Rete presenta il suo manifesto: per dire qualcosa di sinistra, ma soprattutto per fare qualcosa di sinistra
Angela Venturini
Rete riparte dalla sua storia, nata ormai 14 anni fa nell’alveo della sinistra, per rilanciare (ma anche per chiarire) la sua identità e la sua azione politica attraverso un manifesto presentato ufficialmente in una conferenza stampa, che sarà il preludio per una fitta serie di incontri e di confronti con i cittadini, e tutti i soggetti politici e sociali. “Vogliamo spiegare chi siamo e cosa vogliamo per qualificarci in maniera compiuta” spiega il segretario Giovanni Zonzini, sottolineando come Rete abbia superato da tempo la caratteristica di movimento, per assestarsi a tutti gli effetti nella logica e nella struttura di partito. “Questo momento storico impone il coraggio delle proprie idee – continua – mai come ora molti di noi avvertono la necessità di vivere una dimensione politica capace di riaccendere la fiducia negli ideali di uguaglianza, libertà e progresso civile”.
Nasce così un documento, suddiviso in 11 punti, che sono la sintesi delle attività che hanno contraddistinto Rete nel panorama politico, perfettamente rispondenti alle quattro voci e ai valori insiti nel suo acronimo: Rinnovamento, Equità, Trasparenza, Ecosostenibilità. Su tutto, il titolo, inequivocabilmente sintomatico: “Questo manifesto è una chiamata alla lotta e al confronto politico e sociale, per una San Marino radicalmente diversa”.
Accanto a Zonzini, per spiegare nel dettaglio i contenuti e la metodologia di lavoro: Gian Luigi Macina, Gabriele Vitali, Emanuele Santi, Valentina Quadrelli, Marinella Guerra e Jaquelina Beatriz Henriquez. Non tutti membri del direttivo. “Perché questo manifesto non è un alambicco mentale della dirigenza – puntualizza Vitali – ma è figlio di un lavoro di gruppo aperto a tutti”. Tra coloro che hanno sentito la necessità di dare un contributo a questo lavoro, c’è Valentina Quadrelli. È lei stessa a spiegarne le motivazioni: “La spinta è arrivata innanzi tutto dal fatto che, come cittadini del mondo, stiamo vivendo un tempo molto difficile, che richiede il coraggio di rivendicare con orgoglio l’appartenenza alla sinistra. Questo manifesto rimette l’ideologia al centro del dibattito, ed è capace di affermare che destra e sinistra non sono uguali. Nella nostra idea, speriamo che esso possa ridare alla sinistra il ruolo di costruttrice del futuro”.
L’elenco dei punti fondanti comincia da alcuni valori strettamente legati tra loro: lavorare, abitare, cittadini non clientes, uguali, liberi. Sono in qualche modo gli stessi principi sanciti nelle Carte Internazionali, che contraddistinguono la società attuale dalle strutture medievali, dove i cittadini sono persone con regole uguali sia nei diritti, sia nei doveri. Gli altri punti del manifesto affrontano altri temi dell’attualità quotidiana: benessere diffuso e socialità, politiche demografiche, sanità pubblica, istruzione e ricerca, ambiente e sostenibilità, laicità. Dietro ad ogni voce c’è tutto un substrato di proposte portate avanti negli anni, concretizzate di volta con tutti gli strumenti messi a disposizione dalla struttura democratica istituzionale e parlamentare: proposte di legge, ordini del giorno, emendamenti, istanze d’arengo, e così via.
“Siamo di fronte ad un Paese che dovrebbe essere governato – dice Emanuele Santi – invece abbiamo un governo debole, che dovrebbe portare avanti idee di sinistra, ma non lo fa”. Il riferimento va esplicitamente alla riforma IGR, che colpisce le fasce più deboli, e ad una questione morale scoppiata con veemenza sulla questione della tentata vendita delle quote societarie di BSM. “Ci vuole chiarezza sugli investitori – puntualizza – invece abbiamo assistito ad un regolamento di conti tra governo e maggioranza; e tra i partiti della stessa maggioranza. Questo dà dimostrazione che un governo con un anno e mezzo di vita, non è più capace di dare risposte”.
Sulle possibili alleanze, Rete diplomaticamente sfuma: “Ci confrontiamo con tutti, ma non c’è una strategia delle alleanze – chiarisce Zonzini – attualmente non ci sono le condizioni. Per quanto ci riguarda, auspichiamo un dialogo aperto con tutti”. Ma c’è un chiodo fisso su cui continueranno a battere: quello delle case, perché non è possibile che il mercato rimanga in mano agli speculatori, dal momento che un affitto ormai costa più di metà di uno stipendio medio alto. C’è una legge, ricorda Rete, che impone la tassazione di tutti gli immobili sfitti. Una legge mai applicata, questo è il primo dovere della politica. Altrimenti va cambiata.



