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Proteste in Iran, repressione violenta e tensioni internazionali in crescita

La situazione in Iran continua a deteriorarsi sul piano interno e internazionale, con un bilancio delle proteste che resta incerto ma descritto come estremamente grave da diverse fonti indipendenti. Organizzazioni per i diritti umani e soggetti dell’opposizione segnalano un numero molto elevato di vittime, migliaia di arresti e un uso esteso della forza da parte delle autorità nella repressione delle manifestazioni in corso da oltre due settimane.

La Fondazione legata alla premio Nobel per la pace Narges Mohammadi riferisce di oltre duemila manifestanti uccisi, in particolare nelle ultime 48 ore, mentre la Human Rights Activists News Agency (Hrana) fornisce un bilancio più prudente ma in costante aggiornamento. Secondo Hrana, le vittime confermate supererebbero le 540 unità, con centinaia di ulteriori segnalazioni ancora in fase di verifica. Tra i morti vi sarebbero manifestanti, membri delle forze di sicurezza e anche minori. Le persone arrestate ammonterebbero a oltre 10.600.

Le informazioni raccolte indicano gravi difficoltà per le famiglie nel recupero delle salme, con ospedali sovraffollati di corpi e procedure descritte come opache. Viene inoltre segnalata la richiesta di somme elevate di denaro per il rilascio dei cadaveri, mentre numerosi filmati diffusi sui social mostrerebbero sacchi neri contenenti le vittime della repressione.

La crisi ha aperto un fronte di forte tensione anche sul piano geopolitico. L’amministrazione statunitense starebbe valutando opzioni operative concrete in risposta all’evoluzione degli eventi, con riunioni programmate ai massimi livelli della sicurezza nazionale americana. La situazione viene descritta come seguita con particolare attenzione, alla luce delle conseguenze regionali che potrebbe comportare un eventuale intervento.

Dal lato iraniano, le autorità avvertono che qualsiasi azione militare esterna avrebbe ripercussioni dirette sulla stabilità dell’area. Secondo quanto riferito, una risposta iraniana potrebbe coinvolgere Israele e le basi militari statunitensi presenti nella regione, considerate potenziali obiettivi in caso di escalation.

Le manifestazioni, entrate nel sedicesimo giorno consecutivo, sono considerate tra le più estese degli ultimi anni. Inizialmente scatenate dalla crisi economica e dal crollo della valuta, si sono rapidamente trasformate in una contestazione politica diretta al regime, richiamando per intensità e diffusione il movimento di protesta del 2022 seguito alla morte di Mahsa Amini.