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A Murata, il Book Club “Pagine Ribelli” fondato da quattro ragazze sammarinesi. Ogni appuntamento, un successo. Il prossimo, venerdì 16 gennaio

Angela Venturini

Nel momento in cui i social, l’IA, la tecnologia vanno a monopolizzare la comunicazione e ogni tipo di attività umana, si riscoprono luoghi, occasioni e strumenti che favoriscono conversazioni faccia a faccia, interazioni reali e attività sociali, come appunto lo scambio di opinioni su un libro (di carta) appena letto, contrastando la dipendenza digitale e, molto spesso, anche la solitudine.

È nato così, ormai un paio di mesi fa, il Book Club “Pagine Ribelli”, un nuovo progetto culturale ideato, organizzato e realizzato da quattro ragazze, che subito hanno ricevuto il patrocinio della Giunta di Castello di Città. Non solo, ma anche la sede per radunare gli appassionati di lettura, precisamente l’ex Tiro a volo di Murata. Una disponibilità preziosa in un Paese totalmente carente di luoghi dove la socialità non sia legata al “consumo” di qualcosa. Ecco dunque comparire da un sito ormai desueto, un “terzo luogo” dedicato all’incontro e al confronto intergenerazionale, alimentato appunto dallo stesso amore per la lettura.

Un’idea così brillante che ha portato una vera folla di appassionati accanto a Valentina e Annalisa Quadrelli, Angelica Bezziccari e Martina Bollini, per partecipare già ai primi appuntamenti. Il prossimo, venerdì16 gennaio; poi il 27 febbraio e il 10 aprile, sempre di venerdì, sempre presso l’ex Tiro a volo di Murata, un luogo che fa parte della storia di tanti sammarinesi e che in questa sua dimensione ormai fatiscente, si presenta come la cornice perfetta ad ospitare una serie di letture legate tra loro dal tema della distopia.

Nel linguaggio comune, la distopia (dys-topos, un luogo cattivo) è intesa come un’inversione dell’utopia, la sua totale negazione. Pertanto, se l’utopia descrive i contorni di una società ideale, superiore e più giusta, la distopia delinea i tratti di una società spaventosa, inferiore e più ingiusta. Un luogo in cui domina una deriva autoritaristica, dove il potere è in mano a una sola persona, i diritti umani sono negati, specialmente quelli di genere; dove l’esasperazione della burocrazia è lo strumento privilegiato di controllo dei singoli che non hanno più una loro identità. Più che una forma letteraria, sembra la sintesi di qualche regime scomparso da pochi decenni, ma che si sta riaffacciando prepotente dalle pagine dei telegiornali. Ci siamo quasi abituati a queste pagine di cronaca quotidiana con città distopiche, che non sono più luogo di progresso e di civiltà, ma di controllo, distruzione, alienazione. E morte.

Non è una cosa banale riscoprire la lettura attraverso testi che, oltre allo svago, inducano il lettore alla riflessione e a confrontare le proprie valutazioni con altre persone, di ogni età, formazione, vissuto, professionalità. Come accade per “1984”, suggerito per l’appuntamento di venerdì 16, alle ore 18,30. Questo è il romanzo distopico per eccellenza di George Orwell, forse uno dei libri più letti, citati, iconici del Novecento. La Londra che fa da sfondo alla vicenda tragica di Winston Smith è una città cupa, desolata, perennemente in guerra, violenta, sporca e soffocante. È un mondo sotto scacco del totalitarismo del Partito, dominato dalla dittatura del Grande Fratello, che ha cancellato completamente i diritti umani di libertà, autodeterminazione e verità.

Accanto a questo volume “sacro” della letteratura del Novecento, le animatrici del Book Club hanno proposto “Julia” di Sandra Newman: una riscrittura di “1984” che squaderna il testo in una visione femminile e verso nuove prospettive. L’autrice prende un classico della letteratura scritto da un uomo con protagonista uomo, e crea una narrazione parallela. In questo romanzo, riscrittura fedele, quasi scena per scena, di 1984è la prospettiva di Julia Worthing che governa la narrazione (è la fidanzata di Winston Smith) fino ad una finale che lascia senza fiato. Ah, se si potesse anticipare…

I prossimi incontri vedranno il tema della distopia declinato su altri argomenti sempre di strettissima attualità, come l’ambiente, il corpo, il linguaggio. L’auspicio delle quattro fondatrici è che dalla platea nascano altre curiosità e altri interessi, magari anche il desiderio di estendere il piacere della lettura ad altre arti, come il cinema e la musica. Perché chi legge non solo “avrà vissuto cinquemila anni” come disse Umberto Eco, ma avrà potuto vivere anche mille vite.

In ogni caso, anche chi non ha letto il libro proposto per quel momento, può liberamente partecipare. Di sicuro non sarà mai un’occasione persa.