone o cose. Con questo strumento, senza la pretesa di normare tutto in modo generale, possiamo stabilire esattamente cosa succede per quel progetto specifico. Questo dà una sicurezza enorme a chi investe risorse e sviluppa innovazione. Se noi comunichiamo questo all’esterno, diamo al Paese opportunità straordinarie: questi sono gli strumenti che ci portano sulle testate giornalistiche internazionali. Qualcuno ha detto che il comitato d’esame è molto politico; forse quello che avevamo pensato noi era addirittura ancora più politico, ma perché la forza della legge era il dialogo con l’istituzione, con il decisore. Quello che noi proponevamo e che qui non vediamo, e vi invito a riflettere su questo anche nell’ottica di una possibile modifica, era una composizione che prevedeva tre segreterie di base, esteri, finanze e industria, per un primo vaglio. Nel momento in cui quel vaglio veniva fatto, perché quei tre segretari portavano il progetto all’attenzione del Congresso dicendo che dal punto di vista internazionale, della sostenibilità e industriale c’era coerenza, allora lo si portava al Congresso di Stato. Certo, gli strumenti possono essere usati in modo distorto o corretto, e qui entra in gioco quella famosa questione morale di cui vi siete fatti portatori, ma non possiamo scrivere le leggi pensando che poi vengano usate dai delinquenti, altrimenti non ci muoviamo più. Quella legge era pensata per essere usata dalle migliori menti, da chi opera con buon senso e non per sperimentazioni pericolose o assurde, come testate nucleari o simili: questi limiti sono evidenti. È vero, non siamo i primi a inventare una normativa sulle sandbox, ma siamo i primi ad applicarla in un contesto come il nostro, fatto di vicinanza con le istituzioni e di sistema completo in cui sperimentare, perché agli altri manca sempre almeno uno di questi elementi. Noi l’avevamo pensata aperta, non vincolata e non verticalizzata su singole materie proprio come elemento di competitività: altri Paesi, come la Francia, avevano sandbox verticalizzate su settori specifici, come l’energia. L’idea di avere dialogo e decisioni rapide ci aveva portato a immaginare una sandbox aperta a qualsiasi settore dell’economia, perché l’innovazione non è solo digitale o tecnologica in senso stretto, ma riguarda anche soluzioni utili nella vita quotidiana. Perché non dare la possibilità di sperimentare anche quelle? Questi elementi oggi limitano lo strumento, ma non posso negare una certa soddisfazione, perché comunque questa è l’ennesima conferma che il lavoro fatto dal mio partito nell’esperienza di governo era meritevole di accoglimento e che un contributo siamo in grado di darlo. Questo progetto è arrivato in Aula grazie al Segretario Fabbri, che ha avuto l’attenzione di guardarlo, farlo proprio e dargli una sua connotazione, ed è giusto che oggi sia lui il timoniere di quella segreteria. Essere tacciati di non aver capito dove deve andare il Paese è una contraddizione in termini e ci tenevo a dirlo. Noi rinnoviamo il sostegno al progetto di legge, come già fatto in Commissione, e la disponibilità a contribuire affinché possa partire, migliorare e integrarsi ulteriormente. Ci tengo però che questo intervento serva a spiegare a chi ha dubbi quale fosse la volontà originaria; se restano perplessità, il Segretario ed io restiamo disponibili a fornire tutte le spiegazioni necessarie. Vi invito a riflettere su questi strumenti, perché sono quelli che ci distinguono nel mondo. Possiamo andare oltre quel perimetro? Possiamo crearne uno nostro? Queste sono le risposte che vogliamo per capire se possiamo mantenere competitività, anche su temi concreti come la mobilità e lo status dei cittadini. 

Luca Boschi (Libera): Molto velocemente, giusto per riportare un po’ il confronto, anche in vista dell’analisi dell’articolato, nei giusti binari e per chiarire due o tre punti sui quali mi sembra ci sia stata un po’ di confusione. Innanzitutto le sandbox normative sono ambienti normativi controllati e innovativi, utilizzati anche in altri Paesi, che permettono di testare assetti normativi prima che diventino norme effettive. Volendo essere rapido e andare al punto, il tema centrale è quello delle garanzie e dei controlli. È vero che nella normativa italiana di riferimento sono coinvolti organismi come Banca d’Italia, Consob e altre autorità di vigilanza, ma è altrettanto vero, e questo forse non è stato chiarito a sufficienza, che l’ambito di applicazione attuale di questa legge non comprende quei settori. Oggi la norma riguarda esclusivamente ambiti industriali ad alta tecnologia. Per questo motivo il comitato d’esame non è oggi allargato alle autorità di vigilanza finanziaria o agli organismi sanitari, perché semplicemente la legge, allo stato attuale, non lo prevede. Qualora, ed è vero che questa possibilità esiste, tramite decreto delegato si dovesse ampliare l’ambito di applicazione della normativa, sarà altrettanto necessario ampliare nei medesimi decreti anche gli organismi di controllo, di garanzia e di autorizzazione. Questo aspetto emergerà chiaramente nell’analisi dell’articolato. È però importante, anche per chi ci ascolta da casa, chiarire che la sandbox normativa è uno strumento già utilizzato in molti Paesi. Come è stato ricordato correttamente dal consigliere Righi, per fare sperimentazioni come le automobili a guida autonoma o i primi utilizzi della blockchain, in altri ordinamenti si è fatto ricorso proprio alle sandbox normative. Se vogliamo fare anche qui innovazione tecnologica, questo strumento può essere utile. Un ultimo aspetto per noi fondamentale, che andremo a verificare anch’esso nell’analisi dell’articolato, riguarda il fatto che le società che usufruiranno di questa normativa, una volta che la sperimentazione avrà avuto successo, dovranno continuare a operare secondo la normativa sammarinese. Non deve accadere che l’esperimento venga fatto qui e poi la norma venga replicata altrove, perché deve esserci un ritorno concreto, anche in termini economici e di gettito, per la Repubblica di San Marino. Se un’idea normativa innovativa nasce e viene testata qui, è fondamentale che possa continuare a produrre effetti all’interno del nostro ordinamento.

William Casali (PDCS): Ricordo nella precedente legislatura, proprio alla prima convocazione della Commissione Finanze alla quale partecipai, che era appena stata approvata all’interno dell’Unione Europea la PSD2, la seconda direttiva europea sui sistemi di pagamento, e lì era stato introdotto proprio il concetto di Sandbox nell’ambito fintech, tema del quale avevamo già discusso. Da quel momento il concetto di Sandbox, cioè la possibilità di avviare un’attività in un regime più controllato e più limitato, tale da consentire che una nuova attività, pur innovativa e tecnologica, potesse essere misurata, controllata e verificata, ha cominciato a prendere piede e progressivamente si è diffuso nei vari Stati dell’Unione Europea e anche a livello internazionale. Oggi quindi parliamo di un testo di legge che ha già prodotto risultati positivi e che, per chi segue le dinamiche economiche e finanziarie internazionali, rappresenta uno strumento ormai consolidato e riconosciuto. Dove sta, a mio avviso, il pregio del lavoro svolto? Io credo vadano riconosciuti al Segretario Fabbri due meriti. Il primo è quello di aver ripreso una norma presentata da un’altra parte politica e di aver deciso di rielaborarla, perché ciò che è valido va portato avanti nell’interesse del Paese. Il secondo merito, forse ancora più rilevante, è quello di aver chiamato tutte le forze politiche al tavolo, trattandosi di una normativa nuova, e di aver chiesto a ciascuna di apportare, sulla base delle proprie sensibilità, miglioramenti e modifiche, affinché una norma che per sua natura dovrebbe essere condivisa e accolta positivamente dal sistema economico e dall’intero arco parlamentare potesse effettivamente diventare legge nel nostro ordinamento. Non è una cosa scontata e rappresenta un esempio di buon lavoro di governo e di collaborazione parlamentare, perché coinvolgere tutti non è semplice ma è spesso ciò che consente di ottenere risultati utili per il Paese. La normativa è certamente utile e abbiamo sentito anche da parte dell’opposizione una particolare attenzione sul tema fintech, con preoccupazioni legittime, tanto che quella parte è stata rinviata a un successivo decreto, proprio per garantire un livello di attenzione maggiore. Va però ricordato che negli altri Paesi europei il fintech non è più l’unico settore trainante: ad esempio, nel nuovo impianto europeo sull’intelligenza artificiale è prevista una sandbox per ciascun Paese, e gli Stati che vorranno applicare le norme sull’IA dovranno dotarsene. È quindi un percorso già tracciato che individua nell’intelligenza artificiale un nuovo settore strategico che potrà beneficiare di ciò che oggi stiamo approvando. Ho sentito parlare di sovrapposizioni con San Marino Innovation e del fatto che non ci sarebbero confini settoriali: in realtà anche la normativa sulle startup ad alta tecnologia non individua settori specifici, perché il discrimine non è il settore ma il contenuto innovativo. Operare all’interno di un contesto normativo già esistente è compito di San Marino Innovation; operare al di fuori di un quadro normativo consolidato, con la necessità di maggiori controlli, monitoraggi, garanzie e sanzioni, richiede invece uno strumento diverso e un tavolo tecnico più ampio che coinvolga anche le parti della pubblica amministrazione con competenze giuridiche e normative. In questo modo si crea un ulteriore passo avanti nel percorso dell’innovazione. Per queste ragioni ritengo che il testo, così come formulato e come emendato anche grazie al contributo sia della maggioranza che dell’opposizione, abbia raggiunto un buon equilibrio, anche alla luce dell’emendamento approvato all’unanimità che prevede un vaglio da parte della Commissione Finanze, garantendo quindi il controllo dell’intero arco parlamentare e dissipando eventuali dubbi o ombre. Direi quindi che si possa procedere serenamente con i lavori.

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Non è vero, come ha detto il consigliere relatore di opposizione, che questa norma non interessi: ne è venuto fuori un dibattito costruttivo, vero, e soprattutto un dibattito che si è concentrato su interventi che hanno tutti apportato qualcosa di nuovo e di utile. È molto peggio assistere a interventi completamente ripetitivi che finiscono per allontanare l’attenzione, mentre dibattiti come questo, in cui i gruppi riescono a concentrarsi e a fare due o tre interventi mirati per chiarire le proprie posizioni, sono sicuramente più efficaci rispetto a interventi che non aggiungono nulla a quanto già detto. Quindi respingo l’idea che la normativa non interessi. Si è detto che la norma si presta a distorsioni, che è in mano al Congresso di Stato: anche qui le affermazioni non corrette hanno le gambe corte e lo vedremo chiaramente nell’articolato. È stato detto, ancora dal relatore di opposizione, che i decreti delegati legati alla sandbox non passerebbero dal Consiglio Grande e Generale, ma questo non è vero, perché come tutti i decreti delegati anche quelli previsti dalla normativa sandbox arrivano in Consiglio per la ratifica, rimettendo quindi il Consiglio Grande e Generale pienamente al centro del percorso. Si è detto che si rischia di oscurare San Marino Innovation perché con la sandbox si possono autorizzare cose che San Marino Innovation oggi non può fare: è vero, ed è proprio questo il senso dello strumento, perché la sandbox serve a creare una norma nuova, mentre San Marino Innovation opera su un altro piano e con altre finalità. Si è parlato poi di Banca Centrale e di fintech, ma anche qui emerge una scarsa conoscenza del testo, perché quella parte è espressamente rinviata a un successivo approfondimento, e lo vedremo nell’articolato: quando si affronterà la materia fintech, Banca Centrale sarà naturalmente al centro del percorso, così come lo sarà l’autorità sanitaria quando il Parlamento deciderà di estendere la sandbox anche all’ambito sanitario. Allora viene da chiedersi cosa si venga a fare in Commissione se non si leggono le leggi, se ci si limita a intervenire senza conoscere i testi, magari solo per fare scene o per recitare una parte. Prima di parlare, quindi, invito l’opposizione a studiare le norme, soprattutto se poi si assume un atteggiamento saccente e ci si pone al di sopra di testi che in realtà non si conoscono, arrivando anche a utilizzare epiteti che non sono degni di quest’aula. 

Emanuele Santi (Rete): Guardi l’articolo 3, comma 3: lì si dice chiaramente che, in attuazione dei decreti delegati, possono essere adottati appositi regolamenti. Cosa succederà? Succederà esattamente quello che ho scritto nella relazione: si rischia che con un decreto delegato di poche righe si deleghi poi tutta la disciplina a regolamenti che non passano in Consiglio. Questo è il punto centrale. Il problema non sono i decreti, ma i regolamenti che andrete ad adottare. Se fosse stato scritto che tutto passa dai decreti in aula sarebbe stato diverso, ma invece si dirà che le norme sono troppo tecniche e quindi demandate ai regolamenti, che non passano dal Consiglio. Quindi, Segretario, la normativa l’abbiamo letta bene e le criticità sono molto chiare. Sempre all’articolo 3, comma 6, lo dico al consigliere Berti: è scritto che le disposizioni in materia di salute e quelle in materia finanziaria possono essere derogate con decreti delegati. Questo significa che sanità e finanza sono derogabili. E poi quei decreti possono rinviare a regolamenti. Questo è il meccanismo che contestiamo. Ho apprezzato l’onestà intellettuale del consigliere Boschi quando ha riconosciuto che la materia è delicata e va monitorata. Io non dico che sarà usata in modo distorsivo, ma i presupposti ci sono. Parliamo di possibili deroghe alle leggi sul lavoro, ai contributi, alla fiscalità. È legittimo avere dubbi. Passiamo pure all’esame del testo, articolo per articolo, perché lì si vedrà tutto con chiarezza. 

William Casali (PDCS): Vorrei solo fare un esempio, così magari dipaniamo un po’ questa questione sui regolamenti. Abbiamo fatto assieme a Rete il decreto 204 sull’Autorità ICT, che tra l’altro rimandava alla stesura di regolamenti tecnici di funzionamento dell’Autorità. Ma quando abbiamo fatto questi regolamenti non è che potevamo fare un regolamento che non fosse in forza di un decreto. Tra l’altro non si possono neanche fare regolamenti che escano dal tracciato del decreto. Quindi si sta parlando di regolamenti tecnici, che è normale per questo genere di attività predisporre, perché ci sono alcune norme tecniche dovute anche all’evoluzione tecnologica che devono semplicemente essere aggiornate, ma che non vanno assolutamente a spostare quello che è l’indirizzo politico voluto dal decreto. Perché ovviamente il regolamento si deve attenere fedelmente a quanto scritto nel decreto e, semmai si facessero, io spero di sì anche in breve tempo, i due decreti su sanità e finanza, i regolamenti tecnici successivi, solo successivi, non si possono allontanare dai dettati del decreto, perché devono essere semplicemente di natura tecnica. Insomma, sfido tutti quanti: lo abbiamo fatto, si va agli studi legislativi, che sono i primi a controllare proprio questa correttezza, questa liturgia normativa, perché i regolamenti devono essere assolutamente aderenti al decreto.

Gaetano Troina (D-ML): Dico anch’io qualche parola riguardo a questo provvedimento, che indubbiamente ha una capacità innovativa considerevole. Mi rendo conto e posso capire molte delle perplessità che sono state manifestate da alcuni colleghi rispetto a questo tipo di norma. D’altra parte, e questo l’ho detto più volte anche in commissione durante i lavori di esame di questo progetto di legge, il nostro ordinamento, dal punto di vista delle fonti normative, oggi non dispone di uno strumento perfetto che consenta di replicare in maniera efficace, o meglio di recepire pienamente, il senso di una normativa sandbox. Quindi necessariamente si è dovuto procedere in questo modo, e lo capisco, anche in vista delle analisi che la Commissione per le riforme istituzionali sta facendo e farà. So che sono in valutazione anche nuove forme di provvedimento normativo e potrebbe essere proprio questo dibattito l’occasione per avviare ragionamenti ulteriori sull’introduzione di nuove tipologie di norme nel nostro ordinamento. Ci tenevo a dirlo perché comprendo in particolare il tema del decreto delegato, che urta la sensibilità di molti in quest’aula e che può non apparire come lo strumento normativo più perfetto, ma di fatto non ce n’era uno diverso. Voglio poi richiamare alcuni aspetti emersi in commissione che hanno portato il progetto di legge a differenziarsi, seppur in modo limitato, dalla concezione iniziale. Ad esempio, proprio per le perplessità sulla composizione del comitato d’esame, che valuta le sperimentazioni, poteva avere senso mantenere, come previsto nella prima versione del testo, la possibilità per le opposizioni di nominare un proprio componente con funzioni di vigilanza. Questa possibilità è stata invece eliminata durante i lavori della commissione e comprendo che ciò possa destare preoccupazioni, perché può dare l’impressione che la maggioranza se le canti e se le suoni. Infine, non posso non richiamare un punto che ha particolarmente acceso il confronto in commissione, ossia l’introduzione dell’articolo 15, che consente alle imprese ad alto contenuto tecnologico, ai soci e agli amministratori di acquisire la residenza per sé e per i propri familiari. Questo inserimento, a nostro avviso, non aveva alcuna attinenza con il provvedimento sulle sandbox ed è apparso come una forzatura politica che abbiamo fortemente contestato e segnalato anche nella relazione. Inserire in una legge sulle sandbox una norma che riguarda la residenza non è, per noi, un modo corretto di legiferare e riteniamo doveroso ribadirlo.

Silvia Cecchetti (PSD): Vorrei ringraziare il Segretario di Stato per l’Industria per questa normativa, perché ritengo che sia forse una delle prime, in questa legislatura, che insieme ad alcuni interventi introdotti nella legge sviluppo rappresenta una decisione realmente lungimirante, capace di colmare anche alcune lacune normative e di posizionare il Paese su un terreno innovativo e competitivo. Non si tratta infatti soltanto di una norma tecnica, ma di una scelta politica e strategica orientata al futuro. Più volte abbiamo parlato, e io in particolare, di crescita e di sviluppo per il Paese e ben vengano quindi normative di questo tipo, perché dobbiamo essere in grado di agganciare tutte le opportunità di crescita e di modernizzazione. Le sandbox possono diventare uno strumento concreto per attrarre investimenti, sperimentare nuove tecnologie e favorire la collaborazione tra pubblico e privato, ma soprattutto la ricerca. I temi della modernizzazione e della diversificazione del sistema economico devono essere al centro della nostra attenzione. San Marino, a mio avviso, deve posizionarsi ancora di più sul settore della ricerca, primo perché è lì che si concentrano crescita, innovazione e tecnologia, e secondo perché il nostro è un territorio limitato e proprio quei percorsi di ricerca che non comportano particolari esigenze territoriali né impatti rilevanti in termini ambientali, strutturali o di consumo di suolo sono quelli più compatibili con la nostra realtà. È su queste nicchie che dobbiamo intervenire ed è lì che si misura la lungimiranza politica, nel saper individuare ambiti che consentano di crescere tutelando al contempo l’equilibrio territoriale e le risorse limitate di cui disponiamo. Per questo credo si debba esprimere apprezzamento sia per la scelta compiuta sia per il metodo adottato e dichiaro la disponibilità del gruppo consiliare del PSD a contribuire affinché questa normativa sia monitorata e possa essere resa nel tempo ancora più efficace. Andiamo avanti in questa direzione. 

Art. 1 (Finalità e oggetto): approvato con 34 voti favorevoli e 8 contrari

Art. 2 (Potere autorizzativo del Congresso di Stato): approvato con 31 voti favorevoli e 7 contrari

Art. 3 (Decreti delegati e regolamenti sandbox): approvato con 31 voti favorevoli e 8 contrari

Emanuele Santi (Rete): Io spero che il Segretario Fabbri, mentre lo leggeva, lo abbia riletto, perché penso che non abbia capito cosa ha scritto in questo progetto di legge. All’articolo 3, comma 2, lettera a), si prevede la possibilità di derogare alle norme vigenti, quindi con decreto delegato si possono derogare tutte le normative vigenti, salvo alcune esclusioni che poi vedremo, ma sono tutte: disciplina del lavoro, disciplina contributiva, monofase, contratti di lavoro, imposizione fiscale, IGR, tutto può essere derogato. Questo è il primo tema. Poi c’è il comma 3, che lei ha letto bene: in attuazione dei decreti delegati possono essere adottati appositi regolamenti. Lei dirà che i decreti passano in Aula e poi ci sono i regolamenti attuativi, ma il problema è che con un decreto di poche righe si può delegare un regolamento di decine di pagine che non passa in Consiglio. Questo è il punto, Segretario, non ci prendiamo in giro.Poi c’è il comma 5, che almeno chiarisce cosa non si può derogare: beni culturali e paesaggistici, materia penale e obblighi internazionali, ci mancherebbe. Ma poi arriva il comma 6, che dice chiaramente che le disposizioni in materia sanitaria e finanziaria possono essere derogate nei modi e nei termini stabiliti da appositi decreti delegati da adottare entro il 31 dicembre 2027. Quindi si possono derogare o no sanità e finanza? Sì, si possono, è scritto qui, lo avete scritto voi. Questo è l’articolo più problematico, perché con poche righe si possono fare deroghe ampie, rinviando poi a regolamenti. Io non dico che lo farete, me lo auguro, ma la legge lo consente.

Gian Nicola Berti (AR): Non me ne vorrà il collega Santi, ma vorrei rassicurarlo dicendo che con un provvedimento normativo si può fare tutto, persino dichiarare guerra agli Stati Uniti, quindi teoricamente si potrebbe derogare a qualsiasi cosa. Tant’è che il Segretario, proprio per specificare che oggi fintech e sanità non si possono fare, ha scritto che eventualmente si potrà derogare in futuro. Derogare vuol dire venir meno a quello che stiamo approvando oggi, ed è una cosa abbastanza chiara. Io non capisco tutta questa dietrologia nel voler ricercare tutto ciò che si potrebbe fare. Come le dicevo, con una legge si può fare tutto e il contrario di tutto, ma oggi con questa legge stiamo facendo altro. Per questo ritengo che questa polemica sia francamente stucchevole.

Giovanni Zonzini (Rete): Parto da un presupposto: la legge in linea di principio si rispetta e la deroga è un fatto eccezionale. Al comma 6 si legge che le disposizioni in materia di salute, fermo restando quanto previsto all’articolo 7, e quelle in materia finanziaria possono essere derogate nei modi e nei termini stabiliti da appositi decreti delegati da adottare entro il 31 dicembre 2027. Se non intendete fare deroghe su sanità e fintech, allora dovevate scrivere che su queste materie non si può derogare, come avete fatto per il codice penale e i beni culturali. Invece qui si dice che si potrà stabilire con decreti delegati come derogare. Ne deduco che oggi non si deroga, ma in futuro sì, e quindi non si esclude affatto la possibilità di deroghe su sanità e fintech. Questa è la critica del collega Santi, che ritiene, e io condivido, che soprattutto sul fintech, trattandosi di materia estremamente delicata, debba esserci una supervisione della Banca Centrale. È una posizione politica legittima e chiedo che venga rispettata senza dileggio, perché salute e finanza digitale sono settori sensibili e potenzialmente rischiosi.

Fabio Righi (D-ML): È vero quello che diceva il consigliere Berti, con una legge si può fare tutto, anche dichiarare guerra, ma vorrei portare una riflessione. Nella prima stesura avevamo lasciato aperta la possibilità di intervenire anche su queste materie, perché non dobbiamo leggere la deroga solo come deregulation. Ad esempio, lo statuto di Banca Centrale è una legge, quindi in una logica di deroga si potrebbe anche potenziare il controllo, non indebolirlo. Dipende da come si usa lo strumento. Penso alla sanità, alla telemedicina, alle nuove tecnologie, penso al fintech, perché non possiamo credere di salvare il sistema bancario continuando a fare banca come oggi. La nuova frontiera è sugli asset virtuali e sulla nuova finanza. Questo strumento flessibile, se usato bene, consente di intervenire in modo mirato, con controlli anche più penetranti su singoli progetti. Non è una normativa che scappa al controllo, ma una norma cucita su un progetto specifico. Alla fine la differenza la fa chi ha il timone. Se si ritiene che chi governa non sia adeguato, allora lo si cambia con il voto, ma non si può tenere il Paese fermo per il timore che qualcuno utilizzi male uno strumento. Dobbiamo dotarci di strumenti per guardare avanti, altrimenti continueremo a fare leggi guardando indietro.

Nicola Renzi (RF): I decreti delegati e i regolamenti Sandbox sono strumenti normativi specificatamente dedicati a progetti pilota utilizzati secondo quanto previsto da questa legge. Questo vuol dire che qui vengono introdotti nuovi strumenti normativi, per cui avremo il decreto delegato e accanto il decreto delegato Sandbox, avremo il regolamento e il regolamento Sandbox. Francamente mi pare un’esagerazione. Dovremmo chiederci se questo è un regolamento Sandbox o un regolamento normale. D’ora in poi avremo decreto legge, decreto delegato e decreto Sandbox, regolamento e regolamento Sandbox, e a tutti va bene. Ma è scritto così. Al comma 3 si dice che in attuazione dei decreti delegati di cui al comma 2 possono essere adottati appositi regolamenti Sandbox con una validità pari alla sperimentazione del progetto pilota e comunque non superiore all’efficacia del decreto delegato. Poi al comma 4 si dice che al termine del periodo di sperimentazione non si applica quanto previsto all’articolo 10, comma 5. È interessante che si ribadisca che le disposizioni a tutela dei beni culturali e paesaggistici e quelle in materia penale non possono in nessun caso essere derogate. Ma il problema è che non ci dite chiaramente che cosa può essere derogato e che cosa no e con quale strumento, perché buttate tutto nel calderone del decreto e del regolamento. Allora io faccio una domanda semplice: il Congresso di Stato, se approviamo questa legge, potrà stabilire con regolamento che lo stipendio o il contratto di lavoro applicato ai lavoratori di un progetto Sandbox sia di un euro al giorno o di diecimila euro al giorno? Potrà derogare a tutte le tutele del lavoro, assicurative e previdenziali, con un regolamento Sandbox o con un decreto Sandbox? Ditelo chiaramente. Potrà stabilire che non vale più l’obbligo assicurativo sanitario o l’orario massimo settimanale? È così o no? State correndo verso qualcosa che non sapete bene dove porta.

Segretario di Stato Rossano Fabbri: Spero che quando un giorno tornerà in maggioranza o al governo si riascolti per come sta facendo opposizione. Le sue argomentazioni sugli orari e su queste elucubrazioni sono fuori luogo. Tutto ciò che passa per la Sandbox deve essere appoggiato da un progetto. Mi piacerebbe sapere quale sarebbe il progetto che quest’Aula approverebbe dopo novanta giorni quando il decreto, che è l’atto di avvio della Sandbox, torna qui per la ratifica. Chi crede di prendere in giro con queste argomentazioni? Lei queste cose le sa bene e sta facendo ostruzionismo. Qui i decreti tornano in Aula ed è l’Aula che approva il progetto. Solo dopo il decreto si fa il regolamento. Se il movimento Rete non è d’accordo sul progetto ha tutto il diritto di dirlo, ma il tema non è quello. Le argomentazioni iniziali non erano queste, ma riguardavano il ruolo della Banca Centrale sul fintech. E infatti il fintech non si può fare oggi. Per farlo occorre un altro decreto. Quando faremo il decreto fintech ragioneremo sul ruolo di Banca Centrale. Oggi non ha senso farlo perché quelle materie non possono essere trattate finché non verrà emanato un altro decreto delegato che tornerà in Aula per l’approvazione. Nessuno ha mai detto che non si potrà derogare, ma lo si potrà fare solo dopo un nuovo decreto delegato.

Art. 4 (Comitato d’Esame): approvato con 26 voti favorevoli e 9 contrari

Alle 19.30 i lavori vengono sospesi. Riprenderanno alle 21.00