San Marino, l’Europa, la geopolitica e noi
Angela Venturini
Nel breve volgere di un decennio, all’età delle alleanze si è sostituita quella delle zone d’influenza, una tripartizione di buona parte del mondo che le tre superpotenze, Usa, Cina e Russia si assegnano con silente compiacimento: l’Eurasia per Mosca, le Americhe per Trump, l’Asia e il Pacifico per Pechino. In quest’era di predatori, Vladimir Putin e Xi Jinping sono spettatori interessati e conniventi: flebili e di circostanza le loro critiche a Trump, pronti a imitarlo, quand’anche già non sia stato istituito un patto a tre per assegnare Taiwan al revanscismo cinese e l’Ucraina (e chissà cos’altro) agli appetiti neozaristi del Cremlino. Non senza un tracotante e farisaico moralismo che fa dire all’ambasciatore russo al Palazzo di Vetro: «Non possiamo permettere che gli Stati Uniti si proclamino una sorta di giudice supremo, che da solo ha il diritto di invadere qualsiasi Paese».
Sembra una rivisitazione moderna (e terribile perché vera) del celebre libro di Orwell: “1984”, dove viene descritto uno scenario distopico, con il mondo diviso in tre grandi potenze: Oceania, Eurasia, Estasia. Tutte talmente potenti che nessuna di esse potrebbe mai vincere una guerra. Ma la guerra c’è e uccide senza pietà, fomentata da una dittatura feroce che cancella tutto: le persone, la memoria, la verità. L’attuale mondo, quello che viviamo ogni giorno, è quello della post-verità, già ampiamente denunciato lungo tutto il XX secolo. Ce ne stiamo rendendo conto troppo tardi, purtroppo.
In questo scenario trascolora giorno dopo giorno il ruolo sempre più evanescente delle Nazioni Unite. Le sue Carte dei diritti, le sue affollate assemblee generali, i suoi Consigli permanenti, che poco o nulla possono di fronte alla raffica di veti incrociati. Una scelta democratica che di fatto paralizza gran parte dell’attività fondante dell’Onu, quella cioè che dovrebbe prevenire, tamponare, risolvere le controversie in armi fra gli Stati.
È la stessa modalità che sottende le decisioni europee: 27 membri con diritto di veto l’uno sull’altro. Se non c’è l’accordo di tutti, si rimane fermi. Eppure, l’Europa è l’unico vero baluardo contro le tendenze egemoniche dei tre grandi, per i quali la “forza” è il vero arbitro della politica internazionale. Ma di fronte al rischio che alla forza del diritto si sostituisca il diritto alla forza, c’è solo l’unità dell’Europa, che per 80 anni ha garantito tutti i suoi cittadini dalle guerre.
Il ruolo della UE è complesso e in continua evoluzione perché punta a essere un attore globale basato su regole, pace e democrazia, quantunque di fronte a sfide significative come la dipendenza energetica, la necessità di una difesa comune, la competizione tecnologica con USA e Cina.
E San Marino cosa fa? Vuole rimanere solo, come vorrebbero alcuni cittadini, di fronte a scenari di questa portata? Certo, potrebbe essere una soluzione: siamo talmente piccoli, inermi (cioè senza armi) e senza risorse, che sicuramente non saremmo di alcun interesse né per l’America, né per la Russia, né per la Cina. Ma di fronte a una crisi qualsiasi: un vaccino, la benzina, i rifornimenti alimentari, chi potrebbe essere interessato a dare una mano? Se l’Italia decidesse di chiudere le barriere, non avremmo neanche l’acqua da bere. Perché non abbiamo niente, neanche acqua a sufficienza. È vero, abbiamo la nostra statualità, la nostra indipendenza, una tradizione democratica che ci deriva dall’Arengo: valori unici e insostituibili, ma quanto potrebbero valere sul piano di una transazione? Molti dimenticano che la nostra secolare indipendenza deriva dalle capacità diplomatiche dei nostri avi, che sapevano scegliere alleati potenti capaci di contrastare le mire egemoniche di altri potenti. Come i Montefeltro, fieri antagonisti dei Malatesta e, al contempo, alleati del Vaticano, cosicché ci mettevano al riparo anche da quella parte.
L’Europa Unita si basa sugli stessi principi democratici che San Marino ha sempre perseguito e difeso, sui diritti delle persone e dei cittadini, su una libertà che si connette con l’uguaglianza: un insieme di valori irrinunciabili che si tramutano in vantaggi economici, quali il mercato unico, la moneta unica, le regole uguali per tutti. In una situazione come quella attuale, è l’unico attore che può frapporsi tra gli aspiranti dittatori, frenare la loro corsa e fermare le guerre. L’unico organismo che può ostacolare le rovine di questa guerra mondiale a pezzi. La stessa Inghilterra, che era uscita dalla UE, oggi sta attivamente lavorando su tutti i tavoli europei per gli stessi obiettivi di pace.
E se anche noi oggi fossimo parte della UE, per quanto legati da un mero accordo associativo e non di adesione, non saremmo più tutelati rispetto a tutto quello che ci cade addosso e contro il quale non abbiamo armi?


